Cascina Belmonte

Enrico Di Martino, Cascina Belmonte

Agricoltori alla prima generazione. Detto in inglese suona anche meglio, “first generation farmers”; sembra una cosa spaziale, nuova, che trasmette una sensazione tremendamente moderna.

E moderno vuole essere il nostro modo di coltivare i campi, tralasciando l’aspetto produttivistico a favore di un approccio ecologico di conservazione del territorio.

Lavoriamo tutti i giorni alla ricerca del vino “buono, pulito e giusto” e dell’incontro con i bisogni della comunità, con un obiettivo finale ben chiaro: trovare un’armonia, un equilibrio tra l’uomo e la natura, tra il lavoro e la pace, tra l’avere carattere e la ricerca della piacevolezza.

Coltiviamo 20 ettari, di cui 10 a vigneto, tutto biologico. Siamo in Valtenesi, nell’entroterra gardesano, alle spalle di Salò.

Sui vini in selezione…

Costellazioni, il vino di una notte.

Aspettiamo che il mosto prenda colore, di solito quando è già notte. Con il cielo terso e le stelle abbagliate dall’inquinamento luminoso. Dal profumo del mosto è un attimo immaginarsi il vino, perché non c’è spazio, tra i due, solo un gentile fermentare, naturale come lo scorrere dell’acqua verso il basso.

Il Chiaretto (altrove chiamato Rosé) è il vino di queste terre. Il vino dei nonni, dei bisnonni, dei trisavoli e via così. Figlio della geografia, degli incroci della storia, dei 700 anni di resilienza del Groppello su questi terreni. Figlio del Lago, dei venti, delle morene, dei limoni, dei cipressi, dell’estate, del bagliore accecante del sole, di una notte di settembre.

Valtenesi, Chiaretto. Costellazioni.

In stramonia veritas.

I filari allineano su un piano inclinato dal cuore di burro. Un burro rosso, argilloso, che quando piove sguscia via sotto le ruote del trattore danzante in movenze scomposte. Un burro che quando c’è l’asciutta diventa tanto duro da risultare inscalfibile. Una questione di tempismo (come sempre nella vita) lavorare l’argilla. Qui a fine anni novanta i miei genitori piantarono un vigneto di Cabernet e poco lontano di Merlot. Da allora ogni anno queste piante e questa terra ci regalano un vino elegante, di carattere, sempre gioviale. Devo ringraziarli, per questo vigneto e per tante altre cose. Questa è l’occasione per ringraziare anche Chiara, un’amica di vecchia data, inconsapevole ispiratrice del nome di questo vino, quando mi raccontò di come la pianta della Datura Stramonium venisse usata nel Medioevo per preparare “filtri della verità” ottenendo più o meno lo stesso effetto di bere un bicchiere di buon vino…

Enrico di Martino

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