Campi Valerio

Antonio Valerio, Cantina Campi Valerio

L’azienda Campi Valerio sta nel cuore dell’Appennino Sannita: questo è un territorio antico, riparato dagli agenti atmosferici più aggressivi dalle montagne che avvolgono come in un abbraccio e generano un fiume, il Volturno, cui si deve la fertilità di questa terra.

È un luogo, questo, molto vocato per le attività agricole, che aspetta solo la mano dell’uomo per dare i suoi frutti. Questo posto fa riflettere sul valore delle cose e il vino che produciamo è lo specchio di questa storia, che è assorbita dalle radici della vite e restituita nel bicchiere.

Queste condizioni hanno permesso il primo insediamento umano d’Europa già 700.000 anni fa. Gli uomini qui sono ruvidi, tenaci e caparbi, lavorano con senso di sacrifico per essere gratificati dal prodotto della terra. Sono persone che non hanno mai smesso di sognare. E questo sogno antico dura ancora oggi.

La mia famiglia ha origini contadine e ha basato la propria vita sull’agricoltura: abbiamo sempre avuto un piccolo vigneto ma nel 2004 abbiamo deciso di intraprendere un percorso vero nel mondo del vino, fino ad arrivare alla realtà che siamo oggi. Il nostro sogno era quello di raccontare un popolo e la sua terra attraverso il vino.

Il nostro campo è fatto dall’orto, dalla vite e dall’ulivo. Non è solo un pezzo di terra ma un luogo che rimanda a una storia antica: il campo ha dato il cibo a tutti quelli che l’hanno vissuto, ha creato e trasmesso valori.Ci vuole l’anima per condurre il campo, non basta zapparlo…

Il vino, qui da noi in Molise, è capace di invecchiare. Le nostre uve hanno caratteristiche uniche: sono ruvide, caparbie e tenaci come il popolo che le coltiva, e questa ruvidità va fatta addolcire dal tempo. Non lo puoi bere subito, il nostro vino, bisogna sapere aspettare. A quel punto scopri che esprime i valori più profondi della vita contadina, la pazienza e il dare giusto peso alle cose.

Bere un vino prodotto da questa terra è come bere tutto il vissuto di questa gente: è un’esperienza spirituale.

Antonio Valerio

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