Laura e Carla Pacelli

Laura e Carla Pacelli

Quando l’avvocato napoletano Francesco Pacelli decise di prendere in mano i 20 ettari di tenuta in Calabria ereditati dallo zio, il barone Gaetano La Costa, non solo non immaginava quanti sforzi, quanto tempo e quanta dedizione avrebbe impiegato per rendere le vigne della proprietà una realtà competitiva sul mercato, ma era paradossalmente, se non astemio, alquanto riluttante ad abbandonarsi ai piaceri di Bacco.

Dopo vent’anni, passati a combattere contro i pregiudizi contadini di un luogo sperduto nel mezzo della campagna dell’alto cosentino, trascorsi a rinnovare le tecnologie di vinificazione, a impiantare nuovi vigneti e a cercare un enologo che riuscisse a comprendere la sua idea di vino, ora l’avvocato non rinuncerebbe mai al suo bicchiere a pranzo e a cena.

Adesso, però, Tenute Pacelli è un gioiello raro: dove un tempo c’erano vigne abbandonate e ruderi fatiscenti, ora ci sono vigneti rigogliosi e sani, curati e allevati secondo un rigido credo biologico, una cantina all’avanguardia e un casolare restaurato e arredato con pezzi d’antiquariato che raccontano la storia dei La Costa e dei Pacelli: un nuovo bed&breakfast “country chic” tra le vigne, un vero e proprio rifugio nel verde e nella quiete di Rose, la contrada dove sorge la Tenuta, dove riposare lo sguardo sulla vallata circostante, rinfrescati dalle brezze del Pollino e dai profumi dei ciliegi in fiore.

Ad accompagnare, se non a guidare, la sua opera, sua moglie Clara, che in prima persona cura l’intera Tenuta, infondendole il suo gusto, la sua visione d’equilibrio ed eleganza, di mano e animo gentile, ma al tempo stesso ferreo, indole probabilmente mutuata dalle sue origini istriane. La visione dell’avvocato ha permesso di raggiungere riforme spesso impensabili per il territorio, a partire dalla costruzione di pannelli solari per arrivare alla decisione del biologico certificato, dalle scelte originali, come allevare il Riesling al sud e, per di più di vinificarlo anche come Metodo Classico, a quella di preservare la “vigna vecchia” per produrre un barbera calabrese da viti di oltre 40 anni di età.

La forza di Clara, d’altro canto, ha fatto sì che i sogni di suo marito riuscissero a concretizzarsi, ha dato linfa e vigore a un luogo che prima pareva arido e che oggi è pieno di vita, di progetti e bellezza. Tanta fatica per raggiungere un livello qualitativo molto alto ma tenendo sempre presente un’idea che racchiude la filosofia dell’intera azienda: tutti hanno diritto a bere bene, tutti hanno diritto a  gustare un calice di vino nato dall’impegno e dalla creatività di persone che vivono per far sì che ogni esperienza di degustazione sia indimenticabile, cercando di produrre vini che restino impressi nella memoria, che non si perdano nelle mode e che non assomiglino a nessun altro.

E siccome il seme di solito non cade molto lontano dalla pianta, a seguire e sostenere il sogno e la fatica di Clara e Francesco, adesso ci sono anche le loro due figlie, Carla e Laura, che ne portano avanti la visione in maniera forse più prosaica ma non per questo meno passionale. Le due sorelle, infatti, da Milano si occupano di ciò che comunemente viene definito marketing e comunicazione, ma che per loro è portare avanti la filosofia e l’impegno dei propri genitori. Credere in un territorio troppo spesso bistrattato dall’enologia, come quello calabrese, credere nella forza dei vini prodotti, assaggiati e studiati, amati e portati in giro per l’Italia e per il mondo, significa non solo credere nel sogno di una madre e di un padre, ma viverlo ogni giorno, tutti i giorni, sacrificando a volte la propria carriera o il proprio tempo con la famiglia.

Ma chi fa Vino, chi lo comunica e chi lo vive, sa che ne vale e ne varrà, sempre, la pena.

Nelle Wine Box di settembre abbiamo selezionato per voi due vini delle Tenute Pacelli: Barone Bianco ed Eos.