Tappa #15, giugno 2019

Matteo Carrozzini

Tappa #15 è guidata dal sommelier Matteo Carrozzini:

"La mia passione per il vino parte da lontano e si sviluppa in momenti diversi della mia vita. Sin da piccolo sono stato affascinato dalla ritualità, dalla canonicità e anche dalla concentrazione che caratterizzavano i giorni prima della vendemmia, in un modo diverso e quasi mistico rispetto alle altre pratiche agricole che mio nonno, da contadino, mi insegnava giocando. Un’altra scintilla è avvenuta quando, crescendo, all’università un mio docente analizzava i trend di crescita delle realtà vitivinicole pugliesi confrontate con il resto delle cantine italiane… Sono sempre stato affascinato dal rito di celebrare con il vino i momenti di maggiore convivialità, così è cresciuta in me la curiosità di conoscere meglio ogni bottiglia, il motivo del suo valore economico, la differenza qualitativa tra le varie produzioni e annate e molto altro. Questo mi ha spinto a diventare sommelier, trasformando una passione in professione." Matteo Carrozzini, Sommelier e Degustatore ufficiale

ROSè DEL SALENTO. CARATTERE DA VENDERE

Da buon pugliese (e da buon salentino!) la tematica scelta dal sommelier Matteo Carrozzini è il Rosé, un vino che in questo lembo di terra tra Mar Ionio e Mar Adriatico si esprime attraverso eccellenze riconosciute e premiate in tutto il mondo. Il Salento ha dato i natali alla prima etichetta di vino Rosato italiano imbottigliato, e oggi continua a crescere tra spinte di innovazione e profonde tradizioni.

La metodologia storica di produzione del rosato del Salento è quella per “alzata di cappello” (anche detta “salasso”) che consiste nel togliere parte del mosto derivante dalla prima spremitura per rendere più robusti i vini rossi e ottenere il rosato dal mosto estratto.

Oggi, il procedimento avviene con la macerazione a freddo delle bucce nel mosto, ottenuto da una pigiatura soffice. Si tratta di una vinificazione in bianco di uve a bacca nera, ossia una breve macerazione delle vinacce nella parte liquida del mosto.

E il negroamaro è l’uva prediletta per il Rosé del Salento, al quale regala un carattere unico.

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