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anfore per il vino

Chi ha inventato il vino?

Per la Bibbia lo scopritore è Noè, che dopo il Diluvio pianta la prima vigna e scopre così i poteri del vino. Per i Greci invece è Dioniso che, sperimentati i miracolosi benefici della bevanda divina, la diffonde generosamente.

La nascita del vino si deve probabilmente al caso (anche se i più appassionati non lo credono affatto), scoperta grazie alla fermentazione naturale dell’uva dimenticata in contenitori.

Di dove sia originaria la vitis vinifera da cui si trae il vino lo sappiamo dalle scoperte archeologiche: dall’India, nel terzo millennio avanti Cristo si diffonde nei paesi limitrofi dell’Asia e lungo il bacino del Mediterraneo.

La prima cantina

Ma la vera rivoluzione per il vino avviene in Armenia, l’antica Mesopotamia, grazie a comunità che abbandonano il nomadismo per dedicarsi all’agricoltura, e anche alla coltivazione della vite.

Abbiamo quindi la prima testimonianza della produzione di vino su larga scala, nel 4.100 a.C. Si tratta di una vera e propria cantina: una grotta con pressa per l’uva, recipienti per la fermentazione e la conservazione. Sono state trovate anche coppe, resti di raspi, semi e bucce, giare…

I primi vini

Nel 2500 a.C. in Egitto troviamo già le prime testimonianze di diverse tipologie di vino (in alcuni geroglifici) e nel corredo funebre di Tutankamon ci sono anfore per il vino, con indicazione di provenienza, annata e produttore.

Il primo sommelier

Il vaso di Inandik (1650-1550 a.C, Museo delle civiltà anatoliche, Ankara), esempio supremo della cultura del vino dell’antica Anatolia, mostra per la prima volta alcune persone addette alla preparazione del vino.

La grande storia del vino era oramai scritta.

bicchieri rosé

Il 2018 del vino italiano

Fine anno è tempo di bilanci, di riflessione sul passato, di sguardo al futuro.

Questo è un resoconto del 2018 enoico deliberatamente parziale, fatto da un punto di osservazione privilegiato ma soggettivo, da parte di una giovane startup che corre per diventare grande.

Le occasioni del vino

I dati sulle occasioni del vino evidenziano un panorama discontinuo, in Italia. Nel nostro paese c’è una abitudine al consumo di vino ma il nettare di Bacco si beve in occasioni diverse, con modalità e frequenze differenti tra le varie fasce di popolazione.
Gli over 35 tendono a bere vino durante i pasti, mentre per i millennials l’uso è meno tradizionale, concentrato sul fine settimana e molto legato alla compagnia degli amici.
Due dati trasversali: gli uomini tendono ad accumulare più scorte ed emerge in tutte le categorie l’importanza della comunicazione del prodotto.

Trend del vino: 2018

Nel 2018 il maggiore interesse (online) per il “vino” si è verificato nel mese di dicembre. Il tema del “vino italiano”, invece, ha un picco alla metà di aprile, chissà se è un dato da collegare al Vinitaly…
Alcuni dei trend più significativi del 2018 sono stati i vini naturali e la ricerca della qualità vs la quantità. E poi bollicine, bollicine, bollicine

Trend del vino: 2019

Il 2019 vedrà i millennials rafforzare la propria posizione di maggiori consumatori di vino al mondo.
Queste, a oggi, le tendenze ipotizzate: importanza dell’etichetta (grande leva di acquisto) e diffusione del vino in lattina (si diceva anche a fine 2017). La crescita dell’importanza del packaging era uno dei punti cruciali del vino nel 2018 e sarà così anche per l’anno prossimo.
Se la crescita dei vini internazionali pare essere un trend generale del mondo del vino, l’Italia si conferma invece leader di autoctonia e biodiversità, punti forti su cui spingere per distinguersi.

Il vino italiano in UK

Nel 2018 il Prosecco è stato ancora in grande spolvero nel mercato inglese, assieme ai vini toscani e a quelli piemontesi.
Resta l’incognita Brexit, ma per il 2019 i trend del mercato inglese che interessano il vino italiano vedranno crescere l’attenzione per i vitigni autoctoni (soprattutto bianchi), fortemente legati al territorio, e per quelli vegani, ma anche l’abbinamento vino-cibo e la diversificazione dei formati per le diverse occasioni di consumo.

In cucina

Libero sfogo alla fantasia, negli abbinamenti vino-cibo del 2018! E quindi ecco la prima guida all’abbinamento tra vini italiani e cucina giapponese (di Shigeru Hayashi) e la crescente ricoperta degli abbinamenti di una volta, tra cibi e vini del territorio. In mezzo, c’è un mondo enogastronomico creativo, dove convivono tendenze che danno risalto ai prodotti locali, alla salubrità, ai piatti “senza”, alla cucina degli avanzi insieme alle formule di ristorazione fast and casual, lo street food che non passa di moda, alla cucina mediorientale. Tutto rigorosamente da instagrammare.

Regali di vino

Nel mese di dicembre si è registrato un potente incremento nell’acquisto di vino da parte delle aziende, che, su tutti gli altri regali, prediligono di gran lunga quelli enoici per soci e dipendenti. Del resto, a Natale quasi un italiano su quattro, nel 2018, sceglie l’enogastronomia per fare i propri regali.

Vino e social media

Un matrimonio difficile, quello tra vino e social media, perché deve coniugare il prodotto esperienziale per antonomasia, che da sempre vive di occasioni vissute, di tempi lenti, di introspezione, di storie… insieme a esigenze di marketing contemporaneo che punta tutto sulla rapidità, sull’acquisto immediato, su forti leve emotive.
Una chiave potrebbe essere lo storytelling, ma di valore.

Acqua e vino

Il 22 marzo di ogni anno è la giornata mondiale dell’acqua (istituita dalle Nazioni Unite nel 1992 come esito della conferenza di Rio). Gli Stati che siedono all’interno dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, insieme a varie organizzazioni non governative, sono invitati a sensibilizzare sul tema, per non dimenticare mai che viviamo grazie all’acqua e che ciascuno di noi ha il dovere di non sprecarla.

Gli agricoltori da secoli svolgono un ruolo essenziale per la gestione delle risorse idriche, controllando il ciclo dell’acqua sul piano locale. Oggi come non mai l’adozione di pratiche agricole adeguate è cruciale per fronteggiare le esigenze di una popolazione mondiale in crescita.

Anche la vite, infatti, ha delle necessità idriche specifiche che dipendono da tanti fattori (almeno 50 cm all’anno per arrivare a 75 cm nelle zone aride) e deve poter godere del giusto apporto d’acqua per svolgere al meglio il suo ciclo vegetativo. Naturalmente, le esigenze idriche della pianta dipendono anche dalla relazione tra acqua e suolo, un binomio essenziale per la coltivazione della vite.

Il fenomeno noto come il Rinascimento del vino italiano (di cui il principale propulsore e teorico fu Luigi Veronelli), avviato a partire dagli anni Sessanta quando i vignaioli italiani hanno iniziato a favorire la qualità sulla quantità, sta evolvendo, oggi, verso logiche sempre più sostenibili: il controllo idrico ne fa parte a pieno titolo, essendo una delle azioni concrete di cui la viticoltura di precisione si avvale.

L’obiettivo oramai imprescindibile per i vignaioli che non vogliono sottrarsi alle sfide della contemporaneità e che hanno a cuore le condizioni ambientali, attuali e future, è la viticoltura sostenibile.

Si tratta di adoperarsi affinché l’attività viticola rispetti quanto più possibile le risorse naturali e in questa logica, l’acqua gioca un ruolo centrale: bene prezioso e sempre meno disponibile, è d’obbligo adottare sistemi innovativi che consentano di conservarla e di tenerla pulita.

Per gli uomini di oggi e per quelli di domani.

 

 

Colli Euganei Teolo

I piccoli vignaioli

La storia della viticoltura italiana è antichissima e risale al contatto con le popolazioni del Mediterraneo orientale, che attraverso viaggi e conquiste hanno portato in Italia la coltivazione della vite ancora prima del 1000 a.C.

Partita dalla Sicilia e dalla Calabria per salire via via verso il nord, da allora l’arte del coltivare la vite e di produrre il vino è diventata una delle eccellenze del paese, insieme all’arte, al paesaggio, al cibo.

Oggi l’Italia è tra i maggiori produttori di vino al mondo e, assieme alla Francia, è considerata la nazione con il vino migliore.

Nella penisola italiana, infatti, ci sono circa 10,000 aziende e 1,300 cantine, per un totale di oltre 265,000 produttori e 72,300 ettari di terreno coltivato a vite. Sono più di 450 le varietà di vino e oltre 510 le indicazioni geografiche, per circa 1 milione e 300 mila occupati nel mondo del vino. L’importanza del vino italiano si legge anche negli equilibri mondiali: per esempio, dei vigneti coltivati in tutto il mondo con metodo biologico, il 22% si trova in Italia.

Tuttavia, se dei grandi produttori si sa molto, scarsa attenzione è riservata a piccoli e medi vignaioli, le cui cantine producono volumi ridotti: molti di questi viticoltori dedicano la loro vita a produrre piccole quantità di vino eccellente, e lo fanno con passione. Il loro lavoro sui vigneti (spesso artigianale e sperimentale al tempo stesso!) è fondamentale perché preserva segreti e tradizioni tenute all’interno delle cantine per generazioni. Segreti che sono nascosti nel loro vino.

Con Sommelier Wine Box vogliamo sostenere queste persone mentre diffondono le loro storie e i loro prodotti unici.

Vogliamo far conoscere queste eccellenze a tiratura limitata, e sostenerli portando a casa tua un pezzo di Italia ogni mese, valorizzando le piccole realtà produttive ancora troppo poco note, che da sempre fanno grande questo paese.

 

 

Luigi Veronelli

Luigi Veronelli

Da dove nasce la fonte di ispirazione di Sommelier Wine Box?

La nostra fonte di ispirazione – altissima – è Luigi Veronelli (1926-2004). Studente di filosofia, editore anarchico, star televisiva, innovatore nel campo della critica, leader di battaglie epiche a favore della qualità, per primo comprende che cibo e vino sono cultura.

Intellettuale leggendario, Veronelli ha avuto la capacità di parlare ai contadini (quando la parola contadino era dispregiativa!) e per loro ha combattuto battaglie straordinarie. Li chiamò vignaioli. Dava loro il pensiero e la visione del futuro e ne riceveva in cambio la linfa che nutriva il suo spirito libero. I vignaioli sono stati i protagonisti del “Rinascimento del vino italiano” e Veronelli il regista filosofo di questa stagione straordinaria: ne disegnò l’architettura e la divulgò.

Creò un nuovo linguaggio del vino: un linguaggio asciutto – spesso graffiante -, essenziale ed emozionante.

Ispirandosi ai francesi, coinvolse i piccoli viticoltori spronandoli a valorizzare i vitigni autoctoni, a usare i carati (le botti che i francesi chiamano barrique, usate per affinare vini speciali e distillati), a ridurre la resa della vigna favorendo la qualità.

Quei produttori, scovati da Veronelli – fino a quel momento duri e umiliati – si sono pian piano aperti al mercato, hanno privilegiato la qualità sulla quantità, hanno innovato senza mai tradire la tradizione, hanno aperto le loro cantine, hanno creduto nel proprio lavoro.

La sua battaglia per l’identificazione vino-territorio, portata avanti dagli anni sessanta, fu avveniristica e pose le basi per quella che oggi chiamiamo sostenibilità.

“Poeta del vino mondiale” secondo Josko Gravner (grande vignaiolo friulano), Luigi Veronelli ha svolto un ruolo cruciale nella riabilitazione del valore della cultura materiale: affermava che coltura e cultura determinano il progresso.

È da questo punto che siamo voluti partire.

Con Sommelier Wine Box vogliamo fare la nostra parte in questo processo di valorizzazione, perché tanta è ancora la strada da fare.