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vigne sicilia

Le selezioni di luglio – vini di Sicilia

WINE BOX DI LUGLIO: VINI DI SICILIA

vigne sicilia

Tappa #28

Guidata dalla sommelier Alessia Taffarel

 

Porta del vento – Camporeale (Palermo) 

L’azienda agricola si trova nell’omonima vallata, a 600 metri sul livello del mare, a Camporeale in provincia di Palermo.

Marco Sferlazzo, il titolare, era un farmacista, poi la svolta che lo porta al vino.

Diciotto gli ettari vitati: i terreni sono sabbiosi, su crosta di roccia arenaria, i vigneti sono coltivati ad alberello e vecchi di quasi 50 anni, tutti esposti a nord.

La coltivazione è biologica e biodinamica, con certificazione; molto basse le rese, vendemmia manuale e uva raccolta in cassetta. Il vantaggio della quota elevata è quello del buon livello di acidità che i vini di Marco riescono a raggiungere, unito alle sue grandi abilità di cantiniere.

I vini di Porta del Vento si contraddistinguono per finezza e freschezza, esprimono appieno il terroir: vini fatti “a mano”, che sorprendono ad ogni sorso.

Il Mortellito, Contrada Maccari – Noto (SR)

Giovane azienda agricola che si estende su 25 ettari vitati nel territorio della valle di Noto, tra le contrade Bufalefi, Maccari e Cozzo Tronzo nella zona che un tempo veniva chiamata “A Murtedda”, termine che pare, un tempo, facesse riferimento al mirto.

Obiettivo dell’azienda è creare vini che rispecchino i caratteri naturali del territorio: vini di grande personalità e lontani dalle mode passeggere.

Il Mortellito nasce dalla voglia di vivere il rapporto con la terra, passione che ha spinto Dario, Valentina, Mario e Melina a dedicarsi a coltivazioni autoctone, per esprimere appieno il territorio.

Il loro lavoro è finalizzato a ottenere uve mature e sane, è un lavoro fatto principalmente in vigna, senza alcuna forzatura in cantina. I vini svolgono fermentazioni spontanee senza l’aggiunta di lieviti selezionati al mosto e senza l’uso di botti di legno nell’affinamento, per mantenere forte l’identità della varietà. Coltivano uva, ulivi da cui traggono olio di oliva e mandorle per la confettura, sempre nel pieno rispetto delle coltivazioni, che sono tutte biologiche.

Marabino, Noto (SR)

Nella Sicilia sud orientale, nel cuore della val di Noto, c’è Pierpaolo Messina, sommelier e titolare della giovane azienda Marabino, che prende il nome da un’altra proprietà di famiglia, la torre Marabino, di origine saracena e trasformata in splendido relais.

È una realtà giovane, la loro, il primo vino nasce nel 2002. Lavorano con circa 30 ettari di terreno, le temperature calde diventano quasi aride in piena estate con terreni prevalentemente calcarei/argillosi distanti 7 chilometri dal mare.

Vigneti, frutteti e uliveti sono coltivati interamente con agricoltura biologica e biodinamica.

Particolare attenzione è riservata ai vitigni autoctoni e la selezione massale ha permesso di individuare diversi biotipi di Nero d’Avola accanto al reimpiantato Moscato Bianco da cui deriva il Moscato di Noto. Le uve ben mature, sono selezionate e raccolte a mano, fermentano spontaneamente con lieviti indigeni, senza alcun utilizzo di prodotti o additivi per esprimere in modo integro il terroir. I vini di Pierpaolo non lasciano dubbi e non passano inosservati, danno energia in questo angolo di paradiso isolano, grazie al coraggio di intraprendere un’agricoltura senza nulla di aggiunto.

Baglio Bonsignore, Naro (AG)

Una giovane realtà sita nelle campagne di Naro, in provincia di Agrigento, fondata nel 2016 quale coronamento del sogno di Luigi e Debora, che lasciano la vita precedente per iniziare a creare il loro vino. Da allora, il restauro dell’azienda (compreso il cubburo, un capanno in pietre di epoca neolitica) e la prima produzione, con l’aiuto dell’enologo Tonino Guzzo e la certificazione biologica. Oggi Baglio Bonsignore ha circa 10 ettari vitati (dislocati fra i 300 e i 450 metri s.l.m) e da uve Syrah, Nero d’Avola, Grillo e Chardonnay produce 3 etichette, per un totale di circa 40.000 bottiglie l’anno.

BOX ENTUSIASTA

 

Catarratto frizzante “Voria”, Porta del vento

Il Voria, il cui nome, in dialetto, significa “vento”, è uno spumante da uve catarratto (ne esiste anche una versione rosata, con uve perricone).

Al naso emerge subito molta salinità, equilibrata da una piacevole nota di lievito e da tanti fiori bianchi. In bocca troviamo un vino genuino, dalla beva lampo, fresco, anzi freschissimo!

Le uve vengono raccolte a mano, diraspate e fermentate con i soli lieviti indigeni.

La vinificazione avviene in cemento, la rifermentazione in bottiglia con l’aggiunta del mosto al vino base. Non viene filtrato né degorgiato e infatti mostra i lieviti in sospensione (sur lie).

Facilissimo nella bevuta, è perfetto in una calda giornata di sole.

Da bere subito, senza attese, fresco (Temperatura di servizio: 8-10° C.)

Abbinamento: 

Da solo senza alcun abbinamento dopo una giornata al sole o accompagnato a una frittura delicata di pesce, pane burro e acciughe.

Calajancu bianco, Il Mortellito

I terreni calcarei a 40 metri sul livello del mare cullano le uve del Calajancu Bianco, assemblaggio di grillo e catarratto. Il vino viene macerato per 12 ore sulle bucce per avere più estrazione, i lieviti indigeni contribuiscono alla fermentazione spontanea con 6/7 mesi di affinamento in acciaio.

Un succo d’uva, un bianco naturale, diretto, grintoso e con un naso esplosivo, aromatico e minerale al punto giusto. Al primo sorso richiama fortemente la Sicilia con sfumature di limone, oliva, origano e coriandolo; al primo calore della temperatura il tutto si impreziosisce con note di frutta appassita e tropicale.

Da bere ora o tenere in cantina fino a 5 anni.

Temperatura di servizio: 8-10° C.

Abbinamento:

primi piatti di pesce piccanti o speziati; quiche alle verdure.

Grillo “OI”, Baglio Bonsignore

Grillo in purezza, affinato in acciaio. Esuberante al naso: si impone per i profumi fruttati, soprattutto papaya ma anche pesca, mela, albicocca; ma arrivano poi anche mandorla, una nota di rosmarino e un accenno di miele. In bocca la freschezza è sostenuta dalla struttura, con una bella vena minerale e salina. Elegante e dal bel finale pieno e fresco.

Da godere subito o fare affinare anche 3-4 anni.

Temperatura di servizio: 8-10° C.

 

Abbinamento:

Perfetto con il pesce.

BOX ESPERTO

Catarratto Terre Siciliane, Porta del vento

Le uve di catarratto provengono da vigneti collocati a 600 metri di altitudine, su suoli sabbiosi.

Al momento della vendemmia i grappoli vengono selezionati e raccolti a mano: la selezione ne abbassa le rese per ettaro, privilegiando la qualità.

La fermentazione alcolica del mosto avviene in vasche di cemento così come l’affinamento di 6 mesi. La vinificazione avviene senza alcuna addizione.

Giallo paglierino con sfumature dorate, al naso è territoriale e ampio: fiore d’arancio, fiori di campo, camomilla, erbe spontanee, agrumi e una mineralità quasi salmastra.

Al sorso è freschissimo ma con una solida struttura, equilibrato, fruttato e con una lunghissima beva.

Incline a un buon invecchiamento.

Temperatura di servizio: 8-10° C.

Abbinamento:

Polpo in umido o spaghetto con i ricci di mare.

Moscato bianco di Noto “Viaria”, Il Mortellito

Moscatella di Noto a bacca piccola (una varietà del Moscato di Noto) cresciuta su impianto calcareo, da piante di circa 5 anni. In vigna l’agricoltura è biologica, senza trattamenti né diserbanti. I grappoli vengono lasciati al sole fino alla fine di settembre, in appassimento. Una settimana prima della vendemmia il 30% dell’uva viene raccolta e messa ad appassire ulteriormente in graticci di legno.

In cantina: 48 ore di macerazione sulle bucce, poi si svina e il mosto è mantenuto a temperatura ambiente. La fermentazione si sviluppa senza introduzione di lieviti, con affinamento in acciaio per 8 mesi.

Dopo le note fruttate, albicocca e limone su tutte, si impone per i profumi erbacei (rosmarino, timo, menta…) mentre con l’invecchiamento emergono profumi balsamici, molto caratteristici. Bella la nota salina, iodata.

Da bere subito o da tenere in cantina per 5 anni o più e godere quindi delle sue note evolutive, data l’inclinazione all’invecchiamento.

Temperatura di servizio: circa 10° C.

Abbinamento:

Perfetto con carni bianche come il coniglio ma da provare anche con pesce, molluschi e sushi.

 

Moscato di Noto “Fondo alla palma”, Marabino

Vino ottenuto da uve di moscato bianco, proviene da una vigna ad alberello pachinese innestato a mano con selezione massale, coltivato su suolo nero argilloso.  L’uva è vinificata con le bucce per circa due settimane in acciaio, poi matura per 24 mesi in botti e botticelle di gelso (legno neutro che fa evolvere il vino senza intaccarne il profilo aromatico). Dopo il lungo periodo di maturazione in botte attenua la sua nota aromatica varietale lasciando spazio a profumi che richiamano il territorio. Quindi note di albicocca, gelsomino, sandalo e sambuco. Al palato si percepisce la densità aromatica del vino, mai invadente, la freschezza è contenuta ma bilanciata da una trama tannica, che necessita un approccio al servizio e all’abbinamento a pietanze pari a quello di un rosso.

Prodotto in pochissime bottiglie l’anno (solo 2000), ha ottima inclinazione all’invecchiamento. Servire a una temperatura di 14-16° C, in un ampio calice.

Abbinamento: il Fondo alla palma vendemmia 2016 è un Moscato di noto evoluto e unico nel suo genere, la sua complessità lo rende adatto ad accostamenti di terra, come la carne di maiale alle erbe, purché non vi sia pomodoro.

 
Marilena Barbera

Marilena Barbera – Sicilia

Mi chiamo Marilena Barbera e sono una vignaiola
indipendente. Vivo e faccio il vino a Menfi, in Sicilia, con le uve coltivate,
selezionate e raccolte nella nostra Tenuta Belicello.

Fare il vino per me è una scelta di vita.

Sono tornata in Sicilia dopo anni trascorsi in un altrove che non mi apparteneva. Qui ho trovato la vigna e il sogno di mio padre: ho preso questo sogno e ho scoperto che era anche il mio.

Vivo a Menfi, dove sento l’energia di questa terra bellissima e difficile. Provo a capirne l’essenza, interpretandola attraverso i frutti che ogni giorno ci regala; ne sono testimone e custode, preservandone l’integrità, assorbendone forza e ricchezza, cercando di trasferire al vino la sua anima, senza trucchi.

Produco i miei vini praticando l’agricoltura biologica e la vinificazione naturale, nel massimo rispetto del terroir di Menfi. In vigna non faccio uso di erbicidi, né di fertilizzanti chimici o prodotti sistemici, impegnandomi a custodire la terra che ci nutre e a proteggere la ricca biodiversità dell’ambiente naturale nel quale vivo e lavoro. In cantina ho scelto di lavorare solo con fermentazioni spontanee e con pratiche enologiche semplici e non invasive, limitando al minimo o escludendo del tutto l’utilizzo di additivi che possano alterare la personalità e l’espressività dei vini e il loro legame con la terra che li genera.

Amo questo lavoro e il meraviglioso terroir dove nascono i miei vini: il mare azzurrissimo, guardando a mezzogiorno, basse scogliere e canneti, e dune di sabbia dorata coperte di gigli selvatici; il sole accecante, la brezza salmastra (ora vento d’Africa, ora ponente gentile, ora fresca tramontana…); il fiume, che scorre lento in ampie volute, vigneti a perdita d’occhio, ulivi centenari e campi di carciofi.

E, soprattutto, le vestigia di antiche civiltà,
che sicani ed elimi e fenici e greci hanno affidato alle mani di chi coltiva
l’orgoglio di esserne testimone.

Questo è Menfi: aria e luce, mare e vento, e un sapere millenario. E questo c’è nei miei vini.

Marilena

vini delle sabbie

Vini delle sabbie

Tappa #16

La tappa #16 di Sommelier Wine Box (luglio 2019, guidata dal grande Luisito Perazzomiglior sommelier d’Italia 2005) è stata all’insegna dei vini delle sabbie.

La vite coltivata su terreni sabbiosi, infatti, rappresenta una peculiarità di alcune zone vinicole in Italia e all’estero; questa condizione non è comune, almeno per quello che riguarda i vini di eccellenza elaborati in tali territori.

È ormai ben dichiarata l’importanza che il “Terroir Viticole” riflette sulle uve e sui vini: calcareo, argilloso, marnoso, ghiaioso, ciottoloso, granitico, e ovviamente sabbioso sono le tipologie di terreni più frequenti in viticoltura.

Ecco le caratteristiche più distintive dei vini delle sabbie.

Suoli più ricchi, colorati e compatti forniscono più polifenoli alle uve rispetto a suoli bianchi, calcarei o sabbiosi, che invece generano uve più profumate ed eleganti con buon contenuto in acidità tartarica nel caso di quelli calcarei e uve che daranno profumazione spiccata con alcolicità sostenuta ma struttura meno poderosa nel caso di suoli sabbiosi. Altra indicazione è fornita dalla limitata capacità di produrre vini longevi.

Quindi profumi floreali e fruttati e serbevolezza gustativa sono i tratti più distinguibili in vini prodotti su terreni a carattere sabbioso.

Quella che presentiamo questo mese è una selezione di 6 vini rappresentativi di terreni a prevalenza sabbiosa distribuiti lungo la penisola, che include il nord-ovest con il Piemonte e nello specifico i Colli Tortonesi, il centro con il distretto vitivinicolo a carattere sabbioso per eccellenza, la DOC Bosco Eliceo nel ferrarese e le sue uve coltivate a piede franco, e infine, la soleggiata Sicilia con una produzione “mista” delle uve con vigneti prevalentemente sabbiosi e altri con presenza percentuale di questo elemento.

L’augurio è quello di apprezzare tutta la qualità espressa da questi vini, senza dimenticare il carattere specifico che un terroir di questo tipo conferisce alle uve scelte.

Ecco quindi le cantine che abbiamo scoperto assieme: Claudio Mariotto, Baglio di Pianetto e Mariotti Vini.

Baglio di pianetto

Giovanni Chiaramonte, Baglio di Pianetto – Sicilia

La nostra storia parte da una bottiglia regalata al conte Paolo Marzotto per approdare, nel 1997, nell’azienda siciliana innovativa che è oggi.

La scelta dei due siti produttivi è stata dettata dalla ricerca della massima qualità: quello di Pianetto sta a nord ovest, a 650 metri sul livello del mare, ed è caratterizzato da un terreno ricco di silicio, l’altro si trova a sud est, a Noto, a 50 metri sul mare con territorio gessoso.

L’area di Pianetto è simile alla Rhône francese, con alte colline che mitigano i venti, e una grandissima escursione termica tra giorno e notte. Questa favorisce lo sviluppo delle uve a bacca bianca (inzolia, grillo, catarratto, viognier…), cui regala grande acidità.

Il sito di Noto, invece, sta in una zona straordinaria per il nero d’avola, ma vi produciamo anche strepitosi syrah e l’immancabile moscato di noto, che vinifichiamo con appassimento in pianta.

Oggi Baglio di Pianetto è una cantina di 20 anni, che vive di tante piccole grandi attività: dalla cura del vigneto al lavoro di precisione in cantina, fino al cuore dell’azienda, la barricaia, il luogo dove i vini raggiungono il culmine qualitativo. La cantina è un esempio di tradizione e tecnologia insieme, in delicato equilibrio: è costruita su quattro livelli, sfrutta la verticalità dei processi vinicoli senza l’uso di pompe che stresserebbero le uve.

Tutto questo nel contesto di una Sicilia nuova e antica assieme, raccontata con eleganza.

Giovanni Chiaramonte

Vivera

Famiglia Vivera – Sicilia

La famiglia Vivera ci racconta la sfida di coltivare sull’Etna e trasmettere attraverso i propri vini la magia della propria terra.

Michele Scammacca e Pietro Scammacca del Murgo

Michele Scammacca e Pietro Scammacca del Murgo – Sicilia

Dopo che il barone Emanuele Scammacca del Murgo trasforma le proprietà terriere di famiglia in moderne aziende agricole (1981), grazie al coinvolgimento anche di figli e fratelli oggi Murgo è il punto di riferimento per i metodi classici di tutta la zona dell’Etna, ma anche espressione che scavalca i confini

piccoli produttori di vino in collina

Le selezioni di marzo – acidità, vitigno e altitudine

Tappa #1

Guidata da Andrea Gori

Il sommelier informatico, marzo 2018

Acidità, vitigno e altitudine: come l’altitudine influenza l’acidità naturale di un vitigno

Cantina La Ballerina

Affascina sempre raccontare storie di famiglia che trovano nel vino un filo rosso che attraversa le generazioni. Sempre più spesso, oggi, si assiste al momento in cui il figlio decide di uscire dal recinto di casa e tentare nuove strade, per poi decidere di tornare, richiamato dalla nostalgia della terra.

È questa la storia di Gianni Bianco, che rientra in azienda nel 2000 perché si rende conto di non poter vivere secondo altri ritmi e altre filosofie. Non sono stati tanti gli anni in cui ha lavorato come perito meccanico ma gli sono bastati per capire quanto siano importanti innovazione e ricerca anche nel campo del vino, prodotto tradizionale per eccellenza.

Gianni crede nella sperimentazione, nella voglia di sapere e di migliorare il suo lavoro nelle vigne, cui si dedica con l’amore che si riserva ai figli.

Nel Monferrato, patrimonio Unesco dal 2014, la sua famiglia produce vino da più di un secolo, a Montegrosso d’Asti, approfondendo, nei 6 ettari di terreno, la conoscenza di barbera, dolcetto e delle altre uve che possono godere ed esaltarsi in un microclima speciale.

Siamo a 250 metri di altezza: la latitudine elevata, il clima, il sottosuolo calcareo-argillosa, con presenza di sabbia e la grande pendenza che impedisce la meccanizzazione del lavoro in vigna creano le condizioni ideali per vini artigianali ricchi di spessore, freschezza e acidità.

Per esaltare la naturale freschezza e acidità dei vini, Gianni punta sulla prima fase della lavorazione in cantina (criomacerazione) e lavora vinacce e mosto a bassa temperatura con ghiaccio secco, per preservare gli aromi primari fruttati e floreali dell’uva: una tecnica che riesce a far dare il massimo alla barbera e alle altre uve del territorio.

Cantina Voltumna

Siamo a Dicomano (Firenze), proprio sotto gli Appennini, dove troviamo vigneti che si spingono fino a 300 metri di altezza: molti sono abbracciati da boschi, il che permette di stemperare la calura e mantenere alta la biodiversità.

Incontriamo Marzio e Valeria, eroi di Voltumna.

L’azienda agricola esiste grazie a loro, che nel 2012 affrontano la cessazione dell’attività del fondo agricolo per cui lavoravano (composto da 2.5 ettari di vigneto e altrettanti di oliveta) decidendo di rischiare e prenderlo il fondo piuttosto che allontanarsi dalla terra che coltivavano da oramai 10 anni.

Loro è stato il merito di avere introdotto la vinificazione naturale (con lieviti autoctoni e con l’attenzione a non introdurre elementi artificiosi nel vino). Le varietà presenti in azienda sono sangiovese, pinot nero, pinot grigio.

L’ispirazione del nome viene dagli antichi etruschi: Voltumna è l’antenata della dea Fortuna romana. Quella che premia le persone coraggiose, quella che ha premiato Valeria e Marzio, appassionati vignaioli.

Cantina Alessandro di Camporeale

In Sicilia, si sa, si incontrano i territori e i paesaggi più sorprendenti: da spiagge struggenti alla neve dell’Etna, passando per zone quasi desertiche e altre di lussureggiante vegetazione. L’incontro della Sicilia con la vite è avvenuto millenni fa e ha portato a una ricchezza di espressioni unica.

Nell’entroterra di Palermo, lungo la Val di Mazara che conduce a Trapani, a Camporeale (al centro di un territorio ricco di tradizioni architettoniche, bellezze naturalistiche e famoso per la lavorazione del legno massello) troviamo i vigneti della famiglia Alessandro, che cura queste colline dai primi del ‘900 e che solo negli anni 2000 decide di dare vita a una cantina propria.

C’era da preparare il futuro e l’ultima generazione di Alessandro ha raccolto l’eredità di famiglia: protagonisti sono i cugini Benedetto, Anna e Benedetto. Affiancando i padri, è la quarta generazione a dare una scossa alla produzione puntando su varietà locali e la tipizzazione del syrah in queste valli, riuscendo a evidenziare quanto questa varietà “internazionale” abbia beneficiato dall’incontro con la Sicilia soprattutto dove l’altitudine (siamo oltre i 400 metri) consente di preservarne freschezza e agilità.

Ma non si sono certo dimenticati di nero d’Avola e vitigni storici siciliani, che in queste condizioni esprimono un carattere genuino e intrigante, lontano dagli stereotipi dei vini della regione.

Sono giovani, pieni di energia e puntano tutto sulla qualità, per esprimere al massimo l’anima del territorio di cui si prendono cura.

I VINI SELEZIONATI

BOX ENTUSIASTA

Amoris Barbera d’Asti 2016, La Ballerina

Un vino dal naso stupendo e intrigante che racchiude tutto il carattere incantevole di una giovane e vispa barbera. Note di frutta nera (ribes nero, cassis, more di rovo), rossa (fragole, lamponi) e poi note di mandorla arricchita dalla piccantezza di cumino, pepe e liquirizia animano un naso davvero sorprendente per complessità.

Una complessità che avvolge anche il palato: questo vino fa valere la sua gioventù in maniera baldanzosa iniziando in modo arcigno la bevuta per poi scorrere lieve e ben cosparsa di tannino e note balsamiche. L’acidità naturale e caratteristica della barbera è giocata in maniera dolce e gentile, senza strappi, con una freschezza complessiva aumentata dalle note balsamiche che ravvivano il palato.

Un vino immediato e diretto, eppure complesso, in grado di ottenere questi livelli di qualità e nitidezza.

Zeno Toscana IGT 2015, Voltumna

È il vino più conosciuto di Voltumna, nato nel 2010 con la voglia di unire sangiovese e pinot nero vinificati separatamente. Il risultato, però, non convince Marzio, che decide quindi di sperimentare e iniziare ben prima a unire le due varietà.

Sfruttando la differenza di età di maturazione delle due uve, vendemmia il pinot nero nel suo momento ideale (in genere a fine agosto). Circa un mese più tardi (in leggero anticipo sulla maturazione completa), a fine fermentazione delle prime uve, raccoglie il sangiovese e lo fa partire nel pinot nero.

Ne nasce una specie di ripasso o, meglio ancora, un vino nato dalla fermentazione continua tra due vitigni.

Il risultato (solo acciaio) è di una freschezza e di una piacevolezza rare: il connubio prende il meglio dei due vini e li moltiplica.

Cattura il naso con l’aria sbarazzina: profumi di macchia, ginepro, lamponi, amarena, mirtillo, una nota dolce, balsamica, piccante, creano un tutt’uno intrigante, piacevole, teso e fresco. Allo stesso modo, il sorso è penetrante e dissetante, sapido e gustoso, con una bella dose di spensieratezza grazie al tannino, piccante ma delicato.

Ottimo su primi piatti come tagliatelle di castagno e sugo d’anatra e secondi di carne bianca.

Donnatà Nero d’Avola, Alessandro di Camporeale

Un Nero d’Avola che riuscirà a far cambiare la vostra idea di questo vitigno, troppo spesso proposto, in passato, unito a varietà internazionali che ne diluivano il carattere e le doti inconfondibili di freschezza fruttata.

Questo vino nasce da vigneti piantati negli anni 2000, quando l’azienda decide di imbottigliare per conto proprio e iniziare l’avventura della commercializzazione diretta, ed è figlio della volontà di dimostrare la capacità del Nero d’Avola di “leggere” il sottosuolo argilloso e il microclima e di reagire di conseguenza: ecco note invitanti, dolci e fresche, di lamponi, fragole e more di gelso, macchia mediterranea, rosa e cenni di cacao.

Al palato è un vino che coinvolge e piace subito con note di fragola e tabacco, tocchi freschi che ricordano l’arancio che si attarda nel finale vigoroso in cui si alternano morbidezze fruttate e richiami freschi grazie ad acidità e tannino sempre ben presenti.

BOX ESPERTO

Infinitum Monferrato Rosso 2010, La Ballerina

Il Monferrato non è noto solo per la barbera ma anche per essere una terra ospitale verso gli stranieri. Così è stato con i “francesi” merlot e cabernet. L’operazione condotta da Gianni in questo vino è sperimentale perché qui merlot e cabernet incontrano un terroir che indirizza l’espressione dell’uva verso una costante di freschezza e uno stile unici.

L’Infinitum è ricco e penetrante con note speziate ematiche (cacao, bergamotto, caffè e cassis) più amarene e caramello che sposano gli aromi classici della barbera con quelli delle altre uve.

La bocca è affilata, con la barbera che sfida i bordolesi, riuscendone un bel mix originale con tannino e acidità in perfetto equilibrio.

Silene Pinot Nero, Voltumna

Le vigne di pinot nero a Voltumna sono state piantate nel 2005 per sfruttare il clima fresco e l’aria sottile, adatta a vini eleganti e snelli. L’idea che sta alla base di questo vino è quella produrre un pinot nero pulito, un’espressione semplice ma raffinata del vitigno che porti in tavola croccantezza e sapidità e che sia capace di solleticare il palato in maniera piccante.

Il vino ha bel colore trasparente, tra note di frutta di bosco, rossa e nera, poi emergono pian piano un leggero pepe nero e melograno, uniti a caffè e tocchi di cacao e bergamotto.

Il sorso è sbarazzino, completo, snello e di bella soddisfazione, con un finale secco e croccante che chiama il secondo bicchiere su un bel piatto di carne al forno o di cacciagione da penna, come nella tradizione.

Kaid Syrah, Alessandro di Camporeale

Questo vino deriva da alcuni dei più antichi (siamo nel 1989) vigneti di syrah impiantati in Sicilia e non stupisce una scelta del genere. L’altitudine elevata, la ventilazione, il sottosuolo argilloso e calcareo non fanno sentire la nostalgia della valle del Rodano al vitigno che, al contrario, qui riceve un surplus di sole ed energia siciliana.

Al naso è un vero tripudio di ribes nero e mirtillo con una componente speziata, così come ben presente è la nota balsamica tra sandalo, menta, eucalipto e un tocco di affumicato.

Il carattere mediterraneo emerge al palato con note ricche ed esuberanti insieme a una eleganza moresca data dalla solidità di un tannino ben maturo che si distende bene sul palato. Finale lungo e sorprendente che rilancia in sapidità e freschezza, a bilanciare il frutto sempre ricco e carnoso destinato a invecchiare in maniera sorprendente negli anni se ben conservato.

Benedetto, Anna, Benedetto, Alessandro di Caporeale.png

Benedetto, Anna, Benedetto, Alessandro di Camporeale – Sicilia

I cugini Alessandro raccontano la loro cantina, della quale si prendono cura portando avanti un progetto incentrato su qualità e metodo biologico

Ci raccontano il loro Donnatà Nero d’Avola, dal vitigno più significativo della tradizione siciliana, e il Kaid Syrah, la varietà internazionale più “siciliana” che ci sia.