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Cosa c’è da sapere sul vino bianco, in 5 punti

Se c’è un momento ideale per degustare i bianchi questo è senza dubbio l’estate. Portano nel bicchiere tutte le gioie della stagione: i profumi di fiori e di frutta, la salinità del mare, la freschezza tanto desiderata… Scopri cosa c’è da sapere sul vino bianco, in 5 punti!

Come si produce il vino bianco e come degustarlo al meglio, in 5 semplici punti.

1. Come si producono i vini bianchi?

Dal momento che i pigmenti sono presenti nelle bucce dell’uva, privando il mosto delle bucce si ottiene vino bianco, anche se l’uva di partenza è a bacca nera. La differenza fondamentale tra vinificazione in rosso e vinificazione in bianco sta nel fatto che durante la fermentazione, nel secondo caso, non c’è contatto tra mosto e vinacce.

2. Quali sono le fasi della vinificazione in bianco?

🥂 Diraspatura (separazione degli acini dei raspi) e pressatura delle vinacce

🥂 Svinatura, cioè la separazione del mosto dalle bucce per ottenere il mosto fiore (senza vinacce)

🥂 Fermentazione del vino fiore in tini di acciaio inox (per affinamenti brevi, per vini giovani e di pronta beva), vasche di cemento (rivestite in vetroresina) o legno (barrique, tonneau, caratelli o botti)

🥂 Imbottigliamento

3. Qual è la temperatura ideale di servizio dei vini bianchi?

I vini bianchi si servono con temperatura più bassa rispetto ai rossi, e generalmente è compresa fra i 10° e i 12° C (bollicine: 8°-10° C).

Le temperature più basse evidenziano le cosiddette durezze del vino: la freschezza (particolarmente ricercata negli spumanti e nei vini bianchi giovani) e la sapidità (caratteristica preziosa che tanto caratterizza alcuni territori).

4. Perché i vini bianchi si servono freddi?

La temperatura non superiore ai 13 gradi normalizza i toni dolci dei vini bianchi e ne eleva le caratteristiche più secche e pungenti, esaltandone aromi e sapori.

Ma attenzione, mai servire il bianco ghiacciato! Le temperature troppo basse penalizzano – o annullano! – gli aromi.

5. Esistono vini bianchi tannici?

Tra le durezze del vino c’è anche la tannicità, di solito assente nei bianchi. Scarsa, infatti, è la presenza di polifenoli nelle bucce nell’uva a bacca bianca; inoltre, i tempi di contatto tra mosto e bucce sono brevi.

Ma capita a volte di avvertire la sensazione di astringenza data dai tannini anche nei vini bianchi: in quel caso il vino può avere fermentato o affinato in legno (nel caso di bianchi importanti) oppure la vinificazione avere previsto tempi di contatto molto lunghi tra il mosto e le bucce.

difetti del vino

Cosa e come sono i difetti del vino: le cause e come riconoscerli

Non è semplice orientarsi tra i difetti del vino, distinguendo tra le caratteristiche intrinseche e invece eventuali problemi. La sommelierie identifica tante tipologie di difetti del vino, secondo un lessico molto specifico, che a volte rischia di sembrare per pochi iniziati. Ma non è così e il piacere del buon vino deve essere per tutti.

I difetti del vino sono generalmente dovuti a problemi di vinificazione e purtroppo rendono vani i tanti sforzi fatti dal vignaiolo in vigna. Non sono così diffusi ma è bene conoscerli per essere pronti a individuarli. Ecco come riconoscerli.

I difetti olfattivi del vino, in 12 punti

1. L’odore sgradevole più diffuso è quello di tappo (dovuto a un fungo), di cui abbiamo parlato in un articolo dedicato. Il trucco per indentificarlo è fidarsi della primissima impressione.

2. L’odore, sgradevolissimo, di muffa (o di fradicio) è provocato da batteri che possono svilupparsi nelle botti di legno o è dovuto a uve non del tutto sane.

3. Quello di feccia deriva dal contatto prolungato del vino con le fecce appunto (cioè i residui solidi che si depositano dopo la fermentazione), mentre l’odore di vinaccia si manifesta quando il vino rimane troppo a lungo a contatto con le parti solide dell’uva (bucce, vinaccioli, eventualmente raspi). Si riconoscono perché assomigliano all’odore di piedi e di marcio.

4. Se si avverte un odore di legno secco, polveroso e non gradevole, le botti in cui ha affinato potrebbero essere state lasciate troppo a lungo vuote.

5. Ancora dalle botti, questa volta non correttamente igienizzate, può venire l’odore di cavallo (o Brett-flavour), acre e profondo. In tal caso vi ha trovato casa un lievito denominato Brettanomyces.

6. Si definisce odore di svanito la quasi totale assenza di profumi: è un difetto dovuto alla prolungata esposizione all’aria.

7. Si arriva all’ossidato (comunemente chiamato “marsalato”) se il vino ha avuto eccessiva ossidazione, appunto. Si riconosce per via dell’odore eccessivamente dolciastro.

8. Mitico è l’odore di ridotto, specie nei vini invecchiati a lungo in bottiglia (in ambiente senza ossigeno): è una sensazione sostanzialmente “di chiuso”, che può però svanire dopo l’aereazione se il vino ha buona struttura. Tecnicamente, è un difetto contrario a quello dell’ossidazione.

9. L’odore di aglio si deve a dei composti chiamati mercaptani, mentre quello di terra all’aggressione delle uve da parte di botrite, muffe e altre specie di batteri, contemporaneamente.

10. L’odore di zolfo si deve alla troppa anidride solforosa. Anche qui, se il problema non è grave l’odore di anidride solforosa può sparire facendolo decantare.

11. L’odore di uova marce, più pungente, è invece irrecuperabile.

Per gli amanti del genere, ci si può spingere oltre, dato che l’orizzonte dei difetti del vino è più ampio e ne esistono altri ancora: l’odore di gomma, di sapone, di cipolla, di cavolfiore, di cotto (oramai rarissimo perché dovuto alle pastorizzazioni non più praticate). E infine esiste anche un difetto chiamato “di luce”, provocato dall’esposizione eccessiva alle fonti luminose dopo l’imbottigliamento. Comporta la perdita di colore e di aroma e la comparsa di odori sgradevoli di tipo sulfureo, simili a quelli di cipolla e aglio.

degustazione vino

Cosa si intende per persistenza del vino, in quattro punti

Degustare un vino è un rito: un insieme di azioni e di gesti ben definiti ma non per questo poco emozionanti. La degustazione parte con la vista – “come in amore” secondo Veronelli – poi richiede di attivare olfatto, tatto e gusto. L’ultimo capitolo inizia dopo avere deglutito e riguarda il ricordo immediato che il vino ci lascia: la persistenza del vino.

Ecco cosa c’è da sapere sulla persistenza del vino, schematizzato in 4 domande e altrettante risposte.

1. Cosa si intende per persistenza di un vino?

Si tratta di tutte le sensazioni che si percepiscono dopo averlo deglutito, percepite a livello gustativo e olfattivo, espirando. Nella pratica, è l’esito dell’interazione della saliva con le componenti aromatiche del vino, che si liberano perché la nostra temperatura corporea è superiore a quella del vino.

2. Come si valuta la persistenza di un vino, praticamente?

Si contano i secondi in cui tali sensazioni perdurano, masticando a vuoto l’aria al ritmo di una masticazione al secondo. La valutazione della persistenza riguarda tutto lo spettro aromatico e gustativo.

Ma attenzione: eventuali note acidule o amare che dovessero perdurare a lungo non contribuiscono a definire la persistenza del vino.

3. Altri aspetti importanti per capire la persistenza di un vino?

Oltre alla durata, si valuta anche la qualità e ci si aspetta una corrispondenza di sentori e sapori tra quanto percepito prima, al gusto, e le sensazioni retrogustative.

4. Come si classificano i vini in base alla persistenza?

Ci sono varie nomenclature, tuttavia tutti convergono nel non considerare accettabile un vino troppo corto, la cui persistenza cioè sia inferiore ai 3 secondi. Dopo di che le sfumature variano da poco fino a molto persistente. Inutile dire che da un grande vino ci si aspetta una lunga persistenza: più un vino è persistente, maggiore è la sua qualità.

Detto questo, è evidente che la valutazione della persistenza va fatta tenendo bene a mente che tipologia di vino si sta degustando.

Sommelier Wine Box

Le selezioni di marzo – il meglio di 2 anni assieme

WINE BOX DI marzo: il meglio di sommelier wine box

Sommelier Wine Box

Tappa #24

marzo 2020

 

Cantina Roncùs, Capriva del Friuli

Siamo a Capriva del Friuli, a pochi kilometri da Gorizia: una famiglia di agricoltori guidata da una filosofia naturale, con una bella storia alle spalle. Dopo la Seconda Guerra Mondiale la famiglia Perco voleva tornare a coltivare le sue viti ma non poteva permettersi un trattore. La guerra, però, aveva lasciato nella zona un carro armato, che loro hanno rivitalizzato e messo in funzione per preparare la vigna a scasso. Da lì non si sono più fermati.

Zanotto col Fondo, Montebelluna

Siamo nel cuore della zona del Prosecco di Conegliano-Valdobbiadene. Qui, Riccardo Zanotto ha maturato un’idea ben precisa di come si debba fare e raccontare un vino: nel suo, si ritrovano le storie di una volta, quei profumi e quei sapori che lo hanno fatto innamorare della sua terra e dei territori italiani che ha attraversato, vissuto e amato. Dentro ogni bottiglia, Riccardo mette la sua idea di vino.

Ha riscoperto i vini col fondo, la vinificazione di una volta, con la presa di spuma che avviene attraverso la rifermentazione spontanea in bottiglia.

Assaporarli significa sperimentare i sapori del passato; per lui, infatti, il vino dà il massimo se vissuto come un tempo: degustato in compagnia degli amici.

Campi Valerio, Monteroduni

Nell’antica tenuta del Principe Pignatelli, la famiglia Valerio dal 1974 ha recuperato con passione la viticoltura locale, con una speciale attenzione per i vitigni autoctoni del Sannio Pentro.

Agricoltori da sempre, le attività di famiglia si sono arricchite con la produzione vinicola di nuove suggestioni e valori enologici. L’attenzione rivolta agli antichi vitigni e al territorio sono lo spirito che animano la Cantina Valerio, che è l’unica produttrice del vino Pentro (uno dei vini più rari al mondo), ed è stata la prima a realizzare un Metodo Classico nel proprio territorio.

Le forti escursioni termiche favoriscono la produzione di vini dal carattere intenso e deciso, nel segno di una vocazione agricola autentica.

Abate Nero, Sponda Trentina

Se dobbiamo fare un nome chiamato a rappresentare il Metodo Classico in Italia ecco il Trento Doc: sottosuoli ricchi di materie prime importantissime per la vite, montagne, altitudine, esposizioni e tanto altro dipingono un quadro perfetto.

La storia di Abate Nero parte dai soci fondatori, Eugenio de Castel Terlago e Luciano Lunelli, ancora oggi, dopo oltre 40 anni di attività, anima dell’azienda; a loro si sono aggiunti i figli Andrea Eugenio e Roberta, cui spetterà il compito di raccoglierne l’eredità e portare avanti quella che – dal 1973 in avanti – è una grande passione che accomuna due famiglie. L’azienda raggiunge le 50/60.000 bottiglie l’anno ed è rispettosa dei dettami della spumantistica classica; quindi massima cura di ogni fase, dalla scelta dei lieviti e dal taglio delle cuvée di base, che consentiranno al vino di rifermentare lentissimamente in bottiglia e trasformarsi in Abate Nero, regalando emozioni infinite in bocca. La pazienza è di casa: il vino riposa sui lieviti per la presa di spuma molto più a lungo del solito. Non stupitevi se in etichetta trovate date che risalgono a vendemmie di qualche anno passato, questo dà un valore aggiunto allo spumante. Ogni fase è manuale, per garantire il controllo di ogni singola bottiglia. Anche in questo, sta il fascino di Abate Nero.

BOX ENTUSIASTA

 

Collio Bianco, Cantina Roncùs

 Uve “tocai” (friulano) al 40%, altrettanto pinot grigio e un po’ di sauvignon, da vigne vecchie di 25 anni coltivate da Marco, l’attuale proprietario, su terreni marnosi.

Quattro ore di macerazione sulle bucce, che si riflettono nel colore del vino, appena dorato. La fermentazione spontanea avviene in acciaio, fatta con soli lieviti indigeni per un vino naturale, genuino e di grande digeribilità.

Siamo nel Collio, quindi ecco un bianco dal sapore sapido e minerale, che esprime al naso note di mandorla bianca, erbette aromatiche, alloro, sentori che precorrono la ponca (il suolo del Collio); un vino che possiede un corredo importante e piacevolissimo, e che si beve molto facilmente.

Provatelo con un tagliere di salumi affumicati.

Prosecco Rivolto, Zanotto

Spumante Extra Dry prodotto con un blend di uve glera (85%) e altre a bacca bianca dalla spiccata attitudine alla spumantizzazione.

Immediata separazione del mosto dalle bucce con pressatura diretta, decantazione a freddo e fermentazione in vasche di acciaio con controllo della temperatura. La presa di spuma dura tre mesi e avviene in acciaio secondo il metodo Martinotti o Charmat; segue l’imbottigliamento.

Perlage fine e intenso, come anche il bouquet olfattivo: ecco quindi sentori di agrumi e di mela. Il gusto è diretto e delicato con un finale morbido grazie ai 13g/l di zucchero residuo, per uno spumante che si inserisce a pieno titolo nella grande spumantistica italiana. Consigliamo di servirlo tra 7 e 9 gradi.

Perfetto in abbinamento al vitello tonnato.

Calidio, Campi Valerio

Il nome deriva da un’incisione su una lapide di età romana, rinvenuta vicino alla zona di produzione.

Da uve montepulciano vinificate in purezza, in solo in acciaio, prende vita Calidio, rosso che si distingue per i profumi floreali (violetta di campo su tutti) e di marasca, netti e puliti, e per il sapore molto garbato. Austero e ricco di corpo. Da bere leggermente fresco (15°C) nelle calde giornate estive, mentre a 18-20°C in inverno.

Perfetto con carni di maiale e con il formaggio.

 

BOX ESPERTO

Val di Miez, Cantina Roncùs

Merlot e cabernet franc da vigne vecchie di 40 anni coltivate da Marco, l’attuale proprietario, a regime biologico. Macerazione lunga, fermentazione spontanea con lieviti indigeni e malolattica svolta completamente. Poi affina in botte grande di rovere francese per 18 mesi.

Un rosso riserva prodotto in pochissime bottiglie, che ha struttura e potenza, balsamicità, molto frutto ma anche note erbacee. Al palato si impone per l’eleganza.

Perfetto da bere ora, ma se dimenticato in cantina riserva piacevoli sorprese tra qualche anno…

Si può partire dai formaggi stagionali ma può essere bello spingersi oltre nell’abbinamento, per via dei tannini importanti e setosi di questo rosso, fino a carni cucinate a lungo, come la guancetta di vitello con porri e patate.

 

Extra Brut, Abate Nero

L’essenza dell’azienda: in questa bottiglia si apprezza appieno lo chardonnay (100%) senza alcuna influenza zuccherina. Una bollicina profonda, alpina, fresca e mai banale. Tradizionale vinificazione in bianco con spremitura soffice delle uve e prima fermentazione in acciaio. Presa di spuma e permanenza sui lieviti per quasi 2 anni.

La sua eleganza si manifesta sin dall’inizio: ecco il perlage fine, note di agrumi e leggeri tocchi esotici, uniti a note floreali di montagna. In bocca è un tripudio di freschezza quasi infinita e ha un bel finale sapido, richiamo forte del territorio.

Semplicemente perfetto come aperitivo, provatelo anche con antipasti freddi o crudi di mare.

Tintilia Opalia, Campi Valerio

Il nome deriva dalla dea di buon augurio alla vendemmia.

Cavallo di razza per la denominazione, questa Tintilia rende il calice serio sin dal colore impenetrabile, rosso rubino intenso. Apripista sono profumi di more, di frutti di bosco, di rovo, di spezia leggermente piccante; ma poi anche radice di liquirizia su un fondo di vaniglia. Armonioso, materico e ricco di personalità. Affina 2 anni in barrique.

È splendido compagno delle più belle cene in compagnia dei piatti della cucina italiana a base di carne e sughi importanti.

 
donne del vino

Le selezioni di febbraio – donne del vino

WINE BOX DI FEBBRAIO: grandi donne del vino

donne del vino

Tappa #23

Scelta dalla sommelier Simona Geri

febbraio 2020

 

Balestri Valda, Soave (VR)

Nel cuore del Soave Classico, la storia della cantina inizia con Guido Rizzotto. Da quando ha 22 anni, oggi è la giovanissima figlia Laura a portare avanti Balestri Valda con personalità, amore estremo per l’ambiente e idee sempre nuove. Seguendo i principi dell’agricoltura biologica, producono 8 vini, hanno una bellissima cantina – autonoma dal punto di vista energetico -, un frutteto con antiche varietà in via di estinzione e le api, grande chiodo fisso di Laura. Il suo obiettivo è dimostrare che è possibile essere sostenibili senza rinunciare alla qualità dei prodotti e alla bellezza del paesaggio.

Cantine Greco, Torretta di Crucoli (CR)

L’azienda nasce negli anni Cinquanta.

Il primo frantoio era nel garage di casa e oggi, sebbene Cantine Greco abbiano fatto molta strada da allora, la conduzione resta decisamente familiare. Oggi l’azienda è portata avanti da Enza, la giovane di casa, che si occupa di tutto ciò che serve: dalla vendemmia alle vendite, passando per il marketing, con l’entusiasmo di chi è tornato in Calabria perché si è reso conto che non poteva vivere lontano dalla sua terra.

Lefiole, Montalto Pavese (PV)

“Lefiole” è il termine affettuoso per indicare le ragazze. La storia della cantina inizia nel 2016 quando Elisa e Silvia decidono di dare corpo al sogno di famiglia di avere una vera e propria cantina. I loro 12 ettari di vigneto si trovano nell’Oltrepò Pavese, a Montalto Pavese, a 400 m di altitudine. Selezionano le uve con cura estrema, raccogliendole a mano a piena maturazione. Due le etichette prodotte, con 4000 bottiglie ciascuna. Sin dalla prima vendemmia il loro Pinot nero e il Pinot grigio hanno ricevuti ottimi pareri della critica.

Marilena Barbera, Menfi (AG)

Marilena torna a Menfi dopo 15 anni di studio e lavoro lontano dalla sua terra, richiamata da un legame viscerale con la Sicilia. Riprende l’azienda del padre e inizia a fare il suo vino, custodendo la tradizione e interpretandola con creatività. Pratica l’agricoltura biologica, nel massimo rispetto del terroir: in vigna non fa uso di erbicidi, di fertilizzanti chimici o prodotti sistemici. In cantina solo fermentazioni spontanee e pratiche enologiche non invasive, prestando attenzione estrema alla personalità delle uve. I suoi vini sono il distillato di un territorio, interpretato dalla forza delle idee di una vignaiola visionaria.

BOX ENTUSIASTA

Soave Classico, Balestri Valda

Uve Garganega, autoctone del territorio, per un vino giallo paglierino di media intensità. Profumi prevalenti di frutta a polpa bianca e gialla: pesca bianca e ananas su tutti. Leggere note floreali di gelsomino e un sentore di scorza di pompelmo candita e mandorla sul finale.

Al palato ha un buon corpo, è equilibrato e la nota sapida presente invoglia al sorso successivo. Scorrevole, fresco, di ottima persistenza.

Abbinamento: perfetto per piatti di pesce, provatelo in particolare con spigola all’isolana.

Cirò Patia Rosato, Cantine Greco

100% Gaglioppo vendemmiato a mano e macerato a freddo sulle bucce per 12 ore a 8° C, in pressa. Di un bel rosa buccia di cipolla. Profumi di melograno, fragolina di bosco, rosa, erbe mediterranee (soprattutto rosmarino!). Al palato è fresco, il sorso molto scorrevole e decisamente beverino. Chiude con gradevole nota sapida in un finale di buona persistenza.

Abbinamento: servitelo alla temperatura 8-10° C, con un’insalata calda di mare.

Pinot grigio, Lefiole

Uve 100% Pinot grigio dell’Oltrepò Pavese vendemmiate a mano, pressate in maniera soffice e affinate 6 mesi in acciaio per un vino dal colore giallo intenso tendente al dorato con lievi riflessi ramati. All’olfatto profumi di fiori bianchi (gelsomino e ginestra), frutta a polpa gialla (albicocca, pesca) e note di frutta tropicale (papaja). Sentore delicato di cipria sul finale. Al palato è caldo, morbido con un’ottima freschezza.

Il sorso è pieno ed elegante e richiama il frutto esotico. Piacevole nota sapida sul finale e buona la persistenza.

Abbinamento: è molto versatile: perfetto anche come aperitivo o per accompagnare il piatto principale. Provatelo assieme a un risotto con gamberetti e zucchine.

BOX ESPERTO

Ciàtu, Cantine Barbera

Uva alicante in purezza, da una vigna vecchia di 18 anni, fatta macerare sulle bucce, in tino e fermentare sui lieviti selvaggi.

Rosso rubino intenso quasi impenetrabile. Al naso ecco profumi di frutti rossi a bacca nera matura, ribes nero e mora su tutti. Ma poi sottobosco e una lieve nota di pepe nero.
Al palato è fine, elegante, morbido ma sorretto da una freschezza semplicemente perfetta. I tannini sono setosi, richiama il frutto con una nota di tamarindo nuova, non percepita all’olfatto.
Bellissima la nota salina sul finale.
Questo è un vino sensuale, che alla cieca (a parte per il colore) può essere scambiato con un Pinot Noir della Borgogna. Lungo il finale.

Abbinamento: coniglio in salsa verde.

Cirò il Pagano Rosso Superiore, Cantine Greco

Uve 100% Gaglioppo vendemmiate a mano con accurata selezione dei grappoli, affinato e sottoposto a fermentazione malolattica in barrique di secondo passaggio. Vino dal colore rosso rubino. All’olfatto il bouquet è intenso: dominano i frutti a bacca rossa e nera, la fragolina di bosco, ribes e mora matura; lieve speziatura. Al palato è molto fresco, il richiamo è al frutto presente, i tannini giovani ma bene integrati. Il sorso pieno e corposo e darà ancora più soddisfazione con il passare degli anni.

Abbinamento: perfetto con carni e formaggi. Provatelo con tagliatelle al ragù di piccione o spezzatino di manzo. Servire a 16-18 gradi.

Recioto di Soave Spumante, Balestri Valda

Dai migliori grappoli di Garganega dell’azienda, appassiti naturalmente fino a febbraio.

Giallo paglierino tendente al dorato, perlage fine e di buona persistenza. All’olfatto ecco profumi di pesca bianca, frutta secca (uva passa, mandorle, noci…), assieme a sentori di scorza di agrumi candita. Al palato è molto delicato, morbido e sorretto da una buona spalla acida; richiama la pesca e gli agrumi già avvertiti al naso.

Abbinamento: ottimo in accostamento ai dolci in tutte le occasioni di festa. Provatelo con piccola pasticceria secca, pandoro e panettone. Servitelo a 7-8 gradi.

 
Vini e acqua

Le selezioni di novembre – fiume lago mare

WINE BOX DI novembre: fiume, lago, mare

Vini e acqua

Tappa #20

Scelta dal sommelier Massimo Marchesi

novembre 2019

 

Cantina Di Sante, Monleale (AL)

Tommaso Di Sante ha la fortuna di vivere e coltivare la vite in uno dei luoghi più belli e geograficamente fortunati del nostro paese. Le colline che uniscono Fano a Pesaro corrono per 15 km guardando, pacifiche e rigogliose, l’Adriatico. 

Le sue vigne sono esattamente sotto l’eremo di Monte Giove, in località Carignano, all’interno della Denominazione Colli Pesaresi e soprattutto della DOC Bianchello del Metauro, il fiume celebre per la battaglia fatale ai cartaginesi durante le guerre puniche.

L’azienda è completamente coltivata col metodo biologico e il terreno prevalentemente tufaceo.

I vitigni sui quali l’azienda appoggia le sue radici sono Sangiovese, Montepulciano e naturalmente Biancame (Bianchello), forse il più tipico della zona. Negli ultimi anni sono stati piantati e messi a produzione anche vitigni internazionali come Merlot, Cabernet Franc, Cabernet Sauvignon, Chardonnay e Sauvignon.

Cantina Stefanoni, Montefiascone (VT)

Il lago di Bolsena visto dall’alto rivela in modo lampante la sua origine vulcanica, avendo una forma quasi perfettamente ovale. Si è formato infatti dopo lo sprofondamento di un cratere circa 300 mila anni orsono. La Cantina Stefanoni coltiva i suoi vigneti dislocati in diversi appezzamenti a Montefiascone, beneficiando da un lato dell’escursione termica che il lago garantisce nei mesi estivi, quando l’uva giunge a maturazione, e dall’altro del suolo di origine vulcanica che, soprattutto a Colle dei Poggeri, arricchisce di struttura e scheletro minerale i vini.

A capitanare l’azienda è Stefano che, insieme al figlio Francesco, produce una gamma di vini che parte da uno Spumante metodo Classico a base Trebbiano Giallo (localmente chiamato Roscetto), passa per il classico Est! Est!! Est!!! prodotto in 2 versioni, per approdare ai due vini che ho proposto nelle Box: un Moscato Secco e un taglio di vitigni internazionali.

Azienda vitivinicola Contini, Cabras (OR)

Contini è un’azienda storica in Sardegna: da sempre accompagna il suo nome alla produzione della Vernaccia di Oristano, un vino tanto unico nel metodo di produzione (Solera con botti scolme e Flor) quanto raro da trovare fuori dell’isola. I vigneti aziendali sono del tutto particolari, infatti si trovano ad un’altitudine di pochi metri sul livello del mare e dislocati tra la penisola del Sinis e la parte finale della valle del Tirso, sempre a ridosso della costa. I terreni hanno struttura calcarea con frazioni argillose e ciottolose. Queste caratteristiche danno ai vini, sia bianchi che rossi, una grande componente sapida e una struttura che li rende adatti alla maturazione in bottiglia anche per molti anni. L’altro vitigno (raro e affascinante) che viene coltivato e può dare il meglio di sé solo con queste condizioni pedoclimatiche è il Nieddera, un’uva a bacca rossa tanto fruttata, se vinificata per essere consumata giovane, quanto capace di maturare terziari intensi e variegati, se lasciata invecchiare in botte e bottiglia.

BOX ENTUSIASTA

Bianchello del Metauro “Giglio” – Cantina Di Sante

Il Biancame (vitigno che è alla base del Bianchello del Metauro) è un’uva molto produttiva, parente stretta del Pagadebit di Romagna; i vini che si producono storicamente sono freschi, di facile beva e da consumarsi giovani. Tommaso Di Sante ha deciso di risalire il fiume, controcorrente, andando a ripescare un clone molto antico e molto meno produttivo di Biancame per produrre un bianco di grande espressività territoriale, sapido, fresco e di ottimo corpo, che sfrutta a pieno il terreno tufaceo su cui sorge. Io, per motivi di cuore, sono molto legato a questo vino (quasi sconosciuto fuori dalla provincia di Pesaro) e ho un piacere immenso a farlo conoscere in quella che penso sia la sua versione in assoluto più riuscita.

Abbinamento: grigliata di pesce alla fanese (irresistibile con l’aggiunta di una leggera impanatura, localmente chiamata “rustita”), tutti i primi di pesce in bianco e pesci delicati come la sogliola e ovviamente il fritto.

Lazio Rosso “Fanum” – Cantina Stefanoni

Un esempio sapiente di taglio tra vitigni internazionali valorizzato dalle uniche condizioni che Montefiascone regala. I 2 vitigni più utilizzati sono il Cabernet Sauvignon e il Syrah (entrambi 40%) accompagnati dal Merlot per il restante 20%. Ciascuno è vinificato singolarmente e poi assemblato prima della maturazione in legno (barrique e tonneau) e rispettivamente danno vegetalità, speziatura e frutto. 

Il passaggio in legno esalta la speziatura già conferita dal Syrah per un vino caldo e di grandissimo equilibrio dove la mineralità del terreno bilancia le morbidezze.

Abbinamenti: una faraona al forno con castagne e funghi potrebbe rivelarsi un abbinamento esplosivo e quasi perfetto.

Vermentino di Sardegna “Tyrsos” – Contini

Vino paradigmatico del territorio e del vitigno che lo vanno a creare. I terreni sono quelli della valle del Tirso e in parte dell’alto Campidano, con prevalenza sabbiosa e alluvionale, e una parte vulcanica. Il naso è caratterizzato da note di frutta giovane come pera e agrumi alle quali si accompagnano note di erbe aromatiche e iodate. 

In bocca ha ottima struttura pur concedendosi a una beva facile dove sono ancora la freschezza e la sapidità a spiccare.

Il vino affina solamente in acciaio dopo una vinificazione a temperatura controllata.

Abbinamenti: compagno ideale di primi piatti con conchiglie di mare (in bianco), crudità di pesce e notevolissimo come aperitivo.

BOX ESPERTO

Colli Pesaresi Sangiovese “Timoteo” – Di Sante

Il bisnonno Timoteo di Sante fu il primo a coltivare la vite e a produrre il vino in famiglia. Questo Sangiovese è un omaggio non solo a lui ma soprattutto ad un modo di fare il vino volto a valorizzare, oggi come un tempo, le caratteristiche essenziali del vitigno più importante del centro Italia. La resa è al massimo di 2,5 kg a pianta e il terreno è pienamente tufaceo.

Al naso il frutto è riconoscibile immediatamente, prugna e ciliegia, ma quello che mi fa impazzire del profumo di questo vino è la schiettezza della nota animale di cuoio e la spiccata balsamicità che lo rendono allo stesso tempo complesso e di beva facilissima.

Abbinamenti: parla il cuore: costine di maiale al forno con le olive fresche! O grigliata di agnello con patate al forno.

Lazio Moscato Secco “Colle dei Poggeri”  – Stefanoni

Il Colle dei Poggeri è un terreno posto a 400 metri d’altitudine, con una conformazione completamente vulcanica a ridosso del lago di Bolsena. L’esposizione a sud della vigna e l’escursione termica data dalla vicinanza al lago – oltre naturalmente al suolo vulcanico – rendono questo vino aromatico del tutto peculiare.

Le note di miele, fiori e uva bianca tipiche del moscato e inconfondibili sono addirittura sorpassate da quelle minerali in una fusione che ricorda i grandi aromatici del Reno (con le dovute cautele). 

L’esasperata ricerca di trarre il meglio dalle componenti aromatiche del vitigno si manifesta nella tecnica di vinificazione che prevede un contatto a freddo (5 gradi) con le bucce prima di una lentissima fermentazione alla temperatura quasi proibitiva di 13 gradi.

Una chicca, figlia della giusta scelta del terreno e della caparbietà di Stefano e Francesco.

Abbinamenti: almeno un bicchiere va bevuto da solo senza abbinamenti per godere della finezza e della fresca mineralità del vino. Ottimo con crostacei e cibi dolcemente speziati come quelli delle cucine asiatiche, in particolare quella indiana.

Isola dei Nuraghi Rosso “Barrile”  – Contini

Un vino con caratteristiche ben distinguibili e dovute a molteplici fattori. Innanzitutto le viti di Nieddera (con una piccola percentuale di altri vitigni autoctoni come il Caddiu) sono coltivate ad alberello e sono tutte molto vecchie. Questo limita la produzione per ettaro a soli 65 quintali quasi senza bisogno interventi di potatura. Inoltre il terreno è collocato a pochi metri sul livello del mare e a pochissima distanza dalla costa: gode così di un clima ventilato e poco piovoso, che regala salubrità alle uve dando struttura grazie alla componente sabbioso-alluvionale del suolo.

La vinificazione prevede una macerazione sulle bucce non inferiore ai 10 giorni ed un sapiente affinamento in legni di diversa dimensione per un minimo di 12 mesi ed una lunga permanenza in bottiglia. Il risultato è un vino morbido, caldo e concentrato che privilegia i sentori di marmellata e la speziatura dolce che col tempo diventa la componente predominante.

Abbinamenti: non riesco a vederlo lontano da formaggi a pasta dura molto stagionati perché riescono a tirar fuori nuova forza da un vino già portentoso. Ottimo anche con gli umidi di cacciagione, soprattutto cinghiale.

 
Stefano e Francesco Stefanoni

Cantina Stefanoni – Lazio

La storia della nostra cantina inizia al principio degli anni 50 e viene tramandata poi di padre in figlio. La nostra linea è e sarà sempre quella di migliorare la qualità mantenendo le caratteristiche tipiche dei nostri vini, valorizzando i vitigni autoctoni della nostra terra.

Io ho iniziato portare avanti questa passione
di famiglia negli anni Novanta, cercando nuove soluzioni per alzare la qualità
della produzione. Da sempre coltiviamo i
vitigni autoctoni
e non ci siamo mai convertiti a quelli internazionali.
Uno dei più importanti della zona è il Roscetto (Trebbiano giallo), coltivato
in un vigneto sperimentale impiantato in collaborazione con l’Università di
Perugia. Da quest’uva nasce il Colle de’ Poggeri Roscetto, il nostro vino di
punta perché rappresenta appieno l’azienda e questo territorio. È un vino in
continua evoluzione, al quale teniamo molto. In generale, ci piace pesare che i
nostri vini siano speciali non solo perché provengono da piante che crescono su
una terra speciale ma anche perché riposano all’interno della stessa terra,
nella cantina scavata nel cuore del paese.

Negli ultimi anni imbottigliamo il Roscetto in
purezza anche nella versione spumante, fatto con la voglia di creare un
prodotto di nicchia: 2500 bottiglie l’anno, rigorosamente Metodo classico, 24
mesi di sosta nella nostra cantina storica.

Già dal 2011 in azienda si è unito mio figlio Francesco, che oggi ha 28 anni, innamorato della campagna e di ogni aspetto di questo lavoro difficile. Quello che è cominciato come un impegno nei confronti della famiglia, consapevole che qualcuno prima di lui aveva faticato per creare qualcosa che durasse nel tempo è diventata una passione (quasi un’ossessione…), una ricerca continua di fare sempre meglio, a piccoli passi, senza mai perdere la curiosità, quella stessa che nel tempo lo ha portato a fare alcuni errori ma che tante volte volte ha reso fiero e soddisfatto lui e me.

Vogliamo portare avanti l’azienda in modo
serio, senza mai cadere nel compromesso, nella cattiva abitudine della strada
più veloce. Mio figlio non spera di ingrandire l’azienda a dismisura ma sogna di tenerla piccola e di essere sempre
pienamente partecipe della nascita del proprio vino
. Vuole continuare a lavorare
la terra nel rispetto di chi ci sta vicino e di chi verrà dopo di noi.

Stefano Stefanoni, con il figlio Francesco

piccoli terroir

Le selezioni di ottobre – piccoli terroir grandi vini

WINE BOX DI ottobre: piccoli terroir, grandi vini

piccoli terroir

Tappa #19

Scelta da Guido Beltrami

ottobre 2019

 

Vigneti Massa, Monleale (AL)

La secolare storia dell’azienda Vigneti Massa, azienda in quel di Monleale sui Colli Tortonesi, si condensa oggi in quella dell’attuale proprietario Walter, nella sua totale dedizione all’azienda di famiglia. La genialità di Walter nel rendersi conto di quanto il Timorasso potesse essere vitigno base per un grande vino fa il pari con la sua determinazione per portare avanti e diffondere questo straordinario bianco dapprima al di fuori della sua zona, poi della regione e infine oltre ai confini nazionali. Stesso metro e dedizione che Walter applica per Barbera, Croatina e Freisa, che cerca da sempre di vinificare nella maniera più nobile possibile. La storia di Walter è strettamente legata a quella del suo territorio, dove con atteggiamento da “faro” si sta impegnando assieme a molte aziende “verticali” come la sua, per legare in maniera indissolubile il Timorasso ai Colli Tortonesi: Derthona è l’appellativo che sempre di più dobbiamo imparare e conoscere per identificare il Timorasso nel suo terroir d’elezione.

Fiorano, Cossignano (AP)

La storia dell’Azienda Agricola Fiorano è una moderna storia di successo, enologicamente parlando. Paolo e Paola, professionisti in una grande metropoli, decidono di seguire il loro sogno di azienda agricola e agriturismo, e per farlo scelgono – innamorandosene – un territorio straordinario come il Piceno, e una parte dello stesso ancor più straordinaria: Cossignano e i comuni limitrofi. La loro capacità e la loro determinazione non hanno tardato a dare i loro frutti: dopo neanche vent’anni è un luogo meraviglioso, dove la sinuosità delle colline coltivate a vigna e olivo bastano da sole ad appagare i sensi. I vini, manco a dirlo, sono di altissimo livello: dal grande lavoro sull’autoctono Pecorino, di grande qualità con regolarità disarmante, probabilmente nel suo terroir più vocato, a rossi base Sangiovese e Montepulciano dall’eccezionale eleganza ed equilibrio.

Le Calle, Cinigniano (GR)

Le Calle è il prototipo dell’azienda agricola a 360°, modello oramai rarissimo ma espresso in maniera assolutamente al passo coi tempi: viticoltura, olivicoltura, seminativo, allevamento, agriturismo e tutto ciò che ne deriva, isola felice con orgoglio condotta da Riccardo Catocci e dalla sua famiglia nella maremma interna alle pendici dal Monte Amiata.

Ecosistema dove il contatto con la natura ti riporta all’essenza del concetto di coltivazione, e dell’eccellenza delle produzioni artigianali. I vini aziendali non fanno eccezione: Vermentino e Sangiovese soprattutto, favoriti da terreni generosi e dal microclima favorevole che il mare da una parte e l’Amiata dall’altro concorrono a creare.

Torre degli Alberi, Ruino (PV)

La storia dell’Azienda Agricola Dal Verme è quella di una realtà famigliare fortemente radicata nel territorio: siamo nella località Torre Degli Alberi, nel comune di Ruino, nell’alta collina dell’Oltrepò Pavese. Qui l’azienda da decenni rappresenta un punto fermo della vita del territorio, con diverse attività in ambito di agricoltura e allevamento, tutte rigorosamente da sempre in regime biologico, portate avanti da Camillo e Filippo, assieme ai rispettivi figli Giacomo e Luchino. L’ultima, quella vitivinicola, si è concretizzata negli ultimi dieci anni ed è una dimostrazione di chiarezza d’idee: Pinot Nero piantato a quasi 600 metri d’altitudine su terreni aziendali con esposizione sud per la produzione esclusiva di bollicine. Oggi Torre degli Alberi rappresenta l’apice, geograficamente parlando, di una denominazione che sta spingendo sempre di più nella direzione del metodo classico.

BOX ENTUSIASTA

Petit Derthona – Vigneti Massa

Il Petit Derthona si presenta come il fratello più piccolo del Derthona, e cerca da buon secondogenito di trovare la sua strada e le sue caratteristiche peculiari: sempre uve Timorasso al 100%, con pressature più energiche e provenienti esposizioni più fresche, le macerazioni sono più limitate. Al naso presenta frutto a polpa bianca marcato e una buona mineralità. In bocca raggiunge l’equilibrio più rapidamente e si offre al consumo da giovane, con buona struttura, freschezza e grande beva.

Abbinamenti consigliati: salumi e formaggi freschi, primi piatti a base di verdure.

Pecorino Offida DOCG Donna Orgilla – Fiorano

Il Pecorino, a discapito della sua enorme diffusione negli ultimi dieci anni, non sempre in versioni di alto profilo, è un grande vitigno a bacca bianca, e la zona dove Fiorano lo coltiva è certamente una delle più interessanti. Vino simbolo tra i vini aziendali, raccolto a piena maturità e vinificato in acciaio a temperatura controllata, Donna Orgilla è un Pecorino tipico e originale al tempo stesso: tipico nelle note di frutta matura, esotica e minerali, originale nella bocca opulenta, di grande struttura, ma al contempo perfettamente equilibrata e snella. Sorprendente nell’affinamento in bottiglia.

Abbinamenti consigliati: formaggi a media e lunga stagionatura, crostacei, zuppe di pesce.

Montecucco Rosso DOC  – Podere Le Calle

Il Sangiovese è uno dei vitigni più diffusi nel nostro paese, ma è anche straordinariamente diverso a seconda delle condizioni pedoclimatiche nelle quali è coltivato. La DOC Montecucco è sicuramente una delle meno conosciute e più interessanti. Situata ai piedi del Monte Amiata, l’Azienda Agricola Le Calle verso l’interno vede Montalcino, con vini nobili e fini, e verso il mare vede la costa maremmana con vini invece più concentrati e potenti. Credo che i Sangiovese di Riccardo siano un’ottima sintesi tra le due condizioni, e che il Campo Rombolo esprima in maniera eccellente queste caratteristiche. Sangiovese 90% e Ciliegiolo 10%, vinificazione in acciaio con macerazioni medio-lunghe. Al naso ciliegie mature e spezie, in bocca la grande struttura e il tannino fine ma vigoroso rende la beva armonica e molto lunga.

Abbinamenti consigliati: Coniglio in umido, zuppe di legumi.

BOX ESPERTO

Croatina Colli Tortonesi Pertichetta – Vigneti Massa

Dichiarare che la Croatina può essere un grande vitigno per vini da invecchiamento per alcuni potrebbe essere scioccante. Chi come me ha conosciuto questo vitigno nelle sue espressioni meno nobili ha dovuto assimilare lentamente il contrario, cioè che la ricchezza polifenolica e l’eleganza delle sue caratteristiche sensoriali possono dare vita a vini davvero sensazionali. Forse proprio per questo ne sono così appassionato e affascinato. Fortunatamente in tutte le aree dove questo vitigno è coltivato esistono grandi interpreti. Vigneti Massa è una di queste realtà: la Croatina Pertichetta si apre subito importante al naso, con le note erbacee che si sono fatte balsamiche, eteree ed ematiche (se mi si consente il termine, che individua eleganti sensazioni minerali), in bocca la struttura è importante, il tannino ben levigato e il fin di bocca elegantissimo.

Abbinamenti consigliati: stufati, arrosti, formaggi stagionati.

Marche Rosso Ser Balduzio – Fiorano

Che il Montepulciano possa essere un grande vitigno da invecchiamento lo sappiamo, o comunque talvolta ce ne siamo accorti. Che però possa esprimersi con al contempo la potenza e la finezza del Ser Balduzio di Fiorano, ci lascia stupefatti. La cura di Paolo e Paola per questo vino si vede tutta ed è incredibilmente costante negli anni: uve 100% Montepulciano da vigne vecchie, fermentazione in acciaio con lunghe macerazioni e affinamento in botti di rovere da 10 hl di Slavonia per circa 3 anni. Al naso è confettura di ciliegia, smalto, cuoio e tabacco, in bocca grande struttura e morbidezza, tannini maturi e ben integrati, per un finale lungo ed elegantissimo.

Abbinamenti consigliati: carni alla griglia, arrosti.

Oltrepò Pavese Pinot Nero Metodo Classico DOCG Pas Dosè – Torre degli Alberi

Si dice che gli spumanti Pas Dosé mostrino in maniera più autentica e naturale le caratteristiche di un vino spumante: in effetti l’assenza di zucchero nella cosiddetta “liquer d’expédition” non altera con sensazioni di morbidezza quelle che sono le caratteristiche intrinseche del vino, e spesso proprio per questo sono le migliori cuvée quelle riservate ai dosaggi zero. L’Oltrepò Pavese Metodo Classico Pinot Nero Pas Dosé di Torre degli Alberi non fa eccezione. Al naso il frutto è maturo e accompagnato da note fini di pasticceria che raccontano i 36 mesi sui lieviti. Decisa e robusta la struttura, ben equilibrata da un’acidità non tagliente che, nonostante la quota di coltivazione, viene ingentilita dalle fermentazioni malolattiche a cui i vini vengono lasciati andare incontro nella fase di vinificazione.

Abbinamento consigliato: lardo o salame, fritture, pesci grassi.

 
Sommelier Wine Box

Le selezioni di marzo – il meglio di un anno assieme

WINE BOX DI marzo: il meglio di un anno assieme

Sommelier Wine Box

Tappa #12

Scelta dai nostri clienti,

marzo 2019

 

Murgo (CT)

Una tappa obbligatoria di un giro d’Italia alla ricerca di bollicine è la Sicilia e in particolare l’Etna: un grande territorio di grandi vini, sotto l’occhio del ciclone per l’esplosione sui mercati nazionali e internazionali delle sue eccellenze enologiche.

Siamo in Sicilia, a due passi dal mare, ma in realtà siamo in montagna sopra a un vulcano, a 800 mt di altitudine. Tutti questi ossimori (sud e montagna, altitudine e mare) fanno impazzire il palato e la stessa emozione la comunicano i vigneti centenari che si inerpicano fino alle pendici del vulcano.

Nel 1981 il barone Emanuele Scammacca del Murgo decide di trasformare le proprietà terriere di famiglia in moderne aziende agricole e negli anni successivi si uniscono in questa impresa anche i suoi figli e i suoi fratelli. Attualmente i vigneti sono dislocati presso le tre tenute: San Michele, Gelso Bianco e La Francescana.

Nel 1982 viene imbottigliato il primo Etna Rosso e nel 1990 il primo spumante Metodo Classico Murgo Brut.

Murgo è oggi il punto di riferimento per i metodi classici di tutta la zona, ma anche espressione stilistica in grado di scavalcare i confini regionali.

Fontanabianca (CN)

Fontanabianca è una piccola grande azienda di Langa, fondata in contrada Bordini dal nonno di Matteo, l’attuale responsabile, nel 1969. Ai tempi del nonno si vendevano le uve e il vino sfuso, poi – a causa di una sua brutta malattia – le redini passano al papà di Matteo, che inizia a rinnovare la cantina. Dal 1985 inizia il grande percorso di qualità, con le prime vendite all’estero. 

Ecco cos’è Fontanabianca per Matteo: “Da un paio d’anni mio padre mi ha lasciato sempre più spazio in azienda. Da lì ha preso vita il progetto di fare un Metodo Classico, anche su insistenza di alcuni miei amici: sono loro che hanno registrato il nome del vino, Classe 91, il nostro anno di nascita. Ora vogliamo ristrutturare la cantina per garantire un’offerta migliore ai nostri ospiti. È bello pensare che anche mio fratello più piccolo abbia intrapreso gli studi in enologia: la speranza è che si fermi in azienda e che la famiglia Pola continui a coltivare questa passione e a promuovere i vini di Fontanabianca nel mondo”.

Le Fraghe (VR)

Poco lontano dalle rive del Garda si distende l’azienda agricola di Matilde Poggi e della sua famiglia. Terza di sei fratelli, coltiva le vigne e produce i suoi vini a Cavaion Veronese, nel cuore del Bardolino.

Cresciuta nel mondo del vino, sin da piccola dopo la scuola, aiutava a vendemmiare e immaginava le vigne andare in letargo in inverno per risvegliarsi in primavera. Da sempre è affascinata dalla terra – quell’universo semplice e grandioso che avanza a ritmo di danza – e presto si fa strada in lei la volontà di prenderne parte attiva.

Negli anni ottanta è tra le poche donne in prima linea nel mondo del vino.

Matilde lavora in modo sperimentale, testando varietà, sistemi di allevamento e uvaggi, animata dal coraggio di interpretare il territorio in modo indipendente, nel rispetto di una terra che sente di dover preservare per gli uomini di domani.

BOX ENTUSIASTA

Murgo Brut – selezionato nella tappa #3 da Andrea Galanti

Icona di Murgo che non potevo non scegliere per voi. 100% nerello mascalese, più di due anni di rifermentazione in bottiglia.

Colori vivaci e giovani tendenti a un giallo paglierino, perlage fine ed elegante. Al naso sentori agrumati e di fiori freschi e note iodate; in bocca grande freschezza e finale sapido tipico del territorio vulcanico.

Primo Metodo Classico dell’Etna e punto di riferimento per tutta la denominazione, nonché vino a cui il sommelier Andrea Galanti (che l’ha selezionato) è particolarmente affezionato perché -dice- “ogni calice mi fa sognare quella mitica terra”.

Abbinamento: provatelo con il pesce crudo…

Arneis, Fontanabianca – selezionato nella tappa #2 da Gabriele Scalici

C’è un ragazzaccio tra i vigneti del Piemonte: “t ses propi n’arnèis” si dice quando si incontra una persona bizzarra e ribelle, ma anche simpatica e gioviale. L’arneis è così: il suo carattere difficile gli ha fatto rischiare l’estinzione, per le basse rese e la bassa acidità. 

Dagli anni ‘70 per fortuna si assiste alla sua riscoperta: le ambizioni non mancano e le capacità neppure. Con il suo Arneis, Fontanabianca propone una versione ricca di questo vino, molto sapida e profumata: agrumi, fiori bianchi e pera accompagnano il sorso, scandito da precisi ritorni fruttati.

Abbinamento: partner perfetto per aperitivi o pranzi leggeri a base di pesce o verdure.

Bardolino Chiaretto Rodòn, Le Fraghe – selezionato nella tappa #0 dai Tre moschettieri (Fiorini, Boninsegna, Scandogliero)

Si presenta a noi vestito di un bel rosa di media intensità, quasi brillante, frutto della macerazione a bassa temperatura. Portato al naso ci affascina con un palcoscenico olfattivo fragrante e a tocchi anche minerale: piccola frutta rossa come il ribes, il mirtillo e la ciliegia incontrano note floreali molto gradevoli (viola mammola, cenni di glicine, fiori d’arancio). Il sapore è sapido, fresco e dal tannino bene in assetto con un alcol che non disturba e, anzi, ne rafforza la piacevolezza. Sapido e a tratti minerale, non è mai eccessivo, a definire un palato piacevole e che sorprende per la persistenza. Non fatevi ingannare dal colore: questo Rosé ha forza e carattere da vendere!

Da bere a una temperatura consigliata di 10/12 gradi.

Abbinamento: si abbina bene con pasta, carni bianche e verdure ma dichiara il suo amore incondizionato al pesce.

BOX ESPERTO

Murgo Brut Rosé – selezionato nella tappa #3 da Andrea Galanti

Icona di Murgo: impossibile non sceglierlo. 100% nerello mascalese attentamente selezionato, più di 2 anni di rifermentazione in bottiglia. Breve macerazione sulle bucce per questo Metodo Classico di grande acidità, con una mineralità vulcanica che contraddistingue tutti i prodotti di Murgo. 

La leggera macerazione sulle bucce che dona a questo Rosé un colore attraente, di un rosa tenue e dal perlage molto fine. Al naso, profumo di pompelmo e rosa; alla bocca grande personalità, con acidità e sapidità che fanno da protagoniste.

Abbinamento: si presta ad interessanti abbinamenti: provatelo con un salmone all’aneto…

Brut Classe 91, Fontanabianca – selezionato nella tappa #2 da Gabriele Scalici

Quando si parla di spumante la mente vola su immagini di festa e il Piemonte è famoso per questo suo figlio prediletto, una tradizione che ormai fa parte del nostro patrimonio culturale. Tuttavia è stato il desiderio di bollicine secche a trasformare la concezione stessa di spumante italiano, fino a pochi anni fa relegata solo ad alcune zone, specialmente del nord Italia. Da qualche tempo abbiamo la fortuna di gustarne da ogni regione italiana con punte di eccellenza prima impensabili. 

Il Piemonte, anche qui, dice la sua: la produzione di spumante secco si concentra nelle Langhe e nell’uva chardonnay. E non è una moda passeggera: in Langa ci sono esempi di spumantizzazione di altissimo livello.

Il Brut Classe ’91 di Fontanabianca ne è un esempio: la sua bollicina fine insiste sulla delicatezza del sorso, sulla grandissima prontezza di una beva equilibrata e sull’affabilità del naso. Morbido e forbito, ha un unico piccolo “difetto”, tipico delle buone bottiglie: finisce sempre troppo presto!

Abbinamento: proponetelo liberamente dall’antipasto al secondo.

Bardolino, Le Fraghe – selezionato nella tappa #0 dai Tre moschettieri (Fiorini, Boninsegna, Scandogliero)

Un vino che si presenta vestito di un bellissimo rosso rubino, vivo e teso, frutto di una lavorazione delle uve che parte sin dal vigneto. Portato al naso sprigiona eleganza e intensità allo stesso tempo: se ti aspetti territorio e interpretazione qui trovi Bardolino! Si concede subito con note floreali, rosa canina e viola, e di frutta (mirtillo e fragoline di bosco). Questo vino va scoperto poco a poco, e quindi compaiono pepe, note di grafite e cenni vegetali, che chiudono l’esperienza olfattiva in modo composto e gradevole. Al palato si presenta in linea con quello che ha dichiarato agli occhi e al naso: composto, moderatamente alcolico e con una bella trama tanninica sul finire, molto piacevole. È un vino che si fa apprezzare per il suo carattere generoso. Da bere a una temperatura consigliata di 14/16 gradi.

Abbinamento: in tavola il suo abbinamento perfetto è con primi piatti a base di carni bianche e secondi di carne a penna.

 
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Sommelier Wine Box

Il meglio di un anno assieme

Tappa #12

La tappa #12 di Sommelier Wine Box (marzo 2019) è stata una tappa speciale, in cui abbiamo celebrato il primo compleanno di Sommelier Wine Box proponendo tre cantine tra le più amate dai nostri clienti: è stato come ritrovare un vecchio amico, rileggere un grande libro, tornare a casa.

È stato un nostro inno a tutta l’Italia del vino, dalla Sicilia al Veneto, passando per il Piemonte. Un viaggio alla scoperta di vignaioli autentici, innamorati della loro terra e orgogliosi di diffonderne i prodotti unici.

Ecco quindi i fratelli Murgo, che coltivano il nerello mascalese sulle pendici dell’Etna, perché da una terra estrema da coltivare nascono vini indimenticabili.

Matteo, che guida la cantina Fontanabianca con l’entusiasmo di chi non ha ancora trent’anni.

Matilde, grande donna del vino, che dentro ai suoi vini mette la ricchezza del paesaggio che circonda l’azienda agricola Le Fraghe, nella splendida cornice del lago di Garda.