Articoli

vini vulcanici

Le selezioni di febbraio – vini di lava

WINE BOX DI FEBBRAIO: VINI DI LAVA

vini vulcanici

Tappa #35

Guidata dal sommelier NICOLA BETTINAZZI

Le Battistelle, Brognoligo (VR)

Siamo nel Soave Classico: l’agricoltura qui è eroica. Cristina e Gelmino sono molto fieri – e a ragione – del meritato successo della loro azienda. Il nome è quello del loro cru più rappresentativo, che si chiama appunto Le Battistelle, ubicato nella zona più ambita e vocata del Castellaro.

Nei nove ettari vitati coltivano solo l’autoctona Garganega: grazie al clima, al terreno e alla ventilazione i loro vini sono eleganti e anche minerali. I loro vigneti crescono su terreni vulcanici: basaltici e tufacei. La matrice vulcanica del suolo consente all’uva di esprimersi ad ottimi livelli qualitativi e regala vini con caratteristiche ben riconoscibili: vini complessi, capaci di evolvere nel tempo, che hanno bisogno di tempo per esprimere appieno tutte le loro potenzialità.

Alfio Nicolodi, Cembra (TN)

Alfio è un promotore appassionato della viticoltura della Val di Cembra e di quella di montagna in senso più ampio.

Qui parliamo di viticoltura eroica. Le pendenze proibitive e i terreni impervi al punto che raramente si possono usare le macchine: i vignaioli come Alfio vi si devono letteralmente arrampicare. Per questo in questo territorio il simbolo più evocativo della viticoltura è la fatica, che in passato era legata anche alla miseria. L’azienda è stata fondata da suo nonno a inizio Novecento ma la svolta si deve ad Alfio, che in neanche 2 ettari vitati ha cambiato gli impianti e la vinificazione, seguendo con cura tutta la fase produttiva.

Con entusiasmo e grande caparbietà, Alfio ha recuperato alla produzione due rari vitigni della Valle: il Lagarino Bianco e il Veltliner Rosso. 

Marco Antonelli, Olevano Romano (RM)

L’azienda si trova nel comune di Olevano Romano, un antico borgo medievale a sud est della provincia di Roma. Le viti dell’azienda godono di un territorio che ha condizioni pedoclimatiche uniche e distintive. I due appezzamenti vitati di Marco Antonelli sono posti in altitudine, una su terreni argillosi profondi, a circa 600 metri sul livello del mare, e l’altra su terreni calcarei tra i 300 e i 400 metri di altitudine. Tre ettari in tutto.

I ceppi hanno oltre 50 anni e arrivano a superare i 75 nella vigna denominata Morra Rossa. Le rese contenute consentono di curare e seguire con attenzione estrema ogni dettaglio della produzione, anche adottando rigorosi metodi biologici (per quanto la certificazione bio sia recente, dall’annata 2020). La scelta della cantina è quella di puntare molto sul Cesanese, importante vitigno autoctono laziale a bacca rossa alla cui valorizzazione Marco contribuisce con grande passione.

Cenatiempo, Ischia (NA)

Una viticoltura che rispetta l’anima – marinara e vulcanica – dell’Isola di Ischia. La famiglia Cenatiempo inizia la produzione di vino nel 1945: da allora è cresciuta molto ma rimanendo ancorata fermamente alle proprie tradizioni. La loro è una coltivazione eroica, dove gli autoctoni Biancolella, Forastera e Piedirosso non hanno mai visto attrezzi agricoli. Dove la meccanizzazione non può arrivare, il viticoltore esprime tutta la sua energia e attenzione, curando i sei ettari vitati in regime biologico. “Il nostro vino si fa in collina e sul mare” è il loro slogan: la verità di questo motto si sente nell’identità unica di ogni loro bottiglia. 

BOX ENTUSIASTA

Soave Classico Battistelle, Le Battistelle

Questo vino prende nome dal cru Le Battistelle dove vengono coltivate le viti, in condizioni di estrema pendenza, sui suoli vulcanici di struttura basaltico tufacea ricchi di micro elementi.

Garganega 100%, coltivata su ripidi terrazzamenti a pergola semplice. Vendemmia manuale, diraspatura e pigiatura soffice. Matura in acciaio sulle proprie fecce fini per 6-8 mesi con costanti batonnage.

Di colore giallo paglierino dai vividi riflessi dorati. Il profumo è intenso e ampio: mescola sensazioni di frutta gialla matura, con note più fresche, di albicocca e agrumi, assieme a erbe aromatiche e fiori bianchi. Un vino di bel corpo, fresco, sapido e morbido. Al palato dimostra tutta la sua struttura che rimanda alla matrice vulcanica del suolo, è persistente, minerale e ripropone la sensazione floreale.

Il Soave Battistelle è un vino adatto all’invecchiamento (anche dieci anni): può essere bevuto ora ma gli giova qualche altro anno di affinamento in bottiglia.

Abbinamento: perfetto come aperitivo assieme ad antipasti di mare o in abbinamento a pesce al cartoccio.

Servire a 12-14° C.

Müller Thurgau, Alfio Nicolodi

Vendemmia manuale, pressatura soffice, maturazione in acciaio per 6 mesi, affinamento in bottiglia per almeno 2 mesi.

Colore giallo paglierino con riflessi verdolini, al naso si mostra aromatico, con un bouquet fine e fruttato, di mela e banana. Il sapore è asciutto e dominato dal frutto, fresco, molto elegante, con un’ottima freschezza e grande carattere. La freschezza, la sapidità e la mineralità derivanti dai suoli porfirici sono accompagnate dall’elegante aromaticità, che ricorda gli agrumi e il caratteristico profumo di salvia.

Un Müller Thurgau che deriva l’inconfondibile impronta dai suoli vulcanici della Val di Cembra, dove trova una delle sue espressioni più tipiche.

Un vino di pronta beva che può anche affinare qualche anno in bottiglia (circa 3)

Abbinamento: perfetto con torte salate, antipasti di verdura e fritti.

Servire a 10° C.

Olevano Romano Cesanese Il Fresco, Marco Antonelli

Cesanese di Olevano in purezza, da vigne di 50 anni e anche più vecchie. Vinificazione in acciaio per sei mesi circa, successivo affinamento in bottiglia.

Di colore rosso rubino, esprime un bouquet fresco e diretto, con sentori di frutta rossa come ciliegia e marasca, accompagnate da sentori di macchia mediterranea. Il sorso è fresco e pulito, per un vino dalla grandissima bevibilità e di estrema piacevolezza, espressione molto pura del vitigno.

Un rosso di pronta beva, di cui godere subito per preservarne il carattere fresco e fruttato.

Abbinamento: versatile, consigliamo di abbinarlo a salumi e formaggi, a primi e secondi piatti di carne, con una preferenza per l’agnello.

Servire a 14-16° C.

 

BOX ESPERTO

Soave Classico Roccolo del Durlo, Le Battistelle

La vigna Roccolo Del Durlo si estende su un territorio vulcanico tra i migliori di tutto il comprensorio del Soave Classico. Il vigneto si trova a 250 metri sul livello del mare ed è caratterizzato da ripidità accentuate sostenute da muretti a secco di roccia basaltica; tante sono le vigne ultracentenarie a piede franco. In questo terroir unico, l’uva garganega riesce a trasmettere emozioni davvero irripetibili.

Garganega 100% vendemmiata a mano. Diraspatura, criomacerazione e fermentazione in acciaio. Matura in acciaio sulle proprie fecce fini per 8 mesi con costanti batonnage.

Colore giallo paglierino con riflessi dorati; al naso si impone per il bouquet intenso, tra frutta gialla, agrumi e note di erbe aromatiche. Il palato è di struttura, molto elegante e persistente, con una bella persistenza floreale e un vivo accento minerale e balsamico dovuto al terreno vulcanico.

Il Soave Roccolo del Durlo è un vino bianco che ben si presta a lunghi affinamenti in bottiglia, anche oltre i 10 anni.

Abbinamento: perfetto con gamberi al vapore o zuppa di pesce. Servire a 13-14° C.

Cesanese di Olevano Romano Riserva Kosmos, Marco Antonelli

Cesanese in purezza, dalla vigna “Morra Rossa”, situata a 450 metri sul livello del mare. Vendemmiato a mano, affina 12 mesi in acciaio, 18 in botte grande e 12 in bottiglia.

Di colore rosso granato vivo, al naso è ampio: parte con ciliegia e marasca per approdare a note più complesse, tra spezie, note di vaniglia, cacao, pepe e cioccolato bianco.

Il sorso è fresco, lungo, asciutto e pulito, con un’ottima chiusura tannica. Piacevole è anche la mineralità che accompagna il sorso. Bilanciato e persistente, esprime appieno le potenzialità di quest’uva autoctona coltivata nel territorio di Olevano Romano.

Questo è un vino di struttura, adatto all’invecchiamento, che ben conservato si può tenere in cantina 10 anni e oltre.

Abbinamento: provatelo con taglieri di salumi, primi piatti di terra, carni rosse o selvaggina. Servire a 18° C.

Ischia Biancolella Kalimera, Cenatiempo

Biancolella in purezza, raccolta a mano e vinificata in acciaio, matura 4 mesi sulle fecce fini.

Di colore giallo carico, al naso esprime un bouquet intenso, con note fruttate, di agrumi, frutta a pasta gialla come albicocca e pesca, accompagnate da interessanti sentori mediterranei e salini.

Un vino intenso, complesso ed elegante, sapido e persistente. Kalimera è un bianco che stupisce per i suoi tratti unici e caratteristici e la sua struttura consente lunghi affinamenti in bottiglia, anche oltre i 10 anni.

Abbinamenti: perfetto con la cucina di mare, e quindi con crostacei e primi piatti di pesce, ma anche in abbinamento a carni bianche. Servire a 10-12° C.

Marco Antonelli cantina

Marco Antonelli – Lazio

La mia storia
inizia a Olevano Romano, in una vigna circondata dai boschi. Sin da bambino, ho
vissuto la campagna come una distesa di filari dove ogni singola zolla era
ricoperta da vigneti. L’azienda della mia famiglia si estendeva per quasi 5
ettari, tutti vitati ad alberello…

Tanta, la fatica in vigna! Solo lavorazioni manuali, ripetute
all’infinito, somministrate vite per vite. Potatura, scacchiatura, legatura… Sotto
il sole cocente e al gelo dell’inverno vedevo tra i filari i profili dei miei
genitori, con la pelle bruciata dal sole o sferzata dal vento pungente, in un silenzio
surreale rotto solo dal belare delle greggi attorno al pastore.

Spesso, all’alba,
andavo a trovarlo con un fiasco di Cesanese rosso sotto braccio, mi scaldavo al
suo fuoco, mangiavo qualcosa dal pentolone, barattando il vino con le ricotte. Vivevo nella campagna e con la campagna.

Ero felice mentre seguivo i miei genitori, ne ascoltavo distrattamente le lezioni mentre “spulciavano” le viti con mani sapienti, cacciavo insetti, scappavo dalle bisce… ma avvertivo anche la malinconia, il silenzio e la fatica di quel lavoro. Ho ricordi nitidi di me a 7 anni, in realtà più attratto dall’eco dei canti provenienti dalla vallata che rompevano quel silenzio…

Oggi mio padre è
morto, mia madre è anziana, il pastore era già al crepuscolo allora. Torno in
campagna e mi guardo intorno, constatando che siamo rimasti in pochi a
coltivare quei vigneti. Le vigne di allora si sono spente assieme ai loro padroni
che, nonostante tutto l’amore e la passione, non sono riusciti a tramandare ai
figli anche quella cultura e quella scelta di vita.

Ma io ci sono, e come me pochi altri: con l’amore di sempre continuiamo a produrre il Cesanese di Olevano Romano.

Marco Antonelli

Marco Antonelli cantina
Cristina e Gelmino Le Battistelle

Le Battistelle – Veneto

Le Battistelle è una piccola realtà agricola a conduzione familiare nel cuore del Soave Classico, (Classico indica la zona storica limitata alle sole colline dei comuni di Soave e Monteforte D’Alpone), in provincia di Verona.

La cantina nasce nel 2002 dalla decisione di iniziare a vinificare in proprio le uve che prima venivano conferite alla cantina sociale. Si tratta di 10 ettari suddivisi in tante piccole particelle di vigneto tre i colli di Brognoligo. In particolare, il versante de “Le Battistelle” si trova nella nuova menzione geografica “Brognoligo” e dà il nome alla cantina; mentre il vigneto “Roccolo del Durlo” si trova nella menzione geografica “Carbonare”.

L’unico vitigno utilizzato è l’autoctono Garganega che viene interpreto in diversi vini grazie alla diversità del suolo di origine vulcanica; qui la garganega matura e rivela tutto il suo potenziale regalando vini unici: una combinazione di struttura ed eleganza avvolta da acidità e spiccata mineralità.

La viticoltura è rispettosa della natura: utilizziamo solo le pratiche agronomiche esclusivamente necessarie, limitando l’uso di prodotti fitosanitari con l’obiettivo di proteggere le viti attraverso la difesa integrata, convinti che viticoltura non sia solo coltivare la vigna, ma anche prendersi cura dell’ambiente.

I vigneti sono estremi, certificati “Viticoltura Eroica” poiché situati su pendii ripidi e terrazzamenti, dove la meccanizzazione è impossibile. I vecchi muretti a secco rendono il contesto spettacolare, richiedendo cura costante, fatica e alti costi di manodopera. Patrimonio agricolo riconosciuto dalla FAO patrimonio dell’umanità.

Cristina e Gelmino Dal Bosco

Pasquale cantina Cenatiempo

Cenatiempo – Campania

«Il nostro vino deve esprimere la natura vulcanica e marinara della terra ischitana.» La cantina Cenatiempo è stata fondata a metà Novecento con l’idea di conservare il forte legame con la storia: emblematica è nostra antica cantina, scavata nella collina di Kalimera.

La nostra storia inizia con una piccola cantina sul porto di Ischia dove Francesco Cenatiempo, mio padre, imbottigliava vino sfuso. Nell’immediato dopoguerra, nasce l’esigenza di produrre il proprio vino. Da lì in avanti, la cantina si espande a poco a poco.

Con la morte di mio padre, ho assunto la direzione della cantina, modernizzando la produzione guardando al futuro, ma sempre tenendo saldi l’eredità dei valori del passato.

Il nostro vino si fa in collina. E sul mare. Da sempre la viticoltura nel nostro territorio è una viticoltura di montagna che va dalla costa, a pochi metri sul mare, fino a oltre 600 metri di altitudine. Le vigne ideali sono quelle ospitate su terrazze strette che godono di ottima esposizione. Le parracine, i terrazzamenti che consentono la viticoltura su terreni molto ripidi (ben oltre il 30%), sono la colonna vertebrale del panorama ischitano.

Cenatiempo cantina Ischia

Gestisco questi vigneti e la vinificazione in cantina con cura e passione: intervengo il meno possibile sui mosti, affidandomi al controllo delle temperature di fermentazione e usando i solfiti in quantità appena percettibili. In cantina ho mantenuto le vecchie vasche in cemento per l’affinamento, che alterno con quelle in acciaio.

A chi non ha mai assaggiato un vino Cenatiempo direi che la sua caratteristica è di essere da sempre un vino vulcanico e marinaro. L’identità di Ischia è fatta dalla mineralità del suolo vulcanico, che varia a distanza di pochi chilometri, dalla sapidità di un vino isolano, dai sentori della macchia mediterranea che circonda le viti…

Pasquale Cenatiempo

Cenatiempo cantina Ischia
Alfio Nicolodi cantina Trentino

Alfio Nicolodi – Trentino Alto Adige

Siamo a Cembra, in Trentino, nella contrada storica della Carraia: l’azienda è stata fondata da mio nonno Antonio a inizio Novecento. La nostra è una micro-produzione che si aggira sulle 35,000 bottiglie in totale all’anno, un numero variabile in base all’annata.

Nel produrre il mio vino ci metto l’anima. Ho preso le redini dell’azienda nel 1985. A quel punto, ho deciso cambiare gli impianti in vigna, dedicando rinnovata attenzione alla vinificazione e alla selezione dei vitigni, per ottenere vini sempre migliori.

Tra l’altro, nel 1985 ho fatto un Metodo Classico con un amico, quasi per gioco, con il rarissimo Lagarino bianco, e l’ho tenuto 15 anni sui lieviti. Dall’uva più povera di tutta la Val di Cembra, un vitigno di matrice così profondamente contadina, è uscito un vino incredibile, che oggi continuiamo a produrre.

Da oltre vent’anni sono molto impegnato in un progetto di reintegro di questo come di altri vitigni storici della Val di Cembra, per contrastarne l’estinzione e valorizzarli. È un lavoro lungo, di recupero attento delle uve storiche di questa bellissima valle, che piano piano sta portando grandi soddisfazioni.

Alfio Nicolodi

Cantina Trentino Alfio Nicolodi
vini vulcanici

10 cose da sapere sui vini vulcanici

I vulcani raccontano una storia antica, una storia di milioni di anni fa, affascinante e spaventosa assieme. Il fascino dei vulcani ha a che fare con la forza incontrollabile della natura, che crea e distrugge, in senso assoluto e anche in relazione al vino. Quello dei vini vulcanici è uno degli ultimi e più importanti trend nel mondo enologico. Vediamo le 10 cose da sapere assolutamente sui vini vulcanici.

I vulcani hanno letteralmente disegnato il paesaggio italiano, da nord a sud. Se sono tanti i suoli vulcanici sparsi lungo la penisola – con diverse tradizioni e tecniche –, nei vini prodotti si ritrova un filo rosso che li accomuna e li tiene assieme, proprio nel segno della potenza della terra d’origine. Vediamo le 10 curiosità da sapere su questi vini magici, che a febbraio abbiamo proposto in selezione.

1️⃣ Cosa sono i vini vulcanici?

Sono vini che crescono su suoli di origine vulcanica, e dal vulcano (attivo o meno che sia) sono profondamente segnati.

2️⃣ Quanti tipi di vulcani ci sono?

Tre. I vulcani attivi (come l’Etna, che in questi giorni si è fatto sentire), quelli dormienti (cioè che potrebbero eruttare in qualunque momento), quelli estinti. Questi ultimi possono essere poco o completamente rimodellati.

3️⃣ Quali sono i vantaggi per la vite che cresce su terreni vulcanici?

Tanti sono i vantaggi del coltivare la vite sopra un vulcano. I terreni vulcanici, in quanto tendenzialmente sabbiosi, hanno alta permeabilità; sono molto ricchi di minerali; la vite qui coltivata non è attaccata dalla fillossera (che significa: viti a piede franco, che possono vivere davvero a lungo – diventando le famose vigne vecchie).

4️⃣ Perché i vini vulcanici sono speciali?

Le uve cresciute su terreni vulcanici conferiscono al vino caratteristiche uniche. I lapilli di cui il magma è formato, che forma il suolo, sono fatti soprattutto da silice, ferro e magnesio. La vigna assorbe questi “umori” e li restituisce nel bicchiere.

5️⃣ Come sono, i vini vulcanici?

In Italia sono molti i terreni vulcanici, da cui segue che i vini vulcanici assumono caratteri differenti. Ma esistono delle caratteristiche legano i vini vulcanici e li rendono così speciali.

Mineralità, sapidità, acidità su tutte. E poi: persistenza, eleganza e complessità. Oltre all’ottima predisposizione alla longevità.

6️⃣ Di che numeri si parla, in Italia, con riferimento ai vini vulcanici?

Gli ettari “vulcanici” vitati sono oltre 17mila, da cui derivano circa 150 milioni di bottiglie di vini vulcanici.

7️⃣ Quali sono i principali distretti vulcanici in Italia?

I territori vulcanici che danno grandi vini sono tanti in Italia. Tra questi: Soave, Lessini Durello, Gambellara e Colli Euganei (in Veneto); Valle di Cembra in Trentino; Boca in Piemonte; Orvieto in Umbria; Pitigliano in Toscana; Montefiascone, Vignanello, Gradoli, Tuscia e Frascati (in Lazio); Campi Flegrei, Ischia, Vesuvio (in Campania); Vulture in Basilicata; Mogoro in Sardegna; Eolie, Etna, Pantelleria in Sicilia.

8️⃣ Esiste un consorzio di tutela dei vini vulcanici?

Neanche a dirlo, il concetto di vino vulcanico è molto fluido. Ma il Consorzio Tutela del Soave nel 2021 ha creato l’associazione Volcanic Wines, con l’obiettivo di dare identità e creare un vero e proprio movimento enologico delle terre vulcaniche.

9️⃣ Chi è il sommelier più esperto di vini vulcanici al mondo?

Il più universalmente riconosciuto è John Szabo, master sommelier canadese, autore del libro “Volcanic Wines, salt, grit and power”. A lui si deve la guida del movimento Volcanic Wines International, cui attualmente partecipano Armenia, Cile, Francia, Germania, Grecia, Israele, Italia, Portogallo, Spagna e Stati Uniti.

1️⃣ 0️⃣ Quali sono i più importanti territori vulcanici al mondo produttori di vino?

Fuori dall’Italia, fra i tanti sono da provare i vini vulcanici di: Santorini (Grecia), Somló (Ungheria), Azzorre (Portogallo), Tenerife e Lanzarote, nelle Canarie (Spagna), Baden (Germania), Lake Country (California, USA).

vini dell'Etna
Vigne dell’Etna
vini vulcanici

Vini di lava

Tappa #35

La tappa #35 di Sommelier Wine Box (febbraio 2021, guidata dal sommelier Nicola Bettinazzi) è stata all’insegna dei vini di lava.

Da sempre, i vulcani sono elementi mitici. Indicano la via ai marinai, regalano terre fertilissime da coltivare, sono imprevedibili e pericolosi.

Nel corso dei millenni l’attività eruttiva dei vulcani ha disegnato il paesaggio italiano, basti pensare al lago di Bolsena, al Vesuvio, all’Etna…

Oltre a quelli attivi, oggi in Italia alcuni vulcani sono dormienti – cioè potrebbero eruttare in qualunque momento – e altri ancora sono estinti (poco o completamente rimodellati). Tutti sono caratterizzati da terreni molto particolari. I suoli vulcanici, infatti, regalano all’uva caratteristiche uniche, che si ritrovano poi nel bicchiere. I lapilli sono formati da composti di silice, ferro e magnesio: in questo tipo di terreni le vigne affondano le radici, assorbendo così gli “umori” del vulcano. Tutto questo regala ai vini caratteristiche minerali, sapidità, oltre a una piacevole e inconfondibile freschezza.

ECCO I TERRITORI CHE ABBIAMO SCOPERTO IN QUESTA SELEZIONE

Soave, Veneto

Quest’area dei Colli Scaligeri vede colline ricamate da antiche pergole, sostenute da muretti a secco costruiti con le pesanti rocce vulcaniche. Il contesto è di straordinaria spettacolarità e necessita di cura costante. I suoli sono principalmente costituiti da depositi basaltici e da rocce vulcaniche stratificate.

Val di Cembra, Trentino Alto Adige

In Val di Cembra e in Val di Fiemme si allunga la Piattaforma Porfirica Atesina: la più ampia area di porfido in Europa. Si tratta di un vulcano estinto e rimodellato. Qui, le vigne sono coltivate sui terrazzamenti che godono anche dell’esposizione a sud.

Colli Albani, Lazio

Nella denominazione di Olevano Romano si trovano terreni compositi in cui sono presenti calcari bianchi, marne, argilla e materiali di origine vulcanica derivanti dalle fasi esplosive del Vulcano Laziale, che è considerato dormiente.

Ischia, Campania

Per i Romani, Ischia era una terra del vino a tutti gli effetti. Fino alla metà del Novecento, il vino era il cuore pulsante dell’economia dell’isola. Ischia è a tutti gli effetti un vulcano dormiente. In 46 chilometri quadrati di superficie totale nell’isola, molti vigneti sono su terreni con pendenze che vanno ben oltre il 30%. La tecnica dei terrazzamenti con muri a secco (le parracine) realizzati in pietre lavorate a mano (come il tufo verde, che non si trova in nessun altro posto al mondo, o con altri materiali lavici), ha favorito la messa a coltura di zone impervie, che godono di microclimi speciali. I terreni sono ricchissimi di minerali, molto amati dalla vite.

Le cantine proposte sono: Alfio Nicolodi, Marco Antonelli, Le Battistelle, Cenatiempo.

Cantina Sociale di Gradoli

Cantina Sociale di Gradoli – Lazio

Può sembrare strano che un piccolo paese di poco più di mille abitanti sia un centro così importante per la viticoltura nazionale. La Cantina Sociale di Gradoli è un’espressione di grande eccellenza e riunisce vignaioli o produttori di olio e legumi, nel segno della quaità e della tradizione.

Erminia e Rocco D’Angelo – Basilicata

Erminia e Rocco D’Angelo ci raccontano la storia della loro cantina e dei loro vini, coltivati sul vulcano Vulture

Antonio e Salvino Benanti

Antonio e Salvino Benanti – Sicilia

Antonio e Salvino Benanti ci raccontano la storia di Benanti, azienda siciliana che coltiva le sue uve sull’Etna