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Taliano vini

Michele Taliano – Piemonte

La nostra azienda agricola, la Michele Taliano, nasce nel 1930, con Domenico Taliano, ma ha radici molto più antiche e profonde.

Siamo a Montà d’Alba, nel territorio del Roero. La nostra è una famiglia di agricoltori da sempre, conosciuta in paese con il soprannome “Re Cit” che significa “piccoli re”. Siamo dediti ai campi e al lavoro della vigna da generazioni. Con mio nonno Domenico i vigneti erano tutti compresi all’interno del comune di Montà, in zona Bossola, Rolandi e Benna. Con l’ingresso di mio padre, verso la metà degli anni settanta, l’azienda cresce in direzione della Langa acquisendo alcune vigne e una cascina a Montersino, nella frazione San Rocco Seno d’Elvio di Alba, tra i comuni di Treiso e Barbaresco.

Quando sono entrato in azienda, alla metà anni Novanta, ho voluto rilanciarla, cambiando le metodologie di produzione e di affinamento del vino, puntando sempre più sulla qualità. Oggi me ne occupo assieme a mio fratello Ezio, enologo dell’azienda: la nostra proprietà si estende per 15 ettari e produciamo i vini del territorio, nei cui nomi di fantasia recuperiamo le tradizioni e il dialetto locali.

Alberto, con Ezio Taliano

Adriano Vini

Adriano Vini – Piemonte

La nostra azienda ha sede nel cuore della Langa, ad Alba, nella frazione di San Rocco Seno d’Elvio: coltiviamo e vinifichiamo le nostre uve per produrre vini che siano la più diretta espressione di un terroir unico.

La storia dell’azienda agricola Adriano Marco e Vittorio inizia al principio del Novecento, quando nostro nonno Giuseppe, mezzadro, assieme alla moglie Teresa avvia la coltivazione della vite, un’attività portata poi avanti dal figlio Aldo e dalla moglie Maddalena.

È la vendemmia del 1994 quella in cui si imbottigliano i primi vini con l’etichetta Adriano. Siamo noi nipoti Marco, Vittorio e Michela a portare avanti l’azienda. Oggi gli ettari vitati sono 30, coltivati a Nebbiolo da Barbaresco, Barbera, Dolcetto, Freisa, Sauvignon Blanc e Moscato Bianco.

La nostra famiglia è un esempio tipico di azienda agricola a conduzione familiare, profondamente radicata alla tradizione piemontese. Continuerà a restare tale perché nel “vivaio” stanno crescendo dei promettenti nipoti: Elisa, Andrea e Sofia.

Adriano Vini

Siamo vignaioli indipendenti e il nostro lavoro è anche riconosciuto dalla certificazione “The Green Experience”, tipica dei vini piemontesi. Perseguiamo, infatti, obiettivi di conservazione della biodiversità, valorizzazione dei vari metodi produttivi, ci prendiamo cura di un paesaggio che è inserito nella lista UNESCO come patrimonio dell’umanità e agiamo nel profondo rispetto verso il consumatore. Da 10 anni non utilizziamo più il diserbo chimico in vigna e un impianto fotovoltaico ci fornisce in modo pulito l’energia che ci serve in cantina.

Il suolo dove crescono le nostre vigne è formato da sedimenti marini, con marne e diversi tipi di sabbia. In particolare, i vigneti della zona di S. Rocco Seno d’Elvio crescono su sedimenti sabbiosi, quelli di Neive vedono maggiore presenza di argilla e limo. L’impostazione di tutti i nostri vigneti è quella del “girapoggio”: i filari seguono le curve di livello delle colline e ne attraversano orizzontalmente i versanti. In questo modo eliminiamo l’erosione collinare, con l’inerbimento. Potiamo le vigne a guyot, con l’obiettivo della massima qualità: per questo lasciamo sulla vite un unico tralcio fruttifero.

Marco, Vittorio e Michela Adriano

Adriano Vini vigne
Nebbiolo

Perché il Nebbiolo è così speciale?

Un’uva austera, difficile, che vinificata in purezza regala alcuni dei vini più stimati al mondo. Simbolo del Piemonte, uva identitaria, terreno di scontro fra tradizione e innovazione. Al Nebbiolo non interessa essere facile. Forse anche per questo è un vitigno così speciale.

25 curiosità sul Nebbiolo.

1. È il vitigno autoctono del Piemonte per eccellenza.

2. Si scrive Nebbiolo e si legge Langhe. In queste meravigliose colline, con i versanti principalmente rivolti a sud, sud-est, sud-ovest, i migliori sono riservati al Nebbiolo.

3. È citato per la prima volta nel 1295 (come vino “de nebiolo” lasciato in eredità alla moglie da un certo Tomaso Asinai).

4. Deve il nome alla nebbia, non si sa se sia per via la pruina – il sottile strato di sostanza cerosa che ne ricopre gli acini – oppure in senso più letterale perché è vendemmiato tardi, in ottobre inoltrato, quando compaiono già le prime nebbie

5. Ne esistono tre sotto varietà: Lampia, Michet e Rosé.

6. Nel novarese è chiamato Spanna.

7. È uno dei vitigni più difficili in assoluto: acini fitti, ciclo vitale molto lungo – precoce nel germogliamento, tardivo nella maturazione, è esposto a tutti i rischi climatici possibili.

Nebbiolo uva

8. È un’uva esigente, difficile da coltivare, che per maturare ha bisogno di esposizioni perfettamente favorevoli.

9. Necessita di lunghi affinamenti.

10. Con il Nebbiolo in purezza si producono due dei più noti vini italiani: Barolo e Barbaresco.

BAROLO

11. Per come lo conosciamo oggi, il Barolo nasce nella prima metà dell’Ottocento per volere dei marchesi Falletti che assumono l’enologo francese Louis Oudart, poi al servizio anche di Camillo Benso. Prima era un vino dolce.

12. Figura chiave della storia del Barolo è Giulia Colbert Falletti, grande donna del vino: la “Marchesa di Barolo”. È lei a diffonderlo presso la corte Savoia.

13. Arriviamo quindi al perché il Barolo è considerato il vino dei re: Vittorio Emanuele II acquista i tenimenti di Fontanafredda a Serralunga d’Alba. È infatti dalle vicende nate in seno alla corte sabauda che deriva il motto che vede il Barolo essere un “vino da re” nonché “il re dei vini”.

14. Possono essere chiamati Barolo i vini prodotti in 11 comuni dei quali solo tre integralmente (Barolo, Castiglione Falletto e Serralunga d’Alba).

15. Non c’è denominazione, in Italia, che preveda dentro la sua area una varietà pari a quella del Barolo, anche per microclima e suolo. Questo si riflette nella varietà dei Barolo prodotti, un universo ricchissimo, che va approcciato con tanti assaggi e altrettanta umiltà.

16. Il Barolo necessita di lunghi affinamenti: evolve lentamente e continuamente. Si tratta di un vino unico che diventa eccezionale con il tempo, ma è anche di difficile lettura:mette alla prova i neofiti e richiede un palato allenato.

17. Di colore scarico, ha un bouquet complesso e unico, in continua evoluzione; è maestoso per la trama tannica  agguerrita da giovane – che si fa elegante e setosa con il passare del tempo, per raggiungere vette di eleganza estrema.

18. Negli abbinamenti bisogna osare: il Barolo non tollera incontri timidi. Quindi via libera a piatti di carne importanti come stufati, brasati, o a formaggi di stagionatura molto lunga. Va servito a 18-20° C, in ampio calice, da vino rosso strutturato.

BARBARESCO

19. Il nome deriva da un borgo delle Langhe, Castrum Barbarisci, anticamente ricoperto da “barbarica silva”.

20. Come per il Barolo, è ottocentesca la prima vinificazione di Barbaresco in versione secca, che all’inizio è comunque chiamato Barolo o Nebbiolo.

21. La differenziazione risale al 1894, quando è fondata la Cantina Sociale di Barbaresco: inizia così l’indipendenza del Barbaresco dal Barolo.

22. E la scalata della qualità con le note vette di squisita eleganza, che si devono soprattutto a Giovanni Gaja e a suo figlio Angelo.

23. Possono essere chiamati Barbaresco i vini prodotti in un piccolissimo territorio: in tre paesi (Barbaresco, Neive e Treiso) e in parte della frazione di San Rocco Seno d’Elvio.

24. Differisce dal Barolo per i profumi, soprattutto di violetta, e perché matura prima, raggiungendo la perfezione dal terzo anno di affinamento in poi; inoltre, ha una trama tannica più sottile e si caratterizza ancora di più per la freschezza.

25. Ideale in abbinamento a selvaggina, pappardelle al cinghiale, formaggi molto stagionati e saporiti. Va servito a 18-20° C, in ampio calice, da vino rosso strutturato.

Nebbiolo
La Masera

La Masera – Piemonte

Noi siamo Alessandro, Gian Carlo, Davide, Sergio e Marco: un gruppo di amici che nel 2005 ha costituito “La Masera”, a Settimo Rottaro. Il nostro più grande desiderio è di far rivivere la produzione dell’Erbaluce Passito, che si narra essere nato dalle mani sapienti dei contadini di queste terre.

“Masere” indica i grossi muri di pietra che demarcano i campi, proprio come quello che sostiene il nostro primo terreno acquistato per avviare la produzione di Erbaluce.

Coltiviamo 5 ettari vitati, tra le colline dell’Anfiteatro morenico di Ivrea, in provincia di Torino, nel Canavese: è la zona tipica del vitigno Erbaluce, che su queste colline trova la sua massima espressione qualitativa. I nostri impianti, a pergola e a filari, sono compresi nella DOCG dell’Erbaluce di Caluso; ci occupiamo in prima persona della vinificazione (i vitigni trattati sono: Erbaluce, Barbera, Freisa, Vespolina, Nebbiolo).

Il vino principale è l’Erbaluce D.O.C.G., che lavoriamo con cura nelle tre varianti di fermo, spumante e passito. Produciamo anche alcuni vini rossi D.O.C., di cui due in purezza, il Canavese Barbera e il Canavese Nebbiolo. Completa il quadro della produzione lo spumante metodo classico rosé.

La nostra filosofia è di produrre vino di qualità, autentico e leale, coniugando il buon senso ereditato dai nonni con le migliorie messe a disposizione dalla tecnica, dando vita a un prodotto che nasce dall’anima, figlio di un terroir unico, attraverso un’interpretazione semplice, ma ricca di passione e di rispetto del territorio.

Alessandro, Gian Carlo, Davide, Sergio e Marco

piccoli terroir

Piccoli terroir grandi vini

Tappa #19

La tappa #19 di Sommelier Wine Box (ottobre 2019, guidata dal sommelier Guido Beltrami) è stata all’insegna di piccoli terroir, grandi vini.

Il concetto di terroir, parola tutt’ora intraducibile nella nostra lingua, esprime l’interazione tra il vitigno, il terreno sul quale è coltivato e le condizioni climatiche nelle quali ci si trova. Questo concetto è spesso trasferito in modo ottimo nelle denominazioni d’origine, e nei disciplinari di produzione che ne regolamentano aree, uve, e modalità di vinificazione. Accade così (in Italia ma anche in Francia e Spagna) che nelle denominazioni dove l’intento qualitativo è condiviso (e, talvolta, la proprietà vitata più frammentata) alcune denominazioni negli anni riescano a spiccare più di altre, agli occhi della critica enologica e dei consumatori. Certamente questi vini, favoriti anche da regole più stringenti, esprimono qualità elevata e tecniche di produzione che puntano a massimizzare le caratteristiche delle uve.

Ma accade che altri terroir, dove alcuni vitigni sono in grado di dare risultati enologicamente eccezionali, riescano più difficilmente a farsi conoscere, apprezzare, consumare con altrettanto clamore. Questa selezione punta a questo: territori o vitigni meno noti, coltivati e vinificati da mani che danno origine a vini eccellenti.

Ecco le cantine che abbiamo scoperto assieme: Le Calle, Vigneti Massa, Torre degli Alberi e Fiorano.

viti coltivate

Le selezioni di novembre – Veneto-Piemonte fra gli autoctoni

La tappa di novembre è all’insegna di vini provenienti da vitigni autoctoni tra Veneto e Piemonte, selezionati dalla grande Anna Cardin

viti in Piemonte

Piemonte non convenzionale: non solo Barolo e Barbaresco

Tappa #2

La tappa #2 di Sommelier Wine Box (aprile 2018) è stata guidata dal sommelier Gabriele Scalici, che ci ha guidato alla scoperta del Piemonte non convenzionale.

In Italia, infatti, il concetto stesso di vino è radicato nel profondo della nostra cultura e non vi è regione dove non si produca vino di qualità.

Ce n’è per tutti i gusti e dei più disparati colori. Bianco, rosso, arancione, verdolino, abbiamo il più ampio bacino al mondo da cui attingere la materia prima per fare un vino unico.

È proprio in questo contesto che Gabriele ci ha fatto conoscere meglio una regione già molto famosa come il Piemonte, terra natale di alcuni dei più apprezzati vini al mondo, quali Barolo e Barbaresco, attraverso però altre sue espressioni vinicole, speciali e rare.

Abbiamo scoperto alcune piccole produzioni di territori meno noti, di carattere artigianale, portate avanti con sacrificio da persone che hanno le mani intrise e colorate di quella materia che in futuro diventerà vino.

Sono delle chicche che fanno parte di quel patrimonio culturale che non solo non può essere dimenticato, ma che merita di essere approfondito e difeso.

Le tre cantine proposte sono I Carpini, Mario Rivetti e Fontanabianca.

viti in Piemonte

Le selezioni di aprile – Piemonte non convenzionale

Piemonte non convenzionale: non solo Barolo e Barbaresco. Ecco la selezione di aprile 2018 del sommelier Gabriele Scalici