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Viaggio nel Cilento del vino

Tappa #22

La tappa #22 di Sommelier Wine Box (gennaio 2020, guidata da Simone Loguercio – migliore sommelier d’Italia 2018) è stata un meraviglioso viaggio nel Cilento del vino.

“La più splendida immagine che porterò con me integra al Nord.”

È così che Goethe definisce Paestum, nel suo Viaggio in Italia. Il Cilento qui ostenta tutta la sua ricchezza, per storia ed eccellenze gastronomiche. Il viaggio nel Cilento che vi propongo è un percorso segnato dal tempo, dalle antiche masserie, dai boschi secolari, dalle rovine greche, attraverso sapori dimenticati, profumi e piccoli scorci di vita quotidiana. È un micro-mondo di storie, di vigne e di pensieri. È una terra di testarde attese e di cuori resilienti.

La ricerca della felicità.

Tra questi scenari mozzafiato di colline, monti e coste, si possono incontrare singolari realtà di vignaioli, ognuno con una filosofia e un particolare terroir, ma tutti d’accordo su un concetto: “Il vino di per sé non esiste in natura, è l’uomo a crearlo. E per farlo deve rispettare la natura, le vigne e conoscere l’istante esatto per renderlo vino. Quello vero e unico nel suo genere”.

Ecco perché Simone ha scelto il Cilento, che è peraltro la sua terra natale.

Ecco le cantine che abbiamo scoperto assieme: Luigi Maffini, Casebianche, Viticoltori De Conciliis.

 

Cilento

Le selezioni di gennaio – Cilento del vino

WINE BOX DI GENNAIO: VIAGGIO NEL CILENTO DEL VINO

Cilento

Tappa #22

Scelta da Simone Loguercio
migliore sommelier d’Italia 2018

gennaio 2020

 

Luigi Maffini, Giungano (SA)

“Credevi fosse una persona normale il pioniere del vino in Cilento?” Così mi apre le porte Luigi Maffini. E quando vivi nella profonda convinzione che per un fare un buon vino ci vogliono dieci anni, allora il vino diventa una scelta di vita, come è stato per lui e per sua moglie Raffaella, senza la quale non sarebbe oggi il grande produttore che è. Nella produzione vitivinicola il tempo è un alleato, ancor più quando hai come altra grande passione gli orologi da polso. E prosegue: “oltre il tempo, per fare un buon vino bisogna dormire nel luogo in cui lo si produce, perché il legame con il territorio è indissolubile e ha radici profonde. Poi ci vuole anche un po’ di fortuna, e io posso dire di averla avuta”. Luigi ha un’idea fissa: il territorio. Te ne accorgi fin da subito guardando le sue etichette, in cui campeggia un pezzo del suo amato Cilento con l’immagine del flysch, una marna calcarea portatrice di una mineralità diversa, grassa e salmastra. L’azienda nasce nel 1974 a Giungano, in pieno Parco Nazionale del Cilento e del Vallo di Diano, 18 ettari vitati condotti secondo i dettami della viticoltura biologica.

Casebianche, Torchiara (SA)

Casebianche nasce nel 2000 a Torchiara, nel Cilento, quando Elisabetta e Pasquale Mitrano, spinti dal loro cuore, decidono di abbandonare la loro attività di architetti per recuperare i vigneti di famiglia e avviare la produzione di vino. I primi anni servono per acquisire la consapevolezza del potenziale del luogo e per comprendere quale sarebbe stata la strada migliore da seguire. Nel 2006 avviene l’incontro decisivo con l’enologo Fortunato Sebastiano che porta al primo imbottigliamento l’anno seguente con il Cumalé. L’azienda si sviluppa su 14 ettari nel territorio di Torchiara, tra il monte Stella, il torrente Acquasanta ed il mare di Agropoli, dove tra ulivi, agrumi e fichi vengono coltivati in regime biologico circa 5 ettari di vigne, principalmente con uve locali come l’aglianico e il fiano. I terreni sono in prevalenza argillosi con la presenza di marne e arenarie meglio note con il nome di “flysch Cilentano”. Nei vigneti gli interventi sono limitati all’essenziale, concimazioni naturali, rame, zolfo e argilla per la difesa della vite. Oltre al biologico, Casebianche guarda con favore ai principi della biodinamica e per questo ha avviato un programma “agrologico”. La vinificazione viene eseguita immediatamente dopo la raccolta manuale delle uve, con fermentazioni spontanee avviate dai lieviti indigeni, nel pieno rispetto delle materie prime. Casebianche ha scelto di valorizzare due varietà come l’aglianico e il fiano, facendole esprimere prevalentemente in purezza.

Viticoltori De Conciliis, Prignano Cilento (SA)

“La nostra è una storia in divenire. Un legame leggero tra passato e presente. Una storia che nasce da sogni. Una storia che è unione di affetti, amicizie e condivisioni, comprensioni e incomprensioni…” Questo è quello che mi raccontano i tre fratelli, Paola, Bruno e Luigi, che hanno unito le professionalità di agronomo, enologo e amministrativo/commerciale, fondando nel 1996 la società “Viticoltori De Conciliis”. All’inizio, nell’azienda del papà Alessandro, hanno iniziato a sperimentare in piccolo, poi, sulle colline che circondano Agropoli, la realtà produttiva è completamente cambiata facendo di questa cantina una delle bandiere della rinascita enologica campana. La passione per i vitigni autoctoni li ha spinti a trasformarsi da pionieri della viticoltura nel Cilento, a punto di riferimento, anche grazie alla capacità di rilettura e di comunicazione di un territorio. È così che è nato il progetto dei fratelli De Conciliis, nato dal legame tra passato e presente, da condivisione e comunicazione, dalla celebrazione di una terra inclusa tra i monti e il mare. Ecco quindi che, partendo dai circa venti ettari vitati di proprietà aziendale, i vini che la cantina De Conciliis propone si mostrano come espressione sincera e coerente del terroir da cui provengono.

BOX ENTUSIASTA

Denazzano Paestum Rosato, Luigi Maffini

100% Aglianico

Solo 5.000 bottiglie prodotte. Uve vendemmiate a mano dalla seconda decade di settembre e provenienti da un unico vigneto “Cru” di 1.5 ha allevato a spalliera. Diraspatura, pigiatura e pressatura soffice delle uve. Fermentazione per circa 30 giorni in acciaio inox, affinamento in acciaio. Ne deriva un vino schietto e dall’irrefrenabile beva.

Vino dalla bella tonalità rosa cerasuolo, ammaliante e luminoso. Naso raffinato nei toni gentili di rosa canina, ciliegia selvatica e fragola di bosco. Sorso avvincente e armonioso, buona freschezza e notevole persistenza, con echi di erbe aromatiche.

Ben si accompagna a ricchi e strutturati piatti di pesce e a tutte le carni bianche. Due le ricette suggerite: triglie al cartoccio con capperi e pinoli; coniglio alla cacciatora.

Dellemore Rosso Cilento, Azienda Agricola Casebianche

65% Aglianico, 20% Barbera, 15% Piedirosso

Solo 6.500 le bottiglie prodotte. Vino prodotto con uve Barbera provenienti da un unico vigneto “Vigna Vecchia” di 0,5Ha di oltre cinquant’anni di età e uve Aglianico e Piedirosso, che provengono, invece, dal vigneto “Dellemore”, del 1998, di poco meno di 1 ettaro. Le uve fanno una macerazione di sei giorni in vasche di acciaio e malolattica in legno, per poi affinare 8 mesi in acciaio e 6 mesi in bottiglia.

Colore rosso rubino intenso e vivace, con riflessi violacei. Profumi di frutta rossa fresca e fiori primaverili. Le note di ciliegia, mora e ribes rosso, violetta e iris, melagrana e arancia rossa, sono ben supportate da un corpo pieno e avvolgente e dalla gustosa acidità, con rimandi di tamarindo.

Si accompagna a primi piatti strutturati e a secondi di carne. Provatelo con lasagna al ragù di agnello, zuppa di fagioli con castagne e noci o braciole di manzo al ragù.

Bacioilcielo Rosso Paestum, Viticoltori De Conciliis

60% Aglianico, 40% Primitivo

“Questo vino rispetta la natura: le carte, gli inchiostri, le dimensioni, le quantità di vetro ed ogni materiale utilizzato per produrlo, vengono selezionati affinché abbiano il minor impatto possibile sull’ambiente. La scatola è prodotta con carta proveniente al 100% da maceri della raccolta differenziata dei comuni campani”.

Prodotto da uve provenienti da quasi tutte le vigne De Conciliis, adagiate su flysch cilentano, un terreno ricco di argilla, arenaria e marna. Le uve sono state raccolte tra il 16 settembre e il 7 ottobre e fatte fermentare in acciaio termo-condizionato con macerazione per 5 giorni; poi il vino matura per 6 mesi in acciaio. Colore rosso rubino impenetrabile, con nuance viola. Naso suggestivo che propone ricordi di prugna e lampone, glicine e mallo di noce, su un sottofondo balsamico e speziato, tocchi di anice stellato e grafite. Avvolgente e sapido al palato, di buon corpo, leggermente caldo e con tannini morbidi e setosi. Ottima persistenza.

Perfetto con salumi e formaggi di media stagionatura e preparazioni saporite della cucina di terra. Suggerimenti in cucina: pasta alla Norma; sella di Maialino al Finocchietto Selvatico.

BOX ESPERTO

Pietraincatenata Fiano, Luigi Maffini

100% Fiano. Uve provenienti da 4Ha di vigneto allevato a spalliera in quel di Giungano, a ridosso della costa cilentana. Raccolte tra la II e la III decade di settembre. Sottoposte a pressatura soffice, seguita da una fermentazione a temperatura controllata in barriques nuove. Segue un affinamento in barriques per 4 mesi.

Il vino si presenta di color giallo dorato intenso e brillante. Una marcata impronta minerale, quasi fumé pervade il percorso sensoriale che poi si snoda attraverso ricordi di ginestra, nocciola, salvia e camomilla, mango e mandarino candito. Grande spessore al palato, giocato tra morbidezza in ingresso e scia sapido-minerale in chiusura, con eleganti rimandi di mandorla tostata, menta e fiori di campo. Finale lungo.

Ideale per primi e secondi piatti di mare, riesce a bilanciare anche preparazioni con carni bianche. In particolare, proponiamo: pasta, patate, cozze e provolone del monaco; linguine ai ricci di mare.

Cupersito Cilento Aglianico, Azienda Agricola Casebianche

100% Aglianico. 4.300 le bottiglie annue. Prodotto con le migliori uve di Aglianico provenienti dalla “Vigna Acquasanta” di 1,3 ha e dalla “Vigna Dellemore” di poco meno di 1 ettaro. Fermentazione alcolica spontanea con lieviti indigeni in acciaio con macerazione sulle bucce per 15 giorni e successivo affinamento di 12 mesi in botti di rovere di diversa capacità.

Di colore rosso rubino profondo e concentrato. Naso suadente e suggestivo, in primo piano si apprezzano frutti rossi e spezie orientali, ciliegia, amarena e ribes nero, chiodi di garofano e cardamomo, leggere fragranze balsamiche e sensazioni mediterranee, poi lavanda e peonia, una chiosa tostata di caffè nel finale. Dinamica gustativa ordinata e composta, giocata sulla contrapposizione tra il corpo vellutato e muscoloso da un lato e la fragrante freschezza e dirompenza tannica dall’altro. Equilibrato e armonioso.

Lo consigliamo con primi e secondi piatti di carne e selvaggina, formaggi stagionati e in particolare ecco i nostri abbinamenti suggeriti: risotto al ragù di agnello; fagiano al ginepro; caciocavallo podolico stagionato.

 

Donnaluna Paestum Aglianico, Viticoltori De Conciliis 

Prodotto con le uve Aglianico provenienti dalle vigne Cannetiello e Destro, impiantate tra il 1999 e il 2000 e allevate a guyot. Uve raccolte tra il 25 settembre e il 26 ottobre, fatte fermentare in acciaio termocondizionato, a contatto con le bucce per 11 giorni, passati i quali il vino viene fatto affinare un anno per il 50% in acciaio e il restante 50% in botti di rovere di 3.000 lt.

Robusto, energico e forte. Ha in sè tutte le intemperanze di un adolescente, che quando matura si sbroglia tutto e dispensa dolcezza. Dal colore rosso rubino, carico e lucente. Profumi ampi e stratificati, dal ricordo di rosa appena sbocciata ai frutti rossi del sottobosco, poi prugna e visciola, pepe bianco, sfumature minerali e terrose, ardesia e humus.

In bocca è caldo e avvolgente, dotato di un tannino solido ed integrato che dona al vino margini di evoluzione. Tutto è sorretto da una vibrante freschezza, quasi a ricordare l’arancia sanguinella.

Ottimo con formaggi stagionati e salumi, carni rosse e ragù. Provatelo con i fusilli al ragù napoletano o con stufato di cinghiale e olive nere.

 
Viti metropolitane

Le selezioni di agosto – Napoli, vini metropolitani

WINE BOX DI agosto: napoli: vini metropolitani

Viti metropolitane

Tappa #17

Scelta dal sommelier Tommaso Luongo

agosto 2019

 

Azienda Agricola Agnanum

Si parla spesso, talvolta a sproposito, di viticoltura eroica, ma come si può altrimenti definire la caparbietà con la quale Raffaele Moccia difende quotidianamente il suo territorio dal rischio di dissesto idrogeologico? Ore e ore passate in vigna, usando solo la zappa per scolpire i gradoni e creare un efficiente sistema di regimentazione delle acque al fine di contrastare il naturale disfacimento di un terreno polveroso che potrebbe franare in un batter d’occhio per effetto del dilavamento conseguente a una pioggia appena un po’ più abbondante. Qui la filossera, che ha sconvolto a partire dalla seconda metà dell’800 la geografia viticola europea e mondiale, è stata sconfitta grazie alla granulometria di sabbie vulcaniche finissime, che ostruisce il passaggio di quest’afide tra gli apparati radicali delle vigne messe a dimora sui cigli dell’antico cratere degli Astroni. Vini dalla forte indole vulcanica, che mescolano frutta e fiori con salsedine e polvere pirica.

Cantine Astroni

Gerardo Vernazzaro ha una missione: diffondere conoscenza del vino di Napoli. Un lavoro quotidiano, incessante, perfino maniacale, per forgiare l’identità sensoriale dei suoi vini. Partendo ovviamente dalla terra, “sporcandosi” le mani di zolfo e lapilli, alla ricerca delle vocazioni naturali dei suoi vigneti, che attraversano le varie aree metropolitane della città di Napoli, dai Camaldoli agli Astroni. Qui, nei Campi Flegrei, si è scritta una pagina fondamentale della storia della viticoltura mondiale con il passaggio della civiltà greca e romana. I greci avevano l’abitudine di coltivare la vite lasciandola strisciare per terra assecondandone la natura: così riuscivano a raccogliere anche la più piccola goccia di umidità. In Campania trovarono invece condizioni climatiche differenti, mentre questo sistema di allevamento esponeva l’uva all’attacco della muffa; fu così che i coloni eubei furono costretti a cercare un’alternativa, comprendendo che bisognava sollevare da terra la vite e adagiarla su pali di legno, le phalangae latine. Da questi pali di sostegno, a cui si avviluppava la vite, nacque il Vinum Album Phalanginum, il progenitore della Falanghina flegrea.

Cantine Federiciane

Un’azienda a carattere familiare in cui si sente la cultura della vigna. Un team affiatato, che si muove in perfetta sincronia: i fratelli Luca, Marco e Antonio, con i genitori Paolo e Giuseppina, tutti insieme appassionatamente per dare vita a un progetto che coinvolge e sostiene un cospicuo numero di conferitori, riuscendo così a tenere in vita le mille storie che intrecciano uomini e donne ai vigneti dell’area metropolitana della città di Napoli. Storie affascinanti che parlano di fatica contadina, espressione autentica di un resiliente modello di agricoltura urbana difesa ogni giorno con sacrifici e sudore. Una realtà che gode del supporto di una tecnologia all’avanguardia, affiancata alla tradizione di questa grande famiglia allargata (made in Naples!) giunta ormai alla quarta generazione. Tutto è partito da un modesto casolare immerso nella campagna flegrea di Bacoli nei primi del Novecento per poi arrivare a Marano, alle porte del capoluogo nel 1985, e infine trovare nuova linfa e consolidarsi come impresa dinamica e affermata anche nei mercati internazionali.

BOX ENTUSIASTA

Campi Flegrei Pieridosso “Sabbia Vulcanica” – Azienda Agricola Agnanum

Rosso rubino, dalla luminosa trasparenza purpurea. Naso di geranio e ciliegia, avvolto da una soffusa velatura fumé; chiude con un tocco di pepe nero. Bocca succosa, dal sorso agile e snello. Dinamica gustativa sorretta dalla freschezza con un tannino garbato che conduce a un finale sapido. Un vino semplice e essenziale, gastronomico per la versatilità con cui può essere abbinato.

E in abbinamento? Giocando con la temperatura di servizio, riesce ad accompagnare sia la zuppa di pesce della tradizione partenopea sia la classica parmigiana di melanzane.

Campli Flegrei Falanghina “Colle Imperatrice” – Cantine Astroni

Colle Imperatrice è il frutto dei vigneti distribuiti tra i Camaldoli e il vulcano degli Astroni. Qui, la falanghina si esprime generosa e conserva intatta la fisionomia sensoriale più classica del terroir flegreo. Giallo paglierino che illumina il bicchiere. Un naso che sa di estate e di mediterraneo: percoca e melone bianco introducono nuance ricche di salsedine. Sorso pulito e netto con un ingresso segnato da sferzante acidità; chiude in scioltezza con una scia persistente che intreccia sale e frutta esotica.

E a tavola? Perfetto sull’insalata di polpo, patate e mentuccia selvatica: un piatto in cui la fibra callosa viene demolita dall’acidità del vino e la tendenza dolce dei tuberi è contrastata dalla sua sapidità.

Campi Flegrei Falanghina – Cantine Federiciane

Paglierino vivace. Profuma di mandarino, frutta esotica ed erbe della macchia mediterranea. Struttura gustativa scorrevole e snella, scossa da profonde vibrazioni saline che amplificano l’allungo finale. Una Falanghina didattica, per esecuzione e territorialità.

Suggerimenti a tavola? Con queste caratteristiche organolettiche è quasi scontato, ma non per questo meno piacevole, suggerire di celebrare il matrimonio di questa Falanghina con gli spaghetti alle vongole veraci; o più in generale l’abbinamento con i primi piatti della tradizione marinara che vedono protagonista la tendenza dolce di molluschi e crostacei.

BOX ESPERTO

Piedirosso dei Campi Flegrei “Vigna delle Volpi” – Azienda Agricola Agnanum

Proviene da una vigna intitolata alle volpi che amano scorrazzare tra i filari, infilandosi nei buchi che il tempo ha scavato nel muro borbonico che delimita la proprietà rispetto alla riserva naturale degli Astroni.

Rubino. Naso compresso, come una molla pronta ad esplodere. Basta indugiare un po’ nel bicchiere per assistere a un’incessante e coinvolgente sequenza di frutta rossa, pepe nero, tabacco, legna arsa e tracce di mineralità ferrosa. Sorso vibrante che porta un frutto pieno e vigoroso, dai contorni sapidi; un tannino sottile e composto aiuta la beva e asciuga con delicatezza il palato; chiusura appagante e golosa.

E a tavola? Trova il suo compagno ideale nel coniglio all’ischitana, un piatto ancestrale in cui l’animale viene cotto a lungo nel classico tegame di creta a quattro manici, ‘u tiane, con erbe spontanee e peperoncino. Come vuole la tradizione a fine cottura il sugo in eccesso viene utilizzato per condire i bucatini.  Eccovi un pranzo “monotematico” in cui questo succoso e minerale Piedirosso sta perfettamente a suo agio.

Campi Flegrei Falanghina “Vigna Astroni” – Cantine Astroni

È il vino che proviene esclusivamente dalla vigna coltivata sulle pendici esterne del Cratere Astroni, tra Napoli e Pozzuoli, un tempo riserva di caccia Borbonica e oggi oasi naturale WWF Italia.

Colore oro antico. Profumi di frutta matura dal tocco esotico si alternano a cenni di spezie ed erbe aromatiche, con una gentile brezza di sale e zenzero che rinfresca il naso. Al palato colpisce per volume e pienezza del sorso, attraversato da una traccia sapida che traina tutto lo sviluppo gustativo trascinando a sé tutti gli aromi olfattivi.

E in abbinamento? La frittura di paranza (con alici e triglie e i tanti golosissimi pesci poveri del golfo partenopeo) si sposa con le sapidità marine di questo vino per un riuscito matrimonio, d’amore e di convenienza.

Campi Flegrei Piedirosso – Cantine Federiciane

Rubino lucente. Spigliato ed espressivo al naso con rimandi di rosa canina, chiodi di garofano e un’infiltrante venatura sulfurea. All’assaggio mostra la calibrata integrazione tra freschezza e morbidezza, alimentata dalla spinta sapida. Tannini garbati accompagnano il finale. 

Suggerimenti a tavola? Tanti gli abbinamenti possibili: tra essi la zuppa di cicerchie flegree con totani ai piccoli pesci di paranza in guazzetto; da apprezzare per la sua duttilità che permette di spaziare dalla cucina di mare a quella di terra, purché non si esageri con il pomodoro.

 
Cantina Agnanum

Raffaele Moccia, Cantina Agnanum – Campania

La nostra vigna è
di 10 ettari e mezzo: è un unico corpo a ridosso di Napoli e sta ai confini del
Bosco degli Astroni, un’oasi del WWF già terreno di caccia dei Borboni. In questa terra antica, ho recuperato un
vecchio vigneto dei miei avi
, di inizio Ottocento.

La coltiviamo con
vecchi metodi di allevamento, quelli usati dagli uomini di migliaia di anni fa;
solo per le vigne di nuovo impianto trent’anni fa ho introdotto delle tecniche
più moderne. Il nostro vino è prodotto con pratiche agronomiche e tecniche che
sono il frutto della saggezza contadina, che si tramanda di padre in figlio ma
che oggi, qui, sono rimasto praticamente
l’unico a mantenere vive
. È per questo che la nostra vigna crescerà, perché
ho accettato di raccogliere la sfida dei tempi e di acquisire un campo accanto
al nostro che rischiava di essere dismesso.

Stiamo sul vulcano
più pericoloso al mondo (non di rado partono dal terreno spruzzi di zolfo che
arrivano fino in vigna). Il terreno è molto sciolto e poco coeso, le pendenze
sono forti e la terra smotterebbe se non avessimo costruito i terrazzamenti, fatti a suon di zappa e
con un grosso lavoro idraulico
, e se non lavorassimo continuamente per
conservarli.

Alcuni dei nostri vini sono prodotti in pochissime bottiglie, come la Vigna delle Volpi: 600 l’anno. E oltre alle DOC piedirosso e falanghina, abbiamo ripristinato delle altre uve, tipiche e antichissime, di cui abbiamo piante vecchissime. Nella nostra Sabbia Vulcanica, ad esempio, ho voluto recuperare la beva dei miei avi, che non consumavano in purezza né falanghina né piedirosso, ma li diluivano con altre uve. Assieme alla falanghina (85%) mettiamo anche catalanesca, moscato, caprettone, biancolella e gelsomina. Quest’ultima, in particolare, è un’uva ormai scomparsa e noi siamo gli ultimi a detenerne alcuni cippi.

cantine federiciane

Cantine Federiciane – Campania

Le Cantine Federiciane di oggi sono il frutto di un secolo di lavoro, tra esperienze tramandate, saperi accumulati e grande dedizione.

Mentre la nostra originaria casa rurale è diventata un agriturismo accogliente, le vigne si sono moltiplicate in tutta la Campania e nel 2000 abbiamo costruito un nuovo impianto di trasformazione che ci consente produzioni di alta qualità grazie a tecnologie all’avanguardia. La nostra famiglia – arrivata alla quarta generazione – tuttora produce con passione il suo vino.


Assieme ai nostri tre figli curiamo l’azienda in tutti i dettagli, dedicandovi tempo, energie e amore. Ma non siamo soli: un gruppo di giovani e preparatissimi collaboratori segue con convinzione il progetto: insieme abbiamo creato un team affiatato e grintoso, che si propone alla sfida del mercato con competenza e coraggio.

Pina e Paolo Palumbo, con Marco, Antonio e Luca

Gerardo Vernazzaro, Cantine Astroni – Campania

Da più di cento anni la mia famiglia si dedica alla produzione di vino, mettendo al centro l’attenzione al territorio senza perdere mai di vista l’importanza del piacere.

Tutto inizia dal mio bisnonno Vincenzo (classe 1891), che decise di trasformare la bellezza di fare il vino in una fiorente attività; suo figlio Giovanni, dopo la guerra, diede concretezza ai sogni del padre. Da allora non ci siamo più fermati e oggi Cantine Astroni è una realtà impegnata in un progetto di tutela e valorizzazione dei vitigni autoctoni, tra rispetto delle tradizioni e moderne tecniche di vinificazione.

L’azienda si erge sulle pendici del cratere degli Astroni, tra Napoli e Pozzuoli, un’oasi naturale del WWF. Questo è un luogo unico, in bilico tra il mare e il fuoco del vulcano.

La missione che ci siamo dati è di promuovere la viticoltura campana (e in particolare quella flegrea) e la nostra sfida principale è coltivare i vitigni autoctoni pre fillosserici (allevati a piede franco): falanghina e piedirosso dei Campi Flegrei. I suoli sabbiosi vulcanici hanno infatti impedito il proliferare della fillossera, che nella metà Ottocento distrusse tutto il patrimonio ampelegrafico europeo, tranne poche zone tra cui la nostra e l’area del Vesuvio. Per questo la Campania è così ricca di autoctoni.

Negli ultimi anni siamo impegnati in un grande lavoro di riconversione e di tutela del territorio: nuove vigne si aggiungono a quelle già presenti ed ogni annata è un nuovo inizio, una nuova ricerca di margini qualitativi sempre più elevati. Siamo innamorati del nostro territorio e dal 1999 abbiamo avviato un progetto di valorizzazione: curiamo visite guidate, eventi, mostre e percorsi alla scoperta dell’anima più profonda questi luoghi avvolti dal mito, le cui origini vanno cercate nel mondo greco, la cui influenza trasuda ancora oggi in queste terre che tanto affascinarono Goethe.

Tutto questo è possibile grazie alle tante persone che credono in questo progetto familiare: zii, nipoti ma anche tutto il personale, di vigna e di cantina, di logistica e di ufficio, enologici e agronomi, responsabili del controllo di qualità, che si impegnano costantemente, con uguale impegno ed entusiasmo, a migliorare sempre di più la nostra offerta.