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Cos’è la zonazione? Guida in 6 punti

Mappare, tracciare, analizzare gli indicatori, studiare le composizioni chimiche sono temi all’ordine del giorno, oggi con la speciale sfumatura tra il rosso, l’arancione e il giallo. Ma la divisione in zone è nota alla viticoltura da molto tempo tempo. Si chiama “zonazione” e vediamo di cosa si tratta, e perché vale la pena conoscerla, in 6 semplici punti.

1️⃣ Cos’è la zonazione?

Significa dividere i territori vitivinicoli in zone (chiamate “sottozone”): è l’esito di operazioni volte a mappare il territorio per individuare aree omogenee al loro interno. Omogenee per clima, composizione del suolo, capacità produttiva dei vitigni e conseguenti caratteristiche del vino.

2️⃣ Quando sono avvenuti i primi esperimenti di zonazione?

Le prime ricerche volte a iniziare a mappare il territorio, individuando zone omogenee sulla base di dati analitici su terreni e uve iniziano in Italia già alla fine dell’Ottocento, in Piemonte.

3️⃣ Quali sono i principi della zonazione?

La zonazione si basa sull’evidenza che anche a pochi metri di distanza la terra e le condizioni pedoclimatiche possono essere molto diverse anche all’interno della stessa denominazione, e che queste condizioni specifiche influenzano il carattere del vino.

4️⃣ C’entra anche il concetto di cru?

Sì, il concetto è simile, ma parlando di cru si intende non solo un determinato vigneto di una precisa zona geografica ma anche che da lì si ricava un vino particolarmente pregiato.

5️⃣ Che conseguenze ha, per il vino prodotto, la zonazione?

Il vino può quindi essere individuato come proveniente da uno specifico luogo. Identificare la provenienza è il valore aggiunto della zonazione. Il livello di dettaglio è molto preciso e arriva a definire aree omogenee anche a livello dei singoli vigneti o addirittura dei singoli filari.

6️⃣ In che modo la zonazione interessa i winelover?

Le attività di zonazione la dicono lunga su quanto i consumatori di vino oggi siano maturi e sofisticati. Il senso ultimo, per chi ama il vino, è ritrovare dentro la bottiglia l’essenza di un preciso territorio: il carattere di quel vitigno, le caratteristiche che quel suolo ha impresso nell’uva, il profumo di una passeggiata tra quei filari.

vigne napoletane
piccoli terroir

Cos’è il terroir e perché dovresti parlarne a cena

Il terroir è un concetto enologico che sta sulla bocca di tutti gli amanti del vino. É uno dei temi più affascinanti ma forse meno compresi del mondo del vino. Di cosa si tratta, esattamente?

Terroir sintetizza tutti i fattori che influenzano il vino che entrerà nel tuo bicchiere: il suolo su cui cresce la vigna, il clima, il vitigno, l’esposizione, la forma del versante, ma anche il vignaiolo che l’ha curato (le sue idee, la sua sensibilità…).

Ecco perché è un tema così trendy tra i winelovers, e perché dovresti parlare di terroir a cena.

  • Perché queste componenti, tutte assieme, identificano un ambiente univoco e all’insegna di questa unicità si definisce la magia del vino.
  • Perché il rapporto tra territorio e vino è antico, e sta alla base del mondo enologico.
  • Perché è un concetto popolare ma fa sempre un grande effetto.
  • E poi si pronuncia “terruar”, che è un gran bel suono.
  • Perché la ricerca della qualità unisce le persone e non conosce barriere.
  • E qui si parla di unicità intrasferibile, che è un’aspirazione ancora più alta.
  • Perché conoscere cos’è il terroir significa sapere che la qualità di un prodotto è legata a un ambiente preciso, che anche solo per questo merita di essere riconosciuto e valorizzato.
  • E infatti influenza direttamente il vino, ma anche tutti i prodotti della terra (si applica anche a frutta, verdura, olio d’oliva, caffè, cacao…).
  • Perché quando metti il paesaggio, il clima, il suolo, il vigneto, la storia e l’opera dell’uomo, tutto assieme dentro una parola, la conversazione non può che diventare meravigliosa.
  • Perché se ne può parlare anche in termini matematici: un triangolo (vitigno-ambiente-uomo) dalla cui interazione degli angoli dipendono la qualità e la tipicità di un vino.
  • Perché è un tema ampio, che dà argomenti per ore.
  • Perché è un concetto immateriale e multiforme, ma reale e vivo nei prodotti di qualità. Mette d’accordo sognatori e pragmatici.
  • Perché riguarda le interazioni tra un determinato ambiente fisico e biologico e le pratiche vitivinicole che vi sono applicate. Piace a persone della scienza e appassionati di biodiversità.
  • Perché riguardando anche geologia e morfologia del suolo, caratteristiche bioclimatiche, chimiche e fisiche dà argomenti anche per gli scienziati più ostinati.
  • Perché è un concetto che riguarda un’origine e una tradizione, ma una tradizione suscettibile di trasformazioni. Una memoria che muta al passare del tempo (usare in questi termini con le persone più sofisticate).
  • Sulla stessa linea: gli sforzi dei viticoltori sono come quelli di interpreti illuminati, che nel rispettare i metodi “di una volta” riscoprono le tradizioni rivendicando la loro inventiva.
  • Allora il vino diventa un alleato della memoria culturale.
  • Perché è un concetto che include il vino nello spazio della genuinità e del benessere, senza perdere niente del piacere che regala.
  • Perché è una parola che Luigi Veronelli invidiava ai francesi, per lui da tradurre in italiano con terra, perché, diceva, “terra è come uomo, non vi sono termini – o alternativi o similari – migliorativi.”
  • Perché ci sono terroir più ampi e altri piccolissimi. In ottobre abbiamo scoperto questi secondi.

Il vino è un composto di umore e di luceGalileo Galilei