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Gabriele Scalici sommelier AIS

Gabriele Scalici

GABRIELE SCALICI

Ci porta alla scoperta dei VINI DI SALE

Per guidare Tappa #37 di Sommelier Wine Box (aprile 2021) ci siamo rivolti al sommelier Gabriele Scalici.

Ecco la sua storia:

«Ho sempre avuto il pallino per il vino, sin da ragazzo una voce mi risuonava in testa e mi diceva «prima o poi ti appassionerai seriamente». Le passioni da curare, per fortuna, non mi sono mai mancate, la disponibilità finanziaria per gestirle tutte, invece, è ben altro discorso!

Posso dire di essere stato definitivamente folgorato dal vino nel 2011 dopo anni di bottiglie (ahimè) mediocri. Da allora è iniziato un percorso esclusivo volto alla ricerca della qualità – non solo in questo settore -, che mi ha portato a conseguire il diploma di Sommelier prima e di Degustatore poi. Dal 2015 partecipo alla stesura della guida Vitae, edita da AIS.

Parallelamente ho intrapreso un’altra avventura con il fine di condividere le mie esperienze (e le mie emozioni!) con winelover e appassionati e a fine 2012 è nato il blog appuntididegustazione.it, rinominato in Parole di Vino da marzo ‘17.

È uno spazio di incontri, di racconti, di impressioni che porto avanti con un gruppo di amici: ci unisce il filo rosso dell’amore incondizionato per il vino. E del vivere bene.

Questa realtà (con 5.400 follower su Twitter e oltre 3.400 su Facebook) è pensata per mettere in contatto diretto produttori e pubblico anche grazie a eventi che leghiamo all’hashtag #personedivino.

Tra i miei piccoli grandi successi mi piace ricordare la vittoria nel 2014 del contest Young2Young al Vinitaly, la partecipazione nel 2015 al programma radiofonico “Falla Girare” di Radio Reporter e l’intervista televisiva a “Terminal 1” su Telecolor.

Per me vino è sinonimo di passione, quella che vedo nei vignaioli che incontro ogni giorno, quella che mi lega agli amici con cui scrivo il blog, quella che riscontro nelle persone che non hanno paura di lanciare progetti nuovi, in grado di avvicinare gli amanti del vino ai produttori.»

Gabriele Scalici sommelier AIS

Gabriele ha scelto per noi una selezione dedicata ai vini del sale. E ci ha raccontato perché.

«Per un sommelier la comunicazione delle caratteristiche organolettiche di un vino passa attraverso l’espressione dei suoi tratti essenziali. Nei pochi – ma intensi – anni di esperienza da umile comunicatore del vino, ho capito una cosa che può apparire paradossale, ma in realtà è perfettamente logica: i più bravi divulgatori del verbo enologico, quando hanno il calice in mano e un pubblico in ascolto, raccontano in primis l’essenzialità del vino in degustazione. E tanto più sono bravi, tanto più usano parole semplici, aggettivi quotidiani, fuggendo da descrizioni roboanti e panegirici. E non crediate che sia facile, raggiungere l’essenza del vino: il vino è come le persone, spesso si scherma, si protegge. Ci vuole tempo ed esperienza per toccarne il cuore.

Io credo che un appassionato di vino deciso a scandagliare la profondità di un sorso non possa ignorare uno degli aspetti chiave della degustazione: la sapidità. Su questi argomenti il dibattito è sempre vivo e certamente non dimenticheremo che negli anni il gusto globale – espressione rivedibile, certo, ma non ne trovo di migliori – ha incensato altre peculiarità organolettiche, dal tannino al titolo alcolometrico. La sapidità tuttavia, giocherà sempre un ruolo fondamentale nell’esperienza degustativa, specie nei vini destinati ad accompagnare un buon pasto.

Cos’è la sapidità, in un vino? E perché crediamo di percepirla? Tralasciando la fredda spiegazione fisica, che parla di metalli, di anioni di acidi organici e inorganici, la sapidità nel vino è data dalla presenza di sostanze minerali, che variano in funzione delle caratteristiche del terreno, del clima, la vicinanza del mare o a un corso d’acqua. Le pratiche di cantina, l’affinamento e la conservazione influiscono ulteriormente: si può facilmente comprendere quanto la sapidità riveli del vino che abbiamo nel calice, senza dimenticare che spesso è proprio la sensazione minerale, insieme all’acidità, a generare la voglia – a volte irrefrenabile – di bere ancora un sorso, e poi un altro, e un altro ancora

Ho deciso di proporre “vini di sale” come esperimento per me stesso, per confrontare –  e farlo fare a tutti voi – vini diversi da diversi territori, accomunati da precise sensazioni saline, la cui gradevolezza indica in modo chiaro, come il nord in una bussola, la qualità di quello che stiamo bevendo.»

Gabriele Scalici

professioniste donne vino

Le professioniste del vino da tenere d’occhio

Sommelier, wine influencer, esperte di vino che cercano nuovi linguaggi per comunicare una materia tanto stratificata e complessa quanto affascinante, professioniste donne che si fanno strada in un mondo ancora attraversato da pregiudizi di genere… quali sono le professioniste italiane del vino da tenere d’occhio, oggi?

Abbiamo raccolto in una lista le professioniste del vino che per noi sono da tenere d’occhio: nelle specificità dei caratteri, delle aspirazioni, dei linguaggi e delle professioni di ciascuna, tutte stanno facendo un grande lavoro per raccontare e per far capire il vino. Cioè per avvicinarlo alle persone e farlo amare.

E in questo portare a tutti la magia del vino leggiamo il tratto più bello (e perché no? anche il più femminile) del lavoro svolto dalle tante professioniste del vino.

1. Laura Donadoni

Giornalista professionista, con un dottorato in Scienze della Comunicazione, sommelier e WSET 3, la carriera di Laura Donadoni inizia come editorialista e reporter enogastronomica per prestigiose riviste italiane come il Gambero Rosso. Conduttrice di notiziari radiofonici, ha anche tenuto un suo programma enogastronomico sulla rete televisiva Mediapason.

Dopo essersi trasferita negli Stati Uniti, ha iniziato a scrivere di vino nel suo blog The Italian Wine Girl, ma è attiva anche su Instagram, su Tik Tok, con podcast e su Youtube. La sua social community conta oltre di 60.000 follower.

Tra i pochi Vinitaly International Italian Wine Ambassador al mondo, è specializzata
in vino italiano e spagnolo, oltre che giudice ufficiale del vino per il San
Francisco Chronicle Wine Competition e per altri concorsi internazionali; tra
le poche donne italiane nell’International Circle of Wine Writers di Londra e
membro della Los Angeles Wine Writers Association. Dirige il Wine Education
Program presso il Pacific National Food and Beverage Museum di Los Angeles. È
collaboratrice ed editorialista per le riviste The Tasting Panel e The
SommJournal
e tra i revisori ufficiali della guida internazionale di Slow
Wine. Il suo libro Come il vino ti cambia
la vita
è stato lanciato a giugno 2020 in Italia e la versione inglese sarà
presto disponibile.

Ha fondato LA COM Wine Agency, società di importazione di vino e società di comunicazione strategica per l’industria enogastronomica.

2. Maria Elena Boggio

Laurea in Biotecnologie, ha un passato di ricerca universitaria in ambito oncologico. Dopo il dottorato, però, ha scelto il bancone dell’enoteca a quello del laboratorio. Nel suo blog Lasecondadolescenza parla di vini naturali, raccontando storie dimenticate di vini e di territori, con la lente sempre puntata sull’artigianalità.

Il suo è un linguaggio molto diretto, che si riflette in un account Instagram con foto e video senza filtri. Al naturale, come sono i vini da lei particolarmente amati. Molti gli IGTV su Instagram con interviste ai vignaioli, così come di interesse la sezione Q&A in evidenza, in cui risponde in maniera semplice sui più diversi temi, vini e territori.

3. Carlotta Salvini

Migliore Sommelier d’Italia FISAR dell’anno 2019, WSET 3, è laureata in Agraria e in Viticoltura ed Enologia presso l’Università di Firenze e lavora presso Felsina. Molto attiva su Instagram, specialmente nel racconto della degustazione, sa combinare la sua straordinaria competenza con una comunicazione di rara gradevolezza, che si avvale di un tono di voce inclusivo, diretto, mai banale. Due, le video interviste rilasciate da Carlotta Salvini a Marco Montemagno.

Lo scorso aprile ha disegnato per Sommelier Wine Box una selezione dedicata ai vini di Siena.

4. Cristina Mercuri

Volto molto noto del panorama enogastronomico. Avvocato di talento, Cristina Mercuri lascia la professione legale per dedicarsi al vino e alla sua speciale passione per l’insegnamento.

WSET, punta a diventare uno dei 400 Master of Wine al mondo, come ci ha raccontato quando ha curato una selezione per noi.

Molto attiva su Instagram, fa dirette settimanali, con approccio tecnico, all’interno della rubrica Wine Geek. Approdata anche su Clubhouse.

5. Chiara Giannotti

Cresciuta in una famiglia di produttori,
Chiara Giannotti è esperta di marketing e pubbliche relazioni con lunga
esperienza nel settore del vino e degli alcolici. Laureata in Lingue e
Letterature presso l’Università degli Studi di Roma Tre, è fondatrice di
Vino.TV e autrice presso DoctorWine, la notissima rivista online di Daniele
Cernilli.

Molto attiva su YouTube, con diversi video e playlist che hanno l’obiettivo di educare alla cultura del vino e diffondere curiosità enologiche.

6. Adua Villa

Sommelier e scrittrice, enogastronoma e docente AIS, Adua Villa è Ambasciatrice del vino abruzzese. Ha lavorato a lungo in TV (per Uno Mattina, Prova del Cuoco, Uno Mattina Estate, Tg5 Gusto, Sky Alice e con il suo programma Le Stagioni). Per anni è stata la voce femminile di Decanter su Radio2, mentre oggi conduce Vinopop sulla web radio Radio Kaos Italy e su Tagadà, programma di LA7. Per 9 anni ha lavorato come degustatore per la guida Duemilavini.

Nell’editoria, ha mosso i primi passi per VanityFair.it e con una rubrica sul quotidiano Libero Gusto. Tra i libri scritti, si cita qui Vino rosso tacco 12, un romanzo enologico.

7. Eleonora Galimberti

Specialista di Marketing e Comunicazione e Food & Wine Consultant, con esperienza in aziende multinazionali di lusso, fashion e vino, Eleonora Galimberti è inoltre giornalista nel comparto food, wine, travel, hotel e alta ristorazione. Sommelier AIS, ha approfondito in particolare le tecniche dell’abbinamento cibo-vino e si occupa anche di collezionismo di vini pregiati, con attività consulenziali.

Suo è il blog Enozioni, dedicato ai “sensi che danno
vita alle emozioni” e alle “emozioni che danno senso alla vita”.

Collabora come freelance a varie testate nazionali: Style Magazine (Corriere della Sera), Elle, Marie Claire (Hearst), James Magazine, Vision 3.0, Kyoss.

8. Simona Geri

Sommelier AIS, WSET 2 with merit, operatore enoturistico, guest taster, media partner, wine blogger con The Winesetter e wine consultant, anche Simona Geri ha curato per noi una selezione, dedicata alle donne del vino.

Wine influencer, è molto seguita su Instagram, dove si avvale di un linguaggiogiovane e semplice, con grande cura per l’estetica e per i colori di post e reels, oltre che per una comunicazione (e una degustazione) semplice e simpatica.

9. Laura Bertozzi

Commercialista e sommelier, Laura Bertozzi è amica di Sommelier Wine Box dalla prima ora e ha curato per noi due selezioni. Offre consulenze ad aziende vitivinicole, enoteche, ristoranti, bar per lo sviluppo strategico, la comunicazione e la formazione, combinando la solidità di una stimata professionista di economia e finanza con quella di sommelier appassionata.

Attiva come blogger da anni, con Divino Senza Glutine, recentemente sta molto sviluppando la produzione di video, soprattutto per valorizzare i piccoli artigiani del vino.

Parole chiave: valorizzazione dell’esperienza delle persone e rispetto per l’ambiente.

10. Elisa Fiore Gubellini

Blogger, YouTuber e Instagrammer, informer e influencer del settore cibo e vino, Elisa Fiore Gubellini organizza eventi correlati al mondo del vino e wine tour, in Italia e in Francia.

Sommelier AIS, ha una lunga esperienza come Fine Wine
Merchant.

Dal 2018 gestisce una pagina Instagram costituita da un gruppo di sommelier tutto al femminile, le Wine Angels. Con le numerose attività di comunicazione, il suo obiettivo ultimo è “spiegare a tutti con parole semplici quella che è la mia passione più grande, tutti noi abbiamo olfatto e gusto e possiamo dire la nostra in una degustazione, io stessa so di non sapere, ma quello che conta è la voglia di imparare… e di degustare”.

11. Clizia Zuin

Dopo laurea in Lingue Orientali ottenuta presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia e alcune importanti esperienze internazionali si trasferisce in Toscana, dove inizia a lavorare nel mondo del vino.

Sommelier dal 2011, diplomata WSET 3, relatore A.I.S., decide di intraprendere la carriera dei concorsi diventando migliore sommelier d’Italia donna nel 2019.

Redattrice della guida Vitae e di Intravino.

12. Camilla Rocca

Caporedattore presso So Wine So Food, scrive di food e di beauty come freelance per numerose testate, di settore e nazionali. Tra queste: Il Sole 24 Ore, Il Giornale, Repubblica, Man in Town. Si occupa, inoltre, della redazione di libri come l’ultimo di ricette dello chef Carlo Sadler (I miei nuovi menu), edito da Giunti nel 2017.

Organizza numerosi eventi di settore, in particolare per l’Associazione Le Soste.

13. Marta Curtarello

Laureata in Lingue Straniere per le Relazioni Internazionali, è sommelier e ha il diploma WSET 2.

Blogger, è molto attiva su Instagram, con degustazioni, consigli e racconti di vino. Sales Partner di The Winesider.

14. Valentina Papandrea

Laureata in Giurisprudenza, con una passione per il vino che la porta a frequentare il Master in Food and Wine Business presso la LUISS Business School, si occupa di social media e di marketing per varie cantine italiane.

Attiva, oltre che su Instagram, su Tik Tok e Club House, dove parla soprattutto di vino, di cibo, di arte. Qui, è co-founder di Wine Room Club (che ha l’obiettivo di mettere in contatto i lavoratori nel mondo del vino, e quindi produttori, content creator, dirigenti, buongustai, organizzatori di eventi, esperti di turismo…).

Sogna un mondo più inclusivo.

15. Arianna Vianelli

Laureata in Conservazione dei Beni Culturali,
il suo lavoro ruota attorno al Franciacorta.

Lasciato il Consorzio per la tutela dei Franciacorta, inizia a lavorare come libera professionista e consulente in comunicazione e social media manager. Arianna Vianelli ha inoltre una grande passione per l’organizzazione di eventi enogastronomici.

16. Giulia Sattin

Architetta urbanista e sommelier, Giulia Sattin è molto seguita su Instagram, dove adotta un tono di comunicazione molto semplice. Sul suo blog, Wine Girl Friend, parla di vino raccontando inoltre locali, cantine, abbinamenti gastronomici.

Sommelier Wine Box

The best of Sommelier Wine Box

THE BEST OF SOMMELIER WINE BOX

Brindisi ai tre anni passati assieme

Questo mese Sommelier Wine Box festeggia il terzo compleanno.

Grazie a una squadra straordinaria di sommelier, in questi anni abbiamo selezionato oltre 120 artigiani del vino e proposto più di 200 vini, dai grandi territori enologici italiani ma anche dagli angoli più nascosti.

Abbiamo scoperto bottiglie indimenticabili, professionisti di fronte ai quali togliersi il cappello, clienti che sono diventati amici, consiglieri, fonti inesauribili di affetto e di consigli. Cose che richiedono un grande brindisi!

Tappa 36 è una selezione di grandi perlage, le più belle bollicine mai proposte: selezionate da quattro dei nostri sommelier (Simone Vergamini, André Senoner, Alessia Taffarel e Francesco Cannizzaro), le più amate da voi.

Ed è solo uno dei tanti “the best of Sommelier Wine Box” possibili.

Sommelier Wine Box
Nicola Bettinazzi sommelier

Nicola Bettinazzi

Nicola Bettinazzi

Ci porta alla scoperta dei VINI DI LAVA

Per guidare Tappa #35 di Sommelier Wine Box (febbraio 2021) ci siamo rivolti all’appassionatissimo Nicola Bettinazzi.

Ecco la sua storia:

«Mi sono avvicinato al mondo del vino nei miei anni padovani, da studente di Psicologia all’Università… ero frequentatore assiduo di una piccola enoteca in Piazza delle Erbe assieme a un gruppo di amici, come me studenti fuori sede. Assieme, grazie ai tanti assaggi, abbiamo iniziato ad apprezzare a fondo i vini tipici delle varie zone di Italia.

Il vino faceva parte della nostra cultura, la condivisione e l’assaggio strumenti di dialogo e di scoperta.

Quella passione era destinata a crescere: mi specializzai quindi in ambito enogastronomico, frequentando i corsi di degustazione WSET (che sto ora concludendo, presso l’Austrian Wine Accademy), corsi di degustazione di birra e di olio extravergine di oliva, cui seguì un Master of Business Administration con specializzazione in Food and Wine alla Bologna Business School.

Da anni, questa passione si è trasformata in una professione, un percorso che di giorno in giorno mi sprona a conoscere sempre di più questo mondo così incredibile e affascinante. Sono presidente di un’associazione che promuove l’enogastronomia, organizzando corsi di formazione e degustazioni, ma anche valorizzando il recupero di alcuni vigneti storici che raccontano la storia delle nostre valli trentine.»

Nicola Bettinazzi

Nicola Bettinazzi sommelier
sommelier wine club

Tutti i concetti da conoscere per parlare come un sommelier

Nel mondo del vino esistono i termini tecnici della degustazione: ogni associazione ha i suoi e se li tiene stretti. E poi esiste un linguaggio lirico, che mescola quegli stessi concetti con il desiderio di parlare in modo più libero e creativo. Se va attribuita a Luigi Veronelli l’adozione un lessico enologico emotivo, colto e poetico, non è sempre facile cogliere tutte le sfumature delle descrizioni del vino offerte dagli addetti ai lavori. Abbiamo messo assieme alcuni concetti da conoscere, per parlare come un sommelier esperto.

Questo è un piccolo glossario di 20 + 1 concetti da conoscere per capire i sommelier: lo aggiorneremo se ci farete avere altre parole curiose. Perché ben vengano termini non tecnici, e ben venga se questi aiutano anche i non esperti a esprimersi sul vino. Cosa che non è per niente facile!

1. Abboccato

Si dice di un vino leggermente dolce. Se la sensazione di dolcezza è marcata viene detto amabile.

2. Austero

Descrive un vino rosso importante, ricco di corpo e di tannino. Tende ad avere una sfumatura negativa, nel senso dell’eccesso di corpo e di tannino. Sinonimo di severo.

3. Beva

È l’atto stesso
del degustare; “di pronta beva” si dice di un vino pronto a bersi, cioè maturo,
con una sfumatura di un vino non impegnativo. Beverino, appunto.

4. Bocca

Piuttosto immediato:
indica l’analisi gustativa di un vino, cioè tutte le sensazioni che si hanno al
palato degustando.

5. Chiuso

Un vino che non
riesce a esprimere al meglio il suo potenziale, perché ha bisogno di essere
ossigenato o perché ancora troppo giovane e quindi non pronto.

6. Complesso o ampio

Indica un vino che esprime tante tipologie di profumi, in buon equilibrio fra loro: sia profumi primari (quelli tipici del vitigno, intrinsechi dell’uva), sia secondari (cioè i profumi che il vino acquisisce durante la lavorazione e che arricchiscono il vino di note floreali, fruttati e vegetali), sia terziari, ossia quelli acquisiti con l’affinamento (note speziate, di vaniglia, tostate, animali, eteree…).

7. Coriaceo

Vino dai tannini concentrati.
È una caratteristica positiva solo se non è correlata a un sapore troppo amaro.

8. Croccante

Si dice di un vino “goloso”, come fosse un frutto sodo, non troppo maturo. Un vino che comunica sensazioni di freschezza, di fruttato e floreale.

9. Fresco o vino di “bella acidità”

L’acidità è una componente essenziale nel vino e quindi dell’analisi gustativa: si riconosce perché fa salivare. Il vino che ha spiccata acidità è detto “fresco”. “Bella acidità” indica un livello ottimale, con l’acidità in buon equilibrio con la morbidezza. Un vino di bella acidità regala una sensazione fresca e piacevole. Se invece è eccessiva il vino sarà aspro, crudo, puntuto.

10. Fruttato

Ricordare il
frutto è la condizione di base per il vino di qualità. La parola indica le
sensazioni olfattive e gustative che richiamano alla mente quelle dei frutti,
integri e maturi.

11. Ingresso

La prima sensazione
che apre la degustazione, nella fase olfattiva o in quella gustativa.

12. Lungo

Si dice di un
vino i cui sapori e aromi permangono a lungo dopo essere stato deglutito. Il
termine più tecnico è persistente
(il suo contrario è corto).

13. Naso

Intuitivo: l’insieme delle sensazioni che un vino regala all’olfatto, respirandolo.

14. Piacione

Termine amatissimo dai sommelier. Indica un vino molto rotondo ma acquisisce una sfumatura leggermente negativa, a dire che si tratta di un vino realizzato per farsi amare, un vino che ha avuto lavorazioni o affinamenti che l’hanno reso presto disponibile.

15. Pulito

Indica un vino
innanzitutto senza difetti, quindi fine ed elegante, ma anche fruttato e
fresco.

16. Rotondo

La forma
geometrica è inequivocabile: indica un vino senza spigoli, cioè pieno, morbido,
non troppo tannico e con acidità non eccessivamente spiccata.

17. Seduto

Si riferisce a un
vino carente di acidità, troppo evoluto e fiacco: andava stappato prima. A
tutta evidenza è un difetto irreversibile.

18. Sottile

Indica un vino poco corposo, delicato, povero di alcol. Se il vino è equilibrato e l’obiettivo non era quello di farne un vino di corpo si tratta di una caratteristica positiva, e diventa quindi sinonimo di fine.

19. Uvaggio

Sinonimo di blend. Si tratta dell’insieme delle uve
di diverse varietà che concorrono alla produzione di un certo vino.

20. Verticale

Concetto non semplice. Indica un vino caratterizzato da purezza aromatica e precisione. Un vino che è quello che deve essere. Sono vini verticali quelli che non strizzano l’occhio al gusto internazionale, che ama invece sapori più pieni e rotondi.

21. Vinoso

Può sembrare esilarante dare del “vinoso” a un vino, ma tant’è. Il termine è uusato per esprimere due concetti: l’alta gradazione alcolica oppure, più spesso, un profumo che ricorda quello del mosto. In questo secondo caso, il riferimento è soprattutto ai rossi giovani.

Cristina Mercuri sommelier

Cristina Mercuri

CRISTINA MERCURI

Wine Educator e Consultant

Ci ha portato alla scoperta dei ROSSI DEL TRENTINO

Per guidare Tappa #34 di Sommelier Wine Box (gennaio 2021) ci siamo rivolti a una grande sommelier: Cristina Mercuri.

Ecco la sua storia:

«Poco più che adolescente una trasmissione TV mi instilla la curiosità per il vino: i suoi profumi, le tecniche di fermentazione, le composizioni chimiche… La vita poi prende il suo corso, fra la laurea in giurisprudenza e l’avvio di una impegnativa carriera forense.

Ma quella curiosità mi rimane dentro e prima divento sommelier, poi decido di lasciare tutto per dedicarmi al vino. Così cambio vita, con determinazione e molto studio.

Oggi sono Wine Educator e tra le 10.000 persone al mondo in possesso del diploma WSET, con una lunga esperienza su vini italiani e stranieri, oltre che distillati; e punto a diventare uno fra i 400 Masters of Wine del mondo.

La mia formazione e i corsi che rilascio hanno l’obiettivo di diffondere una cultura del vino seria, internazionale e al passo con i tempi, per questo punto molto ai corsi WSET in Italia.

Credo nella competenza, nella determinazione, nello studio continuo sorretto dalla passione.»

Cristina Mercuri

Cristina Mercuri sommelier
tastevin

Cos’è il tastevin?

Il mondo dei
sommelier è fatto di competenza estrema, passione dilagante, tanti assaggi e infiniti
chilometri in auto, ma anche di tradizioni e storie di cui restano tracce nei
gesti, più o meno ampollosi. E negli strumenti. Il tastevin è uno di questi: ma
cos’è e a cosa serve?

A tutti sarà capitato di chiedersi cosa sia la collana che pende al collo dei sommelier nelle foto ufficiali… Anche molti sommelier della nostra squadra hanno scelto di mostrarsi con questo oggetto. Oggi rispondiamo alle domande sul tastevin, in 6 semplici punti.

1. Cosa significa
tastevin?

Letteralmente: assaggia vino.

2. Qual è la sua storia?

In passato la
degustazione tecnica del vino si svolgeva con il tastevin.

La sua origine si perde davvero nella notte dei tempi: gli scavi archeologici attestano l’uso di strumenti di questo tipo sin da oltre 3000 anni fa. Ne abbiamo un’antica rappresentazione: nella Casa dei Vettii, una delle più favolose e note di Pompei, vediamo degli amorini versarsi del vino in piccole coppe del tutto simili al tastevin moderno. Siamo nel I secolo dopo Cristo.

Pompei amorini con tastevin

3. Perché il
tastevin ha questa forma?

La forma recupera quella dell’incavo della mano, cioè quel che si usa per abbeverarsi direttamente alla fonte.

4. Com’è fatto il
tastevin?

In argento, o in metallo argentato, il tastevin moderno può avere due forme, bordolese o borgognone. Ha un piccolo manico ma la particolarità risiede all’interno, nella variazione della superficie fra sporgenze e incavi.

tastevin

5. Come si usa
tastevin?

VERSARE: dopo averlo tolto dalla catena, si versa il vino nel tastevin fino al livello indicato dalla bolla centrale.

RESPIRARE: le piccole perle in rilievo permettono il rapido arieggiamento del vino, favorendo l’esame olfattivo.

OSSERVARE: le 8 grandi perle consentono di valutare i vini rossi, mentre le nervature (sempre incavate e di forma allungata) permettono l’osservazione dei bianchi.

GUSTARE: l’analisi gustativa non differisce da quella effettuata con il bicchiere.

6. Perché i
sommelier in passato usavano il tastevin?

Perché l’analisi del vino è facilitata e resa veloce dal tastevin. Il gioco fra elementi concavi e convessi crea uno specchio che consente di illuminare il vino sotto ogni angolatura. L’esito è facilitato dal fatto che il vino si dispone su uno strato molto sottile. Chiaramente, il tastevin non consente di valutare il perlage degli spumanti.

Oggi il tastevin
è sostituito dal classico bicchiere, ma resta un simbolo della professione del sommelier
in tutto il mondo. È un piccolo pezzo di storia enologica di cui tenere traccia,
mentre si guarda al futuro.

trucchi degustazione vino

Tutti i trucchi per degustare il vino come un sommelier

Degustare un vino è uno dei più grandi piaceri della vita, un’esperienza che fa sentire sulla Luna, regalando sensazioni uniche. E in fondo non conta quanto in alto si va, l’importante è avere gli strumenti per salire. Abbiamo raccolto alcuni trucchi e consigli, per degustare al meglio e capire la qualità del vino anche se non si è tanto esperti.

Quanto sta dentro la bottiglia, infatti, è un liquido prezioso, creato con fatica e cure lunghe anni: conviene degustarlo con consapevolezza. Ecco una raccolta di 24 piccoli trucchi.

Ma prima di iniziare, ecco le poche ma fondamentali regole per una perfetta degustazione:

🍷preoccuparsi che la stanza dove ci si trova non sia influenzata da odori;

🥂evitare del tutto i profumi;

🍷non fumare prima della degustazione;

🥂scegliere una sequenza logica fra i vini da degustare;

🍷non lasciarsi influenzare dalla fama (o dall’assenza di fama) del produttore;

🥂non essere raffreddati.

TEMPERATURA DI SERVIZIO DEL VINO

1. Ricordare che ogni tipologia di vino va servita alla giusta temperatura perché possa esprimere al meglio le sue caratteristiche. Per le temperature esatte, abbiamo scritto un piccolo pezzo.

2. In generale è importante non servire il vino troppo freddo (per evitare che possa sembrare senza aromi e “analcolico”) né troppo caldo (perché si avvertirebbero troppo le morbidezze).

3. Fondamentale è tener presente la temperatura della stanza: se è molto calda servire a un paio di gradi in meno, prevedendo che il vino si scalderà facilmente. E attenzione: “temperatura ambiente” non vuol dire nulla 😉

SERVIRE IL VINO

4. Per non rovesciare il vino servendolo basta girare il polso di un quarto di giro quando si sta finendo di riempire il bicchiere.

5. Non riempire troppo il calice, l’ideale è arrivare a un terzo della capienza, per fare esprimere al meglio i profumi del vino (se si riempie fino all’orlo, infatti, non si riesce a roteare il bicchiere e gli aromi restano imprigionati). Diverso è il caso della flute – il bicchiere dalla forma stretta e allungata – che va riempita quasi completamente per consentire al perlage di salire verso l’alto e sprigionare i profumi vicino al naso. Va detto però che oggi si usano bicchieri di grandi dimensioni anche per il Metodo Classico.

IL COLORE DEL VINO

6. Già il colore dà le prime informazioni sul vino: va osservato contro una superficie bianca.

7. Il colore del vino dipende da molti aspetti, anche dalla sua età. Per capire che vino abbiamo di fronte, tenere presente che il bianco tende a evolvere dal giallo con riflessi verdolini della giovinezza all’ambra e all’oro della maturità. Il rosso, invece, con il tempo passa dai riflessi violacei a colori sempre più caldi.

I PROFUMI DEL VINO

8. Il riconoscimento dei singoli profumi dipende dalla pratica e dalla conoscenza degli aromi. Ciò che è davvero importante è fare attenzione alla qualità di tali aromi, che dà indizi sulla piacevolezza del vino: alla finezza dei profumi corrisponde in genere la finezza del gusto.

9. E per chi ama divertirsi respirando il vino: fare l’analisi olfattiva prima a bicchiere fermo, poi facendolo roteare lentamente. Il vino può così esprimere la sua progressione di profumi. E per approfondire sull’analisi olfattiva, rimandiamo a una nostra piccola guida.

10. Attenzione all’assuefazione, dopo poco non si sente più nulla: far passare qualche decina di secondi tra un respiro e l’altro.

IL CORPO DEL VINO

11. Per valutare il corpo c’è una tecnica infallibile: roteare il liquido e osservare gli archetti (le lacrime che scendono dall’alto verso il basso della superficie interna del bicchiere). Archetti evidenti e ravvicinati sono il segno di un vino di struttura e alcolico. Se invece gli archetti sono distanti e scorrono veloci, il vino è giovane, poco alcolico e di struttura leggera.

IL GUSTO DEL VINO

12. Su come degustare il vino abbiamo scritto una mini guida. Qui, un paio di trucchi: per assaporarlo al meglio, il vino va portato su tutta la superficie della bocca.

13. Provate anche a inspirare un po’ di aria sorseggiando: aiuta ad amplificare le componenti volatili.

LA PERSISTENZA DEL VINO

14. Lungo, corto, mediamente persistente… la persistenza sembra un’ossessione dei sommelier ma è affascinante perché ci dice quanto a lungo sapori e profumi restano vivi dopo avere deglutito. Per valutarla c’è un trucco: dopo avere mandato giù il vino, “masticare” l’aria in bocca e valutare se gli aromi rimangono o se spariscono subito.

LA DEGUSTAZIONE DEGLI SPUMANTI 🍾

15. In uno spumante di qualità la spuma che si forma sulla superficie è evanescente.

16. Anche la grana del perlage racconta la qualità dello spumante: più sono piccole sono le bolle migliore è lo spumante.

17. Una cosa è fondamentale: mai far roteare il bicchiere di spumante per non perdere l’effervescenza.

LA DEGUSTAZIONE DEI VINI ROSSI 🍷

18. Quando si ha il piacere di degustare un rosso molto invecchiato il consiglio è di aprirlo prima, se necessario fino a 6/8 ore in anticipo, semplicemente togliendo il tappo.

19. Ancora sui vini importanti, soprattutto rossi: per garantire un’esperienza più appagante fare l’avvinamento. Basta versare un po’ di vino nel bicchiere e farlo aderire su tutta la parete interna, prima di buttarlo. Così si è certi che eventuali odori o impurità legati al cattivo lavaggio rovinino la degustazione.

20. E attenzione: meglio evitare il decanter per vini troppo vecchi: dopo anni in bottiglia la brusca esposizione all’ossigeno potrebbe davvero rovinarli.

21. Invece, se il vino presenta dei depositi, il decanter è perfetto.

INFINE, PER NON SBRONZARSI

22. Mai bere a digiuno. Il cibo determina un minore assorbimento dell’alcol e la sua normalizzazione più rapidamente.

23. Degustare lentamente. L’assunzione della stessa quantità di vino frazionata in più dosi determina un tasso alcolico inferiore.

24. Non mescolare troppo le tipologie di vino. La progressione bollicina, bianco, rosato, rosso, vini dolci è corretta ma se la cena è lunga è meglio tenersi sullo stesso colore.

Sommelier Wine Box
Nicola Bonera sommelier

Nicola Bonera

NICOLA BONERA

Migliore sommelier d’Italia 2010

Ci ha portato alla scoperta del GRANDE PIEMONTE

Per guidare Tappa #33 di Sommelier Wine Box (dicembre 2020) ci siamo rivolti a un grande sommelier: Nicola Bonera.

Ecco la sua storia:

«Un percorso iniziato presto, il mio.

Tutto parte dagli studi all’istituto alberghiero, che mi danno l’occasione di vincere il concorso di miglior sommelier junior degli istituti alberghieri italiani e di trasformare in determinazione la timidezza iniziale.

Poi sono diventato sommelier e da allora i passaggi sono stati tanti: ho lasciato il mondo della ristorazione a tempo pieno e iniziato a insegnare in vari istituti alberghieri, sono diventato relatore ai corsi AIS e ho partecipato a tantissimi concorsi. Con molto impegno e un pizzico di fortuna ho raggiunto traguardi che non avrei immaginato 20 anni fa.

Molti i successi, come il titolo di miglior sommelier della Lombardia nel 2002 e il trofeo Franciacorta per il miglior sommelier d’Italia nel 2010, vittorie che vanno aggiunte ai vari Master sui vitigni e territori d’Italia.

Numerosi sono stati anche i piazzamenti e le sconfitte, altrettanto utili per migliorare la mia conoscenza. Oggi mi divido tra l’attività di formatore per i partecipanti ai nostri corsi e la consulenza per ristoranti per i quali strutturo le carte dei vini, con la stessa passione e curiosità degli inizi

Nicola Bonera, migliore sommelier d’Italia

Nicola Bonera sommelier
Cristina Mercuri sommelier

Wine Educator e Consultant. Quattro domande a Cristina Mercuri

Il mondo del vino è più in evoluzione di quanto si possa immaginare e la professione del sommelier diventa sempre più specializzata. E poi c’è l’universo degli appassionati, che al di là del lessico specifico degusta con passione e curiosità estreme.

Della sfida di essere professionisti del vino, oggi, parliamo con Cristina Mercuri, sommelier e wine educator.

1. Da avvocato a sommelier, a 33 anni. Si legge molto delle ragioni per cui hai lasciato la carriera forense. Quella più affascinante, e di ispirazione, è il desiderio di perseguire una vita piena, in continuo movimento, appagante senza compromessi. Al tempo stesso la carriera nel mondo del vino che hai impostato appare molto solida: è un’eredità della carriera legale?

È vero: quello che colpisce il lettore è il cambio radicale della mia vita. Da una professione prestigiosa e strutturata ho deciso di fare un salto nel vuoto solo per perseguire un concetto molto alto di felicità. Molti parlano di coraggio ma io non so se definirlo così, preferisco pensare di aver agito per necessità, e ne ho fatta una virtù (come recita un vecchio proverbio…).

Anche se ammetto che avere un certo mindset e una certa cultura legale mi hanno aiutato a costruire determinati rapporti e – in alcuni casi – selezionare meglio le persone, quello che tengo a sottolineare è che ho sempre fatto tutto con accanita curiosità e spietata ambizione, fin dalle elementari.

Non credo si tratti di un’eredità della professione forense, si tratta piuttosto di una dote innata, che è stata la chiave per costruire una professione solida e una carriera orientata al successo. Ho sempre avuto fame di sapere, fame di arrivare, fame di affermarmi, a prescindere dall’età o dal ruolo: poteva trattarsi di un voto all’università, della posizione all’interno di uno studio legale o del mio ruolo nel panorama della Wine Education nazionale.

Aver vissuto sempre tutto fino in fondo ha creato in me
la capacità di immagazzinare molte informazioni e creare una stratificazione di
competenze che posso sfruttare su vari fronti.

Questo continuo alimentare il mio cervello ha
indubbiamente aiutato a creare la solidità di cui parli nella mia professione:
il mio modo di insegnare è frutto di analisi, studi, approfondimenti e
confronti coi più grandi.

Col tempo ho definito il mio approccio sistematico al
lavoro e all’insegnamento, e mi impegno affinché i valori in cui credo siano
condivisi anche dai miei collaboratori.

2. L’insegnamento è fra i tuoi più importanti campi di azione. Umberto Galimberti insiste sul fatto che serve educare più che istruire. Che caratteristiche ha il bravo educatore, nel mondo del vino?

Il bravo docente deve avere le seguenti skills:

COMPETENZA
Il vino è frutto di trasformazioni fisiche e chimiche che vanno sapute, ma è anche un business. Avere conoscenza tecnica specifica di fisiologia, chimica ed economia appare indispensabile, oltre che profonda conoscenza di agronomia e enologia. Il Diploma Level WSET offre un’ottima base per approfondire certi argomenti.

EMPATIA
Nei corsi di leadership ci insegnano che la comunicazione efficace è quella che utilizza il linguaggio di chi ascolta, non di chi parla. Essere prossimi agli studenti significa saper parlare un linguaggio accessibile, tecnico ma comprensibile. Ma non solo: significa anche sapere come interagire con lo studente per stimolare l’apprendimento e il pensiero critico. Significa porre le domande giuste con una terminologia che interessi invece di svilire, che avvicini ed entusiasmi invece di allontanare. Solo così il trasferimento della conoscenza è effettivo. Saper arrivare alle persone non è solo una questione di carisma (caratteristica che si riflette sul sé) ma è soprattutto una questione di empatia (caratteristica che si riflette nell’altro).

INTELLIGENZA RAZIONALE
Mentre l’intelligenza emotiva si pone come elemento essenziale per una comunicazione efficiente, l’intelligenza razionale è elemento essenziale per trasferire ragionamento critico e disciplina. Apprendere non significa solo immagazzinare informazioni, ma capire il “come” e il “perché” di certi fenomeni. Un bravo wine educator sa fornire gli strumenti per sviluppare nell’individuo la propria capacità di analisi logica e pensiero critico. Fornisce disciplina, regole e metodi per migliorare l’attitudine dello studente e formare quelli che saranno i professionisti del futuro.

DISCIPLINA
Fornire i giusti strumenti, saper comunicare in maniera proficua e avere conoscenze tecniche specifiche rischiano di essere qualità necessarie ma non sufficienti se non sono affiancate da rigore e disciplina. Un bravo wine educator deve saper rispettare i tempi, applicare un metro di giudizio oggettivo e mai influenzato da simpatie o umori; sa come trasferire un approccio sistematico allo studio, un metodo quotidiano fatto di deadline, richiesta di feedback e obiettivi personali sfidanti che spostano lo studente dalla prospettiva di alunno a quella di professionista. Essere professionisti oggi significa non solo sapere, non solo saper comunicare, ma anche conoscere i propri limiti, le proprie risorse e praticare un allenamento quotidiano e continuativo, fissando piccoli obiettivi sempre nuovi, sempre più in alto. Solo la disciplina ci porta all’ambizione, e solo l’ambizione ci porta a essere grandi.

3. Nel mondo del vino ti sei ricavata uno spazio importante. Tutta la tua comunicazione e la formazione che offri è mirata a rafforzare l’approccio critico al calice formando professionisti solidi e orientati da subito al panorama internazionale. Allo stesso tempo il tuo obiettivo è quello di portare la cultura del vino su un piano accessibile. Rispetto ai grandi del passato – penso a Luigi Veronelli e Mario Soldati – il mondo del vino parla oggi in modo sempre più specialistico, con il rischio di sembrare elitario e allontanare. Si allarga il divario con tutto quel mondo di appassionati che magari non padroneggia il lessico specifico ma che degusta con passione sconfinata. C’è speranza, per il mondo del vino, di ricucire questo divario e che consiglio dai agli appassionati per degustare con consapevolezza?

Quando si tocca il fondo non possiamo far altro che risalire, quindi sì, c’è molta speranza. A parte le battute, viviamo in un momento molto delicato e – sarò impopolare – la democrazia del social network non aiuta a migliorare le cose da un punto di vista della formazione accessibile, ma seria.

C’è un po’ troppa tuttologia, tutti che vogliono fare i professori e parlare di vino, quando hanno appena capito cosa sia la differenza tra un vino bianco e un rosso e non hanno nessuna formazione specifica. Un’arma davvero molto pericolosa, perché molti sedicenti esperti che parlano a vanvera di vino non lo fanno parlando ai peluches nelle loro camerette, ma lo fanno in aula o sui social, chiedono soldi alle persone per seguire un corso, creano un circolo vizioso di studenti “inseminati” da nozioni false e fuorvianti. Se porti questo meccanismo in potenza si proietta uno scenario drammatico: tante persone che non sanno ma pensano di sapere.

Il primo grande problema, quindi, è che le persone non sanno che per essere professori c’è bisogno di seguire un percorso apposito, e che si devono possedere le skills che ho descritto sopra.

Il mio consiglio per chi si avvicina a questo mondo: diffidate da quelli che offrono troppo, dai percorsi troppo facili in apparenza, dai personaggi che non hanno un curriculum riconosciuto. Fatevi una googolata per capire la biografia e i titoli di chi vi offre formazione, se si tratta di DipWSET (cioè chi possiede un Diploma WSET), Master of Wine, Master Sommelier o simili, comprate, altrimenti pensateci bene. In alternativa, affidatevi ai corsi più noti o al WSET.

Il secondo grande problema, oggi, è che non esiste un linguaggio comune. Le associazioni che formano sommelier adottano lessico e termini propri, e quindi creano una moltitudine di termini spesso diversi tra loro, complicati, elitari, che creano confusione e ampliano il divario col consumatore. Manca uniformità di comunicazione e manca un’identità di category.

La soluzione sarebbe quella di diffondere sempre di più il WSET (Wine & Spirit Education Trust, il leader mondiale nella formazione in ambito Wine & Spirits, con sede a Londra, e di cui io sono provider in Italia) per creare uniformità di comunicazione tra le varie realtà. Il WSET è l’istituto che forma i professionisti del futuro con nozioni solide, universalmente riconosciute e con standard al passo coi tempi. Il linguaggio è anglosassone e usa termini facili, tecnici, precisi e comprensibili, comuni a tutto il mondo. Il mio compito sarà proprio quello di renderlo noto al grande pubblico iniziando così un ciclo virtuoso per promuovere standard di formazione e di comunicazione del vino uniformi e al passo con le altre nazioni.

4. Un’ultima domanda, e poi ci salutiamo. Il tuo vino del cuore?

Sono tantissimi i vini e le aziende che adoro e stimo. Per fortuna negli ultimi anni moltissimi si sono accorti che rispettare l’ambiente, attraverso la riduzione dell’impatto della CO2, attraverso la garanzia della biodiversità in vigna e con l’eliminazione di interventi chimici, è l’unica chiave possibile per limitare i molti problemi in vigna che derivano dal climate change.

Inverni poco
freddi non uccidono più i vettori di batteri o virus letali per le piante (e
anche per l’uomo, vedi quello che sta accadendo oggi), ed estati torride e
imprevedibilità della fenomenologia atmosferica indeboliscono quelle piante che
sono allevate con approcci agronomici convenzionali, stanche dai medicinali e
indebolite da erbicidi, pesticidi e fertilizzanti chimici. Non ci si dovrebbe
stupire che la vita media di una vite in tali regimi a stento superi i 30 anni.

Per fortuna tanti viticoltori hanno detto basta e si sono convertiti al biologico, sostenibile o biodinamico. I miei vini del cuore sono questi: quelli che sono fatti con il principio che l’uomo è a servizio dell’uva, e non viceversa.

Uno tra tanti? Contrada R di Passopisciaro, del gruppo Vini Franchetti. Mi scalda il cuore per vari motivi.

L’azienda è gestita in regime non interventista e sostenibile, e ciò mi riempie d’orgoglio. Siamo in Sicilia, terra della mia adorata nonna, e già mi vengono le guance rosse. Il Nerello Mascalese è uno dei vitigni a bacca rossa che più adoro. Lo definisco come l’incontro amoroso tra il Pinot Noir e il Nebbiolo, perché ha un naso delicato e floreale con una lieve nota ematica, come il più elegante dei Pinot Noir, ma ha un corpo teso, tannico e alcolico come un Nebbiolo. Un mix perfetto tra eleganza, carattere, grazia e austerità.

Un vitigno che tra qualche anno sarà sul podio insieme ai big della scena internazionale.

Cristina Mercuri sommelier