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Walter Massa

Walter Massa – Piemonte

Sono nato negli anni ’50 da una famiglia di agricoltori, ho studiato enologia ad Alba. Faccio vino da sempre, insistendo “nella” e “con” la vigna. È l’effetto collaterale della mia vita.

Negli anni di piombo dell’agricoltura italiana ho creduto all’immensità del vitigno barbera con la certezza che il futuro del vino sarebbe stato “la bottiglia” (allora nell’azienda il vino si vendeva sfuso o in damigiana).

Ho impostato le strategie di vendita con l’obiettivo di cambiare il mercato, da “commodity” ad azienda che lavora per se stessa: vigna, cantina, mercato, comunicazione. Ho affiancato alla produzione della barbera la croatina (del 1979 la prima vinificazione in purezza) e il cortese. Nel 1987 ho provato a vinificare il timorasso in purezza con le prime 560 bottiglie.

Da lì non ho più smesso.

Dopo 10 anni a vinificare il timorasso sono entrate in campo altre due aziende; dal 2000 la crescita esponenziale che ha portato agli attuali 150 ettari. Oggi più di 40 cantine propongono vino da uve timorasso dei Colli Tortonesi.

Dagli anni Settanta a oggi la mia azienda è passata da 12 a 30 ettari di vigneto coltivato, così distribuiti: 15 ha timorasso, 8 ha barbera, 3 ha croatina, 1.5 ha freisa e altrettanti di moscato bianco, 1 ha di cortese, che uso per un vino rosa che ho chiamato Libertà.

Ho capito che il mercato del vino in Italia non è ancora maturo per una comunicazione franca e determinata. Si continua a comunicare il vitigno e non il territorio: per questo ho deciso di non produrre più vini DOC. Vendere il vino col nome del vitigno non può essere gratificante per un produttore: un grande produttore sa che il vitigno, o meglio l’uva, è l’ingrediente fondamentale del vino e ha il piacere di trasmettere nel mondo anche gli umori e l’umanità che il territorio stesso esprime.

La barbera espressa dai Colli Tortonesi si chiama “Monleale”, altrimenti non rivendico la DOC.  Lo stesso vale per “Derthona”, il vino bianco ottenuto dal timorasso: difendo l’originalità di questo vitigno nella sua culla di appartenenza, lasciando liberi gli imprenditori viticoli di tutto il mondo di utilizzare questa genetica in qualsiasi angolo della terra, perché la genetica appartiene all’umanità, ma il territorio appartiene a chi lo vive, lo cammina, lo ama.

Walter Massa

Torre degli Alberi

Torre degli Alberi – Lombardia

La storia della nostra famiglia affonda le radici nel passato. La cantina, specializzata nella produzione di Pinot Nero Metodo Classico, si trova a Torre degli Alberi, un piccolo borgo sulle colline dell’Oltrepò Pavese, a 500 metri sul livello del mare, dove sono nato e ho vissuto fino ai 10 anni.

La proprietà è raccolta attorno a una torre trecentesca, tradizionalmente condotta a mezzadria e coltivata a cereali, foraggi e vite. Dopo la Seconda Guerra mondiale, mio nonno decide di avviare anche l’allevamento di galline, adottando le tecniche all’avanguardia americane e gettando così le basi per la moderna avicoltura Italiana. Negli anni settanta mio padre inizia l’allevamento semibrado di mucche Limousine condotto in regime biologico.

Il vino e la vigna sono sempre state presenti nella storia della nostra azienda, anche se circa quarant’anni fa sono stati spiantati tutti i vigneti. L’altitudine (500 m s.l.m) e le condizioni meteorologiche, infatti, rendevano il microclima troppo freddo per produrre vino di qualità: fino ad allora si era prodotto un vino rosso destinato all’autoconsumo dai contadini locali.

Al contrario, negli ultimi anni le nostre terre si sono trovate ad avere le condizioni ideali per la produzione di spumanti, a causa del riscaldamento globale che costringe a spingere la produzione sempre più in alto, alla ricerca di zone con microclima più fresco, condizione indispensabile per produrre spumanti di qualità.

Così, nel 2009 mio padre Camillo ha deciso di rilanciare l’attività vitivinicola aziendale ed ha impiantato il vigneto di Pinot Nero più alto di tutto l’Oltrepò Pavese. Da due anni mi occupo con lui della vigna, dopo la scelta di lasciare Milano – dove facevo il veterinario – per tornare in Oltrepò, con mia moglie e le nostre bambine.

La nostra vigna beneficia dell’esposizione ai raggi del sole fino al tramonto e di un’ottima escursione termica, soprattutto d’estate. Tra i filari il suolo è inerbito e concimato con il letame prodotto in azienda, senza diserbanti; le viti protette solo con prodotti autorizzati dall’agricoltura biologica (rame e zolfo). Vendemmiamo a mano nelle ore più fresche della giornata, con massima cura, in piccole cassette areate, in modo da portare in cantina i grappoli ancora perfettamente intatti.

Con un lavoro scrupoloso e attento in vigna durante tutto l’anno otteniamo un’uva sana e buona che ci permette di intervenire il meno possibile con la tecnologia e la chimica in cantina e di non alterare la naturale essenza del vino.

Giacomo, con Camillo Dal Verme

piccoli terroir

Paolo e Paola Massi, Azienda Agricola Fiorano – Marche

Siamo a Cossignano, nelle Marche, terra della DOC Rosso Piceno Superiore e della DOCG Offida Pecorino: un’area nota per la grande qualità dei suoi vini.

La nostra azienda sta tra il mar Adriatico e il Parco Nazionale dei Monti Sibillini, in un posto speciale, dove le brezze marine del mare incontrano l’escursione termica dell’Appennino.

Le nostre uve sono condotte in regime biologico e vinificate in modo naturale, da 20 anni. Lavoriamo per avere uve sane, per ridurre al minimo l’intervento in cantina, e lo facciamo unendo antichi saperi tradizionali con la migliore innovazione. Vendemmiamo a mano e usiamo solo lieviti indigeni, ma ci avvaliamo delle più moderne tecnologie, nella nostra cantina in gran parte ipogea, per preservare l’integrità e la salubrità dei nostri vini.

Ci ispiriamo al manifesto dei Vignerons d’Europa, del 2009:

Il vignaiolo è colui che si prende cura della vigna, della cantina e della vendita in prima persona, che dà vita a un vino che dona piacere, figlio del territorio e del suo pensiero, espressione di un’autentica cultura. Coinvolge il consumatore con la sua passione, custodisce ed arricchisce il territorio e la sua biodiversità.

Crediamo nei valori della territorialità e delle tradizioni: coltiviamo solo vitigni autoctoni come sangiovese, montepulciano e pecorino e lavoriamo per valorizzare la viticoltura biologica delle Marche, la tracciabilità dei suoi vini, la difesa del territorio e della sua bellezza, la diffusione di pratiche agronomiche buone, per un’economia sostenibile e solidale. Solo in questo modo si può tutelare la qualità del cibo, del paesaggio e della vita.

Ci godiamo le piccole grandi soddisfazioni che il nostro lavoro ci dà, tra cui i recenti premi al nostro Pecorino 2018 (5 grappoli nella Guida Bibenda), un vino cui Lettie Teague ha da poco dedicato una bella recensione su The Wall Street Journal.

Paola e Paolo Massi

Azienda Agricola Fiorano
Le Calle

Riccardo Catocci, Azienda Agricola Le Calle – Toscana

La nostra è un’azienda agricola delle colline di Poggi del Sasso (Cinigiano, Gr), nel cuore della fascia collinare della Maremma. La mia famiglia si è radicata in questo angolo della Toscana, sviluppando con passione, di generazione in generazione, una solida competenza nell’agricoltura e un’attività di agriturismo che dà i suoi frutti.

La nostra filosofia aziendale nasce dal profondo rispetto della tradizione e dall’amore per una terra particolare come la Toscana, che ha dato – e continua a dare – al mondo grandi vini. È per questo amore che coltiviamo in regime biologico da oltre 20 anni, e ora in biodinamico.

Alla volontà di valorizzare sempre di più il nostro territorio, condivisa dalla tutta la mia famiglia, si è presto unita una grande passione enologica, che ci ha portato a ottenere una qualità di cui siamo orgogliosi.

Ma non produciamo solo vino: la nostra è un’azienda agricola come quelle che c’erano 30 anni fa e oggi, purtroppo, sempre più rare. Abbiamo anche un oliveto e produciamo il nostro olio, alleviamo gli animali e le pecore, coltiviamo i campi e ospitiamo chiunque voglia apprezzare di persona quanto abbiamo fatto in questi anni, gustando un buon bicchiere di vino e visitando le dolci campagne della nostra Maremma nell’Agribus, pensato per coniugare l’idea antica del carro trainato dai buoi con i mezzi dell’agricoltura contemporanea.

Riccardo Catocci