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Metodo Classico abbinamento cena

Come abbinare il Metodo Classico

Dopo la sudditanza iniziale, il Metodo Classico si sta conquistando l’apprezzamento che merita, uscendo sempre più dal ruolo di “Champagne minore” entro il quale era relegato solo fino a qualche anno fa. E a ragione, dal momento che si tratta di una bollicina eccellente, che regala vere esperienze sensoriali, sinonimo di qualità per eccellenza e di festa. Ma il Metodo Classico è un vino perfetto anche per accompagnare la cena. Vediamo come abbinarlo.

C’è infatti un altro trend in crescita, che consiste nel valorizzare la straordinaria versatilità del Metodo Classico a tavola. Quindi non più solo flûte per avviare una serata, propiziare l’arrivo del nuovo anno o festeggiare le grandi occasioni ma anche un vino che si abbina facilmente e che accompagna in modo sublime tutta la cena. Un vino “a tutto pasto”.

Cinque motivi per godersi un Metodo Classico a cena, e alcuni abbinamenti suggeriti.

1. La cena non potrebbe iniziare nel modo migliore. Già lo schiocco del tappo mette allegria, in quell’attimo magico di attesa prima dell’assaggio, quello in cui si brinda.

2. Per chi è attento ai piccoli dettagli: la catena finissima di perlage aggiunge un elemento uditivo alla degustazione, mentre il colore luminoso è una tale gioia per gli occhi da predisporre il palato a godersi il piacere di un’ottima cena.

3. Il Metodo Classico è una bollicina raffinata e di carattere: esalta i sapori dei piatti senza coprirli.

4. Come tutte le bollicine, anche il Metodo Classico pulisce le papille gustative: lo fa sgrassando la bocca con estrema delicatezza, proprio perché può contare sul finissimo perlage.

5. Il Metodo Classico è più facile da abbinare ai piatti di quanto si possa pensare. Che si tratti di pesce di cui esaltare il profumo di mare, salumi da valorizzare con la ben nota raffinata freschezza, primi, secondi piatti o formaggi che richiedono più struttura, con il Metodo Classico si va sempre sul sicuro, basta seguire alcuni principi semplici semplici.

Quali sono le regole per abbinare il Metodo Classico?

Se cercare delle regole negli abbinamenti è sempre piuttosto riduttivo, l’aspetto più importante da tenere presente è la struttura (e quindi la complessità) del Metodo Classico in relazione a quella del cibo, perché sia di pari importanza.

Quindi:

? Un Metodo Classico giovane e fresco per antipasti e primi piatti leggeri;

? Uno morbido e affinato a lungo per i formaggi;

? Uno Rosato per carni o pesci strutturati;

? Un Metodo Classico semi-sec o dolce per dolci e dessert.

Qualche piatto da abbinare al Metodo Classico suggerito dai nostri sommelier?

? Gamberi in crosta di pasta sfoglia con Erbaluce di Caluso Metodo Classico pas dosé.

? Tartare di salmone al pepe rosa o risotto alla milanese con Pinot Nero Metodo Classico dell’Oltrepò Pavese.

? Crudi di mare con Trento DOC extra brut.

? Battuto di scampi, purea di legumi e caviale Calvisius con Franciacorta brut.

? Salumi, fritture o pesci grassi con Oltrepò Pavese Metodo Classico pas dosè.

? Composta tiepida di crostacei e avocado con Metodo Classico Brut Nature.

? Salmone all’aneto con Metodo Classico Brut Rosé dell’Etna.

? Guazzetto di cozze, salumi cotti o vongole o galletto con i peperoni con Lambrusco Metodo Classico brut.

E in questo mese di marzo, con una selezione tutta dedicata alle bollicine, c’è da sbizzarrirsi.

Metodo Classico
Cantina Di Sante

Tradizione e innovazione

Tappa #26

Tappa #26 di Sommelier Wine Box (giugno 2020, guidata da André Senoner) è stato un viaggio alla scoperta del rapporto fra la tradizione dei padri e l’innovazione dei figli.

Vi abbiamo raccontato tre aziende (Ca’ di Frara, Cantina Della Volta, Cantina Dalle Ore), in un viaggio dall’Oltrepò Pavese fino ai Monti Lessini passando per Sorbara, in un percorso fra tradizione e innovazione.

Cantine che sono al tempo stesso storiche e giovani, accumunate da una relazione generazionale tra padri e figli del tutto speciale. Fondatori coraggiosi che in anni difficili hanno intrapreso con sacrificio la pratica della viticoltura, diventando dei pionieri. Figli che hanno portato innovazione e dinamicità fino a cambiare la filosofia aziendale, immettendovi le loro idee con un pizzico di sana follia. Qualcosa di nuovo che si impone subito come punto di riferimento, aprendo strade prima impensabili.

spumante

Come orientarsi tra i vini spumanti, in 6 punti

Per tanti appassionati lo spumante è il vino della felicità più spensierata. Ma non tutti gli sparkling wine sono uguali e sapersi orientare non solo è interessante ma soprattutto fonte di grande soddisfazione. Lo facciamo assieme, in 6 punti.

Ecco una breve guida in 6 punti per distinguere fra metodi di produzione e differenze qualitative. Con l’obiettivo di degustare i vini spumanti con sempre maggiore consapevolezza.

1. Caratteristica dei vini spumanti è lo sviluppo di anidride carbonica che ne determina il tipico perlage: durante la fermentazione del vino, i lieviti trasformano gli zuccheri in alcol e anidride carbonica, appunto.

2. Negli spumanti la pressione in bottiglia non può essere inferiore a 3 bar (3,5 per lo spumante di qualità) a temperatura ambiente di 20° C.

3. Le uve destinate ai vini spumanti sono vendemmiate leggermente in anticipo, in modo che gli acini conservino una maggiore acidità. Come sempre, una delle chiavi qualitative è la selezione dei grappoli (cioè portare in cantina uve sane e integre, oltre che omogenee per grado di maturazione).

4. Oltre che per il metodo di produzione, il vino spumante si classifica anche in base al tenore zuccherino:

🍾 Dosaggio zero: meno di 3 gr di zucchero per litro e nessuna aggiunta di zucchero dopo la seconda fermentazione;

🍾 Extra brut: tenore zuccherino tra 0 e 6 grammi per litro;

🍾 Brut: tenore zuccherino inferiore a 12 gr/litro;

🍾 Extra dry: zucchero tra 12 e 17 gr/litro;

🍾 Dry: zucchero tra 17 e 32 gr/litro;

🍾 Demi-sec: zucchero tra 32 e 50 gr/litro;

🍾 Dolce: tenore zuccherino superiore a 50 gr/litro;

5. Se in etichetta è riportato l’anno di riferimento significa che almeno l’85% delle uve è di quell’annata: in tal caso lo spumante è chiamato “Millesimato”. Il famoso millesimato deriva dal francese “millésime”, che significa annata. Indicare il millesimo è segno di qualità e indica che l’annata è particolarmente buona.

6. Tre i metodi di produzione degli spumanti:

1. Metodo Classico (o Campenoise)

🍾 Le uve più adatte per produrre il Metodo Classico sono soprattutto chardonnay e pinot nero, oltre a pinot bianco, pinot meunier, pinot grigio e riesling. In relazione alle uve, si parla di Blanc de Noirs quando lo spumante è ottenuto da uve a bacca nera (naturalmente vinificate in bianco) e di Blanc de Blancs quando invece si parte da uve a bacca bianca.

🍾 Tradizionalmente attribuito a Dom Perignon, è il metodo della Champagne francese e richiede tempi molto lunghi.

🍾 Due le fermentazioni del vino: la prima nella normale vasca di fermentazione, la seconda in bottiglia.

🍾 Assemblaggio (mettere assieme uve da vigne diverse) e taglio (mettere assieme vini di annate differenti o di diverso affinamento) avvengono tra la prima e la seconda fermentazione.

🍾 Messo in bottiglia con tappo a corona, è tenuto a temperatura di 10°C circa e pressione controllata.

🍾 Quando il vino è pronto, le bottiglie sono disposte a maturare su piani forati (pupitres) in posizione quasi orizzontale, dove sono ruotate (remuage) e inclinate ogni giorno di più perché il deposito di lieviti vada verso il tappo (maturazione sulle fecce). Il processo richiede 1-2 mesi.

🍾 Infine il deposito viene eliminato dalla bottiglia (sboccatura) congelando la punta della bottiglia: il tappo salta per la pressione e porta con sé i residui dei lieviti.

🍾 Il vino perso viene sostituito e può essere aggiunto il liqueur d’expedition (zucchero e distillato di vino).

🍾 La bottiglia è quindi chiusa con tappo di sughero a fungo e gabbietta metallica.

Cosa aspettarsi da un Metodo Classico:

Un vino di struttura, complesso e longevo

Profumi di lieviti e pasticceria

Bollicine fini e persistenti

2. Metodo Charmat (o Martinotti)

? Due le fermentazioni del vino: la prima avviene nella normale vasca di fermentazione, la seconda in autoclave (serbatoio in acciaio inox) a temperatura e pressione controllate.

🍾 Il processo di spumantizzazione può durare da 1 a 3 mesi (Charmat corto) o anche 6 mesi (Charmat lungo).

🍾 Completata la spumantizzazione si procede con l’imbottigliamento.

🍾 Il Metodo Charmat si usa molto con le uve aromatiche.

Cosa aspettarsi da un Metodo Charmat:

Un vino leggero e fresco

Aromi fruttati, tipici dell’uva di partenza – l’essenza del rapporto vitigno-territorio

3. Metodo Ancestrale (sur lie o colfondo)

🍾 Metodo antico ancora in uso e anzi tornato di gran moda, secondo il quale si imbottiglia direttamente il mosto parzialmente fermentato.

🍾 Imbottigliamento (tappatura con tappo a corona) e rifermentazione in bottiglia tra la primavera e l’estate: i residui di lieviti non vengono eliminati (niente sboccatura, quindi) ma si ritrovano nel bicchiere. Il vino non è limpido, per intenderci.

🍾 Breve affinamento in bottiglia.

Cosa aspettarsi da un Metodo Ancestrale:

Un vino fresco

Sentori marcati di crosta di pane (per via dei lieviti che restano all’interno)

Sapore (particolarmente) autentico

vigne

Lombardia del vino

Tappa #21

La tappa #21 di Sommelier Wine Box (dicembre 2019, guidata da Artur Vasomigliore sommelier di Lombardia 2017) è all’insegna della Lombardia del vino.

La viticoltura lombarda è sempre stata caratterizzata da una grande diversificazione delle zone produttive, che si distinguono per condizioni climatiche e geografiche: una ricchezza che si estende dai versanti terrazzati della Valtellina, alle aree moreniche dei laghi Garda e Iseo, per raggiungere i colli appenninici dell’Oltrepò Pavese e la bassa padana.

In questi ambienti di rara bellezza e suggestione, il panorama vitivinicolo lombardo si è evoluto negli anni, raggiungendo oggi livelli di eccellenza tra i più interessanti d’Italia.

I vitigni autoctoni sono sapientemente coltivati assieme ad alcune uve di altra origine che proprio nella regione trovano le condizioni perfette. Ecco quindi Chardonnay, Riesling italico, Pinot bianco, Cortese, Turbiana, Moscato bianco tra le uve a bacca bianca; Croatina, Pinot nero, Barbera, Merlot, Nebbiolo, Marzemino, Groppello, Moscato di Scanzo per quelle a bacca rossa.

Ecco le cantine che abbiamo scoperto assieme: Cascina Belmonte, Bruno Verdi, Montonale, Corte Fusia.

viti trentine

I vini trentini

Tappa #10

La tappa #10 di Sommelier Wine Box (gennaio 2019) è stata guidata da Roberto Anesi – migliore sommelier AIS 2017, che ci ha condotto in un viaggio tra i vini trentini.

Sono eleganti, i vini trentini. Hanno il fascino della leggerezza, la memorabilità delle cose semplici, il sapore e il profumo di ciò che è creato con cura estrema in un contesto unico.

Siamo nella regione più a nord d’Italia, tutta di montagna. Se c’è un aspetto del Trentino che più lo caratterizza è la frammentazione di un territorio intimamente rurale: in circa 10.000 ettari vitati ci sono quasi 10.000 produttori. Questi vignaioli concentrano in piccoli fazzoletti di terra tutto il loro talento e la propria passione, creando vini indimenticabili.

Sono vini di montagna, quelli che proponiamo questo mese: prodotti con coltivazione manuale, frutto di lunghi tempi di maturazione delle uve che amplificano sapori e profumi, esito di un’attenzione meticolosa per le viti da parte di piccolissimi produttori.

Le 4 cantine proposte nelle Wine Box di gennaio 2019 sono: Terre del Lagorai, Cesconi, Bellaveder e Dorigati.

bollicine italiane

Le selezioni di maggio – perlage eccellenti

Giro d’Italia alla scoperta di perlage eccellenti: ecco la selezione di maggio 2018 di Andrea Galanti, migliore sommelier d’Italia