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Le professioniste del vino da tenere d’occhio

Sommelier, wine influencer, esperte di vino che cercano nuovi linguaggi per comunicare una materia tanto stratificata e complessa quanto affascinante, professioniste donne che si fanno strada in un mondo ancora attraversato da pregiudizi di genere… quali sono le professioniste italiane del vino da tenere d’occhio, oggi?

Abbiamo raccolto in una lista le professioniste del vino che per noi sono da tenere d’occhio: nelle specificità dei caratteri, delle aspirazioni, dei linguaggi e delle professioni di ciascuna, tutte stanno facendo un grande lavoro per raccontare e per far capire il vino. Cioè per avvicinarlo alle persone e farlo amare.

E in questo portare a tutti la magia del vino leggiamo il tratto più bello (e perché no? anche il più femminile) del lavoro svolto dalle tante professioniste del vino.

1. Laura Donadoni

Giornalista professionista, con un dottorato in Scienze della Comunicazione, sommelier e WSET 3, la carriera di Laura Donadoni inizia come editorialista e reporter enogastronomica per prestigiose riviste italiane come il Gambero Rosso. Conduttrice di notiziari radiofonici, ha anche tenuto un suo programma enogastronomico sulla rete televisiva Mediapason.

Dopo essersi trasferita negli Stati Uniti, ha iniziato a scrivere di vino nel suo blog The Italian Wine Girl, ma è attiva anche su Instagram, su Tik Tok, con podcast e su Youtube. La sua social community conta oltre di 60.000 follower.

Tra i pochi Vinitaly International Italian Wine Ambassador al mondo, è specializzata in vino italiano e spagnolo, oltre che giudice ufficiale del vino per il San Francisco Chronicle Wine Competition e per altri concorsi internazionali; tra le poche donne italiane nell’International Circle of Wine Writers di Londra e membro della Los Angeles Wine Writers Association. Dirige il Wine Education Program presso il Pacific National Food and Beverage Museum di Los Angeles. È collaboratrice ed editorialista per le riviste The Tasting Panel e The SommJournal e tra i revisori ufficiali della guida internazionale di Slow Wine. Il suo libro Come il vino ti cambia la vita è stato lanciato a giugno 2020 in Italia e la versione inglese sarà presto disponibile.

Ha fondato LA COM Wine Agency, società di importazione di vino e società di comunicazione strategica per l’industria enogastronomica.

2. Maria Elena Boggio

Laurea in Biotecnologie, ha un passato di ricerca universitaria in ambito oncologico. Dopo il dottorato, però, ha scelto il bancone dell’enoteca a quello del laboratorio. Nel suo blog Lasecondadolescenza parla di vini naturali, raccontando storie dimenticate di vini e di territori, con la lente sempre puntata sull’artigianalità.

Il suo è un linguaggio molto diretto, che si riflette in un account Instagram con foto e video senza filtri. Al naturale, come sono i vini da lei particolarmente amati. Molti gli IGTV su Instagram con interviste ai vignaioli, così come di interesse la sezione Q&A in evidenza, in cui risponde in maniera semplice sui più diversi temi, vini e territori.

3. Carlotta Salvini

Migliore Sommelier d’Italia FISAR dell’anno 2019, WSET 3, è laureata in Agraria e in Viticoltura ed Enologia presso l’Università di Firenze e lavora presso Felsina. Molto attiva su Instagram, specialmente nel racconto della degustazione, sa combinare la sua straordinaria competenza con una comunicazione di rara gradevolezza, che si avvale di un tono di voce inclusivo, diretto, mai banale. Due, le video interviste rilasciate da Carlotta Salvini a Marco Montemagno.

Lo scorso aprile ha disegnato per Sommelier Wine Box una selezione dedicata ai vini di Siena.

4. Cristina Mercuri

Volto molto noto del panorama enogastronomico. Avvocato di talento, Cristina Mercuri lascia la professione legale per dedicarsi al vino e alla sua speciale passione per l’insegnamento.

WSET, punta a diventare uno dei 400 Master of Wine al mondo, come ci ha raccontato quando ha curato una selezione per noi.

Molto attiva su Instagram, fa dirette settimanali, con approccio tecnico, all’interno della rubrica Wine Geek. Approdata anche su Clubhouse.

5. Chiara Giannotti

Cresciuta in una famiglia di produttori, Chiara Giannotti è esperta di marketing e pubbliche relazioni con lunga esperienza nel settore del vino e degli alcolici. Laureata in Lingue e Letterature presso l’Università degli Studi di Roma Tre, è fondatrice di Vino.TV e autrice presso DoctorWine, la notissima rivista online di Daniele Cernilli.

Molto attiva su YouTube, con diversi video e playlist che hanno l’obiettivo di educare alla cultura del vino e diffondere curiosità enologiche.

6. Adua Villa

Sommelier e scrittrice, enogastronoma e docente AIS, Adua Villa è Ambasciatrice del vino abruzzese. Ha lavorato a lungo in TV (per Uno Mattina, Prova del Cuoco, Uno Mattina Estate, Tg5 Gusto, Sky Alice e con il suo programma Le Stagioni). Per anni è stata la voce femminile di Decanter su Radio2, mentre oggi conduce Vinopop sulla web radio Radio Kaos Italy e su Tagadà, programma di LA7. Per 9 anni ha lavorato come degustatore per la guida Duemilavini.

Nell’editoria, ha mosso i primi passi per VanityFair.it e con una rubrica sul quotidiano Libero Gusto. Tra i libri scritti, si cita qui Vino rosso tacco 12, un romanzo enologico.

7. Eleonora Galimberti

Specialista di Marketing e Comunicazione e Food & Wine Consultant, con esperienza in aziende multinazionali di lusso, fashion e vino, Eleonora Galimberti è inoltre giornalista nel comparto food, wine, travel, hotel e alta ristorazione. Sommelier AIS, ha approfondito in particolare le tecniche dell’abbinamento cibo-vino e si occupa anche di collezionismo di vini pregiati, con attività consulenziali.

Suo è il blog Enozioni, dedicato ai “sensi che danno vita alle emozioni” e alle “emozioni che danno senso alla vita”.

Collabora come freelance a varie testate nazionali: Style Magazine (Corriere della Sera), Elle, Marie Claire (Hearst), James Magazine, Vision 3.0, Kyoss.

8. Simona Geri

Sommelier AIS, WSET 2 with merit, operatore enoturistico, guest taster, media partner, wine blogger con The Winesetter e wine consultant, anche Simona Geri ha curato per noi una selezione, dedicata alle donne del vino.

Wine influencer, è molto seguita su Instagram, dove si avvale di un linguaggiogiovane e semplice, con grande cura per l’estetica e per i colori di post e reels, oltre che per una comunicazione (e una degustazione) semplice e simpatica.

9. Laura Bertozzi

Commercialista e sommelier, Laura Bertozzi è amica di Sommelier Wine Box dalla prima ora e ha curato per noi due selezioni. Offre consulenze ad aziende vitivinicole, enoteche, ristoranti, bar per lo sviluppo strategico, la comunicazione e la formazione, combinando la solidità di una stimata professionista di economia e finanza con quella di sommelier appassionata.

Attiva come blogger da anni, con Divino Senza Glutine, recentemente sta molto sviluppando la produzione di video, soprattutto per valorizzare i piccoli artigiani del vino.

Parole chiave: valorizzazione dell’esperienza delle persone e rispetto per l’ambiente.

10. Elisa Fiore Gubellini

Blogger, YouTuber e Instagrammer, informer e influencer del settore cibo e vino, Elisa Fiore Gubellini organizza eventi correlati al mondo del vino e wine tour, in Italia e in Francia.

Sommelier AIS, ha una lunga esperienza come Fine Wine Merchant.

Dal 2018 gestisce una pagina Instagram costituita da un gruppo di sommelier tutto al femminile, le Wine Angels. Con le numerose attività di comunicazione, il suo obiettivo ultimo è “spiegare a tutti con parole semplici quella che è la mia passione più grande, tutti noi abbiamo olfatto e gusto e possiamo dire la nostra in una degustazione, io stessa so di non sapere, ma quello che conta è la voglia di imparare… e di degustare”.

11. Clizia Zuin

Dopo laurea in Lingue Orientali ottenuta presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia e alcune importanti esperienze internazionali si trasferisce in Toscana, dove inizia a lavorare nel mondo del vino.

Sommelier dal 2011, diplomata WSET 3, relatore A.I.S., decide di intraprendere la carriera dei concorsi diventando migliore sommelier d’Italia donna nel 2019.

Redattrice della guida Vitae e di Intravino.

12. Camilla Rocca

Caporedattore presso So Wine So Food, scrive di food e di beauty come freelance per numerose testate, di settore e nazionali. Tra queste: Il Sole 24 Ore, Il Giornale, Repubblica, Man in Town. Si occupa, inoltre, della redazione di libri come l’ultimo di ricette dello chef Carlo Sadler (I miei nuovi menu), edito da Giunti nel 2017.

Organizza numerosi eventi di settore, in particolare per l’Associazione Le Soste.

13. Marta Curtarello

Laureata in Lingue Straniere per le Relazioni Internazionali, è sommelier e ha il diploma WSET 2.

Blogger, è molto attiva su Instagram, con degustazioni, consigli e racconti di vino. Sales Partner di The Winesider.

14. Valentina Papandrea

Laureata in Giurisprudenza, con una passione per il vino che la porta a frequentare il Master in Food and Wine Business presso la LUISS Business School, si occupa di social media e di marketing per varie cantine italiane.

Attiva, oltre che su Instagram, su Tik Tok e Club House, dove parla soprattutto di vino, di cibo, di arte. Qui, è co-founder di Wine Room Club (che ha l’obiettivo di mettere in contatto i lavoratori nel mondo del vino, e quindi produttori, content creator, dirigenti, buongustai, organizzatori di eventi, esperti di turismo…).

Sogna un mondo più inclusivo.

15. Arianna Vianelli

Laureata in Conservazione dei Beni Culturali, il suo lavoro ruota attorno al Franciacorta.

Lasciato il Consorzio per la tutela dei Franciacorta, inizia a lavorare come libera professionista e consulente in comunicazione e social media manager. Arianna Vianelli ha inoltre una grande passione per l’organizzazione di eventi enogastronomici.

16. Giulia Sattin

Architetta urbanista e sommelier, Giulia Sattin è molto seguita su Instagram, dove adotta un tono di comunicazione molto semplice. Sul suo blog, Wine Girl Friend, parla di vino raccontando inoltre locali, cantine, abbinamenti gastronomici.

Donatella Cinelli Colombini

Qual è il futuro delle donne del vino? Ne parliamo con Donatella Cinelli Colombini

Dal tempo della nostra ultima intervista, del gennaio 2020, c’è stato un rivolgimento che nessuno avrebbe mai immaginato. Rivolgimento che colpisce tanto le vite dei singoli quanto le attività produttive. E il mondo del vino ne è investito in pieno. Da parte loro, i consumatori hanno familiarizzato con video degustazioni, aumentando le occasioni di consumo di vino in casa e di conseguenza potenziando i canali di acquisto online. Dal lato della produzione, invece, quali sono gli ambiti più colpiti e quale la posizione delle donne? Lo chiediamo a Donatella Cinelli Colombini.

Saper leggere il presente, infatti, è l’unica chiave che abbiamo per direzionare il futuro.

Si parla molto di resilienza. I produttori di vino italiani come hanno reagito al colpo della pandemia?

Le grandi cantine, con una rete commerciale strutturata su diversi canali e anche all’estero, bene. Hanno perso poco oppure addirittura hanno aumentato i fatturati. Le piccole cantine, invece, che vendevano soprattutto in Italia e nel canale HORECA, sono in grande difficoltà. Il lockdown e la crisi del turismo hanno avuto contraccolpi devastanti nella ristorazione e in chi riforniva i pubblici esercizi. A questo si aggiunge il ritardo delle cantine italiane nella digitalizzazione: pochi followers nei canali social, poca raccolta e profilazione dei contatti, poca interazione online con i consumatori… E, con l’arrivo del Covid, quando c’è stato bisogno spingere sull’e-commerce come canale alternativo, le nostre cantine non avevano un portafoglio clienti a cui rivolgersi.

Se mettiamo ancora più a fuoco l’obiettivo e guardiamo gli esiti della pandemia rispetto all’occupazione femminile, sappiamo che questi sono stati devastanti. Qual è la situazione nel mondo del vino? Quel trend di progressiva acquisizione di forza del ruolo femminile nel mondo enologico, di cui ci ha raccontato nel 2020, è stato rallentato dagli effetti della crisi sanitaria ed economica?

Nelle cantine, le donne sono molto presenti nelle attività commerciali, di comunicazione e di turismo. Non sappiamo ancora esattamente quanto sia stato il contraccolpo dell’epidemia sull’occupazione femminile, temo tuttavia che sia alto: molti degli addetti alla wine hospitality erano donne e questo comparto ha perso il 18% degli addetti. Anche chi lavorava nella ricettività e nella ristorazione collegata alle cantine erano soprattutto donne. Questo settore si è trovato di fronte a un drastico accorciamento della stagione turistica che da 9 mesi si è ora ridotta a tre. 

Nessuno di noi ha la palla di vetro, ma si sente di fare una previsione circa il ruolo nelle donne nel futuro del vino italiano, anche in relazione alla crisi pandemica che stiamo ancora attraversando?

Secondo me il ruolo delle donne sarà sempre maggiore. Le Donne del Vino, insieme all’Università di Siena, stanno facendo un rilevamento della situazione attuale in termini di parità salariale e differenze di genere nella progressione di carriera. Guardando al futuro stiamo collaborando con Unione Italiana Vini per definire il “decalogo” delle imprese del vino virtuose e forse nascerà anche un premio a Wine2Wine 2021. Sono piccoli passi che vanno verso una vera parità di opportunità professionali. Dar modo alle donne di esprimere a pieno il proprio talento serve a tutti anche agli uomini, non ce lo dimentichiamo.

Non potremmo essere più d’accordo. E infine, per chiudere con un dato di speranza. Dall’osservatorio speciale costituito dall’Associazione Le Donne del Vino, c’è un caso di successo, tutto al femminile, di cui ci vuole raccontare?

Si tratta della Delegata delle Donne del Vino della Sardegna Elisabetta Pala che all’età di 24 anni ha lasciato la cantina di famiglia per creare un progetto tutto suo nell’angolo sud-orientale della Sardegna Mora&Meno. 40 ettari con vigneti di 30 anni d’età sulle colline che si affacciano sul Golfo di Cagliari, circondata dalla macchia mediterranea e dai sette Fratelli, le montagne più alte della Sardegna. La giovane Elisabetta ha rivoluzionato il profilo del Cannonau rendendolo un vino del nuovo millennio. L’ho assaggiato due volte, a Malta durante una missione commerciale e a Vinitaly in occasione di un winetasting guidato da Ian D’Agata, entrambi organizzati dalle Donne del Vino. Vi assicuro che lascia a bocca aperta, non solo per la qualità ma soprattutto per lo stile fresco, armonioso e non più opulento e quasi sovrabbondante come eravamo abituati. Insomma Mora&Memo ha fatto il restyling del Cannonau – più vigna e meno cantina – al pari di come è avvenuto nel Brunello e nel Barolo.

vigna mora&memo
Marilena Barbera

Marilena Barbera – Sicilia

Mi chiamo Marilena Barbera e sono una vignaiola indipendente. Vivo e faccio il vino a Menfi, in Sicilia, con le uve coltivate, selezionate e raccolte nella nostra Tenuta Belicello.

Fare il vino per me è una scelta di vita.

Sono tornata in Sicilia dopo anni trascorsi in un altrove che non mi apparteneva. Qui ho trovato la vigna e il sogno di mio padre: ho preso questo sogno e ho scoperto che era anche il mio.

Vivo a Menfi, dove sento l’energia di questa terra bellissima e difficile. Provo a capirne l’essenza, interpretandola attraverso i frutti che ogni giorno ci regala; ne sono testimone e custode, preservandone l’integrità, assorbendone forza e ricchezza, cercando di trasferire al vino la sua anima, senza trucchi.

Produco i miei vini praticando l’agricoltura biologica e la vinificazione naturale, nel massimo rispetto del terroir di Menfi. In vigna non faccio uso di erbicidi, né di fertilizzanti chimici o prodotti sistemici, impegnandomi a custodire la terra che ci nutre e a proteggere la ricca biodiversità dell’ambiente naturale nel quale vivo e lavoro. In cantina ho scelto di lavorare solo con fermentazioni spontanee e con pratiche enologiche semplici e non invasive, limitando al minimo o escludendo del tutto l’utilizzo di additivi che possano alterare la personalità e l’espressività dei vini e il loro legame con la terra che li genera.

Amo questo lavoro e il meraviglioso terroir dove nascono i miei vini: il mare azzurrissimo, guardando a mezzogiorno, basse scogliere e canneti, e dune di sabbia dorata coperte di gigli selvatici; il sole accecante, la brezza salmastra (ora vento d’Africa, ora ponente gentile, ora fresca tramontana…); il fiume, che scorre lento in ampie volute, vigneti a perdita d’occhio, ulivi centenari e campi di carciofi.

E, soprattutto, le vestigia di antiche civiltà, che sicani ed elimi e fenici e greci hanno affidato alle mani di chi coltiva l’orgoglio di esserne testimone.

Questo è Menfi: aria e luce, mare e vento, e un sapere millenario. E questo c’è nei miei vini.

Marilena

Lefiole

Elisa e Silvia, Lefiole – Lombardia

“Le fiole” è un’espressione affettuosa che nella lingua oltrepadana indica le ragazze. Lefiole siamo noi – Elisa e Silvia – cresciute a Montalto Pavese, uno dei crus più importanti dell’Oltrepò Pavese.

Amiamo molto questa terra e questo legame ci ha spinto a fare qualcosa per il nostro territorio e per le sue tradizioni, ma anche per le persone che hanno permesso a queste colline, dalla bellezza struggente, di resistere al passare del tempo.

Abbiamo quindi creato due vini. Lo abbiamo fatto con le uve che già nostro nonno coltivava e raccoglieva. Oggi lo facciamo noi, stagione dopo stagione, assieme a nostro padre, nei 12 ettari di vigneto.  Sono un Pinot grigio e un Pinot nero: Elivià e Alené, nomi che nascono dalla fusione dei nostri nomi e di quelli dei nostri genitori, Angela ed Enzo.

Ci ha aiutato l’enologo Guido Beltrami: gli abbiamo chiesto di coniugare l’esperienza del passato con le tecniche produttive contemporanee, per ottenere dei vini che rispecchiassero al meglio le caratteristiche del territorio e che allo stesso tempo ci rappresentassero.

Oggi possiamo dire di esserci riuscite.

Elisa e Silvia

Lefiole Elisa e Silvia
cantine Greco

Enza, Cantine Greco – Calabria

Siamo a Torretta di Crucoli, in provincia di Crotone, in un territorio bellissimo abbracciato dal mar Ionio. La nostra azienda nasce negli anni 50, mio padre seguendo le orme dei miei nonni iniziò da giovanissimo a dedicarsi completamente alla terra. Uliveti e vigneti furono per lui la seconda casa e lo diventarono presto anche per i miei tre fratelli Cataldo, Donato e Tommaso.

Io, dopo gli studi fuori e qualche esperienza lavorativa decisi di tornare nella mia Calabria e dedicarmi completamente all’azienda.

Nel 2017 per noi ci fu una grande svolta, una bellissima cantina e l’inizio di un’avventura tutta nostra. Non più conferitori di vino e uve, ma produttori di una linea di vini completamente prodotta da noi.

Seguiamo ogni passaggio, dalla vigna alla bottiglia, insieme al nostro enologo Massimo Bartolini cerchiamo di produrre vini nel rispetto della terra e dei processi naturali della vigna.

Abbiamo due linee, che rappresentano le nostre due identità. La linea Doc, è il legame con il passato, i vini riportano dentro tutti gli insegnamenti di nostro padre, la tradizione. La linea Igt, invece, rappresenta la parte nuova, innovativa dell’azienda, con un’attenzione particolare per il packaging.

Due facce della stessa medaglia che rappresentano al meglio chi siamo noi, un’azienda con un passato importante ma con lo sguardo proiettato al futuro.

Innocenza Greco, da tutti chiamata Enza!

Balestri Valda

Laura, Balestri Valda – Veneto

La mia idea di viticoltura si fonda sul profondo rispetto dell’equilibrio naturale.

Quindi no all’utilizzo di pesticidi, diserbanti e fertilizzanti chimici. Sì a biodiversità, tutela dei vitigni autoctoni e apicoltura in vigna. Dove vigneti, fiori, boschi e frutteti coesistono anche le api trovano una casa felice. 

Il rispetto della biodiversità si concretizza nelle mie scelte quotidiane. Negli anni Novanta – in controtendenza per l’epoca – già mio padre Guido aveva deciso di non piantare viti su tutta la superficie aziendale ma di mantenere intatti alcuni ettari di bosco; in esso trovano riparo moltissime specie di animali selvatici, e oggi anche le nostre api vi si rifugiano per fare incetta di propoli e melata…

Negli anni – dai miei 22 a oggi – ho dato vita a un frutteto con varietà antiche di frutta ormai in estinzione, tra cui nespoli, giuggioli, melograni, varietà rare di meli e peri provenienti dalla pedemontana veneta. Ad essi si aggiungono circa 300 olivi, anch’essi condotti secondo i principi dell’agricoltura biologica.

E infine l’apicoltura, un vero chiodo fisso per me. Ogni giorno mi sento grata per tutto ciò che le api ci donano e insegnano; salvarle è il minimo che possiamo fare. Questi meravigliosi e delicatissimi insetti sono fondamentali per la vita sulla terra ma rischiano di scomparire a causa dei pesticidi, soprattutto in zone ad alta densità di monocolture intensive.

Il miele viene sempre incluso nel percorso di degustazione assieme ai nostri vini, consentendoci di spiegare a tutti quanto sia importante salvare le api.

Laura

Donatella Cinelli Colombini

Donne e vino? Intervista a Donatella Cinelli Colombini

Ci siamo chiesti quale sia il punto di vista femminile sul mondo del vino, che cosa si veda e cosa si sogni dalla prima linea di quella specifica prospettiva. Per farlo, abbiamo avuto l’onore di intervistare Donatella Cinelli Colombini, Presidente dell’Associazione Donne del vino e grande imprenditrice, nel senso più ampio e più inventivo del termine.

? Da giovani che hanno basato Sommelier Wine Box sull’idea che ‘coltura’ sia ‘cultura’, siamo convinti che non sia un caso che lei sia una storica dell’arte. In cosa si è laureata?    

Studiavo le opere degli orafi medioevali, soprattutto quelle senesi. Allora gli artisti avevano pochi strumenti di trasmissione della cultura figurativa: internet del Medioevo erano miniature, avori, piccoli dipinti per devozione personale e smalti. Questi ultimi sono piccole superfici metalliche incise a cesello e sbalzate: venivano colorate con paste vitree e usate in calici, croci processionali o reliquiari. I senesi erano i più bravi di tutti: lavoravano per il papa e per i re. Quando ho creato il vino dei miei sogni, il Brunello IOsonoDonatella, ho messo sulla bottiglia il disegno di un anello con il mio logo al centro, come fosse un sigillo…

? Affiora sin da subito la sua scelta del vino, che è un ritorno alle origini se vogliamo…

Sì, nasco in una famiglia di produttori con una tradizione di almeno 400 anni. Alla fine del Cinquecento i miei antenati pagavano già le tasse per le coltivazioni nel podere Casato, dove ora ho le mie vigne di Sangiovese per il Brunello. Avere un passato così lungo alle spalle è un onore e un onere: mi ha quasi costretto a impegnarmi per ridare l’antico splendore alle due proprietà che i miei genitori mi avevano affidato. Non è stato semplice (sarebbe stato più facile scegliere dove e come investire!), ma ne è valsa la pena. Forse dal cielo mi guardano sorridendo, e credo che mi aiutino anche.

? Da sempre, la donna ha un ruolo importante nell’agricoltura, sin da quando questa era un’attività di sussistenza e familiare. Più tardi è grazie alle donne se tante aziende sopravvivono mentre gli uomini cercano un futuro migliore in città. E da lì, le prime attività imprenditoriali a direzione femminile. Quale, la situazione di oggi?    

Le donne sono il 42% di chi lavora in agricoltura e il 29% delle aziende agricole sono condotte da donne. Si tratta di imprese piccole, più piccole della media nazionale, e infatti solo il 21% della SAU (superficie agricola utilizzabile) è sotto la direzione femminile. Ma le donne sono molto brave e quindi queste piccole imprese funzionano meglio di quelle dei maschietti, al punto che producono il 28% del PIL agricolo. La performance media è molto buona.

? L’Associazione Nazionale Le Donne del Vino nasce nel 1988: le prime 800 socie sono delle vere pioniere. Ma perché oggi, a distanza di 32 anni, si può ancora parlare di ‘genere’ in un settore produttivo?

Il gender gap esiste, non c’è da farsi illusioni. Nel settore pubblico la forbice della differenza salariale fra uomini è donne è del 4% ma nel privato sale al 20% e fra i liberi professionisti tocca il 38%. Le donne fanno meno carriera e accettano minori prospettive di successo professionale pur di avere più tempo per la famiglia. Proprio in questi giorni abbiamo completato un’analisi sull’accesso al credito realizzato dall’Università di Siena su un campione di socie Donne del Vino: per la prima volta si vede che il problema non è stato rilevato. È una piccola luce alla fine del tunnel perché studi analoghi su commercianti e artigiani donne hanno invece rivelato un serio problema di risorse bancarie per le imprese al femminile… ma cominciamo appunto a vedere la fine del tunnel, almeno tra le Donne del Vino.

? Vede segnali positivi nelle nuove generazioni?

I segnali sono tanti e forti, in tutto il mondo. Crescono le donne fra le iscritte alle facoltà di agraria e enologia, crescono le donne nei corsi da sommelier e WSET, dove ormai sono il 40%. Ora si tratta di dare a queste ragazze maggiori prospettive di lavoro e carriera. Per questo le Donne del Vino hanno creato il progetto ‘FUTURE’, un portale dove le imprese del vino al femminile offrono opportunità formative alle giovani sotto i 30 anni. C’è persino una socia con base a Hong Kong che farà da tutor per un anno a 3 future export manager. Ci sono stage in vendemmia in Cile e Nuova Zelanda, la partecipazione come giurate alla Selection mondiale des vins Canada oltre ovviamente alle opportunità formative in Italia.

? Ecco, la promozione del ruolo della donna come imprenditrice nel mondo del vino e l’accrescimento della cultura del vino sono, secondo noi, le finalità più belle della vostra Associazione. Che cosa la fa essere fiera di esserne la Presidente?

È l’aver costruito uno spirito di squadra talmente forte da andare oltre i confini nazionali. Non solo abbiamo socie attivissime ovunque, che si aiutano e si alleano per creare progetti impossibili da realizzare singolarmente, ma ora abbiamo costituito anche un network con 7 associazioni estere, dall’Australia all’Argentina, alla Germania…

? Gli studi dicono che le aziende guidate dalle donne sono in media più aperte al pubblico. “Cantine aperte” è una sua invenzione…

Sì: è la cosa di cui vado più orgogliosa. Aver creato ‘Cantine aperte’ senza soldi, con la sola forza delle idee e della persuasione è stato fantastico. Quando ho iniziato, nel 1993, in Italia c’erano 25 cantine aperte al pubblico oggi sono 25.000 di cui circa 8.000 ben attrezzate per l’incoming. La consapevolezza di avere contribuito a cambiare un intero comparto economico e aver dato prospettive di sviluppo a imprese e interi territori mi scalda il cuore.

? Quale, la donna del vino più incredibile mai conosciuta?

Incredibile no, quelle che ho incontrato sono tutte molto normali, anche quelle straordinariamente brave. Se dovessi fare un elenco sarebbe lunghissimo.

? Da grande imprenditrice, due fattori di successo che accomunano le imprese ‘in rosa’ e due debolezze, che immagino ci siano…

I fattori di successo sono il carattere multitasking e la predisposizione a creare relazioni. Il Professor Vincenzo Russo, esperto di Neuromarketing, ci ha insegnato che l’uomo lavora per obiettivi e la donna per relazioni: l’uomo fa la vendita, la donna crea il mercato. Per le cantine italiane è determinante.

I fattori di debolezza sono la propensione a evitare ambienti conflittuali e lo scarsissimo interesse al potere. Il risultato è che le donne guidano un terzo delle cantine italiane ma nei CDA dei consorzi dei vini sono meno del 10%. Proprio non ci vogliono andare. Devono invece imparare che per avere parità opportunità professionali e di retribuzione con gli uomini bisogna contare di più. Scappare dalla lotta per il potere o addirittura dal voto e dall’impegno politico è sbagliato.

? È vero che i giovani oggi tornano alla terra?

Sì, anche se la vedono in un modo romantico, la realtà è più difficile.

? Rispetto della tradizione e occhi puntati al futuro, produzione di qualità e urgenza assoluta di agire nel rispetto dell’ambiente… Quale, la sfida più grande che il mondo del vino affronta oggi?

Bisogna che la ricerca ci fornisca prodotti assolutamente ecocompatibili, come derivati da alghe, arance e simili, per combattere le malattie della vite a basso costo e in assoluto rispetto dell’ambiente. Altrimenti la coltivazione biologica o biodinamica rimarrà limitata ai sognatori o ai vini di alto costo. È necessario ridurre le emissioni, quindi puntare su motori elettrici e produrre energia con pannelli, con l’eolico o simili. Infine c’è il problema dell’acqua, che è poca e viene sprecata troppo. Questa è la sfida più grande e più difficile.

? E per finire ci faccia sognare: il suo vino preferito?

Dovrei dire il Brunello Prime Donne che è la bandiera dell’azienda e la rappresentazione liquida del progetto sulle pari opportunità nell’enologia. In realtà quello che mi fa battere il cuore è Cenerentola DOC Orcia, una denominazione quasi sconosciuta, nata nel 2000 fra i territori di due sorellastre più famose e ricche: il Brunello e il vino Nobile. Un vitigno autoctono abbandonato da un secolo – la Foglia tonda – e la sfida alle due sorellastre, appunto; e poi un lavoro fatto di prove, errori, coraggio e talento. Tutto questo ci ha portato a ottenere punteggi di 93/100 e il successo internazionale. Ora sull’etichetta di Cenerentola c’è una corona perché ha letteralmente accalappiato il suo principe… ma che avventura! Lo scorso anno ho organizzato il primo meeting fra i produttori di Foglia tonda di tutta la Toscana e ora si può dire che è un vitigno di tendenza. Anche questo è un successo!