Wine influencer

Wine influencer
come incidono nel mercato, di oggi e di domani

Cambiano le abitudini, cambia il modo di vivere la socialità, cambia anche il modo di acquistare il vino. E i wine influencer giocano un ruolo in questi cambiamenti.

La pandemia ha solo accelerato un processo in atto da tempo. Sebbene ancora minoritaria nel complesso, si conferma in crescita la tendenza all’acquisto di vino online, dal circa 4% del totale di mercato attuale a percentuali più importanti, che vanno valutate nel medio e lungo periodo.

Oltre il 70% dei consumatori che fa uso dei social utilizza quei canali come possibili “suggeritori” di consigli per gli acquisti. I millennials in particolare (in Italia circa 13 milioni) vi si affidano per decidere le proprie intenzioni di acquisto, che tendono poi a condividere nelle stesse piattaforme. E ancora, circa un terzo dei giovani di età compresa fra i 18 e i 34 anni tende a fidarsi maggiormente di un brand se questo è promosso da un influencer, una tendenza con la quale il mercanto si confronta oramai da anni.

E gli influencer hanno un ruolo attivo anche nel mondo del vino.

Wine influencer: chi sono?

Sono esperti di vino ma anche di comunicazione, che con consigli e suggerimenti riescono a veicolare le scelte di acquisto dei propri follower. Sono persone in grado di generare identificazione e fiducia grazie al racconto, spontaneo e semplice, della loro quotidianità e dei prodotti che la popolano. Da lì, il coinvolgimento attivo della community.

Sì, perché la base dell’influencer marketing è la fiducia che si crea con i follower, grazie all’autenticità del linguaggio, dei contenuti e dei valori.

La comunity, dal canto suo, è interessata a ricevere consigli e a instaurare un dialogo, condividendo opinioni e facendo domande come a degli amici.

Dal punto di vista dell’età, quasi il 60% degli influencer non ha 30 anni, il 23% si attesta fra i 30 e i 40, pochi superano i 40.

Wine influencer: specificità

Nato sulla scia di quello del fashion, una delle sfide del beverage influencer marketing è quello di distinguersi dal food, puntando sulle proprie specificità.

La domanda di partenza è: come si comunicano, online, emozioni e idee che scaturiscono degustando un bicchiere di vino (l’attività più offline che si possa immaginare)?

Specie i wine influencer più giovani, poi, parlano in modo diverso rispetto alla comunicazione “classica” del mondo enologico. L’obiettivo è avvicinare tutti, facendo sentire a casa anche i non esperti.

Wine influencer: canali e strumenti

Instagram si conferma oggi il canale principale dell’influencer marketing: qui la comunicazione è semplice e immediata, foto e videocentrica. Seguono Facebook, i blog, Youtube (interessante quest’ultimo più per i contenuti che per i numeri) e poi Twitter, LinkedIN e Pinterest.

Quanto a TikTok, è un canale ancora da valorizzare appieno da parte dei wine influncer (eccezione: Italian Wines, con 150.000 follower): di per sé è adatto ai creator – e per questo aspetto della “creazione” è più simile a YouTube – grazie alle funzionalità della piattaforma e alla caratteristiche di utilizzo. Non va dimenticato che l’utenza è molto giovane: su TikTok un utente su tre ha fra i 16 e i 24 anni, e l’età media è di 34 (quella degli altri social si aggira sui 40). Qui, gli influencer sono chamati TikTokers: ragazzi spesso minorenni con milioni di followers, che si sfidano a suon di challenge.

Nella difficile sfida per l’attenzione, gli strumenti più efficaci nelle mani degli influencer sono costituiti dall’efficacia dell’impatto e dall’immediatezza dei contenuti. Questi sono prettamente visuali: soprattutto video, sempre più rilevanti e in crescita, e immagini. Ma di questi tempi di lockdown anche i podcast hanno iniziato a farsi sentire.

Opportunità per le aziende?

L’influencer marketing è utilizzato dalle aziende del settore enologico per la duplice azione di rafforzare il brand e la sua reputazione, oltre che per aumentare le vendite – la tanto desiderata conversion. Di tutto, naturalmente, vanno trovati i misuratori giusti.

Il food & beverage in Italia ricopre il 17-20% dell’influencer marketing, confermandosi un settore in grande crescita. La chiave per collaborazioni di successo? Trovare il matrimonio perfetto fra brand e influencer, fatto di valori analoghi e collimanti.

Prossimi trend?

🍾 Tenere assolutamente d’occhio TikTok.

🍾 L’approccio “storytelling” si consoliderà e i video saranno di gran lunga il contenuto più utilizzato.

🍾 Si farà sempre più strada la tendenza “no-edit”, una vera sfida per il settore, che prevede di condividere momenti, foto, video con immediatezza, senza lavorare troppo i contenuti per migliorarli. E questa autenticità condizionerà a sua volta anche i brand e il loro modo di comunicare.

🍾 Le aziende cercheranno influencer con attenzione sempre maggiore, con l’obiettivo di lavorare con chi comunica la stessa tavolozza di valori e medesimo linguaggio, guardando un po’ meno ai numeri ma puntando alla qualità di messaggi molto specifici, target mirati e creatività.

🍾 Cresceranno i micro influencer, ovvero chi ha fino a 10.000 follower. Si tratta, tra l’altro, di coloro che sembrano vantare il migliore engagement, al netto dei volumi più bassi.

Alcuni wine influencer italiani (su Instagram)

🍷Andrea Albagli di @Corvino, ingegnere di giorno, appassionato di vino di notte, vissuto gli ultimi anni tra Milano e San Diego dove si è specializzato in seismic design. Condivide la sua passione per il vino sul suo blog e con 110 mila follower su Instagram. Questa passione, precocissima, gli arriva dallo zio con il quale trascorreva le vacanze estive. Andrea condivide le sue storie di vino senza tecnicismi, ha molto seguito… ma non ama essere chiamato influencer!

🍷Emanuele Trono, @Enoblogger, con 90k follower su Instagram. Laureato in Business and Management, un Master in Italian Wine Culture, ama condividere l’amore per il vino ma anche per la bellezza italiana e il fashion. Il suo obiettivo? Avvicinare a questo magico mondo gli appassionati e i più giovani, comunicandone ricchezza e molteplicità.

🍷Giulia Sattin, architetto e sommelier – dal nonno paterno prende la passione per il liquido magico che da piccola le era proibito. Oggi condivide i suoi assaggi con oltre 70 mila follower (@winegirlfriend su Instagram).

🍷Stefano Quaglierini, di @Italian_Wines, con 70 mila follower, quasi tutti tra i 18 e 45 anni. Padre impegnato nel distretto del cuoio a Santa Croce, madre impegnata a gestire un’azienda di cavalli da corsa: due mondi distanti dal vino. La sua passione sboccia in quinta liceo, così Stefano sceglie di studiare “Viticoltura ed enologia” a Pisa, diventando uno dei pionieri del wine influencer marketing in Italia. Il suo obiettivo è comunicare cosa c’è dietro alle etichette: le storie dei vignaioli, la vendemmia, i vigneti… Si definisce un divulgatore enologico e – perché no? – wine influencer.

🍷Francesco Saverio Russo, @ItalianWineLover su Instagram, con 66 mila follower. Marchigiano di nascita e toscano d’adozione, dopo essersi occupato di organizzazione eventi e di web è stato letteralmente folgorato dal mondo del vino e ci si è buttato a capofitto. Spinto da questa passione, scrive Wine Blog Roll, uno dei blog più seguiti, e interessanti, nel mondo del vino in Italia. Il suo segreto? Uno storytelling tecnico ed emozionale assieme.

Wine influencer italiani che si rivolgono a un pubblico internazionale

🍷Simone Roveda: classe ’88, ingegnere e sommelier, alla guida della community @WineryLovers, pagina Instagram che vanta 196.000 follower. Un’ascesa importante, quella di cui si è reso protagonista Simone, che oltre al vino e al buon cibo ama i viaggi, portando i suoi seguaci in giro per il mondo. Grande capacità di farsi ascoltare e leggere, la sua è diventata una comunità numerosissima, che lo segue su Instagram ma anche su altre piattaforme.

🍷Enrico Maggiore & Diletta Quarta Colosso, di @enrico.onthewine, sono una coppia di appassionati di vino e di viaggi, sposati da poco: vivono a Parigi e condividono la loro passione con 119 mila follower.

🍷Eleonora Galimberti, fondatrice del blog Enozioni, oggi conta 101 mila follower su Instagram (@Enozioni). Nata a Milano, è specialista di Marketing & Comunicazione e wine influencer. Il suo legame con il vino parte da lontano (sua madre è originaria della terra del Brunello di Montalcino) e come lei stessa dichiara, con l’autenticità del vino riscopre una nuova se stessa, ogni singolo giorno.

🍷Cantina Social è un progetto nato nel 2015 proprio con l’obiettivo di rendere il vino più accessibile a tutti. Fra blog, podcast e vari canali social è portato avanti da Matteo Franco, Adriano Amoretti e John Murnarne, e su Instagram è seguito da 98k follower (@CantinaSocial – Wine Informant).

Si può andare oltre?

Ovviamente sì. Tutta da scrivere è una lista dei micro wine influencer, cioé di chi ha un numero più contenuto di follower. E riserverebbe sorprese interessanti.

Un esempio? Not Just Wine, bel progetto di Luca e Matteo nato per condividere esperienze e cresciuto con l’obiettivo di parlare di vino a tutti. Oltre 36 mila follower su Instagram (@notjustwine), podcast, viaggi, community, eventi e naturalmente tanti vini!

Non si possono non registrare anche le scelte in controtendenza, come quella di Maximilian Girardi, che negli anni passati è stato il wine influencer in assoluto tra i più autorevoli in Italia. Il suo account non è più online per la scelta dello stesso Girardi di dedicarsi completamente alla sua tenuta.

Una conferma, se ce ne fosse stato bisogno, del fatto che il racconto del vino, in qualunque forma, richiede cura e tante energie.

De Conciliis

Viticoltori De Conciliis – Campania

La storia di Viticoltori De Conciliis nasce nel 1996, dai sogni e dalla curiosità di noi tre fratelli.

Prima nell’azienda di nostro padre e poi in modo indipendente abbiamo trasformato la cantina di famiglia, facendone una portabandiera della rinascita del vino campano.

Siamo sulle colline che circondano Agropoli e coltiviamo 20 ettari, producendo otto vini che celebrano il Cilento, i suoi colori, i suoi ritmi e i suoi profumi.

Siamo in particolare impegnati per i vitigni autoctoni, fiano e aglianico su tutti, e crediamo nelle straordinarie potenzialità di questa terra, crocevia di culture antiche che guarda al futuro.

Paola, Bruno, Luigi

cantina di vino

Come conservare il vino nella cantina di casa, al meglio

Conservare correttamente il vino è fondamentale per chi si sta costruendo una cantina, piccola o grande che sia. Ecco alcuni consigli pratici per organizzarne lo spazio, utili a mantenere le proprietà del vino più a lungo.

Piccola guida alla conservazione del vino in 6+4 punti .

1. Nella cantina di casa il vino va tenuto al buio, per evitare processi ossidativi e quindi il degrado;

2. Le bottiglie vanno tenute stese, con l’etichetta verso l’alto per poterla controllare e facilitarne il riconoscimento. In questo modo il tappo non si seccherà e non farà passare l’ossigeno (alcuni temono che il vino conservato in orizzontale prenda il sapore del tappo, ma se questo è sano non trasmetterà nulla, nonostante il contatto diretto). Ma attenzione: se una bottiglia pregiata è rimasta a lungo “in piedi” allora è meglio continuare a tenerla verticale, perché il sughero avrà iniziato a rinsecchire.

3. L’ambiente della cantina di casa deve essere areato – per prevenire la formazione di muffe – e privo di odori forti, che potrebbero influenzare il vino;

4. Nella vostra cantina mantenete la temperatura stabile, tra i 10 e i 18 gradi (10-12 gradi è l’ideale per i vini bianchi e 12-15 per i rossi) e l’umidità tra 60% e 80%;

5. Tenete le bottiglie in questo ordine, dal basso: gli spumanti per primi, poi i vini bianchi, i rosati e i vini rossi più in alto. In questo modo le bottiglie staranno alla temperatura più opportuna in base alla tipologia;

6. Proteggete le bottiglie evitando che subiscano vibrazioni.

Che fare, se non si ha una cantina per conservare il vino?

Anche senza un ambiente dedicato come la cantina è possibile mantenere le proprietà del vino con alcuni piccoli accorgimenti:

1. Conservate le bottiglie che volete bere più avanti in un luogo buio, sempre distese;

2. Le bottiglie che intendete bere a stretto giro tenetele comunque lontane dalle grandi finestre, perché non subiscano sbalzi termici e non siano comunque alterate dalla luce solare;

3. Mantenete la temperatura della stanza quanto possibile stabile, evitando assolutamente di tenere il vino nelle zone più calde della casa.

4. E poi c’è la cantinetta frigo, la soluzione ideale e professionale, se si ha budget da investire e bottiglie pregiate da conservare.

Azienda Agricola Contini

Alessandro Contini – Sardegna

Prima nostro bisnonno Salvatore, poi nostro nonno Attilio, oggi nostro zio Paolo e mio cugino Mauro: la cantina Contini è cresciuta e maturata come i vini e i successi che l’hanno resa grande, attraverso la passione e l’impegno di quattro generazioni.

Per quasi 120 anni un unico filo conduttore, la Vernaccia di Oristano, ha caratterizzato il lavoro della nostra azienda. Poi, negli anni, la Vernaccia è stata affiancata da altre importanti produzioni: lo storico vitigno Nieddera, i tradizionali Vermentino e Cannonau, le sperimentazioni ben riuscite come il Karmis, gli Attilio e il biologico Mamaioa. Oggi l’azienda produce una gamma completa di vini con la quale è presente in Italia e all’estero.

Cerchiamo di continuare ad evolverci, sia nelle tecniche di vinificazione che nelle idee. Sarà per questo che i vini Contini resistono al tempo: sono vini che si amano e che si ricordano per sempre.

Alessandro Contini

Cantina Di Sante

Tommaso Di Sante – Marche

Nella nostra azienda la passione per il vino si è trasmessa di generazione in generazione, da quando il mio bisnonno ha iniziato la produzione, a fine Ottocento, adibendo alla coltura della vite un piccolo appezzamento di terra, nel borgo di Magliano.

Oggi siamo un’azienda in crescita, con 34 ettari, ma restiamo a conduzione familiare. Ho la fortuna di avere la mamma e il papà giovani, entrambi attivi in azienda: mio padre segue la parte agronomica e mia madre il nostro punto vendita diretta di Fano (punto vendita che aprì mio nonno, insegnandoci il km 0 in tempi non sospetti). Io seguo il lato enologico e la cantina, assieme a mia moglie, e con noi lavora una bella squadra di giovani collaboratori.

In regime biologico dal 2000, lavoriamo con l’obiettivo di valorizzare i vitigni autoctoni e la sostenibilità ambientale. Abbiamo ripreso i vecchi vigneti del bisnonno Timoteo e del nonno Oddo, proprio per salvaguardare i le varietà tipiche di questa vallata e la biodiversità.

Facciamo la nostra parte anche per promuovere questo territorio, con degustazioni in cantina, accoglienza, visite guidate nella vigna e nell’oliveto, didattica per bambini. Ai piccoli raccontiamo le varie fasi produttive del vino, offrendo loro succo d’uva (naturalmente non alcolico!) e pane con il nostro olio extravergine di oliva, per coinvolgerli giocando.

Tommaso Di Sante

Di Sante: una piccola grande cantina delle Marche, che nella tradizione trova l'ispirazione per valorizzare i vitigni autoctoni del territorio
Stefano e Francesco Stefanoni

Cantina Stefanoni – Lazio

La storia della nostra cantina inizia al principio degli anni 50 e viene tramandata poi di padre in figlio. La nostra linea è e sarà sempre quella di migliorare la qualità mantenendo le caratteristiche tipiche dei nostri vini, valorizzando i vitigni autoctoni della nostra terra.

Io ho iniziato portare avanti questa passione di famiglia negli anni Novanta, cercando nuove soluzioni per alzare la qualità della produzione. Da sempre coltiviamo i vitigni autoctoni e non ci siamo mai convertiti a quelli internazionali. Uno dei più importanti della zona è il Roscetto (Trebbiano giallo), coltivato in un vigneto sperimentale impiantato in collaborazione con l’Università di Perugia. Da quest’uva nasce il Colle de’ Poggeri Roscetto, il nostro vino di punta perché rappresenta appieno l’azienda e questo territorio. È un vino in continua evoluzione, al quale teniamo molto. In generale, ci piace pesare che i nostri vini siano speciali non solo perché provengono da piante che crescono su una terra speciale ma anche perché riposano all’interno della stessa terra, nella cantina scavata nel cuore del paese.

Negli ultimi anni imbottigliamo il Roscetto in purezza anche nella versione spumante, fatto con la voglia di creare un prodotto di nicchia: 2500 bottiglie l’anno, rigorosamente Metodo classico, 24 mesi di sosta nella nostra cantina storica.

Già dal 2011 in azienda si è unito mio figlio Francesco, che oggi ha 28 anni, innamorato della campagna e di ogni aspetto di questo lavoro difficile. Quello che è cominciato come un impegno nei confronti della famiglia, consapevole che qualcuno prima di lui aveva faticato per creare qualcosa che durasse nel tempo è diventata una passione (quasi un’ossessione…), una ricerca continua di fare sempre meglio, a piccoli passi, senza mai perdere la curiosità, quella stessa che nel tempo lo ha portato a fare alcuni errori ma che tante volte volte ha reso fiero e soddisfatto lui e me.

Vogliamo portare avanti l’azienda in modo serio, senza mai cadere nel compromesso, nella cattiva abitudine della strada più veloce. Mio figlio non spera di ingrandire l’azienda a dismisura ma sogna di tenerla piccola e di essere sempre pienamente partecipe della nascita del proprio vino. Vuole continuare a lavorare la terra nel rispetto di chi ci sta vicino e di chi verrà dopo di noi.

Stefano Stefanoni, con il figlio Francesco

Walter Massa

Walter Massa – Piemonte

Sono nato negli anni ’50 da una famiglia di agricoltori, ho studiato enologia ad Alba. Faccio vino da sempre, insistendo “nella” e “con” la vigna. È l’effetto collaterale della mia vita.

Negli anni di piombo dell’agricoltura italiana ho creduto all’immensità del vitigno barbera con la certezza che il futuro del vino sarebbe stato “la bottiglia” (allora nell’azienda il vino si vendeva sfuso o in damigiana).

Ho impostato le strategie di vendita con l’obiettivo di cambiare il mercato, da “commodity” ad azienda che lavora per se stessa: vigna, cantina, mercato, comunicazione. Ho affiancato alla produzione della barbera la croatina (del 1979 la prima vinificazione in purezza) e il cortese. Nel 1987 ho provato a vinificare il timorasso in purezza con le prime 560 bottiglie.

Da lì non ho più smesso.

Dopo 10 anni a vinificare il timorasso sono entrate in campo altre due aziende; dal 2000 la crescita esponenziale che ha portato agli attuali 150 ettari. Oggi più di 40 cantine propongono vino da uve timorasso dei Colli Tortonesi.

Dagli anni Settanta a oggi la mia azienda è passata da 12 a 30 ettari di vigneto coltivato, così distribuiti: 15 ha timorasso, 8 ha barbera, 3 ha croatina, 1.5 ha freisa e altrettanti di moscato bianco, 1 ha di cortese, che uso per un vino rosa che ho chiamato Libertà.

Ho capito che il mercato del vino in Italia non è ancora maturo per una comunicazione franca e determinata. Si continua a comunicare il vitigno e non il territorio: per questo ho deciso di non produrre più vini DOC. Vendere il vino col nome del vitigno non può essere gratificante per un produttore: un grande produttore sa che il vitigno, o meglio l’uva, è l’ingrediente fondamentale del vino e ha il piacere di trasmettere nel mondo anche gli umori e l’umanità che il territorio stesso esprime.

La barbera espressa dai Colli Tortonesi si chiama “Monleale”, altrimenti non rivendico la DOC.  Lo stesso vale per “Derthona”, il vino bianco ottenuto dal timorasso: difendo l’originalità di questo vitigno nella sua culla di appartenenza, lasciando liberi gli imprenditori viticoli di tutto il mondo di utilizzare questa genetica in qualsiasi angolo della terra, perché la genetica appartiene all’umanità, ma il territorio appartiene a chi lo vive, lo cammina, lo ama.

Walter Massa

Torre degli Alberi

Torre degli Alberi – Lombardia

La storia della nostra famiglia affonda le radici nel passato. La cantina, specializzata nella produzione di Pinot Nero Metodo Classico, si trova a Torre degli Alberi, un piccolo borgo sulle colline dell’Oltrepò Pavese, a 500 metri sul livello del mare, dove sono nato e ho vissuto fino ai 10 anni.

La proprietà è raccolta attorno a una torre trecentesca, tradizionalmente condotta a mezzadria e coltivata a cereali, foraggi e vite. Dopo la Seconda Guerra mondiale, mio nonno decide di avviare anche l’allevamento di galline, adottando le tecniche all’avanguardia americane e gettando così le basi per la moderna avicoltura Italiana. Negli anni settanta mio padre inizia l’allevamento semibrado di mucche Limousine condotto in regime biologico.

Il vino e la vigna sono sempre state presenti nella storia della nostra azienda, anche se circa quarant’anni fa sono stati spiantati tutti i vigneti. L’altitudine (500 m s.l.m) e le condizioni meteorologiche, infatti, rendevano il microclima troppo freddo per produrre vino di qualità: fino ad allora si era prodotto un vino rosso destinato all’autoconsumo dai contadini locali.

Al contrario, negli ultimi anni le nostre terre si sono trovate ad avere le condizioni ideali per la produzione di spumanti, a causa del riscaldamento globale che costringe a spingere la produzione sempre più in alto, alla ricerca di zone con microclima più fresco, condizione indispensabile per produrre spumanti di qualità.

Così, nel 2009 mio padre Camillo ha deciso di rilanciare l’attività vitivinicola aziendale ed ha impiantato il vigneto di Pinot Nero più alto di tutto l’Oltrepò Pavese. Da due anni mi occupo con lui della vigna, dopo la scelta di lasciare Milano – dove facevo il veterinario – per tornare in Oltrepò, con mia moglie e le nostre bambine.

La nostra vigna beneficia dell’esposizione ai raggi del sole fino al tramonto e di un’ottima escursione termica, soprattutto d’estate. Tra i filari il suolo è inerbito e concimato con il letame prodotto in azienda, senza diserbanti; le viti protette solo con prodotti autorizzati dall’agricoltura biologica (rame e zolfo). Vendemmiamo a mano nelle ore più fresche della giornata, con massima cura, in piccole cassette areate, in modo da portare in cantina i grappoli ancora perfettamente intatti.

Con un lavoro scrupoloso e attento in vigna durante tutto l’anno otteniamo un’uva sana e buona che ci permette di intervenire il meno possibile con la tecnologia e la chimica in cantina e di non alterare la naturale essenza del vino.

Giacomo, con Camillo Dal Verme

piccoli terroir

Paolo e Paola Massi, Azienda Agricola Fiorano – Marche

Siamo a Cossignano, nelle Marche, terra della DOC Rosso Piceno Superiore e della DOCG Offida Pecorino: un’area nota per la grande qualità dei suoi vini.

La nostra azienda sta tra il mar Adriatico e il Parco Nazionale dei Monti Sibillini, in un posto speciale, dove le brezze marine del mare incontrano l’escursione termica dell’Appennino.

Le nostre uve sono condotte in regime biologico e vinificate in modo naturale, da 20 anni. Lavoriamo per avere uve sane, per ridurre al minimo l’intervento in cantina, e lo facciamo unendo antichi saperi tradizionali con la migliore innovazione. Vendemmiamo a mano e usiamo solo lieviti indigeni, ma ci avvaliamo delle più moderne tecnologie, nella nostra cantina in gran parte ipogea, per preservare l’integrità e la salubrità dei nostri vini.

Ci ispiriamo al manifesto dei Vignerons d’Europa, del 2009:

Il vignaiolo è colui che si prende cura della vigna, della cantina e della vendita in prima persona, che dà vita a un vino che dona piacere, figlio del territorio e del suo pensiero, espressione di un’autentica cultura. Coinvolge il consumatore con la sua passione, custodisce ed arricchisce il territorio e la sua biodiversità.

Crediamo nei valori della territorialità e delle tradizioni: coltiviamo solo vitigni autoctoni come sangiovese, montepulciano e pecorino e lavoriamo per valorizzare la viticoltura biologica delle Marche, la tracciabilità dei suoi vini, la difesa del territorio e della sua bellezza, la diffusione di pratiche agronomiche buone, per un’economia sostenibile e solidale. Solo in questo modo si può tutelare la qualità del cibo, del paesaggio e della vita.

Ci godiamo le piccole grandi soddisfazioni che il nostro lavoro ci dà, tra cui i recenti premi al nostro Pecorino 2018 (5 grappoli nella Guida Bibenda), un vino cui Lettie Teague ha da poco dedicato una bella recensione su The Wall Street Journal.

Paola e Paolo Massi

Azienda Agricola Fiorano
Frank&Serafico

Pier Paolo Pratesi, Frank & Serafico – Toscana

La storia della cantina parte da due enologi che si sono incontrati e hanno deciso di stabilirsi in Maremma, nel cuore del Parco dell’Uccellina, per dare vita a un progetto ambizioso.

Produciamo in totale autonomia i nostri vini e le nostre birre partendo dalle materie prime che questo luogo offre, usando solo ingredienti naturali. La Maremma è un posto straordinario, capace di alchimie inedite, tra cinghiali, daini, volpi e lepri…

Qui, abbiamo deciso di avviare un progetto ambizioso e di piantare le nostre viti, dentro e fuori il Parco Naturale. Percorriamo strade ancora non battute e lo facciamo con la tenacia di chi crede nelle tecniche antiche, nella materia di cui sono fatte le cose, nelle piccole quantità, nella responsabilità di una produzione sostenibile.

Crediamo nel produrre vini che valga la pena assaggiare.

Pier Paolo Pratesi