Francesco Bianchi sommelier

Francesco Bianchi

Francesco Bianchi

Sommelier del mese

Ci porta alla scoperta di vini prodotti a diverse altitudini

Per guidare Tappa #42 di Sommelier Wine Box (settembre 2021) ci siamo rivolti a Francesco Bianchi, che ci ha raccontato la sua storia:

“Nato e cresciuto in Toscana, la terra di vini famosi in tutto il mondo. A dire il vero fino a 20 anni il vino non mi importava.

Poi ho avuto l’occasione di lavorare a contatto con un grande appassionato e intenditore di vini. Il colpo di fulmine.

Sommelier AIS dal 2017 e Studente WSET in corsa per il terzo livello, ho frequentato la scuola Alberghiera imparando l’arte del ricevimento e dell’accoglienza degli ospiti. Già da studente mi sono trovato a fare da consulente e introdurre al mondo del vino i giovani nella scuola che frequentavo, con corsi pratici e guide.

Oggi sono sommelier nel Locale Storico d’Italia “Antica Locanda di Sesto” – una piccola perla di eccellenza toscana segnalato sulla Guida Michelin e insignita del Premio “BiB Gourmand”, presente sulla guida del Gambero Rosso e Gatti/Massobrio. Amo i vini sinceri, del territorio. Quelli con una storia dietro.

Ogni giorno consiglio a decine di amici – perché per me non sono clienti – i migliori vini dal rapporto qualità prezzo per rendere la loro esperienza indimenticabile.

Mi ritengo un sommelier 2.0. Ho un canale YouTube, The Italian Sommelier, in cui recensisco ogni tipo di vino, ne parlo a 360 gradi e insegno, con semplicità e per pura passione, le basi della degustazione del vino a chi si avvicina per la prima volta a questo mondo magico.

La mia missione è scoprire e far conoscere i migliori vini qualità prezzo, raccontandoli in modo semplice, genuino e giovane. Perché il buon vino deve essere di tutti!

Francesco Bianchi

 
Francesco Bianchi sommelier
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Gianluca Musetti sommelier

Gianluca Musetti

GIANLUCA MUSETTI

Sommelier del mese

Ci porta alla scoperta di grandi vini beverini

Per guidare Tappa #41 di Sommelier Wine Box (agosto 2021) ci siamo rivolti a Gianluca Musetti, che ci ha raccontato la sua storia:

“La mia passione per il vino nasce quando, poco più che ventenne, inizio a lavorare nel ristorante di famiglia, e prosegue in altri locali dove ho cominciato a lavorare come sommelier e dove ho avuto la possibilità di dare letteralmente sfogo al mio amore per il vino, costruendo e gestendo le carte dei vini.

Affascinato da questo mondo, più che mai vasto, negli anni la degustazione è diventata per me una passione viscerale da coltivare ogni giorno. Una passione capace di regalare sempre nuove scoperte ed emozioni, bicchiere dopo bicchiere.

Negli anni mi sono sempre più avvicinato il mondo dei vini naturali, o come preferisco dire, dei “vini di terroir”. Mi riferisco a vini che riescono a esprimere un territorio dentro il bicchiere grazie al minimo intervento dell’uomo: è la natura che deve fare la gran parte del lavoro. Solo così il vino riesce a raccontare tutto sé stesso all’interno del calice.”

Gianluca Musetti

 
Gianluca Musetti sommelier
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alessandro tupputi sommelier

Alessandro Tupputi

ALESSANDRO TUPPUTI

Sommelier de La Madernassa

Ci ha portato dalla Puglia al Piemonte, alla scoperta di vini di piccolissime cantine, da abbinare “al contrario”

Per guidare Tappa #40 di Sommelier Wine Box (luglio 2021) ci siamo rivolti ad Alessandro Tupputi, sommelier de La Madernassa (2 stelle Michelin) che ci ha raccontato la sua storia:

“La mia passione per il vino inizia presto, quando sin da ragazzo mi esaltava l’idea di cogliere i gusti delle persone anche senza conoscerle. Il vino mi ha permesso di evolvere, studiare e migliorare, senza restare mai ancorato alle mie vecchie certezze. Le prime esperienze nella ristorazione, dopo gli esordi nella mia Barletta, sono state all’estero, in un hotel di lusso in Ontario, poi a Dubai e a Tokyo. Al mio rientro in Italia, inizio a lavorare come sommelier nel ristorante di Villa Maiella, a Guardiagrele in Abruzzo.

Ma è a La Madernassa che ho potuto mettere in campo appieno la mia filosofia legata ai piccoli prouttori. Lavorare con lo chef Michelangelo Mammoliti è per me una grandissima opportunità di crescita, una sfida continua che ogni giorno mi spinge a confrontarmi con piatti complessi, sempre alla ricerca di nuovi abbinamenti che possano degnamente esaltare dei sapori unici.

Questa continua ricerca, insieme alla filosofia green dello chef, mi ha permesso di approfondire moltissimo le mie conoscenze sui vini biologici, biodinamici e triple A. Qui, ho avuto l’incredibile opportunità di creare una carta dei vini di settecento etichette, una carta che dà spazio ai piccoli produttori, cioé ai custodi della ricchezza di sapori e dei terroir italiani, che producono vini di altissima qualità, unici nel loro genere.

Con passione rivolgo sempre il mio sguardo alla qualità e continuerò sempre con entusiasmo a ripetere il mio mantra: “non esiste un vino cattivo, solo dei cattivi abbinamenti”.

Una parte importante del mio lavoro è dedicata al raccontare il vino, un prodotto che il cliente non conosce e che io non ho realizzato: per questo è fondamentale avere un rapporto diretto con chi lo produce.

Proporre le etichette di piccoli produttori è per me una scelta consapevole, fatta per far vivere un’esperienza nuova ai clienti. La stessa che voglio farvi vivere in questa selezione.”

Alessandro Tupputi

 
alessandro tupputi sommelier
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Samuele Del Carlo sommelier

Samuele Del Carlo

SAMUELE DEL CARLO

Ci porta alla scoperta di Francia, Germania e Italia!

Per guidare Tappa #39 di Sommelier Wine Box (giugno 2021) ci siamo rivolti al mitico sommelier Samuele Del Carlo, che ci ha raccontato la sua storia:

“Classe 1980, mi sono formato con studi classici e storici.

Ma da sempre coltivo una passione innata per la natura e la vita agricola, come hobby e come orizzonte di bellezza, un fatto che sfocia presto in uno speciale interesse prima per i luoghi del vino e poi per il vino stesso. Per questo abbandono tutto per inseguire la conoscenza di un mondo straordinario e sconfinato, sempre nell’orizzonte di una naturalità genuina, vera, non commerciale. Mi batto per questo modello di autenticità diventando prima sommelier di un grande chef italiano, Igles Corelli, durante l’esperienza di quest’ultimo nel Ristorante Atman a Villa Rospigliosi e alle trasmissioni del Gambero Rosso; poi ancora più in prima linea, come consulente, comunicatore e venditore agli operatori del settore di vini selezionati sempre all’interno di questo orizzonte di bellezza e di emozione.

Il rigore massimo che metto nel mio lavoro, l’est-etica nella scelta e nel commercio dei vini, la fede sono gli ingredienti del metodo che anima il lavoro e che determina scoperte sempre nuove.

Tutto questo, mi consente di tenere vivo il fuoco di una passione profonda e senza confini.”

Samuele Del Carlo – sommelier del mese

 
Samuele Del Carlo sommelier
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vini vulcanici

Le selezioni di febbraio – vini di lava

WINE BOX DI FEBBRAIO: VINI DI LAVA

vini vulcanici

Tappa #35

Guidata dal sommelier NICOLA BETTINAZZI

Le Battistelle, Brognoligo (VR)

Siamo nel Soave Classico: l’agricoltura qui è eroica. Cristina e Gelmino sono molto fieri – e a ragione – del meritato successo della loro azienda. Il nome è quello del loro cru più rappresentativo, che si chiama appunto Le Battistelle, ubicato nella zona più ambita e vocata del Castellaro.

Nei nove ettari vitati coltivano solo l’autoctona Garganega: grazie al clima, al terreno e alla ventilazione i loro vini sono eleganti e anche minerali. I loro vigneti crescono su terreni vulcanici: basaltici e tufacei. La matrice vulcanica del suolo consente all’uva di esprimersi ad ottimi livelli qualitativi e regala vini con caratteristiche ben riconoscibili: vini complessi, capaci di evolvere nel tempo, che hanno bisogno di tempo per esprimere appieno tutte le loro potenzialità.

Alfio Nicolodi, Cembra (TN)

Alfio è un promotore appassionato della viticoltura della Val di Cembra e di quella di montagna in senso più ampio.

Qui parliamo di viticoltura eroica. Le pendenze proibitive e i terreni impervi al punto che raramente si possono usare le macchine: i vignaioli come Alfio vi si devono letteralmente arrampicare. Per questo in questo territorio il simbolo più evocativo della viticoltura è la fatica, che in passato era legata anche alla miseria. L’azienda è stata fondata da suo nonno a inizio Novecento ma la svolta si deve ad Alfio, che in neanche 2 ettari vitati ha cambiato gli impianti e la vinificazione, seguendo con cura tutta la fase produttiva.

Con entusiasmo e grande caparbietà, Alfio ha recuperato alla produzione due rari vitigni della Valle: il Lagarino Bianco e il Veltliner Rosso. 

Marco Antonelli, Olevano Romano (RM)

L’azienda si trova nel comune di Olevano Romano, un antico borgo medievale a sud est della provincia di Roma. Le viti dell’azienda godono di un territorio che ha condizioni pedoclimatiche uniche e distintive. I due appezzamenti vitati di Marco Antonelli sono posti in altitudine, una su terreni argillosi profondi, a circa 600 metri sul livello del mare, e l’altra su terreni calcarei tra i 300 e i 400 metri di altitudine. Tre ettari in tutto.

I ceppi hanno oltre 50 anni e arrivano a superare i 75 nella vigna denominata Morra Rossa. Le rese contenute consentono di curare e seguire con attenzione estrema ogni dettaglio della produzione, anche adottando rigorosi metodi biologici (per quanto la certificazione bio sia recente, dall’annata 2020). La scelta della cantina è quella di puntare molto sul Cesanese, importante vitigno autoctono laziale a bacca rossa alla cui valorizzazione Marco contribuisce con grande passione.

Cenatiempo, Ischia (NA)

Una viticoltura che rispetta l’anima – marinara e vulcanica – dell’Isola di Ischia. La famiglia Cenatiempo inizia la produzione di vino nel 1945: da allora è cresciuta molto ma rimanendo ancorata fermamente alle proprie tradizioni. La loro è una coltivazione eroica, dove gli autoctoni Biancolella, Forastera e Piedirosso non hanno mai visto attrezzi agricoli. Dove la meccanizzazione non può arrivare, il viticoltore esprime tutta la sua energia e attenzione, curando i sei ettari vitati in regime biologico. “Il nostro vino si fa in collina e sul mare” è il loro slogan: la verità di questo motto si sente nell’identità unica di ogni loro bottiglia. 

BOX ENTUSIASTA

Soave Classico Battistelle, Le Battistelle

Questo vino prende nome dal cru Le Battistelle dove vengono coltivate le viti, in condizioni di estrema pendenza, sui suoli vulcanici di struttura basaltico tufacea ricchi di micro elementi.

Garganega 100%, coltivata su ripidi terrazzamenti a pergola semplice. Vendemmia manuale, diraspatura e pigiatura soffice. Matura in acciaio sulle proprie fecce fini per 6-8 mesi con costanti batonnage.

Di colore giallo paglierino dai vividi riflessi dorati. Il profumo è intenso e ampio: mescola sensazioni di frutta gialla matura, con note più fresche, di albicocca e agrumi, assieme a erbe aromatiche e fiori bianchi. Un vino di bel corpo, fresco, sapido e morbido. Al palato dimostra tutta la sua struttura che rimanda alla matrice vulcanica del suolo, è persistente, minerale e ripropone la sensazione floreale.

Il Soave Battistelle è un vino adatto all’invecchiamento (anche dieci anni): può essere bevuto ora ma gli giova qualche altro anno di affinamento in bottiglia.

Abbinamento: perfetto come aperitivo assieme ad antipasti di mare o in abbinamento a pesce al cartoccio.

Servire a 12-14° C.

Müller Thurgau, Alfio Nicolodi

Vendemmia manuale, pressatura soffice, maturazione in acciaio per 6 mesi, affinamento in bottiglia per almeno 2 mesi.

Colore giallo paglierino con riflessi verdolini, al naso si mostra aromatico, con un bouquet fine e fruttato, di mela e banana. Il sapore è asciutto e dominato dal frutto, fresco, molto elegante, con un’ottima freschezza e grande carattere. La freschezza, la sapidità e la mineralità derivanti dai suoli porfirici sono accompagnate dall’elegante aromaticità, che ricorda gli agrumi e il caratteristico profumo di salvia.

Un Müller Thurgau che deriva l’inconfondibile impronta dai suoli vulcanici della Val di Cembra, dove trova una delle sue espressioni più tipiche.

Un vino di pronta beva che può anche affinare qualche anno in bottiglia (circa 3)

Abbinamento: perfetto con torte salate, antipasti di verdura e fritti.

Servire a 10° C.

Olevano Romano Cesanese Il Fresco, Marco Antonelli

Cesanese di Olevano in purezza, da vigne di 50 anni e anche più vecchie. Vinificazione in acciaio per sei mesi circa, successivo affinamento in bottiglia.

Di colore rosso rubino, esprime un bouquet fresco e diretto, con sentori di frutta rossa come ciliegia e marasca, accompagnate da sentori di macchia mediterranea. Il sorso è fresco e pulito, per un vino dalla grandissima bevibilità e di estrema piacevolezza, espressione molto pura del vitigno.

Un rosso di pronta beva, di cui godere subito per preservarne il carattere fresco e fruttato.

Abbinamento: versatile, consigliamo di abbinarlo a salumi e formaggi, a primi e secondi piatti di carne, con una preferenza per l’agnello.

Servire a 14-16° C.

 

BOX ESPERTO

Soave Classico Roccolo del Durlo, Le Battistelle

La vigna Roccolo Del Durlo si estende su un territorio vulcanico tra i migliori di tutto il comprensorio del Soave Classico. Il vigneto si trova a 250 metri sul livello del mare ed è caratterizzato da ripidità accentuate sostenute da muretti a secco di roccia basaltica; tante sono le vigne ultracentenarie a piede franco. In questo terroir unico, l’uva garganega riesce a trasmettere emozioni davvero irripetibili.

Garganega 100% vendemmiata a mano. Diraspatura, criomacerazione e fermentazione in acciaio. Matura in acciaio sulle proprie fecce fini per 8 mesi con costanti batonnage.

Colore giallo paglierino con riflessi dorati; al naso si impone per il bouquet intenso, tra frutta gialla, agrumi e note di erbe aromatiche. Il palato è di struttura, molto elegante e persistente, con una bella persistenza floreale e un vivo accento minerale e balsamico dovuto al terreno vulcanico.

Il Soave Roccolo del Durlo è un vino bianco che ben si presta a lunghi affinamenti in bottiglia, anche oltre i 10 anni.

Abbinamento: perfetto con gamberi al vapore o zuppa di pesce. Servire a 13-14° C.

Cesanese di Olevano Romano Riserva Kosmos, Marco Antonelli

Cesanese in purezza, dalla vigna “Morra Rossa”, situata a 450 metri sul livello del mare. Vendemmiato a mano, affina 12 mesi in acciaio, 18 in botte grande e 12 in bottiglia.

Di colore rosso granato vivo, al naso è ampio: parte con ciliegia e marasca per approdare a note più complesse, tra spezie, note di vaniglia, cacao, pepe e cioccolato bianco.

Il sorso è fresco, lungo, asciutto e pulito, con un’ottima chiusura tannica. Piacevole è anche la mineralità che accompagna il sorso. Bilanciato e persistente, esprime appieno le potenzialità di quest’uva autoctona coltivata nel territorio di Olevano Romano.

Questo è un vino di struttura, adatto all’invecchiamento, che ben conservato si può tenere in cantina 10 anni e oltre.

Abbinamento: provatelo con taglieri di salumi, primi piatti di terra, carni rosse o selvaggina. Servire a 18° C.

Ischia Biancolella Kalimera, Cenatiempo

Biancolella in purezza, raccolta a mano e vinificata in acciaio, matura 4 mesi sulle fecce fini.

Di colore giallo carico, al naso esprime un bouquet intenso, con note fruttate, di agrumi, frutta a pasta gialla come albicocca e pesca, accompagnate da interessanti sentori mediterranei e salini.

Un vino intenso, complesso ed elegante, sapido e persistente. Kalimera è un bianco che stupisce per i suoi tratti unici e caratteristici e la sua struttura consente lunghi affinamenti in bottiglia, anche oltre i 10 anni.

Abbinamenti: perfetto con la cucina di mare, e quindi con crostacei e primi piatti di pesce, ma anche in abbinamento a carni bianche. Servire a 10-12° C.

Lago di Cavedine Pisoni

Le selezioni di gennaio – grandi rossi del Trentino

WINE BOX DI gennaio: grandi rossi del Trentino

Lago di Cavedine Pisoni

Tappa #34

Guidata dalla sommelier Cristina Mercuri

Wine Educator e Consultant

Tenuta San Leonardo, Avio (TN)

Se ne parla dal ‘600. La Tenuta è stata prima proprietà della Chiesa, poi è stata venduta alla famiglia dei Marchesi Guerrieri Gonzaga che hanno rispettato e valorizzato questi splendidi 26 ettari nel cuore della Vallagarina. Carlo e Anselmo, insieme ai dipendenti, conducono la Tenuta in regime biologico e con un sistema di sostenibilità che pone l’attenzione non solo al rispetto dell’ambiente, ma anche alle risorse umane ed energetiche.

La zona è particolarmente vocata: il lago di Garda assicura un clima moderato, il vento Ora, che soffia il pomeriggio da sud, mantiene le uve sane e asciutte. Qui le api aiutano la naturale biodiversità, i sovesci di leguminose e senape aiutano l’equilibrio nutritivo e la salubrità del suolo, e gli oli essenziali di agrumi garantiscono la lotta ai nemici della vite.

I vini vengono prodotti con il minimo intervento: solo lieviti autoctoni e fermentazioni in cemento con gentili rimontaggi per gestire la macerazione dei vitigni simbolo dell’azienda: Cabernet Sauvignon, Merlot ma soprattutto Carmenere, signature di ogni vino.

Tutte le referenze, dal più approcciabile al super premium San Leonardo – eletto miglior vino rosso d’Italia – hanno un’anima vibrante, un corpo elegante e un potenziale di invecchiamento invidiabile.

Villa Corniole, Giovo (TN)

Voce alla famiglia, voce alle donne! Qui Maddalena Nardin conduce la cantina con le tre figlie facendo attenzione a valorizzare ogni singolo appezzamento con il vitigno e il sistema di allevamento più adatti. L’azienda si trova in Val di Cembra, con alcuni ettari vitati anche in Piana Rotaliana, molto diversificati per altitudine e per suolo. Inutile sottolineare come la morfologia della regione, fatta di inclinazioni ripide e muretti a secco, non permette altro che interventi manuali, molta dedizione, e tanto amore.

I vitigni coltivati sono quelli della tradizione: Teroldego, Marzemino, Chardonnay, Müller Thurgau e Lagrein. Ognuno viene curato con un regime di minore invasività possibile e il rispetto della terra è contraccambiato con vini di grande qualità: concentrati, tesi, acidi, decisi e croccanti, dalla profondità e complessità unici.

Villa Corniole è spesso premiata per il suo Müller Thurgau, il migliore d’Italia.

Azienda Agricola Pisoni, Pergolese (TN)

Una delle più famose aziende trentine. Perché? Perché produce egregiamente, e in regime biodinamico non certificato alcune delle eccellenze che hanno reso la regione famosa in tutto il mondo. Qualche esempio? Sono leader nella produzione di grappe, che distillano nella loro cantina nella Valle dei Laghi. Sono tra i pochi rimasti per la produzione del rarissimo Vino Santo Trentino, un vino da dessert prodotto con uva Nosiola, appassita sui graticci e affinata per oltre sette anni in legno. Sono ideatori di un progetto di crowdfounding tra i più ammirevoli della regione (“Your vine, Your wine”), che permette di adottare una pianta di Rebo, un incrocio ottenuto da Teroldego e Merlot.

Il loro racconto è genuino e riflette la filosofia agronomica biodinamica, l’ecosistema naturale è un ambiente unico e va visto in maniera olistica, mirando a tutelare la sua vitalità ed energia. I vini sono sani, puliti, vibranti e strutturati.

Azienda Agricola Grigoletti, Nomi (TN)

C’è il nonno in vigna, che cura la campagna, c’è il babbo in cantina, che segue la vinificazione. Poi c’è la mamma in show room a seguire le vendite e i figli che studiano per prendere – un giorno – le redini dell’azienda.

Si respira aria di famiglia quando si mette piede in questa piccola azienda sulle rive dell’Adige, nella Vallagarina. L’azienda coltiva i vitigni autoctoni, come il Marzemino, ma anche internazionali, come Merlot e Chardonnay.

Qui ci si sente davvero a casa, perché quando Carmelo, versandoci un calice di Marzemino, ci racconta dei sacrifici e della passione per i propri vini sorride, ma gli vengono gli occhi lucidi di chi sa cosa c’è dietro un calice.

I vini Grigoletti sono molto onesti. Sono i più felici e facili che abbia assaggiato nella sottozona Vallagarina. Sono vini che non annoiano mai, perché sono succosi, fruttati, ma leggeri. Il loro cavallo di battaglia è proprio così: un Marzemino da bere da solo o in compagnia di un bel panino con lo speck, per un pic-nic nelle verdi e soleggiate valli del Trentino.

BOX ENTUSIASTA

Teroldego, Pisoni

Il Teroldego è un vitigno bandiera del Trentino, ama i terreni ben drenanti, con buona percentuale di argilla e gesso, riesce a raggiungere la piena maturazione fenolica proprio perché si trova in questa splendida regione, fatta di vallate e colline, beneficiando quindi dell’altitudine, che dona luce, escursione termica e ventilazione.

Si presenta rosso rubino profondo con aromi pronunciati di frutta rossa croccante, non surmatura, accompagnata da note delicatamente floreali che ricordano la viola, nota tipica del vitigno, il tutto gentilmente arricchito da una nota lievemente smoky, data dal legno in maturazione, ben integrato, che dona complessità ed esalta la parte fruttata. Palato secco, con alcol 13%ABV che dona una nota calda e avvolgente, ben bilanciata da acidità alta ma rinfrescante, tannini medio-alti ma molto maturi e vellutati, lievemente granulari, che aggiungono corpo e struttura a questo vino dal corpo medio, giustamente vibrante e pienamente guidato dal frutto, dal finale medio ma piacevole.

Vino da bere adesso, anche se può beneficiare di uno o due anni di invecchiamento in bottiglia.

Abbinamento: peperoni ripieni di carne cotti al forno. Servire a 16°C.

Marzemino, Grigoletti

Il più giocoso e divertente dei rossi, dal vitigno tipico della Vallagarina, definito il più gentile del Trentino per la capacità di produrre vini dal modesto tenore alcolico e grande carattere fruttato.

Ha un colore rubino con riflessi violacei, tipico del vitigno. Al naso è un’esplosione di frutta rossa e nera, con una bella nota di rosa e violetta, super succoso! Al palato è rotondo, con un corpo abbastanza esile dato dall’alcol medio a 12,5%ABV e un’acidità medio-alta, ma gentile e rinfrescante, che sottolinea la sua beva immediata e divertente. I tannini sono soffici e setosi, contribuendo al gusto succoso e al finale fruttato.

Davvero un’esplosione di frutta, questo vino va bevuto oggi, per godere tutta la freschezza e la trama vivace e fruttata.

Abbinamento: goderne con salumi tipici o carne salada, anche a merenda! Servire tra 14 e 16°C.

Terre, San Leonardo

San Leonardo è la Tenuta che per molti anni ha vinto il premio come miglior vino rosso d’Italia. La sua filosofia biologica è improntata alla valorizzazione del Trentino come territorio ancora incontaminato. Qui la brezza del vento Ora asciuga i vigneti al pomeriggio, limitando gli interventi in vigna al minimo e lasciando spazio alla biodiversità. Terre rappresenta il bigliettino da visita di tutto questo.

Nel calice ha un colore rubino medio, naso elegantissimo di frutta rossa matura e more, una leggera nota di prugna e spezie date dall’assemblaggio a regola d’arte tra Cabernet Sauvignon, Merlot e un 10% di Carmenere, vitigno signature della Tenuta. Palato altrettanto elegante con una certa rotondità molto ben bilanciata da una spiccata acidità, che regala freschezza e ci rende pronti per un altro assaggio. Mediamente tannico, con tannini fini e maturi, che contribuiscono alla trama fitta e alla concentrazione di questo vino, dal finale lungo e piacevolmente fruttato.

Vino rosso di medio corpo che lascia ampio spazio al frutto. Il legno appena percettibile esalta le note succose. Un vino complesso ma non austero, adatto a un consumo attuale, se si desidera premiare la freschezza e croccantezza del frutto, ma capace di migliorare nel tempo grazie alla concentrazione e all’acidità ben alta: tra 3-4 anni avrà acquisito ulteriore complessità e profondità.

Abbinamento: servitelo con una parmigiana di melanzane con speck, oppure guancina di maiale al forno, a 16-18° C.

 

BOX ESPERTO

Rebo Dolomiti, Pisoni

Il Rebo è un vitigno creato dall’incrocio tra Teroldego e Merlot proprio nella Piana Rotaliana. Si pone quindi come vitigno non solo bandiera della zona, ma anche dell’azienda Pisoni, che ha deciso di investire sulla sua diffusione anche con la campagna sociale “Adotta una vite”. Chi lo desidera, può adottare una pianta e prendersene cura anno dopo anno. Un progetto benefico che insegna l’amore per la vita e la natura.

Si presenta rubino profondo, con un naso pronunciato di frutta matura e scura, piccole bacche e prugna, con una lieve nota smoky che aggiunge grazia e invita al sorso. Palato ricco, denso, succoso: l’alcol elevato (14%ABV) è assolutamente molto ben integrato e in equilibrio con l’acidità, che si presenta alta e vibrante e fa tandem con un tannino evidente, ma vellutato e levigato dal legno. Un finale lungo e speziato, che conferma il corpo pieno ma non austero di questo vino.

Un vino pieno, ricco e denso. La nota di legno si percepisce (18 mesi in barrique), ma lo stile resta guidato da un frutto intenso e caldo, maturo. Un vino alcolico, ma ben bilanciato dalla struttura tesa, che lo rende approcciabile adesso, ma adatto all’invecchiamento.

Darà il meglio di sé tra 5-6 anni.

Abbinamento: da degustare assieme a selvaggina, o cervo con composta di lamponi. Si degusta a 16-18°C.

Teroldego, Villa Corniole

Il Teroldego è un vitigno bandiera del Trentino, ama i terreni ben drenanti ma con buona percentuale di argilla e gesso, riesce a raggiungere la piena maturazione fenolica proprio perché si trova in questa splendida regione, fatta di vallate e colline, beneficiando quindi dell’altitudine, che dona luce, escursione termica e ventilazione. Villa Corniole alleva le viti di Teroldego in Piana Rotaliana e le vinifica nella cantina di montagna in Valle di Cembra. In particolare, il suolo da cui queste uve originano è alluvionale, di riporto del torrente Noce, caratterizzato da grande fertilità in superficie e ottimo drenaggio sottostante, ricco di scheletro, a seguito dei detriti di varia natura portati a Valle dal Torrente Noce nel corso dei millenni.

Un vino rubino profondo con aromi pronunciati di frutta rossa croccante (lampone, ciliegie…), accompagnata da note delicatamente floreali che ricordano la viola, ed erbacee come il fieno essiccato, il tutto gentilmente arricchito da una nota smoky, data dal legno, ben integrata, che dona complessità ed esalta la parte fruttata. Palato secco, con alcol 13%ABV che regala una nota calda e avvolgente, ben bilanciata da acidità alta ma rinfrescante, tannini medio-alti ma molto maturi e vellutati, fini, che aggiungono corpo e struttura a questo vino dal corpo medio, giustamente vibrante e pienamente guidato dal frutto, dal finale lungo e lievemente speziato.

Vino rosso complesso, dove la nota di legno accompagna ed esalta una beva guidata dal frutto, texture rotonda con tannini evidenti ma delicati, lieve nota smoky e di erbe selvatiche che dona complessità.

Vino da bere adesso, anche se può beneficiare di uno o due anni di invecchiamento in bottiglia.

Abbinamento: grigliata mista di carne. Servire a 18° C.

Villa Gresti, San Leonardo

San Leonardo è la Tenuta che per molti anni ha vinto il premio come miglior vino rosso d’Italia. La sua filosofia biologica è improntata alla scoperta del Trentino come territorio ancora incontaminato. Qui la brezza del vento Ora asciuga i vigneti al pomeriggio, limitando gli interventi al minimo e lasciando spazio alla biodiversità. Villa Gresti rappresenta una delle punte di diamante della Tenuta, e chi lo assaggia non potrà resistere dal voler degustare tutta la gamma.

Rosso rubino profondo, naso pronunciato, di grandissima eleganza: note di frutta scura, come mora e prugna, si affiancano a una lieve nota di tabacco, il tutto accompagnato da una leggera nota tostata, data dall’affinamento in barrique di primo passaggio per circa 12 mesi. Il legno non solo esalta il frutto, rendendolo più caldo e serio, ma contribuisce a polimerizzare i tannini, che risultano alti, granulari, tipici del Merlot, ma molto avvolgenti e vellutati. Il 10% di Carmenere, signature della Tenuta, contribuisce con la nota speziata, il tannino fitto e la trama profonda. La beva resta piacevole grazie all’acidità alta e rinfrescante, lasciando spazio a un finale lungo e lievemente smoky.

Un vino pieno, ma che fa dell’eleganza e del frutto la sua bandiera. Un vino gastronomico ma non austero, grazie alla trama rinfrescante.

Una struttura piena e ben tesa, evidenzia un vino ancora giovane, approcciabile adesso, ma che darà il meglio di sé tra almeno 10 anni. Un vino da tenere in cantina come un piccolo tesoro.

Abbinamento: da provare con strangolapreti alla trentina. Va servito a 16-18°C.

Lago di Cavedine Pisoni

Grandi rossi del Trentino

Tappa #34

La tappa #34 di Sommelier Wine Box (gennaio 2021, guidata dalla sommelier Cristina Mercuri) è stata all’insegna dei grandi rossi del Trentino.

Quando si riflette sui fattori che determinano la qualità dei vini rossi si è portati a pensare a molte cose.

Al clima, che deve essere moderatamente caldo ma non afoso, all’altitudine, che grazie all’elevazione e alle pendenze, garantisce areazione, escursione termica e luce intensa, elementi perfetti per la maturazione ideale del grappolo. Alla biodiversità e al fatto che la natura è straordinaria: garantire un sistema olistico è la base per la produzione di qualità. Penso all’eccellenza nella ricerca e nello studio di vitigni e terroir.

Insomma, al Trentino.

Qui natura e fattori umani si fondono in
maniera armoniosa. Il fil rouge dei
rossi Trentini è l’eleganza mista alla
vitalità
: vini succosi, gioviali, rinfrescanti e mai scontati, ma anzi
sempre vibranti e tesi.

In questa selezione vi abbiamo portato in un viaggio unico all’interno di questa magnifica regione, alla scoperta di Teroldego, Marzemino, e alcuni vitigni internazionali che qui trovano le condizioni perfette.

Le cantine proposte nella selezione di gennaio 2021 sono: Tenuta San Leonardo, Azienda Agricola Pisoni, Azienda Agricola Grigoletti, Villa Corniole.

Nebbiolo

Nebbiolo e Barbera

Tappa #33

La tappa #33 di Sommelier Wine Box (dicembre 2020, guidata dal sommelier Nicola Bonera) è stata all’insegna del grande Piemonte, con Nebbiolo e Barbera, due facce della stessa – meravigliosa – medaglia.

Parlare di Piemonte risulta sempre riduttivo: ogni angolo di questa regione riserva delle sorprese, il panorama vitivinicolo è talmente ampio da far girar la testa, le uve autoctone sono innumerevoli, così come gli straordinari risultati legati ai vitigni internazionali.

Tra tutti spuntano, però, due uve, un re e una regina, un re filosofo e una regina contadina: il Nebbiolo e la Barbera.

Il Nebbiolo, per il suo fascino misterioso, per la sua storia, per le caratteristiche uniche, e la Barbera, l’uno maschio e l’altra femmina, così sono sempre stati coniugati…

Il Nebbiolo è austero, tannico, dal colore crepuscolare, decisamente complesso e ostico da coltivare, assolutamente selettivo sull’areale di produzione. Solo in tre zone si esalta: le Langhe, il Roero e l’Alto Piemonte; nomi mitici, territori talvolta difficili ma ricchissimi di fascino. Più dolci le colline delle Langhe, con i bellissimi borghi a sovrastare i vigneti, villaggi magnifici come Neive, Barbaresco, La Morra, Barolo e molti altri, dove il Nebbiolo, grazie alle argille profonde e alle marne fossili, diventa compagno di generazioni (nel senso che spesso invecchia quanto la generazione che l’ha prodotto). Più selvaggio e rurale il Roero, con alcune magnifiche fortificazioni a proteggere il territorio, dove il Nebbiolo nasce sulle sabbie, ha maggior freschezza ed evolve più rapidamente. Difficile, con pendenze marcate e situazioni climatiche difficoltose è l’alto Piemonte, dove il Nebbiolo si fa più ferroso e minerale, per via dei porfidi, del quarzo e dei lasciti del supervulcano della Valsesia.

Di norma al Nebbiolo servono anni di affinamento per esprimersi al meglio, donandoci i grandi Barolo, Barbaresco, Ghemme, Gattinara, Roero Riserva; talvolta anche le versioni giovanili sono già apprezzabili, cosa che accade con Nebbiolo d’Alba e Langhe Nebbiolo.

La Barbera, in tutto questo magnifico palcoscenico, ha spesso un ruolo di contorno, ovvero occupa le posizioni lasciate libere dal Nebbiolo, ma dalle stesse terre acquisisce pari ricchezza; l’acidità è la sua principale chiave di lettura, quasi sfacciata, a voler calamitare il sorso del degustatore. È un vitigno che ha permesso, grazie alla sua generosità produttiva, la sopravvivenza di generazioni di famiglie contadine.

Negli anni recenti la Barbera si è tolta qualche sfizio, arrivando a calcare palcoscenici che prima le erano proibiti: il sapiente uso del legno, le selezioni in vigna e il saper fare di illuminati produttori le hanno permesso di dimostrare tutto il suo valore, con etichette in grado di stupire anche a livello internazionale.

Le cantine proposte nella selezione di dicembre 2020 sono: Michele Taliano, Bruna Grimaldi, Adriano vini.

Nebbiolo

Le selezioni di dicembre – nebbiolo e barbera

WINE BOX DI dicembre: nebbiolo e barbera

Nebbiolo

Tappa #33

Guidata dal sommelier Nicola Bonera

migliore sommelier d’Italia 2010

Michele Taliano, Montà (CN)

L’azienda Michele Taliano nasce nel 1930 con Domenico Taliano, anche se affonda le radici molto più lontano nel tempo, fin dall’epoca in cui la famiglia, conosciuta con il soprannome “Re Cit”, ovvero “piccoli re”, era dedita al lavoro nei campi e in vigna.
Oggi l’azienda è condotta dalla terza generazione, Alberto ed Ezio, figli di Michele, che gestiscono vigne storiche nel Roero, in località Bossola, Rolandi, Benna, nel comune di Montà, dove sorge la cantina e parcelle nel cru Montersino, a San Rocco Seno d’Elvio, frazione di Alba, all’interno della DOCG Barbaresco, quest’ultime acquisite negli anni ’70 ad opera di Michele.

15 ettari vitati complessivi e poco più di 70000 bottiglie annue: un’azienda a conduzione familiare con una produzione di taglio sartoriale. Grande attenzione al lavoro in vigna, qualche buon ausilio tecnico in cantina e il tempo sono gli ingredienti per una dozzina di etichette molto interessanti.

Si spazia dai classici vitigni del Roero e dell’albese, cioè Arneis, Barbera, Dolcetto e Nebbiolo, spaziando poi su Favorita (ovvero il Vermentino come viene chiamato nelle Langhe), Moscato e Brachetto.

Le vigne si trovano in parte a San Rocco Seno d’Elvio, in una zona dedicata principalmente al Nebbiolo da Barbaresco (3 ettari circa) e alla Barbera (1,5); i restanti 4 ettari si trovano nel Roero, in località Bòssora, uno splendido anfiteatro naturale circondato da boschi e gole cui si accede con difficoltà percorrendo un sentiero sabbioso. Altre parcelle nella stessa zona sono state piantate tra il 1999 e il 2005.

Marco e Vittorio Adriano, San Rocco Seno d’Elvio (CN)

Nel cuore della Langa, ad Alba nella frazione di San Rocco Seno d’Elvio, l’azienda agricola Adriano Marco e Vittorio, coltiva e vinifica solo uve di proprietà, con l’obiettivo di produrre vini che interpretino al meglio il “terroir”. La famiglia Adriano è un classico esempio di azienda agricola a conduzione familiare, una vera tradizione in Piemonte.
La tradizione vitivinicola della famiglia risale agli inizi del Novecento, quando il nonno Giuseppe, mezzadro, iniziò la coltivazione della vite. Continuò con il figlio Aldo, col quale acquistarono una piccola azienda e insieme misero a dimora le nuove viti a San Rocco Seno d’Elvio, all’epoca facente parte del comune di Barbaresco e ora frazione di Alba. Negli anni ‘90 arrivano in azienda Marco e Vittorio che, con le mogli Luciana e Grazia, migliorano la produzione e la commercializzazione dei vini con una forte espansione sui mercati internazionali. Con la vendemmia 1994 decidono di vinificare la propria uva producendo le prime bottiglie a marchio proprio.

Attualmente l’azienda ha una superficie totale di 50 ettari, suddivisa tra 10 ettari di nocciole, 10 ettari di boschi e terreni a riposo e 30 ettari vitati coltivati a Nebbiolo da Barbaresco, Barbera, Dolcetto, Freisa, Sauvignon Blanc e Moscato Bianco.
Sono quasi 10 anni che in vigneto non viene più utilizzato il diserbo chimico, lavorando con il rispetto assoluto la terra per ottenere un prodotto sano e di qualità.

Nonostante ciò hanno deciso di investire con la certificazione “the green experience”. Si è inoltre investito nella produzione di energia ecosostenibile con un impianto fotovoltaico che produce l’energia elettrica necessaria per il ciclo produttivo e un innovativo impianto di fitodepurazione che pulisce le acque di scarico della cantina.

Bruna Grimaldi, Grinzane Cavour (CN)

Nel 1957 Giacomo Grimaldi inizia a vendere l’uva e Giovanni Grimaldi, negli anni ’60, passa a produrre vino e a venderlo sfuso. E proprio Giovanni ha costruito i capisaldi della famiglia e dell’azienda: era molto attento alla vitivinicoltura, nel rispetto della vigna e del vino; imbottigliava già le migliori annate creando così uno “storico” importante, e valorizzava la vigna e l’uva.

Nel 1990 inizia una nuova fase: Bruna Grimaldi e il marito Franco Fiorino portano in azienda entusiasmo e nuove conoscenze. Vengono acquistati vigneti in zone mirate per poter produrre vini solo da uve di proprietà. Viene costruita la nuova cantina, il lavoro viene perfezionato e i vini Bruna Grimaldi iniziano ad essere proposti su nuovi mercati.
Per tutti i vini rossi la vinificazione è tradizionale: il tempo è il fattore determinante che permette di estrarre i preziosi composti contenuti nelle bucce in maniera lenta e gentile, senza forzature. Si vinifica in acciaio inox e poi in cemento, controllando le temperature durante le diverse fasi e degustando il mosto/vino quotidianamente.

Le uve Nebbiolo destinate a produrre i diversi Barolo sono sottoposte a lunghe macerazioni con le bucce, e spesso “a cappello sommerso”, tecnica antica, molto importante per definire la complessità e la struttura di un vino destinato a lungo affinamento. I vini rimangono nel locale di vinificazione fino a quando i processi di fermentazione alcolica e malolattica non sono ultimati.

L’azienda si identifica con “un approccio etico” alla vigna, nel pieno rispetto della natura, con una viticoltura sostenibile, metodi ragionati per portare sul mercato vini buoni, equilibrati e rispettosi dell’ambiente e del consumatore.

BOX ENTUSIASTA

Langhe Nebbiolo Blagheur, Michele Taliano

La tradizione vuole che le qualità organolettiche di questo vitigno si possano esprimere anche dopo un solo anno di affinamento. In questo caso le vigne più giovani delle tenute aziendali sono destinate a esprimere una versione “giovane” di Nebbiolo.
Il nome deriva da un’espressione dialettale che sottintende la nobiltà storica del vitigno, “blaguma na vota”, come a dire “una volta tanto atteggiamoci”, oppure “pavoneggiamoci godendo di un vino prezioso”.

Verso la metà di ottobre l’uva giunta in cantina viene fatta fermentare in vasche di acciaio inox; ad una macerazione abbastanza breve con le bucce segue l’affinamento di circa 12 mesi in legno. A dicembre dell’anno successivo alla vendemmia il vino è pronto per essere imbottigliato e commercializzato.

Vino dal caratteristico colore trasparente, rubino con lievi riflessi granati; al naso esprime grande florealità, tipica del vitigno, con piacevoli note speziate e fruttate; al palato il tannino è vivo ma ben integrato, prevalgono la freschezza e la fruttosità.


Vino che a tavola dimostra versatilità, capace di sposare antipasti elaborati a base di salumi e formaggi, oppure primi piatti con sughi di carne, risotti con prodotti autunnali, come funghi e tartufi; tra i secondi piatti provatelo con carni bianche con sughi di media struttura.

Da consumare in un calice abbastanza slanciato di media ampiezza, a 15-16° C, per valorizzarne la scorrevolezza.

Piacevole in gioventù, è vino capace di evolvere positivamente per 3-4 anni, conservato in locali freschi e umidi.

Barbera d’Alba, Marco e Vittorio Adriano

Barbera proveniente da vigneti esposti ad est e ovest, ad un’altitudine di circa 300 metri, su marne tufacee.

L’uva raccolta con grande attenzione nei primi giorni di ottobre, dopo un’accurata selezione, viene pigiata e messa a fermentare in vasche d’acciaio ad una temperatura controllata di 25-26° C, nelle stesse vasche svolge la fermentazione malolattica.
L’affinamento si divide tra vasche d’acciaio e botti di rovere di Slavonia di capacità tra 30 e 50 hl.

Vino dal colore rubino impenetrabile, con ricordi violacei; il profumo è legato alla freschezza tipica del vitigno, con sentori di frutta rossa matura, come mora e prugna; con l’evoluzione evidenzia maggiormente i caratteri speziati; al palato domina la freschezza, con una ricca presenza alcolica.

È vino rosso che per natura accompagna un pasto, spaziando dagli antipasti ai secondi, predilige i salumi, gli affettati, le carni con buona componente grassa, il maiale in tutte le sue declinazioni.

Da servire a 15-16° C non possiede molto tannino ed è preferibile godere della sua freschezza.

Fresco e sbarazzino da giovane, con 4-5 anni di affinamento cambia veste, si fa più ricco e sfaccettato.

Nebbiolo d’Alba Bonurei, Bruna Grimaldi

Nebbiolo è sinonimo di eleganza, quella che si ricerca in questo vino che vuole essere l’espressione giovane e fresca di questo vitigno. È 100% Nebbiolo, proveniente da vigneti sui confini della zona del Barolo, dai comuni di Roddi, Diano d’Alba e Sinio – Bricco del Gallo, a un’altezza compresa tra i 250 e i 450 metri.

Fermentazione a temperatura controllata e macerazione di 15-20 giorni, dopo la malolattica spontanea il vino viene posto in botti di rovere francese da 500 e 700 litri di capacità, dove sosta tra i 12 e 15 mesi.

Colore granato lucente; esprime profumi floreali, con accenni alla frutta matura e alle spezie, seguite da delicati sentori tostati; i tannini sono eleganti e si fondono con la struttura di media importanza, trovando un armonioso equilibrio con l’affinamento.

Si abbina con i piatti della tradizione, gli antipasti elaborati della cucina piemontese, i sughi e le salse, le paste all’uovo con i sughi d’arrosto, i bolliti e il pollame in casseruola.

Temperatura di servizio 16-17° C.

Da consumare con tranquillità, piacevole appena immesso sul mercato e fino ai 6-7 anni dalla produzione.

BOX ESPERTO

Roero Riserva Roche Dra Bossora, Michele Taliano

Le colline del Roero si riconoscono da lontano per la tipica forma dei pendii interrotte da enormi spaccati e burroni che raggiungono anche i 200 metri di profondità: le “Ròche”. In località La Bòssořa l’esposizione dei vigneti è verso sud per consentire una perfetta maturazione del Nebbiolo; da qui il nome del vino.

L’uva viene raccolta nella seconda metà di ottobre; la macerazione e la fermentazione si protraggono a lungo per garantire l’estrazione di tutte quelle componenti che doneranno struttura e garantiranno l’evoluzione nel tempo. Segue un affinamento in barriques per circa 24 mesi.

Al colore classico segue un olfatto articolato, elegante e sfaccettato, con molte note speziate e balsamiche, il legno piccolo incide sui frutti concentrati e sulle spezie dolci; al palato il tannino è potente, sorretto da una struttura salda, alcol avvolgente e notevole persistenza.

Ideale compagno di piatti centrali della cucina, la cacciagione nobile, da piuma e da pelo; ottimo anche con formaggi stagionati e saporiti quando ha qualche anno sulle spalle. Tra i primi piatti, da abbinare con le paste ripiene o con sughi speziati e aromatici.

Va servito a 17-18° C in calici ampi, per agevolare la complessità olfattiva; potrebbe essere utile scaraffare al momento del servizio per permettere alla complessità di aprirsi e rendersi disponibile.

Vino che comincia a esprimere il suo valore tra il quarto e il quinto anno dalla vendemmia, ma è capace di sfidare il tempo crescendo per 10 anni o più. Se la bottiglia è ben conservata anche tempi superiori potrebbero rendere lustro al vino.

Barbaresco Sanadaive, Marco e Vittorio Adriano

Deve il suo nome a una forma dialettale, che ruota attorno alla traduzione del villaggio di San Rocco Seno d’Elvio. Vigneti ben assolati esposti a sud ovest, a circa 280 metri di quota, su marne tufacee, con età media superiore ai 30 anni.

L’accurata selezione che segue la vendemmia, rigorosamente manuale, porta in cantina uve sane che fermentano in acciaio a temperatura leggermente più alta, intorno ai 28-29° C, per estrarre tutto il potenziale delle uve Nebbiolo. In primavera il vino viene posto in botti di rovere di Slavonia di capacità di 35 hl, dove rimante poco più di un anno.

Vino dal colore granato con lievi sfumature aranciate, che si fanno più accentuate con l’evoluzione; all’olfatto esprime piacevoli ed eleganti note floreali, di fiori essiccati, di composta di frutti, di scorze d’agrumi, di spezie dolci; al palato ha ottima struttura, è avvolgente, pieno, con tannini ben presenti ma non invadenti, finale lungo ed equilibrato.

Vino molto versatile, incarna la classe del Nebbiolo, la sua potenza, ma al contempo la grazia e la leggerezza, accompagna risotti ricchi e saporiti, paste ripiene con sughi sostanziosi, arrosti, porchetta e formaggi di media stagionatura.

Vino che va apprezzato in un ampio calice a 17-18°C, aprendo con un po’ di anticipo la bottiglia.

Se ben conservato può garantire piacere per oltre 10 anni, cominciando a manifestarsi ottimale tra il quinto e l’ottavo anno.

Barolo Camilla, Bruna Grimaldi

Camilla è un nome di tradizione per l’azienda, da sempre l’uva è nata da più appezzamenti presenti a Grinzane Cavour, in particolare da un vigneto sul crinale più alto della collina sempre nominato, dai contadini del tempo, “la Camila”. La Camilla è infatti una delle quattro cascine che al tempo di Camillo Benso Conte di Cavour (metà dell’Ottocento), erano annesse alla proprietà terriera del Castello di Grinzane Cavour.
Il Barolo Camilla è prodotto dalle uve Nebbiolo coltivate in diversi comuni; nel Comune di Grinzane Cavour, MGA Raviole e Borzone; nel Comune di La Morra, MGA Roere di Santa Maria.

Il grande pregio del Barolo Camilla è la biodiversità dei terroir che compongono le diverse colline da cui ha origine: alcuni appezzamenti si trovano su un terreno composto dalle Marne di Sant’Agata Fossili, in cui si trova una ricca presenza di argilla, poca sabbia, media quantità di calcare; altri dalle Formazioni di Lequio, terreni di antica formazione dalla ricca presenza di calcare, speciali argille e strati di arenaria (sabbia cementata a calcare). A terreni di media pendenza si susseguono terreni molto ripidi. Le esposizioni sono tutte a pieno sud. Uva raccolta a mano da fine settembre a metà ottobre.

Fermentazione a temperatura controllata e lunghe macerazioni, dai 20 ai 30 giorni, talvolta a cappello sommerso; affinamento di 24-30 mesi in botti grandi di rovere di Slavonia e tonneaux di rovere francese. Segue lungo affinamento in bottiglia.

Granato trasparente, con complessi sentori di cuoio, tabacco, confetture di frutta e spezie dolci; al palato ha grande struttura, trama tannica importante e lunga scia, con ricordi salini e speziati.

Da accompagnare a piatti strutturati e ricchi, quali secondi di carne, selvaggina, stufati, brasati, stracotti e formaggi stagionati.

Temperatura di servizio 17-18 °C, ampi calici per esaltarne la complessità.
Vino che dà il meglio di sé intorno agli 8-10 anni, ma può evolvere oltre i 15.

biodinamici

Le selezioni di novembre – vini biodinamici

WINE BOX DI novembre: grandi Vini biodinamici!

biodinamici

Tappa #32

Guidata dalla sommelier Laura Bertozzi

1701 FRANCIACORTA, Cazzago San Martino (BS)

È la prima cantina biodinamica della Franciacorta. Altra caratteristica che mi piace molto è il brolo, la vigna giardino recintata che viene curata con meticolosità. Oltre a produrre Franciacorta DOCG, la cantina si dedica anche ad altri vini, fra cui Sullerba, nel quale è sempre lo Chardonnay a essere protagonista. Un vitigno che si trova benissimo nelle colline moreniche della Franciacorta, dove il terreno sciolto e ricco di fossili consente di non soffrire di stress idrico, oltre a conferire gli indispensabili sali minerali alla vigna.

Il nome della cantina deriva dal fatto che gran parte della proprietà dei terreni di Silvia e Federico, i due fratelli che ne sono i titolari, risale proprio al 1701, mentre le mura del brolo sono ancora più antiche: dell’XI secolo!

COSIMO MARIA MASINI, San Miniato (PI)

Qui c’è davvero tanta passione: i proprietari, dediti ad altre occupazioni, avrebbero potuto godere della villa bonapartiana e dei relativi possedimenti, invece hanno voluto fare vino e per di più biodinamico! L’attenzione all’ambiente è il loro manifesto, così come la collaborazione con il territorio, con l’obiettivo di sensibilizzarlo alla sostenibilità.

Siamo a San Miniato, dove già i Fenici coltivavano la vite: qui, Cosimo Ridolfi, fondatore della facoltà di Agraria dell’Università di Pisa già proprietario della tenuta decise di produrre il suo vino. I benefici effetti del mare, poco lontano, si fanno sentire nel clima sempre ventilato, che asciuga le vigne e rinfresca le estati più torride. Le dolci pendenze rendono più agevoli le lavorazioni e la raccolta – fatte sempre rigorosamente a mano – e consentono un buon drenaggio.

Il rispetto per la Natura è anche valorizzazione del territorio: l’azienda crede nei vitigni autoctoni, anche quelli poco conosciuti come Buonamico e Sanforte, con l’intento di preservarli e valorizzarli.

TENUTA DI GHIZZANO, Ghizzano di Peccioli (PI)

La famiglia Venerosi Pesciolini non può dirsi una new entry nel mondo del vino, visto che se ne occupa dal 1370; per questo motivo le loro scelte recenti sono ancora più coraggiose e apprezzabili. Avrebbero potuto continuare a produrre in maniera tradizionale e invece dal 2003 si sono convertiti al biologico, hanno messo al bando diserbanti, insetticidi e anticrittogamici e, non contenti, dal 2006 si sono convertiti alla biodinamica.

Ghizzano si trova a un’altitudine di 200 metri sul livello del mare, affacciato di fronte al mare dal quale arrivano brezze rinfrescanti (ve ne accorgerete in torretta che vento tira!), che asciuga e mitiga il clima di questo borgo situato a 40 km da Pisa e altrettanti da Livorno.

Le operazioni della raccolta e in cantina proseguono nel rispetto dei frutti della natura: la vendemmia è manuale, così come la cernita dei grappoli, la pigiatura avviene coi piedi, non vengono aggiunti lieviti e non vengono utilizzate pompe per travasi e rotture del cappello. Per l’affinamento usano acciaio, cemento, botti di legno, tonneaux e, solo per il Nambrot, delle barriques. Poiché l’utilizzo è strettamente legato all’evoluzione del vino e non alla cessione dei tannini del legno, si cercano di evitare recipienti nuovi, prediligendo botti di secondo e terzo passaggio.

 

FATTORIA SARDI, Lucca

Siamo in Lucchesia, in un podere che appartiene alla stessa famiglia da più di due secoli e che produce vino dall’inizio dello scorso. L’amore per la biodinamica scatta con l’ultima generazione: marito e moglie, che con grande attenzione verso gli elementi che ci ospitano e ci circondano, hanno deciso di assecondare il terreno. Dove la composizione è limo-sabbiosa crescono le uve per la produzione dei rosati, nella fascia di terreno sciolto sono coltivati i vitigni a bacca bianca, mentre la zona con maggiore argilla è destinata ai vini rossi di maggiore struttura.

Si sente da come parlano, Mina e Matteo, che la biodinamica è per loro una filosofia di vita, che non interessa solo la vigna: come Steiner vorrebbe, hanno preso anche due asini, che pascolano nelle vigne, smuovendo il terreno e concimandolo, e delle galline, allevate in maniera biodinamica.

L’azienda si contraddistingue soprattutto per il Pet-Nat, un metodo ancestrale, un incredibile Vermentino e per i vini rosati, snobbati dai consumatori e dalle cantine italiane fino a pochi anni or sono, ma amati tanto dai francesi, come Mina, e dal marito Matteo, che in Francia ha lavorato e ha fatto tesoro del bagaglio culturale sperimentato.

 

BOX ENTUSIASTA

 

SINCERO, Cosimo Maria Masini

Nomina sunt consequentia rerum (i nomi sono conseguenti alle cose), come diceva Dante, e questo è proprio un vino “sincero”. Rispecchia il Chianti delle Colline Pisane e non è addomesticato da affinamenti che tolgano o diano qualcosa in più rispetto a quel che già regala la vigna. È un buon vino quotidiano, che fa esprimere al meglio Sangiovese, Cabernet Sauvignon e Franc, grazie alla fermentazione in cemento: materiale inerte, che consente una buona micro-ossigenazione, senza cedere nulla.

I profumi sono quelli della frutta nera (prugna, mora), ma anche della fragola, della macchia mediterranea e della pietra focaia, ma ecco che arriva la violetta. Ha un corpo snello, come si addice a un vino quotidiano, caldo, fresco e con tannino aggraziato.

È un vino da tutto pasto: da godere con un tagliere di salami e formaggi di media stagionatura come antipasto, con gli spaghetti al sugo e anche con un pollo arrosto con le patate o la carne alla pizzaiola.

Sia per le sue caratteristiche che per l’affinamento, è un vino che non lascerei troppo in cantina, ma che si beve volentieri entro l’anno.

Servire a 16-18° C.

GHIZZANO, Tenuta Di Ghizzano

È il “vino da frutto” come lo definisce Ginevra Venerosi Pesciolini: viene dalle vigne più giovani e l’affinamento (in acciaio e cemento) non vuole conferire maggiore personalità ma fa parlare il vitigno – il Sangiovese – che nelle Colline Pisane ha tratti gentili. In questo vino la fa da padrone, concedendo solo il 5% al Merlot.

I profumi sono complessi ed eleganti: balsamicità, frutta rossa come la ciliegia, il mirtillo, la mora. In bocca è beverino, giustamente tannico sia come quantità che qualità, e chiude con la stessa eleganza del naso.

Ottimo come aperitivo con un tagliere di salumi e formaggi e anche su piatti non troppo strutturati, per una serata in compagnia.

Possiamo degustarlo anche dopo un paio d’anni, ma quello della longevità non è il suo obiettivo.

Servire a 18-20° C.

VERMENTINO, Fattoria Sardi

Si tratta di un Vermentino in purezza, da vigne di età diverse: le più giovani danno maggiore freschezza, le più vecchie conferiscono uve più complesse. Fermenta e affina in acciaio e cemento, e rimane qualche mese sulle fecce fini. Rimango un po’ perplessa quando mi propongono un Vermentino che non venga dall’Alto Tirreno perché questo vitigno ha bisogno della vicinanza al mare e di un clima non troppo caldo. Ma in questo caso si esprime alla grande.

Il naso è solleticato da freschi ed eleganti profumi di pompelmo, ananas, pera di San Giovanni, una nota balsamica di menta ed erbe mediterranee, fiori bianchi. In bocca ha corpo, freschezza viva, sapidità, un finale pulito ma non ammandorlato, come accade di solito, e ritornano eleganti i profumi appena sentiti, sotto forma di aromi.

Per il fatto di non avere una beva leggera, può accompagnare tutto il pasto: alle temperature più basse si abbina perfettamente a un antipasto a base di pesce o di verdure, non grasso, e man mano che rimane in tavola e si scalda provatelo con trofie al pesto, con uno spaghetto allo scoglio o con fettuccine col ragù di carne bianca; fra i secondi, ottimo l’abbinamento con orata all’isolana e al coniglio in bianco.

Non lasciatelo troppo in cantina, un paio d’anni al massimo.

Servire a 10-12° C.

BOX ESPERTO

SULLERBA, 1701 Franciacorta

Il nome ci suggerisce già il momento migliore in cui berlo, vale a dire una situazione da “Grande Jatte” di Seurat: un pic nic o un aperitivo sull’erba. Accompagnato da qualche stuzzichino, fra le chiacchiere degli amici.

Affina prima in anfora e poi in acciaio e quindi, una volta ultimato il vino base (100% Chardonnay) è imbottigliato con l’aggiunta di mosto fiore ghiacciato, della stessa vendemmia, per una successiva fermentazione e li rimane per 12 mesi, col suo tappo a ghiera, fino all’apertura per la degustazione. Una morbida e abbondante schiuma riempie il bicchiere, lasciando intravedere un giallo paglierino tendente al verde non completamente limpido, per via della non filtrazione. Solletica il naso la pimpantezza degli agrumi – mandarino e cedro – che rimangono protagonisti ma lasciano spazio anche al burro, al gesso, alla mela e alla pera williams, oltre a un delicato biancospino. Ed è ora il burro che si fa più spazio e ci introduce una bella nota balsamica. Il sorso ha corpo, freschezza viva e sapidità. Chiude con sufficiente persistenza in un armonioso amalgamarsi dei profumi sentiti al naso sotto forma di aromi.

Va bevuto entro l’anno, ma è talmente facile finire una bottiglia, che farlo non sarà un problema!

Servire a 6-8° C.

Daphné, Cosimo Maria Masini

Il Trebbiano è il vitigno principe di questo vino, al quale è aggiunto un 20% di Malvasia. Macera sulle bucce per una settimana e questo conferisce al vino il colore intenso tipico degli orange wine. È una tipologia di vino difficile da produrre, perché basta un niente per avere vini ossidati o con odori sgradevoli, scomposti in bocca. Non è il caso di Daphné, che dalla lunga macerazione acquisisce invece complessità di profumi che spaziano dalle erbe officinali ai fiori bianchi alla caramella d’orzo alla frutta a pasta gialla. E anche la beva è interessante, perché il sorso rotondo viene rinvigorito non solo dalla freschezza viva e dalla sapidità, ma anche da un composto tannino. Chiude con la retrolfattiva (cioè i profumi che si avvertono dopo avere deglutito) elegante e con discreta persistenza.

La complessità di questo vino e le sue caratteristiche lo rendono adatto all’affinamento e anzi vi stupirà dopo anni, lo dico per esperienza: ho degustato da poco un 2015 e ha ancora tutta la pimpantezza di un ragazzino e un’evoluzione dei profumi davvero interessante.

Pur essendo prodotto da uve bianche, la permanenza sulle bucce regala polifenoli e tannini degni di un vino rosso e la leggera ossidazione lo rende ancora più versatile. Non abbiamo paura quindi a degustarlo con un risotto alla milanese, con zafferano e ossobuco e neppure assieme a un uovo all’occhio di bue col tartufo, magari di San Miniato per rimanere in loco, o ancora con formaggi stagionati e piatti a base di carne senza troppa riduzione né lunghe cotture. Per esempio, un’anatra all’arancia si sposa perfettamente.

Servirlo a 13-15° C, aprendolo 15 minuti prima.

Veneroso, Tenuta Di Ghizzano

Questo è un “vino di concetto”, perché le vigne sono delle sagge signore un po’ âgée e si sente anche l’intervento, delicato, della vignaiola, che ha deciso un affinamento in botti di rovere francese da 50 hl.

È il mio vino preferito della Tenuta di Ghizzano e sono contenta che anche voi ne possiate godere. Viene prodotto per il 70% con Sangiovese e per il 30% con Cabernet Sauvignon.

I profumi sono decisamente marcati, nettamente eleganti, di frutta nera (mora, marasca), eucalipto, salvia, caffè, cioccolato, tabacco dolce, leggero boisé. In bocca il sorso ha corpo, è ampio ma al contempo snello, caldo e fresco. Il tannino è già composto, pur essendo ben presente. Il finale ha buona persistenza.

Dimenticatene una bottiglia in cantina e recuperatela dopo 7/8 anni: vi stupirà!

Abbinate primi e secondi di struttura, vista la complessità del vino. Alcuni suggerimenti: pasta al forno, fettuccine alla cacciatora, peposo…

Servire a 16-18° C.