sommelier Marco Barbetti

Marco Barbetti

MARCO BARBETTI

Migliore sommelier d’Italia 2018

Ci porta alla scoperta di cantine che in fazzoletti di terra creano vini eccellenti

Per guidare Tappa #31 di Sommelier Wine Box (ottobre 2020) ci siamo rivolti a Marco Barbetti, migliore sommelier d’Italia FISAR 2018 che ci ha raccontato la sua storia:

“Il primo approccio serio che ho avuto con il vino è stato nel 2007, folgorato – come succede a molti – dalla magia e dallo stupore che si provano percependo i profumi regalati dalla degustazione di un bicchiere.

Dopo quella “prima volta”, ho iniziato il mio percorso di formazione con i corsi sommelier F.I.S.A.R., grazie ai quali mi sono appassionato per sempre a ogni sfumatura di questo mondo così pieno di passione. Il legame era ormai creato: più imparavo e più scoprivo nuove cose da imparare, per cui ho proseguito diventando relatore e direttore di corso. E poi mi divertivano tantissimo gli aspetti pratici, tra cui l’elegante mondo dei servizi, che ho approfondito seguendo un master dell’associazione, diventando poi responsabile dei servizi per la mia delegazione, Bareggio.

Nel 2017 ho deciso di mettermi in gioco iscrivendomi al concorso “Miglior Sommelier dell’anno 2018” indetto da F.I.S.A.R. I dodici mesi successivi di studio quotidiano, con il fondamentale supporto di amici e colleghi, si sono infine conclusi con la mia vittoria.

Oggi, oltre alle attività di delegazione mi dedico alla scoperta di nuove realtà produttive, convinto che le emozioni nel vino non le regali il nome, ma la passione e la tecnica con le quali lo si realizza. Inoltre partecipo al podcast Il vino lo porto io, con il quale sviluppo la parte più ludica, sugli abbinamenti cibo-vino.”

Marco Barbetti – sommelier del mese

 
sommelier Marco Barbetti
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Cosimo Murace

Cosimo Murace – Calabria

Vendetti la mia prima bottiglia di vino a 20
anni. Non avevo ancora la patente e viaggiavo con il treno per tutta la provincia,
stracarico di bottiglie di vino di mia produzione da far assaggiare ai
ristoratori. Conoscevo bene la zona perché mi ero diplomato di recente
all’istituto agrario di Reggio Calabria con indirizzo chimico.

Sono nato e cresciuto a Bivongi, un paesino
minuscolo all’estremità nord della provincia di Reggio Calabria, sulla costa
ionica. Il paese è da sempre conosciuto, in tutta la regione, per essere una
terra di vignaioli ed il vino che si produce per essere un prodotto allegro,
conviviale, festaiolo.

Scoprii presto che fare questo mestiere mi
appassionava più di ogni altra cosa e decisi di approfondire le mie conoscenze
lavorando per una grossa cantina che produceva vino locale maturando un’esperienza
ventennale in campo enologico che mi è valsa anche il titolo di Enologo.  

Nel 1998 decisi di avviare la mia azienda e di
cominciare a diversificare la produzione, che va dal vino bianco fermo da
aperitivo, passando per un rosso, per finire con un vino passito da dessert,
scelto per far parte di questa selezione. Nel frattempo, inoltre, l’area di
Bivongi (circa 30 ettari di vigneti) veniva proclamata denominazione di origine
controllata: un titolo prestigioso per una realtà così piccola.

La mia proprietà si estende nell’area della
DOC Bivongi, su 3 vigneti di famiglia preesistenti dei quali ho curato il nuovo
impianto, per un totale di circa 3 ettari dove vengono coltivati solo ed
esclusivamente vitigni autoctoni: Gaglioppo, Greco Nero, Calabrese Nero,
Ansonica e Malvasia bianca. I terreni, scoscesi e di natura alluvionale o
argillosa, ed esposti al sole per quasi tutta la giornata, contribuiscono a
rendere corposo e deciso il carattere dei nostri vini.

Sin da subito, e per vocazione, ho scelto di
adottare il metodo dell’agricoltura biologica ottenendo la certificazione per
tutti i prodotti dell’azienda. Assieme alle viti crescono alberi di frutta,
erbe spontanee e spesso ospitiamo anche uccellini che decidono di nidificare
tra le foglie delle viti, accrescendo la biodiversità ambientale.

Credo da sempre nelle potenzialità del
territorio che mi ospita e ai frutti che questa terra mi regala ed io, da
ospite, ogni giorno provo a ringraziarlo come posso.    

Cosimo Murace

autoctono

Cos’è un vitigno autoctono? Guida in 5 punti

La viticoltura italiana in un passato ormai lontano era ancora più ricca di oggi di vitigni autoctoni, un patrimonio che si è in parte perso a causa dei cambiamenti del gusto della metà del secolo scorso. Recuperarli è stata, ed è tuttora, una delle sfide più affascinanti del vino contemporaneo. Ma cosa si intende davvero per vitigno autoctono?

Ecco una piccola guida al concetto di vitigno autoctono, in 5 punti 🥂

1. Cos’è un vitigno autoctono?

Un vitigno autoctono è un’uva originaria di un certo territorio, dove vi cresce da sempre. Per questo, con quella terra intrattiene una relazione speciale: la rispecchia e la racconta al tempo stesso. E lì dà il meglio di sé.

2. Il contrario di vitigno autoctono?

Vitigno internazionale: un’uva che è diffusa praticamente in tutte le aree vinicole del mondo.

3. Quanti vitigni autoctoni ci sono in Italia?

L’Italia ha il più ricco patrimonio di uve autoctone del pianeta, con circa 1500 varietà note, oltre 360 delle quali iscritte nel Registro delle Varietà utilizzate nella produzione di vino.

4. Autoctoni: una questione puramente enologica?

Non solo. Fare vino con uve autoctone significa proporre al mercato prodotti unici, spesso rari, che raccontano il territorio: la sua bellezza, la sua cultura, la sua gente.

Come spesso accade nel mondo del vino, la questione diventa culturale. Secondo il giornalista enologico Matt Kramer il più importante concetto per il vino è proprio questo. I vini da vitigni autoctoni “hanno un’integrità che viene dal tempo e dalla tradizione locale che precede il potere pervasivo e la penetrazione sul mercato dei brand globalizzati. Nulla è più prezioso dei vini autoctoni perché, alla fine, non li puoi riprodurre”.

5. Come inizia la riscoperta italiana degli autoctoni?

È curioso ma è stata la grappa ad avviare una nuova cultura degli autoctoni! Siamo negli anni settanta, da Nonino, che pur di non perdere le varietà friulane istituisce studi, offre premi e denaro al vignaiolo che avrebbe messo a dimora il migliore impianto di Schioppettno, Pignolo e Tazzelenghe. Da lì, inizia una vera e propria battaglia con le autorità, dal momento che quelle uve non erano registrate. Una battaglia di quattro anni, vinta nel 1979 con la prima grappa Schioppettino. Da allora, ha preso avvio un vero e proprio movimento per la salvaguardia e il recupero produttivo delle tante varietà autoctone italiane. Se siamo qui a parlarne, è grazie a quella stagione e a quelle persone illuminate.

🍇 Sugli autoctoni, in sintesi 🍇

Acquistare e degustare un vino fatto a partire da uve di un vitigno autoctono significa “bere” un intero territorio.

Non solo: è sinonimo di autenticità e di artigianalità. La poesia del vino.

Simone Celeghin sommelier

Simone Celeghin

SIMONE CELEGHIN

Alla scoperta di cantine che in fazzoletti di terra creano vini eccellenti!

Per guidare Tappa #30 di Sommelier Wine Box (settembre 2020) ci siamo rivolti al sommelier Simone Celeghin, che ci ha raccontato la sua storia:

“Un dovere nei confronti di mio nonno paterno Virgilio, orgoglioso contadino e intenditore di vino, che coltivava il sogno di avere almeno un nipote che studiasse agraria per continuare la tradizione di famiglia, grazie alla quale si erano superate le due grandi guerre mondiali.

Così ho cominciato, a 14 anni, le scuole Superiori con indirizzo “Industrie Agrarie – Enologia” appassionandomi ogni giorno di più della materia, con il desiderio costante e ancora attuale di scoprire ogni piccola realtà che il nostro bel paese ci offre, dal punto di vista enologico e gastronomico.

Mi sono diplomato Enologo per poi approcciare l’AIS-Venezia a 19 anni, iniziando così a girare il mondo come ambasciatore del buon bere e del buon mangiare italiano, lavorando con realtà importanti quali le crociere di lusso e diversi ristoranti stellati.

Oggi sono Beverage Manager & Head Sommelier al JW Marriott Hotel Venezia.”

Simone Celeghin – sommelier del mese

 
Simone Celeghin sommelier
Fattoria Zerbina

Fattoria Zerbina – Emilia Romagna

La storia di
Fattoria Zerbina inizia nel 1966 grazie a mio
nonno: un uomo di larghe vedute che voleva fare del sangiovese un paladino della
Romagna
.

La svolta storica
avviene nel 1987 quando, dopo gli studi in Francia, mi unisco alla mia famiglia
in un progetto forse un po’ folle ma grande, quello di riscattare la qualità di due vitigni autoctoni, sangiovese ed albana,
per fare anche della Romagna un riferimento di qualità assoluta.

Col sangiovese
lavoriamo attraverso un grande interprete che è l’alberello, sul fronte dell’albana (primo DOCG bianco in Italia, dal
1987) adottiamo la muffa nobile come esaltatore delle sue qualità nascoste, per
ribaltare completamente la percezione di
questo vitigno
. Nasce quindi un vino che esalta nobilmente questo vitigno: Scaccomatto, oggi un’icona fra i
passiti italiani.

Tergeno nasce dalla curiosità di andare a fondo nella relazione fra il vitigno
albana e la Botrytis cinerea con gradualità espressive di sviluppo, in fasi intermedie,
per arrivare ai vini estremi, i passiti. In ultimo, il progetto dell’albana
secco, il Bianco di Ceparano, in cui
troviamo l’albana da sola ad esprimere
le sue potenzialità
soltanto con l’ausilio di poche semplici tecniche di
conduzione del vigneto che ne esaltano la massima freschezza ed i suoi nobili
precursori di aromi.

Tutte le nostre
uve nascono da vigneti a conduzione biologica. Crediamo nel rispetto dell’ambiente
e delle nostre vigne per ridare alla terra il suo equilibrio e lo facciamo attraverso
scelte di gestione sempre ponderate.

Cristina Geminiani

albana
ancarani vini

Ancarani – Emilia Romagna

Siamo Vignaioli Indipendenti in Romagna sulle colline di Oriolo dei Fichi, vicino a Faenza; i nostri vigneti si estendono per circa 14 ettari su una collina (150 metri s.l.m.) che guarda dalla Torre di Oriolo verso il mare. Meno di 20 km in linea d’aria ci distanziano dal mare, e alle spalle ci sono i boschi dell’appennino Romagnolo.

Le vigne crescono su un terreno composto in prevalenza di sabbie pleistoceniche, dal bellissimo colore dorato: da qui il nome latino “Aureolum” divenuto poi Oriolo; questa preziosa sabbia mista a limo, argilla, calcare e fossili, viene chiamata localmente “marzana” ed è una delle caratteristiche che incide maggiormente sulla maturazione dell’uva e di conseguenza sul vino.

Coltiviamo Albana, Sangiovese, Centesimino, Famoso, Trebbiano e Pagadebit perché ci divertono i vitigni autoctoni e perché crediamo nella biodiversità del nostro territorio.

Certificati biologico, in vigna utilizziamo rame, zolfo e preparati biodinamici e in cantina cerchiamo di rispettare al massimo vitigno e annata imbottigliando vini che abbiano un’identità in cui ci riconosciamo

Quello che ci lega alla campagna, il rapporto tra noi e l’uva che diventerà vino, è un amore controverso, forte e dubbioso, e come tutti gli amori viscerali è bellissimo poiché ci spinge ad accettare l’altro per ciò che è, senza forzature ma con attenzione e curiosità.

Rita e Claudio Ancarani

sommelier Marco Casadei

Marco Casadei

MARCO CASADEI

Alla guida di una tappa sulla mitica albana!

Per guidare Tappa #29 di Sommelier Wine Box (agosto 2020) ci siamo rivolti ad Marco Casadei, che ci ha raccontato la sua storia:

“Sono nato e cresciuto in Romagna e già il mio cognome tradisce le mie origini.

La mia passione per il vino nasce un po’ per caso e poi esplode, portandomi a viaggiare per l’Italia mosso da una voglia innata di scoprire sempre di più.

Un percorso che mi ha portato a diventare sommelier nel 2013, poi docente AIS, a vincere il master del Friulano 2016, il Master del Sangiovese nel 2017 e sempre nello stesso anno il primo Master dell’albana.

Ho da sempre sposato la mia passione per il vino e per il cibo con il mio lavoro e su questo meraviglioso connubio ho potuto arricchire ogni giorno il mio bagaglio di conoscenze.

Un percorso bellissimo fatto di profumi, sapori, ma anche di racconti e di vite passate in mezzo ai filari… ecco, proprio a questi racconti e alle passeggiate in vigna con i produttori non potrei mai rinunciare!”

Marco Casadei – sommelier del mese

 
sommelier Marco Casadei
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Baglio Bonsignore

Baglio Bonsignore – Sicilia

«Stai attenta a desiderare
qualcosa perché potresti finire per ottenerla!» È
così che ho comunicato a Debora, mia compagna di vita, di avere deciso di fare quella
che allora sembrava quasi una follia: acquistare una tenuta nelle campagne di
Naro (AG), con tanto di baglio del ‘700, vigne impiantate e un laghetto. È così
che comincia per noi una nuova storia fatta di amore, passione, valori
autentici e… vino!

Il sogno di Baglio Bonsignore

Prima di quel
momento vivevamo in una villetta in provincia di Caltanissetta, con i nostri
tre meravigliosi figli, maschi, nati a poca distanza l’uno dall’altro.

La mia è la storia
di un manager d’azienda con una passione profonda per l’enogastronomia e il
sogno di creare un luogo raffinato dove accogliere i miei ospiti e far gustare
loro le eccellenze della Sicilia.

Debora ha lavorato
per più di venti anni in un’azienda vinicola, dove ha maturato grandissima
competenza e il desiderio di avere una cantina tutta sua per realizzare e
produrre la sua idea di vino.

Quando abbiamo
visitato per la prima volta questa proprietà in vendita, ce ne siamo innamorati
e, acquistandola, abbiamo iniziato a realizzare i nostri sogni. È stato un
salto nel buio, accompagnato da molti sacrifici: la casa da vendere, il
complesso restauro della struttura antica della tenuta, la coltivazione delle
vigne e la produzione da avviare, il vecchio lavoro da mantenere e sviluppare, i
figli da seguire…

Ma con tenacia e grazie al contributo prezioso di Tonino Guzzo – enologo di grande esperienza e capacità – in breve tempo abbiamo avviato l’azienda Baglio Bonsignore e i nostri vini, prodotti con cura e dedizione, hanno ottenuto un rapido e convinto consenso tra winelovers ed esperti del settore.

Le tappe, in breve,
sono state queste: dopo l’acquisto del 2016,
abbiamo ripreso il vigneto esistente. Dai tre varietali coltivati (Nero
d’Avola, Syrah e Grillo), già a settembre di quell’anno viene
effettuata la prima vendemmia, fatta a mano in cassette.  La resa di 40 quintali di uva per ettaro ha
permesso di ottenere la prima etichetta, Il Cubburo 2016, un blend di
Nero d’Avola e Syrah.  Nella stessa
vendemmia abbiamo avviata la conversione al biologico. 

Determinante, nelle nostre scelte e
nei risultati ottenuti, è stata l’attività di Tonino Guzzo, enologo tra i
migliori in Sicilia, che alle competenze tecniche accorda un grande amore e una
profonda conoscenza di questo territorio, dal suolo al clima.

Nel 2017 abbiamo prodotto prodotte le altre due etichette dell’azienda:
l’IO Nero d’Avola e l’OI Grillo.

Nel maggio 2019 otteniamo la certificazione di
sistema di colture biologico. Nello stesso anno abbiamo avviato la
ristrutturazione dell’immobile settecentesco, che è ancora in corso e alla fine
della quale si otterranno la bottaia, la sala degustazione e sei stanze per
l’ospitalità di charme.

Nel frattempo partecipiamo a numerosi eventi, per far conoscere i nostri vini, raccogliendo approvazioni e valutazioni molto positive. In novembre, poi, arriva la grandissima soddisfazione della conquista di 2 medaglie alla competizione enologica più prestigiosa al mondo, il CONCOURS MONDIAL DE BRUXELLES 2019, nella sezione dedicata ai vini siciliani:

•  Medaglia d’oro OI Bianco 2018 Sicilia Doc – categoria Vino tranquillo – Bianco

•  Medaglia d’argento IO Nero d’Avola 2017 Sicilia Doc – categoria Vino tranquillo – Rosso

Nel 2020, anno nel quale avremmo dovuto avviare
tanti nuovi progetti, la pandemia ha stravolto anche i nostri piani. Ma non ci
siamo persi d’animo, inaugurando l’e-shop all’interno del sito web ed attivando
una serie di nuovi canali per continuare a far crescere questo sogno.

I vini di Baglio Bonsignore

OI – Grillo, in selezione

Freschezza
sorprendente e bouquet che spazia dai
frutti esotici (tra cui la papaya), alle mandorle tostate e un accenno di
miele. All’assaggio, gioca tra la freschezza e la struttura elegante, con una
vena minerale e la sua cremosa freschezza e sapidità. Lungo finale fresco.

“Oi” in dialetto siciliano significa “oggi”.
Per noi l’OI è il momento, l’attimo, la quotidianità, il presente. Un vino
gradevole, semplice e immediato ma anche ricco di sfumature e di sostanza. Un
invito al “carpe diem” dei latini, al godere del presente senza aspettare il
futuro per essere felici.

CUBBÙRO – Nero d’Avola e Syrah

Intenso e profondo
color rosso granato, raffinato e fruttato bouquet:
aromi freschi di mirtilli rossi, ribes e ciliegie si uniscono a delicate note
di liquirizia e cioccolato. Tannini morbidi e vellutati. Struttura fresca e
speziata, l’eleganza giovanile e tanto fascino uniti alla persistenza minerale
e stimolante convincono al palato.

Prende il nome dai piccoli
edifici in pietre a secco, caratteristici della Sicilia agreste: degli arcaici
capanni a thòlos, costruiti nelle zone destinate al pascolo e utilizzati per il
ricovero dei pastori. All’interno della nostra azienda ne abbiamo uno splendido
esempio di età Neolitica: a questo è stato dedicato il vino cru.

IO – Nero d’Avola

Rosso rubino brillante, piacevoli sentori di
frutta a bacca rossa e aromi speziati. Al palato tannini gentili ed equilibrata
mineralità danno freschezza e lunga persistenza.

Il nome IO vuole
porre l’accento sulla personalità e sulla dignità del Nero D’avola, vitigno
autoctono e tipico di questa zona della Sicilia. Siamo convinti che valorizzare
questo territorio non può essere disgiunta dalla valorizzazione del Nero
d’Avola.

Luigi Bonsignore, con Debora Greco

Baglio Bonsignore Sicilia
vigne sicilia

Le selezioni di luglio – vini di Sicilia

WINE BOX DI LUGLIO: VINI DI SICILIA

vigne sicilia

Tappa #28

Guidata dalla sommelier Alessia Taffarel

 

Porta del vento – Camporeale (Palermo) 

L’azienda agricola si trova nell’omonima vallata, a 600 metri sul livello del mare, a Camporeale in provincia di Palermo.

Marco Sferlazzo, il titolare, era un farmacista, poi la svolta che lo porta al vino.

Diciotto gli ettari vitati: i terreni sono sabbiosi, su crosta di roccia arenaria, i vigneti sono coltivati ad alberello e vecchi di quasi 50 anni, tutti esposti a nord.

La coltivazione è biologica e biodinamica, con certificazione; molto basse le rese, vendemmia manuale e uva raccolta in cassetta. Il vantaggio della quota elevata è quello del buon livello di acidità che i vini di Marco riescono a raggiungere, unito alle sue grandi abilità di cantiniere.

I vini di Porta del Vento si contraddistinguono per finezza e freschezza, esprimono appieno il terroir: vini fatti “a mano”, che sorprendono ad ogni sorso.

Il Mortellito, Contrada Maccari – Noto (SR)

Giovane azienda agricola che si estende su 25 ettari vitati nel territorio della valle di Noto, tra le contrade Bufalefi, Maccari e Cozzo Tronzo nella zona che un tempo veniva chiamata “A Murtedda”, termine che pare, un tempo, facesse riferimento al mirto.

Obiettivo dell’azienda è creare vini che rispecchino i caratteri naturali del territorio: vini di grande personalità e lontani dalle mode passeggere.

Il Mortellito nasce dalla voglia di vivere il rapporto con la terra, passione che ha spinto Dario, Valentina, Mario e Melina a dedicarsi a coltivazioni autoctone, per esprimere appieno il territorio.

Il loro lavoro è finalizzato a ottenere uve mature e sane, è un lavoro fatto principalmente in vigna, senza alcuna forzatura in cantina. I vini svolgono fermentazioni spontanee senza l’aggiunta di lieviti selezionati al mosto e senza l’uso di botti di legno nell’affinamento, per mantenere forte l’identità della varietà. Coltivano uva, ulivi da cui traggono olio di oliva e mandorle per la confettura, sempre nel pieno rispetto delle coltivazioni, che sono tutte biologiche.

Marabino, Noto (SR)

Nella Sicilia sud orientale, nel cuore della val di Noto, c’è Pierpaolo Messina, sommelier e titolare della giovane azienda Marabino, che prende il nome da un’altra proprietà di famiglia, la torre Marabino, di origine saracena e trasformata in splendido relais.

È una realtà giovane, la loro, il primo vino nasce nel 2002. Lavorano con circa 30 ettari di terreno, le temperature calde diventano quasi aride in piena estate con terreni prevalentemente calcarei/argillosi distanti 7 chilometri dal mare.

Vigneti, frutteti e uliveti sono coltivati interamente con agricoltura biologica e biodinamica.

Particolare attenzione è riservata ai vitigni autoctoni e la selezione massale ha permesso di individuare diversi biotipi di Nero d’Avola accanto al reimpiantato Moscato Bianco da cui deriva il Moscato di Noto. Le uve ben mature, sono selezionate e raccolte a mano, fermentano spontaneamente con lieviti indigeni, senza alcun utilizzo di prodotti o additivi per esprimere in modo integro il terroir. I vini di Pierpaolo non lasciano dubbi e non passano inosservati, danno energia in questo angolo di paradiso isolano, grazie al coraggio di intraprendere un’agricoltura senza nulla di aggiunto.

Baglio Bonsignore, Naro (AG)

Una giovane realtà sita nelle campagne di Naro, in provincia di Agrigento, fondata nel 2016 quale coronamento del sogno di Luigi e Debora, che lasciano la vita precedente per iniziare a creare il loro vino. Da allora, il restauro dell’azienda (compreso il cubburo, un capanno in pietre di epoca neolitica) e la prima produzione, con l’aiuto dell’enologo Tonino Guzzo e la certificazione biologica. Oggi Baglio Bonsignore ha circa 10 ettari vitati (dislocati fra i 300 e i 450 metri s.l.m) e da uve Syrah, Nero d’Avola, Grillo e Chardonnay produce 3 etichette, per un totale di circa 40.000 bottiglie l’anno.

BOX ENTUSIASTA

 

Catarratto frizzante “Voria”, Porta del vento

Il Voria, il cui nome, in dialetto, significa “vento”, è uno spumante da uve catarratto (ne esiste anche una versione rosata, con uve perricone).

Al naso emerge subito molta salinità, equilibrata da una piacevole nota di lievito e da tanti fiori bianchi. In bocca troviamo un vino genuino, dalla beva lampo, fresco, anzi freschissimo!

Le uve vengono raccolte a mano, diraspate e fermentate con i soli lieviti indigeni.

La vinificazione avviene in cemento, la rifermentazione in bottiglia con l’aggiunta del mosto al vino base. Non viene filtrato né degorgiato e infatti mostra i lieviti in sospensione (sur lie).

Facilissimo nella bevuta, è perfetto in una calda giornata di sole.

Da bere subito, senza attese, fresco (Temperatura di servizio: 8-10° C.)

Abbinamento: 

Da solo senza alcun abbinamento dopo una giornata al sole o accompagnato a una frittura delicata di pesce, pane burro e acciughe.

Calajancu bianco, Il Mortellito

I terreni calcarei a 40 metri sul livello del mare cullano le uve del Calajancu Bianco, assemblaggio di grillo e catarratto. Il vino viene macerato per 12 ore sulle bucce per avere più estrazione, i lieviti indigeni contribuiscono alla fermentazione spontanea con 6/7 mesi di affinamento in acciaio.

Un succo d’uva, un bianco naturale, diretto, grintoso e con un naso esplosivo, aromatico e minerale al punto giusto. Al primo sorso richiama fortemente la Sicilia con sfumature di limone, oliva, origano e coriandolo; al primo calore della temperatura il tutto si impreziosisce con note di frutta appassita e tropicale.

Da bere ora o tenere in cantina fino a 5 anni.

Temperatura di servizio: 8-10° C.

Abbinamento:

primi piatti di pesce piccanti o speziati; quiche alle verdure.

Grillo “OI”, Baglio Bonsignore

Grillo in purezza, affinato in acciaio. Esuberante al naso: si impone per i profumi fruttati, soprattutto papaya ma anche pesca, mela, albicocca; ma arrivano poi anche mandorla, una nota di rosmarino e un accenno di miele. In bocca la freschezza è sostenuta dalla struttura, con una bella vena minerale e salina. Elegante e dal bel finale pieno e fresco.

Da godere subito o fare affinare anche 3-4 anni.

Temperatura di servizio: 8-10° C.

 

Abbinamento:

Perfetto con il pesce.

BOX ESPERTO

Catarratto Terre Siciliane, Porta del vento

Le uve di catarratto provengono da vigneti collocati a 600 metri di altitudine, su suoli sabbiosi.

Al momento della vendemmia i grappoli vengono selezionati e raccolti a mano: la selezione ne abbassa le rese per ettaro, privilegiando la qualità.

La fermentazione alcolica del mosto avviene in vasche di cemento così come l’affinamento di 6 mesi. La vinificazione avviene senza alcuna addizione.

Giallo paglierino con sfumature dorate, al naso è territoriale e ampio: fiore d’arancio, fiori di campo, camomilla, erbe spontanee, agrumi e una mineralità quasi salmastra.

Al sorso è freschissimo ma con una solida struttura, equilibrato, fruttato e con una lunghissima beva.

Incline a un buon invecchiamento.

Temperatura di servizio: 8-10° C.

Abbinamento:

Polpo in umido o spaghetto con i ricci di mare.

Moscato bianco di Noto “Viaria”, Il Mortellito

Moscatella di Noto a bacca piccola (una varietà del Moscato di Noto) cresciuta su impianto calcareo, da piante di circa 5 anni. In vigna l’agricoltura è biologica, senza trattamenti né diserbanti. I grappoli vengono lasciati al sole fino alla fine di settembre, in appassimento. Una settimana prima della vendemmia il 30% dell’uva viene raccolta e messa ad appassire ulteriormente in graticci di legno.

In cantina: 48 ore di macerazione sulle bucce, poi si svina e il mosto è mantenuto a temperatura ambiente. La fermentazione si sviluppa senza introduzione di lieviti, con affinamento in acciaio per 8 mesi.

Dopo le note fruttate, albicocca e limone su tutte, si impone per i profumi erbacei (rosmarino, timo, menta…) mentre con l’invecchiamento emergono profumi balsamici, molto caratteristici. Bella la nota salina, iodata.

Da bere subito o da tenere in cantina per 5 anni o più e godere quindi delle sue note evolutive, data l’inclinazione all’invecchiamento.

Temperatura di servizio: circa 10° C.

Abbinamento:

Perfetto con carni bianche come il coniglio ma da provare anche con pesce, molluschi e sushi.

 

Moscato di Noto “Fondo alla palma”, Marabino

Vino ottenuto da uve di moscato bianco, proviene da una vigna ad alberello pachinese innestato a mano con selezione massale, coltivato su suolo nero argilloso.  L’uva è vinificata con le bucce per circa due settimane in acciaio, poi matura per 24 mesi in botti e botticelle di gelso (legno neutro che fa evolvere il vino senza intaccarne il profilo aromatico). Dopo il lungo periodo di maturazione in botte attenua la sua nota aromatica varietale lasciando spazio a profumi che richiamano il territorio. Quindi note di albicocca, gelsomino, sandalo e sambuco. Al palato si percepisce la densità aromatica del vino, mai invadente, la freschezza è contenuta ma bilanciata da una trama tannica, che necessita un approccio al servizio e all’abbinamento a pietanze pari a quello di un rosso.

Prodotto in pochissime bottiglie l’anno (solo 2000), ha ottima inclinazione all’invecchiamento. Servire a una temperatura di 14-16° C, in un ampio calice.

Abbinamento: il Fondo alla palma vendemmia 2016 è un Moscato di noto evoluto e unico nel suo genere, la sua complessità lo rende adatto ad accostamenti di terra, come la carne di maiale alle erbe, purché non vi sia pomodoro.

 
Marco Celli

Fattoria La Torre – Toscana

Dopo una vita come imprenditore industriale di macchine per cartiera, al momento del congedo ho deciso di dedicarmi al mondo del vino, insieme a mia moglie Fioretta e ai nostri figli Elena e Mauro.

Nel 1994 decisi di
acquistare la proprietà della fattoria La Torre è detti inizio a una nuova vita
per una delle più antiche cantine di Montecarlo di Lucca, che con i suoi vini
ha contribuito in modo determinante all’affermarsi di questa come la zona di
produzione del noto “Bianco DOC Montecarlo”.

Nei nostri 7 ettari di terra puntiamo a perseguire e mantenere al massimo la qualità del prodotto, quindi: raccolta manuale delle uve, utilizzo di botti di rovere francese nuove, controllo computerizzato delle temperature, collaboratori e consulenti qualificati. Siamo tra l’altro in conversione biologica.

Produciamo 7 vini, 3 bianchi e 4 rossi fra D.O.C. e I.G.T.  più l’ultimo arrivato, uno spumante rosato adatto per ogni esigenza. Oltre al vino abbiamo una piccola produzione di olio extravergine di oliva e di grappa.

Abbiamo investito
in questi anni consolidando e ristrutturando gli edifici esistenti, rinnovando la
cantina e le vigne, con l’impianto di nuovi vitigni, e ricavando un bellissimo complesso
agrituristico con camere, appartamenti, piscina e un ristorante gourmet. Da
tutta la struttura è possibile godere di una bellissima vista sui vigneti, sul
colle di Montecarlo e sulla campagna circostante.

Marco Celli