Claudio azienda Agricola Franzoni

Azienda Vinicola Franzoni – Lombardia

La nostra storia inizia nel 1910, quando il mio bisnonno, Fedele Franzoni, apre un piccolo magazzino nel centro di Botticino, frazione ai piedi delle Prealpi lombarde, dove inizia a vendere vino al dettaglio e all’ingrosso. Da allora lo hanno affiancato e succeduto il figlio Emilio e il nipote Sergio. Oggi sono io a guidare l’azienda, con l’aiuto imprescindibile di mia moglie Stefania.

Se il territorio botticinese è famoso soprattutto per il marmo, la nostra famiglia lo ama e lo valorizza per un’altra eccellenza. Il Botticino Doc è un vino rosso importante e deciso, che nasce da un connubio speciale tra l’esposizione delle vigne, il terreno calcareo e il microclima che contraddistinguono questa zona collinare, che sta a pochi chilometri da Brescia e dal Lago di Garda.

Oggi coltiviamo circa 12 ettari, custodendo gelosamente la ricetta dei nostri vini, che nascono da una profonda e continua ricerca, per cui migliorano anno dopo anno. Fare vino è davvero uno stile di vita, e non si smette mai di imparare.

Più di cento anni di tradizione enologica e di lavoro ci spronano ogni giorno a fare del nostro meglio per stupirci e stupirvi con i preziosi prodotti che il nostro territorio offre, e se non avete ancora avuto occasione di visitarlo… vi ci portiamo attraverso i nostri vini!

Claudio Franzoni, con la moglie Stefania Calzoni

Franzoni vigne
vigne francesi

I vini francesi spiegati semplice

I vini francesi sono già di per sé sinonimo di eccellenza e di qualità. Vediamo assieme se e perché la Francia sia la regina indiscussa del vino e tutto quanto che c’è da sapere sulla sua storia enologica, spiegati in pochi e semplici punti.

Partiamo da un dato di fatto sulla Francia del vino

La Francia è la nazione con la maggiore varietà di vini famosi. Ma oltre i nomi blasonati, è la qualità che raggiunge con le etichette e le aree meno famose che impressiona.

I terreni della Francia

La Francia gode di una notevolissima varietà di terreni, che hanno diverse composizioni e che godono di condizioni diverse per la coltivazione dei diversi vitigni.

Il “saper fare” dei vigneron francesi

Ma è la cultura che ruota attorno alla coltivazione dell’uva e alla sua trasformazione, l’asso nella manica dei vigneron francesi. Il savoir fare francese conta di secoli di tradizione, portata avanti sul piano del rigore e dell’eccellenza.

Le classificazioni dei vini francesi

Dal primo dopoguerra, la Francia avvia un rigoroso processo di classificazione di vini e vigneti, una classificazione che si basa sul rigore funzionale. Quindi regole precise per delimitare area, metodo di produzione, varietà di vitigni impiegati, tempi e modi di lavorazione, maturazione, affinamento, resa per ettaro, livello alcolico minimo e ogni altri singolo aspetto.

In cima stanno le AOC (Appellations d’origine contrôlée), la cui rigorosa certificazione è rilasciata dall’Inao (Institut National des Appellations d’Origine).

Al di sotto, i VDQS (Vins délimités de Qualité Supérieure), una categoria intermedia per vini di particolare pregio, che sono sulla buona strada per ottenere la qualifica di AOC.

I VP (Vins de Pays) sono stati istituiti come stimolo di miglioramento dei VT (Vins de Table).

Geografia e clima della Francia

La Francia è un grande stato, caratterizzato da una notevole varietà di paesaggi: dalle grandi pianure costiere del Nord e dell’Ovest, alle catene montuose (Alpi, Pirenei…).

I fiumi, poi, definiscono il paesaggio del vino in modo determinante (Loira, Rodano, Garonna, Senna; Reno, Mosa, Mosella…).

Il clima varia molto da zona a zona – e questo crea condizioni diverse per vitigni e vini diversi – ma è sempre abbastanza temperato.

Aree viticole della Francia

Le principali aree vinicole francesi e i loro vini

Borgogna: senza dubbio una delle regioni del vino più importanti della Francia. Sorge attorno alle città di Beaune e Digione, a Est, e contiene al suo interno alcune delle migliori zone vinicole francesi (Beaujolais, Mâconnais, Côte de Nuits, Chablis). I grandi vini di Borgogna si fondano su due vitigni: Pinot Nero e Chardonnay.

Champagne: nel Nord della Francia, attorno al 49° parallelo sarebbe impossibile far maturare l’uva, ma l’influsso positivo del mare mitiga il clima. Questa condizione climatica unica si ripercuote in un’eccezionale produzione vinicola. Anche qui i vitigni principe sono Pinot Nero e Chardonnay, vinificati con Metodo Champenois, appunto.

Bordeaux: a Sud Ovest, nei dintorni dell’omonima città. Regione importantissima della Francia, nota soprattutto per il famoso taglio bordolese, ma che raggiunge vette di eccellenza anche nei bianchi. Nella Box Entusiasta di giugno, proponiamo un Bordeaux Blanc. Scopri qui la selezione.

Rodano: nel Sud Est della Francia, la regione ha conosciuto un declino novecentesco, ma dagli anni Ottanta ha riscoperto il Syrah.

Valle della Loira: a Nord Ovest, segue il corso del fiume Loira. I vitigni tipici sono Grolleau (impiegato per i rosati), Gamay, Chenin Blanc e Cabernet franc. Nella Box Esperto di giugno, proponiamo un Crémant della Loira. Scopri la selezione qui.

Alsazia: situata a Nord Est della Francia e influenzata anche dalla Germania. I vitigni principali sono il Riesling, Gewürztraminer, Pinot grigio, Muscat à Petit Grains e Moscat Ottonel, Pinto bianco, Sylvaner. I vini sono generalmente monovitigno.

Savoia e Jura: regione centrale molto montagnosa, situata verso il confine Est; i vini qui sono soprattutto bianchi, leggeri e freschi.

Provenza: zona bellissima del Sud Est della Francia, che negli ultimi decenni ha iniziato un notevole incremento qualitativo, favorendo i vitigni più nobili, come Cinsault e Grenache, dai quali si ottengono ottimi rosé.

Languedoc-Roussillon: la più grande regione vinicola della Francia, posta a Sud, quella in cui si produce oltre un terzo del vino francese. Vitigni della zona sono Mourvèdre, Grenache, Syrah e Cinsault (bacca nera), Chardonnay, Viognier, Roussanne, Marsanne, Vermentino e Muscat (bacca bianca) oltre naturalmente agli internazionali.

Corsica: la regione viticola della Francia più soleggiata e asciutta, vi si coltivano molti vitigni tra cui Sangiovese (qui noto come Nielluccio), Cinsault, Carignan e anche varietà a bacca bianca tra cui la più importante è il Vermentino.

vitigni della Francia

Nel mese di giugno, in occasione degli Europei di calcio, proponiamo per la prima volta una box anche con vini francesi. Scopri la selezione ⤵️

vini francesi
Vini di Bordeaux

Cosa c’è da sapere sui vini di Bordeaux?

Se la Francia è il Paese del vino per eccellenza, Bordeaux è uno dei territori enologici più noti al mondo. Bordeaux non solo raggiunge vette qualitative da far perdere la testa, ma da tempo immemorabile tiene quegli esiti costanti, anno dopo anno, con stoffa di fuoriclasse. Perché i vini di Bordeaux sono così straordinari?

Vediamo cosa c’è da sapere sui vini di Bordeaux in pochi semplici punti.

Dove si trova la regione di Bordeaux

Si tratta di una regione a sud ovest della Francia, che sorge attorno all’omonima città. Il fiume divide il territorio bordolese in due: riva sinistra e riva destra del fiume Gironda.

Cosa significa “Bordeaux”?

Bordeaux deriva da “bord de l’eau” che significa “lungo le acque”, con riferimento alla Gironda.

I terreni di Bordeaux: l’eccellenza parte dalla terra

In passato qui c’era l’oceano, e di quel passato c’è traccia nei terreni, che vedono la presenza di calcari e marne. A questo si aggiunge che il territorio è influenzato dalla presenza dell’estuario del fiume Gironda, il che ha determinato un importante deposito di detriti.

I terreni sono molto variabili in superficie, non particolarmente fertili e ricoperti da uno strato sottile coperto di breccia, mentre gli strati profondi sono ricchissimi di minerali.

Il clima di Bordeaux

Bordeaux beneficia della vicinanza dell’Oceano Atlantico. Il clima è marittimo: inverni miti, estati fresche, precipitazioni abbondanti ma molto bene assorbite dal suolo ricco di pietre, breccia e sedimenti.

Storia dei vini di Bordeaux

La viticoltura, a Bordeaux, è praticata dall’Antichità ma raggiunge la grande scala e le vette qualitative note dal Seicento in poi, quando vengono bonificate le paludi di Médoc e delle Graves. Nessuno, al mondo, ha una tradizione enologica di così tanti secoli sulle spalle.

Altre eccellenze di Bordeaux

Bordeaux la regione del vino che più di tutte ha fatto scuola nel mondo. E non è un caso che qui esista una facoltà di enologia (Ecole d’œnologie) fondata addirittura nell’Ottocento che ha messo a punto le tecniche di produzione del vino di qualità che poi sono state adottate in tutto il mondo.

Le aziende vinicole di Bordeaux

Oggi nella regione di Bordeaux si contano oltre 13.000 aziende, per una superficie vitata di oltre 100.000 ettari.

I vitigni di Bordeaux a bacca nera

Il Merlot è il vitigno più coltivato nell’area, si esprime al meglio nelle zone di Saint Émilion e Pomerol. I vini da Merlot sono morbidi e generosi anche senza necessitare di lunghi affinamenti.

Questa è una terra dove il Cabernet Sauvignon si esprime al meglio, specialmente nel Médoc e nelle Graves.

Altro vitigno molto presente, il Cabernet Franc, che dà vini che profumano di legno di cedro, con note erbacee e il tipico ricordo del peperone verde.

Il Petit Verdot è un vitigno di supporto, per infondere acidità e finezza di tannino, contribuendo alla longevità del vino.

È presente anche il Malbec, un’altra uva di completamento, utile per dare colore e tannino.

Meno usato oggi il Carmenère, uva dai tratti scontrosi che ha trovato una seconda patria in Cile.

I vitigni di Bordeaux a bacca bianca

Il Semillon è l’uva principe di Bordeaux per la produzione dei dolci di Sauternes

Il Sauvignon blanc è il vitigno con cui il Semillon è generalmente assemblato, per mitigarne la grassezza e aumentarne l’acidità. Nella Box Entusiasta di giugno proponiamo un Bordeaux blanc, lo scopri qui.

Il Muscadelle è un’altra varietà aromatica di completamento, per la creazione dei Sauternes.

Le Appellations di Bordeaux

In cima alla piramide ci sono Bordeaux Supérior e Bordeaux.

Poi le denominazioni regionali: Graves, Médoc, St. Émilion, Sauternes.

E infine quelle comunali: Margaux, Saint-Estèphe, Barsac.

I principali distretti di Bordeaux

Il più famoso distretto di Bordeaux è il Médoc; le Graves è noto non solo per i rossi ma anche per importanti vini bianchi, tra cui i Sauternes; Saint Émilion e Pomerol.

I vini di Bordeaux

Vini di Bordeaux significa per definizione blend. Famosissimo è il taglio bordolese, vino rosso tipico della regione fatto con Merlot e Cabernet sauvignon, cui contribuiscono anche Cabernet franc, Carmenère Petit verdot e Malbec.

Le cantine sono oltre 13.000 e producono circa 5 milioni di ettolitri di vino all’anno, per circa 120.000 ettari vitati.

Qual è il segreto dei vini di Bordeaux?

I vini di Bordeaux variano soprattutto in funzione della zona in cui le uve crescono: ogni Château ha la propria identità e le sue caratteristiche, uniche e molto distintive.

Oltre alle speciali condizioni e alla lunga tradizione enologica, è lo speciale “savoir faire” dei vigneron della regione, in grado di scegliere gli assemblaggi perfetti, facendo esprimere al meglio i vari vitigni e trovando, nel blend, la sintesi perfetta.

Nel mese di giugno, in occasione degli Europei di calcio, proponiamo per la prima volta una box anche con vini francesi. Scopri la selezione ⤵️

vigne di Bordeaux
Fabio Sicilia

Fabio Ferracane – Sicilia

Sono Fabio Ferracane e il vino che produco vuole essere massima espressione del territorio di Marsala. Esprime la mia profonda passione per la coltivazione lenta ed è autentico: racconta le brezze marine, gli spettacolari riflessi delle saline e il sole caldo delle Isole Egadi, nell’estremo est della Sicilia. Sono convinto che il vino non sia questione di chimica ma di identità territoriale.

Quella tra me e il vino è una storia d’amore iniziata da piccolo, da quando mio padre ha ereditato pochi ettari di vigneto dal nonno, negli anni Novanta. Da bambino, lo aiutavo nella produzione delle poche bottiglie prodotte per l’uso della nostra famiglia. Ho quindi deciso di studiare enologia e viticoltura, lavorando in diverse cantine e facendo esperienza anche all’estero.

Oggi coltivo 5 ettari di vigneto, nel contesto mozzafiato delle isole dello Stagnone di Marsala. Qui, coltivo le varietà Cataratto, Grillo, Nero d’Avola e Merlot, sempre fedele alla mia filosofia: si parte dalla vigna, si passa in cantina e si arriva in bottiglia con la bussola della massina qualità. Per questo seleziono con cura le uve e riduco al minimo i trattamenti in vigna. Uso solo una piccolissima quantità di solfiti e solo su alcuni vini, perché le fermentazioni avvengano il più possibile spontaneamente in fase di pre-imbottigliamento.

Fabio Ferracane

Ogni anno inizia per noi un nuovo viaggio, fatto di lavoro, passione, dedizione ma anche di nuove scelte, perché sono convinto che la vinificazione non sia una scienza esatta ma un processo di miglioramento continuo. Quel che è certo – da vignaiolo che sono – è che continuerò a curare e coltivare la mia vigna nel modo più naturale possibile, nel rispetto della tradizione e del territorio che amo.

Fabio Ferracane

cantina Fabio Ferracane

Chiara Enologo

Monti Cecubi – Lazio

La nostra azienda si trova a Itri, a pochi passi dal mare di Sperlonga, all’interno di un’area naturalistica collinare ricca di pascoli e di boschi di sughere, una zona molto importante per la bellezza del paesaggio e per la biodiversità. Coltiviamo le nostre vigne con sistema biologico e abbiamo ottenuto la certificazione BIO dall’annata 2019.

Siamo stati i pionieri della reintroduzione della viticoltura in questa zona: qui, la produzione di vino ha una tradizione antichissima ma da tempo era scomparsa. L’abbiamo fatto riscoprendo i vecchi vitigni del territorio e anche sperimentando le varietà meglio adattabili a questo ambiente così speciale.

La nostra zona, anticamente nota come Caecubum Ager, era famosa sin dai tempi della Roma repubblicana per la produzione del vino Cecubo. Tanti, i poeti latini che hanno cantato questo vino eccellente, da Plinio il Vecchio a Marziale, da Columella a Orazio…

Monti Cecubi

I Monti Cecubi sono situati tra foreste di sughere sulle alture che si protendono dalla costa di Sperlonga, e beneficiano tanto della vicinanza dei boschi quanto da quella del mare. La composizione del terreno, l’esposizione, l’escursione termica, poi, consentono ai nostri vigneti di produrre vini di carattere: intensi, freschi e longevi.

Oggi, in 20 ettari vitati, produciamo bianchi come Vermentino, Fiano e Falanghina, e vini rossi da varietà locali praticamente sconosciute come l’Abbuoto e la Serpe.

Lavoriamo ogni giorno per creare vini unici, come unica è la tradizione del vino fra questi monti.

Chiara Fabietti

cantina Monti Cecubi
Marco Antonelli cantina

Marco Antonelli – Lazio

La mia storia inizia a Olevano Romano, in una vigna circondata dai boschi. Sin da bambino, ho vissuto la campagna come una distesa di filari dove ogni singola zolla era ricoperta da vigneti. L’azienda della mia famiglia si estendeva per quasi 5 ettari, tutti vitati ad alberello…

Tanta, la fatica in vigna! Solo lavorazioni manuali, ripetute all’infinito, somministrate vite per vite. Potatura, scacchiatura, legatura… Sotto il sole cocente e al gelo dell’inverno vedevo tra i filari i profili dei miei genitori, con la pelle bruciata dal sole o sferzata dal vento pungente, in un silenzio surreale rotto solo dal belare delle greggi attorno al pastore.

Spesso, all’alba, andavo a trovarlo con un fiasco di Cesanese rosso sotto braccio, mi scaldavo al suo fuoco, mangiavo qualcosa dal pentolone, barattando il vino con le ricotte. Vivevo nella campagna e con la campagna.

Ero felice mentre seguivo i miei genitori, ne ascoltavo distrattamente le lezioni mentre “spulciavano” le viti con mani sapienti, cacciavo insetti, scappavo dalle bisce… ma avvertivo anche la malinconia, il silenzio e la fatica di quel lavoro. Ho ricordi nitidi di me a 7 anni, in realtà più attratto dall’eco dei canti provenienti dalla vallata che rompevano quel silenzio…

Oggi mio padre è morto, mia madre è anziana, il pastore era già al crepuscolo allora. Torno in campagna e mi guardo intorno, constatando che siamo rimasti in pochi a coltivare quei vigneti. Le vigne di allora si sono spente assieme ai loro padroni che, nonostante tutto l’amore e la passione, non sono riusciti a tramandare ai figli anche quella cultura e quella scelta di vita.

Ma io ci sono, e come me pochi altri: con l’amore di sempre continuiamo a produrre il Cesanese di Olevano Romano.

Marco Antonelli

Marco Antonelli cantina
Azienda Agricola Pisoni

Azienda Agricola Pisoni – Trentino Alto Adige

La nostra azienda si trova nella Valle dei Laghi: un territorio meraviglioso nel cuore del Trentino Alto Adige, al crocevia tra il Lago di Garda e le Dolomiti di Brenta, patrimonio UNESCO. Qui, la nostra famiglia lavora la vigna dal 1852 nel rispetto della natura e delle vocazioni locali, per produrre vini che siano l’espressione più autentica di questa terra.

I contadini sanno che il bene più prezioso è la terra, da rispettare e preservare per i nostri figli così come ci è stata consegnata dai nostri padri. Per questo, da sempre abbiamo scelto metodi di coltivazione biologici e poi biodinamici, riducendo a zero l’utilizzo di prodotti chimici e ricercando il massimo equilibrio tra la vigna, il suolo e l’ambiente circostante.

In questa valle magica, da sempre culla di una viticoltura di qualità, la tradizione è un’energia silenziosa che dà forza ai vignaioli di generazione in generazione. E nella nostra moderna cantina c’è tutto il pensiero dei nostri padri che la vollero così, consapevoli che il lavoro del vignaiolo si muove fra tradizione e innovazione.

Pisoni

Siamo nati in campagna, fra le vigne e gli alberi da frutto. Siamo cresciuti a Pergolese all’interno di una storia contadina secolare: una storia di lavoro e fatica, ma anche di amore per un territorio meraviglioso e di passione per un mestiere nobile e antico come quello del vignaiolo.

azienda agricola Pisoni

Facciamo vino da oltre trent’anni, ma viviamo ogni vendemmia con l’emozione di ragazzini.

Abbiamo la fortuna di vivere in un territorio speciale, dove la vite ha trovato il suo habitat ideale: noi dobbiamo essere in grado di accompagnarla nella sua crescita, stagione dopo stagione, fino al momento della vendemmia, un rito collettivo che coinvolge tutta la famiglia e che ripaga della fatica di un anno di lavoro.

Stefano e Marco Pisoni

Lago di Cavedine Pisoni
suolo vite

Perché il suolo è importante per il vino? Una guida completa

Sembra che i diversi tipi di suolo, per la coltivazione della vite, siano solo un’ossessione di sommelier e addetti ai lavori. Invece è una componente chiave del terroir. Ma davvero il tema non fa breccia nel cuore degli appassionati di vino? Ci proviamo, con una guida semplice e completa.

Come si fa a raccontare il fascino dei diversi suoli, che giocano un ruolo di protagonisti e determinano le qualità del vino che ci troviamo nel bicchiere?

1. Partiamo da qui: come si comporta la vite?

La vite è molto esigente con il clima, ma ha un’adattabilità straordinaria ai diversi tipi di suoli. Detto questo, ha le sue preferenze anche per il terreno.

2. Quali sono i suoli meno indicati per la coltivazione della vite?

La vite non ama i suoli fertili, che danno vini poco fini e scarsamente inclini all’invecchiamento.

E poi dà risultati meno buoni nei suoli soffici, umidi e salati (e qui emergono ricordi liceali di Ulisse che cerca di farsi passare per pazzo gettando sale sul campo).

3. Quali sono i suoli migliori per la coltivazione della vite?

I suoli poveri e ben drenati sono i migliori per il vino. Il concetto è: meno acqua, più concentrazione di sapori nell’uva e nel bicchiere. Un esempio? I suoli chiamati “Grave”, che sono ciottolosi e determinano quindi una povertà di acqua per la vite permettono di contenere la crescita dell’uva e quindi di concentrare zuccheri e aromi.

E poi le zone collinari sono ottime per la viticoltura di qualità. Per varie ragioni, qui ci interessa l’ottimo drenaggio dovuto alla pendenza del terreno.

4. Lo stesso vitigno dà risultati diversi in base ai vari suoli?

Sì, in terreni diversi lo stesso vitigno dà vini diversi. Si pensi solo al Nebbiolo, al quale abbiamo dedicato una selezione disegnata dal sommelier Nicola Bonera. Abbiamo scoperto il Nebbiolo delle Langhe, mentre altri vini originano dalla stessa uva nel vercellese (Gattinara e Bramaterra), nel biellese (Lessona), nel novarese (Fara, Sizzano, Ghemme), nel torinese (Carema), in Valle d’Aosta (Donnaz e l’Arnad-Monjovet), fino al Valtellina Superiore con le sue vigne eroiche.

5. Le diverse uve hanno preferenze di suolo?

Alcuni vitigni si adattano moltissimo ai diversi suoli, ma la maggior parte in alcune specifiche condizioni dà il meglio di sé. Ecco alcuni esempi:

L’Albana predilige terreni collinari, argillosi, di medio-bassa fertilità.

L’Aleatico ama terreni collinari e sciolti.

L’Arneis predilige suoli leggeri (sabbiosi).

La Barbera si esprime bene in terreni argillosi, di media o scarsa fertilità.

Il Cabernet franc ama i suoli collinari argillosi, ciottolosi.

Il Cabernet sauvignon predilige terreni argillogi non molto fertili.

La Corvina predilige terreni alluvionali.

Il Carmenère ama i terreni sciolti, con poca argilla, ciottolosi.

La Durella ama suoli calcareo-argilloso, in collina.

L’Erbaluce cresce in terreni di sabbia argillosa e ciottoli.

La Freisa predilige terreni calcarei.

La Garganega predilige terreni fertili e sciolti.

Il Grechetto di Orvieto predilige terreni collinari, di media fertilità e argillosi.

Il Gewürztraminer si esprime al meglio in suoli basaltici.

Il Grignolino dà il meglio di sé su suoli asciutti e sabbiosi, con tessitura sottile, a non meno di 300 metri di altitudine.

Il Groppello ama terreni sciolti, in collina non oltre i 300 metri, ben esposti.

Il vitigno Marsanne predilige terreni non troppo ricchi e umidi.

La Malvasia nera predilige terreni di medio impasto, anche fertili, non eccessivamente calcarei.

La Malvasia di Sardegna cresce bene in terreni calcareo-silicei.

Il vitigno Monica sta bene su suoli calcareo-silicei o calcareo-argillosi, non umidi e fertili.

Il Montepulciano ama terreni di medio impasto, profondi, ben esposti.

Il Moscato bianco predilige il suolo di marna calcarea.

Il Moscato di Scanzo ama suoli magri e ricchi di scheletro.

Il Müller Thurgau predilige terreni collinari, non troppo siccitosi, fertili e non calcarei.

Il Negroamaro preferisce terreni calcareo-argillosi.

Il Pinot bianco predilige terreni con bassa quantità di calcare attivo.

Il Pinot nero predilige suoli di scarsa fertilità, calcarei o argilloso-calcarei.

Il Raboso del Piave predilige terreni alluvionali o sassoso-alluvionali.

Il Raboso veronese predilige suoli ciottolosi, alluvionali, sabbioso-limosi, in pianura.

La Ribolla gialla predilige zone collinari, scarsamente fertili.

Il Riesling ama l’ardesia (una roccia dura e scura che cattura il calore).

Il Sylvaner verde ama i terreni acidi, leggeri e ciottolosi.

Il Teroldego ama i terreni molto drenanti.

Il Torbato predilige terreni siliceo-argillosi.

Il Trebbiano di Abruzzo predilige terreni collinari, argillosi.

Il Trebbiano romagnolo predilige terreni freschi, fertili, di limitata siccità estiva.

I terreni preferiti del Traminer aromatico sono quelli con buona dotazione idrica e minerale.

Il Verdicchio si esprime bene in terreni calcareo-argillosi.

Il Verduzzo friulano predilige terreni collinari ben esposti, scarsamente fertili.

La Vernaccia di Oristano predilige terreni alluvionali, di buona fertilità.

Anche per questa ragione, i disciplinari (cioè le regole che definiscono come si debbano fare i vini DOC e DOCG) precisano la natura dei suoli necessaria per far rientrare il vino all’interno della denominazione. Alcuni esempi:

Per Asti e Moscato d’Asti il suolo deve essere calcareo o calcareo-argilloso.

Per Barolo e Barbaresco il suolo deve essere argilloso-calcareo.

Il Chianti richiede substrati arenacei, calcareo-marnosi, da scisti-argillosi e da sabbia.

Il Franciacorta richiede suoli sciolti, ciottolosi e ghiaiosi.

Il Valtellina Superiore richiede un suolo declive e breccioso.

6. Altre curiosità sui suoli

I suoli sabbiosi non sono attaccati dalla fillossera, così come quelli tufacei di origine vulcanica.

vini delle sabbie
Un suolo sabbioso, nella denominazione DOC Bosco Eliceo

La tipologia di suolo si interseca con l’esposizione delle vigne: l’esposizione più adatta è quella che consente buon soleggiamento e luminosità (sud o sud ovest).

Ma per andare più a fondo dei vari suoli, sono 3 gli aspetti chiave: chimica, fisica e storia geologica. Ancora ricordi liceali…

1️⃣CHIMICA

Qual è la componente più diffusa nei terreni vitati?

Il calcare (carbonato di calcio) è praticamente in tutti i suoli. Seguono marne, scisti e argille.

In che modo la tipologia di suolo influenza il vino?

?Un suolo calcareo-marnoso tende a offrire uve dai profumi intensi, buona struttura, ricchezza di alcol e grado zuccherino, poca acidità.

?Un suolo calcareo-argilloso è più propenso alla coltivazione uve a bacca nera, dà vini di colore intenso, ricchi di corpo, complessità, acidità e longevità. Danno vini di grande qualità e sono la maggior parte in Italia.

?Un suolo calcareo-sabbioso regala vini delicati e leggeri, con profumi fini, buona acidità, piacevoli ma non sempre predisposti all’invecchiamento (abbiamo dedicato una selezione a questo tema, creata dal sommelier Luisito Perrazzo).

?Ottimi sono anche i terreni marnoso-ferruginosi, cioè le terre rosse.

?Dai suoli acidi (pH basso) si ottengono vini sapidi e di buona freschezza, non di grande struttura. Quanto ai suoli basici (pH alto, superiore a 7), sono la maggioranza.

2️⃣FISICA

Cos’è la tessitura del suolo?

È un altro fattore importante, questa volta fisico, che indica la granulometria delle particelle di suolo.

Dalle più grandi alle più piccole abbiamo: sabbia, limo, argilla (che insieme formano la “terra fine”), insieme a particelle di diametro superiore a 2 millimetri, nel loro insieme chiamate scheletro.

Come fa, la tessitura del suolo, a influenzare la viticoltura?

?La prevalenza assoluta delle particelle più grosse (sabbia) può rendere il suolo troppo sciolto e quindi non consentire alla vite di trattenere i minerali. Ma se le percentuali sono bilanciate, attorno alla sabbia si dispongono le altre particelle.

?La prevalenza delle particelle più piccole (argilla) favorisce la compattezza del suolo e assorbe l’acqua, rendendo difficile il drenaggio. Anche qui dipende dalle percentuali: se l’argilla non è troppo abbondante, trattiene i nutrienti ma non impedisce l’ossigenazione delle radici.

?Il limo ha caratteristiche intermedie tra sabbia e argilla.

?Ciottoli e pietre non hanno funzioni agronomiche, ma rendono il terreno permeabile e la vita del vignaiolo difficile impedendo l’uso dei mezzi meccanici.

Qual è la migliore tessitura del suolo per la coltivazione della vite?

Il suolo in genere non ha una tessitura soltanto, ma diverse percentuali di particelle di sabbia, limo, argilla. Idealmente, i suoli migliori sono quelli di “medio impasto”.

3️⃣STORIA

La diversa origine del suolo, in termini di storia geologica, influenza il vino?

Certo che sì. Vini che crescono su terreni che hanno una particolare storia geologica, nel bicchiere regalano sfumature aromatiche diverse.

Quali sono i principali suoli quindi?

I suoli fluviali, alluvionali, di origine sedimentaria, glaciale. E i mitici terreni di origine vulcanica, che regalano al vino sfumature uniche, che abbiamo scoperto nella nostra selezione di febbraio.

fare il vin brulé

Come si fa il vin brulé?

Che curi il raffreddore o semplicemente riscaldi in una fredda giornata, il vin brulé è un must dell’inverno. E chi ha detto che non si può fare e offrire anche a casa? Ecco una breve storia la ricetta del vin brulé.

L’immagine del vin brulé si accompagna a quella degli amici, dei mercatini, delle vacanze invernali, della neve. Anche per questo il vin brulé si associa a sensazioni che scaldano il cuore.

Ecco una breve storia e una ricetta, perché il vin brulé si può fare a casa, con tanti ingredienti quanti la fantasia lo consente.

Cos’è il vin brulé?

È una bevanda calda a base di vino, speziata e aromatizzata. Viene offerto in inverno per far fronte al freddo.

Da dove deriva il nome vin brulé?

Vin brulé deriva dal francese Ça brûle, che significa “Brucia”. Oggi, in Francia, il vin brulé si chiama vin chaud, in Germania Glühwein, in UK e Stati Uniti mulled o spiced wine.

Quando si è iniziato a bere il vin brulé?

Il vino aromatizzato si beve sin dall’antichità, sicuramente dai Greci e dai Romani che addolcivano il vino con zucchero e lo aromatizzavano con pepe, zafferano, datteri, timo, altre erbe e spezie. E lo bevevano freddo.

In epoca moderna la tradizione di bere il vino aromatizzato – questa volta caldo – è molto nordica, tipica di paesi freddi come Svezia, Germania, Gran Bretagna.

Ovviamente si beve tantissimo anche in Italia, soprattutto al Nord e soprattutto in Trentino Alto Adige.

Il vin brulé è alcolico?

Quanto è alcolico il vin brulé dipende dalla durata e dalla temperatura della cottura, durante la quale l’alcol tende a evaporare. Nella tradizione italiana il vin brulé perde la maggior parte della sua gradazione alcolica, mentre nella tradizione anglosassone (UK e US) il mulled wine viene corretto aggiungendo altro vino, brandy o altri alcolici.

Con quale vino si prepara il vin brulé?

La premessa è che la qualità del vino di partenza si riflette nel prodotto finale. La scelta della tipologia è chiaramente liberissima, e il territorio la fa da padrona. In Veneto il vin brulé si prepara con Cabernet Sauvignon ma molto anche con i bianchi Chardonnay, Sauvignon Blanc e Pinot Bianco. In Romagna viene molto usato il Sangiovese, il Lambrusco in Emilia. In Alto Adige sono molto adottati Schiava e Pinot Nero. In Piemonte: Nebbiolo o Barbera.

A cosa si abbina il vin brulé?

La regola aurea degli abbinamenti è sempre la stessa: il vino dolce si abbina ai dolci. Con il vin brulé abbinate pasticceria secca, dolci di qualunque tipo, anche a base di cioccolato, caldarroste…

Come si fa il vin brulé?

Normalmente si usa il vino rosso ma è sempre possibile anche usare il vino bianco, specialmente adottato nell’area alpina.

?Mettere il vino a scaldare.

?Aggiungere zucchero di canna e spezie a piacere (bastoncini di cannella, chiodi di garofano, anice stellato, noce moscata, anice, cardamomo…).

?A piacere aggiungere scorze di limone, qualche spicchio di mandarino o di arancia, fette di mela, alloro… Il tutto idealmente di produzione biologica.

⏰Togliere dal fuoco dopo 5-10 minuti.

?Avvicinare un fiammifero al vino caldo, così la superficie comincerà a fiammeggiare permettendo l’evaporazione dell’alcol. E farà scena.

Filtrare e servire caldo.

vin brulé
calorie bicchiere vino

Quante calorie ha un bicchiere di vino?

Da tempo immemorabile il vino fa parte dell’alimentazione quotidiana dell’uomo, così come della sua cultura e dei suoi riti. Oggi però il vino non è più considerato un alimento vero e proprio, come era per i nostri nonni. Ma ha comunque un apporto calorico. Ecco quindi una semplice guida per chi vuole avere consapevolezza di quante calorie ha un bicchiere della sua sacra bevanda.

In fondo, per sapere quante calorie ha un bicchiere di vino basta fare un semplice calcolo matematico. Per il quanto assumerne vale invece sempre il buon senso, mentre su come coniugare il piacere impareggiabile del vino con la linea e con la salute vi rimandiamo ai pezzi specifici.

Perché il vino apporta calorie?

Il vino è una sostanza che deriva dalla fermentazione degli zuccheri presenti nell’uva, che diventano alcol. L’alcol sviluppa circa 7 calorie per grammo. Le calorie realizzate vengono disperse sotto forma di calore.

Il vino dà un apporto di nutrienti?

No. Il vino non è in grado di soddisfare le funzioni dei nutrienti classici: apporta sali minerali ma vitamine e proteine sono presenti in scarsa quantità.

Come smaltire le calorie di un bicchiere di vino?

Se assunto in eccesso rispetto alle proprie esigenze energetiche, che variano tanto da persona a persona, l’effetto ingrassante del vino è inevitabile. La buona notizia è che basta mezz’ora di sport per smaltire un bicchiere di vino, 15 minuti nel caso del nuoto. Sport, non passeggiate.

Da cosa dipendono le calorie del vino?

Le calorie del vino dipendono dalla sua gradazione alcolica e, nel caso dei vini dolci anche dalla presenza dello zucchero.

Quante calorie ha un bicchiere di vino?

PREMESSA:

La gradazione alcolica indicata in etichetta (% vol.) ci dice quanti millilitri di alcol ci sono in 100 millilitri di vino.

Facendo riferimento a un bicchiere da 150 ml:

?un bicchiere di vino rosso secco (di grado alcolico 14-15% vol.) ha in media dalle 110 alle 120 Kcal;

?un bicchiere di vino secco bianco (di grado alcolico 11-12% vol.) ha in media dalle 90 alle 100 Kcal;

?un bicchiere di spumante (di grado alcolico 10-12% vol.) ha in media dalle 120 alle 150 Kcal, un po’ di più dei vini secchi perché può esserci un residuo zuccherino.

Come calcolare le calorie di un bicchiere di vino?

Per calcolare il contenuto di calorie di un bicchiere di vino nello specifico di una bottiglia basta applicare la regola dell’unità alcolica:

1. prendi la gradazione indicata in etichetta (volume %);

2. moltiplicala per 0,8 (che è il peso specifico dell’alcol);

3. moltiplica il risultato per 7 (che sono le kcal per grammo).

Il risultato dà il numero di calorie per 100 ml di vino. Attenzione: è meno di un bicchiere standard.

È un calcolo preciso al millimetro, questo?

No, perché non viene considerato il fruttosio dell’eventuale residuo zuccherino – che è vera e propria componente zuccherina nel caso dei vini dolci – ma dà già indicazioni importanti.

Questi, i numeri. Il resto è magia.