vini beverini

Le selezioni di agosto – vini beverini

WINE BOX DI AGOSTO: VINI BEVERINI

vini beverini

Tappa #41

guidata dal sommelier Gianluca Musetti

Vini beverini

Azienda Agricola Casalvento, Cerreto Guidi (FI)

L’azienda Agricola Casalvento è proprietaria di di 330 ettari fertili di terreno, di cui un terzo coltivato a vite, sulle meravigliose colline fiorentine in località Cerreto Guidi, a 40 km da Firenze: un territorio ad alto potenziale vitivinicolo.

La famiglia Baronti da due generazioni gestisce l’azienda e cerca di raccontare, attraverso i suoi vini, il territorio collinare su cui sono collocati i vigneti.

L’estensione dell’azienda è tale da garantire l’ambiente ideale per la coltivazione di differenti vitigni. Protagonista è il Sangiovese, al quale si affiancano Merlot, Syrah, Cannaiolo e Trebbiano.

La cantina è stata progettata in modo da poter tenere sotto controllo tanti importanti fattori: la umidità, temperatura, illuminazione, per garantire la migliore conservazione.

Nei vini dell’azienda si riesce sempre a ritrovare l’anima un po’ rustica toscana, affiancata da eleganza e pulizia nel bicchiere.

 

Azienda Agricola Menegotti, Villafranca di Verona (VR)

Vera “chicca” del panorama Veneto l’Azienda Agricola Menegotti è situata tra le colline moreniche del Garda.

Dalla fine degli anni Novanta a oggi l’azienda viene rappresentata da Andrea e Antonio Menegotti, nipoti di Antonio dal quale tutto è partito negli anni ’50. La maggior parte dei 30ha di vigneto, con sistemi di allevamento guyot e cordone speronato, sono situati nella zona più alta e soleggiata del monte Mamaor, che gode della protezione dell’arco alpino a nord e l’influenza delle acque miti del lago a sud, che creano un microclima ideale perché i vigneti esprimano al meglio le loro caratteristiche. 

L’azienda produce Custoza, Bardolino, Bardolino chiaretto e spumanti.

Per la produzione di questi vini Andrea e Antonio non hanno mai tagliato i ponti con il passato, applicando con perseveranza e impegno costante i metodi dei loro predecessori. La raccolta viene sempre eseguita a mano in modo da poter selezionare meglio le uve, elemento fondamentale per permettere l’espressione di questo angolo territorio così ricco di suggestioni.

Tenuta Alcide, Lucca

Situata nella località Tre Cancelli a Lucca, confinante con la fattoria Sardi Giustiniani già proposta in una nostra selezione, la Tenuta Alcide è una piccola azienda che vanta poco più di 1 ettaro di vigna, piantata agli inizi degli anni ’60.

L’azienda viene oggi gestita da Mimmo Tosi, che ha preso le redini dopo la scomparsa del padre che aveva avviato la commercializzazione del vino in azienda. La vigna è situata su un terreno prevalentemente argillo-sabbioso, con presenza di arenaria.

Coltivano sia uve a bacca rossa (nel 65% della vigna) come Sangiovese e Cabernet, sia uve a bacca bianca (per il restante 35%) come vermentino e trebbiano, oltre ad una piccola presenza di varietà locali.

La presenza di uve internazionali in questa zona è dovuta alla vicinanza con la Via Francigena, che ha storicamente favorito il commercio con la Francia, assieme alla necessità di ricercare l’aromaticità nei vini in modo da avvicinarsi al gusto francese.

L’azienda produce al momento due etichette: il Mega G rosso (sangiovese e cabernet) e il Mega G bianco (vermentino e trebbiano). La sigla Mega G? Sono le iniziali dei figli e dei nipoti di Mimmo, ai quali ha voluto rendere omaggio.

Tenuta La Bollina, Serravalle Scrivia (AL)

Collocata all’interno del Parco Nazionale dei Neirone, a Gavi, storico comprensorio sociale dedicato alla produzione del Gavi DOCG, e residenza dei Marchesi Figari di Genova, l’azienda si estende per 120 ha (di cui 28 vitati) in un paesaggio fatto di dolci declivi, vigne selezionate e boschi di castagno. All’interno del Parco è vietato per legge l’utilizzo di diserbanti, quindi il vino viene prodotto nella maniera più naturale possibile.

I soci vivono all’interno della tenuta per poter essere ancora più a contatto con la loro terra e per agire sui bisogni della vigna.

La tenuta promuove lo sviluppo del territorio ospitando mensilmente un mercato per gli agricoltori della zona dove è possibile acquistare formaggi, salumi e pasta. Mentre il loro vino in queste occasioni viene messo a disposizione per i gruppi di acquisto solidale.

Coltivano Cortese, Chardonnay, Nebbiolo, Barbera e Pinot Grigio che vengono utilizzati sia per la produzione di vini fermi sia per gli spumanti.

BOX ENTUSIASTA

Bianco Beneficio, Tenuta La Bollina

Vino bianco ottenuto da uve chardonnay che subiscono una breve macerazione sulle bucce. Alla vista si presenta con un colore giallo dorato. Contraddistinto da un naso persistente, con note di acacia, pesca matura e pera.

In bocca il vino si distingue per una presente parte minerale, la bella freschezza e le note di miele di castagno e pesca sciroppata. Un vino dall’aroma presente, ma non invadente che invita a essere scoperto bicchiere dopo bicchiere: non stanca mai. È indubbiamente un vino di buon corpo, accompagnato anche da un’ottima persistenza al palato, ma la bevibilità è ottima, dovuta anche all’affinamento in acciaio.

Ottimo in abbinamento a formaggi di media stagionatura, ma anche a primi di pasta con condimenti delicati, a base di pesce o verdure. Servire a 10° C.

Chianti, Azienda Agricola Casalvento

Vino prodotto con maggioranza di uve sangiovese (80%) assieme a merlot, canaiolo e malvasia per il restante 20%. Vinificazione e affinamento in acciaio.

Espressione pura e veritiera delle colline fiorentine, dove il sangiovese la fa da padrone. Domina nel bicchiere con la sua tensione e acidità, accompagnata dalle complessità del Merlot.

Un vino che è il risultato del connubio tra rusticità toscana ed eleganza, per un risultato accattivante. Un tannino mai sgarbato, in un palato pervaso da delicati aromi di more. Dal colore rosso brillante con note di frutta rossa matura al naso.

Perfetto con la fiorentina oppure con carni grigliate, dove la salivazione prodotta dalla masticazione viene perfettamente bilanciata da un tannino preciso e il sapore non viene mai coperto grazie alla freschezza del sangiovese. Servire a 16° C.

 

Rosè Biancospino, Azienda Agricola Menegotti

Vino ottenuto da uve chardonnay (40%), garganega (40%) e corvina (20%). Rifermentazione naturale in bottiglia con 6 mesi di permanenza sui lieviti. Di colore rosato brillante, che al naso riporta a fiori a petalo bianco.

La freschezza in bocca è accompagnata da gentili aromi di frutti di bosco e note speziate.

Pulito e senza sbavature, si resta ammaliati dalla compulsiva beva che lo caratterizza. L’acidità è perfettamente ben calibrata.

Un vino versatile che può spaziare da un antipasto di salumi, di cui regge la struttura e la grassezza per la sua leggera sapidità finale. Perfetto anche come accompagnamento per crostacei o pesci di fondale. Servire a 8-10° C.

 

BOX ESPERTO

Mega G Rosso, Tenuta Alcide

Vino ottenuto da uve sangiovese (35%), cabernet sauvignon (50%) e altre varietà locali a saldo. Vinificazione e affinamento in cemento.

Un rosso che esprime al meglio la tipicità delle colline lucchesi, con la freschezza del sangiovese accompagnata dall’aromaticità dei vitigni internazionali.

Vino molto ben bilanciato, dove l’animo toscano del sangiovese, se pur presente in percentuale minore, non viene sovrastato dal cabernet, ma trovano un giusto equilibrio tra di loro, in un vino che non risulta mai stancante al palato.

Di colore rosso rubino, con note al naso di frutti rossi, sottobosco ed erbe aromatiche. In bocca un tannino molto vellutato accompagnato da una discreta acidità e straordinaria bevibilità, con leggeri aromi di mirtillo.

Un vino comunque di ottima struttura e corpo che accompagna perfettamente carni a lunga cottura come una guancia brasata o maialino cotto a bassa temperatura. Servire a 14° C.

Menegotti Extra Brut, Azienda Agricola Menegotti

Metodo Classico ottenuto da uve 100% Garganega, con 36 mesi di sosta sui lieviti.

Questa bollicina riesce, grazie alla permanenza sui lieviti, ad avere una complessa struttura organolettica. Le note tipiche della garganega riescono a evolversi per raggiungere un aroma intenso di frutta fresca appena raccolta, lasciando spazio a un finale lungo e sapido.

Fine perlage, di color giallo paglierino con sfumature dorate al naso presenta note leggermente agrumate e di crosta di pane.

Un vino che rappresenta al meglio e in modo naturale la bellissima porzione delle colline moreniche da cui proviene.

Vino adatto a primi piatti a base di pesce o a pesce alla griglia, ma che trova uno sbocco inedito nei dessert con pasta frolla. Servire a 6° C.

Bollina Brut Blanc de Blancs, Tenuta La Bollina

Questo Metodo Classico, che fa 36 mesi sui lieviti, è ottenuto chardonnay in purezza: rappresenta il volto dello chardonnay piemontese.

Prima fermentazione in acciaio, la seconda in bottiglia secondo le regole del metodo classico.

All’occhio si presenta con un color giallo paglierino, al naso sorprendono le note di lime, erbe aromatiche e frutto a polpa gialla.

La lunga sosta sui lieviti permette allo chardonnay di regalare al palato aromi ricchi, avvolgenti ed intensi con un finale sapido e di grande freschezza. Una bolla fine ed elegante, che facilita la beva.

Un vino molto versatile sugli abbinamenti, in grado di accompagnare formaggi freschi, pesce crudo o affumicato, ma perfetto anche per un grande aperitivo. Servire a 6° C.

Riesling Germania

Quello che c’è da sapere sui vini tedeschi

La considerazione che meritano i vini tedeschi è superiore a quella che diamo loro. La maturazione stessa delle uve è una vera sfida a questa latitudine. Queste limitazioni diventano risorse preziose nelle aree dove si realizzano le condizioni perfette, il che consente alla Germania di raggiungere straordinarie vette qualitative. La bassa gradazione alcolica dei vini tedeschi li rende più facilmente approcciabili, mentre l’acidità li fa adatti all’invecchiamento. Ma vediamo quello che c’è da sapere sui vini tedeschi.

Lo facciamo in pochi e semplici punti.

Storia della viticoltura in Germania

La vite si coltiva in Germania dall’invasione dei Romani in poi e si attesta sin dall’antichità lungo il corso della Mosella e sulla riva sinistra del Reno. A metà Ottocento la viticoltura era così importante in queste zone che vengono istituite varie scuole di enologia.

La viticoltura tedesca oggi

La coltivazione della vite avviene nella Germania centrale e del Sud Ovest; prevalentemente lungo il corso del Reno e i suoi affluenti, e lungo la Mosella.

Coltivare la vite così a Nord è difficile ma è possibile grazie alle correnti calde che arrivano dall’Atlantico. Il clima fresco contribuisce a far maturare lentamente le uve, consentendo la formazione di estratto e di sostanze aromatiche e, soprattutto, inducendo loro una notevole acidità, la principale caratteristica dei vini tedeschi.

I vitigni della Germania

75% dei vitigni tedeschi è a bacca bianca. Su tutti, il Riesling renano (in particolare nella Mosella e nel Rheingau) si esprime a livelli qualitativi altissimi. Si tratta di un’uva che matura tardi, resistente al freddo dell’autunno, durante il quale sviluppa molto zucchero e si arricchisce di acidità. Tutto questo determina delicatezza e sensazioni fruttate (quando il vino è giovane) mentre con il tempo si sviluppano sentori speziati e di idrocarburi.

Altri vitigni importanti tedeschi sono Sylvaner, Spätburgunder (Pinot nero), Portugieser, Dornfelder e Trollinger a bacca rossa; Müller-Thurgau, Kerner, Bacchus e Ruländer (Pinot grigio) a bacca bianca.

La classificazione dei vini tedeschi

È regolamentata da una legge del 1971, perfezionata nel 1994

Queste, le tipologie

1. Vini da tavola

divisi inTafelwein (a loro volta provenienti da uve interamente prodotte in Germania o importato da altri paesi dell’Unione Europea)

e Landwein, vini regionali

2. Vini di qualità, divisi in

2.1 Vini di qualità da regione determinata (Qualitätswein bestimmter Anbaugebiete o QbA)

2.2 Vini di qualità con predicato (Qualitätswein mit Prädikat o QmP)

Ma la classificazione dei vini tedeschi si basa anche su parametri legati al grado di maturazione delle uve. E quindi i Prädikatswein si dividono in

1. Sekt: spumanti di qualità, da uve non particolarmente mature

2. Kabinett: vini leggeri, poco alcolici, secchi

3. Spätlese: vini più intensi e strutturati, secchi o abboccati da uve vendemmiate tardivamente

4. Auslese: vini prodotti solo nelle migliori annate, da uve molto mature e selezionate

5. Beerenauslese: vini prodotti da uve attaccate dalla muffa nobile (Botrytis Cinerea), i cui acini sono selezionati a mano

6. Trockenbeerenauslese: vini prodotti solo nelle migliori annate, con uve appassite selezionate e attaccate dalla muffa nobile

7. Eiswein: vini da uve ghiacciate

I distretti vinicoli della Germania e i relativi vitigni

Sono 13 le regioni di produzione di vino di qualità in Germania.

distretti vino tedesco

Pfalz

Una zona di 80 km che ospita la maggior parte dei vigneti tedeschi, il cui asse principale è dato dal fiume Reno. Il vitigno più diffuso è il Riesling ma trovano spazio anche Weissburgunder, Gewürztraminer, Spätburgunder, Ruländer, Kerner, Müller-Thurgau, Morio-Muscat e Scheurebe.

Ahr

Zona a Sud di Bonn, dove si producono vini bianchi secchi e rossi fruttati. I principali vitigni sono Riesling, Müller-Thurgau (a bacca bianca), Pinot Nero e Portugieser (a bacca nera).

Mosella-Saar-Ruwer

La zona, nota anche solo come Mosella, si estende lungo il corso dei tre fiumi. Di grandissimo fascino per il vino, presenta i vigneti più scoscesi di tutta la Germania, che rendono la coltivazione molto difficile. Il successo della Mosella si deve al Riesling, che qui raggiunge vette qualitative altissime, nonché agli Eiswein. Nel mese di giugno, proponiamo due Riesling nella nostra box: la trovi qui.

Nahe

Sorge lungo il corso del fiume Nahe ed è caratterizzata da una grande eterogeneità di suoli (ardesia, quarzite, sabbia, medio impasto alluvionale). Per questo, alcuni vini hanno spiccata acidità, altri sono più morbidi e leggeri, altri molto eleganti. I vitigni coltivati sono Müller-Thurgau, Riesling, Sylvaner.

Rheingau

Una piccola zona a Ovest di Francoforte, la più rappresentativa del bacino del Reno. I terreni qui sono ricchi di argilla, quarzite e marna (simili a quelli della Borgogna). Il Riesling costituisce l’80% delle uve coltivate.

Rheinhessen

A Sud di Rheingau, è la regione del vino tedesca più estesa. Situata lungo il corso del Reno, produce soprattutto Sylvaner ma anche Kerner, Bacchus, Müller-Thurgau.

Mittelrhein

Zona a Nord, vicino a Bonn e lungo il corso del Reno, con i vigneti coltivati a terrazze. Il paesaggio lungo il Reno è tutelato dall’Unesco. Le vigne stanno su terrazzamenti e il terreno è tendenzialmente argilloso con ardesia. I vini bianchi prodotti sono ottenuti principalmente da Müller-Thurgau, ma si producono anche Riesling e spumanti Sekt.

Franken

Una zona posta lungo le anse del fiume Meno. I vitigni più coltivati sono Müller-Thurgau e Sylvaner, assieme al Riesling (che qui tuttavia fatica a maturare per via del clima continentale).

Württemberg

Le vigne, qui, si trovano lungo le rive del fiume Necktar. Sebbene sia coltivato anche il Riesling, la zona è più vocata per i vitigni a bacca rossa quali il Trollinger, Portugieser e Spätburgunder.

Sassonia-Saale-Unstrut

Il distretto vinicolo più a Nord della Germania, centro di una delle aree del vino tedesche più antiche. Le varietà più coltivate sono Müller-Thurgau, Sylvaner e Pinot Bianco, per vini leggeri e morbidi, da bere giovani.

Sachsen

Il distretto del vino più a Ovest in Germania, situato lungo le rive del fiume Elba. Qui si produce il Meissnerwein, un vino secco molto particolare, dal bouquet molto pronunciato. Vitigno coltivati sono Riesling e Müller-Thurgau, ma anche Elbling e Auxerrois.

Hessiche Bergstrasse

Il più piccolo distretto della Germania, caratterizzato da suoli basaltici su cui si coltivano Riesling, Müller-Thurgau e Pinot Grigio. I vini sono aromatici, ricchi e strutturati.

Baden

La zona più a Sud in Germania, posta lungo il lato destro del Reno. Il Müller-Thurgau predomina assieme al Sylvaner. In quest’area si produce anche un popolare rosato, il Weissherbst.

Nel mese di giugno, in occasione degli Europei di calcio, proponiamo per la prima volta una box anche con vini tedeschi. Scopri la selezione ⤵️

viti Germania
Pasini San Giovanni

Pasini San Giovanni – Lombardia

Per noi parlare dell’azienda significa raccontare la nostra famiglia. La storia ha inizio nel 1940, a Brescia, quando i nostri nonni, Amelia e Andrea Pasini, aprono un’osteria con vendita di vino e poco dopo una piccola cantina. Oggi, tre generazioni più tardi, la Pasini San Giovanni è una moderna azienda vitivinicola gestita con lo stesso spirito e la stessa passione da noi cugini.

Le nostre uve crescono sulle rive bresciane del Lago di Garda. Coltiviamo principalmente due vitigni autoctoni, che studiamo e impariamo a conoscere e valorizzare sempre di più: la Turbiana in Lugana e il Groppello in Valtènesi. La Turbiana ci consente di produrre vini bianchi ricchi di sfumature e vitalità, mentre il Groppello, raro, fragile e prezioso è in grado di trasportare l’equilibrio essenziale della sua terra in vini rossi e rosa fini ed eleganti.

La nostra filosofia è “un vino è buono se viene da una terra buona”. Per questo, alla Pasini San Giovanni crediamo nella biodiversità come via più naturale per tenere in equilibrio i terreni e per promuovere un ambiente armonico e sano: dal 2009 abbiamo ridotto la nostra impronta carbonica e lavoriamo al più basso impatto ambientale possibile. Siamo certificati bio da oltre 5 anni e per noi questo ha un grande significato.

Le parole chiave della nostra azienda? Famiglia, studio, sostenibilità. Tutti elementi che ci auguriamo possiate ritrovare nei nostri vini.

Laura, Sara, Luca e Paolo Pasini

vini del sale

Vini di sale

Tappa #37

La tappa #37 di Sommelier Wine Box (aprile 2021, guidata dal sommelier Gabriele Scalici) è stata all’insegna dei “vini del sale”.

Chi vuole toccare il cuore del vino non può non toccarne uno degli aspetti chiave: la sapidità. Negli anni il gusto globale ha incensato altre peculiarità, dal tannino al titolo alcolometrico. Ma la sapidità giocherà sempre un ruolo fondamentale nell’esperienza degustativa, specie nei vini destinati ad accompagnare un buon pasto.

Cos’è la sapidità, in un vino? E perché crediamo di percepirla? Tralasciando la fredda spiegazione fisica, che parla di metalli, di anioni di acidi organici e inorganici, la sapidità nel vino è data dalla presenza di sostanze minerali, che variano in funzione delle caratteristiche del terreno, del clima, la vicinanza del mare o a un corso d’acqua. Le pratiche di cantina, l’affinamento e la conservazione influiscono ulteriormente: si può facilmente comprendere quanto la sapidità riveli del vino che abbiamo nel calice, senza dimenticare che spesso è proprio la sensazione minerale, insieme all’acidità, a generare la voglia – a volte irrefrenabile – di bere ancora un sorso, e poi un altro, e un altro ancora. 

Abbiamo deciso di proporre “vini di sale” per confrontare vini diversi da diversi territori, accomunati da precise sensazioni saline, la cui gradevolezza indica in modo chiaro, come il nord in una bussola, la qualità di quello che stiamo bevendo.

Le cantine proposte sono: Giannitessari, Fabio Ferracane e Monti Cecubi.

Cristina e Gelmino Le Battistelle

Le Battistelle – Veneto

Le Battistelle è una piccola realtà agricola a conduzione familiare nel cuore del Soave Classico, (Classico indica la zona storica limitata alle sole colline dei comuni di Soave e Monteforte D’Alpone), in provincia di Verona.

La cantina nasce nel 2002 dalla decisione di iniziare a vinificare in proprio le uve che prima venivano conferite alla cantina sociale. Si tratta di 10 ettari suddivisi in tante piccole particelle di vigneto tre i colli di Brognoligo. In particolare, il versante de “Le Battistelle” si trova nella nuova menzione geografica “Brognoligo” e dà il nome alla cantina; mentre il vigneto “Roccolo del Durlo” si trova nella menzione geografica “Carbonare”.

L’unico vitigno utilizzato è l’autoctono Garganega che viene interpreto in diversi vini grazie alla diversità del suolo di origine vulcanica; qui la garganega matura e rivela tutto il suo potenziale regalando vini unici: una combinazione di struttura ed eleganza avvolta da acidità e spiccata mineralità.

La viticoltura è rispettosa della natura: utilizziamo solo le pratiche agronomiche esclusivamente necessarie, limitando l’uso di prodotti fitosanitari con l’obiettivo di proteggere le viti attraverso la difesa integrata, convinti che viticoltura non sia solo coltivare la vigna, ma anche prendersi cura dell’ambiente.

I vigneti sono estremi, certificati “Viticoltura Eroica” poiché situati su pendii ripidi e terrazzamenti, dove la meccanizzazione è impossibile. I vecchi muretti a secco rendono il contesto spettacolare, richiedendo cura costante, fatica e alti costi di manodopera. Patrimonio agricolo riconosciuto dalla FAO patrimonio dell’umanità.

Cristina e Gelmino Dal Bosco

Pasquale cantina Cenatiempo

Cenatiempo – Campania

«Il nostro vino deve esprimere la natura vulcanica e marinara della terra ischitana.» La cantina Cenatiempo è stata fondata a metà Novecento con l’idea di conservare il forte legame con la storia: emblematica è nostra antica cantina, scavata nella collina di Kalimera.

La nostra storia inizia con una piccola cantina sul porto di Ischia dove Francesco Cenatiempo, mio padre, imbottigliava vino sfuso. Nell’immediato dopoguerra, nasce l’esigenza di produrre il proprio vino. Da lì in avanti, la cantina si espande a poco a poco.

Con la morte di mio padre, ho assunto la direzione della cantina, modernizzando la produzione guardando al futuro, ma sempre tenendo saldi l’eredità dei valori del passato.

Il nostro vino si fa in collina. E sul mare. Da sempre la viticoltura nel nostro territorio è una viticoltura di montagna che va dalla costa, a pochi metri sul mare, fino a oltre 600 metri di altitudine. Le vigne ideali sono quelle ospitate su terrazze strette che godono di ottima esposizione. Le parracine, i terrazzamenti che consentono la viticoltura su terreni molto ripidi (ben oltre il 30%), sono la colonna vertebrale del panorama ischitano.

Cenatiempo cantina Ischia

Gestisco questi vigneti e la vinificazione in cantina con cura e passione: intervengo il meno possibile sui mosti, affidandomi al controllo delle temperature di fermentazione e usando i solfiti in quantità appena percettibili. In cantina ho mantenuto le vecchie vasche in cemento per l’affinamento, che alterno con quelle in acciaio.

A chi non ha mai assaggiato un vino Cenatiempo direi che la sua caratteristica è di essere da sempre un vino vulcanico e marinaro. L’identità di Ischia è fatta dalla mineralità del suolo vulcanico, che varia a distanza di pochi chilometri, dalla sapidità di un vino isolano, dai sentori della macchia mediterranea che circonda le viti…

Pasquale Cenatiempo

Cenatiempo cantina Ischia
vini vulcanici

Vini di lava

Tappa #35

La tappa #35 di Sommelier Wine Box (febbraio 2021, guidata dal sommelier Nicola Bettinazzi) è stata all’insegna dei vini di lava.

Da sempre, i vulcani sono elementi mitici. Indicano la via ai marinai, regalano terre fertilissime da coltivare, sono imprevedibili e pericolosi.

Nel corso dei millenni l’attività eruttiva dei vulcani ha disegnato il paesaggio italiano, basti pensare al lago di Bolsena, al Vesuvio, all’Etna…

Oltre a quelli attivi, oggi in Italia alcuni vulcani sono dormienti – cioè potrebbero eruttare in qualunque momento – e altri ancora sono estinti (poco o completamente rimodellati). Tutti sono caratterizzati da terreni molto particolari. I suoli vulcanici, infatti, regalano all’uva caratteristiche uniche, che si ritrovano poi nel bicchiere. I lapilli sono formati da composti di silice, ferro e magnesio: in questo tipo di terreni le vigne affondano le radici, assorbendo così gli “umori” del vulcano. Tutto questo regala ai vini caratteristiche minerali, sapidità, oltre a una piacevole e inconfondibile freschezza.

ECCO I TERRITORI CHE ABBIAMO SCOPERTO IN QUESTA SELEZIONE

Soave, Veneto

Quest’area dei Colli Scaligeri vede colline ricamate da antiche pergole, sostenute da muretti a secco costruiti con le pesanti rocce vulcaniche. Il contesto è di straordinaria spettacolarità e necessita di cura costante. I suoli sono principalmente costituiti da depositi basaltici e da rocce vulcaniche stratificate.

Val di Cembra, Trentino Alto Adige

In Val di Cembra e in Val di Fiemme si allunga la Piattaforma Porfirica Atesina: la più ampia area di porfido in Europa. Si tratta di un vulcano estinto e rimodellato. Qui, le vigne sono coltivate sui terrazzamenti che godono anche dell’esposizione a sud.

Colli Albani, Lazio

Nella denominazione di Olevano Romano si trovano terreni compositi in cui sono presenti calcari bianchi, marne, argilla e materiali di origine vulcanica derivanti dalle fasi esplosive del Vulcano Laziale, che è considerato dormiente.

Ischia, Campania

Per i Romani, Ischia era una terra del vino a tutti gli effetti. Fino alla metà del Novecento, il vino era il cuore pulsante dell’economia dell’isola. Ischia è a tutti gli effetti un vulcano dormiente. In 46 chilometri quadrati di superficie totale nell’isola, molti vigneti sono su terreni con pendenze che vanno ben oltre il 30%. La tecnica dei terrazzamenti con muri a secco (le parracine) realizzati in pietre lavorate a mano (come il tufo verde, che non si trova in nessun altro posto al mondo, o con altri materiali lavici), ha favorito la messa a coltura di zone impervie, che godono di microclimi speciali. I terreni sono ricchissimi di minerali, molto amati dalla vite.

Le cantine proposte sono: Alfio Nicolodi, Marco Antonelli, Le Battistelle, Cenatiempo.

vino bianco

Cosa c’è da sapere sul vino bianco, in 5 punti

Se c’è un momento ideale per degustare i bianchi questo è senza dubbio l’estate. Portano nel bicchiere tutte le gioie della stagione: i profumi di fiori e di frutta, la salinità del mare, la freschezza tanto desiderata… Scopri cosa c’è da sapere sul vino bianco, in 5 punti!

Come si produce il vino bianco e come degustarlo al meglio, in 5 semplici punti.

1. Come si producono i vini bianchi?

Dal momento che i pigmenti sono presenti nelle bucce dell’uva, privando il mosto delle bucce si ottiene vino bianco, anche se l’uva di partenza è a bacca nera. La differenza fondamentale tra vinificazione in rosso e vinificazione in bianco sta nel fatto che durante la fermentazione, nel secondo caso, non c’è contatto tra mosto e vinacce.

2. Quali sono le fasi della vinificazione in bianco?

? Diraspatura (separazione degli acini dei raspi) e pressatura delle vinacce

? Svinatura, cioè la separazione del mosto dalle bucce per ottenere il mosto fiore (senza vinacce)

? Fermentazione del vino fiore in tini di acciaio inox (per affinamenti brevi, per vini giovani e di pronta beva), vasche di cemento (rivestite in vetroresina) o legno (barrique, tonneau, caratelli o botti)

? Imbottigliamento

3. Qual è la temperatura ideale di servizio dei vini bianchi?

I vini bianchi si servono con temperatura più bassa rispetto ai rossi, e generalmente è compresa fra i 10° e i 12° C (bollicine: 8°-10° C).

Le temperature più basse evidenziano le cosiddette durezze del vino: la freschezza (particolarmente ricercata negli spumanti e nei vini bianchi giovani) e la sapidità (caratteristica preziosa che tanto caratterizza alcuni territori).

4. Perché i vini bianchi si servono freddi?

La temperatura non superiore ai 13 gradi normalizza i toni dolci dei vini bianchi e ne eleva le caratteristiche più secche e pungenti, esaltandone aromi e sapori.

Ma attenzione, mai servire il bianco ghiacciato! Le temperature troppo basse penalizzano – o annullano! – gli aromi.

5. Esistono vini bianchi tannici?

Tra le durezze del vino c’è anche la tannicità, di solito assente nei bianchi. Scarsa, infatti, è la presenza di polifenoli nelle bucce nell’uva a bacca bianca; inoltre, i tempi di contatto tra mosto e bucce sono brevi.

Ma capita a volte di avvertire la sensazione di astringenza data dai tannini anche nei vini bianchi: in quel caso il vino può avere fermentato o affinato in legno (nel caso di bianchi importanti) oppure la vinificazione avere previsto tempi di contatto molto lunghi tra il mosto e le bucce.

vigne sicilia

Vini di Sicilia

Tappa #28

La tappa #28 di Sommelier Wine Box (luglio 2020, guidata dalla sommelier Alessia Taffarel) è stato un viaggio tra i vini siciliani.

“Ho voluto proporre i vini della Sicilia – regione che ha alle spalle una storia enologica antichissima – e in particolare le piccole produzioni siciliane, quelle che promuovono e danno spazio ai vitigni autoctoni, rafforzando una grande terra di vino, di sole e di mare. Sarà un viaggio da Camporeale alla Valle di Noto, passando per le campagne di Naro, in provincia di Agrigento.

I vini selezionati giocano sulla struttura e sui profumi e hanno una predilezione – che è anche mia personale – per freschezza e facile beva. L’importanza di riuscire a finire una bottiglia per me non è cosa da poco.”

Alessia Taffarel – sommelier del mese

Ecco le cantine proposte: Il Mortellito, Baglio Bonsignore, Porta del Vento, Marabino.

Michelagnelo Tombacco I Magredi

Michelangelo Tombacco, I Magredi – Friuli Venezia Giulia

La fondazione dell’azienda risale al 1968, quando Otello Tombacco – mio padre – acquista la proprietà in cui inizia a coltivare vigneti e alberi da frutto.

Nel 1989 è la mia ambizione a portare un radicale cambiamento con la messa a dimora di soli vigneti; nel 1990 abbiamo costruito la prima cantina, poi rinnovata ed ampliata più volte negli anni. I Magredi è anche il nome dell’area della pianura friulana occidentale in cui l’azienda è situata, uno degli ultimi esempi di paesaggio steppico.

I nostri vigneti affondano le radici in un terreno alluvionale ricco di sassi e ciottoli provenienti dalle Prealpi Carniche, in questa porzione di Friuli Venezia Giulia che è il cuore della DOC Friuli Grave. La permeabilità del suolo fa sì che l’acqua e gli elementi nutritivi scendano in profondità: la magrezza del terreno e le escursioni termiche permettono quindi di ottenere uve di ampia complessità aromatica e freschezza. Tutto questo ci dona vini fini ed eleganti.

La sostenibilità ambientale distingue la nostra filiera produttiva, dal vigneto alla cantina: metà della superficie aziendale è ricoperta dal bosco, che permette il mantenimento di un ecosistema ricco e vario.

Per noi una terra non si può mai completamente possedere, si può nobilmente prendersene cura e custodirla per tramandarla alle generazioni a venire.

Michelangelo Tombacco