vini vulcanici

Le selezioni di febbraio – vini di lava

WINE BOX DI FEBBRAIO: VINI DI LAVA

vini vulcanici

Tappa #35

Guidata dal sommelier NICOLA BETTINAZZI

Le Battistelle, Brognoligo (VR)

Siamo nel Soave Classico: l’agricoltura qui è eroica. Cristina e Gelmino sono molto fieri – e a ragione – del meritato successo della loro azienda. Il nome è quello del loro cru più rappresentativo, che si chiama appunto Le Battistelle, ubicato nella zona più ambita e vocata del Castellaro.

Nei nove ettari vitati coltivano solo l’autoctona Garganega: grazie al clima, al terreno e alla ventilazione i loro vini sono eleganti e anche minerali. I loro vigneti crescono su terreni vulcanici: basaltici e tufacei. La matrice vulcanica del suolo consente all’uva di esprimersi ad ottimi livelli qualitativi e regala vini con caratteristiche ben riconoscibili: vini complessi, capaci di evolvere nel tempo, che hanno bisogno di tempo per esprimere appieno tutte le loro potenzialità.

Alfio Nicolodi, Cembra (TN)

Alfio è un promotore appassionato della viticoltura della Val di Cembra e di quella di montagna in senso più ampio.

Qui parliamo di viticoltura eroica. Le pendenze proibitive e i terreni impervi al punto che raramente si possono usare le macchine: i vignaioli come Alfio vi si devono letteralmente arrampicare. Per questo in questo territorio il simbolo più evocativo della viticoltura è la fatica, che in passato era legata anche alla miseria. L’azienda è stata fondata da suo nonno a inizio Novecento ma la svolta si deve ad Alfio, che in neanche 2 ettari vitati ha cambiato gli impianti e la vinificazione, seguendo con cura tutta la fase produttiva.

Con entusiasmo e grande caparbietà, Alfio ha recuperato alla produzione due rari vitigni della Valle: il Lagarino Bianco e il Veltliner Rosso. 

Marco Antonelli, Olevano Romano (RM)

L’azienda si trova nel comune di Olevano Romano, un antico borgo medievale a sud est della provincia di Roma. Le viti dell’azienda godono di un territorio che ha condizioni pedoclimatiche uniche e distintive. I due appezzamenti vitati di Marco Antonelli sono posti in altitudine, una su terreni argillosi profondi, a circa 600 metri sul livello del mare, e l’altra su terreni calcarei tra i 300 e i 400 metri di altitudine. Tre ettari in tutto.

I ceppi hanno oltre 50 anni e arrivano a superare i 75 nella vigna denominata Morra Rossa. Le rese contenute consentono di curare e seguire con attenzione estrema ogni dettaglio della produzione, anche adottando rigorosi metodi biologici (per quanto la certificazione bio sia recente, dall’annata 2020). La scelta della cantina è quella di puntare molto sul Cesanese, importante vitigno autoctono laziale a bacca rossa alla cui valorizzazione Marco contribuisce con grande passione.

Cenatiempo, Ischia (NA)

Una viticoltura che rispetta l’anima – marinara e vulcanica – dell’Isola di Ischia. La famiglia Cenatiempo inizia la produzione di vino nel 1945: da allora è cresciuta molto ma rimanendo ancorata fermamente alle proprie tradizioni. La loro è una coltivazione eroica, dove gli autoctoni Biancolella, Forastera e Piedirosso non hanno mai visto attrezzi agricoli. Dove la meccanizzazione non può arrivare, il viticoltore esprime tutta la sua energia e attenzione, curando i sei ettari vitati in regime biologico. “Il nostro vino si fa in collina e sul mare” è il loro slogan: la verità di questo motto si sente nell’identità unica di ogni loro bottiglia. 

BOX ENTUSIASTA

Soave Classico Battistelle, Le Battistelle

Questo vino prende nome dal cru Le Battistelle dove vengono coltivate le viti, in condizioni di estrema pendenza, sui suoli vulcanici di struttura basaltico tufacea ricchi di micro elementi.

Garganega 100%, coltivata su ripidi terrazzamenti a pergola semplice. Vendemmia manuale, diraspatura e pigiatura soffice. Matura in acciaio sulle proprie fecce fini per 6-8 mesi con costanti batonnage.

Di colore giallo paglierino dai vividi riflessi dorati. Il profumo è intenso e ampio: mescola sensazioni di frutta gialla matura, con note più fresche, di albicocca e agrumi, assieme a erbe aromatiche e fiori bianchi. Un vino di bel corpo, fresco, sapido e morbido. Al palato dimostra tutta la sua struttura che rimanda alla matrice vulcanica del suolo, è persistente, minerale e ripropone la sensazione floreale.

Il Soave Battistelle è un vino adatto all’invecchiamento (anche dieci anni): può essere bevuto ora ma gli giova qualche altro anno di affinamento in bottiglia.

Abbinamento: perfetto come aperitivo assieme ad antipasti di mare o in abbinamento a pesce al cartoccio.

Servire a 12-14° C.

Müller Thurgau, Alfio Nicolodi

Vendemmia manuale, pressatura soffice, maturazione in acciaio per 6 mesi, affinamento in bottiglia per almeno 2 mesi.

Colore giallo paglierino con riflessi verdolini, al naso si mostra aromatico, con un bouquet fine e fruttato, di mela e banana. Il sapore è asciutto e dominato dal frutto, fresco, molto elegante, con un’ottima freschezza e grande carattere. La freschezza, la sapidità e la mineralità derivanti dai suoli porfirici sono accompagnate dall’elegante aromaticità, che ricorda gli agrumi e il caratteristico profumo di salvia.

Un Müller Thurgau che deriva l’inconfondibile impronta dai suoli vulcanici della Val di Cembra, dove trova una delle sue espressioni più tipiche.

Un vino di pronta beva che può anche affinare qualche anno in bottiglia (circa 3)

Abbinamento: perfetto con torte salate, antipasti di verdura e fritti.

Servire a 10° C.

Olevano Romano Cesanese Il Fresco, Marco Antonelli

Cesanese di Olevano in purezza, da vigne di 50 anni e anche più vecchie. Vinificazione in acciaio per sei mesi circa, successivo affinamento in bottiglia.

Di colore rosso rubino, esprime un bouquet fresco e diretto, con sentori di frutta rossa come ciliegia e marasca, accompagnate da sentori di macchia mediterranea. Il sorso è fresco e pulito, per un vino dalla grandissima bevibilità e di estrema piacevolezza, espressione molto pura del vitigno.

Un rosso di pronta beva, di cui godere subito per preservarne il carattere fresco e fruttato.

Abbinamento: versatile, consigliamo di abbinarlo a salumi e formaggi, a primi e secondi piatti di carne, con una preferenza per l’agnello.

Servire a 14-16° C.

 

BOX ESPERTO

Soave Classico Roccolo del Durlo, Le Battistelle

La vigna Roccolo Del Durlo si estende su un territorio vulcanico tra i migliori di tutto il comprensorio del Soave Classico. Il vigneto si trova a 250 metri sul livello del mare ed è caratterizzato da ripidità accentuate sostenute da muretti a secco di roccia basaltica; tante sono le vigne ultracentenarie a piede franco. In questo terroir unico, l’uva garganega riesce a trasmettere emozioni davvero irripetibili.

Garganega 100% vendemmiata a mano. Diraspatura, criomacerazione e fermentazione in acciaio. Matura in acciaio sulle proprie fecce fini per 8 mesi con costanti batonnage.

Colore giallo paglierino con riflessi dorati; al naso si impone per il bouquet intenso, tra frutta gialla, agrumi e note di erbe aromatiche. Il palato è di struttura, molto elegante e persistente, con una bella persistenza floreale e un vivo accento minerale e balsamico dovuto al terreno vulcanico.

Il Soave Roccolo del Durlo è un vino bianco che ben si presta a lunghi affinamenti in bottiglia, anche oltre i 10 anni.

Abbinamento: perfetto con gamberi al vapore o zuppa di pesce. Servire a 13-14° C.

Cesanese di Olevano Romano Riserva Kosmos, Marco Antonelli

Cesanese in purezza, dalla vigna “Morra Rossa”, situata a 450 metri sul livello del mare. Vendemmiato a mano, affina 12 mesi in acciaio, 18 in botte grande e 12 in bottiglia.

Di colore rosso granato vivo, al naso è ampio: parte con ciliegia e marasca per approdare a note più complesse, tra spezie, note di vaniglia, cacao, pepe e cioccolato bianco.

Il sorso è fresco, lungo, asciutto e pulito, con un’ottima chiusura tannica. Piacevole è anche la mineralità che accompagna il sorso. Bilanciato e persistente, esprime appieno le potenzialità di quest’uva autoctona coltivata nel territorio di Olevano Romano.

Questo è un vino di struttura, adatto all’invecchiamento, che ben conservato si può tenere in cantina 10 anni e oltre.

Abbinamento: provatelo con taglieri di salumi, primi piatti di terra, carni rosse o selvaggina. Servire a 18° C.

Ischia Biancolella Kalimera, Cenatiempo

Biancolella in purezza, raccolta a mano e vinificata in acciaio, matura 4 mesi sulle fecce fini.

Di colore giallo carico, al naso esprime un bouquet intenso, con note fruttate, di agrumi, frutta a pasta gialla come albicocca e pesca, accompagnate da interessanti sentori mediterranei e salini.

Un vino intenso, complesso ed elegante, sapido e persistente. Kalimera è un bianco che stupisce per i suoi tratti unici e caratteristici e la sua struttura consente lunghi affinamenti in bottiglia, anche oltre i 10 anni.

Abbinamenti: perfetto con la cucina di mare, e quindi con crostacei e primi piatti di pesce, ma anche in abbinamento a carni bianche. Servire a 10-12° C.

Lago di Cavedine Pisoni

Le selezioni di gennaio – grandi rossi del Trentino

WINE BOX DI gennaio: grandi rossi del Trentino

Lago di Cavedine Pisoni

Tappa #34

Guidata dalla sommelier Cristina Mercuri

Wine Educator e Consultant

Tenuta San Leonardo, Avio (TN)

Se ne parla dal ‘600. La Tenuta è stata prima proprietà della Chiesa, poi è stata venduta alla famiglia dei Marchesi Guerrieri Gonzaga che hanno rispettato e valorizzato questi splendidi 26 ettari nel cuore della Vallagarina. Carlo e Anselmo, insieme ai dipendenti, conducono la Tenuta in regime biologico e con un sistema di sostenibilità che pone l’attenzione non solo al rispetto dell’ambiente, ma anche alle risorse umane ed energetiche.

La zona è particolarmente vocata: il lago di Garda assicura un clima moderato, il vento Ora, che soffia il pomeriggio da sud, mantiene le uve sane e asciutte. Qui le api aiutano la naturale biodiversità, i sovesci di leguminose e senape aiutano l’equilibrio nutritivo e la salubrità del suolo, e gli oli essenziali di agrumi garantiscono la lotta ai nemici della vite.

I vini vengono prodotti con il minimo intervento: solo lieviti autoctoni e fermentazioni in cemento con gentili rimontaggi per gestire la macerazione dei vitigni simbolo dell’azienda: Cabernet Sauvignon, Merlot ma soprattutto Carmenere, signature di ogni vino.

Tutte le referenze, dal più approcciabile al super premium San Leonardo – eletto miglior vino rosso d’Italia – hanno un’anima vibrante, un corpo elegante e un potenziale di invecchiamento invidiabile.

Villa Corniole, Giovo (TN)

Voce alla famiglia, voce alle donne! Qui Maddalena Nardin conduce la cantina con le tre figlie facendo attenzione a valorizzare ogni singolo appezzamento con il vitigno e il sistema di allevamento più adatti. L’azienda si trova in Val di Cembra, con alcuni ettari vitati anche in Piana Rotaliana, molto diversificati per altitudine e per suolo. Inutile sottolineare come la morfologia della regione, fatta di inclinazioni ripide e muretti a secco, non permette altro che interventi manuali, molta dedizione, e tanto amore.

I vitigni coltivati sono quelli della tradizione: Teroldego, Marzemino, Chardonnay, Müller Thurgau e Lagrein. Ognuno viene curato con un regime di minore invasività possibile e il rispetto della terra è contraccambiato con vini di grande qualità: concentrati, tesi, acidi, decisi e croccanti, dalla profondità e complessità unici.

Villa Corniole è spesso premiata per il suo Müller Thurgau, il migliore d’Italia.

Azienda Agricola Pisoni, Pergolese (TN)

Una delle più famose aziende trentine. Perché? Perché produce egregiamente, e in regime biodinamico non certificato alcune delle eccellenze che hanno reso la regione famosa in tutto il mondo. Qualche esempio? Sono leader nella produzione di grappe, che distillano nella loro cantina nella Valle dei Laghi. Sono tra i pochi rimasti per la produzione del rarissimo Vino Santo Trentino, un vino da dessert prodotto con uva Nosiola, appassita sui graticci e affinata per oltre sette anni in legno. Sono ideatori di un progetto di crowdfounding tra i più ammirevoli della regione (“Your vine, Your wine”), che permette di adottare una pianta di Rebo, un incrocio ottenuto da Teroldego e Merlot.

Il loro racconto è genuino e riflette la filosofia agronomica biodinamica, l’ecosistema naturale è un ambiente unico e va visto in maniera olistica, mirando a tutelare la sua vitalità ed energia. I vini sono sani, puliti, vibranti e strutturati.

Azienda Agricola Grigoletti, Nomi (TN)

C’è il nonno in vigna, che cura la campagna, c’è il babbo in cantina, che segue la vinificazione. Poi c’è la mamma in show room a seguire le vendite e i figli che studiano per prendere – un giorno – le redini dell’azienda.

Si respira aria di famiglia quando si mette piede in questa piccola azienda sulle rive dell’Adige, nella Vallagarina. L’azienda coltiva i vitigni autoctoni, come il Marzemino, ma anche internazionali, come Merlot e Chardonnay.

Qui ci si sente davvero a casa, perché quando Carmelo, versandoci un calice di Marzemino, ci racconta dei sacrifici e della passione per i propri vini sorride, ma gli vengono gli occhi lucidi di chi sa cosa c’è dietro un calice.

I vini Grigoletti sono molto onesti. Sono i più felici e facili che abbia assaggiato nella sottozona Vallagarina. Sono vini che non annoiano mai, perché sono succosi, fruttati, ma leggeri. Il loro cavallo di battaglia è proprio così: un Marzemino da bere da solo o in compagnia di un bel panino con lo speck, per un pic-nic nelle verdi e soleggiate valli del Trentino.

BOX ENTUSIASTA

Teroldego, Pisoni

Il Teroldego è un vitigno bandiera del Trentino, ama i terreni ben drenanti, con buona percentuale di argilla e gesso, riesce a raggiungere la piena maturazione fenolica proprio perché si trova in questa splendida regione, fatta di vallate e colline, beneficiando quindi dell’altitudine, che dona luce, escursione termica e ventilazione.

Si presenta rosso rubino profondo con aromi pronunciati di frutta rossa croccante, non surmatura, accompagnata da note delicatamente floreali che ricordano la viola, nota tipica del vitigno, il tutto gentilmente arricchito da una nota lievemente smoky, data dal legno in maturazione, ben integrato, che dona complessità ed esalta la parte fruttata. Palato secco, con alcol 13%ABV che dona una nota calda e avvolgente, ben bilanciata da acidità alta ma rinfrescante, tannini medio-alti ma molto maturi e vellutati, lievemente granulari, che aggiungono corpo e struttura a questo vino dal corpo medio, giustamente vibrante e pienamente guidato dal frutto, dal finale medio ma piacevole.

Vino da bere adesso, anche se può beneficiare di uno o due anni di invecchiamento in bottiglia.

Abbinamento: peperoni ripieni di carne cotti al forno. Servire a 16°C.

Marzemino, Grigoletti

Il più giocoso e divertente dei rossi, dal vitigno tipico della Vallagarina, definito il più gentile del Trentino per la capacità di produrre vini dal modesto tenore alcolico e grande carattere fruttato.

Ha un colore rubino con riflessi violacei, tipico del vitigno. Al naso è un’esplosione di frutta rossa e nera, con una bella nota di rosa e violetta, super succoso! Al palato è rotondo, con un corpo abbastanza esile dato dall’alcol medio a 12,5%ABV e un’acidità medio-alta, ma gentile e rinfrescante, che sottolinea la sua beva immediata e divertente. I tannini sono soffici e setosi, contribuendo al gusto succoso e al finale fruttato.

Davvero un’esplosione di frutta, questo vino va bevuto oggi, per godere tutta la freschezza e la trama vivace e fruttata.

Abbinamento: goderne con salumi tipici o carne salada, anche a merenda! Servire tra 14 e 16°C.

Terre, San Leonardo

San Leonardo è la Tenuta che per molti anni ha vinto il premio come miglior vino rosso d’Italia. La sua filosofia biologica è improntata alla valorizzazione del Trentino come territorio ancora incontaminato. Qui la brezza del vento Ora asciuga i vigneti al pomeriggio, limitando gli interventi in vigna al minimo e lasciando spazio alla biodiversità. Terre rappresenta il bigliettino da visita di tutto questo.

Nel calice ha un colore rubino medio, naso elegantissimo di frutta rossa matura e more, una leggera nota di prugna e spezie date dall’assemblaggio a regola d’arte tra Cabernet Sauvignon, Merlot e un 10% di Carmenere, vitigno signature della Tenuta. Palato altrettanto elegante con una certa rotondità molto ben bilanciata da una spiccata acidità, che regala freschezza e ci rende pronti per un altro assaggio. Mediamente tannico, con tannini fini e maturi, che contribuiscono alla trama fitta e alla concentrazione di questo vino, dal finale lungo e piacevolmente fruttato.

Vino rosso di medio corpo che lascia ampio spazio al frutto. Il legno appena percettibile esalta le note succose. Un vino complesso ma non austero, adatto a un consumo attuale, se si desidera premiare la freschezza e croccantezza del frutto, ma capace di migliorare nel tempo grazie alla concentrazione e all’acidità ben alta: tra 3-4 anni avrà acquisito ulteriore complessità e profondità.

Abbinamento: servitelo con una parmigiana di melanzane con speck, oppure guancina di maiale al forno, a 16-18° C.

 

BOX ESPERTO

Rebo Dolomiti, Pisoni

Il Rebo è un vitigno creato dall’incrocio tra Teroldego e Merlot proprio nella Piana Rotaliana. Si pone quindi come vitigno non solo bandiera della zona, ma anche dell’azienda Pisoni, che ha deciso di investire sulla sua diffusione anche con la campagna sociale “Adotta una vite”. Chi lo desidera, può adottare una pianta e prendersene cura anno dopo anno. Un progetto benefico che insegna l’amore per la vita e la natura.

Si presenta rubino profondo, con un naso pronunciato di frutta matura e scura, piccole bacche e prugna, con una lieve nota smoky che aggiunge grazia e invita al sorso. Palato ricco, denso, succoso: l’alcol elevato (14%ABV) è assolutamente molto ben integrato e in equilibrio con l’acidità, che si presenta alta e vibrante e fa tandem con un tannino evidente, ma vellutato e levigato dal legno. Un finale lungo e speziato, che conferma il corpo pieno ma non austero di questo vino.

Un vino pieno, ricco e denso. La nota di legno si percepisce (18 mesi in barrique), ma lo stile resta guidato da un frutto intenso e caldo, maturo. Un vino alcolico, ma ben bilanciato dalla struttura tesa, che lo rende approcciabile adesso, ma adatto all’invecchiamento.

Darà il meglio di sé tra 5-6 anni.

Abbinamento: da degustare assieme a selvaggina, o cervo con composta di lamponi. Si degusta a 16-18°C.

Teroldego, Villa Corniole

Il Teroldego è un vitigno bandiera del Trentino, ama i terreni ben drenanti ma con buona percentuale di argilla e gesso, riesce a raggiungere la piena maturazione fenolica proprio perché si trova in questa splendida regione, fatta di vallate e colline, beneficiando quindi dell’altitudine, che dona luce, escursione termica e ventilazione. Villa Corniole alleva le viti di Teroldego in Piana Rotaliana e le vinifica nella cantina di montagna in Valle di Cembra. In particolare, il suolo da cui queste uve originano è alluvionale, di riporto del torrente Noce, caratterizzato da grande fertilità in superficie e ottimo drenaggio sottostante, ricco di scheletro, a seguito dei detriti di varia natura portati a Valle dal Torrente Noce nel corso dei millenni.

Un vino rubino profondo con aromi pronunciati di frutta rossa croccante (lampone, ciliegie…), accompagnata da note delicatamente floreali che ricordano la viola, ed erbacee come il fieno essiccato, il tutto gentilmente arricchito da una nota smoky, data dal legno, ben integrata, che dona complessità ed esalta la parte fruttata. Palato secco, con alcol 13%ABV che regala una nota calda e avvolgente, ben bilanciata da acidità alta ma rinfrescante, tannini medio-alti ma molto maturi e vellutati, fini, che aggiungono corpo e struttura a questo vino dal corpo medio, giustamente vibrante e pienamente guidato dal frutto, dal finale lungo e lievemente speziato.

Vino rosso complesso, dove la nota di legno accompagna ed esalta una beva guidata dal frutto, texture rotonda con tannini evidenti ma delicati, lieve nota smoky e di erbe selvatiche che dona complessità.

Vino da bere adesso, anche se può beneficiare di uno o due anni di invecchiamento in bottiglia.

Abbinamento: grigliata mista di carne. Servire a 18° C.

Villa Gresti, San Leonardo

San Leonardo è la Tenuta che per molti anni ha vinto il premio come miglior vino rosso d’Italia. La sua filosofia biologica è improntata alla scoperta del Trentino come territorio ancora incontaminato. Qui la brezza del vento Ora asciuga i vigneti al pomeriggio, limitando gli interventi al minimo e lasciando spazio alla biodiversità. Villa Gresti rappresenta una delle punte di diamante della Tenuta, e chi lo assaggia non potrà resistere dal voler degustare tutta la gamma.

Rosso rubino profondo, naso pronunciato, di grandissima eleganza: note di frutta scura, come mora e prugna, si affiancano a una lieve nota di tabacco, il tutto accompagnato da una leggera nota tostata, data dall’affinamento in barrique di primo passaggio per circa 12 mesi. Il legno non solo esalta il frutto, rendendolo più caldo e serio, ma contribuisce a polimerizzare i tannini, che risultano alti, granulari, tipici del Merlot, ma molto avvolgenti e vellutati. Il 10% di Carmenere, signature della Tenuta, contribuisce con la nota speziata, il tannino fitto e la trama profonda. La beva resta piacevole grazie all’acidità alta e rinfrescante, lasciando spazio a un finale lungo e lievemente smoky.

Un vino pieno, ma che fa dell’eleganza e del frutto la sua bandiera. Un vino gastronomico ma non austero, grazie alla trama rinfrescante.

Una struttura piena e ben tesa, evidenzia un vino ancora giovane, approcciabile adesso, ma che darà il meglio di sé tra almeno 10 anni. Un vino da tenere in cantina come un piccolo tesoro.

Abbinamento: da provare con strangolapreti alla trentina. Va servito a 16-18°C.

Nebbiolo

Le selezioni di dicembre – nebbiolo e barbera

WINE BOX DI dicembre: nebbiolo e barbera

Nebbiolo

Tappa #33

Guidata dal sommelier Nicola Bonera

migliore sommelier d’Italia 2010

Michele Taliano, Montà (CN)

L’azienda Michele Taliano nasce nel 1930 con Domenico Taliano, anche se affonda le radici molto più lontano nel tempo, fin dall’epoca in cui la famiglia, conosciuta con il soprannome “Re Cit”, ovvero “piccoli re”, era dedita al lavoro nei campi e in vigna.
Oggi l’azienda è condotta dalla terza generazione, Alberto ed Ezio, figli di Michele, che gestiscono vigne storiche nel Roero, in località Bossola, Rolandi, Benna, nel comune di Montà, dove sorge la cantina e parcelle nel cru Montersino, a San Rocco Seno d’Elvio, frazione di Alba, all’interno della DOCG Barbaresco, quest’ultime acquisite negli anni ’70 ad opera di Michele.

15 ettari vitati complessivi e poco più di 70000 bottiglie annue: un’azienda a conduzione familiare con una produzione di taglio sartoriale. Grande attenzione al lavoro in vigna, qualche buon ausilio tecnico in cantina e il tempo sono gli ingredienti per una dozzina di etichette molto interessanti.

Si spazia dai classici vitigni del Roero e dell’albese, cioè Arneis, Barbera, Dolcetto e Nebbiolo, spaziando poi su Favorita (ovvero il Vermentino come viene chiamato nelle Langhe), Moscato e Brachetto.

Le vigne si trovano in parte a San Rocco Seno d’Elvio, in una zona dedicata principalmente al Nebbiolo da Barbaresco (3 ettari circa) e alla Barbera (1,5); i restanti 4 ettari si trovano nel Roero, in località Bòssora, uno splendido anfiteatro naturale circondato da boschi e gole cui si accede con difficoltà percorrendo un sentiero sabbioso. Altre parcelle nella stessa zona sono state piantate tra il 1999 e il 2005.

Marco e Vittorio Adriano, San Rocco Seno d’Elvio (CN)

Nel cuore della Langa, ad Alba nella frazione di San Rocco Seno d’Elvio, l’azienda agricola Adriano Marco e Vittorio, coltiva e vinifica solo uve di proprietà, con l’obiettivo di produrre vini che interpretino al meglio il “terroir”. La famiglia Adriano è un classico esempio di azienda agricola a conduzione familiare, una vera tradizione in Piemonte.
La tradizione vitivinicola della famiglia risale agli inizi del Novecento, quando il nonno Giuseppe, mezzadro, iniziò la coltivazione della vite. Continuò con il figlio Aldo, col quale acquistarono una piccola azienda e insieme misero a dimora le nuove viti a San Rocco Seno d’Elvio, all’epoca facente parte del comune di Barbaresco e ora frazione di Alba. Negli anni ‘90 arrivano in azienda Marco e Vittorio che, con le mogli Luciana e Grazia, migliorano la produzione e la commercializzazione dei vini con una forte espansione sui mercati internazionali. Con la vendemmia 1994 decidono di vinificare la propria uva producendo le prime bottiglie a marchio proprio.

Attualmente l’azienda ha una superficie totale di 50 ettari, suddivisa tra 10 ettari di nocciole, 10 ettari di boschi e terreni a riposo e 30 ettari vitati coltivati a Nebbiolo da Barbaresco, Barbera, Dolcetto, Freisa, Sauvignon Blanc e Moscato Bianco.
Sono quasi 10 anni che in vigneto non viene più utilizzato il diserbo chimico, lavorando con il rispetto assoluto la terra per ottenere un prodotto sano e di qualità.

Nonostante ciò hanno deciso di investire con la certificazione “the green experience”. Si è inoltre investito nella produzione di energia ecosostenibile con un impianto fotovoltaico che produce l’energia elettrica necessaria per il ciclo produttivo e un innovativo impianto di fitodepurazione che pulisce le acque di scarico della cantina.

Bruna Grimaldi, Grinzane Cavour (CN)

Nel 1957 Giacomo Grimaldi inizia a vendere l’uva e Giovanni Grimaldi, negli anni ’60, passa a produrre vino e a venderlo sfuso. E proprio Giovanni ha costruito i capisaldi della famiglia e dell’azienda: era molto attento alla vitivinicoltura, nel rispetto della vigna e del vino; imbottigliava già le migliori annate creando così uno “storico” importante, e valorizzava la vigna e l’uva.

Nel 1990 inizia una nuova fase: Bruna Grimaldi e il marito Franco Fiorino portano in azienda entusiasmo e nuove conoscenze. Vengono acquistati vigneti in zone mirate per poter produrre vini solo da uve di proprietà. Viene costruita la nuova cantina, il lavoro viene perfezionato e i vini Bruna Grimaldi iniziano ad essere proposti su nuovi mercati.
Per tutti i vini rossi la vinificazione è tradizionale: il tempo è il fattore determinante che permette di estrarre i preziosi composti contenuti nelle bucce in maniera lenta e gentile, senza forzature. Si vinifica in acciaio inox e poi in cemento, controllando le temperature durante le diverse fasi e degustando il mosto/vino quotidianamente.

Le uve Nebbiolo destinate a produrre i diversi Barolo sono sottoposte a lunghe macerazioni con le bucce, e spesso “a cappello sommerso”, tecnica antica, molto importante per definire la complessità e la struttura di un vino destinato a lungo affinamento. I vini rimangono nel locale di vinificazione fino a quando i processi di fermentazione alcolica e malolattica non sono ultimati.

L’azienda si identifica con “un approccio etico” alla vigna, nel pieno rispetto della natura, con una viticoltura sostenibile, metodi ragionati per portare sul mercato vini buoni, equilibrati e rispettosi dell’ambiente e del consumatore.

BOX ENTUSIASTA

Langhe Nebbiolo Blagheur, Michele Taliano

La tradizione vuole che le qualità organolettiche di questo vitigno si possano esprimere anche dopo un solo anno di affinamento. In questo caso le vigne più giovani delle tenute aziendali sono destinate a esprimere una versione “giovane” di Nebbiolo.
Il nome deriva da un’espressione dialettale che sottintende la nobiltà storica del vitigno, “blaguma na vota”, come a dire “una volta tanto atteggiamoci”, oppure “pavoneggiamoci godendo di un vino prezioso”.

Verso la metà di ottobre l’uva giunta in cantina viene fatta fermentare in vasche di acciaio inox; ad una macerazione abbastanza breve con le bucce segue l’affinamento di circa 12 mesi in legno. A dicembre dell’anno successivo alla vendemmia il vino è pronto per essere imbottigliato e commercializzato.

Vino dal caratteristico colore trasparente, rubino con lievi riflessi granati; al naso esprime grande florealità, tipica del vitigno, con piacevoli note speziate e fruttate; al palato il tannino è vivo ma ben integrato, prevalgono la freschezza e la fruttosità.


Vino che a tavola dimostra versatilità, capace di sposare antipasti elaborati a base di salumi e formaggi, oppure primi piatti con sughi di carne, risotti con prodotti autunnali, come funghi e tartufi; tra i secondi piatti provatelo con carni bianche con sughi di media struttura.

Da consumare in un calice abbastanza slanciato di media ampiezza, a 15-16° C, per valorizzarne la scorrevolezza.

Piacevole in gioventù, è vino capace di evolvere positivamente per 3-4 anni, conservato in locali freschi e umidi.

Barbera d’Alba, Marco e Vittorio Adriano

Barbera proveniente da vigneti esposti ad est e ovest, ad un’altitudine di circa 300 metri, su marne tufacee.

L’uva raccolta con grande attenzione nei primi giorni di ottobre, dopo un’accurata selezione, viene pigiata e messa a fermentare in vasche d’acciaio ad una temperatura controllata di 25-26° C, nelle stesse vasche svolge la fermentazione malolattica.
L’affinamento si divide tra vasche d’acciaio e botti di rovere di Slavonia di capacità tra 30 e 50 hl.

Vino dal colore rubino impenetrabile, con ricordi violacei; il profumo è legato alla freschezza tipica del vitigno, con sentori di frutta rossa matura, come mora e prugna; con l’evoluzione evidenzia maggiormente i caratteri speziati; al palato domina la freschezza, con una ricca presenza alcolica.

È vino rosso che per natura accompagna un pasto, spaziando dagli antipasti ai secondi, predilige i salumi, gli affettati, le carni con buona componente grassa, il maiale in tutte le sue declinazioni.

Da servire a 15-16° C non possiede molto tannino ed è preferibile godere della sua freschezza.

Fresco e sbarazzino da giovane, con 4-5 anni di affinamento cambia veste, si fa più ricco e sfaccettato.

Nebbiolo d’Alba Bonurei, Bruna Grimaldi

Nebbiolo è sinonimo di eleganza, quella che si ricerca in questo vino che vuole essere l’espressione giovane e fresca di questo vitigno. È 100% Nebbiolo, proveniente da vigneti sui confini della zona del Barolo, dai comuni di Roddi, Diano d’Alba e Sinio – Bricco del Gallo, a un’altezza compresa tra i 250 e i 450 metri.

Fermentazione a temperatura controllata e macerazione di 15-20 giorni, dopo la malolattica spontanea il vino viene posto in botti di rovere francese da 500 e 700 litri di capacità, dove sosta tra i 12 e 15 mesi.

Colore granato lucente; esprime profumi floreali, con accenni alla frutta matura e alle spezie, seguite da delicati sentori tostati; i tannini sono eleganti e si fondono con la struttura di media importanza, trovando un armonioso equilibrio con l’affinamento.

Si abbina con i piatti della tradizione, gli antipasti elaborati della cucina piemontese, i sughi e le salse, le paste all’uovo con i sughi d’arrosto, i bolliti e il pollame in casseruola.

Temperatura di servizio 16-17° C.

Da consumare con tranquillità, piacevole appena immesso sul mercato e fino ai 6-7 anni dalla produzione.

BOX ESPERTO

Roero Riserva Roche Dra Bossora, Michele Taliano

Le colline del Roero si riconoscono da lontano per la tipica forma dei pendii interrotte da enormi spaccati e burroni che raggiungono anche i 200 metri di profondità: le “Ròche”. In località La Bòssořa l’esposizione dei vigneti è verso sud per consentire una perfetta maturazione del Nebbiolo; da qui il nome del vino.

L’uva viene raccolta nella seconda metà di ottobre; la macerazione e la fermentazione si protraggono a lungo per garantire l’estrazione di tutte quelle componenti che doneranno struttura e garantiranno l’evoluzione nel tempo. Segue un affinamento in barriques per circa 24 mesi.

Al colore classico segue un olfatto articolato, elegante e sfaccettato, con molte note speziate e balsamiche, il legno piccolo incide sui frutti concentrati e sulle spezie dolci; al palato il tannino è potente, sorretto da una struttura salda, alcol avvolgente e notevole persistenza.

Ideale compagno di piatti centrali della cucina, la cacciagione nobile, da piuma e da pelo; ottimo anche con formaggi stagionati e saporiti quando ha qualche anno sulle spalle. Tra i primi piatti, da abbinare con le paste ripiene o con sughi speziati e aromatici.

Va servito a 17-18° C in calici ampi, per agevolare la complessità olfattiva; potrebbe essere utile scaraffare al momento del servizio per permettere alla complessità di aprirsi e rendersi disponibile.

Vino che comincia a esprimere il suo valore tra il quarto e il quinto anno dalla vendemmia, ma è capace di sfidare il tempo crescendo per 10 anni o più. Se la bottiglia è ben conservata anche tempi superiori potrebbero rendere lustro al vino.

Barbaresco Sanadaive, Marco e Vittorio Adriano

Deve il suo nome a una forma dialettale, che ruota attorno alla traduzione del villaggio di San Rocco Seno d’Elvio. Vigneti ben assolati esposti a sud ovest, a circa 280 metri di quota, su marne tufacee, con età media superiore ai 30 anni.

L’accurata selezione che segue la vendemmia, rigorosamente manuale, porta in cantina uve sane che fermentano in acciaio a temperatura leggermente più alta, intorno ai 28-29° C, per estrarre tutto il potenziale delle uve Nebbiolo. In primavera il vino viene posto in botti di rovere di Slavonia di capacità di 35 hl, dove rimante poco più di un anno.

Vino dal colore granato con lievi sfumature aranciate, che si fanno più accentuate con l’evoluzione; all’olfatto esprime piacevoli ed eleganti note floreali, di fiori essiccati, di composta di frutti, di scorze d’agrumi, di spezie dolci; al palato ha ottima struttura, è avvolgente, pieno, con tannini ben presenti ma non invadenti, finale lungo ed equilibrato.

Vino molto versatile, incarna la classe del Nebbiolo, la sua potenza, ma al contempo la grazia e la leggerezza, accompagna risotti ricchi e saporiti, paste ripiene con sughi sostanziosi, arrosti, porchetta e formaggi di media stagionatura.

Vino che va apprezzato in un ampio calice a 17-18°C, aprendo con un po’ di anticipo la bottiglia.

Se ben conservato può garantire piacere per oltre 10 anni, cominciando a manifestarsi ottimale tra il quinto e l’ottavo anno.

Barolo Camilla, Bruna Grimaldi

Camilla è un nome di tradizione per l’azienda, da sempre l’uva è nata da più appezzamenti presenti a Grinzane Cavour, in particolare da un vigneto sul crinale più alto della collina sempre nominato, dai contadini del tempo, “la Camila”. La Camilla è infatti una delle quattro cascine che al tempo di Camillo Benso Conte di Cavour (metà dell’Ottocento), erano annesse alla proprietà terriera del Castello di Grinzane Cavour.
Il Barolo Camilla è prodotto dalle uve Nebbiolo coltivate in diversi comuni; nel Comune di Grinzane Cavour, MGA Raviole e Borzone; nel Comune di La Morra, MGA Roere di Santa Maria.

Il grande pregio del Barolo Camilla è la biodiversità dei terroir che compongono le diverse colline da cui ha origine: alcuni appezzamenti si trovano su un terreno composto dalle Marne di Sant’Agata Fossili, in cui si trova una ricca presenza di argilla, poca sabbia, media quantità di calcare; altri dalle Formazioni di Lequio, terreni di antica formazione dalla ricca presenza di calcare, speciali argille e strati di arenaria (sabbia cementata a calcare). A terreni di media pendenza si susseguono terreni molto ripidi. Le esposizioni sono tutte a pieno sud. Uva raccolta a mano da fine settembre a metà ottobre.

Fermentazione a temperatura controllata e lunghe macerazioni, dai 20 ai 30 giorni, talvolta a cappello sommerso; affinamento di 24-30 mesi in botti grandi di rovere di Slavonia e tonneaux di rovere francese. Segue lungo affinamento in bottiglia.

Granato trasparente, con complessi sentori di cuoio, tabacco, confetture di frutta e spezie dolci; al palato ha grande struttura, trama tannica importante e lunga scia, con ricordi salini e speziati.

Da accompagnare a piatti strutturati e ricchi, quali secondi di carne, selvaggina, stufati, brasati, stracotti e formaggi stagionati.

Temperatura di servizio 17-18 °C, ampi calici per esaltarne la complessità.
Vino che dà il meglio di sé intorno agli 8-10 anni, ma può evolvere oltre i 15.

biodinamici

Le selezioni di novembre – vini biodinamici

WINE BOX DI novembre: grandi bini biodinamici!

biodinamici

Tappa #32

Guidata dalla sommelier Laura Bertozzi

 

1701 FRANCIACORTA, Cazzago San Martino (BS)

È la prima cantina biodinamica della Franciacorta. Altra caratteristica che mi piace molto è il brolo, la vigna giardino recintata che viene curata con meticolosità. Oltre a produrre Franciacorta DOCG, la cantina si dedica anche ad altri vini, fra cui Sullerba, nel quale è sempre lo Chardonnay a essere protagonista. Un vitigno che si trova benissimo nelle colline moreniche della Franciacorta, dove il terreno sciolto e ricco di fossili consente di non soffrire di stress idrico, oltre a conferire gli indispensabili sali minerali alla vigna.

Il nome della cantina deriva dal fatto che gran parte della proprietà dei terreni di Silvia e Federico, i due fratelli che ne sono i titolari, risale proprio al 1701, mentre le mura del brolo sono ancora più antiche: dell’XI secolo!

 

COSIMO MARIA MASINI, San Miniato (PI)

Qui c’è davvero tanta passione: i proprietari, dediti ad altre occupazioni, avrebbero potuto godere della villa bonapartiana e dei relativi possedimenti, invece hanno voluto fare vino e per di più biodinamico! L’attenzione all’ambiente è il loro manifesto, così come la collaborazione con il territorio, con l’obiettivo di sensibilizzarlo alla sostenibilità.

Siamo a San Miniato, dove già i Fenici coltivavano la vite: qui, Cosimo Ridolfi, fondatore della facoltà di Agraria dell’Università di Pisa già proprietario della tenuta decise di produrre il suo vino. I benefici effetti del mare, poco lontano, si fanno sentire nel clima sempre ventilato, che asciuga le vigne e rinfresca le estati più torride. Le dolci pendenze rendono più agevoli le lavorazioni e la raccolta – fatte sempre rigorosamente a mano – e consentono un buon drenaggio.

Il rispetto per la Natura è anche valorizzazione del territorio: l’azienda crede nei vitigni autoctoni, anche quelli poco conosciuti come Buonamico e Sanforte, con l’intento di preservarli e valorizzarli.

 

TENUTA DI GHIZZANO, Ghizzano di Peccioli (PI)

La famiglia Venerosi Pesciolini non può dirsi una new entry nel mondo del vino, visto che se ne occupa dal 1370; per questo motivo le loro scelte recenti sono ancora più coraggiose e apprezzabili. Avrebbero potuto continuare a produrre in maniera tradizionale e invece dal 2003 si sono convertiti al biologico, hanno messo al bando diserbanti, insetticidi e anticrittogamici e, non contenti, dal 2006 si sono convertiti alla biodinamica.

Ghizzano si trova a un’altitudine di 200 metri sul livello del mare, affacciato di fronte al mare dal quale arrivano brezze rinfrescanti (ve ne accorgerete in torretta che vento tira!), che asciuga e mitiga il clima di questo borgo situato a 40 km da Pisa e altrettanti da Livorno.

Le operazioni della raccolta e in cantina proseguono nel rispetto dei frutti della natura: la vendemmia è manuale, così come la cernita dei grappoli, la pigiatura avviene coi piedi, non vengono aggiunti lieviti e non vengono utilizzate pompe per travasi e rotture del cappello. Per l’affinamento usano acciaio, cemento, botti di legno, tonneaux e, solo per il Nambrot, delle barriques. Poiché l’utilizzo è strettamente legato all’evoluzione del vino e non alla cessione dei tannini del legno, si cercano di evitare recipienti nuovi, prediligendo botti di secondo e terzo passaggio.

 

FATTORIA SARDI, Lucca

Siamo in Lucchesia, in un podere che appartiene alla stessa famiglia da più di due secoli e che produce vino dall’inizio dello scorso. L’amore per la biodinamica scatta con l’ultima generazione: marito e moglie, che con grande attenzione verso gli elementi che ci ospitano e ci circondano, hanno deciso di assecondare il terreno. Dove la composizione è limo-sabbiosa crescono le uve per la produzione dei rosati, nella fascia di terreno sciolto sono coltivati i vitigni a bacca bianca, mentre la zona con maggiore argilla è destinata ai vini rossi di maggiore struttura.

Si sente da come parlano, Mina e Matteo, che la biodinamica è per loro una filosofia di vita, che non interessa solo la vigna: come Steiner vorrebbe, hanno preso anche due asini, che pascolano nelle vigne, smuovendo il terreno e concimandolo, e delle galline, allevate in maniera biodinamica.

L’azienda si contraddistingue soprattutto per il Pet-Nat, un metodo ancestrale, un incredibile Vermentino e per i vini rosati, snobbati dai consumatori e dalle cantine italiane fino a pochi anni or sono, ma amati tanto dai francesi, come Mina, e dal marito Matteo, che in Francia ha lavorato e ha fatto tesoro del bagaglio culturale sperimentato.

 

BOX ENTUSIASTA

 

SINCERO, Cosimo Maria Masini

Nomina sunt consequentia rerum (i nomi sono conseguenti alle cose), come diceva Dante, e questo è proprio un vino “sincero”. Rispecchia il Chianti delle Colline Pisane e non è addomesticato da affinamenti che tolgano o diano qualcosa in più rispetto a quel che già regala la vigna. È un buon vino quotidiano, che fa esprimere al meglio Sangiovese, Cabernet Sauvignon e Franc, grazie alla fermentazione in cemento: materiale inerte, che consente una buona micro-ossigenazione, senza cedere nulla.

I profumi sono quelli della frutta nera (prugna, mora), ma anche della fragola, della macchia mediterranea e della pietra focaia, ma ecco che arriva la violetta. Ha un corpo snello, come si addice a un vino quotidiano, caldo, fresco e con tannino aggraziato.

È un vino da tutto pasto: da godere con un tagliere di salami e formaggi di media stagionatura come antipasto, con gli spaghetti al sugo e anche con un pollo arrosto con le patate o la carne alla pizzaiola.

Sia per le sue caratteristiche che per l’affinamento, è un vino che non lascerei troppo in cantina, ma che si beve volentieri entro l’anno.

Servire a 16-18° C.

 

GHIZZANO, Tenuta Di Ghizzano

È il “vino da frutto” come lo definisce Ginevra Venerosi Pesciolini: viene dalle vigne più giovani e l’affinamento (in acciaio e cemento) non vuole conferire maggiore personalità ma fa parlare il vitigno – il Sangiovese – che nelle Colline Pisane ha tratti gentili. In questo vino la fa da padrone, concedendo solo il 5% al Merlot.

I profumi sono complessi ed eleganti: balsamicità, frutta rossa come la ciliegia, il mirtillo, la mora. In bocca è beverino, giustamente tannico sia come quantità che qualità, e chiude con la stessa eleganza del naso.

Ottimo come aperitivo con un tagliere di salumi e formaggi e anche su piatti non troppo strutturati, per una serata in compagnia.

Possiamo degustarlo anche dopo un paio d’anni, ma quello della longevità non è il suo obiettivo.

Servire a 18-20° C.

 

VERMENTINO, Fattoria Sardi

Si tratta di un Vermentino in purezza, da vigne di età diverse: le più giovani danno maggiore freschezza, le più vecchie conferiscono uve più complesse. Fermenta e affina in acciaio e cemento, e rimane qualche mese sulle fecce fini. Rimango un po’ perplessa quando mi propongono un Vermentino che non venga dall’Alto Tirreno perché questo vitigno ha bisogno della vicinanza al mare e di un clima non troppo caldo. Ma in questo caso si esprime alla grande.

Il naso è solleticato da freschi ed eleganti profumi di pompelmo, ananas, pera di San Giovanni, una nota balsamica di menta ed erbe mediterranee, fiori bianchi. In bocca ha corpo, freschezza viva, sapidità, un finale pulito ma non ammandorlato, come accade di solito, e ritornano eleganti i profumi appena sentiti, sotto forma di aromi.

Per il fatto di non avere una beva leggera, può accompagnare tutto il pasto: alle temperature più basse si abbina perfettamente a un antipasto a base di pesce o di verdure, non grasso, e man mano che rimane in tavola e si scalda provatelo con trofie al pesto, con uno spaghetto allo scoglio o con fettuccine col ragù di carne bianca; fra i secondi, ottimo l’abbinamento con orata all’isolana e al coniglio in bianco.

Non lasciatelo troppo in cantina, un paio d’anni al massimo.

Servire a 10-12° C.

 

BOX ESPERTO

 

SULLERBA, 1701 Franciacorta

Il nome ci suggerisce già il momento migliore in cui berlo, vale a dire una situazione da “Grande Jatte” di Seurat: un pic nic o un aperitivo sull’erba. Accompagnato da qualche stuzzichino, fra le chiacchiere degli amici.

Affina prima in anfora e poi in acciaio e quindi, una volta ultimato il vino base (100% Chardonnay) è imbottigliato con l’aggiunta di mosto fiore ghiacciato, della stessa vendemmia, per una successiva fermentazione e li rimane per 12 mesi, col suo tappo a ghiera, fino all’apertura per la degustazione. Una morbida e abbondante schiuma riempie il bicchiere, lasciando intravedere un giallo paglierino tendente al verde non completamente limpido, per via della non filtrazione. Solletica il naso la pimpantezza degli agrumi – mandarino e cedro – che rimangono protagonisti ma lasciano spazio anche al burro, al gesso, alla mela e alla pera williams, oltre a un delicato biancospino. Ed è ora il burro che si fa più spazio e ci introduce una bella nota balsamica. Il sorso ha corpo, freschezza viva e sapidità. Chiude con sufficiente persistenza in un armonioso amalgamarsi dei profumi sentiti al naso sotto forma di aromi.

Va bevuto entro l’anno, ma è talmente facile finire una bottiglia, che farlo non sarà un problema!

Servire a 6-8° C.

 

Daphné, Cosimo Maria Masini

Il Trebbiano è il vitigno principe di questo vino, al quale è aggiunto un 20% di Malvasia. Macera sulle bucce per una settimana e questo conferisce al vino il colore intenso tipico degli orange wine. È una tipologia di vino difficile da produrre, perché basta un niente per avere vini ossidati o con odori sgradevoli, scomposti in bocca. Non è il caso di Daphné, che dalla lunga macerazione acquisisce invece complessità di profumi che spaziano dalle erbe officinali ai fiori bianchi alla caramella d’orzo alla frutta a pasta gialla. E anche la beva è interessante, perché il sorso rotondo viene rinvigorito non solo dalla freschezza viva e dalla sapidità, ma anche da un composto tannino. Chiude con la retrolfattiva (cioè i profumi che si avvertono dopo avere deglutito) elegante e con discreta persistenza.

La complessità di questo vino e le sue caratteristiche lo rendono adatto all’affinamento e anzi vi stupirà dopo anni, lo dico per esperienza: ho degustato da poco un 2015 e ha ancora tutta la pimpantezza di un ragazzino e un’evoluzione dei profumi davvero interessante.

Pur essendo prodotto da uve bianche, la permanenza sulle bucce regala polifenoli e tannini degni di un vino rosso e la leggera ossidazione lo rende ancora più versatile. Non abbiamo paura quindi a degustarlo con un risotto alla milanese, con zafferano e ossobuco e neppure assieme a un uovo all’occhio di bue col tartufo, magari di San Miniato per rimanere in loco, o ancora con formaggi stagionati e piatti a base di carne senza troppa riduzione né lunghe cotture. Per esempio, un’anatra all’arancia si sposa perfettamente.

Servirlo a 13-15° C, aprendolo 15 minuti prima.

 

Veneroso, Tenuta Di Ghizzano

Questo è un “vino di concetto”, perché le vigne sono delle sagge signore un po’ âgée e si sente anche l’intervento, delicato, della vignaiola, che ha deciso un affinamento in botti di rovere francese da 50 hl.

È il mio vino preferito della Tenuta di Ghizzano e sono contenta che anche voi ne possiate godere. Viene prodotto per il 70% con Sangiovese e per il 30% con Cabernet Sauvignon.

I profumi sono decisamente marcati, nettamente eleganti, di frutta nera (mora, marasca), eucalipto, salvia, caffè, cioccolato, tabacco dolce, leggero boisé. In bocca il sorso ha corpo, è ampio ma al contempo snello, caldo e fresco. Il tannino è già composto, pur essendo ben presente. Il finale ha buona persistenza.

Dimenticatene una bottiglia in cantina e recuperatela dopo 7/8 anni: vi stupirà!

Abbinate primi e secondi di struttura, vista la complessità del vino. Alcuni suggerimenti: pasta al forno, fettuccine alla cacciatora, peposo…

Servire a 16-18° C.

vitigni autoctoni

Le selezioni di ottobre – vitigni autoctoni

WINE BOX DI ottobre: autoctoni secondi a nessuno!

vitigni autoctoni

Tappa #31

Guidata da Marco Barbetti (migliore sommelier d’Italia FISAR 2018)

 

IL NURAGHE – CANTINA DI MOGORO, Mogoro (OR)

Mogoro si trova a sud ovest della Sardegna in provincia di Oristano, in una zona che prende il nome di “Alta Marmilla”, proprio vicino al monte Arci, un antico massiccio di origine vulcanica.

Qui dove si tramandano ancora antiche tradizioni, non solo rurali, ma anche di artigianato tessile e legno, si trova l’azienda vinicola “Il Nuraghe – cantina di Mogoro”, fondata nel 1956 da un piccolo gruppo di viticoltori con l’intento di iniziare una produzione artigianale di qualità. L’areale è sempre stato vocato alla viticoltura (come testimoniano anche numerosi reperti storici), in particolare di vitigni autoctoni come bovale, semidano, monica e nuragus.

Oggi l’azienda dispone di circa 350 ettari di vigne lavorate da vari conferitori nel pieno rispetto delle tradizioni, per offrire un sorso di Sardegna ad ogni bicchiere.

Ho scelto il bovale perché è uno dei più antichi vitigni coltivati in Sardegna, ai più quasi sconosciuto. Alcuni studi dimostrano la sua discendenza dalla vite selvatica ancora presente in qualche zona boschiva.

Questo vitigno è caratterizzato da una carica polifenolica elevata, che si manifesta nel bicchiere con vini dal colore rosso intenso: donano una bella astringenza, lasciando la bocca asciutta.

LUIGI GIUSTI, Castelferretti (AN)

Artigianalità e territorialità è quanto descrivono al meglio e intimamente l’azienda “Luigi Giusti”. I 12 ettari di vigneti si trovano a Montignano di Senigallia, in provincia di Ancona, in una zona particolarmente favorevole data la vicinanza del mare. La loro storia è di quelle più belle: il desiderio di un padre (Luigino) e di un figlio (Piergiovanni) di lavorare per fare delle colline di Montignano un luogo speciale. Le uve – esclusivamente Lacrima di Morro d’Alba – sono lavorate con basse rese e metodi a impatto zero. La vendemmia, che avviene manualmente seguendo i ritmi della natura, dà luce a vini che rispecchiano fedelmente ogni annata.

Ho scelto la Lacrima di Morro d’Alba perché è un vitigno dalle proprietà organolettiche uniche, che lo rendono ben riconoscibile, soprattutto a livello olfattivo. Nonostante questa peculiarità, non sempre raggiunge la notorietà che merita.

LA MASERA, Piverone (TO)

“Se uno sogna da solo, è solo un sogno. Se molti sognano insieme, è l’inizio di una nuova realtà” (Friedensreich Hundertwasser). Questo è proprio quello che è successo ai 5 amici proprietari de La Masera, azienda agricola di Settimo Mortaro (TO), a pochi chilometri dal lago di Viverone. Dopo una vita in cui ognuno ha intrapreso il proprio percorso si sono ritrovati, decidendo di realizzare il sogno che avevano da ragazzi: iniziare la produzione di erbaluce nello stesso luogo dove decenni prima lo facevano i loro nonni.

Qui, dove si dice che sia nato questo vitigno, l’azienda possiede 5 ettari dove produce, oltre all’erbaluce, anche altri vitigni autoctoni locali, esprimendo ulteriormente il profondo legame con il territorio.

Ho scelto l’erbaluce di Caluso perché è un’eccellente autoctono bianco piemontese, davvero molto versatile. Si possono ottenere bianchi fermi di buona freschezza e sapidità, spumanti metodo classico fini e floreali e passiti dalla forte personalità. Le tre tipologie sono accomunate da sentori floreali e da una piacevole nota ammandorlata che rimane dopo il sorso.

BOX ENTUSIASTA

“Tiernu” Sardegna Bovale – Il Nuraghe

100% Bovale proveniente dai vigneti soleggiati di Terralba. I suoli sono sabbioso-argillosi di buona profondità. Dopo la spremitura, la fermentazione avviene in circa 15 giorni con continui delestage per permettere una buona estrazione di sostanze profumate e coloranti. L’affinamento avviene in parte in botti grandi di castagno dove rimane per tre mesi, e in parte in acciaio per 11 mesi.

Nel bicchiere si veste di colore rosso rubino intenso con riflessi porpora, che ne dimostrano la giovane età. Al naso si aprono fragranze di mora di gelso e susina, con note di macchia mediterranea, ferrose e vinose. In bocca è leggero, con una buona alcolicità che regala delle piacevoli sensazioni di calore. Un vino morbido dalla bella sapidità e con un tannino carnoso ma leggermente spigoloso, che fa intuire la buona possibilità di evoluzione. Il finale persistente lascia la bocca pulita.

Può essere consumato entro 5 anni. Servire alla temperatura di 17-18° C, dopo averlo fatto respirare per almeno mezz’ora.

Un vino che può essere abbinato a primi a base di ragù, a salsicce alla brace, oppure a formaggi di media stagionatura, come un pecorino sardo.

“Bolla Rosa” Spumante metodo charmat lungo, Luigi Giusti

100% Lacrima di Morro d’Alba prodotta su una superficie di 2,5 ettari, dedicati esclusivamente alla produzione di questo charmat lungo. La vendemmia manuale, sempre dopo l’inizio di settembre, avviene in due momenti differenti, in base al grado di maturazione delle uve.

Dopo la pressatura, il mosto viene inviato alla fermentazione in acciaio senza macerazione sulle bucce. La presa di spuma avviene per circa 4 mesi, dopo la quale avviene l’imbottigliamento.

In degustazione lo spumante è di un bel rosa tenue con un perlage persistente. Nel bicchiere si liberano in continuazione tante catenelle di bollicine di media dimensione. Al naso il bouquet è intenso, con sentori di piccoli frutti rossi (mirtilli e ribes) accompagnati da delicate note di rosa. Il sorso è piacevole e invoglia al secondo bicchiere. Il perlage regala una sensazione piuttosto avvolgente, mentre la freschezza e la sapidità lo rendono ben equilibrato.

Bella pulizia sul finale.

Da consumare entro un anno, servire alla temperatura di 7/8° C.

Diverso dai soliti charmat che tendono verso sensazioni morbide, questo spumante si può abbinare con una fresca caprese, un’insalata fredda di polpo o – perché no? – con tempura mista.  

“Anima” Erbaluce di Caluso, La Masera

100% erbaluce di Caluso prodotta in vari vigneti di proprietà su un suolo sabbioso argilloso con una rilevante presenza di ciottoli. Dopo la diraspatura, il mosto viene ottenuto mediante pressatura soffice e successivamente illimpidito tramite decantazione spontanea a freddo. Esaurita la fermentazione il vino affina sulle fecce fini per 6 mesi in serbatoi di acciaio prima dell’imbottigliamento.

Il vino si mostra di un luminoso giallo paglierino intenso. Al naso il bouquet è delicato e piacevole, con fragranti note di frutta bianca (in particolare mela), accompagnate da altre erbacee, tra cui il timo.

Bevendolo, stupisce per leggerezza e morbidezza. Le note calde dovute ad una moderata alcolicità sono perfettamente bilanciate dalla freschezza e da una sapidità ben presente, che lo rendono molto piacevole e facile da bere. Il finale, persistente e piacevolmente sapido, invoglia al secondo bicchiere.

Da consumare entro 1-2 anni. Servire alla temperatura di 10° C.

La piacevolezza di beva è la sua maggiore caratteristica: un vino molto versatile che può essere abbinato facilmente a delle quiche lorraine di ricotta e spinaci, al risotto ai finferli, oppure a un piatto della tradizione canavese come farro decorticato al salampatata sfumato all’Erbaluce di Caluso.

BOX ESPERTO

“Cavaliere Sardo” Sardegna Bovale Riserva – Il Nuraghe

100% Bovale proveniente da terreni calcareo argillosi dei vigneti di proprietà nella pianura di Terralba. La fermentazione avviene con la macerazione su bucce per circa 15 giorni. Per assicurare l’estrazione di sostanze aromatiche e coloranti, vengono effettuati diversi rimontaggi e delestage. L’affinamento avviene per 12 mesi in barrique di rovere francese per poi proseguire in acciaio per ulteriori 8 mesi.

Un vino dal colore rosso rubino intenso, che al naso regala un bouquet variegato. Netti sentori di ciliegie e more mature sono accompagnati da leggere note balsamiche e polverose. Il sorso è avvolgente e strutturato, a tratti carnoso, con un tannino vellutato molto presente. Qualche tempo in più in bottiglia lo renderà ancora più equilibrato. Il finale persistente lascia la bocca asciutta.

Può essere bevuto entro 4/5 anni. Servire alla temperatura di 17-18° C.

Un vino strutturato e tannico che va abbinato a piatti con degli intingoli. Vitello alla sarda o cinghiale in umido sono solo due delle svariate possibilità di accompagnamento. Da provare anche con un formaggio a media stagionatura.

“Luigino” Lacrima di Morro d’Alba Superiore, Luigi Giusti

100% Lacrima di Morro d’Alba proveniente da vari vigneti di proprietà, vinificati separatamente in acciaio. Dopo la fermentazione viene fatto un attento assemblaggio, trasferito poi in botti nuove dove effettua un affinamento sulle proprie fecce fini per 12-14 mesi. In questo periodo il vino subisce costanti batonnage e successivi travasi di chiarifica. Al termine, un’ulteriore selezione di botti, poi assemblamento e imbottigliamento, maturazione per ulteriori 6-8 mesi.

Nel bicchiere si presenta di un bel colore rosso rubino. Il bouquet è intenso e complesso, con evidenti note di frutta matura, specialmente prugne, more e mirtilli, accompagnate da sentori di macchia mediterranea, pepe e vaniglia. In finale chiude con un tenue profumo di violetta. Il sorso è morbido, denotando buona struttura e rotondità. Il tannino è presente, ancora da addomesticare pienamente, il che dimostra la potenziale longevità del vino. È persistente e lascia la bocca perfettamente pulita.

Da consumare entro 2 anni. Servire alla temperatura di 16-17° C.

Un vino dalla buona struttura e persistenza che può essere abbinato a formaggi di media stagionatura come il pecorino marchigiano, oppure a piatti di carne come l’arrosto alla Marchigiana. Oppure provatelo con il piccione in umido.

“Masilè” Erbaluce di Caluso Metodo Classico pas dosè, La Masera

100% Erbaluce di Caluso prodotto nel Canavese, un areale a nord del Piemonte, tra Torino e Ivrea. I terreni ciottolosi, ricchi di fosforo e potassio, sono di origine morenica. Dopo la vendemmia manuale, per selezionare solo i migliori grappoli sani, la fermentazione avviene in acciaio: poi il vino base affina per 6 mesi sui lieviti, in botti di legno e inox. L’affinamento sui lieviti dura oltre 18 mesi.

Il vino è di un colore giallo paglierino intenso, con un perlage fine e mediamente persistente. Il naso è molto tipico, con fragranti note di prodotti da forno, come sentori di lievito o di pane in cassetta, accompagnati da continui richiami a pesca e albicocca. Dopo l’assaggio si mostra leggero, con una piacevolissima freschezza e sapidità. Perlage elegante. Il finale è leggermente amaricante, tipico del vitigno.

Da consumarsi entro 1-2 anni. Servire alla temperatura di 10° C.

L’abbinamento ideale per questo spumante è un antipasto a base di gamberi in crosta di pasta sfoglia. Il gusto leggermente dolce del gambero viene riequilibrato dalla parte finale del vino, appena ammandorlata.

 
terroir

Le selezioni di settembre – eccellenza in fazzoletti di terra

WINE BOX DI SETTEMBRE: ECCELLENZA, IN UN FAZZOLETTO DI TERRA

uva

Tappa #30

Guidata dal sommelier Simone Celeghin

 

Fattoria “Monticino Rosso” – Imola (Bologna)

La Fattoria Monticino Rosso è un’azienda agricola a conduzione familiare. Nasce nel 1965 grazie ad Antonio Zeoli, che in quell’anno acquista 13 ettari, il podere “Olmo”. Negli anni successivi Antonio viene affiancato dai figli Luciano e Gianni, oggi alla guida dell’azienda, e nel 1985 la famiglia acquisisce il podere “Monticino Rosso”, adiacente al primo. Siamo sulle colline di Imola, al confine con il comune di Dozza, dove la produzione dei vini frizzanti dell’Emilia cede il passo ai vini fermi e impetuosi della Romagna. 20 gli ettari vitati, più altri di frutteto. Parole d’ordine: rispetto rigoroso dei terreni e del clima, utilizzo di tecniche moderne e con uno sguardo critico alla tradizione, per preservare le peculiarità che secoli di viticoltura in Romagna portano con sé. La felice posizione collinare favorisce il progetto di sostenibilità e produzione artigianale del vino, così come la scelta di puntare sui vitigni autoctoni: Albana, Pignoletto e Sangiovese di Romagna. La vera sorpresa è sottoterra, dove si nasconde il cuore pulsante della cantina, costituito dalla sala di fermentazione, la barricaia e un deposito di affinamento delle bottiglie. L’idea di costruire una cantina interrata è nata dalla necessità di ridurre al minimo l’impatto ambientale, contenere gli sprechi di energia e creare uno spazio per il vino che fosse in armonia con la natura.

Azienda Agricola Cosimo Murace – Bivongi (Reggio Calabria)

L’azienda comincia la propria attività con la ristrutturazione di un vigneto, nel 1998; presto è convertita a produzione biologica certificata. Il titolare, Cosimo Murace, è perito chimico ed enologo. Oltre al vino, l’azienda ha un’importante produzione di olio extra vergine (derivante dalla cultivar “Grossa di Gerace”), e di Mosto Cotto del vino passito. Ci troviamo nel cuore della zona DOC Bivongi, l’ultima nata fra le denominazioni in Calabria. Nella zona esistono ancora molti vecchi vitigni, autoctoni, che concorrono con la loro storia ad ampliare il patrimonio ampelografico regionale e nazionale. I vigneti dell’azienda sono situati in località “Fiorello” in Agro di Bivongi e si estendono per neanche 4 ettari. La forma di allevamento utilizzata è la controspalliera, mentre le viti vengono potate a “cordone speronato” e “guyot”, ottenendo una resa massima di circa 9 q.li/ha. Le attenzioni maggiori sono rivolte alla protezione fitosanitaria, sempre nel rispetto della conduzione biologica, mentre le operazioni colturali sono in parte meccanizzate (sovescio), in parte svolte manualmente (vendemmia, potatura, potatura verde).

Arco dei Angeli – Frazione Varano (Ancona)

L’azienda nasce con lo scopo di rilanciare il Parco del Conero, facendo parlare i propri prodotti, il vino su tutti. E lo fa mettendo le uve nelle condizioni di esprimere appieno il territorio. La produzione principale verte sul vitigno Montepulciano, re indiscusso del territorio e protagonista della DOC Conero, pur non mancando i vitigni a bacca bianca tipici del territorio quale il Verdicchio. Una volta che si varca la soglia di Arco dei Angeli si trovano innanzitutto calore, ospitalità e prodotti eccellenti, creati con un’attenzione estrema per la qualità. L’azienda offre diverse opzioni di degustazioni, da quelle per i principianti e appassionati, a quelle studiate e personalizzate per chi invece desidera uno studio più approfondito dei vini del territorio. L’azienda offre anche una struttura per l’ospitalità, il “Bed & Wine”, un posto stupendo dove godere dell’esperienza vivificante della vigna, che sta a pochi passi.

Canus – Corno di Rosazzo (Udine)

L’azienda è una realtà molto giovane e a gestione familiare, sita in una regione vocata quale il Friuli Venezia Giulia – terra dei grandi vini bianchi importanti, specialmente nella zona adiacente al confine sloveno, denominata Collio. Canus è partita con il piede giusto con l’obiettivo di valorizzare al massimo il territorio con 15 ettari vitati, un territorio che varia, per clima e composizione del terreno, praticamente ogni kilometro percorso… La vigna si trova sul colle di Gramogliano, a 88 metri sul livello del mare e delimitata a sud dal torrente Judrio, con una vista fantastica sui colli italo-sloveni e un’ideale esposizione a sud-est.

BOX ENTUSIASTA

Albana Secco, Monticino Rosso (da bere ora o tenere in cantina fino a un massimo di 2-3 anni)

L’Albana è un vitigno (e un vino) purtroppo poco conosciuto e diffuso, spesso limitato al solo consumo locale o regionale, ma che nasconde una storia e una tradizione che non hanno nulla da invidiare a vini italiani con riconoscimenti internazionali.

Un terreno di argille evolute e la vendemmia in più passaggi, solo a maturazione perfetta, regalano un prodotto di profonda eleganza. Ananas, pesca gialla e papaia prima, poi ginestra e nocciola, per terminare con una nota più aromatica, di timo e salvia. Il colore è giallo paglierino con riflessi verdognoli, a dimostrare la giovinezza, che si rispecchia poi in bocca, dove si presenta come un vino di forza, con una acidità spiccata ma piacevole.

Degustare a 10-12° C.

È un vino in grado di sostenere abbinamenti che vanno dai formaggi a pasta molle, alle fritture di pesce dell’Adriatico e per chi vuole osare, anche ad alcune carni bianche.

Rosso Conero, Arco dei Angeli (da bere ora o tenere in cantina fino a un massimo di 7 anni)

A fare da padrone per il 95% è il Montepulciano, nobile vitigno che domina buona parte dello scenario vinicolo del centro Italia, accompagnato da un timido ma importante 5% di Petit Verdot, entrambi vendemmiati rigorosamente a mano tra la prima e la seconda decade di ottobre, per poi fermentare sulle bucce almeno per 8/10 giorni. Il colore si presenta di un rubino intenso con riflessi violacei, destinati poi a lasciare spazio alle sfumature granate tipiche dell’avanzare della maturazione. Al naso si è presto conquistati da profumi intensi e persistenti di piccoli frutti rossi, marasca e prugna, che virano poi, in seguito all’ossigenazione, verso il mirto e il ginepro. Morbido e avvolgente in bocca, equilibratamente tannico, con un finale autentico di pepe bianco.

Servire a 18°C.

Si consiglia un abbinamento con primi e secondi piatti dal gusto deciso, come quelli a base di carne, selvaggina e tartufo. Non rimarrete delusi nel provarlo con carni rosse alla griglia o brasate, oppure con formaggi stagionati.

Refosco dal peduncolo Rosso, Canus (bere ora o tenere in cantina fino a 5 anni)

Il vino proposto proviene da uno dei vitigni autoctoni tipici della regione, il Refosco dal Peduncolo Rosso, il vitigno a bacca rossa sicuramente più importante del Friuli, parlando di territorialità.

Il nome deriva dalla colorazione del picciolo dell’acino, che a piena maturazione diventa rosso.

Questo vino è caratterizzato da spiccata esuberanza e anche rusticità, dal momento che in gioventù regnano le caratteristiche più dure, associate a una ottima acidità, preludio di un’importante capacità di invecchiamento; queste caratteristiche si attenuano poi con l’affinamento in bottiglia. Il sapore restituisse appieno il territorio: è asciutto, pieno e con una leggera nota amarognola.

Servire a una temperatura di 10-12° C.

Da abbinare ad arrosti e selvaggina, ma anche a salumi affumicati e formaggi tipici e stagionati.

BOX ESPERTO

Codronchio Albana Di Romagna, Monticino Rosso (da bere ora o tenere in cantina anche 20 anni, ben conservato)

Fiore all’occhiello dell’azienda, il Codronchio prende il nome dalla famiglia “Dei Codronchi”, nobili proprietari terrieri che erano insediati dove sorge la cantina. Nasce inoltre dalla volontà e curiosità dei fratelli Zeoli di dimostrare la versatilità di questa uva, creando un vino diverso rispetto all’Albana che si conosce. La vendemmia, tardiva, viene effettuata grappolo per grappolo, con cura estrema, e solo al primo apparire della muffa nobile, che darà poi, in fase fermentativa e post-fermentativa, delle sensazioni al dir poco speciali. Il colore è quasi dorato, a prima vista quasi sembra un vino da dessert; dopo aver elogiato la gamma aromatica al naso (dall’albicocca al frutto della passione, passando per ananas, frutti di bosco e spezie) l’ingresso in bocca è quasi amabile ma si apre poi con acidità e mineralità decise. Finale molto lungo e piacevole, che lascia una bocca asciutta, pronta ad un altro bicchiere.

Servire a 10-12° C.

Un consiglio: se lo lasciate in cantina anche 15-20 anni non ve ne pentirete…

Osate pure con gli abbinamenti: è un rosso in veste bianca, che accompagna con grande piacevolezza minestre e zuppe caserecce, ma non teme carni bianche e fegato grasso.

Passito Calabro, Murace (da bere ora o tenere in cantina anche 15-20 anni, ben conservato)

La DOC Bivongi, in Calabria, rappresenta una delle realtà enologiche meno conosciute in Italia, ma ha potenzialità che incuriosiscono anche i nasi più esperti. Questo Passito Calabro è vinificato interamente con uve di Malvasia Bianca, vendemmiate tardivamente rispetto alla normale maturazione e fatte naturalmente appassire coccolate dal calore tipico della zona. Chiave è l’attenzione alla selezione dei grappoli: solo quelli perfettamente sani concorrono alla produzione di questo nettare.

Il vino si presenta di un colore quasi dorato, ha tipiche note di frutta tropicale e un sottofondo leggero ed elegante di erbe aromatiche quali la menta e la salvia, sensazioni poi confermate con l’assaggio, dove non è la dolcezza a essere unica protagonista: la parte acida è piacevole e ben riconoscibile. 

Servire a 11° C.

Si muove lento nel bicchiere per la sua consistenza: è un vino da consigliare abbinato con le tipiche dolcezze del Sud, dal cannolo siciliano alle cassate, ai dolci con base di creme e frolle; trova spazio in abbinamento anche a formaggi erborinati.

Rosso Conero Riserva, Arco dei Angeli (da bere ora o tenere in cantina fino a 10-15 anni)

Nella regione delle Marche si respira a pieni polmoni una delle interpretazioni più importanti della nobile uva di Montepulciano, che raggiunge una delle massime interpretazioni nel Rosso Conero DOCG Riserva dell’Azienda “Arco dei Angeli”. La selezione dei grappoli avviene in vigna e la vendemmia rigorosamente manuale viene svolta tra la fine di ottobre e metà di novembre. Con una gradazione alcolica che mai si discosta dal 14%, questo rosso viene fatto pazientemente invecchiare per almeno due anni in botti di rovere francese o americano. Vino che si presenta di un colore rosso rubino intenso con riflessi granati, con decise caratteristiche di forza e potenza, tannino potente ma mai fastidioso, destinato ad attenuarsi con il passare degli anni.

Servire a 18°C.

Trova la sua perfezione se abbinato a stracotti, bolliti e formaggi aromatici e con lunga stagionatura, pur amando anche la selvaggina e gli insaccati con base grassa.

 
albana

Le selezioni di agosto – la mitica albana

WINE BOX DI AGOSTO: LA MITICA ALBANA!

albana

Tappa #29

Guidata dal sommelier Marco Casadei (vincitore master Friulano 2016,  master del Sangiovese  2017, master dell’albana 2017)

 

Fattoria Zerbina, Marzeno (RA)

Su Fattoria Zerbina potrei raccontarvi molte cose: una storia di oltre 50 anni sulle colline di Faenza, nella zona Marzeno. La svolta qualitativa avviene nel 1987, con l’ingresso in azienda dell’attuale proprietaria Maria Cristina Gemignani, che inizia un grande lavoro sul sangiovese, con la riscoperta dell’alberello romagnolo – una forma di allevamento antica, da sempre presente in questa parte della Romagna. E ancora: la scelta di investire sull’albana nel suo periodo più buio e la scommessa, visionaria e vincente, di cercare la via della muffa nobile su questo straordinario vitigno.

Ma, oltre a tutto questo, voglio raccontarvi della grande precisione e passione che Cristina mette ogni giorno nella cura delle sue vigne, che ho testato personalmente lavorando in azienda durante la difficile vendemmia 2014. Attenzione massima, cura del dettaglio e soprattutto entusiasmo contagioso! Un pezzo di storia della Romagna del vino e in particolare dell’albana, che non poteva mancare nelle vostre box.

Marta Valpiani, Castrocaro Terme (FC)

Saliamo sulle colline sopra la città di Castrocaro Terra del Sole e ci troviamo davanti a un panorama mozzafiato che racconta tutta la bellezza – aspra e arida – dei calanchi romagnoli. Qui si trova l’azienda Marta Valpiani, una piccola realtà artigiana, nata nel 1999, che ha puntato fin da subito sui due vitigni romagnoli più importati: sangiovese e albana.

La grande crescita qualitativa delle ultime vendemmie è avvenuta anche grazie alla mano felice e aggraziata di Elisa, figlia di Marta, che cura personalmente vigna e cantina, e alla sua grande capacità di restituire nel calice il terroir unico di questa zona della Romagna, fatto di calcare, con la tipica formazione delle spungone romagnole, sabbie gialle e argille azzurre.

Vini di precisione, che partono da una grande cura della vigna e dalla salvaguardia delle sue diversità, a cui seguono pochissimi interventi in cantina, dove il cemento la fa da padrone.

Tensione, bevibilità e tutte le sfaccettature minerali che l’albana esprime nella zona di Castrocaro sono i marchi “di fabbrica” delle Albana di Elisa.

Ancarani, Faenza (RA)

Sulle prime colline tra le città di Forlì e Faenza, più precisamente ad Oriolo dei Fichi dove la storica rocca presidia questi luoghi fin dal 1457, incontriamo l’azienda Ancarani, piccola e dinamica realtà romagnola che coltiva da anni solo varietà autoctone, nel pieno rispetto della biodiversità del territorio.

Le albane della cantina sono vini solari, accoglienti e conviviali proprio come chi li produce. Raccontano in maniera fedele di queste splendide colline dove in estate, oltre al verde delle vigne, è l’oro il colore predominante che si compone delle tonalità dei campi di grano, dei terreni composti da sabbie gialle – che donano all’albana le sfumature minerali –, e dei lunghi biondi grappoli di albana.

Approccio contadino, produzione artigianale ma anche tanta preparazione e precisione, i vini di Rita e Claudio sono così: vi accoglieranno sempre con un sorriso e vi faranno divertire.

BOX ENTUSIASTA

Bianco di Ceparano, Romagna Albana Secco, Fattoria Zerbina

Vigne di circa 20 anni. Fermentazione in acciaio su lieviti selezionati in azienda, che Cristina utilizza ormai da molti anni. Dopo la fermentazione il vino rimane in cemento sui propri lievi per alcuni mesi prima dell’imbottigliamento che avviene in primavera.

Un vino che esalta la freschezza dell’albana senza rinunciare a struttura e profondità. Giallo paglierino luminoso, con riflessi verdi. Il naso si apre delicato su profumi che vanno dall’agrume alla pera, fino a un tocco leggero di erbe aromatiche come la salvia fresca…

Sorso rinfrescante e verticale, corredato di sale, chiude su un finale di media persistenza.

Una bellissima versione di Bianco di Ceparano, figlio di un’annata fresca in Romagna e di grande prospettiva. Un vino che può invecchiare a lungo e raggiungerà l’apice tra i 2 e i 3 anni.

Servire a 10-12°C.

Abbinamento: tartare di salmone, avocado e scorza di lime.

Delyus, Marta Valpiani

Questa albana è prodotta nelle vigne più giovani. La raccolta avviene verso fine agosto.

Fermentazione spontanea, vinificazione in acciaio, affinamento in cemento per 6 mesi.

Colore giallo paglierino con riflessi dorati, molto luminoso.

Il naso si apre delicato, tutto giocato sui profumi minerali, che spaziano dalla roccia alla salsedine. Poi arriva il frutto giallo croccante.

Il sorso fila diritto come una freccia, tra una freschezza elettrica e tanta sapidità sul finale, caratteristiche che fanno subito venire voglia di un secondo calice.

Un vino da bere già da oggi, ma che può migliorare in bottiglia per altri 1-2 anni.

Servire a 10-12°C.

Abbinamento: mazzancolle al sale dolce di Cervia.

Perlagioia, Ancarani

Questa Albana proviene da una selezione degli impianti più giovani dell’azienda: qui i terreni sono composti principalmente da argilla e limo. L’annata è stata poco produttiva, la Peronospera ha creato gravi problemi in un maggio e giugno molto piovosi. Quindi le piante avevano poca uva, ma molto concentrata. Il vino fermenta in acciaio, senza contatto con le bucce. La fermentazione è spontanea. Affina in cemento sui suoi lieviti fino a tarda primavera. Poi ultimo passaggio in acciaio, leggerissima filtrazione a cui segue l’imbottigliamento.

Giallo paglierino con riflessi dorati. Naso invitante con note di albicocca, pesca a pasta gialla a cui seguono sensazioni minerali. Sorso goloso, piacevolmente caldo, disteso e fresco al punto giusto; chiude con un finale succoso e saporito.

Buono fin da subito o da fare affinare ancora qualche mese in bottiglia per ancora maggiori soddisfazioni.

Servire a 10-12°C.

Se l’Albana sta bene a tavola, questo Perlagioia ancora di più! Provatelo con lasagna bianca con zucchine e mazzancolle.

BOX ESPERTO

Tergeno Ravenna bianco, Fattoria Zerbina

Una parte delle uve (60%) è raccolta nello stesso periodo di quella del Bianco di Ceparano (Box Entusiasta), l’altro 40% invece è raccolto tardivamente, con attacco di botrytis.

Le vigne hanno circa 20 anni. Fermentazione in acciaio su lieviti selezionati in azienda che Cristina utilizza ormai da molti anni.

Un’interpretazione dell’albana originale e intrigante. Profumi eleganti di pesca a pasta bianca, albicocca, un tocco leggero di zenzero candito e una mineralità rocciosa. La bocca è la vera forza di questo vino: gioca sui contrasti, tra morbidezze e durezze. Da una parte apre calda, materica e con un tocco leggermente dolce, dato dalla raccolta tardiva delle uve. Caratteristiche che lasciano presto spazio a una tensione acida evidente, che slancia il palato e lo allunga verso un finale saporito e molto lungo. Un vino che nasce dai contrasti, ma trova fin da subito il suo equilibrio, che manterrà a lungo in bottiglia.

Le mie esperienze di assaggio mi dicono che questo vino avrà una vita molto lunga, fino ai 10 anni!

Servire a 10-12°C.

Abbinamento: scaloppa di fois gras con cipolla rossa di Tropea caramellata e quenelle di patate al profumo di timo.

Madonna dei Fiori, Marta Valpiani

Il Madonna dei Fiori proviene da quattro diverse parcelle di vigna che si trovano lungo la vallata del fiume Montone, partendo da Terra del Sole fino ad arrivare quasi a Dovadola.

L’uva proviene da vigne molto vecchie che hanno dai 30 ai 60 anni.

La raccolta avviene verso fine agosto. Fermentazione spontanea, vinificazione in acciaio, affinamento in cemento per 6 mesi, poi in bottiglia per 8-10 mesi prima di uscire sul mercato.

Il colore è un giallo dorato molto luminoso.

Il naso si apre su note dolci, di camomilla, albicocca, pesca gialla matura, poi la mineralità diventa protagonista con i suoi tratti marini e salmastri, sul finale si avverte anche un tocco di rosmarino.

Sorso rotondo, piacevolmente caldo, ha struttura, carnosità una mineralità incisiva, ma soprattutto un finale molto lungo e saporito.

Inizia adesso ad esprimere le sue potenzialità, fra un paio d’anni sarà ancora più al top.

Servire a 10-12°C.

Abbinamento: cappelletti in brodo di cappone.

 

Santa Lusa, Ancarani

Il Santa Lusa proviene dalle vigne più vecchie dell’azienda (34 anni) allevate con la tipica pergoletta romagnola. I terreni, ricchi di sabbie, sono i più alti dell’azienda: guardano il mare e la Torre di Oriolo. Le uve sono a raccolte a piena maturazione, quasi in leggera surmaturazione. Breve macerazione sulle bucce, per circa 3 giorni.

La fermentazione viene fatta in acciaio, poi il vino fa un lungo affinamento in cemento di circa un anno e mezzo. Poi ultimo passaggio in acciaio, leggerissima filtrazione a cui segue l’imbottigliamento.

Il vino sembra oro liquido nel calice. Il naso si apre su profumi minerali, seguiti da frutta gialla matura come la mela golden, poi fieno ed erbe aromatiche essiccate. Bocca ricca, carnosa (ha tanta materia!), salina; la freschezza non manca affatto nonostante un’estate torrida in Romagna.

Già ottimo adesso, può migliorare ancora in bottiglia per 1-2 anni.

Servire a 10-12°C.

Molto piacevole anche la sensazione tannica che dà un tocco in più a questo vino rendendolo adatto ad abbinamenti spesso inaspettati per un bianco come una tajine di pollo e verdure.

 

 
vigne sicilia

Le selezioni di luglio – vini di Sicilia

WINE BOX DI LUGLIO: VINI DI SICILIA

vigne sicilia

Tappa #28

Guidata dalla sommelier Alessia Taffarel

 

Porta del vento – Camporeale (Palermo) 

L’azienda agricola si trova nell’omonima vallata, a 600 metri sul livello del mare, a Camporeale in provincia di Palermo.

Marco Sferlazzo, il titolare, era un farmacista, poi la svolta che lo porta al vino.

Diciotto gli ettari vitati: i terreni sono sabbiosi, su crosta di roccia arenaria, i vigneti sono coltivati ad alberello e vecchi di quasi 50 anni, tutti esposti a nord.

La coltivazione è biologica e biodinamica, con certificazione; molto basse le rese, vendemmia manuale e uva raccolta in cassetta. Il vantaggio della quota elevata è quello del buon livello di acidità che i vini di Marco riescono a raggiungere, unito alle sue grandi abilità di cantiniere.

I vini di Porta del Vento si contraddistinguono per finezza e freschezza, esprimono appieno il terroir: vini fatti “a mano”, che sorprendono ad ogni sorso.

Il Mortellito, Contrada Maccari – Noto (SR)

Giovane azienda agricola che si estende su 25 ettari vitati nel territorio della valle di Noto, tra le contrade Bufalefi, Maccari e Cozzo Tronzo nella zona che un tempo veniva chiamata “A Murtedda”, termine che pare, un tempo, facesse riferimento al mirto.

Obiettivo dell’azienda è creare vini che rispecchino i caratteri naturali del territorio: vini di grande personalità e lontani dalle mode passeggere.

Il Mortellito nasce dalla voglia di vivere il rapporto con la terra, passione che ha spinto Dario, Valentina, Mario e Melina a dedicarsi a coltivazioni autoctone, per esprimere appieno il territorio.

Il loro lavoro è finalizzato a ottenere uve mature e sane, è un lavoro fatto principalmente in vigna, senza alcuna forzatura in cantina. I vini svolgono fermentazioni spontanee senza l’aggiunta di lieviti selezionati al mosto e senza l’uso di botti di legno nell’affinamento, per mantenere forte l’identità della varietà. Coltivano uva, ulivi da cui traggono olio di oliva e mandorle per la confettura, sempre nel pieno rispetto delle coltivazioni, che sono tutte biologiche.

Marabino, Noto (SR)

Nella Sicilia sud orientale, nel cuore della val di Noto, c’è Pierpaolo Messina, sommelier e titolare della giovane azienda Marabino, che prende il nome da un’altra proprietà di famiglia, la torre Marabino, di origine saracena e trasformata in splendido relais.

È una realtà giovane, la loro, il primo vino nasce nel 2002. Lavorano con circa 30 ettari di terreno, le temperature calde diventano quasi aride in piena estate con terreni prevalentemente calcarei/argillosi distanti 7 chilometri dal mare.

Vigneti, frutteti e uliveti sono coltivati interamente con agricoltura biologica e biodinamica.

Particolare attenzione è riservata ai vitigni autoctoni e la selezione massale ha permesso di individuare diversi biotipi di Nero d’Avola accanto al reimpiantato Moscato Bianco da cui deriva il Moscato di Noto. Le uve ben mature, sono selezionate e raccolte a mano, fermentano spontaneamente con lieviti indigeni, senza alcun utilizzo di prodotti o additivi per esprimere in modo integro il terroir. I vini di Pierpaolo non lasciano dubbi e non passano inosservati, danno energia in questo angolo di paradiso isolano, grazie al coraggio di intraprendere un’agricoltura senza nulla di aggiunto.

Baglio Bonsignore, Naro (AG)

Una giovane realtà sita nelle campagne di Naro, in provincia di Agrigento, fondata nel 2016 quale coronamento del sogno di Luigi e Debora, che lasciano la vita precedente per iniziare a creare il loro vino. Da allora, il restauro dell’azienda (compreso il cubburo, un capanno in pietre di epoca neolitica) e la prima produzione, con l’aiuto dell’enologo Tonino Guzzo e la certificazione biologica. Oggi Baglio Bonsignore ha circa 10 ettari vitati (dislocati fra i 300 e i 450 metri s.l.m) e da uve Syrah, Nero d’Avola, Grillo e Chardonnay produce 3 etichette, per un totale di circa 40.000 bottiglie l’anno.

BOX ENTUSIASTA

 

Catarratto frizzante “Voria”, Porta del vento

Il Voria, il cui nome, in dialetto, significa “vento”, è uno spumante da uve catarratto (ne esiste anche una versione rosata, con uve perricone).

Al naso emerge subito molta salinità, equilibrata da una piacevole nota di lievito e da tanti fiori bianchi. In bocca troviamo un vino genuino, dalla beva lampo, fresco, anzi freschissimo!

Le uve vengono raccolte a mano, diraspate e fermentate con i soli lieviti indigeni.

La vinificazione avviene in cemento, la rifermentazione in bottiglia con l’aggiunta del mosto al vino base. Non viene filtrato né degorgiato e infatti mostra i lieviti in sospensione (sur lie).

Facilissimo nella bevuta, è perfetto in una calda giornata di sole.

Da bere subito, senza attese, fresco (Temperatura di servizio: 8-10° C.)

Abbinamento: 

Da solo senza alcun abbinamento dopo una giornata al sole o accompagnato a una frittura delicata di pesce, pane burro e acciughe.

Calajancu bianco, Il Mortellito

I terreni calcarei a 40 metri sul livello del mare cullano le uve del Calajancu Bianco, assemblaggio di grillo e catarratto. Il vino viene macerato per 12 ore sulle bucce per avere più estrazione, i lieviti indigeni contribuiscono alla fermentazione spontanea con 6/7 mesi di affinamento in acciaio.

Un succo d’uva, un bianco naturale, diretto, grintoso e con un naso esplosivo, aromatico e minerale al punto giusto. Al primo sorso richiama fortemente la Sicilia con sfumature di limone, oliva, origano e coriandolo; al primo calore della temperatura il tutto si impreziosisce con note di frutta appassita e tropicale.

Da bere ora o tenere in cantina fino a 5 anni.

Temperatura di servizio: 8-10° C.

Abbinamento:

primi piatti di pesce piccanti o speziati; quiche alle verdure.

Grillo “OI”, Baglio Bonsignore

Grillo in purezza, affinato in acciaio. Esuberante al naso: si impone per i profumi fruttati, soprattutto papaya ma anche pesca, mela, albicocca; ma arrivano poi anche mandorla, una nota di rosmarino e un accenno di miele. In bocca la freschezza è sostenuta dalla struttura, con una bella vena minerale e salina. Elegante e dal bel finale pieno e fresco.

Da godere subito o fare affinare anche 3-4 anni.

Temperatura di servizio: 8-10° C.

 

Abbinamento:

Perfetto con il pesce.

BOX ESPERTO

Catarratto Terre Siciliane, Porta del vento

Le uve di catarratto provengono da vigneti collocati a 600 metri di altitudine, su suoli sabbiosi.

Al momento della vendemmia i grappoli vengono selezionati e raccolti a mano: la selezione ne abbassa le rese per ettaro, privilegiando la qualità.

La fermentazione alcolica del mosto avviene in vasche di cemento così come l’affinamento di 6 mesi. La vinificazione avviene senza alcuna addizione.

Giallo paglierino con sfumature dorate, al naso è territoriale e ampio: fiore d’arancio, fiori di campo, camomilla, erbe spontanee, agrumi e una mineralità quasi salmastra.

Al sorso è freschissimo ma con una solida struttura, equilibrato, fruttato e con una lunghissima beva.

Incline a un buon invecchiamento.

Temperatura di servizio: 8-10° C.

Abbinamento:

Polpo in umido o spaghetto con i ricci di mare.

Moscato bianco di Noto “Viaria”, Il Mortellito

Moscatella di Noto a bacca piccola (una varietà del Moscato di Noto) cresciuta su impianto calcareo, da piante di circa 5 anni. In vigna l’agricoltura è biologica, senza trattamenti né diserbanti. I grappoli vengono lasciati al sole fino alla fine di settembre, in appassimento. Una settimana prima della vendemmia il 30% dell’uva viene raccolta e messa ad appassire ulteriormente in graticci di legno.

In cantina: 48 ore di macerazione sulle bucce, poi si svina e il mosto è mantenuto a temperatura ambiente. La fermentazione si sviluppa senza introduzione di lieviti, con affinamento in acciaio per 8 mesi.

Dopo le note fruttate, albicocca e limone su tutte, si impone per i profumi erbacei (rosmarino, timo, menta…) mentre con l’invecchiamento emergono profumi balsamici, molto caratteristici. Bella la nota salina, iodata.

Da bere subito o da tenere in cantina per 5 anni o più e godere quindi delle sue note evolutive, data l’inclinazione all’invecchiamento.

Temperatura di servizio: circa 10° C.

Abbinamento:

Perfetto con carni bianche come il coniglio ma da provare anche con pesce, molluschi e sushi.

 

Moscato di Noto “Fondo alla palma”, Marabino

Vino ottenuto da uve di moscato bianco, proviene da una vigna ad alberello pachinese innestato a mano con selezione massale, coltivato su suolo nero argilloso.  L’uva è vinificata con le bucce per circa due settimane in acciaio, poi matura per 24 mesi in botti e botticelle di gelso (legno neutro che fa evolvere il vino senza intaccarne il profilo aromatico). Dopo il lungo periodo di maturazione in botte attenua la sua nota aromatica varietale lasciando spazio a profumi che richiamano il territorio. Quindi note di albicocca, gelsomino, sandalo e sambuco. Al palato si percepisce la densità aromatica del vino, mai invadente, la freschezza è contenuta ma bilanciata da una trama tannica, che necessita un approccio al servizio e all’abbinamento a pietanze pari a quello di un rosso.

Prodotto in pochissime bottiglie l’anno (solo 2000), ha ottima inclinazione all’invecchiamento. Servire a una temperatura di 14-16° C, in un ampio calice.

Abbinamento: il Fondo alla palma vendemmia 2016 è un Moscato di noto evoluto e unico nel suo genere, la sua complessità lo rende adatto ad accostamenti di terra, come la carne di maiale alle erbe, purché non vi sia pomodoro.

 
vigneti di Lucca

Le selezioni di giugno – vini di Lucca

WINE BOX DI GIUGNO: LUCCA, LA TOSCANA CHE NON TI ASPETTI

vigneti di Lucca

Tappa #27

Guidata dal sommelier Simone Vergamini

 

Fattoria Sardi – Lucca

Fattoria Sardi è una giovane realtà posta nelle vicinanze della città di Lucca, guidata da Mina e Matteo, una coppia nel lavoro e nella vita. I due, forti di studi ed esperienze lavorative in Francia, hanno avviato la loro personale “rivoluzione” enoica rigenerando i vigneti di famiglia. La conduzione biologica e biodinamica delle vigne come scelta filosofica trova una naturale espressione grazie alle favorevoli condizioni pedoclimatiche. I vigneti beneficiano di una costante ventilazione dal vicino mare Tirreno, mentre l’Appennino garantisce risorse idriche durante la stagione vegetativa, oltre a ottime escursioni termiche tra il giorno e la notte. La variabilità dei suoli, a matrice prevalentemente argillosa e ricchi di minerali, è l’altro elemento determinante in termini di qualità e unicità. Nei vigneti di proprietà trovano la massima valorizzazione vitigni come il Vermentino, il Merlot e il Cabernet Sauvignon, con un occhio di riguardo al Sangiovese, presente in tutti i rossi e base fondamentale degli eccellenti rosati che per numero di bottiglie sono i veri protagonisti della gamma dei vini firmati Fattoria Sardi.

Tenuta Mariani – Massaciuccoli (LU)

La Tenuta Mariani è posta in Versilia, nella località di Massaciuccoli, a due passi dell’omonimo lago. Il lavoro attento e la passione della famiglia, con il contributo degli enologi Lamberto Tosi e Julian Gout, danno vita ogni anno a una preziosa e limitata produzione di vino e olio extravergine di oliva, apprezzata ben oltre i confini regionali. I vigneti, in conversione biologica, e dislocati nei migliori appezzamenti dell’area che dal livello del mare corrono fino ai 200 metri di altitudine, sono eterogenei per esposizione e composizione del suolo. Sfruttando le caratteristiche dell’area e le vigne a disposizione, il titolare Ido Mariani è riuscito a concretizzare il sogno di produrre spumanti – sia con il metodo Charmat sia soprattutto con il metodo classico o “Champenoise” –  dopo averne appreso i segreti dai maestri in Champagne. Incredibile pensare ad una produzione di spumanti ottenuta con uve allevate al livello del mare, ma i risultati danno ragione a Ido e il suo sogno oggi si è trasformato in una brillante realtà: merito della sua grande passione, di una forte intraprendenza e di un terroir unico.

Fattoria La Torre – Montecarlo (LU)

La produzione vinicola della Fattoria La Torre è documentata negli archivi storici dal lontano 1887. A due passi dallo splendido borgo medievale di Montecarlo (LU), questa piccola ma ambiziosa cantina vanta una posizione favorevole in termini di altitudine e orientamento dei vigneti. L’obiettivo dei proprietari, la famiglia Celli, è di migliorare costantemente la qualità dei propri vini, investendo nel rinnovamento delle vigne e nelle dotazioni tecniche di cantina. La superficie vitata è di circa 6 ettari, nei quali vitigni come Vermentino, Cabernet Sauvignon, Petit Verdot e soprattutto Syrah trovano le condizioni ideali. Nei vigneti non si fa ricorso alla chimica ma solo a rame e zolfo, ed è in corso il processo di conversione al biologico. La storica cantina dell’azienda è stata ricostruita nei vecchi locali e completamente rinnovata grazie all’introduzione delle più sofisticate attrezzature per la vinificazione. La limitata estensione della superficie vitata e le accurate operazioni in cantina garantiscono un costante miglioramento dei vini prodotti da Fattoria La Torre, portandoli a livelli di eccellenza assoluta.

BOX ENTUSIASTA

Toscana Rosato, Fattoria Sardi (da bere entro 2 anni)

Il Rosé di Fattoria Sardi è prodotto con uve Sangiovese raccolte a mano nei vigneti condotti in biologico, unite ad una piccola percentuale di bacche bianche aromatiche. Dopo la spremitura soffice, una parte del mosto è lasciata a contatto con le bucce per alcune ore, mente la restante è ottenuta attraverso il salasso (cioè prelevare dalla vasca di macerazione nella quale si sta preparando un rosso un po’ di mosto e vinificarlo in bianco). La fermentazione e il successivo affinamento a contatto con le fecce nobili sono eseguiti in acciaio.

Nasce così questo vino che si presenta nel calice con un colore rosa cerasuolo luminoso e che conquista grazie alla perfetta fusione tra le note di fiori primaverili, frutti e agrumi. Al palato è impeccabile la proporzione delle sensazioni e spicca la notevole sapidità conferita dai suoli ricchi di sostanze minerali. Fattoria Sardi riesce così a regalarci un Sangiovese in versione inedita, mirabilmente capace di raccontare il territorio di origine.

Servire a 10-12°C.

Abbinamento: un Rosé da bere al momento dell’aperitivo in una calda serata estiva, che si abbina a tavola a pizza e carni bianche.

 

Spumante Metodo Charmat “Sabbia e Mare”, Tenuta Mariani (da bere entro 1 anno)

Un nome più azzeccato non poteva essere scelto per questo piacevolissimo spumante prodotto con uve che si nutrono di acqua marina.

Le uve Chardonnay, Vermentino e Sangiovese impiegate per la produzione di questo spumante sono allevate nei vigneti di Villa Borbone, sui suoli sabbiosi distanti 500 metri dal mare Tirreno. Le varietà vengono vendemmiate e fermentate separatamente in acciaio a temperatura controllata, per subire successivamente un periodo di affinamento sulle fecce fini di 6 mesi. Una volta composto il blend ideale, diverso ogni annata in termini di percentuali, è condotta la seconda fermentazione in autoclave con il metodo Charmat o Martinotti.

Uno spumante profumato e brioso che si presenta nel calice con un colore paglierino brillante. Al naso le note fruttate e floreali si impreziosiscono delle suggestioni della macchia mediterranea e soprattutto di una spiccata mineralità salina. Assaggio fresco e decisamente sapido, di rara serbevolezza.

Servire a 8-10°C.

Abbinamento: perfetto al momento dell’aperitivo estivo, è il compagno ideale in compagnia di crudi di mare e crostacei.

 

Montecarlo Vermentino, Fattoria La Torre (da bere entro 2 anni)

Il Vermentino è sicuramente una delle varietà a bacca bianca più importanti della Toscana, presente da secoli anche nei vigneti dell’area, testimone del territorio e della locale denominazione Montecarlo DOC, una delle più piccole d’Italia. Fattoria La Torre vendemmia a mano i migliori grappoli e li sottopone a pressatura soffice. Le operazioni di vinificazione e affinamento sono eseguite in acciaio a temperatura controllata, così da mantenere inalterati i profumi e la piacevole freschezza gustativa.

Un bianco dal colore paglierino luminoso, che esprime al naso intense sensazioni di fiori e frutti bianchi, mandorla dolce e pepe bianco. In bocca è elegante, fresco e nello sviluppo aromatico conferma le impressioni regalate in olfazione.

Servire a 8-10°C.

Abbinamento: questo Montecarlo Vermentino DOC, oltre a possedere indubbie qualità organolettiche, è il bianco perfetto al momento dell’aperitivo, che si abbina a tavola ai primi e secondi piatti della cucina di mare.

BOX ESPERTO

Toscana Rosato “Le Cicale”, Fattoria Sardi (da bere entro 4 anni)

Prende forma a partire da uve Sangiovese raccolte a mano nei vigneti condotti in biologico, unite a una piccola percentuale di Vermentino. La macerazione a contatto con le bucce ha una durata diversa a seconda dall’annata, ma è sempre rivolta a ottenere un colore non troppo pronunciato. Fermentazione (con lieviti indigeni) e maturazione sono eseguite in tini di legno, con l’esito di una bella complessità olfattiva e un corpo importante.

Un Rosato di media carica cromatica dalle sfumature buccia di cipolla, che regala al naso profumi di piccoli frutti rossi selvatici, agrumi ed erbe aromatiche, su uno sfondo lievemente speziato. In assaggio è corposo, elegante e bilanciato, ravvivato dalla freschezza e dalla tipica sapidità che contraddistingue i vini dell’area.

Servire a 12-14°C.

Abbinamento: un Rosato “superiore”, dalla forte connotazione territoriale e dalla versatilità gastronomica intrigante: abbinatelo ai secondi piatti a base di pesce e alle carni bianche, anche delicatamente speziate.

Spumante Metodo Classico Brut “Segreto”, Tenuta Mariani (da bere entro 2 anni)

I vigneti posti sulle colline che guardano al mare Tirreno e le parcelle poste nei pressi del lago di Massaciuccoli forniscono alla Tenuta Mariani uve Pinot Nero e Chardonnay perfette per la produzione del “Segreto”. La vendemmia manuale è seguita da pressatura soffice e fermentazione alcolica dei vini base in acciaio a temperatura controllata. Una volta composto l’assemblaggio ideale (che vede una netta prevalenza di Pinot Nero) è avviata la seconda fermentazione in bottiglia con l’aggiunta della liquer de tirage. Terminata la presa di spuma, la sosta sui lieviti ha una durata minima di 24 mesi prima della sboccatura.

Il risultato è uno spumante dal colore paglierino intenso con sfumature dorate, brillante e percorso da un fine perlage. Al naso regala profumi di melone, ribes bianco, albicocca, cotogna e anice stellato, che aprono la strada a sensazioni di glicine, alle note minerali “marine” e alle fragranze di pane bianco. Bocca grassa, rotonda, che evidenzia una bolla cremosa e una scia aromatica prima agrumata e poi balsamica e salata.

Servire a 8-10°C.

Abbinamento: una grande prova di Ido Mariani, a testimonianza che la strada intrapresa è quella giusta, che si traduce in uno spumante versatile a tavola, in particolare accanto ai primi e secondi della cucina di mare, fino ad abbracciare gli abbinamenti con le carni bianche e la pizza.

Toscana Rosso Esse, Fattoria La Torre (da bere subito o tenere in cantine fino a 8 anni)

La presenza di uve di origine francese sulla collina di Montecarlo è testimoniata dalle fonti storiche dal XIX secolo. Tra queste nobili bacche Fattoria La Torre ha affidato al Syrah il compito di creare il suo vino più importante in termini di qualità: il Toscana Rosso “Esse”. I migliori grappoli allevati in un particolare vigneto esposto ad est vengono sottoposti ad un’attenta selezione e pressati delicatamente. La fermentazione alcolica avviene in acciaio a temperatura controlla ed è seguita da maturazione in barriques di rovere francese di vario passaggio per 18 mesi, poi affinamento in bottiglia per un anno.

L’Esse presenta un colore rubino profondo con sfumature porpora anche a distanza di anni e stupisce al naso per il raffinato profilo olfattivo: ribes e lampone carnosi, viole e rose, erbe aromatiche e spezie delicate, su uno sfondo di liquirizia e tabacco. Assaggio nel segno dell’eleganza, succoso e lungo, con tannini di rara finezza. Un grande rosso capace di conquistare i più importanti premi a livello nazionale e internazionale, che testimonia il perfetto adattamento del Syrah al territorio.

Servire a 16-18°C.

Abbinamento: da accompagnare a primi e secondi piatti della cucina di terra, come tagliatelle al ragù e tagliata di manzo.

 
Cantina Di Sante

Le selezioni di maggio – tradizione e innovazione

WINE BOX DI MAGGIO: DALLA TRADIZIONE DEI PADRI ALL'INNOVAZIONE DEI FIGLI

Cantina Di Sante

Tappa #26

Guidata da André Senoner, grande promessa del vino italiano

 

Ca’ di Frara, Mornico Losana (PV)

Ci troviamo in Oltrepò Pavese. L’azienda è gestita da Luca Bellani, che subentra nell’attività di famiglia negli anni ‘90, attività avviata già nel 1905 dal bisnonno Giovanni con l’acquisto di alcuni appezzamenti di terreno vitato tra il comune di Mornico Losana e Oliva Gelsi. Orientata al rispetto totale del prodotto, l’azienda coniuga la tradizione con la migliore e più moderna tecnica vitivinicola. Da sempre si presta attenzione massima alla scelta dei terreni più adatti ai diversi vitigni; in tutti i vigneti si attuano coltivazioni naturali, i trattamenti sono controllati e ridotti al minimo. Luca ha portato l’idea di selezione clonale e raccolta esclusivamente a mano, pigiatura soffice delle uve con una resa del 50%. Tutto questo e la scelta di un rispetto totale per il prodotto fanno di Luca Bellani un produttore che sta realizzando qualcosa di unico in questo territorio. I suoi vini sanno sempre sorprendere per gli standard qualitativi.

Cantina della Volta, Bomporto (MO)

Il nome viene dalle navi provenienti da Modena che nel Quattrocento, seguendo il corso del naviglio, qui facevano “la volta” per riprendere la navigazione in senso opposto verso la citta ducale di Parma. L’azienda nasce nel 2010 grazie a Christian Bellei e Angela Sini, dopo il recupero strutturale del vecchio edificio risalente al 1920 del bisnonno Francesco. Christian, incoraggiato dagli amici a riprendere in mano l’attività di famiglia, segue un nuovo percorso poco in uso nella zona, mettendo a frutto tutte le conoscenze enologiche acquisite dal padre che fu tra i primi, nel modenese, ad adottare il Metodo Classico. Fin dal principio, l’obiettivo è stato quello di divenire leader di una nicchia di mercato di vini del territorio di altissima qualità. E può dire di esserci riuscito.

Dalle Ore, Trissino (VI)

La tenuta è acquistata nel 1903 dal bisnonno Girolamo Dalle Ore. Guidato dal grande amore per la sua terra, dalla passione per la vite e per il suo frutto, è il primo nella zona a coniugare i principi della qualità (zonazione, tecniche di potatura…) con la tradizione millenaria della viticultura in questa parte della Lessinia. Con lo stesso entusiasmo e il medesimo amore per la loro terra Marco, Vittorio, Luciano Margoni Dalle Ore, assieme al luminare Franco Giacosa, oggi utilizzano i principi della biodinamica come guida per un’agricoltura rispettosa. Il lavoro avviene nel pieno rispetto di ciascuno dei singoli appezzamenti per produrre vini autentici. Le uve sono coltivate con saggezza, vendemmiate con pazienza e vinificate con passione. Le brezze, sempre presenti in questa area, e l’inesauribile antica energia del vulcano, sono fattori naturali determinati che concorrono a creare la particolarità del microclima.

BOX ENTUSIASTA

Nerozero, Ca’ di Frara (perfetto per essere degustato subito)

100% Pinot Nero proveniente dai comuni di Oliva Gessi, Mornico e Casteggio, da un suolo calcareo-gessoso. In origine si faceva fermo poi si è iniziato a puntare sulla versione bollicina. Pressatura soffice a premacerazione a freddo. Segue macerazione a cappello sommerso (bucce a contatto con il vino, sempre mantenuto immerso nel liquido) e fermentazione in acciaio inox.

Di colore rosso rubino intenso, al naso presenta aroma chiaro ed elegante di frutta matura con una leggera finitura minerale. Al palato è sontuoso e dal sapore pieno, di frutti di bosco.

Abbinamento: fiori di zucca fritti, in pastella.

Temperatura di servizio: 10° C.

CDV Brut Rosso, Cantina della Volta (perfetto per essere degustato subito)

100% Lambrusco di Sorbara. In una terra dominata dai frizzanti scuri prodotti dal nonno, la Cantina della Volta ripropone tale tinta in un vino rosso rubino brillante, con catenelle di perlage fini e ininterrotte, caratteristiche del Metodo Classico. Al naso si riscontrano invitanti fragranze di lamponi e fragoline succose miste a intriganti note aggrumate. Al palato entra deciso, da autentico Sorbara, poi si allarga con ricchi sapori fruttati. Finale piacevole buona persistenza, ottimo equilibrio tra acidità e sapidità, chiusura pulita.

Abbinamento: galletto con i peperoni.

Temperatura di servizio: 8°/10° C.

Calesio Brut, Dalle Ore (perfetto per essere degustato subito)

100% Durello

Vino spumante Metodo Charmat frutto di un’antica varietà autoctona, la durella, un tempo messa da parte e usata solo come addizionale a vitigni più nobili ma a poco a poco guadagnatasi la produzione in purezza 100%.

Di colore giallo paglierino dai riflessi dorati. Al naso è floreale ed elegante, con perlage fine e persistente. Al palato è fresco, pieno e di grande espressione minerale. Fermentazione senza uso di lieviti selezionati, in acciaio inox a temperatura controllata. Spumantizzazione con Metodo Charmat lungo.

Abbinamento: sushi.

Temperatura di servizio: 8°/10° C.

BOX ESPERTO

Sessanta, Ca’ di Frara (da bere entro 2/4 anni)

100% Pinot Nero dal comune di Oliva Gessi, da suolo calcareo-marmoso. Metodo Classico Dosaggio Zero, 60 mesi sulle fecce. Pressatura soffice, selezione del 30% del mosto, un unicum per i Metodi Classici, frutto della voglia del suo creatore di differenziarsi. Decantazione a freddo e fermentazione a temperatura controllata. Rifermentazione in bottiglia con aggiunta di mosto e lieviti selezionati. Un Blanc de Noirs con leggeri riflessi dorati. Al naso presenta aromi di frutta matura con un finale piacevolmente citrino. La bocca è cremosa ampia e di grande equilibrio, su finale sapido, minerale e fruttato.

Abbinamento: tartare di salmone al pepe rosa.

Temperatura di servizio: 7°/8° C.

Trentasei, Cantina della Volta (da bere entro 2/4 anni)

100% Lambrusco di Sorbara

Metodo Classico che sfida tutti per la lunga permanenza sui lieviti (36 mesi!) – un sacrilegio per molti con uve da Lambrusco di Sorbara, ma non per Christian. Brillantissimo, di colore rosso rubino intenso. All’olfatto si percepiscono sentori di marasche, ribes e rosa selvatica. Di buon corpo con ottimi estratti. Sapido, compatto e cremoso. Vino complesso, in grado di coniugare la modernità e la tradizione del Lambrusco, da servire a 8° C in calice Grand Champagne.

Abbinamento: guazzetto di cozze e vongole.

Cabernet Franc, Dalle Ore (da bere entro 4 anni)

100% Cabernet Franc

Proviene da viti oltre cinquant’anni ed esprime al meglio le caratteristiche di quel percorso che parte dai Pirenei, sale nella regione della Loira per arrivare in Veneto nel corso del XVIII secolo. Continuo studio per arrivare a produrre un rosso francese su territorio vulcanico.

Fermentazione sulle bucce. Affinamento in botti tonde da 30 hl per 24 mesi. Al naso si presenta intenso, complesso, fruttato e floreale, con note di viole e rose, frutta rossa e una fresca vegetalità. Al palato è secco, caldo avvolgente, con un tannino setoso in perfetto equilibrio con la componente minerale, piacevolmente lungo.

Abbinamento: risotto al piccione.

Temperatura di servizio: 18° C.