vini beverini

Le selezioni di agosto – vini beverini

WINE BOX DI AGOSTO: VINI BEVERINI

vini beverini

Tappa #41

guidata dal sommelier Gianluca Musetti

Vini beverini

Azienda Agricola Casalvento, Cerreto Guidi (FI)

L’azienda Agricola Casalvento è proprietaria di di 330 ettari fertili di terreno, di cui un terzo coltivato a vite, sulle meravigliose colline fiorentine in località Cerreto Guidi, a 40 km da Firenze: un territorio ad alto potenziale vitivinicolo.

La famiglia Baronti da due generazioni gestisce l’azienda e cerca di raccontare, attraverso i suoi vini, il territorio collinare su cui sono collocati i vigneti.

L’estensione dell’azienda è tale da garantire l’ambiente ideale per la coltivazione di differenti vitigni. Protagonista è il Sangiovese, al quale si affiancano Merlot, Syrah, Cannaiolo e Trebbiano.

La cantina è stata progettata in modo da poter tenere sotto controllo tanti importanti fattori: la umidità, temperatura, illuminazione, per garantire la migliore conservazione.

Nei vini dell’azienda si riesce sempre a ritrovare l’anima un po’ rustica toscana, affiancata da eleganza e pulizia nel bicchiere.

 

Azienda Agricola Menegotti, Villafranca di Verona (VR)

Vera “chicca” del panorama Veneto l’Azienda Agricola Menegotti è situata tra le colline moreniche del Garda.

Dalla fine degli anni Novanta a oggi l’azienda viene rappresentata da Andrea e Antonio Menegotti, nipoti di Antonio dal quale tutto è partito negli anni ’50. La maggior parte dei 30ha di vigneto, con sistemi di allevamento guyot e cordone speronato, sono situati nella zona più alta e soleggiata del monte Mamaor, che gode della protezione dell’arco alpino a nord e l’influenza delle acque miti del lago a sud, che creano un microclima ideale perché i vigneti esprimano al meglio le loro caratteristiche. 

L’azienda produce Custoza, Bardolino, Bardolino chiaretto e spumanti.

Per la produzione di questi vini Andrea e Antonio non hanno mai tagliato i ponti con il passato, applicando con perseveranza e impegno costante i metodi dei loro predecessori. La raccolta viene sempre eseguita a mano in modo da poter selezionare meglio le uve, elemento fondamentale per permettere l’espressione di questo angolo territorio così ricco di suggestioni.

Tenuta Alcide, Lucca

Situata nella località Tre Cancelli a Lucca, confinante con la fattoria Sardi Giustiniani già proposta in una nostra selezione, la Tenuta Alcide è una piccola azienda che vanta poco più di 1 ettaro di vigna, piantata agli inizi degli anni ’60.

L’azienda viene oggi gestita da Mimmo Tosi, che ha preso le redini dopo la scomparsa del padre che aveva avviato la commercializzazione del vino in azienda. La vigna è situata su un terreno prevalentemente argillo-sabbioso, con presenza di arenaria.

Coltivano sia uve a bacca rossa (nel 65% della vigna) come Sangiovese e Cabernet, sia uve a bacca bianca (per il restante 35%) come vermentino e trebbiano, oltre ad una piccola presenza di varietà locali.

La presenza di uve internazionali in questa zona è dovuta alla vicinanza con la Via Francigena, che ha storicamente favorito il commercio con la Francia, assieme alla necessità di ricercare l’aromaticità nei vini in modo da avvicinarsi al gusto francese.

L’azienda produce al momento due etichette: il Mega G rosso (sangiovese e cabernet) e il Mega G bianco (vermentino e trebbiano). La sigla Mega G? Sono le iniziali dei figli e dei nipoti di Mimmo, ai quali ha voluto rendere omaggio.

Tenuta La Bollina, Serravalle Scrivia (AL)

Collocata all’interno del Parco Nazionale dei Neirone, a Gavi, storico comprensorio sociale dedicato alla produzione del Gavi DOCG, e residenza dei Marchesi Figari di Genova, l’azienda si estende per 120 ha (di cui 28 vitati) in un paesaggio fatto di dolci declivi, vigne selezionate e boschi di castagno. All’interno del Parco è vietato per legge l’utilizzo di diserbanti, quindi il vino viene prodotto nella maniera più naturale possibile.

I soci vivono all’interno della tenuta per poter essere ancora più a contatto con la loro terra e per agire sui bisogni della vigna.

La tenuta promuove lo sviluppo del territorio ospitando mensilmente un mercato per gli agricoltori della zona dove è possibile acquistare formaggi, salumi e pasta. Mentre il loro vino in queste occasioni viene messo a disposizione per i gruppi di acquisto solidale.

Coltivano Cortese, Chardonnay, Nebbiolo, Barbera e Pinot Grigio che vengono utilizzati sia per la produzione di vini fermi sia per gli spumanti.

BOX ENTUSIASTA

Bianco Beneficio, Tenuta La Bollina

Vino bianco ottenuto da uve chardonnay che subiscono una breve macerazione sulle bucce. Alla vista si presenta con un colore giallo dorato. Contraddistinto da un naso persistente, con note di acacia, pesca matura e pera.

In bocca il vino si distingue per una presente parte minerale, la bella freschezza e le note di miele di castagno e pesca sciroppata. Un vino dall’aroma presente, ma non invadente che invita a essere scoperto bicchiere dopo bicchiere: non stanca mai. È indubbiamente un vino di buon corpo, accompagnato anche da un’ottima persistenza al palato, ma la bevibilità è ottima, dovuta anche all’affinamento in acciaio.

Ottimo in abbinamento a formaggi di media stagionatura, ma anche a primi di pasta con condimenti delicati, a base di pesce o verdure. Servire a 10° C.

Chianti, Azienda Agricola Casalvento

Vino prodotto con maggioranza di uve sangiovese (80%) assieme a merlot, canaiolo e malvasia per il restante 20%. Vinificazione e affinamento in acciaio.

Espressione pura e veritiera delle colline fiorentine, dove il sangiovese la fa da padrone. Domina nel bicchiere con la sua tensione e acidità, accompagnata dalle complessità del Merlot.

Un vino che è il risultato del connubio tra rusticità toscana ed eleganza, per un risultato accattivante. Un tannino mai sgarbato, in un palato pervaso da delicati aromi di more. Dal colore rosso brillante con note di frutta rossa matura al naso.

Perfetto con la fiorentina oppure con carni grigliate, dove la salivazione prodotta dalla masticazione viene perfettamente bilanciata da un tannino preciso e il sapore non viene mai coperto grazie alla freschezza del sangiovese. Servire a 16° C.

 

Rosè Biancospino, Azienda Agricola Menegotti

Vino ottenuto da uve chardonnay (40%), garganega (40%) e corvina (20%). Rifermentazione naturale in bottiglia con 6 mesi di permanenza sui lieviti. Di colore rosato brillante, che al naso riporta a fiori a petalo bianco.

La freschezza in bocca è accompagnata da gentili aromi di frutti di bosco e note speziate.

Pulito e senza sbavature, si resta ammaliati dalla compulsiva beva che lo caratterizza. L’acidità è perfettamente ben calibrata.

Un vino versatile che può spaziare da un antipasto di salumi, di cui regge la struttura e la grassezza per la sua leggera sapidità finale. Perfetto anche come accompagnamento per crostacei o pesci di fondale. Servire a 8-10° C.

 

BOX ESPERTO

Mega G Rosso, Tenuta Alcide

Vino ottenuto da uve sangiovese (35%), cabernet sauvignon (50%) e altre varietà locali a saldo. Vinificazione e affinamento in cemento.

Un rosso che esprime al meglio la tipicità delle colline lucchesi, con la freschezza del sangiovese accompagnata dall’aromaticità dei vitigni internazionali.

Vino molto ben bilanciato, dove l’animo toscano del sangiovese, se pur presente in percentuale minore, non viene sovrastato dal cabernet, ma trovano un giusto equilibrio tra di loro, in un vino che non risulta mai stancante al palato.

Di colore rosso rubino, con note al naso di frutti rossi, sottobosco ed erbe aromatiche. In bocca un tannino molto vellutato accompagnato da una discreta acidità e straordinaria bevibilità, con leggeri aromi di mirtillo.

Un vino comunque di ottima struttura e corpo che accompagna perfettamente carni a lunga cottura come una guancia brasata o maialino cotto a bassa temperatura. Servire a 14° C.

Menegotti Extra Brut, Azienda Agricola Menegotti

Metodo Classico ottenuto da uve 100% Garganega, con 36 mesi di sosta sui lieviti.

Questa bollicina riesce, grazie alla permanenza sui lieviti, ad avere una complessa struttura organolettica. Le note tipiche della garganega riescono a evolversi per raggiungere un aroma intenso di frutta fresca appena raccolta, lasciando spazio a un finale lungo e sapido.

Fine perlage, di color giallo paglierino con sfumature dorate al naso presenta note leggermente agrumate e di crosta di pane.

Un vino che rappresenta al meglio e in modo naturale la bellissima porzione delle colline moreniche da cui proviene.

Vino adatto a primi piatti a base di pesce o a pesce alla griglia, ma che trova uno sbocco inedito nei dessert con pasta frolla. Servire a 6° C.

Bollina Brut Blanc de Blancs, Tenuta La Bollina

Questo Metodo Classico, che fa 36 mesi sui lieviti, è ottenuto chardonnay in purezza: rappresenta il volto dello chardonnay piemontese.

Prima fermentazione in acciaio, la seconda in bottiglia secondo le regole del metodo classico.

All’occhio si presenta con un color giallo paglierino, al naso sorprendono le note di lime, erbe aromatiche e frutto a polpa gialla.

La lunga sosta sui lieviti permette allo chardonnay di regalare al palato aromi ricchi, avvolgenti ed intensi con un finale sapido e di grande freschezza. Una bolla fine ed elegante, che facilita la beva.

Un vino molto versatile sugli abbinamenti, in grado di accompagnare formaggi freschi, pesce crudo o affumicato, ma perfetto anche per un grande aperitivo. Servire a 6° C.

abbinamenti al contrario Sommelier Wine Box

Le selezioni di luglio – Puglia-Piemonte tra abbinamenti al contrario

WINE BOX DI LUGLIO: PUGLIA-PIEMONTE TRA ABBINAMENTI AL CONTRARIO

abbinamenti al contrario Sommelier Wine Box

Tappa #40

guidata dal sommelier Alessandro Tupputi

Puglia-Piemonte, tra abbinamenti al contrario

 

Giovanni Aiello, Castellaneta Grotte (BA)

L’azienda è una piccola realtà di Castellaneta Grotte, in provincia di Bari, un luogo ricco di terreni di natura carsica, che si estendono fino a Alberobello. Questa caratteristica, così rara e particolare, ha permesso la diffusione di colture e vigne particolarmente pregiate. Un esempio è proprio la linea di bottiglie Chakra di Giovanni Aiello: 5 soli vini in cui l’enologo valorizza, in una fusione speciale, le sfumature, gli elementi, i vitigni e l’energia del territorio compreso tra la Murgia dei Trulli e la Valle d’Itria. Qui, aria e terra insieme alla forza dell’uomo, concorrono sinergicamente alla creazione di qualcosa di magico. Campi immensi offrono diversi vitigni, tra cui Primitivo, Verdeca, Maruggio e Marchione che vanno a comporre un vino eccellente, di cui ogni sorso è un sorso della tradizione. I vini di Giovanni Aiello, le cui etichette sono tutte fatte a mano, rappresentano un percorso energico, un viaggio da intraprendere lentamente, alla scoperta di profumi intensi che esprimono intensamente la Puglia.

 

Paolo Berutti, Santo Stefano Belbo (CN)

Siamo a Santo Stefano Belbo, in provincia di Cuneo, a un’altitudine di 170 m s.l.m. Questa è una giovane azienda nata nel 2011, con l’obiettivo di produrre vini di alta qualità senza scendere a compromessi, equilibrati e molto piacevoli. Nasce da una grande passione e dal desiderio di produrre ottimi vini partendo dalla gestione del vigneto fino alla cura del prodotto finito. Paolo coltiva 4 ettari, il che gli consente di gestire in prima persona tutte le fasi di lavorazione, infatti ogni singola bottiglia passa dalle sue mani in un processo di vinificazione che combina passione, cura e uso di nuove tecnologie e biotecnologie nel rispetto della tradizione e della naturalezza del prodotto. Paolo Berutti e, prima di lui suo padre, è stato enologo di una grande azienda vinicola a Canelli. Ma il suo grande desiderio di produrre in proprio vini di qualità con cura e professionalità, lo porta a creare la sua azienda. I vigneti si trovano per lo più intorno alla cantina con esposizione verso sud/sud-ovest. La parte principale ha una pendenza del 40% dove il terreno è di origine calcarea e con sfumature argillose. Produce le varietà tradizionali della zona, quali Moscato d’Asti DOCG, Barbera d’Asti DOCG, Dolcetto d’Alba DOC e Alta Langa DOCG.

 

Agricola Gallina, Santo Stefano Belbo (CN)

L’azienda agricola Gallina Giacinto si estende per circa 8 ettari di terreno in Piemonte, tra Langhe e Monferrato, sulle bellissime colline di Santo Stefano Belbo, Calosso d’Asti e Costigliole d’Asti. Le uve sono selezionate con cura per garantirne la qualità, la freschezza e i profumi. L’azienda produce vini che esprimono indiscussi livelli qualitativi e di piacevolezza. Viene prodotto l’inimitabile Moscato d’Asti DOCG Farfarello, le cui uve provengono dal “cru” con vigne di oltre cento anni della cascina in Calosso d’Asti, una Barbera d’Asti DOCG corposa, austera, ma allo stesso tempo morbida, in grado di affrontare lunghi periodi di invecchiamento, un Dolcetto d’Alba DOC, vino giovane e profumato, un Langhe DOC Freisa, vivace rosso fruttato. A questa gamma di vini, hanno affiancato una produzione di etichette fantasia, che esprimono indiscussi livelli qualitativi e di piacevolezza quali il VinVeira e Estro Recìt (favorita in purezza), Estro Millennium (eccezionale barbera da invecchiamento), Estro Armonico (merlot) ed Estro Brut (favorita spumante).

 
 

BOX ENTUSIASTA

 

Chakra Verde, Giovanni Aiello

Uve pigiate, diraspate e pressate in maniera soffice: poi il mosto viene fermentato in acciaio a temperatura controllata; in seguito, resta in affinamento sulle fecce fini sino a febbraio. Continui bâtonnage ne ampliano il volume e ne armonizzano il gusto.

Vino fresco caratterizzato da una bellissima mineralità e ottima bevibilità. Al naso si impone per gli aromi di agrumi e i fiori bianchi.

Un Verdeca in cui si percepisce tutta la struttura aromatica e soprattutto la straordinaria freschezza, anche perché viene lavorato nella zona della Murgia, vicino ai meravigliosi trulli. Si tratta di un territorio che riesce a fare esprimere la Verdeca in maniera molto aromatica; questa è una versione appunto “verde” e giovane.

Abbinamento classico: questo vino può essere abbinato a primi piatti, come con degli spaghetti in estrazione di melanzana con coulis di pomodoro (i sentori della Verdeca esaltano tutte le delicatezze di questo piatto, attenuando la parte acida del pomodoro e esaltando la parte aromatica), piatti a base di pesce pescato in generale, formaggi freschi, frittura di paranza e verdure, gallette e sfogliatine di verdure.

Servire a 10-11° C.

Abbinamento al contrario: il vino è versatile e si abbina anche a un piatto difficilissimo come il carciofo grigliato o ripieno: il retrogusto della Verdeca infatti è amarognolo ma tendente al dolce, per cui riesce a equilibrarsi e fondersi perfettamente con il gusto questo ortaggio, ancora meglio se presente un condimento sapido.

 

Vino Mose Bianco, Paolo Berutti

2500 bottiglie l’anno. Le uve provengono da un terreno siliceo con esposizione perfetta (sud/sud-ovest), a 200 m s.l.m. con impianti di 5000 ceppi per ogni ettaro. Una fase importantissima per ottenere uve con livello massimo di aromi è l’analitico controllo prima della vendemmia. Raccolta manuale con cassette forate e accurata cernita delle uve già nel vigneto.

Negli ultimi anni in Piemonte, il Moscato è diventato una tipologia versatile e viene vinificato in modi diversi. Storicamente bevuto come vino dolce, oggi è vinificato anche secco, operazione che va fatta con estrema attenzione per via del rischio di ottenere una spalla amara che non permette l’equilibrio fra parte acida e aromatica. Per sopperire a questo problema, viene inserito un enzima durante l’affinamento in acciaio (4 mesi, con continui batonnâge), proprio per attenuare la parte amara.

Questa una tecnica che si riscontra nel vino, che cambia radicalmente l’idea di Moscato.

Di colore dorato, tra olfatto e palato avviene uno shock: al naso, sentori che portano il pensiero al Moscato, come le note di sambuco, frutta tropicale, fiori di acacia e gelsomino, erbe aromatiche… ma al palato rivela la sua vera essenza, quindi la secchezza, la sapidità e soprattutto la nota di idrocarburi, che richiama il Riesling. Un vino davvero complesso, perché la nota aromatica del vitigno è ben equilibrata alla struttura acida e sapida, ma soprattutto colpisce la lieve nota ammandorlata finale.

Un vino dal grande potenziale, dai 10-15 anni affinamento bottiglia perché man mano col tempo il sentore di idrocarburo e la parte aromatica viene trasferita al palato e quindi si può apprezzare la diversificazione del Moscato. Man mano che evolve è la lavorazione che ritorna al passito.

Abbinamento classico: abbinare con asparagi, peperoni ripieni con acciughe, piatti a base di pesce.

Servire a 12° C.

Abbinamento al contrario: proprio per il fatto che al naso appare come un vino dolce mentre al palato in realtà è secco, questo Moscato può essere abbinata ai dessert. Infatti, strutturalmente porta a una salivazione fine e regolare, ma soprattutto la nota di idrocarburo spezza la parte dolce del dessert, creando un equilibrio inedito.

 

Merlot, Agricola Gallina

Di colore rosso rubino intenso con riflessi violacei, al naso esprime aromi fruttati e note delicate di fiori rossi.

Un rosso che al palato si rivela asciutto, morbido e corposo, armonico e ben strutturato, con piacevoli sensazioni erbacee e vegetali.

Un Merlot veramente atipico in Piemonte, perché il grado alcolico viene mantenuto a un livello basso, di 13% vol.

Questo è un vino che esprime al meglio la territorialità, caratteristica non così diffusa nella produzione vitivinicola italiana. Al naso presenta una complessità aromatica dettata dalla pulizia e soprattutto dalla percezione nitida dei sentori. Il bouquet del Merlot è complesso ma fine allo stesso tempo, con sentori di frutta rossa ma soprattutto con una parte di mineralità, quando si abbassa leggermente la temperatura. Al palato ci si aspetta una tipologia dura, ma in realtà è facile lasciarsi sorprendere dalla sua finezza e morbidezza.

Abbinamento classico: gli abbinamenti classici sono con le carni rosse, formaggi e salumi…

Degustare a 16-18° C avendolo fatto ossigenare prima.

Abbinamento al contrario: il basso livello alcolico è una caratteristica che lo rende un vino molto versatile e che può essere abbinato a piatti di pesce, anche se non si direbbe! Giocando con le temperature, infatti, raffreddandolo leggermente, le durezze del vino possono essere sfruttate per sgrassare la bocca soprattutto con pesci grassi, esaltando appunto il sapore del pesce.

 

BOX ESPERTO

Chakra Essenza, Giovanni Aiello

Da una vigna secolare nel cuore della Puglia, tra il Canale di Pirro e la Valle d’Itria, un Verdeca che sosta un anno in più sulle fecce fini, dando vita a una tipologia molto strutturata.

Una parte delle uve viene vendemmiata con qualche giorno di anticipo per ottenere il “pied de couve”, per garantire al resto della massa una fermentazione con lieviti autoctoni. La restante parte delle uve, è pigiata e diraspata, pressata in maniera soffice, mentre il mosto fermenta in acciaio a temperatura controllata. Una terza parte è vinificata con macerazione sulle bucce.

Maturazione sulle fecce fini per un anno con continui batonnâge che ne ampliano il volume, affinamento in bottiglia per sei mesi.

Abbinamento classico: eccellente come aperitivo, si può accompagnare con antipasti a base di pesce e formaggi, crostacei in genere, così come anche con paste a base di pesce e verdure.

Servire a 11-12° C.

Abbinamento al contrario: il Chakra Essenza può essere abbinato paste al ragù (come quella di lepre) e anche a secondi di carne, il che può sembrare poco intuitivo per un bianco. A permettere questo abbinamento al contrario, è proprio la complessità aromatica che si percepisce subito al naso, ma anche al palato, essendo un vino pieno e di struttura.

 

Alta Langa Brut millesimato, Paolo Berutti

100% Pinot Nero vendemmiato a mano, selezione attenta e pressatura soffice. Lenta fermentazione in acciaio e in minima parte in legno, anni di affinamento in gallerie ipogee.

Paolo Berutti è un ex enologo e quando un ex enologo si mette in proprio le tipologie che produce sono quasi sempre costituite da vini molto fini ed eleganti, con complessità e struttura totalmente diverse dai più tipici.

Un Alta Langa elegantissimo, prodotto in 2500 bottiglie l’anno. Si tratta infatti di una tipologia lavorata con Pinot Nero in purezza, che viene poi vinificata in bianco.

Bollicine di un tenue color oro. Al naso si impone tutta la complessità del Pinot Nero, quindi nessun problema di solforosa e il bouquet aromatico è pieno, soddisfacente a 360°. All’olfatto rivela profumi intensi e complessi, crosta di pane con note di frutta secca, miele, mandorle e fiori di tiglio. Al palato risalta la finezza ma soprattutto la non invasività del perlage. Ottimo equilibrio acido, piacevolmente sapido, corposo e strutturato. Durante la beva, il perlage lascia spazio alla parte aromatica del Pinot Nero e quindi permette una salivazione molto regolare.

Abbinamento classico: ottimo in abbinamento con ogni piatto di pesce (in particolare salmone e branzino); sensazioni uniche con risotto al nero di seppia o una saporita fonduta ricoperta di tartufo bianco d’Alba.

Servire a 6° C.

Abbinamento al contrario: la particolarità di questa bollicina è quella di non essere limitata solo all’aperitivo ma di essere versatile, una bottiglia adatta all’antipasto ma anche ai secondi di carne; o ancora agli spaghetti “barbecue”, a base di prosciutto crudo di Cuneo con burro affumicato. La bollicina fine del vino permette di creare una salivazione stabile e quindi di ripulire il palato dalla parte grassa e burrosa. Soprattutto la parte aromatica e strutturale del Pinot Nero permette di amplificare quel sentore di affumicato che è parte fondamentale del piatto.

 

Moscato Dolce Farfarello, Agricola Gallina

Da un vigneto storico, in cui si è abolito l’uso di diserbanti, con bassa produzione per ettaro e spremitura soffice. Moscato in purezza, prodotto in piccolissime quantità, imbottigliato tardivamente: viene infatti lasciato invecchiare perché possa esprimersi al meglio.

Di colore giallo paglierino, con aroma fragrante tipico del Moscato, fruttato e delicato. Profumi che ricordano il tiglio, l’acacia, il miele, la salvia, il limone… dolce ma non stucchevole, pieno, gradevolmente aromatico, tipicissimo.

Questo un Moscato che viene prodotto con grandissima cura e straordinaria dedizione. Il suo appassimento dura un anno in più del solito, così da esaltare la parte aromatica evolutiva complessa senza però penalizzare la parte di acida: una freschezza che in una tipologia di vino passito e vendemmia tardiva deve sempre esserci.

Abbinamento classico: da accompagnare a paste secche o torta di nocciole, ma si abbina bene con i dessert in genere (evitando quelli a base di cioccolato).

Servire a 7-8° C.

Abbinamento al contrario: per le sue caratteristiche, questo Moscato può essere abbinato “al contrario” a un piatto di ostriche semplici. Un abbinamento molto complesso perché, oltre alla parte acida, il vino deve avere soprattutto una parte sapida molto fine, come in questo caso, che esalta la parte iodata e permette di apprezzare appieno l’ostrica. Grazie all’equilibrio della parte aromatica con la parte acida, ma soprattutto grazie alla sapidità molto fine che esalta la parte iodata, questo vino riesce ad esaltare la delicatezza dell’ostrica: ne amplifica il sapore e ne attenua la consistenza. Per i più audaci.

Le selezioni di giugno – Italia, Germania, Francia

WINE BOX DI GIUGNO: ITALIA, GERMANIA, FRANCIA

Tappa #39

guidata dal sommelier Samuele del Carlo

Italia, Germania, Francia

ITALIA: Cà Rovere, Alonte (VI)

L’azienda agricola familiare Cà Rovere si trova sui Colli Berici, nel borgo di Alonte in provincia di Vicenza, immersa nel verde di fitti boschi spontanei di querce e faggi.

Le radici delle loro viti scavano a fondo nella terra sassosa, trovando nutrimento in quello che, 50 milioni di anni fa, era il fondo di un mare preistorico. Ancora oggi il terreno regala piccoli fossili e conferisce ai suoi frutti sapidità e mineralità intense e piacevoli.

I 30 ettari di vigneti stanno a 150 metri sul livello del mare e godono di un microclima caldo e asciutto, oltre alle naturali capacità di filtraggio del terreno calcareo. Il terreno è davvero particolare: nessuno immaginerebbe che proprio sotto la grotta che ospita le bottiglie per l’affinamento, il terreno si dilati in una cavità carsica dove scorre un fiume sotterraneo con cascate e laghetti.

A partire dai nonni Bruno e Giuditta, che si innamorarono di questi monti e piantarono le prime viti “tra i sassi”, la passione per il vino ha poi coinvolto tutta la famiglia, che da ormai vent’anni è specializzata nella produzione di spumanti Metodo Classico, da Chardonnay e Garganega: i primi fra le bellissime colline che li circondano. Le cuvée dei loro spumanti, tutti millesimati, sono opera di un sapiente assemblaggio. Non vengono usati prodotti chimici di sintesi: il lavoro in vigna è meticoloso e si conclude con la vendemmia manuale. Del resto, solo le uve migliori possono resistere alla sfida del tempo imposta dal metodo classico. Nella cantina scavata nella roccia, le bottiglie sono quindi accatastate a mano per la seconda fermentazione e l’affinamento sui lieviti per almeno 36 mesi, fino anche a 70.

GERMANIA, Meulenhof, Mosella

La cantina si trova a Erden, sulle rive della Mosella, storica zona della Germania, produttrice di meravigliosi Riesling. Questa antichissima cantina risale al tredicesimo secolo e vanta una lunga tradizione vitivinicola, producendo non solo ottimi vini ma anche distillati e liquori. La vinificazione è curata scrupolosamente, caratterizzata da una pre-chiarificazione naturale e una fermentazione a temperatura corretta, per ottenere vini complessi, longevi ed eleganti. I vigneti di proprietà più importanti sono tre e sorgono sulle rive del fiume Mosella, caratterizzati da terreni e microclimi differenti. Il vigneto di Erdener Prälat è una stretta striscia di terreno, che conferisce ai vini grande mineralità, disposto su ripidi terrazzamenti che godono di una meravigliosa esposizione che si riflette nelle uve straordinariamente precoci nella maturazione. Erdener Treppchen è posto a valle della Mosella su zone rocciose di ardesia blu ed esalta gli aromi eleganti e fruttati del Riesling. Il vigneto di Wehelener Sonnenuhr è invece collocato nella zona più favorevolmente esposta del pendio, confinante con il fiume Mosella, ed è riconosciuto in tutto il mondo per creare vini dalla finissima espressione di personalità e dai toni minerali di indiscutibile eleganza.

FRANCIA: Famille Lieubeau, Loira

La storia della cantina Lieubeau inizia in modo particolare, quando nel 1816 il neonato Joseph Lieubeau viene ritrovato nel portico dell’ospedale di Nantes. Cresciuto da una famiglia di viticoltori, impara ad amare e prendersi cura delle vigne, per fondare in seguito l’azienda Lieubeau.

Oggi sono Pierre, Chantal e i loro figli François, Vincent e Marie a portare avanti questa storia, ognuno con la propria personalità e le proprie abilità, che unite al savoir-faire che da sempre contraddistingue la cantina, danno vita a prodotti eccellenti.

La famiglia Lieubeau crede fortemente al detto “Un gran vino nasce da grandi uve”, e per questo l’attenzione e la cura date al territorio e alle vigne sono massime. Grazie a strumenti sviluppati internamente come la stazione metereologica e una soluzione per mappare le vigne, mantengono costantemente monitorata la loro proprietà per conoscerla sempre meglio e adottare i metodi più adatti per ogni singolo appezzamento.

La regione del Muscadet, infatti, è caratterizzata da numerosi microclimi che danno vita a uve e poi a vini dalle personalità diverse, tutte rappresentate al meglio e con grande cura dalla famiglia Lieubeau.

FRANCIA: Château Peyruchet, Bordeaux

Nel 1906 Jean-Baptiste Audy si installa a Libourne e crea il suo négoce lungo la riviera Dordogne (già allora celebre per i suoi négociants) dedicandosi alla distribuzione dei grandi vini di Bordeaux. Da subito dimostra una evidente predilezione per la rive droite e in particolare per Pomerol, che per certi aspetti costituisce la nuova frontiera dell’area bordolese. Sarà dunque in questo meraviglioso comune che Jean Baptiste Audy consoliderà anche la sua attività di viticoltore. In breve tempo, questo grande gruppo familiare indipendente e di solida base finanziaria, perpetua una lunga tradizione imprenditoriale dalla triplice funzione di viticoltore, affinatore e distributore. A dimostrazione di ciò, il gruppo controlla importanti Châteaux delle appellazioni più prestigiose oltre che possedere numerose proprietà quali Clos du Clocher/Pomerol, Château Bonalgue/Pomerol, Château du Courlat/Lussac Saint Emilion e Château Peyruchet appunto… Dal 1991 al 2002, Pierre Bourotte, nipote di Jean-Baptiste Audy, dirige la società. Raggiunto nel 2003 dal figlio Jean-Baptiste, i due hanno saputo creare delle solide collaborazioni con numerosi châteaux di tutte le appellazioni bordolesi. Molti dei loro prestigiosi vini sono affinati nelle cantine centenarie di circa 15.000 mq. Château Peyruchet è una piccola proprietà di 30 ettari nella denominazione Loupiac: una realtà ancora familiare, in cui il lavoro manuale va assieme alle più moderne teniche di vinificazione per garantire la massima qualità.

BOX ENTUSIASTA

Italia: Sisto Rosso, Cà Rovere

100% Cabernet Sauvignon, raccolto a mano in cassetta a metà ottobre. Pigiatura soffice, fermentazione in acciaio a circa 20° C con le vinacce per 12-15 giorni. Rimontaggi giornalieri e 2-3 délestage.

Affinamento in acciaio e barrique di rovere francese da 225 lt per 12 mesi, poi in bottiglia per 3 mesi.

Rosso rubino tenue e limpido, al naso ha buona intensità olfattiva. Subito si impone per i profumi di erba tagliata, che poi lasciano il passo a nuance di viola, marasca, prugna e mirtillo nero, lieve pepe nero, liquirizia e tabacco. Il tutto assieme a sentori vegetali e minerali.

Il palato è preciso, agile e gustoso. Secco, ha una piacevole nota amarognola caratteristica del vitigno. Il finale è morbido, con sottili percezioni balsamiche.

Da abbinare ad arrosti di carni rosse, grigliate, selvaggina e formaggi stagionati. Alcuni suggerimenti: coniglio al forno con polenta di Storo, tagliata di manzo al rosmarino e per un accostamento territoriale, da provare con il Pecorino dei Colli Berici fresco e cipolline sott’olio.

Degustare a 16-18° C in bicchiere classico da vino rosso.

Stappare ora o conservare altri 2/3 anni in cantina.

Germania: Riesling feinherb, Meulenhof

L’arte dell’equilibrio fra due giganti: l’acidità e la dolcezza, fuse in un passo di danza classica ritmato dalle ardesie della Mosella.

Giallo paglierino chiaro e brillante, già al naso dà i suoi primi cenni di danza fra pesca bianca e agrumi, fiori dolci, rocce, das; alla bocca si apre un sorso irrefrenabile di un candore esplosivo, luminoso e furibondo, incalzato dalla freschezza e ricamato dalla sapidità, condito dal residuo zuccherino sobrio ma efficace. La naturalezza del sorso porterà a finire in un batter d’occhio la bottiglia in due, se non da soli…

Perfetto con primi di pesce bianchi piccanti (solo se piccanti), caprino fresco, crostini e aperitivo. Degustare a 10-12° C.

Da bene entro i 15 anni dalla vendemmia: più invecchia più avrà un naso evoluto, sempre restando in ottima forma.

Francia: Bordeaux Blanc, JB Audy, Château Peyruchet

Vendemmia sia manuale sia meccanica. Dopo una soffice pressatura la temperatura viene bloccata tra 0 e 5 gradi per 7 giorni. Solo il 25% delle uve subisce una macerazione pellicolare. Dopo questa fase la vinificazione si svolge regolarmente. Affinamento di 3 mesi in acciaio inox.

Da questo Castello di Bordeaux, un bianco soavemente aromatico da uve Sauvignon in prevalenza (85%), con il consueto saldo di Sémillon a impreziosire e “imbiondirne” il quadro. Di colore oro paglierino, con sfumature verdi smeraldo limpido, questo Bordeaux Blanc offre aromi che ne rivelano un vino profumato e fresco, con una scia di echi balsamici tipica del Sauvignon di Bordeaux, più maturi che nella Loira, ma a loro modo oceanici, con la nota di frutto giallo appena in secondo piano e questa freschezza di fondo molto invitante; dai sentori erbacei e vegetali iniziali, si passa alla chiusura di frutti tropicali. Si svolge in bocca agile ma intensamente saporito in un continuo dialogo balsamico-fresco-sapido con un equilibrio straordinario, che lo rende insieme dissetante e gradevolissimo; si eclissa su una scia di pompelmo, sale e salvia.

Da bere come aperitivo, ma anche con piatti sfiziosi da antipasto come sarde in saor, verdure fritte e simili. Servire a 10° C.

Goderne nei 3-5 anni dalla vendemmia per apprezzarlo al meglio.

BOX ESPERTO

Italia: Metodo Classico Brut Rosé, Cà Rovere

70% Chardonnay, 30% Garganega e Pinot Nero alla sboccatura. Le uve sono selezionate e raccolte manualmente, a metà agosto lo Chardonnay, alla fine di agosto l’autoctona Garganega. Affina 60 mesi sui lieviti.

Di colore ramato, con una tendenza al rosa antico. Il perlage è fine e continuo.

Al naso, le prime sensazioni di frutti di bosco, uva spina, viola e mandarino, portano poi a sentori mentolati, di nocciola tostata e grafite. Carbonica e freschezza creano una beva molto dinamica: tornano i sentori di fragolina di bosco e lampone e chiude su un finale sapido e ammandorlato.

Perfetto come aperitivo o da provare in abbinamento a una tagliata di tonno alla griglia al profumo di menta. Servire a 8° C.

Degustare ora: è il suo momento migliore, o entro un anno e mezzo.

Germania: Riesling Erdener Treppchen Kabinett, Meulenhof

L’arte dell’equilibrio fra due giganti: l’acidità e la dolcezza, fuse in un passo di danza classica ritmato dalle ardesie della Mosella.

Giallo paglierino appena dorata, per un naso di frutta esotica, zafferano, pesca gialla, cotogna e bagliori minerali di gran fascino; in bocca la potenza del frutto e della dolcezza residua hanno un grande peso ma restano perfettamente sostenute dalla grande acidità; il finale è un lungo percorso nello stile e nella terra di una vigna pazzesca situata a Erden, una delle zone più vocate della Mosella.

Da degustare su un grande Taleggio, per un abbinamento che lascia senza fiato; o comunque con formaggi molli, dal carattere intenso e ovviamente a latte crudo. Se c’è del piccante in tavola non esitate a provarlo su qualunque piatto, anche esotico, ma che abbia una grazia di insieme che non leda la magnifica eleganza di questo campione di classicità. Servire a 12° C.

Da degustare fino a 20 anni dalla vendemmia o oltre, senza problemi: acidità e polpa sono unici.

Francia: Château-Thébaud, 1816 Méthode Traditionelle di Chateau Lieubeau

70% Chardonnay, 30% Folle Blanche. Uno Chardonnay di Loira, in combinazione con un’antica varietà locale, da una singola vigna vecchia di quasi quarant’anni. Affinamento sulle fecce fini per 28 mesi. Un tributo al capostipite, Joseph Gregoire, orfano abbandonato nel 1816 in un ospedale a Nantes.

L’esito è un Metodo Classico vibrante e cremoso, intensamente minerale: alla vista di un giallo quasi dorato nei riflessi e luminoso, sfodera un naso di rocce e mare, agrumi e note evolutive fuse ai lieviti; in bocca ha grande tensione, fine perlage e intensa sapidità, con un finale dalla decisa impronta di terroir inequivocabile e davvero seducente. Fra i Crémant in circolazione più convincenti in assoluto. 

Degustare con pesce fritto, terrina di cozze, crudi di pesce, aperitivo, tutto pasto se di mare senza eccessi di condimento. Ma anche da solo in qualunque momento della giornata. Servire a 8-10° C.

Da bere entro i 5-6 anni dalla vendemmia per goderne al meglio.

vigne di Brescia

Le selezioni di maggio – vini di Brescia

WINE BOX DI MAGGIO: VINI DI BRESCIA

vigne di Brescia

Tappa #38

guidata da Marco Barbetti

migliore sommelier d’Italia

Vini di Brescia

 

PODERE DEI FOLLI, Puegnago sul Garda (BS)

Sulle sponde occidentali del lago di Garda, quelle del lato bresciano, si estende una piccola sottozona, accomodata tra il lago e le colline moreniche: la Valtènesi.

Da sempre vocata alla viticoltura grazie al suo clima temperato che beneficia degli influssi del lago, qui si respira un’atmosfera distesa, rilassata e lenta, mood che ha sicuramente ispirato Pompeo Molmenti, nel 1896, a produrre un vino chiaretto alla moda provenzale. Protagonista di questa produzione così caratteristica è il vitigno groppello, che deve il nome alla forma compatta del suo grappolo, simile ad un “groppo”, in dialetto “nodo”.

Qui, nel 1920 Pietro Folli fonda la sua azienda vinicola, trasformando in vigne i campi di grano. L’azienda si tramanda con le generazioni, diventando un punto di riferimento per la produzione biologica, soprattutto grazie agli sforzi di Eligio. Innamorato del groppello e spinto dalla voglia di promuovere il proprio territorio, Podere dei Folli è una delle migliori espressioni del rosato della Valtènesi.

 

AZIENDA AGIRCOLA FRANZONI, Botticino (BS)

Se si cerca “Botticino” tra i primi risultati si trovano notizie sulle sue famose cave di marmo. Le lastre qui preparate sono state utilizzate per costruire l’Altare della Patria e la Casa Bianca.  Questo territorio, arrampicato sulle pendici delle Prealpi, nasconde però un’altra eccellenza: i suoi grandi vini.

Diviso nelle tre comunità di Botticino Sera, Botticino Mattina e San Gallo, i terreni sono caratterizzati dalla presenza di ferro, calcare e potassio, ottimi elementi, insieme al clima mediterrano, che danno luce a vini di struttura e potenza. Barbera, marzemino, sangiovese e schiava gentile, sono le uve protagoniste della denominazione.

In questo contesto indaffarato, fatto di operai sempre al lavoro, contadini sul trattore che inviano email dal loro smartphone, corrieri che trasportano enormi lastre di marmo da spedire in tutto il mondo, ha sede l’azienda Franzoni.

Dal 1910 fino a oggi la tradizione di produrre vino si è tramanda per quattro generazioni. L’azienda è un esempio di chi ha saputo stare al passo con i tempi, ottimizzando i processi produttivi pur rimanendo sempre fedeli alla classicità del vino. Gli otto ettari di proprietà si trovano a nord del monte Maddalena che domina la città di Brescia, situati in un’isola climatica temperata e decisamente vocata alla coltivazione della vite.

 

PASINI AZIENZA AGRICOLA SAN GIOVANNI, Raffa (BS)

Quella di Lugana è una delle poche denominazioni a essere “bifronte”, ovvero a comprendere al suo interno il suolo lombardo e quello veneto. Il territorio, che abbraccia le rive del lago, è diviso in due zone. La prima – il cuore pulsante della DOC – ha una natura più pianeggiante e comprende il comune di San Benedetto di Lugana una sorta di CRU non ancora riconosciuto. La seconda è più collinare e arriva a superare i 130 metri sul livello del mare. In tutto l’areale, che gode degli influssi benefici del lago, ha trovato il suo habitat perfetto il vitigno turbiana, chiamato “lugana” e parente stretto del trebbiano di Soave.

In questo contesto, dal 1958 si trova l’azienda agricola Pasini San Giovanni. Giunti oggi alla terza generazione di vignaioli, la famiglia Pasini produce i suoi vini con particolare attenzione all’ambiente. L’agricoltura biologica e la certificazione dell’impronta carbonica, sono i caratteri che distinguono la loro produzione votata decisamente alla qualità.

 

BOX ENTUSIASTA

 

Preafète Riviera del Garda Classico Valtenesi rosè, Podere dei Folli

Il vino prende il nome dalla zona di produzione nei colli di Soffaino, detta appunto Preafète, che significa “tante pietre”. Questo vino rosato viene prodotto da groppello (60%) con l’aggiunta di piccole percentuali di marzemino (15%), barbera (20%) e sangiovese (5%), come consentito da disciplinare.

Dopo la vendemmia manuale, le uve vengono vinificate con il caratteristico metodo chiamato “il vino di una notte” (in passato la macerazione del mosto sulle bucce durava appunto il tempo di una notte). Oggi vengono effettuate due macerazioni, poi assemblate. La prima avviene in pressa, in maniera soffice e a bassa temperatura, garantendo così profumi e delicatezza. La seconda avviene in vasca con il metodo del “salasso” per favorire una maggiore struttura. Dopo la fermentazione in acciaio, il vino affina per 4/5 mesi sulle fecce fini, sempre in acciaio.

Nel bicchiere si presenta di un bellissimo rosa cerasuolo. Al naso è intenso, con chiare note di piccoli frutti rossi, come il lampone, e di pompelmo. Il bouquet è semplice e immediato, ma intenso e arricchito da note floreali. In bocca è leggero, ma quel che colpisce sono la sua sapidità e freschezza che stimolano la beva. Il finale è mediamente persistente.

Vino da bere subito ma che può rimanere in bottiglia per 1-2 anni.

Abbinamento: filetto di salmone al pepe rosa con pesto leggero di basilico. Servire a 10-12° C.

 

Tenuta Bettina Botticino, Franzoni

Le uve utilizzate per la produzione (barbera 35%, marzemino 35%, sangiovese 20% e schiava gentile 10%) sono prodotte in una zona collinare, ben protetta dalle fredde correnti nordiche. I terreni sono argillosi con una predominanza di calcare e sono situati a un’altezza di circa 200-300 metri sul livello del mare.

Dopo la fermentazione l’affinamento avviene in tini di acciaio, con passaggi di almeno 10 mesi in botti di rovere da 30 Hl.

Nel bicchiere il vino si veste di un classico rosso rubino. Al naso il bouquet è elegante ricco di sentori fruttati, come prugne e ciliegie, ma anche di note floreali, speziate e con un po’ di vaniglia. In bocca il sorso è leggero ma caldo, per un vino morbido ed equilibrato, di ottima freschezza.

Invecchiamento: il vino si conserverà in bottiglia per altri 2/3 anni.

Abbinamento: da provare con il classico spiedo bresciano, servendolo a 14-15° C.

 

Il Lugana Lugana, Pasini San Giovanni

100% turbiana prodotto da vigneti allevati, secondo l’agricoltura biologica, sulle rive argillose del lago di Garda. La raccolta delle uve viene spesso effettuata in due fasi per godere di un doppio livello di maturazione. La fermentazione e l’affinamento avvengono in acciaio.

Il colore è quello più tipico del Lugana giovane, di un giallo paglierino tenue. Al naso presenta un bouquet fine ed elegante, con evidenti richiami alla prugna gialla, fiori bianchi e timo.

In bocca il sorso è facile e leggero, perfettamente equilibrato e caratterizzato da una piacevolissima sapidità.

Può rimanere in bottiglia altri 1 o 2 anni.

Abbinamento: provatelo con cannelloni ricotta e spinaci, servendolo a 8° C.

 

 

BOX ESPERTO

  

Bespoi Riviera del Garda classico rosé, Podere dei Folli

Bespoi, nei colli di Soffaino, è la zona di prodizione di questo metodo charmat, e significa “zona ricca di nespole”.  Il terreno calcareo e ghiaioso conferisce al vino finezza ed eleganza. Questo elegante spumante rosato viene prodotto da uve groppello (70%), con l’aggiunta di piccole percentuali di marzemino (10%), barbera (15%) e sangiovese (5%), come consentito da disciplinare.

Dopo la vendemmia manuale, le uve sono pressate in maniera soffice e fatte macerare con un duplice metodo, per poi essere assemblate. La prima avviene in pressa, in maniera soffice e a bassa temperatura, e questo garantisce profumi e delicatezza. La seconda avviene in vasca con il metodo del “salasso” per favorire una maggiore struttura.

Dopo la fermentazione in acciaio, la seconda fermentazione avviene in autoclave, con un affinamento sui lieviti di qualche mese. Questa tecnica permette di mantenere la fragranza olfattiva e la freschezza gustativa, tradizionali della Valtènesi.

Dopo averlo versato, rimarrete colpiti dal bellissimo colore cerasuolo che brilla nel bicchiere e dal perlage fine e abbastanza persistente. Il suo bouquet, semplice ma intenso, è caratterizzato da note di fragoline di bosco, lamponi e fiori. In bocca è fresco e morbido, con il perlage che stuzzica il palato andando a sottolineare la nota sapida.

Vino da bere subito, ma che può riposare per altri 12 mesi.

Abbinamento: risotto al filetto di trota. Servire a 6-7° C.

 

“Foja d’or” Botticino Riserva, Franzoni

Una vera chicca, prodotto solo nelle migliori annate per un massimo di 5000 bottiglie.

Le uve utilizzati per la produzione di questo vino provengono dai vigneti storici della tenuta, con un’età media di 40/50 anni, allevati ad un’altezza compresa tra i 400 e 700 sul livello del mare, in terreni di marna. La produzione è inferiore ai 70 q/Ha. I vitigni sono quelli autorizzati da disciplinare: barbera (45%), marzemino (30%), sangiovese (10%) e schiava gentile (10%). Dopo la vendemmia tardiva, l’azienda attua la propria storica metodologia di appassimento del 90% delle uve, prolungandola per oltre due mesi. L’affinamento avviene per almeno 4 anni in botti di rovere di Slavonia dalla capacità di 15 ettolitri. L’affinamento prosegue poi per altri quattro mesi in bottiglia.

Il vino è di un bel colore rosso rubino intenso e ruotando il bicchiere mostra la bella densità. Al naso è molto intenso con un bouquet ricco e complesso, caratterizzato da ciliegie mature, fiori secchi e importanti sfumature speziate, ricche di vaniglia e tabacco.

In bocca si conferma un vino di struttura, con una buona alcolicità che ne valorizza la morbidezza. Il tannino carnoso e la buona freschezza lo rendono equilibrato ed elegante.

Il finale è lungo e persistente.

Il vino migliorerà ulteriormente con un affinamento ulteriore di un paio di anni.

Abbinamento: spezzatino di cinghiale; temperatura di servizio 16° C.

 

Centopercento Metodo classico Extra brut, Pasini San Giovanni    

100% groppello (una delle due anime dell’azienda assieme alla turbiana) allevato su terreni morenici calcareo sabbiosi.

Una vera chicca, dato che probabilmente è il primo metodo classico Blanc de Noir della zona, prodotto con uve groppello vinificate in bianco. La rifermentazione avviene in bottiglia sfruttando gli zuccheri non svolti della prima fermentazione. L’affinamento avviene sui lieviti per 36 mesi e dopo la sboccatura viene dosato con pochissimo zucchero.

Un vino radicale, come amano definirlo loro, dal colore giallo dorato intenso con nervature aranciate. Il naso è intenso e complesso, con note di frutta, fiori e piacevolissimi sentori di pane in cassetta e lieviti. In bocca è sferzante con una bellissima acidità accompagnata dalla sapidità. Un vino equilibrato grazie alla sua morbidezza. Il finale persistente chiude con una breve nota amaricante.

Invecchiamento: da bersi anche subito anche se beneficia di ulteriore affinamento di 3-4 anni. Sarebbe davvero interessante valutarne l’evoluzione anche per un tempo maggiore…

Abbinamento: risotto al pesce di lago, servire a 6° C.

vini del sale

Le selezioni di aprile – vini del sale

WINE BOX DI APRILE: VINI DEL SALE

vini del sale

Tappa #37

guidata dal sommelier Gabriele Scalici

Vini del sale

Fabio Ferracane, Marsala (TP). Il sale del mare

Ho conosciuto personalmente Fabio Ferracane e non mi è sfuggita la competenza che le sue parole trasudavano. Fabio coltiva cinque ettari vitati, molti dei quali di fronte alla laguna più grande della Sicilia, le isole dello Stagnone di Marsala, per una produzione che numericamente non può certo definirsi di massa. Un palcoscenico naturale unico: al calar del sole le storiche saline restituiscono riflessi d’ambra che sfiorano i mulini a vento sul mare, con il loro caratteristico tetto color porpora. Alcune sere, al tramonto, sembra di vivere un quadro di Gauguin! In questo contesto speciale Fabio applica con rigore il perseguimento dell’obiettivo enologico, figlio della volontà di produrre vini che siano fedeli testimoni del territorio. I criteri di vinificazione attuati da Fabio sono improntati a un intervento minimo in cantina: la qualità del vino dipende essenzialmente da quella delle uve e dal lungo processo che le porta alla maturazione ottimale. La ricetta è relativamente semplice: trattamenti in vigna ridotti all’indispensabile in base all’umidità presente nel vigneto, pochissimi solfiti aggiunti in fase di pre-imbottigliamento. Vini così ottenuti certificano, nei profumi e nel sorso, l’habitat dal quale provengono, e restituiscono l’energia naturale che li ha resi così speciali.

Giannitessari, Roncà (VR). Il sale del vulcano

La cantina Giannitessari nasce a Roncà, un piccolo comune tra Verona e Vicenza da sempre intriso di una forte connotazione vinicola. Gianni Tessari è nel vino sin da bambino e ha fondato il suo successo professionale puntando forte sulla eterogeneità del territorio e su un’uva, in particolare: la durella. Oggi l’azienda produce vini ottenuti da tre zone diverse: i Monti Lessini, Soave e i Colli Berici. Le prime due derivano direttamente dall’attività di antichi vulcani, mentre i Colli Berici hanno un’origine addirittura marina, caratterizzata anch’essa da sollecitazioni vulcaniche. È fin troppo facile ritrovare l’apporto minerale che suoli di questo tipo conferiscono dapprima all’acino e in seguito ai vini che ne derivano. L’impiego della durella, inoltre, rappresenta per Gianni Tessari una sfida vinta su tutti i fronti, poiché con la propria caparbietà e quella di altri pochi vignaioli, ha restituito dignità a un vitigno autoctono giudicato per troppo tempo inadeguato alla produzione di vini di qualità.

Monti Cecubi, Itri (LT). Il sale della terra

I winelover di tutto il mondo sanno che il vino può condurre per mano un territorio nel tempo, tramandare di generazione in generazione l’identità dei luoghi. Lo fa attraverso la continuità nell’allevamento di una particolare varietà di vite, per esempio, o nelle tecniche di vinificazione o di affinamento. Alcune storie di vino e territorio partono davvero da lontano: nella zona tra Formia e Terracina nella Roma repubblicana – in seguito denominata ager caecubus – si produceva un vino molto apprezzato dai Romani, tanto da venire citato nel Naturalis Historia di Plinio il Vecchio. Il console romano Appio Claudio Cieco, durante la costruzione della strada che avrebbe collegato Roma a Brindisi e che prenderà il suo nome, ebbe modo di conoscere le virtù enogastronomiche del sud pontino. Appio Claudio si guadagnò il soprannome di caecus bibendum, il cieco che beve: era il 312 a.C. e la storia vinicola di queste terre si rilancia proprio da qui. Appio Claudio farà conoscere il vino cecubo all’aristocrazia romana, determinandone il successo. Con uve coltivate a Fondi e a Itri in agricoltura biologica certificata, in terreni ferrosi e argillosi, l’azienda agricola Monti Cecubi produce circa 60.000 bottiglie l’anno. La cantina, fondata nel 1990, ha ripreso le redini dell’antica produzione vinicola riproponendo rossi ottenuti da uve abbuoto e serpe, riallacciando il legame con un passato glorioso e immortale. 

BOX ENTUSIASTA

Magico Ariddu, Fabio Ferracane

Negli ultimi anni il grillo siciliano sta risalendo le classifiche di gradimento tra i consumatori italiani e internazionali: il motivo è da ricercarsi nelle qualità varietali intrinseche, certo, ma anche – e soprattutto – nel modo in cui i vignaioli siciliani lo allevano e vinificano. La versione di Fabio Ferracane luccica per esuberanza, per spinta acida e naturalmente per sapidità iodata. I profumi netti di fiori bianchi e pesca precedono il sorso coerente, scattante, di grande bevibilità e godimento. Un must have nella stagione calda.

È un compagno perfetto per le fritture di mare e spaghetti alla vongole. Da bere tra i 14 e i 16 °C, darà il meglio a partire da questa primavera.

Alpone Blu, Giannitessari

I metodi charmat in Veneto non sono solo Prosecco. l’Alpone Blu lo dimostra pienamente: ottenuto da uve autoctone durella e garganega, ha tutte le peculiarità tipiche di uno spumante fragrante, fresco, di agile bevibilità. I profumi sono perlopiù floreali, con sbuffi di frutta esotica, mentre il sorso è secco e piacevole, vigorosamente sapido e ammorbidito da un sorprendentemente fine volume carbonico. Penso che il metodo charmat esalti profondamente questo spumante: nell’Alpone Blu emergono con schiettezza i contrassegni essenziali derivanti dal terroir e dai vitigni impiegati.

Trova l’abbinamento perfetto negli aperitivi con piccoli pezzi di rosticceria e tartine di pesce. Si serve tra gli 8 e i 10° C, come tutti gli spumanti di questa tipologia va consumato nell’arco di pochi anni per degustarne al meglio le giovanili peculiarità.

Abbuoto Filari San Raffaele, Monti Cecubi

Rosso porpora, giovanile e luminoso, mediamente consistente. Il naso è terroso, con sbuffi di frutta dark come la mora di rovo, arancia rossa amara, ma anche una leggera speziatura e grafite.

In bocca la prima sensazione che si avverte è di grande freschezza, in un sorso dal tannino energico e ancora un po’ vegetale. Nel corso della degustazione nel sorso emerge l’anima sapida, integrata al tannino. Una bevuta che si distingue anche subito, ma per tirare fuori tutta la potenzialità di questo grande vino si dovranno aspettare da 2 a 4 anni, sempre perfettamente conservato.

Un vino certamente da pasto, accompagna bene zuppe di legumi, bistecche e piatti di salumi; va servito alla temperatura di 14-16° C.

BOX ESPERTO

Elisir Vendemmia Tardiva, Fabio Ferracane

Il catarratto è di certo il vitigno più rappresentativo di questo angolo di Sicilia. Elisir ne mostra un aspetto meno consueto ed estremamente affascinante. A partire dalla tecnica impiegata: vendemmia tardiva con incisione anulare del tralcio, al di sotto del grappolo. Una tecnica antica, che induce la pianta a convogliare le sostanze nutritive lì dove l’incisione è stata effettuata con perizia e precisione. La pratica si traduce in un vino dolce ben bilanciato dalla salinità propria dei luoghi dal quale proviene. Non è il solito vino passito, ma un caleidoscopio di profumi, un percorso che passa dalle note di arancio in fiore, albicocca disidratata e miele, noce tostata e zafferano e trasporta con finezza verso un sorso armonioso, appagante e interminabile. Può evolvere per un altro paio d’anni.

La grande acidità che lo contraddistingue lo rende versatile e per nulla solitario. Si sorseggia da meditazione tra i 14 e i 16° C o in abbinamento a formaggi stagionati a temperature leggermente più basse.

Brut Lessini Durello DOC Metodo Classico 36 mesi, Giannitessari

Da uve raccolte sui Monti Lessini, questo spumante affina per trentasei mesi nelle cave sotterranee della cantina. Paglierino brillante e dal perlage continuo, l’incontro con il naso è a furor di mineralità: un tuffo in una cava di marmo, un viaggio rapido e dinamico tra alghe di mare, sodio, camomilla, alloro e richiami agrumati di pompelmo giallo. Il gusto è ricco, scattante, di grande acidità, sospinto dalla presenza tattile dell’effervescenza fine; il retro gusto richiama le note vegetali dei fiori gialli. Il palato è delicatamente solcato dalla traccia sapida che caratterizza sorso. È un metodo classico che si fa ricordare, per personalità e precisione tecnica. Goderne subito, o entro un paio d’anni.

Di grande versatilità: può accompagnare un aperitivo con tartine al burro d’alpeggio e alici del Cantabrico, oppure essere protagonista di una cena a base di risotti raffinati, servito tra i 10 e i 12° C.

 

Vinum Caecubum, Monti Cecubi

Da uve serpe e abbuoto, un vino rubino con riflessi porpora, di buona consistenza. I profumi scorrono su un sottofondo polveroso, tenue marasca sotto spirito, seguita da trama ferrosa, pepe nero, incenso, tamarindo; in bocca il tannino è integrato e avvolgente, per un sorso morbido e slanciato. È un vino aristocratico, non si concede subito e richiede un po’ di tempo nel calice per potersi esprimere al meglio. È un vino intimamente sapido: lo rivela l’impronta olfattiva e lo confermano le papille gustative, nel lungo incedere del sorso. L’uso in vinificazione del legno, tonneaux per nove mesi, non incide sulla percezione gustativa: restituisce, invece, un vino pronto ma con grandi margini di sviluppo sensoriale nei prossimi 12/24 mesi.

Si serve alla temperatura di 16-18° C, abbinato ad arrosti di carne, hamburger gourmet e involtini di cavallo al sugo.

grandi perlage Sommelier Wine Box

Le selezioni di marzo – the best of: grandi perlage

WINE BOX DI MARZO: THE BEST OF - GRANDI PERLAGE

grandi perlage Sommelier Wine Box

Tappa #36

The best of Sommelier Wine Box: grandi perlage

Cantina della Volta, Bomporto (MO)

Il nome viene dalle navi provenienti da Modena che nel Quattrocento, seguendo il corso del naviglio, qui facevano “la volta” per riprendere la navigazione in senso opposto verso la citta ducale di Parma. L’azienda nasce nel 2010 grazie a Christian Bellei e Angela Sini, dopo il recupero strutturale del vecchio edificio risalente al 1920 del bisnonno Francesco. Christian, incoraggiato dagli amici a riprendere in mano l’attività di famiglia, segue un nuovo percorso poco in uso nella zona, mettendo a frutto tutte le conoscenze enologiche acquisite dal padre che fu tra i primi, nel modenese, ad adottare il Metodo Classico. Fin dal principio, l’obiettivo è stato quello di divenire leader di una nicchia di mercato di vini del territorio di altissima qualità. E può dire di esserci riuscito.

Società Agricola Mazzolada, Portogruaro (VE)

La tenuta Mazzolada coltiva 95 ettari a vigneto, tutti entro la denominazione DOC Lison-Pramaggiore. La maggior parte delle viti è di nuovo impianto, con una densità tra le 3.500 e le 4.500 per ettaro e quindi non estremizzata, nel rispetto delle piante.

Parola d’ordine: rispetto delle tradizioni, con l’ausilio di tecniche e attrezzature all’avanguardia, come la spremitura soffice, la temperatura controllata in vinificazione e l’affinamento in barrique.

I terreni essenzialmente argilloso calcarei regalano vini fruttati e freschi, bianchi e rossi, con interessanti vinificazioni anche di spumanti, da vitigni non tradizionali, che scopriamo nella selezione.

Tenuta Mariani, Massaciuccoli (LU)

La Tenuta Mariani è posta in Versilia, nella località di Massaciuccoli, a due passi dell’omonimo lago. Il lavoro attento e la passione della famiglia, con il contributo degli enologi Lamberto Tosi e Julian Gout, danno vita ogni anno a una preziosa e limitata produzione di vino e olio extravergine di oliva, apprezzata ben oltre i confini regionali. I vigneti, in conversione biologica, e dislocati nei migliori appezzamenti dell’area che dal livello del mare corrono fino ai 200 metri di altitudine, sono eterogenei per esposizione e composizione del suolo. Sfruttando le caratteristiche dell’area e le vigne a disposizione, il titolare Ido Mariani è riuscito a concretizzare il sogno di produrre spumanti – sia con il metodo Charmat sia soprattutto con il metodo classico o “Champenoise” –  dopo averne appreso i segreti dai maestri in Champagne. Incredibile pensare ad una produzione di spumanti ottenuta con uve allevate al livello del mare, ma i risultati danno ragione a Ido e il suo sogno oggi si è trasformato in una brillante realtà: merito della sua grande passione, di una forte intraprendenza e di un terroir unico.

Ca’ di Frara, Mornico Losana (PV)

Ci troviamo in Oltrepò Pavese. L’azienda è gestita da Luca Bellani, che subentra nell’attività di famiglia negli anni ‘90, attività avviata già nel 1905 dal bisnonno Giovanni con l’acquisto di alcuni appezzamenti di terreno vitato tra il comune di Mornico Losana e Oliva Gelsi. Orientata al rispetto totale del prodotto, l’azienda coniuga la tradizione con la migliore e più moderna tecnica vitivinicola. Da sempre si presta attenzione massima alla scelta dei terreni più adatti ai diversi vitigni; in tutti i vigneti si attuano coltivazioni naturali, i trattamenti sono controllati e ridotti al minimo. Luca ha portato l’idea di selezione clonale e raccolta esclusivamente a mano, pigiatura soffice delle uve con una resa del 50%. Tutto questo e la scelta di un rispetto totale per il prodotto fanno di Luca Bellani un produttore che sta realizzando qualcosa di unico in questo territorio. I suoi vini sanno sempre sorprendere per gli standard qualitativi.

Castello di Stefanago, Fortunago (PV)

Chi conosce un po’ il mondo del vino sa che Castello di Stefanago è un modello. Di più: un precursore. I fratelli Antonio e Giacomo Baruffaldi gestiscono l’azienda a Borgo Priolo, in Oltrepò Pavese. Una tenuta di oltre 130 ettari, di cui 22 a vigneto, al cui centro svetta la torre del castello, testimone di una storia millenaria.

Hanno scelto l’agricoltura biologica quando non era ancora così diffusa, quando la sensibilità al tema non era marcata come oggi. A Castello di Stefanago il vigneto è un ecosistema indipendente, è il sole al centro dell’universo: viene osservato e curato allo scopo di adeguare ciascun intervento alle reali necessità, senza mai perdere di vista la salute delle piante e la vitalità del terreno. È un approccio quasi olistico, che esige la cura di molti dettagli e il rispetto incondizionato per la natura.

Incontro spesso Antonio e Giacomo, in giro per fiere: hanno sempre qualcosa di nuovo da fare assaggiare. Dopotutto coltivano barbera, pinot nero, croatina, pinot grigio, cabernet sauvignon e riesling renano: le uve non mancano, la sapienza nemmeno.    

BOX ENTUSIASTA

Brut Rosso, Cantina della Volta

100% Lambrusco di Sorbara. In una terra dominata dai frizzanti scuri prodotti dal nonno, la Cantina della Volta ripropone tale tinta in un vino rosso rubino brillante, con catenelle di perlage fini e ininterrotte, caratteristiche del Metodo Classico. Al naso si riscontrano invitanti fragranze di lamponi e fragoline succose miste a intriganti note agrumate. Al palato entra deciso, da autentico Sorbara, poi si allarga con ricchi sapori fruttati. Finale piacevole buona persistenza, ottimo equilibrio tra acidità e sapidità, chiusura pulita.

Perfetto per essere degustato subito o entro un paio di anni al massimo.

Abbinamento: galletto con i peperoni. Temperatura di servizio: 8°-10° C.

Metodo Charmat, Rosé Spumante Extra Dry, Mazzolada

Questo è uno spumante Extra Dry da uve Raboso e Merlot vinificate in rosa, da consumare a tutto pasto o per brindare nelle serate primaverili.

Un Rosé davvero speciale, ottenuto con Metodo Charmat, con fermentazione in autoclave per 45 giorni a 15° C con lieviti selezionati.

Si presenta con un colore rosa tenue e profumi decisamente freschi, fruttati e floreali.

Frutti di bosco rossi ne segnano l’aspetto olfattivo completato da un floreale che riconduce a note di geranio, lievemente terrose. Il sapore è cremoso, giustamente sapido, mentre chiude ancora su note di piccoli frutti rossi.

Da bere subito, o entro un paio di anni.

Da degustare a tutto pasto, perfetto in particolare con fritti in pastella o con prosciutto e melone… Temperatura di servizio: 10-12° C.

 

Spumante Metodo Charmat “Sabbia e Mare”, Tenuta Mariani

Un nome più azzeccato non poteva essere scelto per questo piacevolissimo spumante prodotto con uve che si nutrono di acqua marina.

Le uve Chardonnay, Vermentino e Sangiovese impiegate per la produzione di questo spumante sono allevate nei vigneti di Villa Borbone, sui suoli sabbiosi distanti 500 metri dal mare Tirreno. Le varietà vengono vendemmiate e fermentate separatamente in acciaio a temperatura controllata, per subire successivamente un periodo di affinamento sulle fecce fini di 6 mesi. Una volta composto il blend ideale, diverso ogni annata in termini di percentuali, è condotta la seconda fermentazione in autoclave con il metodo Charmat o Martinotti.

Uno spumante profumato e brioso che si presenta nel calice con un colore paglierino brillante. Al naso le note fruttate e floreali si impreziosiscono delle suggestioni della macchia mediterranea e soprattutto di una spiccata mineralità salina. Assaggio fresco e decisamente sapido, di rara serbevolezza.

Da bere entro 1 anno.

Abbinamento: perfetto al momento dell’aperitivo, è il compagno ideale in compagnia di crudi di mare e crostacei. Servire a 8-10°C.

BOX ESPERTO

Sessanta, Ca’ di Frara

100% uva Pinot Nero dal comune di Oliva Gessi, da suolo calcareo-marmoso. Metodo Classico Dosaggio Zero, 60 mesi sulle fecce. Pressatura soffice, selezione del 30% del mosto, un unicum per i Metodi Classici, frutto della voglia del suo creatore di differenziarsi. Decantazione a freddo e fermentazione a temperatura controllata. Rifermentazione in bottiglia con aggiunta di mosto e lieviti selezionati. Un Blanc de Noirs con leggeri riflessi dorati. Al naso presenta aromi di frutta matura con un finale piacevolmente citrino. La bocca è cremosa ampia e di grande equilibrio, su finale sapido, minerale e fruttato.

Da bere entro 4 anni.

Abbinamento: tartare di salmone al pepe rosa. Temperatura di servizio: 7-8° C.

Trentasei, Cantina della Volta

100% Lambrusco di Sorbara.

Metodo Classico che sfida tutti per la lunga permanenza sui lieviti (36 mesi!) – un sacrilegio per molti con uve da Lambrusco di Sorbara, ma non per Christian. Brillantissimo, di colore rosso rubino intenso. All’olfatto si percepiscono sentori di marasche, ribes e rosa selvatica. Di buon corpo con ottimi estratti. Sapido, compatto e cremoso. Vino complesso, in grado di coniugare la modernità e la tradizione del Lambrusco, da servire a 8° C in calice Grand Champagne.

Da bere entro 2/4 anni.

Abbinamento: guazzetto di cozze e vongole.

Ancestrale Blanc de Blanc, Castello di Stefanago

Una vera sorpresa. Nella terra del Pinot nero non era facile produrre qualcosa di speciale ma al Castello di Stefanago ci sono riusciti. Nel Metodo Classico Ancestrale le uve (Chardonnay, Riesling e Müller Thurgau) sono raccolte in piena maturazione: è la prima grande differenza dal Metodo Classico “tecnologico”, nel quale la ricerca dell’acidità induce a una raccolta anticipata. Un chicco perfettamente maturo regala sensazioni complete. La fermentazione si arresta con il naturale abbassamento della temperatura autunnale, per poi riprendere la primavera successiva. Ed ecco il prodigio della seconda rifermentazione, senza aggiunte. Dopo la sboccatura manuale il rabbocco avviene con lo stesso vino, senza addizione di liqueur.

Una vinificazione così non può che dare un calice dal perlage perenne e fine, in cui i profumi sono netti, fruttati e intensi. La consistenza carbonica non è mai aggressiva, anzi è una carezza naturale, un invito costante al sorso successivo.

Da bere entro 4 anni.

Uno spumante che per struttura ed eleganza si abbina con successo ai risotti classici della tradizione lombarda, ma anche a un bel piatto di spaghetti alle vongole con pomodori Pachino! Temperatura di servizio: 8° C.

vini vulcanici

Le selezioni di febbraio – vini di lava

WINE BOX DI FEBBRAIO: VINI DI LAVA

vini vulcanici

Tappa #35

Guidata dal sommelier NICOLA BETTINAZZI

Le Battistelle, Brognoligo (VR)

Siamo nel Soave Classico: l’agricoltura qui è eroica. Cristina e Gelmino sono molto fieri – e a ragione – del meritato successo della loro azienda. Il nome è quello del loro cru più rappresentativo, che si chiama appunto Le Battistelle, ubicato nella zona più ambita e vocata del Castellaro.

Nei nove ettari vitati coltivano solo l’autoctona Garganega: grazie al clima, al terreno e alla ventilazione i loro vini sono eleganti e anche minerali. I loro vigneti crescono su terreni vulcanici: basaltici e tufacei. La matrice vulcanica del suolo consente all’uva di esprimersi ad ottimi livelli qualitativi e regala vini con caratteristiche ben riconoscibili: vini complessi, capaci di evolvere nel tempo, che hanno bisogno di tempo per esprimere appieno tutte le loro potenzialità.

Alfio Nicolodi, Cembra (TN)

Alfio è un promotore appassionato della viticoltura della Val di Cembra e di quella di montagna in senso più ampio.

Qui parliamo di viticoltura eroica. Le pendenze proibitive e i terreni impervi al punto che raramente si possono usare le macchine: i vignaioli come Alfio vi si devono letteralmente arrampicare. Per questo in questo territorio il simbolo più evocativo della viticoltura è la fatica, che in passato era legata anche alla miseria. L’azienda è stata fondata da suo nonno a inizio Novecento ma la svolta si deve ad Alfio, che in neanche 2 ettari vitati ha cambiato gli impianti e la vinificazione, seguendo con cura tutta la fase produttiva.

Con entusiasmo e grande caparbietà, Alfio ha recuperato alla produzione due rari vitigni della Valle: il Lagarino Bianco e il Veltliner Rosso. 

Marco Antonelli, Olevano Romano (RM)

L’azienda si trova nel comune di Olevano Romano, un antico borgo medievale a sud est della provincia di Roma. Le viti dell’azienda godono di un territorio che ha condizioni pedoclimatiche uniche e distintive. I due appezzamenti vitati di Marco Antonelli sono posti in altitudine, una su terreni argillosi profondi, a circa 600 metri sul livello del mare, e l’altra su terreni calcarei tra i 300 e i 400 metri di altitudine. Tre ettari in tutto.

I ceppi hanno oltre 50 anni e arrivano a superare i 75 nella vigna denominata Morra Rossa. Le rese contenute consentono di curare e seguire con attenzione estrema ogni dettaglio della produzione, anche adottando rigorosi metodi biologici (per quanto la certificazione bio sia recente, dall’annata 2020). La scelta della cantina è quella di puntare molto sul Cesanese, importante vitigno autoctono laziale a bacca rossa alla cui valorizzazione Marco contribuisce con grande passione.

Cenatiempo, Ischia (NA)

Una viticoltura che rispetta l’anima – marinara e vulcanica – dell’Isola di Ischia. La famiglia Cenatiempo inizia la produzione di vino nel 1945: da allora è cresciuta molto ma rimanendo ancorata fermamente alle proprie tradizioni. La loro è una coltivazione eroica, dove gli autoctoni Biancolella, Forastera e Piedirosso non hanno mai visto attrezzi agricoli. Dove la meccanizzazione non può arrivare, il viticoltore esprime tutta la sua energia e attenzione, curando i sei ettari vitati in regime biologico. “Il nostro vino si fa in collina e sul mare” è il loro slogan: la verità di questo motto si sente nell’identità unica di ogni loro bottiglia. 

BOX ENTUSIASTA

Soave Classico Battistelle, Le Battistelle

Questo vino prende nome dal cru Le Battistelle dove vengono coltivate le viti, in condizioni di estrema pendenza, sui suoli vulcanici di struttura basaltico tufacea ricchi di micro elementi.

Garganega 100%, coltivata su ripidi terrazzamenti a pergola semplice. Vendemmia manuale, diraspatura e pigiatura soffice. Matura in acciaio sulle proprie fecce fini per 6-8 mesi con costanti batonnage.

Di colore giallo paglierino dai vividi riflessi dorati. Il profumo è intenso e ampio: mescola sensazioni di frutta gialla matura, con note più fresche, di albicocca e agrumi, assieme a erbe aromatiche e fiori bianchi. Un vino di bel corpo, fresco, sapido e morbido. Al palato dimostra tutta la sua struttura che rimanda alla matrice vulcanica del suolo, è persistente, minerale e ripropone la sensazione floreale.

Il Soave Battistelle è un vino adatto all’invecchiamento (anche dieci anni): può essere bevuto ora ma gli giova qualche altro anno di affinamento in bottiglia.

Abbinamento: perfetto come aperitivo assieme ad antipasti di mare o in abbinamento a pesce al cartoccio.

Servire a 12-14° C.

Müller Thurgau, Alfio Nicolodi

Vendemmia manuale, pressatura soffice, maturazione in acciaio per 6 mesi, affinamento in bottiglia per almeno 2 mesi.

Colore giallo paglierino con riflessi verdolini, al naso si mostra aromatico, con un bouquet fine e fruttato, di mela e banana. Il sapore è asciutto e dominato dal frutto, fresco, molto elegante, con un’ottima freschezza e grande carattere. La freschezza, la sapidità e la mineralità derivanti dai suoli porfirici sono accompagnate dall’elegante aromaticità, che ricorda gli agrumi e il caratteristico profumo di salvia.

Un Müller Thurgau che deriva l’inconfondibile impronta dai suoli vulcanici della Val di Cembra, dove trova una delle sue espressioni più tipiche.

Un vino di pronta beva che può anche affinare qualche anno in bottiglia (circa 3)

Abbinamento: perfetto con torte salate, antipasti di verdura e fritti.

Servire a 10° C.

Olevano Romano Cesanese Il Fresco, Marco Antonelli

Cesanese di Olevano in purezza, da vigne di 50 anni e anche più vecchie. Vinificazione in acciaio per sei mesi circa, successivo affinamento in bottiglia.

Di colore rosso rubino, esprime un bouquet fresco e diretto, con sentori di frutta rossa come ciliegia e marasca, accompagnate da sentori di macchia mediterranea. Il sorso è fresco e pulito, per un vino dalla grandissima bevibilità e di estrema piacevolezza, espressione molto pura del vitigno.

Un rosso di pronta beva, di cui godere subito per preservarne il carattere fresco e fruttato.

Abbinamento: versatile, consigliamo di abbinarlo a salumi e formaggi, a primi e secondi piatti di carne, con una preferenza per l’agnello.

Servire a 14-16° C.

 

BOX ESPERTO

Soave Classico Roccolo del Durlo, Le Battistelle

La vigna Roccolo Del Durlo si estende su un territorio vulcanico tra i migliori di tutto il comprensorio del Soave Classico. Il vigneto si trova a 250 metri sul livello del mare ed è caratterizzato da ripidità accentuate sostenute da muretti a secco di roccia basaltica; tante sono le vigne ultracentenarie a piede franco. In questo terroir unico, l’uva garganega riesce a trasmettere emozioni davvero irripetibili.

Garganega 100% vendemmiata a mano. Diraspatura, criomacerazione e fermentazione in acciaio. Matura in acciaio sulle proprie fecce fini per 8 mesi con costanti batonnage.

Colore giallo paglierino con riflessi dorati; al naso si impone per il bouquet intenso, tra frutta gialla, agrumi e note di erbe aromatiche. Il palato è di struttura, molto elegante e persistente, con una bella persistenza floreale e un vivo accento minerale e balsamico dovuto al terreno vulcanico.

Il Soave Roccolo del Durlo è un vino bianco che ben si presta a lunghi affinamenti in bottiglia, anche oltre i 10 anni.

Abbinamento: perfetto con gamberi al vapore o zuppa di pesce. Servire a 13-14° C.

Cesanese di Olevano Romano Riserva Kosmos, Marco Antonelli

Cesanese in purezza, dalla vigna “Morra Rossa”, situata a 450 metri sul livello del mare. Vendemmiato a mano, affina 12 mesi in acciaio, 18 in botte grande e 12 in bottiglia.

Di colore rosso granato vivo, al naso è ampio: parte con ciliegia e marasca per approdare a note più complesse, tra spezie, note di vaniglia, cacao, pepe e cioccolato bianco.

Il sorso è fresco, lungo, asciutto e pulito, con un’ottima chiusura tannica. Piacevole è anche la mineralità che accompagna il sorso. Bilanciato e persistente, esprime appieno le potenzialità di quest’uva autoctona coltivata nel territorio di Olevano Romano.

Questo è un vino di struttura, adatto all’invecchiamento, che ben conservato si può tenere in cantina 10 anni e oltre.

Abbinamento: provatelo con taglieri di salumi, primi piatti di terra, carni rosse o selvaggina. Servire a 18° C.

Ischia Biancolella Kalimera, Cenatiempo

Biancolella in purezza, raccolta a mano e vinificata in acciaio, matura 4 mesi sulle fecce fini.

Di colore giallo carico, al naso esprime un bouquet intenso, con note fruttate, di agrumi, frutta a pasta gialla come albicocca e pesca, accompagnate da interessanti sentori mediterranei e salini.

Un vino intenso, complesso ed elegante, sapido e persistente. Kalimera è un bianco che stupisce per i suoi tratti unici e caratteristici e la sua struttura consente lunghi affinamenti in bottiglia, anche oltre i 10 anni.

Abbinamenti: perfetto con la cucina di mare, e quindi con crostacei e primi piatti di pesce, ma anche in abbinamento a carni bianche. Servire a 10-12° C.

Lago di Cavedine Pisoni

Le selezioni di gennaio – grandi rossi del Trentino

WINE BOX DI gennaio: grandi rossi del Trentino

Lago di Cavedine Pisoni

Tappa #34

Guidata dalla sommelier Cristina Mercuri

Wine Educator e Consultant

Tenuta San Leonardo, Avio (TN)

Se ne parla dal ‘600. La Tenuta è stata prima proprietà della Chiesa, poi è stata venduta alla famiglia dei Marchesi Guerrieri Gonzaga che hanno rispettato e valorizzato questi splendidi 26 ettari nel cuore della Vallagarina. Carlo e Anselmo, insieme ai dipendenti, conducono la Tenuta in regime biologico e con un sistema di sostenibilità che pone l’attenzione non solo al rispetto dell’ambiente, ma anche alle risorse umane ed energetiche.

La zona è particolarmente vocata: il lago di Garda assicura un clima moderato, il vento Ora, che soffia il pomeriggio da sud, mantiene le uve sane e asciutte. Qui le api aiutano la naturale biodiversità, i sovesci di leguminose e senape aiutano l’equilibrio nutritivo e la salubrità del suolo, e gli oli essenziali di agrumi garantiscono la lotta ai nemici della vite.

I vini vengono prodotti con il minimo intervento: solo lieviti autoctoni e fermentazioni in cemento con gentili rimontaggi per gestire la macerazione dei vitigni simbolo dell’azienda: Cabernet Sauvignon, Merlot ma soprattutto Carmenere, signature di ogni vino.

Tutte le referenze, dal più approcciabile al super premium San Leonardo – eletto miglior vino rosso d’Italia – hanno un’anima vibrante, un corpo elegante e un potenziale di invecchiamento invidiabile.

Villa Corniole, Giovo (TN)

Voce alla famiglia, voce alle donne! Qui Maddalena Nardin conduce la cantina con le tre figlie facendo attenzione a valorizzare ogni singolo appezzamento con il vitigno e il sistema di allevamento più adatti. L’azienda si trova in Val di Cembra, con alcuni ettari vitati anche in Piana Rotaliana, molto diversificati per altitudine e per suolo. Inutile sottolineare come la morfologia della regione, fatta di inclinazioni ripide e muretti a secco, non permette altro che interventi manuali, molta dedizione, e tanto amore.

I vitigni coltivati sono quelli della tradizione: Teroldego, Marzemino, Chardonnay, Müller Thurgau e Lagrein. Ognuno viene curato con un regime di minore invasività possibile e il rispetto della terra è contraccambiato con vini di grande qualità: concentrati, tesi, acidi, decisi e croccanti, dalla profondità e complessità unici.

Villa Corniole è spesso premiata per il suo Müller Thurgau, il migliore d’Italia.

Azienda Agricola Pisoni, Pergolese (TN)

Una delle più famose aziende trentine. Perché? Perché produce egregiamente, e in regime biodinamico non certificato alcune delle eccellenze che hanno reso la regione famosa in tutto il mondo. Qualche esempio? Sono leader nella produzione di grappe, che distillano nella loro cantina nella Valle dei Laghi. Sono tra i pochi rimasti per la produzione del rarissimo Vino Santo Trentino, un vino da dessert prodotto con uva Nosiola, appassita sui graticci e affinata per oltre sette anni in legno. Sono ideatori di un progetto di crowdfounding tra i più ammirevoli della regione (“Your vine, Your wine”), che permette di adottare una pianta di Rebo, un incrocio ottenuto da Teroldego e Merlot.

Il loro racconto è genuino e riflette la filosofia agronomica biodinamica, l’ecosistema naturale è un ambiente unico e va visto in maniera olistica, mirando a tutelare la sua vitalità ed energia. I vini sono sani, puliti, vibranti e strutturati.

Azienda Agricola Grigoletti, Nomi (TN)

C’è il nonno in vigna, che cura la campagna, c’è il babbo in cantina, che segue la vinificazione. Poi c’è la mamma in show room a seguire le vendite e i figli che studiano per prendere – un giorno – le redini dell’azienda.

Si respira aria di famiglia quando si mette piede in questa piccola azienda sulle rive dell’Adige, nella Vallagarina. L’azienda coltiva i vitigni autoctoni, come il Marzemino, ma anche internazionali, come Merlot e Chardonnay.

Qui ci si sente davvero a casa, perché quando Carmelo, versandoci un calice di Marzemino, ci racconta dei sacrifici e della passione per i propri vini sorride, ma gli vengono gli occhi lucidi di chi sa cosa c’è dietro un calice.

I vini Grigoletti sono molto onesti. Sono i più felici e facili che abbia assaggiato nella sottozona Vallagarina. Sono vini che non annoiano mai, perché sono succosi, fruttati, ma leggeri. Il loro cavallo di battaglia è proprio così: un Marzemino da bere da solo o in compagnia di un bel panino con lo speck, per un pic-nic nelle verdi e soleggiate valli del Trentino.

BOX ENTUSIASTA

Teroldego, Pisoni

Il Teroldego è un vitigno bandiera del Trentino, ama i terreni ben drenanti, con buona percentuale di argilla e gesso, riesce a raggiungere la piena maturazione fenolica proprio perché si trova in questa splendida regione, fatta di vallate e colline, beneficiando quindi dell’altitudine, che dona luce, escursione termica e ventilazione.

Si presenta rosso rubino profondo con aromi pronunciati di frutta rossa croccante, non surmatura, accompagnata da note delicatamente floreali che ricordano la viola, nota tipica del vitigno, il tutto gentilmente arricchito da una nota lievemente smoky, data dal legno in maturazione, ben integrato, che dona complessità ed esalta la parte fruttata. Palato secco, con alcol 13%ABV che dona una nota calda e avvolgente, ben bilanciata da acidità alta ma rinfrescante, tannini medio-alti ma molto maturi e vellutati, lievemente granulari, che aggiungono corpo e struttura a questo vino dal corpo medio, giustamente vibrante e pienamente guidato dal frutto, dal finale medio ma piacevole.

Vino da bere adesso, anche se può beneficiare di uno o due anni di invecchiamento in bottiglia.

Abbinamento: peperoni ripieni di carne cotti al forno. Servire a 16°C.

Marzemino, Grigoletti

Il più giocoso e divertente dei rossi, dal vitigno tipico della Vallagarina, definito il più gentile del Trentino per la capacità di produrre vini dal modesto tenore alcolico e grande carattere fruttato.

Ha un colore rubino con riflessi violacei, tipico del vitigno. Al naso è un’esplosione di frutta rossa e nera, con una bella nota di rosa e violetta, super succoso! Al palato è rotondo, con un corpo abbastanza esile dato dall’alcol medio a 12,5%ABV e un’acidità medio-alta, ma gentile e rinfrescante, che sottolinea la sua beva immediata e divertente. I tannini sono soffici e setosi, contribuendo al gusto succoso e al finale fruttato.

Davvero un’esplosione di frutta, questo vino va bevuto oggi, per godere tutta la freschezza e la trama vivace e fruttata.

Abbinamento: goderne con salumi tipici o carne salada, anche a merenda! Servire tra 14 e 16°C.

Terre, San Leonardo

San Leonardo è la Tenuta che per molti anni ha vinto il premio come miglior vino rosso d’Italia. La sua filosofia biologica è improntata alla valorizzazione del Trentino come territorio ancora incontaminato. Qui la brezza del vento Ora asciuga i vigneti al pomeriggio, limitando gli interventi in vigna al minimo e lasciando spazio alla biodiversità. Terre rappresenta il bigliettino da visita di tutto questo.

Nel calice ha un colore rubino medio, naso elegantissimo di frutta rossa matura e more, una leggera nota di prugna e spezie date dall’assemblaggio a regola d’arte tra Cabernet Sauvignon, Merlot e un 10% di Carmenere, vitigno signature della Tenuta. Palato altrettanto elegante con una certa rotondità molto ben bilanciata da una spiccata acidità, che regala freschezza e ci rende pronti per un altro assaggio. Mediamente tannico, con tannini fini e maturi, che contribuiscono alla trama fitta e alla concentrazione di questo vino, dal finale lungo e piacevolmente fruttato.

Vino rosso di medio corpo che lascia ampio spazio al frutto. Il legno appena percettibile esalta le note succose. Un vino complesso ma non austero, adatto a un consumo attuale, se si desidera premiare la freschezza e croccantezza del frutto, ma capace di migliorare nel tempo grazie alla concentrazione e all’acidità ben alta: tra 3-4 anni avrà acquisito ulteriore complessità e profondità.

Abbinamento: servitelo con una parmigiana di melanzane con speck, oppure guancina di maiale al forno, a 16-18° C.

 

BOX ESPERTO

Rebo Dolomiti, Pisoni

Il Rebo è un vitigno creato dall’incrocio tra Teroldego e Merlot proprio nella Piana Rotaliana. Si pone quindi come vitigno non solo bandiera della zona, ma anche dell’azienda Pisoni, che ha deciso di investire sulla sua diffusione anche con la campagna sociale “Adotta una vite”. Chi lo desidera, può adottare una pianta e prendersene cura anno dopo anno. Un progetto benefico che insegna l’amore per la vita e la natura.

Si presenta rubino profondo, con un naso pronunciato di frutta matura e scura, piccole bacche e prugna, con una lieve nota smoky che aggiunge grazia e invita al sorso. Palato ricco, denso, succoso: l’alcol elevato (14%ABV) è assolutamente molto ben integrato e in equilibrio con l’acidità, che si presenta alta e vibrante e fa tandem con un tannino evidente, ma vellutato e levigato dal legno. Un finale lungo e speziato, che conferma il corpo pieno ma non austero di questo vino.

Un vino pieno, ricco e denso. La nota di legno si percepisce (18 mesi in barrique), ma lo stile resta guidato da un frutto intenso e caldo, maturo. Un vino alcolico, ma ben bilanciato dalla struttura tesa, che lo rende approcciabile adesso, ma adatto all’invecchiamento.

Darà il meglio di sé tra 5-6 anni.

Abbinamento: da degustare assieme a selvaggina, o cervo con composta di lamponi. Si degusta a 16-18°C.

Teroldego, Villa Corniole

Il Teroldego è un vitigno bandiera del Trentino, ama i terreni ben drenanti ma con buona percentuale di argilla e gesso, riesce a raggiungere la piena maturazione fenolica proprio perché si trova in questa splendida regione, fatta di vallate e colline, beneficiando quindi dell’altitudine, che dona luce, escursione termica e ventilazione. Villa Corniole alleva le viti di Teroldego in Piana Rotaliana e le vinifica nella cantina di montagna in Valle di Cembra. In particolare, il suolo da cui queste uve originano è alluvionale, di riporto del torrente Noce, caratterizzato da grande fertilità in superficie e ottimo drenaggio sottostante, ricco di scheletro, a seguito dei detriti di varia natura portati a Valle dal Torrente Noce nel corso dei millenni.

Un vino rubino profondo con aromi pronunciati di frutta rossa croccante (lampone, ciliegie…), accompagnata da note delicatamente floreali che ricordano la viola, ed erbacee come il fieno essiccato, il tutto gentilmente arricchito da una nota smoky, data dal legno, ben integrata, che dona complessità ed esalta la parte fruttata. Palato secco, con alcol 13%ABV che regala una nota calda e avvolgente, ben bilanciata da acidità alta ma rinfrescante, tannini medio-alti ma molto maturi e vellutati, fini, che aggiungono corpo e struttura a questo vino dal corpo medio, giustamente vibrante e pienamente guidato dal frutto, dal finale lungo e lievemente speziato.

Vino rosso complesso, dove la nota di legno accompagna ed esalta una beva guidata dal frutto, texture rotonda con tannini evidenti ma delicati, lieve nota smoky e di erbe selvatiche che dona complessità.

Vino da bere adesso, anche se può beneficiare di uno o due anni di invecchiamento in bottiglia.

Abbinamento: grigliata mista di carne. Servire a 18° C.

Villa Gresti, San Leonardo

San Leonardo è la Tenuta che per molti anni ha vinto il premio come miglior vino rosso d’Italia. La sua filosofia biologica è improntata alla scoperta del Trentino come territorio ancora incontaminato. Qui la brezza del vento Ora asciuga i vigneti al pomeriggio, limitando gli interventi al minimo e lasciando spazio alla biodiversità. Villa Gresti rappresenta una delle punte di diamante della Tenuta, e chi lo assaggia non potrà resistere dal voler degustare tutta la gamma.

Rosso rubino profondo, naso pronunciato, di grandissima eleganza: note di frutta scura, come mora e prugna, si affiancano a una lieve nota di tabacco, il tutto accompagnato da una leggera nota tostata, data dall’affinamento in barrique di primo passaggio per circa 12 mesi. Il legno non solo esalta il frutto, rendendolo più caldo e serio, ma contribuisce a polimerizzare i tannini, che risultano alti, granulari, tipici del Merlot, ma molto avvolgenti e vellutati. Il 10% di Carmenere, signature della Tenuta, contribuisce con la nota speziata, il tannino fitto e la trama profonda. La beva resta piacevole grazie all’acidità alta e rinfrescante, lasciando spazio a un finale lungo e lievemente smoky.

Un vino pieno, ma che fa dell’eleganza e del frutto la sua bandiera. Un vino gastronomico ma non austero, grazie alla trama rinfrescante.

Una struttura piena e ben tesa, evidenzia un vino ancora giovane, approcciabile adesso, ma che darà il meglio di sé tra almeno 10 anni. Un vino da tenere in cantina come un piccolo tesoro.

Abbinamento: da provare con strangolapreti alla trentina. Va servito a 16-18°C.

Nebbiolo

Le selezioni di dicembre – nebbiolo e barbera

WINE BOX DI dicembre: nebbiolo e barbera

Nebbiolo

Tappa #33

Guidata dal sommelier Nicola Bonera

migliore sommelier d’Italia 2010

Michele Taliano, Montà (CN)

L’azienda Michele Taliano nasce nel 1930 con Domenico Taliano, anche se affonda le radici molto più lontano nel tempo, fin dall’epoca in cui la famiglia, conosciuta con il soprannome “Re Cit”, ovvero “piccoli re”, era dedita al lavoro nei campi e in vigna.
Oggi l’azienda è condotta dalla terza generazione, Alberto ed Ezio, figli di Michele, che gestiscono vigne storiche nel Roero, in località Bossola, Rolandi, Benna, nel comune di Montà, dove sorge la cantina e parcelle nel cru Montersino, a San Rocco Seno d’Elvio, frazione di Alba, all’interno della DOCG Barbaresco, quest’ultime acquisite negli anni ’70 ad opera di Michele.

15 ettari vitati complessivi e poco più di 70000 bottiglie annue: un’azienda a conduzione familiare con una produzione di taglio sartoriale. Grande attenzione al lavoro in vigna, qualche buon ausilio tecnico in cantina e il tempo sono gli ingredienti per una dozzina di etichette molto interessanti.

Si spazia dai classici vitigni del Roero e dell’albese, cioè Arneis, Barbera, Dolcetto e Nebbiolo, spaziando poi su Favorita (ovvero il Vermentino come viene chiamato nelle Langhe), Moscato e Brachetto.

Le vigne si trovano in parte a San Rocco Seno d’Elvio, in una zona dedicata principalmente al Nebbiolo da Barbaresco (3 ettari circa) e alla Barbera (1,5); i restanti 4 ettari si trovano nel Roero, in località Bòssora, uno splendido anfiteatro naturale circondato da boschi e gole cui si accede con difficoltà percorrendo un sentiero sabbioso. Altre parcelle nella stessa zona sono state piantate tra il 1999 e il 2005.

Marco e Vittorio Adriano, San Rocco Seno d’Elvio (CN)

Nel cuore della Langa, ad Alba nella frazione di San Rocco Seno d’Elvio, l’azienda agricola Adriano Marco e Vittorio, coltiva e vinifica solo uve di proprietà, con l’obiettivo di produrre vini che interpretino al meglio il “terroir”. La famiglia Adriano è un classico esempio di azienda agricola a conduzione familiare, una vera tradizione in Piemonte.
La tradizione vitivinicola della famiglia risale agli inizi del Novecento, quando il nonno Giuseppe, mezzadro, iniziò la coltivazione della vite. Continuò con il figlio Aldo, col quale acquistarono una piccola azienda e insieme misero a dimora le nuove viti a San Rocco Seno d’Elvio, all’epoca facente parte del comune di Barbaresco e ora frazione di Alba. Negli anni ‘90 arrivano in azienda Marco e Vittorio che, con le mogli Luciana e Grazia, migliorano la produzione e la commercializzazione dei vini con una forte espansione sui mercati internazionali. Con la vendemmia 1994 decidono di vinificare la propria uva producendo le prime bottiglie a marchio proprio.

Attualmente l’azienda ha una superficie totale di 50 ettari, suddivisa tra 10 ettari di nocciole, 10 ettari di boschi e terreni a riposo e 30 ettari vitati coltivati a Nebbiolo da Barbaresco, Barbera, Dolcetto, Freisa, Sauvignon Blanc e Moscato Bianco.
Sono quasi 10 anni che in vigneto non viene più utilizzato il diserbo chimico, lavorando con il rispetto assoluto la terra per ottenere un prodotto sano e di qualità.

Nonostante ciò hanno deciso di investire con la certificazione “the green experience”. Si è inoltre investito nella produzione di energia ecosostenibile con un impianto fotovoltaico che produce l’energia elettrica necessaria per il ciclo produttivo e un innovativo impianto di fitodepurazione che pulisce le acque di scarico della cantina.

Bruna Grimaldi, Grinzane Cavour (CN)

Nel 1957 Giacomo Grimaldi inizia a vendere l’uva e Giovanni Grimaldi, negli anni ’60, passa a produrre vino e a venderlo sfuso. E proprio Giovanni ha costruito i capisaldi della famiglia e dell’azienda: era molto attento alla vitivinicoltura, nel rispetto della vigna e del vino; imbottigliava già le migliori annate creando così uno “storico” importante, e valorizzava la vigna e l’uva.

Nel 1990 inizia una nuova fase: Bruna Grimaldi e il marito Franco Fiorino portano in azienda entusiasmo e nuove conoscenze. Vengono acquistati vigneti in zone mirate per poter produrre vini solo da uve di proprietà. Viene costruita la nuova cantina, il lavoro viene perfezionato e i vini Bruna Grimaldi iniziano ad essere proposti su nuovi mercati.
Per tutti i vini rossi la vinificazione è tradizionale: il tempo è il fattore determinante che permette di estrarre i preziosi composti contenuti nelle bucce in maniera lenta e gentile, senza forzature. Si vinifica in acciaio inox e poi in cemento, controllando le temperature durante le diverse fasi e degustando il mosto/vino quotidianamente.

Le uve Nebbiolo destinate a produrre i diversi Barolo sono sottoposte a lunghe macerazioni con le bucce, e spesso “a cappello sommerso”, tecnica antica, molto importante per definire la complessità e la struttura di un vino destinato a lungo affinamento. I vini rimangono nel locale di vinificazione fino a quando i processi di fermentazione alcolica e malolattica non sono ultimati.

L’azienda si identifica con “un approccio etico” alla vigna, nel pieno rispetto della natura, con una viticoltura sostenibile, metodi ragionati per portare sul mercato vini buoni, equilibrati e rispettosi dell’ambiente e del consumatore.

BOX ENTUSIASTA

Langhe Nebbiolo Blagheur, Michele Taliano

La tradizione vuole che le qualità organolettiche di questo vitigno si possano esprimere anche dopo un solo anno di affinamento. In questo caso le vigne più giovani delle tenute aziendali sono destinate a esprimere una versione “giovane” di Nebbiolo.
Il nome deriva da un’espressione dialettale che sottintende la nobiltà storica del vitigno, “blaguma na vota”, come a dire “una volta tanto atteggiamoci”, oppure “pavoneggiamoci godendo di un vino prezioso”.

Verso la metà di ottobre l’uva giunta in cantina viene fatta fermentare in vasche di acciaio inox; ad una macerazione abbastanza breve con le bucce segue l’affinamento di circa 12 mesi in legno. A dicembre dell’anno successivo alla vendemmia il vino è pronto per essere imbottigliato e commercializzato.

Vino dal caratteristico colore trasparente, rubino con lievi riflessi granati; al naso esprime grande florealità, tipica del vitigno, con piacevoli note speziate e fruttate; al palato il tannino è vivo ma ben integrato, prevalgono la freschezza e la fruttosità.


Vino che a tavola dimostra versatilità, capace di sposare antipasti elaborati a base di salumi e formaggi, oppure primi piatti con sughi di carne, risotti con prodotti autunnali, come funghi e tartufi; tra i secondi piatti provatelo con carni bianche con sughi di media struttura.

Da consumare in un calice abbastanza slanciato di media ampiezza, a 15-16° C, per valorizzarne la scorrevolezza.

Piacevole in gioventù, è vino capace di evolvere positivamente per 3-4 anni, conservato in locali freschi e umidi.

Barbera d’Alba, Marco e Vittorio Adriano

Barbera proveniente da vigneti esposti ad est e ovest, ad un’altitudine di circa 300 metri, su marne tufacee.

L’uva raccolta con grande attenzione nei primi giorni di ottobre, dopo un’accurata selezione, viene pigiata e messa a fermentare in vasche d’acciaio ad una temperatura controllata di 25-26° C, nelle stesse vasche svolge la fermentazione malolattica.
L’affinamento si divide tra vasche d’acciaio e botti di rovere di Slavonia di capacità tra 30 e 50 hl.

Vino dal colore rubino impenetrabile, con ricordi violacei; il profumo è legato alla freschezza tipica del vitigno, con sentori di frutta rossa matura, come mora e prugna; con l’evoluzione evidenzia maggiormente i caratteri speziati; al palato domina la freschezza, con una ricca presenza alcolica.

È vino rosso che per natura accompagna un pasto, spaziando dagli antipasti ai secondi, predilige i salumi, gli affettati, le carni con buona componente grassa, il maiale in tutte le sue declinazioni.

Da servire a 15-16° C non possiede molto tannino ed è preferibile godere della sua freschezza.

Fresco e sbarazzino da giovane, con 4-5 anni di affinamento cambia veste, si fa più ricco e sfaccettato.

Nebbiolo d’Alba Bonurei, Bruna Grimaldi

Nebbiolo è sinonimo di eleganza, quella che si ricerca in questo vino che vuole essere l’espressione giovane e fresca di questo vitigno. È 100% Nebbiolo, proveniente da vigneti sui confini della zona del Barolo, dai comuni di Roddi, Diano d’Alba e Sinio – Bricco del Gallo, a un’altezza compresa tra i 250 e i 450 metri.

Fermentazione a temperatura controllata e macerazione di 15-20 giorni, dopo la malolattica spontanea il vino viene posto in botti di rovere francese da 500 e 700 litri di capacità, dove sosta tra i 12 e 15 mesi.

Colore granato lucente; esprime profumi floreali, con accenni alla frutta matura e alle spezie, seguite da delicati sentori tostati; i tannini sono eleganti e si fondono con la struttura di media importanza, trovando un armonioso equilibrio con l’affinamento.

Si abbina con i piatti della tradizione, gli antipasti elaborati della cucina piemontese, i sughi e le salse, le paste all’uovo con i sughi d’arrosto, i bolliti e il pollame in casseruola.

Temperatura di servizio 16-17° C.

Da consumare con tranquillità, piacevole appena immesso sul mercato e fino ai 6-7 anni dalla produzione.

BOX ESPERTO

Roero Riserva Roche Dra Bossora, Michele Taliano

Le colline del Roero si riconoscono da lontano per la tipica forma dei pendii interrotte da enormi spaccati e burroni che raggiungono anche i 200 metri di profondità: le “Ròche”. In località La Bòssořa l’esposizione dei vigneti è verso sud per consentire una perfetta maturazione del Nebbiolo; da qui il nome del vino.

L’uva viene raccolta nella seconda metà di ottobre; la macerazione e la fermentazione si protraggono a lungo per garantire l’estrazione di tutte quelle componenti che doneranno struttura e garantiranno l’evoluzione nel tempo. Segue un affinamento in barriques per circa 24 mesi.

Al colore classico segue un olfatto articolato, elegante e sfaccettato, con molte note speziate e balsamiche, il legno piccolo incide sui frutti concentrati e sulle spezie dolci; al palato il tannino è potente, sorretto da una struttura salda, alcol avvolgente e notevole persistenza.

Ideale compagno di piatti centrali della cucina, la cacciagione nobile, da piuma e da pelo; ottimo anche con formaggi stagionati e saporiti quando ha qualche anno sulle spalle. Tra i primi piatti, da abbinare con le paste ripiene o con sughi speziati e aromatici.

Va servito a 17-18° C in calici ampi, per agevolare la complessità olfattiva; potrebbe essere utile scaraffare al momento del servizio per permettere alla complessità di aprirsi e rendersi disponibile.

Vino che comincia a esprimere il suo valore tra il quarto e il quinto anno dalla vendemmia, ma è capace di sfidare il tempo crescendo per 10 anni o più. Se la bottiglia è ben conservata anche tempi superiori potrebbero rendere lustro al vino.

Barbaresco Sanadaive, Marco e Vittorio Adriano

Deve il suo nome a una forma dialettale, che ruota attorno alla traduzione del villaggio di San Rocco Seno d’Elvio. Vigneti ben assolati esposti a sud ovest, a circa 280 metri di quota, su marne tufacee, con età media superiore ai 30 anni.

L’accurata selezione che segue la vendemmia, rigorosamente manuale, porta in cantina uve sane che fermentano in acciaio a temperatura leggermente più alta, intorno ai 28-29° C, per estrarre tutto il potenziale delle uve Nebbiolo. In primavera il vino viene posto in botti di rovere di Slavonia di capacità di 35 hl, dove rimante poco più di un anno.

Vino dal colore granato con lievi sfumature aranciate, che si fanno più accentuate con l’evoluzione; all’olfatto esprime piacevoli ed eleganti note floreali, di fiori essiccati, di composta di frutti, di scorze d’agrumi, di spezie dolci; al palato ha ottima struttura, è avvolgente, pieno, con tannini ben presenti ma non invadenti, finale lungo ed equilibrato.

Vino molto versatile, incarna la classe del Nebbiolo, la sua potenza, ma al contempo la grazia e la leggerezza, accompagna risotti ricchi e saporiti, paste ripiene con sughi sostanziosi, arrosti, porchetta e formaggi di media stagionatura.

Vino che va apprezzato in un ampio calice a 17-18°C, aprendo con un po’ di anticipo la bottiglia.

Se ben conservato può garantire piacere per oltre 10 anni, cominciando a manifestarsi ottimale tra il quinto e l’ottavo anno.

Barolo Camilla, Bruna Grimaldi

Camilla è un nome di tradizione per l’azienda, da sempre l’uva è nata da più appezzamenti presenti a Grinzane Cavour, in particolare da un vigneto sul crinale più alto della collina sempre nominato, dai contadini del tempo, “la Camila”. La Camilla è infatti una delle quattro cascine che al tempo di Camillo Benso Conte di Cavour (metà dell’Ottocento), erano annesse alla proprietà terriera del Castello di Grinzane Cavour.
Il Barolo Camilla è prodotto dalle uve Nebbiolo coltivate in diversi comuni; nel Comune di Grinzane Cavour, MGA Raviole e Borzone; nel Comune di La Morra, MGA Roere di Santa Maria.

Il grande pregio del Barolo Camilla è la biodiversità dei terroir che compongono le diverse colline da cui ha origine: alcuni appezzamenti si trovano su un terreno composto dalle Marne di Sant’Agata Fossili, in cui si trova una ricca presenza di argilla, poca sabbia, media quantità di calcare; altri dalle Formazioni di Lequio, terreni di antica formazione dalla ricca presenza di calcare, speciali argille e strati di arenaria (sabbia cementata a calcare). A terreni di media pendenza si susseguono terreni molto ripidi. Le esposizioni sono tutte a pieno sud. Uva raccolta a mano da fine settembre a metà ottobre.

Fermentazione a temperatura controllata e lunghe macerazioni, dai 20 ai 30 giorni, talvolta a cappello sommerso; affinamento di 24-30 mesi in botti grandi di rovere di Slavonia e tonneaux di rovere francese. Segue lungo affinamento in bottiglia.

Granato trasparente, con complessi sentori di cuoio, tabacco, confetture di frutta e spezie dolci; al palato ha grande struttura, trama tannica importante e lunga scia, con ricordi salini e speziati.

Da accompagnare a piatti strutturati e ricchi, quali secondi di carne, selvaggina, stufati, brasati, stracotti e formaggi stagionati.

Temperatura di servizio 17-18 °C, ampi calici per esaltarne la complessità.
Vino che dà il meglio di sé intorno agli 8-10 anni, ma può evolvere oltre i 15.

biodinamici

Le selezioni di novembre – vini biodinamici

WINE BOX DI novembre: grandi Vini biodinamici!

biodinamici

Tappa #32

Guidata dalla sommelier Laura Bertozzi

1701 FRANCIACORTA, Cazzago San Martino (BS)

È la prima cantina biodinamica della Franciacorta. Altra caratteristica che mi piace molto è il brolo, la vigna giardino recintata che viene curata con meticolosità. Oltre a produrre Franciacorta DOCG, la cantina si dedica anche ad altri vini, fra cui Sullerba, nel quale è sempre lo Chardonnay a essere protagonista. Un vitigno che si trova benissimo nelle colline moreniche della Franciacorta, dove il terreno sciolto e ricco di fossili consente di non soffrire di stress idrico, oltre a conferire gli indispensabili sali minerali alla vigna.

Il nome della cantina deriva dal fatto che gran parte della proprietà dei terreni di Silvia e Federico, i due fratelli che ne sono i titolari, risale proprio al 1701, mentre le mura del brolo sono ancora più antiche: dell’XI secolo!

COSIMO MARIA MASINI, San Miniato (PI)

Qui c’è davvero tanta passione: i proprietari, dediti ad altre occupazioni, avrebbero potuto godere della villa bonapartiana e dei relativi possedimenti, invece hanno voluto fare vino e per di più biodinamico! L’attenzione all’ambiente è il loro manifesto, così come la collaborazione con il territorio, con l’obiettivo di sensibilizzarlo alla sostenibilità.

Siamo a San Miniato, dove già i Fenici coltivavano la vite: qui, Cosimo Ridolfi, fondatore della facoltà di Agraria dell’Università di Pisa già proprietario della tenuta decise di produrre il suo vino. I benefici effetti del mare, poco lontano, si fanno sentire nel clima sempre ventilato, che asciuga le vigne e rinfresca le estati più torride. Le dolci pendenze rendono più agevoli le lavorazioni e la raccolta – fatte sempre rigorosamente a mano – e consentono un buon drenaggio.

Il rispetto per la Natura è anche valorizzazione del territorio: l’azienda crede nei vitigni autoctoni, anche quelli poco conosciuti come Buonamico e Sanforte, con l’intento di preservarli e valorizzarli.

TENUTA DI GHIZZANO, Ghizzano di Peccioli (PI)

La famiglia Venerosi Pesciolini non può dirsi una new entry nel mondo del vino, visto che se ne occupa dal 1370; per questo motivo le loro scelte recenti sono ancora più coraggiose e apprezzabili. Avrebbero potuto continuare a produrre in maniera tradizionale e invece dal 2003 si sono convertiti al biologico, hanno messo al bando diserbanti, insetticidi e anticrittogamici e, non contenti, dal 2006 si sono convertiti alla biodinamica.

Ghizzano si trova a un’altitudine di 200 metri sul livello del mare, affacciato di fronte al mare dal quale arrivano brezze rinfrescanti (ve ne accorgerete in torretta che vento tira!), che asciuga e mitiga il clima di questo borgo situato a 40 km da Pisa e altrettanti da Livorno.

Le operazioni della raccolta e in cantina proseguono nel rispetto dei frutti della natura: la vendemmia è manuale, così come la cernita dei grappoli, la pigiatura avviene coi piedi, non vengono aggiunti lieviti e non vengono utilizzate pompe per travasi e rotture del cappello. Per l’affinamento usano acciaio, cemento, botti di legno, tonneaux e, solo per il Nambrot, delle barriques. Poiché l’utilizzo è strettamente legato all’evoluzione del vino e non alla cessione dei tannini del legno, si cercano di evitare recipienti nuovi, prediligendo botti di secondo e terzo passaggio.

 

FATTORIA SARDI, Lucca

Siamo in Lucchesia, in un podere che appartiene alla stessa famiglia da più di due secoli e che produce vino dall’inizio dello scorso. L’amore per la biodinamica scatta con l’ultima generazione: marito e moglie, che con grande attenzione verso gli elementi che ci ospitano e ci circondano, hanno deciso di assecondare il terreno. Dove la composizione è limo-sabbiosa crescono le uve per la produzione dei rosati, nella fascia di terreno sciolto sono coltivati i vitigni a bacca bianca, mentre la zona con maggiore argilla è destinata ai vini rossi di maggiore struttura.

Si sente da come parlano, Mina e Matteo, che la biodinamica è per loro una filosofia di vita, che non interessa solo la vigna: come Steiner vorrebbe, hanno preso anche due asini, che pascolano nelle vigne, smuovendo il terreno e concimandolo, e delle galline, allevate in maniera biodinamica.

L’azienda si contraddistingue soprattutto per il Pet-Nat, un metodo ancestrale, un incredibile Vermentino e per i vini rosati, snobbati dai consumatori e dalle cantine italiane fino a pochi anni or sono, ma amati tanto dai francesi, come Mina, e dal marito Matteo, che in Francia ha lavorato e ha fatto tesoro del bagaglio culturale sperimentato.

 

BOX ENTUSIASTA

 

SINCERO, Cosimo Maria Masini

Nomina sunt consequentia rerum (i nomi sono conseguenti alle cose), come diceva Dante, e questo è proprio un vino “sincero”. Rispecchia il Chianti delle Colline Pisane e non è addomesticato da affinamenti che tolgano o diano qualcosa in più rispetto a quel che già regala la vigna. È un buon vino quotidiano, che fa esprimere al meglio Sangiovese, Cabernet Sauvignon e Franc, grazie alla fermentazione in cemento: materiale inerte, che consente una buona micro-ossigenazione, senza cedere nulla.

I profumi sono quelli della frutta nera (prugna, mora), ma anche della fragola, della macchia mediterranea e della pietra focaia, ma ecco che arriva la violetta. Ha un corpo snello, come si addice a un vino quotidiano, caldo, fresco e con tannino aggraziato.

È un vino da tutto pasto: da godere con un tagliere di salami e formaggi di media stagionatura come antipasto, con gli spaghetti al sugo e anche con un pollo arrosto con le patate o la carne alla pizzaiola.

Sia per le sue caratteristiche che per l’affinamento, è un vino che non lascerei troppo in cantina, ma che si beve volentieri entro l’anno.

Servire a 16-18° C.

GHIZZANO, Tenuta Di Ghizzano

È il “vino da frutto” come lo definisce Ginevra Venerosi Pesciolini: viene dalle vigne più giovani e l’affinamento (in acciaio e cemento) non vuole conferire maggiore personalità ma fa parlare il vitigno – il Sangiovese – che nelle Colline Pisane ha tratti gentili. In questo vino la fa da padrone, concedendo solo il 5% al Merlot.

I profumi sono complessi ed eleganti: balsamicità, frutta rossa come la ciliegia, il mirtillo, la mora. In bocca è beverino, giustamente tannico sia come quantità che qualità, e chiude con la stessa eleganza del naso.

Ottimo come aperitivo con un tagliere di salumi e formaggi e anche su piatti non troppo strutturati, per una serata in compagnia.

Possiamo degustarlo anche dopo un paio d’anni, ma quello della longevità non è il suo obiettivo.

Servire a 18-20° C.

VERMENTINO, Fattoria Sardi

Si tratta di un Vermentino in purezza, da vigne di età diverse: le più giovani danno maggiore freschezza, le più vecchie conferiscono uve più complesse. Fermenta e affina in acciaio e cemento, e rimane qualche mese sulle fecce fini. Rimango un po’ perplessa quando mi propongono un Vermentino che non venga dall’Alto Tirreno perché questo vitigno ha bisogno della vicinanza al mare e di un clima non troppo caldo. Ma in questo caso si esprime alla grande.

Il naso è solleticato da freschi ed eleganti profumi di pompelmo, ananas, pera di San Giovanni, una nota balsamica di menta ed erbe mediterranee, fiori bianchi. In bocca ha corpo, freschezza viva, sapidità, un finale pulito ma non ammandorlato, come accade di solito, e ritornano eleganti i profumi appena sentiti, sotto forma di aromi.

Per il fatto di non avere una beva leggera, può accompagnare tutto il pasto: alle temperature più basse si abbina perfettamente a un antipasto a base di pesce o di verdure, non grasso, e man mano che rimane in tavola e si scalda provatelo con trofie al pesto, con uno spaghetto allo scoglio o con fettuccine col ragù di carne bianca; fra i secondi, ottimo l’abbinamento con orata all’isolana e al coniglio in bianco.

Non lasciatelo troppo in cantina, un paio d’anni al massimo.

Servire a 10-12° C.

BOX ESPERTO

SULLERBA, 1701 Franciacorta

Il nome ci suggerisce già il momento migliore in cui berlo, vale a dire una situazione da “Grande Jatte” di Seurat: un pic nic o un aperitivo sull’erba. Accompagnato da qualche stuzzichino, fra le chiacchiere degli amici.

Affina prima in anfora e poi in acciaio e quindi, una volta ultimato il vino base (100% Chardonnay) è imbottigliato con l’aggiunta di mosto fiore ghiacciato, della stessa vendemmia, per una successiva fermentazione e li rimane per 12 mesi, col suo tappo a ghiera, fino all’apertura per la degustazione. Una morbida e abbondante schiuma riempie il bicchiere, lasciando intravedere un giallo paglierino tendente al verde non completamente limpido, per via della non filtrazione. Solletica il naso la pimpantezza degli agrumi – mandarino e cedro – che rimangono protagonisti ma lasciano spazio anche al burro, al gesso, alla mela e alla pera williams, oltre a un delicato biancospino. Ed è ora il burro che si fa più spazio e ci introduce una bella nota balsamica. Il sorso ha corpo, freschezza viva e sapidità. Chiude con sufficiente persistenza in un armonioso amalgamarsi dei profumi sentiti al naso sotto forma di aromi.

Va bevuto entro l’anno, ma è talmente facile finire una bottiglia, che farlo non sarà un problema!

Servire a 6-8° C.

Daphné, Cosimo Maria Masini

Il Trebbiano è il vitigno principe di questo vino, al quale è aggiunto un 20% di Malvasia. Macera sulle bucce per una settimana e questo conferisce al vino il colore intenso tipico degli orange wine. È una tipologia di vino difficile da produrre, perché basta un niente per avere vini ossidati o con odori sgradevoli, scomposti in bocca. Non è il caso di Daphné, che dalla lunga macerazione acquisisce invece complessità di profumi che spaziano dalle erbe officinali ai fiori bianchi alla caramella d’orzo alla frutta a pasta gialla. E anche la beva è interessante, perché il sorso rotondo viene rinvigorito non solo dalla freschezza viva e dalla sapidità, ma anche da un composto tannino. Chiude con la retrolfattiva (cioè i profumi che si avvertono dopo avere deglutito) elegante e con discreta persistenza.

La complessità di questo vino e le sue caratteristiche lo rendono adatto all’affinamento e anzi vi stupirà dopo anni, lo dico per esperienza: ho degustato da poco un 2015 e ha ancora tutta la pimpantezza di un ragazzino e un’evoluzione dei profumi davvero interessante.

Pur essendo prodotto da uve bianche, la permanenza sulle bucce regala polifenoli e tannini degni di un vino rosso e la leggera ossidazione lo rende ancora più versatile. Non abbiamo paura quindi a degustarlo con un risotto alla milanese, con zafferano e ossobuco e neppure assieme a un uovo all’occhio di bue col tartufo, magari di San Miniato per rimanere in loco, o ancora con formaggi stagionati e piatti a base di carne senza troppa riduzione né lunghe cotture. Per esempio, un’anatra all’arancia si sposa perfettamente.

Servirlo a 13-15° C, aprendolo 15 minuti prima.

Veneroso, Tenuta Di Ghizzano

Questo è un “vino di concetto”, perché le vigne sono delle sagge signore un po’ âgée e si sente anche l’intervento, delicato, della vignaiola, che ha deciso un affinamento in botti di rovere francese da 50 hl.

È il mio vino preferito della Tenuta di Ghizzano e sono contenta che anche voi ne possiate godere. Viene prodotto per il 70% con Sangiovese e per il 30% con Cabernet Sauvignon.

I profumi sono decisamente marcati, nettamente eleganti, di frutta nera (mora, marasca), eucalipto, salvia, caffè, cioccolato, tabacco dolce, leggero boisé. In bocca il sorso ha corpo, è ampio ma al contempo snello, caldo e fresco. Il tannino è già composto, pur essendo ben presente. Il finale ha buona persistenza.

Dimenticatene una bottiglia in cantina e recuperatela dopo 7/8 anni: vi stupirà!

Abbinate primi e secondi di struttura, vista la complessità del vino. Alcuni suggerimenti: pasta al forno, fettuccine alla cacciatora, peposo…

Servire a 16-18° C.