carbonara e vino abbinamento

Che vino abbinare alla carbonara?

La carbonara ha quel fascino speciale e tutto italiano di un piatto che sa unire pochi, semplici, ingredienti per ottenere un risultato superbo, ricco di profumi e sapori. Emblema stesso dell’italianità, fuori dal Bel Paese si è diffuso con variazioni di ricette che trasformano studenti in Erasmus in chef stellati, cervelli in fuga in giro per il mondo in paladini della cucina italiana più filologica, tra l’ammirazione di amici e colleghi. Ma una volta preparata, con che vino si abbina la carbonara?

Carbonara day o no, quando ci si presenta davanti un piatto di carbonara preparato come si deve, è impossibile resistere! E non c’è nulla di meglio che gustarlo insieme a un ottimo calice di vino… Ecco quali vi suggeriamo di sperimentare in abbinamento!

Qual è l’origine della carbonara?

Le origini di questo piatto si perdono tra storia e leggende. La versione più accreditata ci porta a Roma nel 1944, e vede il giovane cuoco bolognese Renato Gualandi, combinare diversi ingredienti a sua disposizione (latte in polvere, uovo liofilizzato, bacon e burro fuso) per dei generali americani e inglesi. Nasce così l’antenato della carbonara, con grande soddisfazione dei commensali. Lo stesso piatto sarebbe stato proposto dal cuoco durante un incontro ufficiale tra l’Ottava Armata inglese e la Quinta Armata americana, a Riccione, poco dopo, il 22 settembre 1944. Insomma, la carbonara sarebbe la combinazione perfetta tra la capacità di inventiva italiana e gli ingredienti protagonisti della cucina anglosassone. E non a caso negli Stati Uniti la carbonara ha poi grande diffusione.

Quando compare la prima ricetta scritta della carbonara?

La prima ricetta, in Italia, compare nel 1954 ne “La Cucina Italiana” e comprende spaghetti, uovo, aglio, gruviera e… pancetta. Ma già due anni prima, negli Stati Uniti in una guida dei ristoranti di Chicago, Patricia Bronté recensisce un locale riportando una ricetta della carbonara. Le basi della ricetta sono gettate: da lì in poi verranno perfezionate.

Come si fa ad abbinare carbonara e vino?

Basta conoscere le caratteristiche del piatto, che sono varie e definiscono uno spettro complesso di sapori. Ha una tendenza dolce (dovuta all’uso del tuorlo e alla pasta stessa), consistenza grassa e sfiziosamente untuosa (per via del guanciale), con una nota croccante e amarognola data dal guanciale. E poi è un piatto succulento, saporito e persistente, grazie al pecorino e al pepe.

Tre semplici regole per abbinare la carbonara

1. La carbonara è un piatto complesso, per questo la scelta del vino deve tenere presente la struttura importante: un vino troppo beverino rischierebbe di passare inosservato. Al contrario, il vino deve avere carattere per stare alla pari con un piatto così profumato e ricco.

2. Per l’esito notoriamente grasso, il vino ideale dovrà avere una bella acidità.

3. Come regola generale, si può cercare un abbinamento che giochi soprattutto con una delle caratteristiche del piatto, ma vanno tenute ben presenti tutte.

Quale vino abbinare alla carbonara?

Un abbinamento territoriale è d’obbligo. La carbonara perfetta ci farà sempre fare un viaggio a Roma dove, seduti al tavolo di legno di una vecchia trattoria, ordineremmo, per esempio, un calice di Lazio Moscato Secco, come quello della cantina Stefanoni proposto nella nostra Tappa 20.

Un abbinamento per concordanza giocato sulla tendenza dolce può portare in tavola un vino rotondo e morbido. Provate uno Chardonnay, possibilmente con qualche anno di affinamento sulle spalle, ma anche un Soave Classico come quelli di grande carattere proposti nelle nostre selezioni di Tappa 23 (di Balestri Valda) e di Tappa 35 (de Le Battistelle). Le note fruttate e agrumate del Soave regalano anche sfumature fresche, in grado di ammorbidire il sapore carico della carbonara.

Un abbinamento spumeggiante pulirà egregiamente la bocca dalla nota untuosa della carbonara. Tra le tante possibilità, perfetto è il Metodo Charmat Durello proposto in selezione questo mese, specialmente se preparerete la carbonara per gustarla in giardino, in una giornata di cielo limpido e sole, magari per festeggiare un’occasione importante.

Un abbinamento naturale è suggerito dalla nostra Tappa 32, con il Daphné di Cosimo Maria Masini, un 80% Trebbiano 20% Malvasia che macera sulle bucce per una settimana. Freschezza e sapidità di un bianco, struttura di un rosso: un vino naturale in grado di stupire con la carbonara.

Perché non osare con un rosso? Se amate i sapori decisi e non vi tirate indietro di fronte e pepe e pecorino, la vostra carbonara può reggere anche accostamenti con rossi come la Barbera, priva di tannini troppo importanti. Suggerimenti dalle nostre selezioni arrivano dalla Tappa 21 (di Bruno Verdi) e dalla Tappa 34 (di Adriano Marco e Vittorio).

Ottimi risultati si ottengono anche con i rosati, che per loro natura sono vini che hanno la delicatezza e i profumi dei bianchi ma anche la struttura dei rossi. Tra i vari rosati proposti, abbiamo dedicato un’intera selezione ai Rosati del Salento, vini super gastronomici.

Per un abbinamento creativo e decisamente gourmet, proponiamo una Vendemmia Tardiva da uve Catarratto come quella in selezione questo mese. Un vino con una tendenza solo leggermente dolce, di grande carattere, che bene si sposa con la ricchezza sontuosa della carbonara.

La ricetta per la carbonara?

Per 2 persone: 160 gr di spaghetti, bucatini o rigatoni; 60 gr di guanciale (quello amatriciano è perfetto, caratterizzato dalla presenza di aglio); un tuorlo a persona se grandi; 25 gr di pecorino romano; sale, pepe.

Carbonara ricetta romana

In una scodella capiente, separare l’albume dai tuorli e montarli leggermente con la schiumarola. Tagliare il guanciale a quadretti spessi e mettere in padella. La padella deve essere a secco e il guanciale deve andare a fuoco basso, per rilasciare tutto il suo grasso.

Fare bollire l’acqua e aggiungere il sale. Aggiungere anche gli spaghetti (non dovranno assolutamente essere spezzati) o la pasta prescelta.

Dopo qualche minuto, versare un cucchiaio di acqua di cottura della pasta sulla scodella con i tuorli. E poi aggiungere il pecorino e il pepe. Mescolare e se la crema è troppo liquida aggiungere pecorino, al contrario acqua di cottura. Nel frattempo alzare la fiamma del guanciale, per farlo friggere leggermente e farlo diventare croccante.

Scolare la pasta due minuti in anticipo e finire la cottura nella padella del guanciale. Versare la pasta sulla scodella contenente la crema e mantecare. Questo passaggio è il più importante e delicato, che caratterizza la vera carbonata romana… le uova non devono diventare frittata! Servire insieme al pecorino.

E allora cin cin e buon appetito… E non dimenticatevi di fare la scarpetta!

che vino abbinare alla carbonara
sapidità vino

Cos’è la sapidità del vino? Facciamo chiarezza

La sapidità ha un grande potere: influisce sulla piacevolezza, sulla pienezza di sapore, sulla bevibilità del vino. Cioè determina quella voglia di riempirsi di nuovo il bicchiere. Anche se la sapidità non è magari tra i descrittori del vino più comuni, certamente è uno dei più interessanti. Conviene capirne di più se si vuole andare a fondo nella magia della degustazione.

Vediamo cos’è la sapidità del vino, in 5 domande e altrettante semplici risposte.

Cos’è la sapidità del vino?

Il termine deriva dal latino sapĕre, avere sapore. Nel vino, si tratta della piacevole sensazione salina avvertita al gusto (assieme all’amaro, all’acido, al dolce) grazie ai ricettori che abbiamo sulla bocca, i quali inviano il segnale al cervello.

Perché si avverte la sapidità del vino?

Anche se la sapidità, nel vino, non è generalmente tanto pronunciata, la percepiamo grazie ai ricettori posti ai margini della lingua, dopo la punta – che è invece specializzata per il dolce – e verso il centro della stessa.

bocca sensazioni gustative vino

Con quale ordine si avverte la sapidità di un vino?

Non percepiamo i sapori tutti assieme ma in questo ordine: prima il salato, poi l’acido, poi il dolce e infine l’amaro. Ma dal momento che i ricettori del dolce sono sulla punta della lingua (il primo punto che il vino tocca) e che le sensazioni acide nel vino sono più forti di quelle salate, di fatto la percezione reale delle sensazioni gustative degustando un calice di nettare divino è questa: dolce, acido, salato, amaro.

A cosa si deve la sapidità del vino?

La sapidità è dovuta alla presenza di sali minerali di sostanze organiche e inorganiche presenti nel vino. Vari, i fattori che determinano se un vino sia più o meno sapido: ambiente pedoclimatico (vicinanza al mare, temperatura, umidità, latitudine, altitudine, terreno, clima…), lavorazioni enologiche in cantina, conservazione e affinamento.

Perché non è facile avvertire la sapidità nel vino?

Per almeno due ragioni. Una soggettiva: la capacità di percepire la sapidità del vino dipende da fattori personali, su tutti l’abitudine a salare più o meno i piatti – nel primo caso la sapidità è percepita di meno. Una oggettiva: nel vino, alcol e acidità tendono a mascherare le sensazioni di sapidità.

Detto questo, con il giusto allenamento si impara a rilevare la sapidità del vino e ad apprezzarla, quale uno degli elementi chiave che ce lo fanno tanto amare.

calici a tavola

Dove si mettono i calici da vino a tavola?

Che sia Pasqua, Natale, una cena fra amici o anche un pranzo in solitaria da rendere speciale, preparare bene la tavola è esteticamente appagante e dà grande soddisfazione. Ecco le piccole regole da conoscere per disporre correttamente i calici nella tavola imbandita. E fare un figurone.

Il calice non è solo il recipiente che grazie alla sua forma consente la perfetta degustazione, ma anche un oggetto molto elegante, che impreziosisce la tavola. Vediamo come si dispone correttamente e qualche consiglio per una mise en place impeccabile.

Dove si mettono i calici, a tavola?

Nel preparare la tavola, la serie di bicchieri va disposta alla destra del piatto, in obliquo sopra le posate, a partire dalla punta del coltello e procedendo verso sinistra. Prima si mette il calice da vino bianco, poi quello per il rosso, poi quello dell’acqua. Se c’è una flûte, si mette all’inizio, verso il centro della tavola.

preparare la tavola bene

Ci sono altre regole per preparare bene la tavola?

Non riempire i calici fino all’orlo: oltre a non essere elegante, questo non consente di fare roteare il calice per liberare i profumi.

Sistemare la tavola tenendo a mente la comodità degli ospiti, quindi distanze sufficienti e regolari.

È sempre consigliato stendere un panno protettivo (il mollettone) sotto la tovaglia, per attutire il rumore delle stoviglie e non danneggiare la tavola con urti e calore.

I tovaglioli: di stoffa.

Non mettere in tavola bottiglie di plastica: via libera quindi a caraffe o eventualmente bottiglie in vetro. Acqua frizzante e liscia vanno portate alla corretta temperatura (nelle tavole formali il ghiaccio è bandito) e per distinguerle si possono usare caraffe con decorazioni diverse o mettere un piccolo nastrino su una delle due.

La mise en place va personalizzata con centrotavola creativi. Dalle ghiande per Natale alle uova in tempo pasquale, ai classici fiori freschi… l’importante è che in centrotavola non sia troppo ingombrante.

Ci sono nuove tendenze nella preparazione della tavola?

Per tavole più creative, una nuova tendenza che si discosta dal galateo classico è quella di utilizzare dei poggiaposate: piccole barre di acciaio, legno, argento… di diverse forme, dove si possono appoggiare le posate se non è prevista la loro sostituzione durante il pasto.

Queste, le principali regole cui fare caso quando si prepara la tavola, regole che ciascuno personalizza in base alla propria sensibilità. Buon appetito e ricordatevi… non alzatevi da tavola prima che tutti abbiano finito!

E per scoprire il bicchiere giusto per ogni tipologia di vino, leggi la piccola guida che abbiamo scritto.

calice di vino giusto

Qual è il calice giusto per ogni vino?

Il bicchiere giusto è un’ossessione dei sommelier? Per convincersi del contrario basta provare una volta a degustare un grande vino nel bicchiere dell’acqua. Vediamo quindi quale sia il calice corretto ciascuna tipologia di vino.

Abbiamo raccolto le semplici regole da sapere per scegliere il calice giusto per ogni vino.

Perché i calici hanno forme diverse?

Come ogni cosa umana, anche la forma dei bicchieri è cambiata nel tempo. Dalle conchiglie e dalle coppe dell’antichità, oggi siamo approdati a calici dalle linee semplici e performanti. Il segreto sta nella forma del calice e nell’apertura verso l’alto, fondamentali per consentire l’ossigenazione del vino e quindi per percepirne profumi e sapori.

Perché scegliere diversi calici per i diversi vini?

Ogni vino ha caratteristiche organolettiche differenti, e richiede il bicchiere adatto, quello che gli consente di esprimere al meglio tutte le sue potenzialità.

Ci sono delle regole per scegliere il calice giusto?

Sì. I vini giovani vanno serviti su calici non troppo ampi, per non disperdere il bouquet delicato.

Per vini via via più strutturati, il calice deve essere progressivamente più ampio (per permetterne l’ossigenazione e la liberazione dei più complessi profumi), fino ad arrivare al balloon per i vini rossi importanti.

In quale calice vanno serviti il Passito e in generale i vini liquorosi dolci?

Questi vini, caratterizzati dai colori ambrati e da profumi morbidi e molto intensi, vanno serviti in calici piccoli, perché sono bevuti in piccole quantità.

In quale calice vanno serviti gli spumanti?

Tradizionalmente, le bollicine si servono nella flûte: un bicchiere dalla forma stretta e allungata. In questo caso il vino si versa nel bicchiere quasi completamente, così si sprigionerà la catenella di perlage. Ma la tendenza più contemporanea è quella di servire le bollicine più importanti in bicchieri più ampi, per apprezzarne meglio i profumi.

abbinare vino asparagi

Quale vino abbinare agli asparagi?

È tornata la primavera, con i pranzi in giardino, le giornate più lunghe, i cinguettii che risuonano tra le vie… Gli amanti delle passeggiate sostano su argini e prati per raccogliere le prime erbe aromatiche e gli alberi iniziano a mostrare i loro colori migliori. Fra le tante ricchezze che la terra è pronta a offrirci, c’è una delizia di stagione in arrivo sulle nostre tavole, per arricchirle di sapori nuovi: l’asparago! Un ingrediente da gustare assolutamente in compagnia di un ottimo calice di vino. E quale? Non è una sfida facile, ma ecco le nostre proposte per abbinare gli asparagi!

Dal sapore delicatamente dolce, che incarna l’essenza stessa della primavera, alle tantissime proprietà benefiche, sono molte le ragioni per cucinare gli asparagi. Vediamo assieme con quali vini abbinarli.

Gli asparagi, un identikit

Se i Greci apprezzavano l’aspharagos (che significa germoglio) soprattutto per le sue proprietà benefiche, anche i Romani non potevano fare a meno dell’asparagus ai loro banchetti.

Tante, le varietà di asparagi disponibili. Per gli asparagi bianchi è consigliata una gita in Veneto, tra le vie di Bassano, Badoere, Cimadolmo o Pernumia (ma anche a Cantello in provincia di Varese), mentre per chi cerca l’asparago viola lo trova a Piana di Albenga in provincia di Savona. Il viaggio prosegue con l’asparago rosa di Mezzago, il nobile bianco di Verona e il bianco di Zambana, il belle di Argenteuil e quello verde di Altedo… Ce n’è per tutti i gusti!

Quali sono le proprietà degli asparagi?

Ricchi di vitamine e sali minerali, poveri di grassi e privi di colesterolo, gli asparagi sono ortaggi da stelo dalle proprietà antiossidanti, diuretiche, depurative. Inoltre, contrastano la cellulite…

Come usare gli asparagi in cucina?

Super versatili, gli asparagi possono essere perfetti protagonisti ma anche superbi contorni in moltissime ricette: crudi nell’insalata, al vapore, gratinati e accompagnati alle uova, cotti in saporiti risotti, ripassati in padella come contorno al salmone o addirittura azzardati in un crème caramel!

Dagli antipasti ai dolci, gli asparagi sanno davvero come sorprendere.

Che vino abbinare agli asparagi?

Trovare il giusto vino da abbinare al sapore così particolare dell’asparago, di tendenza dolce ma con una punta anche di amaro è una bella sfida. Da raccogliere assolutamente!

In generale, è importante scegliere un vino che sia molto profumato e che magari esprima anche degli aromi vegetali. E poi si può giocare con creatività con la tendenza dolce.

Un abbinamento territoriale per gli asparagi

Un bel Prosecco in abbinamento ad asparagi di Pernumia è perfetto per iniziare il pranzo al meglio! Nella nostre Tappe 3 e 24 vi avevamo proposto quelli de Le Colture e di Zanotto Colfondo.

Un abbinamento classico per gli asparagi

Un calice di Sauvignon direttamente dal Collio in accompagnamento a un antipasto a base di asparagi fritti è un abbinamento classico e di sicura soddisfazione.

Un abbinamento per gli asparagi più osato

Perché non provare un bel rosso in accompagnamento a un secondo? Asparagi con formaggio gratinato e uova reggono infatti l’abbinamento con vini rossi quali il Rosso di Montepulciano o il Montecucco. Spunti sono offerti dalle nostre selezioni di Tappa 19 e 25.

Un abbinamento biologico

Se avete a disposizione asparagi da coltivazioni biologiche, perché non abbinare un Vermentino biodinamico, come quello della nostra Tappa 32, che con freschezza e sapidità accompagna molto bene i primi piatti.

Un abbinamento creativo per gli asparagi

Concludiamo con un vino botritizzato! Provate gli asparagi con un’Albana la cui uva è raccolta tardivamente, solo all’apparire della botrytis cinerea, in grado di sostenere al meglio la dolcezza dell’ortaggio più amato del momento. Due consigli, dalle nostre Tappe 29 e 30.

Asparagi: una curiosità

Un particolare mazzo di asparagi è diventato famoso perché ha ispirato uno dei grandi pittori europei dell’Ottocento! Edouard Manet dipinge la natura morta con il “Mazzo di asparagi” per Charles Ephrussi, collezionista russo che paga mille franchi invece degli ottocento concordati. Manet gli dipinge quindi un altro asparago, consegnandoglielo insieme al biglietto che recita: “Ne mancava uno al vostro mazzo”. Il Mazzo di asparagi è conservato al Walraff Museum di Cologne, l’aspargo singolo è al Musée d’Orsay.

sangria

Come si fa la sangria?

La sangria è amatissima da alcuni ma anche osteggiata dai puristi perché il vino “non si mescola con nulla”, come se un elemento antico come la civiltà temesse il matrimonio con i più bei frutti della terra. E non avesse invece la forza, che è quella dei grandi, di essere anche altro e – perché no? – incontrare il gusto di chi interpreta il vino in chiave allegra, festaiola, conviviale. Che poi la convivialità è una delle chiavi più belle del vino. Vediamo quindi come si fa la sangria.

Dici sangria e scattano subito immagini di festa, di estate, di amici e di grigliata. Ecco 13 domande e altrettante risposte sulla sangria, ricetta compresa (alla fine).

1. Cos’è la sangria?

Si tratta di una bevanda alcolica, dolce, di origine iberica. Tradizionalmente a base di vino rosso, la sua ricetta ha subìto influenze da diverse regioni e culture, evolvendo quindi nel tempo. In Catalogna ad esempio, la ricetta tipica è a base di vini bianchi o di spumanti.

2. Perché il nome “sangria”?

Sangria deriva dallo spagnolo sangre, per via della colorazione rubino.

3. Quando si è iniziato a bere sangria?

La sangria ha un’origine antica: nasce dal gusto diffuso sin dall’Antichità che predilige il vino intensamente zuccherino. Quindi: vini profumati, speziati, arricchiti da aromi quali la cannella o il garofano. L’ippocrasso dei Greci (vino mescolato a spezie, miele, zucchero e a quanto di commestibile e dolce fosse a disposizione) può essere considerato un antenato della sangria.

Ma la sangria è documentata già prima di Cristo anche nella penisola iberica, dove più tardi conosce un momento di oblio (durante la dominazione araba, dal 711 al 1492) per rifiorire dopo il 1492.

4. Perché, anticamente, si beveva sangria?

Per rendere più bevibile un vino che da solo sarebbe stato fin troppo astringente, e probabilmente anche per coprire gli esiti della diffusa ossidazione.

Quindi le ragioni antiche della sangria si devono certamente cercare in parte nella generale difficoltà di conservazione ma soprattutto nella predilezione culturale per cibi e bevande “costruite”, rinforzate con trattamenti che incidono su colore, sapore e consistenza.

5. Quali vini sono stati tradizionalmente usati per preparare la sangria?

Tradizionalmente, la bevanda veniva prodotta con vini a base di tempranillo per ottenere un vino più corposo, di granacha per ottenere una bevanda più leggera. Già dalla fine del Settecento, comunque, anche Inglesi e Francesi iniziano a produrla, variando la ricetta. Nascono quindi la sangria frizzante, quella bianca, a base di pesche…

6. Ci sono regole per commercializzare la Sangria?

La sangria – venduta con tale denominazione – deve essere prodotta in Spagna o in Portogallo e avere meno di 12% di titolo alcolometrico. Per tutti gli altri Paesi dell’Unione Europea, la sangria va commercializzata come “bibita aromatizzata a base di vino”, con l’indicazione dello stato di provenienza.

7. Con quale vino si prepara la sangria?

Che si scelga il vino rosso o il vino bianco, il risultato sarà un’esplosione di freschezza e sapori! Ideali sono i vini giovani e fruttati, privi quindi di lunghi affinamenti in legno, ma non ponetevi limiti nella preparazione della bevanda.

Tra i rossi, se si opta per Nero d’Avola, Dolcetto, Merlot, Montepulciano, Primitivo di Manduria si otterranno esiti più alcolici, di forza e carattere.

Per chi preferisce alternative più delicate: Valpolicella giovane, Lambrusco, Tai rosso, Cannonau, Alicante…

Per fare la sangria bianca si può utilizzare un Pinot Grigio o uno Chardonnay giovane.

Tra i rosati, l’ottimo risultato è garantito: provate un Bardolino Chiaretto, un Lagrein dell’Alto Adige, un Cerasuolo d’Abruzzo, un Rosato del Salento… per una versione leggera ed elegante.

Per la versione con le bollicine, che dà un elemento di grinta in più, provate un Cava, un Moscato d’Asti oppure un Prosecco.

8. Con quale frutta si prepara la sangria?

Anche in questo caso, lasciate libera la vostra creatività! La ricetta tradizionale vuole frutti come mele, arance, pesche, agrumi; spezie come cannella, vaniglia e chiodi di garofano, ma ci si può sbizzarrire con la frutta di stagione o con quella che più si avvicina agli aromi del vino utilizzato come base, meglio se bio. Frutti di bosco, pere, ribes, foglie di menta, peperoncino per una versione piccante? Chi più ne ha, più ne metta!

L’importante è che la frutta sia fresca, matura ma non molle.

9. Quando si beve la sangria?

La sangria è particolarmente apprezzata nelle giornate calde, per la freschezza e la grande bevibilità.

10. A che cibi si abbina la sangria?

Rimanendo in terra iberica, provatela con le classiche tapas, con tortillas o con la paella.

In generale, la sangria è perfetta per un aperitivo ricco e gustoso: quindi è perfetta con finger food, insaccati, tonno, stuzzichini, bruschette, noccioline, con i formaggi fusi e altri cibi sfiziosi.

11. Cosa NON fare nel preparare la sangria?

💔Preparare la sangria per servirla al momento.

💔Essere timidi con gli ingredienti: la chiave della piacevolezza è data proprio dalla varietà di frutta e spezie impiegate.

💔Servire la sangria tiepida.

💔Scordarsi che la sangria è alcolica…

12. Quanto a lungo si conserva la sangria?

La sangria si può conservare in frigo fino a 3-4 giorni, avendo cura, dopo un giorno, di togliere la frutta, per evitare modifiche al sapore e alla consistenza.

13. Come si fa la sangria?

Ci sono tantissime ricette e varianti per fare la sangria: niente più della sangria lascia liberi. Ciascuno usi il suo vino preferito e la frutta che ha a disposizione.

Ecco una ricetta della sangria, veramente alla portata di tutti!

🍹Unire fra loro brandy, rum, gin o altri alcolici a piacere con del liquore di frutta e delle bucce d’arancia.

🍹Tagliare la frutta fino ad ottenere dei piccoli dadi.

🍹Mettere i cubetti di frutta in una caraffa (capiente ma di una dimensione che entri nel frigorifero) e aggiungere vino, succo (di arance e limoni), sciroppo, zucchero (meglio se di canna) e spezie a piacimento. Se si mette il peperoncino, ricordarsi di togliere i semi.

🍹Unire gli spiriti, avendo prima tolto le bucce di arancia.

🍹Mescolare bene.

🍹Lasciare riposare in frigorifero per una notte. Anche due ore andranno bene, ma sono il minimo per amalgamare fra loro tutti i profumi e i sapori.

🍹Prima di servire aggiungere soda e del ghiaccio.

🍹Et voilà, la sangria è pronta per essere servita!

ricetta sangria
Metodo Classico abbinamento cena

Come abbinare il Metodo Classico

Dopo la sudditanza iniziale, il Metodo Classico si sta conquistando l’apprezzamento che merita, uscendo sempre più dal ruolo di “Champagne minore” entro il quale era relegato solo fino a qualche anno fa. E a ragione, dal momento che si tratta di una bollicina eccellente, che regala vere esperienze sensoriali, sinonimo di qualità per eccellenza e di festa. Ma il Metodo Classico è un vino perfetto anche per accompagnare la cena. Vediamo come abbinarlo.

C’è infatti un altro trend in crescita, che consiste nel valorizzare la straordinaria versatilità del Metodo Classico a tavola. Quindi non più solo flûte per avviare una serata, propiziare l’arrivo del nuovo anno o festeggiare le grandi occasioni ma anche un vino che si abbina facilmente e che accompagna in modo sublime tutta la cena. Un vino “a tutto pasto”.

Cinque motivi per godersi un Metodo Classico a cena, e alcuni abbinamenti suggeriti.

1. La cena non potrebbe iniziare nel modo migliore. Già lo schiocco del tappo mette allegria, in quell’attimo magico di attesa prima dell’assaggio, quello in cui si brinda.

2. Per chi è attento ai piccoli dettagli: la catena finissima di perlage aggiunge un elemento uditivo alla degustazione, mentre il colore luminoso è una tale gioia per gli occhi da predisporre il palato a godersi il piacere di un’ottima cena.

3. Il Metodo Classico è una bollicina raffinata e di carattere: esalta i sapori dei piatti senza coprirli.

4. Come tutte le bollicine, anche il Metodo Classico pulisce le papille gustative: lo fa sgrassando la bocca con estrema delicatezza, proprio perché può contare sul finissimo perlage.

5. Il Metodo Classico è più facile da abbinare ai piatti di quanto si possa pensare. Che si tratti di pesce di cui esaltare il profumo di mare, salumi da valorizzare con la ben nota raffinata freschezza, primi, secondi piatti o formaggi che richiedono più struttura, con il Metodo Classico si va sempre sul sicuro, basta seguire alcuni principi semplici semplici.

Quali sono le regole per abbinare il Metodo Classico?

Se cercare delle regole negli abbinamenti è sempre piuttosto riduttivo, l’aspetto più importante da tenere presente è la struttura (e quindi la complessità) del Metodo Classico in relazione a quella del cibo, perché sia di pari importanza.

Quindi:

🍾 Un Metodo Classico giovane e fresco per antipasti e primi piatti leggeri;

🍾 Uno morbido e affinato a lungo per i formaggi;

🍾 Uno Rosato per carni o pesci strutturati;

🍾 Un Metodo Classico semi-sec o dolce per dolci e dessert.

Qualche piatto da abbinare al Metodo Classico suggerito dai nostri sommelier?

🥂 Gamberi in crosta di pasta sfoglia con Erbaluce di Caluso Metodo Classico pas dosé.

🥂 Tartare di salmone al pepe rosa o risotto alla milanese con Pinot Nero Metodo Classico dell’Oltrepò Pavese.

🥂 Crudi di mare con Trento DOC extra brut.

🥂 Battuto di scampi, purea di legumi e caviale Calvisius con Franciacorta brut.

🥂 Salumi, fritture o pesci grassi con Oltrepò Pavese Metodo Classico pas dosè.

🥂 Composta tiepida di crostacei e avocado con Metodo Classico Brut Nature.

🥂 Salmone all’aneto con Metodo Classico Brut Rosé dell’Etna.

🥂 Guazzetto di cozze, salumi cotti o vongole o galletto con i peperoni con Lambrusco Metodo Classico brut.

E in questo mese di marzo, con una selezione tutta dedicata alle bollicine, c’è da sbizzarrirsi.

Metodo Classico
professioniste donne vino

Le professioniste del vino da tenere d’occhio

Sommelier, wine influencer, esperte di vino che cercano nuovi linguaggi per comunicare una materia tanto stratificata e complessa quanto affascinante, professioniste donne che si fanno strada in un mondo ancora attraversato da pregiudizi di genere… quali sono le professioniste italiane del vino da tenere d’occhio, oggi?

Abbiamo raccolto in una lista le professioniste del vino che per noi sono da tenere d’occhio: nelle specificità dei caratteri, delle aspirazioni, dei linguaggi e delle professioni di ciascuna, tutte stanno facendo un grande lavoro per raccontare e per far capire il vino. Cioè per avvicinarlo alle persone e farlo amare.

E in questo portare a tutti la magia del vino leggiamo il tratto più bello (e perché no? anche il più femminile) del lavoro svolto dalle tante professioniste del vino.

1. Laura Donadoni

Giornalista professionista, con un dottorato in Scienze della Comunicazione, sommelier e WSET 3, la carriera di Laura Donadoni inizia come editorialista e reporter enogastronomica per prestigiose riviste italiane come il Gambero Rosso. Conduttrice di notiziari radiofonici, ha anche tenuto un suo programma enogastronomico sulla rete televisiva Mediapason.

Dopo essersi trasferita negli Stati Uniti, ha iniziato a scrivere di vino nel suo blog The Italian Wine Girl, ma è attiva anche su Instagram, su Tik Tok, con podcast e su Youtube. La sua social community conta oltre di 60.000 follower.

Tra i pochi Vinitaly International Italian Wine Ambassador al mondo, è specializzata in vino italiano e spagnolo, oltre che giudice ufficiale del vino per il San Francisco Chronicle Wine Competition e per altri concorsi internazionali; tra le poche donne italiane nell’International Circle of Wine Writers di Londra e membro della Los Angeles Wine Writers Association. Dirige il Wine Education Program presso il Pacific National Food and Beverage Museum di Los Angeles. È collaboratrice ed editorialista per le riviste The Tasting Panel e The SommJournal e tra i revisori ufficiali della guida internazionale di Slow Wine. Il suo libro Come il vino ti cambia la vita è stato lanciato a giugno 2020 in Italia e la versione inglese sarà presto disponibile.

Ha fondato LA COM Wine Agency, società di importazione di vino e società di comunicazione strategica per l’industria enogastronomica.

2. Maria Elena Boggio

Laurea in Biotecnologie, ha un passato di ricerca universitaria in ambito oncologico. Dopo il dottorato, però, ha scelto il bancone dell’enoteca a quello del laboratorio. Nel suo blog Lasecondadolescenza parla di vini naturali, raccontando storie dimenticate di vini e di territori, con la lente sempre puntata sull’artigianalità.

Il suo è un linguaggio molto diretto, che si riflette in un account Instagram con foto e video senza filtri. Al naturale, come sono i vini da lei particolarmente amati. Molti gli IGTV su Instagram con interviste ai vignaioli, così come di interesse la sezione Q&A in evidenza, in cui risponde in maniera semplice sui più diversi temi, vini e territori.

3. Carlotta Salvini

Migliore Sommelier d’Italia FISAR dell’anno 2019, WSET 3, è laureata in Agraria e in Viticoltura ed Enologia presso l’Università di Firenze e lavora presso Felsina. Molto attiva su Instagram, specialmente nel racconto della degustazione, sa combinare la sua straordinaria competenza con una comunicazione di rara gradevolezza, che si avvale di un tono di voce inclusivo, diretto, mai banale. Due, le video interviste rilasciate da Carlotta Salvini a Marco Montemagno.

Lo scorso aprile ha disegnato per Sommelier Wine Box una selezione dedicata ai vini di Siena.

4. Cristina Mercuri

Volto molto noto del panorama enogastronomico. Avvocato di talento, Cristina Mercuri lascia la professione legale per dedicarsi al vino e alla sua speciale passione per l’insegnamento.

WSET, punta a diventare uno dei 400 Master of Wine al mondo, come ci ha raccontato quando ha curato una selezione per noi.

Molto attiva su Instagram, fa dirette settimanali, con approccio tecnico, all’interno della rubrica Wine Geek. Approdata anche su Clubhouse.

5. Chiara Giannotti

Cresciuta in una famiglia di produttori, Chiara Giannotti è esperta di marketing e pubbliche relazioni con lunga esperienza nel settore del vino e degli alcolici. Laureata in Lingue e Letterature presso l’Università degli Studi di Roma Tre, è fondatrice di Vino.TV e autrice presso DoctorWine, la notissima rivista online di Daniele Cernilli.

Molto attiva su YouTube, con diversi video e playlist che hanno l’obiettivo di educare alla cultura del vino e diffondere curiosità enologiche.

6. Adua Villa

Sommelier e scrittrice, enogastronoma e docente AIS, Adua Villa è Ambasciatrice del vino abruzzese. Ha lavorato a lungo in TV (per Uno Mattina, Prova del Cuoco, Uno Mattina Estate, Tg5 Gusto, Sky Alice e con il suo programma Le Stagioni). Per anni è stata la voce femminile di Decanter su Radio2, mentre oggi conduce Vinopop sulla web radio Radio Kaos Italy e su Tagadà, programma di LA7. Per 9 anni ha lavorato come degustatore per la guida Duemilavini.

Nell’editoria, ha mosso i primi passi per VanityFair.it e con una rubrica sul quotidiano Libero Gusto. Tra i libri scritti, si cita qui Vino rosso tacco 12, un romanzo enologico.

7. Eleonora Galimberti

Specialista di Marketing e Comunicazione e Food & Wine Consultant, con esperienza in aziende multinazionali di lusso, fashion e vino, Eleonora Galimberti è inoltre giornalista nel comparto food, wine, travel, hotel e alta ristorazione. Sommelier AIS, ha approfondito in particolare le tecniche dell’abbinamento cibo-vino e si occupa anche di collezionismo di vini pregiati, con attività consulenziali.

Suo è il blog Enozioni, dedicato ai “sensi che danno vita alle emozioni” e alle “emozioni che danno senso alla vita”.

Collabora come freelance a varie testate nazionali: Style Magazine (Corriere della Sera), Elle, Marie Claire (Hearst), James Magazine, Vision 3.0, Kyoss.

8. Simona Geri

Sommelier AIS, WSET 2 with merit, operatore enoturistico, guest taster, media partner, wine blogger con The Winesetter e wine consultant, anche Simona Geri ha curato per noi una selezione, dedicata alle donne del vino.

Wine influencer, è molto seguita su Instagram, dove si avvale di un linguaggiogiovane e semplice, con grande cura per l’estetica e per i colori di post e reels, oltre che per una comunicazione (e una degustazione) semplice e simpatica.

9. Laura Bertozzi

Commercialista e sommelier, Laura Bertozzi è amica di Sommelier Wine Box dalla prima ora e ha curato per noi due selezioni. Offre consulenze ad aziende vitivinicole, enoteche, ristoranti, bar per lo sviluppo strategico, la comunicazione e la formazione, combinando la solidità di una stimata professionista di economia e finanza con quella di sommelier appassionata.

Attiva come blogger da anni, con Divino Senza Glutine, recentemente sta molto sviluppando la produzione di video, soprattutto per valorizzare i piccoli artigiani del vino.

Parole chiave: valorizzazione dell’esperienza delle persone e rispetto per l’ambiente.

10. Elisa Fiore Gubellini

Blogger, YouTuber e Instagrammer, informer e influencer del settore cibo e vino, Elisa Fiore Gubellini organizza eventi correlati al mondo del vino e wine tour, in Italia e in Francia.

Sommelier AIS, ha una lunga esperienza come Fine Wine Merchant.

Dal 2018 gestisce una pagina Instagram costituita da un gruppo di sommelier tutto al femminile, le Wine Angels. Con le numerose attività di comunicazione, il suo obiettivo ultimo è “spiegare a tutti con parole semplici quella che è la mia passione più grande, tutti noi abbiamo olfatto e gusto e possiamo dire la nostra in una degustazione, io stessa so di non sapere, ma quello che conta è la voglia di imparare… e di degustare”.

11. Clizia Zuin

Dopo laurea in Lingue Orientali ottenuta presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia e alcune importanti esperienze internazionali si trasferisce in Toscana, dove inizia a lavorare nel mondo del vino.

Sommelier dal 2011, diplomata WSET 3, relatore A.I.S., decide di intraprendere la carriera dei concorsi diventando migliore sommelier d’Italia donna nel 2019.

Redattrice della guida Vitae e di Intravino.

12. Camilla Rocca

Caporedattore presso So Wine So Food, scrive di food e di beauty come freelance per numerose testate, di settore e nazionali. Tra queste: Il Sole 24 Ore, Il Giornale, Repubblica, Man in Town. Si occupa, inoltre, della redazione di libri come l’ultimo di ricette dello chef Carlo Sadler (I miei nuovi menu), edito da Giunti nel 2017.

Organizza numerosi eventi di settore, in particolare per l’Associazione Le Soste.

13. Marta Curtarello

Laureata in Lingue Straniere per le Relazioni Internazionali, è sommelier e ha il diploma WSET 2.

Blogger, è molto attiva su Instagram, con degustazioni, consigli e racconti di vino. Sales Partner di The Winesider.

14. Valentina Papandrea

Laureata in Giurisprudenza, con una passione per il vino che la porta a frequentare il Master in Food and Wine Business presso la LUISS Business School, si occupa di social media e di marketing per varie cantine italiane.

Attiva, oltre che su Instagram, su Tik Tok e Club House, dove parla soprattutto di vino, di cibo, di arte. Qui, è co-founder di Wine Room Club (che ha l’obiettivo di mettere in contatto i lavoratori nel mondo del vino, e quindi produttori, content creator, dirigenti, buongustai, organizzatori di eventi, esperti di turismo…).

Sogna un mondo più inclusivo.

15. Arianna Vianelli

Laureata in Conservazione dei Beni Culturali, il suo lavoro ruota attorno al Franciacorta.

Lasciato il Consorzio per la tutela dei Franciacorta, inizia a lavorare come libera professionista e consulente in comunicazione e social media manager. Arianna Vianelli ha inoltre una grande passione per l’organizzazione di eventi enogastronomici.

16. Giulia Sattin

Architetta urbanista e sommelier, Giulia Sattin è molto seguita su Instagram, dove adotta un tono di comunicazione molto semplice. Sul suo blog, Wine Girl Friend, parla di vino raccontando inoltre locali, cantine, abbinamenti gastronomici.

brindisi

Come fare un brindisi perfetto?

Il brindisi è il rito conviviale per eccellenza: corrisponde all’attimo prima del sorso, nel quale si combinano il desiderio di assaporare quanto si ha nel bicchiere e i pensieri belli che si augurano a sé e a chi si ha accanto. Ma come fare un brindisi perfetto?

Ci piace pensare che il brindisi sia nato assieme al vino, come espressione di un’esperienza, quella della degustazione, troppo forte, al punto da richiedere di essere celebrata con un vero e proprio rito. Universale ed esclusivo assieme.

Ripercorriamo assieme la nascita di uno dei più bei riti della storia dell’uomo.

Perché l’uomo ha iniziato a brindare?

Quello del brindisi è un rito antico e bene augurante. Praticato sicuramente dagli antichi Greci, i quali alzavano la coppa decantando versi poetici per augurare il bene agli amici. Lo stesso vale per i Romani, quando si introduce anche la pratica di toccare i calici fra loro con tanta energia da far schizzare la bevanda nei diversi bicchieri, per assicurarsi di non essere stati avvelenati. Toccare il proprio con il bicchiere altrui inizia infatti a essere segno di reciproca fiducia. E pian piano si fa strada anche l’uso di sbattere rumorosamente i calici tra loro per scacciare le creature maligne

Che senso ha brindare, oggi?

Per almeno tre ragioni. Anche se in modo diverso, entrare in contatto con l’altro è un bisogno di ogni essere umano: alzando i calici e facendoli tintinnare tra loro, creiamo relazioni esclusive, anche se per un attimo. Del resto, un bicchiere di vino sorseggiato con gli agli altri ha il potere di dilatare il tempo: fa irrompere nell’individualità del singolo il tempo – sacro – dello stare assieme.

Brindare è dare vita a un rituale ancestrale di ospitalità: il brindisi sancisce, infatti, la condivisione del vino, cui si aggiungono gli auguri reciproci di buona salute.

E poi, se si è di fronte a una bevanda complessa come il vino, il brindisi sancisce e dà importanza all’attimo che precede un’esperienza sensoriale unica, che coinvolge tutti i sensi: vista, olfatto, gusto, tatto… e nel caso degli spumanti anche con l’udito.

I linguaggi del brindisi

Il brindisi è un gesto pressoché universale. Quanto al linguaggio, il nostro “cin cin!” lo abbiamo preso dagli inglesi, che a loro volta l’hanno rubato ai cinesi (il mondo è piccolo quando si tratta di condividere felicità!).

Cheers, Santè, Prosit, Salud, Saude, Kanpai… tante sono le formule del brindisi. Dalla generosità così tipicamente giapponese, all’incalzante ritmo georgiano, alle filastrocche spagnole… ovunque andremo nel mondo, fare un brindisi secondo le tradizioni locali è un’esperienza che merita di essere vissuta.

Quali sono le regole del brindisi perfetto, da tenere a mente quando si brinda, in Italia?

Trattandosi di un’azione bene augurante, esistono delle piccole ritualità da rispettare, pena l’invalidamento dei benefici del brindisi.

1. Anche se la tentazione fosse di andare dritti alla degustazione, non dimenticarsi di brindare!

2. Non brindare con l’acqua o con il bicchiere vuoto!

3. Se si è la persona che propone il brindisi ai commensali, alzarsi in piedi e assicurarsi di scegliere bene le (poche!) parole da dire. Da tradizione, questo spetterebbe ai padroni di casa.

4. Guardare negli occhi la persona con la quale si brinda, quale segno di sincerità.

5. Se è Capodanno la bollicina del brindisi va stappata con il botto (altrimenti da evitare sempre): sarà di buon augurio per l’anno che verrà.

6. Oggi non è consigliato far toccare i bicchieri tra loro ma è sufficiente avvicinarli. Per i più chic e nelle occasioni formali.

Quali sono le occasioni del brindisi, oggi?

Felicità, amore, unione, buoni propositi e sfide raggiunte… tante sono le occasioni da celebrare con un brindisi. Brindiamo ai nuovi inizi, a ciò che di bello ci è appena accaduto e al futuro che desideriamo. A volte brindiamo a mezzanotte, altre all’alba. Alziamo i calici per chi amiamo, per chi è appena tornato e per chi sta per partire. Un brindisi per la famiglia, capitata o scelta. Agli amici di sempre.

A voi!

brindisi perfetto
Donatella Cinelli Colombini

Qual è il futuro delle donne del vino? Ne parliamo con Donatella Cinelli Colombini

Dal tempo della nostra ultima intervista, del gennaio 2020, c’è stato un rivolgimento che nessuno avrebbe mai immaginato. Rivolgimento che colpisce tanto le vite dei singoli quanto le attività produttive. E il mondo del vino ne è investito in pieno. Da parte loro, i consumatori hanno familiarizzato con video degustazioni, aumentando le occasioni di consumo di vino in casa e di conseguenza potenziando i canali di acquisto online. Dal lato della produzione, invece, quali sono gli ambiti più colpiti e quale la posizione delle donne? Lo chiediamo a Donatella Cinelli Colombini.

Saper leggere il presente, infatti, è l’unica chiave che abbiamo per direzionare il futuro.

Si parla molto di resilienza. I produttori di vino italiani come hanno reagito al colpo della pandemia?

Le grandi cantine, con una rete commerciale strutturata su diversi canali e anche all’estero, bene. Hanno perso poco oppure addirittura hanno aumentato i fatturati. Le piccole cantine, invece, che vendevano soprattutto in Italia e nel canale HORECA, sono in grande difficoltà. Il lockdown e la crisi del turismo hanno avuto contraccolpi devastanti nella ristorazione e in chi riforniva i pubblici esercizi. A questo si aggiunge il ritardo delle cantine italiane nella digitalizzazione: pochi followers nei canali social, poca raccolta e profilazione dei contatti, poca interazione online con i consumatori… E, con l’arrivo del Covid, quando c’è stato bisogno spingere sull’e-commerce come canale alternativo, le nostre cantine non avevano un portafoglio clienti a cui rivolgersi.

Se mettiamo ancora più a fuoco l’obiettivo e guardiamo gli esiti della pandemia rispetto all’occupazione femminile, sappiamo che questi sono stati devastanti. Qual è la situazione nel mondo del vino? Quel trend di progressiva acquisizione di forza del ruolo femminile nel mondo enologico, di cui ci ha raccontato nel 2020, è stato rallentato dagli effetti della crisi sanitaria ed economica?

Nelle cantine, le donne sono molto presenti nelle attività commerciali, di comunicazione e di turismo. Non sappiamo ancora esattamente quanto sia stato il contraccolpo dell’epidemia sull’occupazione femminile, temo tuttavia che sia alto: molti degli addetti alla wine hospitality erano donne e questo comparto ha perso il 18% degli addetti. Anche chi lavorava nella ricettività e nella ristorazione collegata alle cantine erano soprattutto donne. Questo settore si è trovato di fronte a un drastico accorciamento della stagione turistica che da 9 mesi si è ora ridotta a tre. 

Nessuno di noi ha la palla di vetro, ma si sente di fare una previsione circa il ruolo nelle donne nel futuro del vino italiano, anche in relazione alla crisi pandemica che stiamo ancora attraversando?

Secondo me il ruolo delle donne sarà sempre maggiore. Le Donne del Vino, insieme all’Università di Siena, stanno facendo un rilevamento della situazione attuale in termini di parità salariale e differenze di genere nella progressione di carriera. Guardando al futuro stiamo collaborando con Unione Italiana Vini per definire il “decalogo” delle imprese del vino virtuose e forse nascerà anche un premio a Wine2Wine 2021. Sono piccoli passi che vanno verso una vera parità di opportunità professionali. Dar modo alle donne di esprimere a pieno il proprio talento serve a tutti anche agli uomini, non ce lo dimentichiamo.

Non potremmo essere più d’accordo. E infine, per chiudere con un dato di speranza. Dall’osservatorio speciale costituito dall’Associazione Le Donne del Vino, c’è un caso di successo, tutto al femminile, di cui ci vuole raccontare?

Si tratta della Delegata delle Donne del Vino della Sardegna Elisabetta Pala che all’età di 24 anni ha lasciato la cantina di famiglia per creare un progetto tutto suo nell’angolo sud-orientale della Sardegna Mora&Meno. 40 ettari con vigneti di 30 anni d’età sulle colline che si affacciano sul Golfo di Cagliari, circondata dalla macchia mediterranea e dai sette Fratelli, le montagne più alte della Sardegna. La giovane Elisabetta ha rivoluzionato il profilo del Cannonau rendendolo un vino del nuovo millennio. L’ho assaggiato due volte, a Malta durante una missione commerciale e a Vinitaly in occasione di un winetasting guidato da Ian D’Agata, entrambi organizzati dalle Donne del Vino. Vi assicuro che lascia a bocca aperta, non solo per la qualità ma soprattutto per lo stile fresco, armonioso e non più opulento e quasi sovrabbondante come eravamo abituati. Insomma Mora&Memo ha fatto il restyling del Cannonau – più vigna e meno cantina – al pari di come è avvenuto nel Brunello e nel Barolo.

vigna mora&memo