mixology cocktail a casa

Il ruolo del vino nella mixology e 5 cocktail facili da fare a casa

È capitato a tutti di sedersi davanti al bancone di un bar e di restare ipnotizzati dalla leggerezza e dalla competenza con cui i barman miscelano le componenti dei drink. Oggi vediamo qual è il ruolo del vino nella mixology e i consigli per 5 cocktail facili facili da fare a casa.

Perché al pari del vino e della cucina, anche il mondo dei cocktail è complesso e bellissimo da esplorare. Per chi è curioso.

Mixology: cosa significa?

La Mixology è l’arte della miscelazione: identifica una tipologia di barman che approfondisce la propria conoscenza proprio studiando l’interazione fra vari componenti per la creazione di cocktail perfetti.

Flair o Mixologist?

Il Flair bartending riguarda soprattutto la straordinaria spettacolarizzazione della composizione del drink, con competenze che si avvicinano a quelle di giocolieri esperti. L’esperienza diventa quindi un vero e proprio spettacolo, sempre all’insegna del gusto del bere bene.

Mentre in presenza di un Mixologist non c’è da aspettarsi il gioco acrobatico dietro il bancone: il bartender mixologist parte dallo studio approfondito della teoria per arricchire il proprio lavoro con nuove tecniche di miscelazione. La basa del mixologist è la profonda conoscenza delle materie prime per approdare al loro migliore assemblaggio nei cocktail. Il risultato? Drink innovativi e raffinati, dove l’aspetto creativo gioca un ruolo interessante.

Un bravo mixologist costruisce passo passo e in base alle preferenze di ciascuno il cocktail che – anche senza saperlo – si stava aspettando. Il tutto con eleganza nei movimenti e precisione nella misurazione degli ingredienti. Alla fine della preparazione, non scorderà mai di servire il suo cocktail con una spiegazione delle scelte, per rendere giustizia al drink creato!

Il ruolo del vino nella mixology: ieri

L’Italia ha un passato di antiche pratiche di miscelazione di vino e soft drink, sin dal tempo di Greci e Romani! Questi ultimi chiamavano “vini conciati” quei vini aromatizzati con erbe: una pratica che dava un tocco di gradevolezza in più alla bevanda e ne consentiva una più lunga conservazione. In generale: il vino veniva sempre diluito con l’acqua, un po’ come nella cultura contadina si è continuato a fare fino alla generazione dei nostri nonni.

Il ruolo del vino nella mixology: oggi

La tradizione è proseguita nei secoli e ancora oggi, passeggiando tra i paesini dell’Abruzzo, non sarà difficile sorprendere qualcuno a bere gassosa e vino rosso (bevanda chiamata Champagnino abruzzese, Mezz e mezz e in molti altri modi), mentre al Nord è più diffusa la ricetta a base di acqua frizzante e vino bianco: il classico spritz liscio o bianco.

Ancora, il cocktail noto come il Bellini si collega a una vecchia tradizione piemontese, che prevedeva l’aromatizzazione del vino con la frutta. È Giuseppe Cipriani, nel suo Harry’s Bar appena riaperto dopo la Seconda Guerra Mondiale, che ispirato dai colori dei dipinti di Giovanni Bellini, dà questo nome al suo drink, fatto con Prosecco e purea di pesca bianca.

Oggi il Prosecco detiene il primato nell’arte della mixology, ma sempre più si sta prendendo coscienza del fatto che qualsiasi vino può dare il tocco di classe in più al proprio cocktail. Anche nel mondo della sommelierie, tra chi ama scorgere nuove frontiere negli abbinamenti e nelle combinazioni, si fa strada la pratica della miscelazione, che del resto consente di dare un bel tocco di creatività.

Il ruolo del vino nella mixology: fuori dall’Italia

Spostandoci all’estero, citiamo qui il Bordij, drink ungherese preparato con Cognac, vino rosso e créme de Cassis, e il Kir, miscela francese composta ancora da sciroppo di Cassis e vino bianco, soprattutto Aligoté della Borgogna (con varianti: Chablis o Champagne per la versione Royal).

cocktail fatto in casa facile

Consigli per cocktail facili da fare a casa

Chiunque si può trasformare in mixologist per una sera, senza bisogno di tanti strumenti: per fare un cocktail a casa, tutto quello serve per la preparazione sta nella dispensa!

Avete presente il misurino professionale con cui i barman dosano gli spiriti (in gergo “jigger”)? Una tazzina da caffè, che contiene circa 6cl di volume, può sostituirlo benissimo.

Un semplice barattolo con coperchio ermetico (per esempio quello della marmellata) farà da shaker, un colino da zucchero a velo è ottimo per filtrare le essenze, un bicchiere grande o una caraffa per fare da mixing glass e infine una posata è più che sufficiente per girare il tutto con il ghiaccio.

Prima di iniziare, bisogna preparare acqua e zucchero per lo sciroppo (20g di zucchero e 10g di acqua) e ghiaccio, che dovrà essere tanto!

Se è tutto pronto, allora si può iniziare con la preparazione dei cocktail!

1. Per gli amanti del whisky… New York Sour!

Shaker alla mano: 6cl di Whisky (Rye o Bourbon, a te la scelta), 2cl di sciroppo di zucchero, 2.5cl di succo di limone, 2cl di albume d’uovo, ghiaccio… e via a shakerare! Prepara poi un bicchiere basso pieno di ghiaccio, versa il cocktail e aggiungi 1.5cl di vino rosso – preferibilmente Syrah – sopra la schiuma che si sarà creata. I tuoi amici rimarranno stupiti! Cin cin!

2. Senza volare oltreoceano, il Tuscan Sour!

Una variante italiana del classico New York Sour. La preparazione è uguale a prima, ma questa volta con 5cl di vodka toscana, 2,5cl di succo di limone, 1,5cl di sciroppo di zucchero, gocce di albume, 2cl di Sangiovese toscano.

3. Per l’estate… Reciojito!

Il cugino del Mojito: un cocktail fresco, estivo, che negli ultimi anni sta facendo tendenza alle imperdibili feste in spiaggia. La preparazione è piuttosto semplice: servirà solo miscelare Rum bianco, succo di lime, qualche foglia di menta, zucchero e uno dei vini più tipici del Veneto: il Recioto.

4. Tequila? Red Splash!

Ci spostiamo in Messico: Tequila, succo di limone, succo di agave, succo di lime e un vino rosso poco strutturato. Ghiaccio nello shaker, 5cl di tequila e 5cl di vino rosso, un cucchiaino di limone, uno di agave e due di lime. Shakerare il tutto e servire fresco con una scorza di limone!

5. Oggi ti senti… Vino Fico?

Qui il protagonista è proprio il fico! Prepara del lime a pezzi, 3 foglie di menta e mezzo fico fresco. Quindi schiaccia il tutto e su questa base aggiungi delle scaglie di ghiaccio, insieme a 4cl di vino bianco e 2cl di soda water. Servi in un bicchiere basso.

cocktail fatto in casa facile
abbinamento lasagna vino

Che vino abbinare alla lasagna?

Chi non torna un po’ bambino pensando alla lasagna? Cioè a uno dei grandi simboli della cucina italiana, che per intere generazioni rievoca ricordi di domeniche lontane e spensierate. Vediamo di ripescare quei momenti e riproporli oggi, abbinandoci un ottimo bicchiere di vino. Ecco i nostri consigli per abbinare la lasagna.

Per tanti di noi la lasagna sa di casa. Porta alla memoria ricordi di un avvolgente profumo di salsa, che inebria la casa sin dalle prime ore del giorno, il suono del soffritto e le mani della nonna, che con passione impastavano seguendo la stessa ricetta da sempre, alternando abbondante besciamella a morbida pasta fresca, ragù e parmigiano. Tutto rigorosamente fatto al momento. E poi aspettarla davanti al forno e rubarne un angolo croccante appena sfornata: un istante che attraversa le generazioni sul quale Massimo Bottura ha costruito un piatto iconico, che ha fatto il giro del mondo.

Le prime testimonianze di questo piatto sono addirittura medievali e la ricetta messa a punto nei secoli come quella tradizionale (bolognese), in realtà ha presto visto nascere tante interpretazioni, come le lasagne vegetariane (radicchio, zucchine, carciofi…), quelle in bianco con il pesce, o varianti regionali come nel caso delle lasagne napoletane – con polpette di carne, provola e ricotta, alla Norma – o quelle genovesi, con il pesto.

Qui ci concentriamo sulla tipica lasagna bolognese e sul vino da abbinarci.

Quali sono le caratteristiche della lasagna?

Questo è il punto di partenza per capire come abbinare questo squisito piatto emiliano.

Le peculiarità della lasagna da tenere presenti per cercare l’abbinamento perfetto per sono:

🍴 l’assenza di grande struttura, dal momento che la consistenza è molto morbida;

🍴 una certa grassezza (eh già…);

🍴 il meraviglioso insieme di sapori, intensi e ben mescolati assieme, che spaziano dalla sapidità del ragù fino alla tendenza dolce della pasta e soprattutto della besciamella, quest’ultima spesso aromatizzata con noce moscata.

lasagna fatta in casa abbinamento vino

Che caratteristiche deve avere il vino da abbinare alla lasagna?

Per tutte queste caratteristiche della lasagna, il vino in abbinamento deve essere:

🍷 di carattere e persistente, per non venire sopraffatto dalla ricchezza del piatto;

🍷 morbido;

🍷 dotato di una buona acidità per ripulire bene la bocca dalla grassezza del piatto.

Perfetti sono i vini di medio corpo, rossi di carattere ma non troppo carichi, fruttati, freschi, ancora meglio se pétillant.

Suggerimenti per abbinare la lasagna

Il grande classico: Lambrusco

Un abbinamento classico, quello per non sbagliare mai, è con il Lambrusco, tipico vino emiliano dal carattere vivace, che pulisce il palato con la sua effervescenza e con la sua generosità tiene gentilmente testa ai sapori del sapore del ragù con le lievi note lievi di piccoli frutti rossi.

Quando la lasagna è speziata: Sangiovese di Romagna

Sempre tra gli abbinamenti regionali, le lasagne alla bolognese sono da provare con il Sangiovese di Romagna, un rosso che nell’abbinamento non gioca certamente un ruolo di gregario e anzi tiene botta alla ricchezza dei sapori del cibo: da prediligere in particolare quando nella lasagna c’è la noce moscata, perché le note appena speziate del vino si sposano perfettamente con quelle del piatto.

Un rosso fuori regione: Barbera

Un altro abbinamento da provare è quello con la Barbera, d’Asti, d’Alba o dell’Oltrepò Pavese, della quale si sfrutta l’ottima freschezza e la versatilità a tavola. Anche qui, il vino non sta certamente in secondo piano.

Per sperimentare: Metodo Classico

Per gli amanti delle bollicine, un abbinamento più audace ma divertente è con un Metodo Classico che abbia fatto lunghi affinamenti e possegga quindi la complessità per tenere testa alla lasagna. Cremoso, fresco, profumato, è in grado di chiudere perfettamente ogni assaggio e preparare a quello successivo. Solo per chi non teme la sferzata acida.

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Come assaggiare il vino al ristorante. Guida in 6 punti

La smania della “bella figura” si insinua nelle nostre vite più di quanto dovrebbe. Come nel caso dell’assaggio del vino al ristorante, che rischia di diventare un momento stressante. Ecco di seguito i nostri consigli su come assaggiare il vino nel momento in cui ci viene portato al tavolo, in 6 semplici punti.

Di per sé, il vino è quanto di più approcciabile esista: viene dalla terra, è frutto di un sapere contadino e si può apprezzare sia che se ne colga ogni sfumatura e dettaglio sia che si ignori del tutto la teoria. Tanto del suo fascino risiede nel fatto di poter essere vissuto con approccio edonistico e leggero, così come professionale e addirittura competitivo.

Qualunque sia la tua scelta: è un grande piacere che non dovrebbe mai intimorire. E non dovrebbe accadere neanche nel caso del rituale dell’assaggio al ristorante, un momento che invece è in grado di creare grande tensione.

Vediamo assieme come assaggiare il vino al ristorante in questa piccola guida in 6 punti.

1. Controlla che la bottiglia sia quella ordinata

Dopo avere ordinato il vino, la bottiglia viene portata al tavolo per controllare che sia quella giusta. Il consiglio è di fare caso soprattutto all’annata e quindi confermarne l’apertura.

2. Chi assaggia il vino al ristorante

Se il ristorante non prevede che sia un sommelier ad assaggiare (è molto raro), l’assaggio è fatto da chi ha ordinato la bottiglia oppure questi può delegare un’altra persona, generalmente quella considerata più esperta.

3. Cosa fare nel momento dell’assaggio al ristorante

Se sei tu che assaggi, quel che devi fare è ripercorrere in pochi attimi i passi della degustazione: prendere il calice per il gambo, roteare il bicchiere con grazia (evita se è uno spumante), annusarlo e berne un sorso. Il tutto discretamente, senza lasciare i commensali con il fiato sospeso per lunghi minuti.

4. Sfatiamo un mito sull’assaggio del vino al ristorante

L’obiettivo dell’assaggio non è stabilire se il vino piace o meno (che lo si voglia o no, è già stato ordinato!) ma capire se la bottiglia va bene, cioè se è priva di difetti.

5. Come riconoscere i difetti del vino

Il principale difetto del vino è il sapore di tappo. Per chi vuole conoscere tutti i trucchi per scovarlo, ne abbiamo scritto una piccola guida a ogni modo, in sintesi, il vino che sa di tappo puzza distintamente di sughero. Altri difetti riscontrabili sono in agguato ma – tranquilli – sono davvero rari: in generale, si manifestano sotto forma di altri tipi di puzze. Se si percepisce un odore o un gusto sgradevole, va detto con garbo a chi ha portato la bottiglia: seguirà un assaggio da parte del cameriere e, se il difetto sarà confermato, la bottiglia verrà cambiata.

6. Cosa dire dopo l’assaggio del vino al ristorante

La maggior parte delle volte va tutto liscio e si giunge senza troppi intoppi al momento cruciale, quello in cui dare il sospirato responso al cameriere. La sobrietà qui non è mai troppa: è sufficiente un bel “va bene”: non è quello il momento più adatto in cui fare lunghe disquisizioni sul vino.

Tutti tireranno un sospiro di sollievo e potranno godere della preziosa bevanda.

Riesling Germania

Quello che c’è da sapere sui vini tedeschi

La considerazione che meritano i vini tedeschi è superiore a quella che diamo loro. La maturazione stessa delle uve è una vera sfida a questa latitudine. Queste limitazioni diventano risorse preziose nelle aree dove si realizzano le condizioni perfette, il che consente alla Germania di raggiungere straordinarie vette qualitative. La bassa gradazione alcolica dei vini tedeschi li rende più facilmente approcciabili, mentre l’acidità li fa adatti all’invecchiamento. Ma vediamo quello che c’è da sapere sui vini tedeschi.

Lo facciamo in pochi e semplici punti.

Storia della viticoltura in Germania

La vite si coltiva in Germania dall’invasione dei Romani in poi e si attesta sin dall’antichità lungo il corso della Mosella e sulla riva sinistra del Reno. A metà Ottocento la viticoltura era così importante in queste zone che vengono istituite varie scuole di enologia.

La viticoltura tedesca oggi

La coltivazione della vite avviene nella Germania centrale e del Sud Ovest; prevalentemente lungo il corso del Reno e i suoi affluenti, e lungo la Mosella.

Coltivare la vite così a Nord è difficile ma è possibile grazie alle correnti calde che arrivano dall’Atlantico. Il clima fresco contribuisce a far maturare lentamente le uve, consentendo la formazione di estratto e di sostanze aromatiche e, soprattutto, inducendo loro una notevole acidità, la principale caratteristica dei vini tedeschi.

I vitigni della Germania

75% dei vitigni tedeschi è a bacca bianca. Su tutti, il Riesling renano (in particolare nella Mosella e nel Rheingau) si esprime a livelli qualitativi altissimi. Si tratta di un’uva che matura tardi, resistente al freddo dell’autunno, durante il quale sviluppa molto zucchero e si arricchisce di acidità. Tutto questo determina delicatezza e sensazioni fruttate (quando il vino è giovane) mentre con il tempo si sviluppano sentori speziati e di idrocarburi.

Altri vitigni importanti tedeschi sono Sylvaner, Spätburgunder (Pinot nero), Portugieser, Dornfelder e Trollinger a bacca rossa; Müller-Thurgau, Kerner, Bacchus e Ruländer (Pinot grigio) a bacca bianca.

La classificazione dei vini tedeschi

È regolamentata da una legge del 1971, perfezionata nel 1994

Queste, le tipologie

1. Vini da tavola

divisi inTafelwein (a loro volta provenienti da uve interamente prodotte in Germania o importato da altri paesi dell’Unione Europea)

e Landwein, vini regionali

2. Vini di qualità, divisi in

2.1 Vini di qualità da regione determinata (Qualitätswein bestimmter Anbaugebiete o QbA)

2.2 Vini di qualità con predicato (Qualitätswein mit Prädikat o QmP)

Ma la classificazione dei vini tedeschi si basa anche su parametri legati al grado di maturazione delle uve. E quindi i Prädikatswein si dividono in

1. Sekt: spumanti di qualità, da uve non particolarmente mature

2. Kabinett: vini leggeri, poco alcolici, secchi

3. Spätlese: vini più intensi e strutturati, secchi o abboccati da uve vendemmiate tardivamente

4. Auslese: vini prodotti solo nelle migliori annate, da uve molto mature e selezionate

5. Beerenauslese: vini prodotti da uve attaccate dalla muffa nobile (Botrytis Cinerea), i cui acini sono selezionati a mano

6. Trockenbeerenauslese: vini prodotti solo nelle migliori annate, con uve appassite selezionate e attaccate dalla muffa nobile

7. Eiswein: vini da uve ghiacciate

I distretti vinicoli della Germania e i relativi vitigni

Sono 13 le regioni di produzione di vino di qualità in Germania.

distretti vino tedesco

Pfalz

Una zona di 80 km che ospita la maggior parte dei vigneti tedeschi, il cui asse principale è dato dal fiume Reno. Il vitigno più diffuso è il Riesling ma trovano spazio anche Weissburgunder, Gewürztraminer, Spätburgunder, Ruländer, Kerner, Müller-Thurgau, Morio-Muscat e Scheurebe.

Ahr

Zona a Sud di Bonn, dove si producono vini bianchi secchi e rossi fruttati. I principali vitigni sono Riesling, Müller-Thurgau (a bacca bianca), Pinot Nero e Portugieser (a bacca nera).

Mosella-Saar-Ruwer

La zona, nota anche solo come Mosella, si estende lungo il corso dei tre fiumi. Di grandissimo fascino per il vino, presenta i vigneti più scoscesi di tutta la Germania, che rendono la coltivazione molto difficile. Il successo della Mosella si deve al Riesling, che qui raggiunge vette qualitative altissime, nonché agli Eiswein. Nel mese di giugno, proponiamo due Riesling nella nostra box: la trovi qui.

Nahe

Sorge lungo il corso del fiume Nahe ed è caratterizzata da una grande eterogeneità di suoli (ardesia, quarzite, sabbia, medio impasto alluvionale). Per questo, alcuni vini hanno spiccata acidità, altri sono più morbidi e leggeri, altri molto eleganti. I vitigni coltivati sono Müller-Thurgau, Riesling, Sylvaner.

Rheingau

Una piccola zona a Ovest di Francoforte, la più rappresentativa del bacino del Reno. I terreni qui sono ricchi di argilla, quarzite e marna (simili a quelli della Borgogna). Il Riesling costituisce l’80% delle uve coltivate.

Rheinhessen

A Sud di Rheingau, è la regione del vino tedesca più estesa. Situata lungo il corso del Reno, produce soprattutto Sylvaner ma anche Kerner, Bacchus, Müller-Thurgau.

Mittelrhein

Zona a Nord, vicino a Bonn e lungo il corso del Reno, con i vigneti coltivati a terrazze. Il paesaggio lungo il Reno è tutelato dall’Unesco. Le vigne stanno su terrazzamenti e il terreno è tendenzialmente argilloso con ardesia. I vini bianchi prodotti sono ottenuti principalmente da Müller-Thurgau, ma si producono anche Riesling e spumanti Sekt.

Franken

Una zona posta lungo le anse del fiume Meno. I vitigni più coltivati sono Müller-Thurgau e Sylvaner, assieme al Riesling (che qui tuttavia fatica a maturare per via del clima continentale).

Württemberg

Le vigne, qui, si trovano lungo le rive del fiume Necktar. Sebbene sia coltivato anche il Riesling, la zona è più vocata per i vitigni a bacca rossa quali il Trollinger, Portugieser e Spätburgunder.

Sassonia-Saale-Unstrut

Il distretto vinicolo più a Nord della Germania, centro di una delle aree del vino tedesche più antiche. Le varietà più coltivate sono Müller-Thurgau, Sylvaner e Pinot Bianco, per vini leggeri e morbidi, da bere giovani.

Sachsen

Il distretto del vino più a Ovest in Germania, situato lungo le rive del fiume Elba. Qui si produce il Meissnerwein, un vino secco molto particolare, dal bouquet molto pronunciato. Vitigno coltivati sono Riesling e Müller-Thurgau, ma anche Elbling e Auxerrois.

Hessiche Bergstrasse

Il più piccolo distretto della Germania, caratterizzato da suoli basaltici su cui si coltivano Riesling, Müller-Thurgau e Pinot Grigio. I vini sono aromatici, ricchi e strutturati.

Baden

La zona più a Sud in Germania, posta lungo il lato destro del Reno. Il Müller-Thurgau predomina assieme al Sylvaner. In quest’area si produce anche un popolare rosato, il Weissherbst.

Nel mese di giugno, in occasione degli Europei di calcio, proponiamo per la prima volta una box anche con vini tedeschi. Scopri la selezione ⤵️

viti Germania
Sommelier Wine Box

Giornata Mondiale dell’Ambiente: come riusare una Sommelier Wine Box

Istituita dall’ONU nel 1972, ogni 5 giugno si celebra la Giornata Mondiale dell’Ambiente. Cioè si ricorda quella cosa inafferrabile e vitale: quello che ci sta tutto attorno. Perché questo significa, ambiente. Ma cosa possiamo fare noi per migliorarne la salute? Ecco i nostri spunti per riusare tutto il contenuto di una Sommelier Wine Box.

Nella Giornata Mondiale dell’Ambiente di quest’anno si riflette sul “Ripristino degli Ecosistemi”, con l’obiettivo di passare dallo sfruttamento della natura alla sua guarigione. Del resto, la crisi climatica investe la viticoltura così come ogni settore umano e il tema della sostenibilità è fondamentale in agricoltura come negli altri settori, produttivi e non. La presa di coscienza del problema e le azioni concrete da intraprendere per invertire la rotta sono oggi imprescindibili in tutti i comparti. In questo articolo vediamo cosa può fare ognuno di noi, nel suo piccolo.

La sostenibilità nelle cantine italiane

La discussione esiste, nel mondo del vino, e sempre più cantine fanno scelte precise nella direzione della sostenibilità. Tantissime di quelle che proponiamo ogni mese. Quindi: tutela e ripristino della biodiversità grazie ad api e farfalle tra i vigneti, vigne inerbite, piantumazione di alberi da frutto assieme alle vigne, spesso di specie antiche, riduzione delle superfici vitate, limitazione dell’impatto ambientale eliminando i prodotti chimici, recupero di pratiche agricole antiche ma anche riduzione degli sprechi con l’efficientamento energetico e idrico delle cantine, promozione di un turismo rurale lento.

In generale, è necessaria una viticoltura sostenibile e rispettosa, che oggi può avvalersi anche dello stimolo di una generazione di neo-imprenditori agricoli attenti ai temi ambientali.

Ma in questo articolo ci chiediamo cosa possiamo fare noi, come singole persone, a un livello molto pratico: l’apporto di tutti è altrettanto fondamentale. Perché se è vero che ogni nostra azione inquina – brindisi compresi – altrettanto vero è che mai come oggi abbiamo capito che le azioni di ciascuno incidono nella vita di tutti e che non si è mai troppo piccoli per fare la propria parte.

Come riusare tutto il contenuto di una Sommelier Wine Box

La scatola della Box Entusiasta e il cofanetto della Box Esperto possono diventare pratici porta fotografie, porta scarpe, porta decorazioni di Natale… In generale, il cartone (che deriva per oltre il 90% da materiale riciclato) si presta a diventare un porta oggetti. Se invece si butta, è totalmente riciclabile.

Anche le bottiglie di vetro possono trovare una seconda vita e quindi diventare candelabri o vasi, ma anche originali punti luce… la creatività non è mai troppa.

Con un po’ di colla, i tappi diventano sottobicchieri, sottopentola, piccoli vasi, portachiavi, segnaposti, tende o anche pomelli per credenze. Ma i tappi di sughero diventano anche assorbi odori da posizionare in frigorifero e, tagliati in due, sono utili anche per combattere l’eccesso di umidità. Inoltre sono fertilizzanti – e quindi utilizzabili per i propri vasi – e utili anche per accendere il fuoco e mantenere il barbecue.

Il foglio che copre le bottiglie, nella Box Esperto, se girato è una superficie bianca utile per appunti o disegni.

E poi la gabbietta degli spumanti è un efficace antistress.

vigne francesi

I vini francesi spiegati semplice

I vini francesi sono già di per sé sinonimo di eccellenza e di qualità. Vediamo assieme se e perché la Francia sia la regina indiscussa del vino e tutto quanto che c’è da sapere sulla sua storia enologica, spiegati in pochi e semplici punti.

Partiamo da un dato di fatto sulla Francia del vino

La Francia è la nazione con la maggiore varietà di vini famosi. Ma oltre i nomi blasonati, è la qualità che raggiunge con le etichette e le aree meno famose che impressiona.

I terreni della Francia

La Francia gode di una notevolissima varietà di terreni, che hanno diverse composizioni e che godono di condizioni diverse per la coltivazione dei diversi vitigni.

Il “saper fare” dei vigneron francesi

Ma è la cultura che ruota attorno alla coltivazione dell’uva e alla sua trasformazione, l’asso nella manica dei vigneron francesi. Il savoir fare francese conta di secoli di tradizione, portata avanti sul piano del rigore e dell’eccellenza.

Le classificazioni dei vini francesi

Dal primo dopoguerra, la Francia avvia un rigoroso processo di classificazione di vini e vigneti, una classificazione che si basa sul rigore funzionale. Quindi regole precise per delimitare area, metodo di produzione, varietà di vitigni impiegati, tempi e modi di lavorazione, maturazione, affinamento, resa per ettaro, livello alcolico minimo e ogni altri singolo aspetto.

In cima stanno le AOC (Appellations d’origine contrôlée), la cui rigorosa certificazione è rilasciata dall’Inao (Institut National des Appellations d’Origine).

Al di sotto, i VDQS (Vins délimités de Qualité Supérieure), una categoria intermedia per vini di particolare pregio, che sono sulla buona strada per ottenere la qualifica di AOC.

I VP (Vins de Pays) sono stati istituiti come stimolo di miglioramento dei VT (Vins de Table).

Geografia e clima della Francia

La Francia è un grande stato, caratterizzato da una notevole varietà di paesaggi: dalle grandi pianure costiere del Nord e dell’Ovest, alle catene montuose (Alpi, Pirenei…).

I fiumi, poi, definiscono il paesaggio del vino in modo determinante (Loira, Rodano, Garonna, Senna; Reno, Mosa, Mosella…).

Il clima varia molto da zona a zona – e questo crea condizioni diverse per vitigni e vini diversi – ma è sempre abbastanza temperato.

Aree viticole della Francia

Le principali aree vinicole francesi e i loro vini

Borgogna: senza dubbio una delle regioni del vino più importanti della Francia. Sorge attorno alle città di Beaune e Digione, a Est, e contiene al suo interno alcune delle migliori zone vinicole francesi (Beaujolais, Mâconnais, Côte de Nuits, Chablis). I grandi vini di Borgogna si fondano su due vitigni: Pinot Nero e Chardonnay.

Champagne: nel Nord della Francia, attorno al 49° parallelo sarebbe impossibile far maturare l’uva, ma l’influsso positivo del mare mitiga il clima. Questa condizione climatica unica si ripercuote in un’eccezionale produzione vinicola. Anche qui i vitigni principe sono Pinot Nero e Chardonnay, vinificati con Metodo Champenois, appunto.

Bordeaux: a Sud Ovest, nei dintorni dell’omonima città. Regione importantissima della Francia, nota soprattutto per il famoso taglio bordolese, ma che raggiunge vette di eccellenza anche nei bianchi. Nella Box Entusiasta di giugno, proponiamo un Bordeaux Blanc. Scopri qui la selezione.

Rodano: nel Sud Est della Francia, la regione ha conosciuto un declino novecentesco, ma dagli anni Ottanta ha riscoperto il Syrah.

Valle della Loira: a Nord Ovest, segue il corso del fiume Loira. I vitigni tipici sono Grolleau (impiegato per i rosati), Gamay, Chenin Blanc e Cabernet franc. Nella Box Esperto di giugno, proponiamo un Crémant della Loira. Scopri la selezione qui.

Alsazia: situata a Nord Est della Francia e influenzata anche dalla Germania. I vitigni principali sono il Riesling, Gewürztraminer, Pinot grigio, Muscat à Petit Grains e Moscat Ottonel, Pinto bianco, Sylvaner. I vini sono generalmente monovitigno.

Savoia e Jura: regione centrale molto montagnosa, situata verso il confine Est; i vini qui sono soprattutto bianchi, leggeri e freschi.

Provenza: zona bellissima del Sud Est della Francia, che negli ultimi decenni ha iniziato un notevole incremento qualitativo, favorendo i vitigni più nobili, come Cinsault e Grenache, dai quali si ottengono ottimi rosé.

Languedoc-Roussillon: la più grande regione vinicola della Francia, posta a Sud, quella in cui si produce oltre un terzo del vino francese. Vitigni della zona sono Mourvèdre, Grenache, Syrah e Cinsault (bacca nera), Chardonnay, Viognier, Roussanne, Marsanne, Vermentino e Muscat (bacca bianca) oltre naturalmente agli internazionali.

Corsica: la regione viticola della Francia più soleggiata e asciutta, vi si coltivano molti vitigni tra cui Sangiovese (qui noto come Nielluccio), Cinsault, Carignan e anche varietà a bacca bianca tra cui la più importante è il Vermentino.

vitigni della Francia

Nel mese di giugno, in occasione degli Europei di calcio, proponiamo per la prima volta una box anche con vini francesi. Scopri la selezione ⤵️

vini francesi
Vini di Bordeaux

Cosa c’è da sapere sui vini di Bordeaux?

Se la Francia è il Paese del vino per eccellenza, Bordeaux è uno dei territori enologici più noti al mondo. Bordeaux non solo raggiunge vette qualitative da far perdere la testa, ma da tempo immemorabile tiene quegli esiti costanti, anno dopo anno, con stoffa di fuoriclasse. Perché i vini di Bordeaux sono così straordinari?

Vediamo cosa c’è da sapere sui vini di Bordeaux in pochi semplici punti.

Dove si trova la regione di Bordeaux

Si tratta di una regione a sud ovest della Francia, che sorge attorno all’omonima città. Il fiume divide il territorio bordolese in due: riva sinistra e riva destra del fiume Gironda.

Cosa significa “Bordeaux”?

Bordeaux deriva da “bord de l’eau” che significa “lungo le acque”, con riferimento alla Gironda.

I terreni di Bordeaux: l’eccellenza parte dalla terra

In passato qui c’era l’oceano, e di quel passato c’è traccia nei terreni, che vedono la presenza di calcari e marne. A questo si aggiunge che il territorio è influenzato dalla presenza dell’estuario del fiume Gironda, il che ha determinato un importante deposito di detriti.

I terreni sono molto variabili in superficie, non particolarmente fertili e ricoperti da uno strato sottile coperto di breccia, mentre gli strati profondi sono ricchissimi di minerali.

Il clima di Bordeaux

Bordeaux beneficia della vicinanza dell’Oceano Atlantico. Il clima è marittimo: inverni miti, estati fresche, precipitazioni abbondanti ma molto bene assorbite dal suolo ricco di pietre, breccia e sedimenti.

Storia dei vini di Bordeaux

La viticoltura, a Bordeaux, è praticata dall’Antichità ma raggiunge la grande scala e le vette qualitative note dal Seicento in poi, quando vengono bonificate le paludi di Médoc e delle Graves. Nessuno, al mondo, ha una tradizione enologica di così tanti secoli sulle spalle.

Altre eccellenze di Bordeaux

Bordeaux la regione del vino che più di tutte ha fatto scuola nel mondo. E non è un caso che qui esista una facoltà di enologia (Ecole d’œnologie) fondata addirittura nell’Ottocento che ha messo a punto le tecniche di produzione del vino di qualità che poi sono state adottate in tutto il mondo.

Le aziende vinicole di Bordeaux

Oggi nella regione di Bordeaux si contano oltre 13.000 aziende, per una superficie vitata di oltre 100.000 ettari.

I vitigni di Bordeaux a bacca nera

Il Merlot è il vitigno più coltivato nell’area, si esprime al meglio nelle zone di Saint Émilion e Pomerol. I vini da Merlot sono morbidi e generosi anche senza necessitare di lunghi affinamenti.

Questa è una terra dove il Cabernet Sauvignon si esprime al meglio, specialmente nel Médoc e nelle Graves.

Altro vitigno molto presente, il Cabernet Franc, che dà vini che profumano di legno di cedro, con note erbacee e il tipico ricordo del peperone verde.

Il Petit Verdot è un vitigno di supporto, per infondere acidità e finezza di tannino, contribuendo alla longevità del vino.

È presente anche il Malbec, un’altra uva di completamento, utile per dare colore e tannino.

Meno usato oggi il Carmenère, uva dai tratti scontrosi che ha trovato una seconda patria in Cile.

I vitigni di Bordeaux a bacca bianca

Il Semillon è l’uva principe di Bordeaux per la produzione dei dolci di Sauternes

Il Sauvignon blanc è il vitigno con cui il Semillon è generalmente assemblato, per mitigarne la grassezza e aumentarne l’acidità. Nella Box Entusiasta di giugno proponiamo un Bordeaux blanc, lo scopri qui.

Il Muscadelle è un’altra varietà aromatica di completamento, per la creazione dei Sauternes.

Le Appellations di Bordeaux

In cima alla piramide ci sono Bordeaux Supérior e Bordeaux.

Poi le denominazioni regionali: Graves, Médoc, St. Émilion, Sauternes.

E infine quelle comunali: Margaux, Saint-Estèphe, Barsac.

I principali distretti di Bordeaux

Il più famoso distretto di Bordeaux è il Médoc; le Graves è noto non solo per i rossi ma anche per importanti vini bianchi, tra cui i Sauternes; Saint Émilion e Pomerol.

I vini di Bordeaux

Vini di Bordeaux significa per definizione blend. Famosissimo è il taglio bordolese, vino rosso tipico della regione fatto con Merlot e Cabernet sauvignon, cui contribuiscono anche Cabernet franc, Carmenère Petit verdot e Malbec.

Le cantine sono oltre 13.000 e producono circa 5 milioni di ettolitri di vino all’anno, per circa 120.000 ettari vitati.

Qual è il segreto dei vini di Bordeaux?

I vini di Bordeaux variano soprattutto in funzione della zona in cui le uve crescono: ogni Château ha la propria identità e le sue caratteristiche, uniche e molto distintive.

Oltre alle speciali condizioni e alla lunga tradizione enologica, è lo speciale “savoir faire” dei vigneron della regione, in grado di scegliere gli assemblaggi perfetti, facendo esprimere al meglio i vari vitigni e trovando, nel blend, la sintesi perfetta.

Nel mese di giugno, in occasione degli Europei di calcio, proponiamo per la prima volta una box anche con vini francesi. Scopri la selezione ⤵️

vigne di Bordeaux
hamburger abbinamento vino

Come abbinare l’hamburger? Tre idee non convenzionali

Fino agli anni Novanta era la svizzera, oggi invece per tutti è l’hamburger. Che può essere un piatto veloce per una serata improvvisata fra amici o anche un cibo ricercato. Ma dopo avere selezionato la carne e il formaggio migliori, scelto le salse e le verdure la domanda è: con cosa si abbina?

Perché sì, ci sono alternative a birra e Coca Cola.

L’hamburger è un piatto semplice da preparare, che incontra i gusti di tutti e si può personalizzare a piacere con salse, verdure e formaggi. Per l’abbinamento quindi ci si può sbizzarrire, giocando con i vari ingredienti.

La carne dell’hamburger è un insieme morbido e succoso, con una lieve tendenza amara data dalla grigliatura della cottura. Lasciando stare le regole dell’abbinamento, tanto precise quanto variabili in base al tipo di carne, alla cottura, agli ingredienti ma anche ai gusti di ciascuno… proponiamo tre abbinamenti di occasione.

1️⃣ Hambuger, partita di calcio e Marzemino

Perfetto per essere addentato anche guardando uno schermo, l’hamburger è la cena ideale per seguire la finale di campionato (o dell’europeo alle porte). Con cosa abbinarlo, in una serata di tensione e gioie sportive? Proponiamo un abbinamento con il Marzemino, un vino rosso trentino secco, non particolarmente strutturato e decisamente giocoso. Ne abbiamo proposto uno, della cantina Grigoletti, nella nostra Tappa 34.

2️⃣ Hamburger non particolarmente intelligente, reunion con amici e Metodo Classico

L’hamburger può essere un piatto delicato: una fetta di lattuga e il piacere della carne “pura”. O anche no. E quindi via libera, specie nelle serate con gli amici, a succulenti panini con salse e formaggi nel segno del più spinto American style. La bellezza della reunion tra vecchi amici impone un brindisi importante: un Metodo Classico, magari con un discreto affinamento sulle spalle, avrà la forza di tenere testa ai sapori intensi del piatto, sgrassando la bocca dalla succulenza della carne e dalla cremosità del formaggio, mettendo tutti di ottimo umore.

Fra le tante possibilità, proponiamo l’Oltrepò Pavese Metodo Classico 60 mesi di Luca Bellani proposto nella nostra Tappa 26.

3️⃣ Hamburger gourmet, cena romantica e Lazio Rosso

La cura e la scelta degli ingredienti possono fare dell’hamburger un piatto perfetto anche per una cena romantica in due. Per l’occasione, suggeriamo un vino importante. Il Lazio Rosso da uve Serpe e Abbuoto proposto nella nostra Tappa 37, della cantina Monti Cecubi, che affina in per nove mesi in legno e poi in bottiglia, era suggerito dal sommelier Gabriele Scalici proprio in abbinamento all’hamburger gourmet: un vino aristocratico e complesso, profumato, morbido e slanciato al punto giusto.

Ed ecco una ricetta per l’hamburger gourmet. E tranquilli, il galateo prevede che si mangi con le mani!

Ingredienti per hamburger gourmet, per 4 persone
• 600/800 g di macinato scelto di bovino
• 4 panini da hamburger
• 150 g cipolla rossa di Tropea
• 200 g di gorgonzola o casatella (a seconda che lo si voglia di sapore più o meno deciso)
• 8 pomodorini secchi sottolio
• 30 g di zucchero di canna
• Lattuga q.b.
• Burro di malga, sale, pepe e olio extravergine di oliva q.b.

Procedimento
Iniziare lavando e tagliando la cipolla a striscioline, trasferirla in un tegame con dell’acqua (fino a coprirla) e lo zucchero di canna. Lasciare cuocere per circa 15 minuti.

Nel frattempo preparare gli hamburger: condire con sale, pepe, olio extravergine e spezie a piacere il macinato, dividerlo in quattro parti uguali e dargli la forma dell’hamburger.

Scaldare bene una padella e cuocerli circa 5 minuti per lato, se vi piace una cottura al sangue, altrimenti lasciarli qualche minuto in più. Intanto tagliate a metà i panini, imburrateli e tostateli su una piastra calda.

Sistemateli poi su un tagliere e farciteli con questo ordine: gorgonzola, lattuga, hamburger, cipolla caramellata, pomodorini secchi, lattuga ed eventuali salse a piacere.

Et voilà, servire l’hamburger bello caldo, magari accompagnato da patatine!

hamburger gourmet abbinamento
vini di Brescia

Quattro cose da sapere sui vini di Brescia

Brescia è una delle zone più densamente industrializzate dell’Italia, e al tempo stesso tra le più importanti aree vinicole della Lombardia, con punte di eccellenza assoluta. Per questo, abbiamo raccolto le quattro cose che non-si-possono-non-sapere sui vini di Brescia.

La Lombardia in passato era una delle regioni più vitate d’Italia. Con il tempo, complici i danni della fillossera (particolarmente ingenti in questa regione), la viticoltura si è via via sempre più ristretta alle aree più vocate per la coltivazione dell’uva. Quella del bresciano è decisamente una di queste.

1️⃣ Storia dei vini di Brescia

A Brescia (tra Desenzano del Garda e Lonato) la vite è documentata sin dall’età del Bronzo Antico, quasi 2.000 anni prima della civiltà romana.

2️⃣ Geografia dei vini di Brescia

Brescia vanta una DOCG, il ben noto Franciacorta, e varie DOC: Botticino, Capriano del Colle, Cellatica, Curtefranca, Garda, Garda Bresciano, Lugana, San Martino della Battaglia, Valtènesi.

3️⃣ I vitigni autoctoni di Brescia

I vitigni autoctoni per eccellenza di Brescia sono il Groppello (a bacca rossa), il Trebbiano di Lugana e l’Invernenga (a bacca bianca).

4️⃣ Primati della Franciacorta

La zona vinicola più nota del bresciano è la Franciacorta, la prima in Italia ad avere ricevuto la DOCG per il Metodo Classico. Con il solo termine “Franciacorta”, senza ulteriori specifiche, si definiscono il territorio, il metodo di produzione e anche il vino: questo è possibile, in Europa, solo a 3 denominazioni dedicate al Metodo Classico: Cava, Champagne e Franciacorta appunto.

E ora, non ti resta che scoprire la nostra selezione sui vini di Brescia, ideata per Sommelier Wine Box da Marco Barbetti, migliore sommelier d’Italia.

lavoro sommelier

Che lavoro fa il sommelier?

Quella del sommelier è una figura professionale interessante, sfaccettata e non sempre afferrabile al primo colpo. Tanto più in un mondo in continua evoluzione. Cuore, cultura, grandissima competenza… ma che lavoro fa davvero il sommelier?

Ne abbiamo scritto all’inizio della nostra avventura: etimologicamente, il sommelier funge da viatico: è la figura che racconta il vino agli appassionati e crea così un ponte con il produttore. Se la professione è antichissima (le prime testimonianze assimilabili a questo mestiere risalgono a 16 secoli prima di Cristo), almeno in Italia non è detto che chi è sommelier viva di questa professione.

La professione del sommelier è in continua evoluzione

Fino a non molti anni fa, il ruolo del sommelier era (non solo ma) sostanzialmente identificato con il servizio dentro il ristorante.

Oggi la professione del sommelier non è più una cosa sola

Per via del proliferare di occasioni nuove e diversi luoghi del vino: enoteche, wine bar, ma anche crescita dei wine club, della grande distribuzione, del wine delivery, delle attività consulenziali… insieme al mondo del giornalismo, delle guide, dell’insegnamento, della divulgazione.

Anche per questo la figura del sommelier diventa sempre più poliedrica

Padroneggiando, oltre che tecniche di degustazione e conoscenza enologica, anche gli aspetti finanziari, di marketing, di comunicazione… una cultura del vino a tutto tondo.

Cosa fa il sommelier in un ristorante?

Questo resta un grande classico, e le mansioni del sommelier al ristorante possono essere raggruppate in tre grandi aree.

1. In rapporto ai clienti, il sommelier è la figura che consiglia i clienti quale vino prendere, che risponde alle loro curiosità, racconta il vino e la storia della cantina.

2. Del resto, il sommelier è colui che costruisce e cura, conserva e rifornisce la cantina del ristorante e che ne disegna la carta dei vini, rinnovata continuamente in modo proporzionale alla propria curiosità e alla capacità di ricerca.

3. In relazione al cibo, il sommelier è la figura che al ristorante prepara la sequenza dei vini in relazione al menu proposto. Che segua la regola della progressione seguendo i cibi o che proponga abbinamenti scombina-regole, questo dipende da tanti fattori, non ultimo il tipo di ristorante e l’attitudine stessa del sommelier.

Cosa fa il sommelier in un wine bar o in un’enoteca?

È tutto più informale e diretto in un wine bar, ma la competenza del sommelier è sempre ciò che fa la differenza. Nel rapporto con il cibo, pur presente, qui il vino è davvero al centro: scoperto, valorizzato, variato, raccontato.

Il sommelier in un wine bar è via via coppiere di bevute indimenticabili, oracolo e consigliere. Ed è proprio il mix di rapporto diretto e passione dei singoli che i wine bar possono diventare veri luoghi della cultura del vino, tra incontri con i produttori, degustazioni a tema, continue novità nell’offerta.

Discorso simile per l’enoteca, in cui il sommelier assume anche un ruolo consulenziale. Oltre alla professionalità di chi sceglie le bottiglie con l’impegno di un curatore di pittura antica, in enoteca più che mai fa la differenza la capacità di ascolto del sommelier.

Cosa fa il sommelier nella grande distribuzione?

Le attività del sommelier nella grande distribuzione sono più legate al marketing, allo scouting, alla gestione degli aspetti finanziari, perché per sua natura il canale non prevede la vendita assistita.

E poi c’è il mondo della divulgazione

Che consente ai sommelier di condividere in modo capillare e diretto scoperte, viaggi, inclinazioni e personali degustazioni. Quindi magazine, blog, radio e tv, convegni e seminari, ma anche i semplici canali social dei singoli diventano strumenti di conoscenza e importanti piattaforme di condivisione, da cui possono scaturire attività consulenziali.

Concludendo

Un mestiere, quello del sommelier, che se interpretato con intelligenza e curiosità da bottigliere esperto oggi si fa sempre più propulsore di cultura enologica. Non a caso, la figura del sommelier è al centro del nostro modello.