Azienda Agricola Montonale

Tutto iniziò nel 1911, quando il bisnonno Francesco Girelli dissodò in solitudine due ettari di terreno nel borgo di Montonale, in Lugana, per impiantarvi Turbiana, Cabernet Sauvignon e Merlot.

Cent’anni dopo, continuiamo il lavoro del nostro antenato con nuova energia e il conforto di una cantina edificata secondo i principi della bioarchitettura e incorniciata da 30 ettari di vigneto.

Il suolo che accoglie le nostre vigne è morenico, ricco di minerali, con una poderosa vena d’argilla. Insieme al particolare microclima, dominato dalle brezze del lago di Garda, riesce a conferire un carattere pieno ed elegante alle nostre uve. 

Il vigneto è interamente di proprietà e condotto secondo il “metodo Montonale”, la nostra personale sintesi tra viticoltura integrata e sostenibile.

Varietà principe è l’autoctona Turbiana, dalla quale nascono i Lugana Montunal e Orestilla, quest’ultimo premiato ai Decanter World Wine Awards 2017 quale miglior bianco monovarietale al mondo. Per noi è stato un riconoscimento epocale, che ci ha convinti ancor di più che dalla Turbiana possono arrivare vini identitari e longevi, capaci di migliorare nel tempo per offrire al degustatore terziarizzazioni espressive e inaspettate.

Claudio, Roberto e Valentino Girelli

Cascina Belmonte

Enrico Di Martino, Cascina Belmonte

Agricoltori alla prima generazione. Detto in inglese suona anche meglio, “first generation farmers”; sembra una cosa spaziale, nuova, che trasmette una sensazione tremendamente moderna.

E moderno vuole essere il nostro modo di coltivare i campi, tralasciando l’aspetto produttivistico a favore di un approccio ecologico di conservazione del territorio.

Lavoriamo tutti i giorni alla ricerca del vino “buono, pulito e giusto” e dell’incontro con i bisogni della comunità, con un obiettivo finale ben chiaro: trovare un’armonia, un equilibrio tra l’uomo e la natura, tra il lavoro e la pace, tra l’avere carattere e la ricerca della piacevolezza.

Coltiviamo 20 ettari, di cui 10 a vigneto, tutto biologico. Siamo in Valtenesi, nell’entroterra gardesano, alle spalle di Salò.

Sui vini in selezione…

Costellazioni, il vino di una notte.

Aspettiamo che il mosto prenda colore, di solito quando è già notte. Con il cielo terso e le stelle abbagliate dall’inquinamento luminoso. Dal profumo del mosto è un attimo immaginarsi il vino, perché non c’è spazio, tra i due, solo un gentile fermentare, naturale come lo scorrere dell’acqua verso il basso.

Il Chiaretto (altrove chiamato Rosé) è il vino di queste terre. Il vino dei nonni, dei bisnonni, dei trisavoli e via così. Figlio della geografia, degli incroci della storia, dei 700 anni di resilienza del Groppello su questi terreni. Figlio del Lago, dei venti, delle morene, dei limoni, dei cipressi, dell’estate, del bagliore accecante del sole, di una notte di settembre.

Valtenesi, Chiaretto. Costellazioni.

In stramonia veritas.

I filari allineano su un piano inclinato dal cuore di burro. Un burro rosso, argilloso, che quando piove sguscia via sotto le ruote del trattore danzante in movenze scomposte. Un burro che quando c’è l’asciutta diventa tanto duro da risultare inscalfibile. Una questione di tempismo (come sempre nella vita) lavorare l’argilla. Qui a fine anni novanta i miei genitori piantarono un vigneto di Cabernet e poco lontano di Merlot. Da allora ogni anno queste piante e questa terra ci regalano un vino elegante, di carattere, sempre gioviale. Devo ringraziarli, per questo vigneto e per tante altre cose. Questa è l’occasione per ringraziare anche Chiara, un’amica di vecchia data, inconsapevole ispiratrice del nome di questo vino, quando mi raccontò di come la pianta della Datura Stramonium venisse usata nel Medioevo per preparare “filtri della verità” ottenendo più o meno lo stesso effetto di bere un bicchiere di buon vino…

Enrico di Martino

Bruno Verdi

Paolo Verdi, Cantina Bruno Verdi

La storia della mia famiglia risale al Settecento quando Antonio Verdi, dal ducato di Parma, si insedia in Oltrepò Pavese. Da quel momento, quattro generazioni si sono succedute nella cura delle terre di famiglia. Allora si producevano grano e altri cereali, i gelsi davano le foglie per l’allevamento dei bachi da seta e un buon numero di pertiche erano dedicate alla vite… Ben presto alla cura dei vigneti si unisce anche l’arte della trasformazione delle uve in vino, con una vera e propria cantina. Questa eredità si è trasmessa poi di padre in figlio, assieme alla passione e all’amore per la qualità.

Con la quarta generazione iniziano le divisioni di proprietà ed è Bruno, mio padre, il primo a imbottigliare e fregiare le sue bottiglie con la propria etichetta, negli anni dell’immediato dopoguerra.

Nel 1985 purtroppo papà Bruno viene prematuramente a mancare e a 23 anni prendo in mano la conduzione dell’azienda in vigna e in cantina, con l’aiuto di mamma Carla e di mia sorella Monica.

Inizia gradualmente un nuovo percorso, con il mio primo Metodo classico “Vergomberra” e la nascita di tre vini Cru quali Rosso Riserva “Cavariola”, Riesling “Vigna Costa” e Barbera “Campo del Marrone” che rappresentano al meglio il nostro territorio.

Tutto questo seguendo i dettami di un’agricoltura a basso impatto ambientale e alla continua ricerca di migliorare la qualità dei nostri vini, mantenendone la tipicità.

Paolo Verdi

campo marrone azienda
Corte Fusia

Daniele e Gigi, Corte Fusia

Siamo Daniele e Gigi: la nostra amicizia è nata tanti anni fa tra i banchi delle scuole elementari. Entrambi siamo nati nel 1982 e avevamo un sogno nel cassetto…produrre un Franciacorta che parlasse del nostro territorio, il Monte Orfano.

Siamo l’uno laureato in Viticoltura ed Enologia (Daniele), con all’attivo esperienze in diverse zone vinicole del mondo; l’altro (Gigi) diplomato perito agrario e poi iscritto alla Facoltà di Agraria.

A giugno del 2010, davanti a un calice di Franciacorta, fantasticavamo sul vino che avremmo voluto produrre, come tante altre volte avevamo fatto, anche se quel giorno eravamo più determinati. Armati di buona volontà e con l’obiettivo di vinificare già in quella vendemmia, in pochissimo tempo ci siamo messi a ristrutturare una vecchia cascina, abbiamo attrezzato la cantina, affittato il nostro primo vigneto e siamo partiti… È l’agosto del 2010, e nasce ufficialmente Corte Fusia.

Negli anni successivi abbiamo continuato i lavori di restauro nella nostra azienda, ma soprattutto abbiamo preso in affitto altri vigneti “abbandonati”, sul Monte Orfano. Oggi abbiamo circa 7 ettari nei comuni di Coccaglio, Cologne e Rovato e coltiviamo tutti e tre i vitigni del territorio: chardonnay, pinot nero e pinot bianco.

Dentro a Corte Fusia abbiamo messo tutto il nostro legame con questo territorio e con la sua più antica collina, che si riflettono nello spirito dei vini che abbiamo amato, sognato e poi finalmente prodotto.

Daniele e Gigi

Azienda Agricola Contini

Alessandro Contini

Prima nostro bisnonno Salvatore, poi nostro nonno Attilio, oggi nostro zio Paolo e mio cugino Mauro: la cantina Contini è cresciuta e maturata come i vini e i successi che l’hanno resa grande, attraverso la passione e l’impegno di quattro generazioni.

Per quasi 120 anni un unico filo conduttore, la Vernaccia di Oristano, ha caratterizzato il lavoro della nostra azienda. Poi, negli anni, la Vernaccia è stata affiancata da altre importanti produzioni: lo storico vitigno Nieddera, i tradizionali Vermentino e Cannonau, le sperimentazioni ben riuscite come il Karmis, gli Attilio e il biologico Mamaioa. Oggi l’azienda produce una gamma completa di vini con la quale è presente in Italia e all’estero.

Cerchiamo di continuare ad evolverci, sia nelle tecniche di vinificazione che nelle idee. Sarà per questo che i vini Contini resistono al tempo: sono vini che si amano e che si ricordano per sempre.

Alessandro Contini

Cantina Di Sante

Tommaso Di Sante

Nella nostra azienda la passione per il vino si è trasmessa di generazione in generazione, da quando il mio bisnonno ha iniziato la produzione, a fine Ottocento, adibendo alla coltura della vite un piccolo appezzamento di terra, nel borgo di Magliano.

Oggi siamo un’azienda in crescita, con 34 ettari, ma restiamo a conduzione familiare. Ho la fortuna di avere la mamma e il papà giovani, entrambi attivi in azienda: mio padre segue la parte agronomica e mia madre il nostro punto vendita diretta di Fano (punto vendita che aprì mio nonno, insegnandoci il km 0 in tempi non sospetti). Io seguo il lato enologico e la cantina, assieme a mia moglie, e con noi lavora una bella squadra di giovani collaboratori.

In regime biologico dal 2000, lavoriamo con l’obiettivo di valorizzare i vitigni autoctoni e la sostenibilità ambientale. Abbiamo ripreso i vecchi vigneti del bisnonno Timoteo e del nonno Oddo, proprio per salvaguardare i le varietà tipiche di questa vallata e la biodiversità.

Facciamo la nostra parte anche per promuovere questo territorio, con degustazioni in cantina, accoglienza, visite guidate nella vigna e nell’oliveto, didattica per bambini. Ai piccoli raccontiamo le varie fasi produttive del vino, offrendo loro succo d’uva (naturalmente non alcolico!) e pane con il nostro olio extravergine di oliva, per coinvolgerli giocando.

Tommaso Di Sante

Di Sante: una piccola grande cantina delle Marche, che nella tradizione trova l'ispirazione per valorizzare i vitigni autoctoni del territorio
Stefano e Francesco Stefanoni

Cantina Stefanoni

La storia della nostra cantina inizia al principio degli anni 50 e viene tramandata poi di padre in figlio. La nostra linea è e sarà sempre quella di migliorare la qualità mantenendo le caratteristiche tipiche dei nostri vini, valorizzando i vitigni autoctoni della nostra terra.

Io ho iniziato portare avanti questa passione di famiglia negli anni Novanta, cercando nuove soluzioni per alzare la qualità della produzione. Da sempre coltiviamo i vitigni autoctoni e non ci siamo mai convertiti a quelli internazionali. Uno dei più importanti della zona è il Roscetto (Trebbiano giallo), coltivato in un vigneto sperimentale impiantato in collaborazione con l’Università di Perugia. Da quest’uva nasce il Colle de’ Poggeri Roscetto, il nostro vino di punta perché rappresenta appieno l’azienda e questo territorio. È un vino in continua evoluzione, al quale teniamo molto. In generale, ci piace pesare che i nostri vini siano speciali non solo perché provengono da piante che crescono su una terra speciale ma anche perché riposano all’interno della stessa terra, nella cantina scavata nel cuore del paese.

Negli ultimi anni imbottigliamo il Roscetto in purezza anche nella versione spumante, fatto con la voglia di creare un prodotto di nicchia: 2500 bottiglie l’anno, rigorosamente Metodo classico, 24 mesi di sosta nella nostra cantina storica.

Già dal 2011 in azienda si è unito mio figlio Francesco, che oggi ha 28 anni, innamorato della campagna e di ogni aspetto di questo lavoro difficile. Quello che è cominciato come un impegno nei confronti della famiglia, consapevole che qualcuno prima di lui aveva faticato per creare qualcosa che durasse nel tempo è diventata una passione (quasi un’ossessione…), una ricerca continua di fare sempre meglio, a piccoli passi, senza mai perdere la curiosità, quella stessa che nel tempo lo ha portato a fare alcuni errori ma che tante volte volte ha reso fiero e soddisfatto lui e me.

Vogliamo portare avanti l’azienda in modo serio, senza mai cadere nel compromesso, nella cattiva abitudine della strada più veloce. Mio figlio non spera di ingrandire l’azienda a dismisura ma sogna di tenerla piccola e di essere sempre pienamente partecipe della nascita del proprio vino. Vuole continuare a lavorare la terra nel rispetto di chi ci sta vicino e di chi verrà dopo di noi.

Stefano Stefanoni, con il figlio Francesco

Walter Massa

Walter Massa

Sono nato negli anni ’50 da una famiglia di agricoltori, ho studiato enologia ad Alba. Faccio vino da sempre, insistendo “nella” e “con” la vigna. È l’effetto collaterale della mia vita.

Negli anni di piombo dell’agricoltura italiana ho creduto all’immensità del vitigno barbera con la certezza che il futuro del vino sarebbe stato “la bottiglia” (allora nell’azienda il vino si vendeva sfuso o in damigiana).

Ho impostato le strategie di vendita con l’obiettivo di cambiare il mercato, da “commodity” ad azienda che lavora per se stessa: vigna, cantina, mercato, comunicazione. Ho affiancato alla produzione della barbera la croatina (del 1979 la prima vinificazione in purezza) e il cortese. Nel 1987 ho provato a vinificare il timorasso in purezza con le prime 560 bottiglie.

Da lì non ho più smesso.

Dopo 10 anni a vinificare il timorasso sono entrate in campo altre due aziende; dal 2000 la crescita esponenziale che ha portato agli attuali 150 ettari. Oggi più di 40 cantine propongono vino da uve timorasso dei Colli Tortonesi.

Dagli anni Settanta a oggi la mia azienda è passata da 12 a 30 ettari di vigneto coltivato, così distribuiti: 15 ha timorasso, 8 ha barbera, 3 ha croatina, 1.5 ha freisa e altrettanti di moscato bianco, 1 ha di cortese, che uso per un vino rosa che ho chiamato Libertà.

Ho capito che il mercato del vino in Italia non è ancora maturo per una comunicazione franca e determinata. Si continua a comunicare il vitigno e non il territorio: per questo ho deciso di non produrre più vini DOC. Vendere il vino col nome del vitigno non può essere gratificante per un produttore: un grande produttore sa che il vitigno, o meglio l’uva, è l’ingrediente fondamentale del vino e ha il piacere di trasmettere nel mondo anche gli umori e l’umanità che il territorio stesso esprime.

La barbera espressa dai Colli Tortonesi si chiama “Monleale”, altrimenti non rivendico la DOC.  Lo stesso vale per “Derthona”, il vino bianco ottenuto dal timorasso: difendo l’originalità di questo vitigno nella sua culla di appartenenza, lasciando liberi gli imprenditori viticoli di tutto il mondo di utilizzare questa genetica in qualsiasi angolo della terra, perché la genetica appartiene all’umanità, ma il territorio appartiene a chi lo vive, lo cammina, lo ama.

Walter Massa

Torre degli Alberi

Torre degli Alberi

La storia della nostra famiglia affonda le radici nel passato. La cantina, specializzata nella produzione di Pinot Nero Metodo Classico, si trova a Torre degli Alberi, un piccolo borgo sulle colline dell’Oltrepò Pavese, a 500 metri sul livello del mare, dove sono nato e ho vissuto fino ai 10 anni.

La proprietà è raccolta attorno a una torre trecentesca, tradizionalmente condotta a mezzadria e coltivata a cereali, foraggi e vite. Dopo la Seconda Guerra mondiale, mio nonno decide di avviare anche l’allevamento di galline, adottando le tecniche all’avanguardia americane e gettando così le basi per la moderna avicoltura Italiana. Negli anni settanta mio padre inizia l’allevamento semibrado di mucche Limousine condotto in regime biologico.

Il vino e la vigna sono sempre state presenti nella storia della nostra azienda, anche se circa quarant’anni fa sono stati spiantati tutti i vigneti. L’altitudine (500 m s.l.m) e le condizioni meteorologiche, infatti, rendevano il microclima troppo freddo per produrre vino di qualità: fino ad allora si era prodotto un vino rosso destinato all’autoconsumo dai contadini locali.

Al contrario, negli ultimi anni le nostre terre si sono trovate ad avere le condizioni ideali per la produzione di spumanti, a causa del riscaldamento globale che costringe a spingere la produzione sempre più in alto, alla ricerca di zone con microclima più fresco, condizione indispensabile per produrre spumanti di qualità.

Così, nel 2009 mio padre Camillo ha deciso di rilanciare l’attività vitivinicola aziendale ed ha impiantato il vigneto di Pinot Nero più alto di tutto l’Oltrepò Pavese. Da due anni mi occupo con lui della vigna, dopo la scelta di lasciare Milano – dove facevo il veterinario – per tornare in Oltrepò, con mia moglie e le nostre bambine.

La nostra vigna beneficia dell’esposizione ai raggi del sole fino al tramonto e di un’ottima escursione termica, soprattutto d’estate. Tra i filari il suolo è inerbito e concimato con il letame prodotto in azienda, senza diserbanti; le viti protette solo con prodotti autorizzati dall’agricoltura biologica (rame e zolfo). Vendemmiamo a mano nelle ore più fresche della giornata, con massima cura, in piccole cassette areate, in modo da portare in cantina i grappoli ancora perfettamente intatti.

Con un lavoro scrupoloso e attento in vigna durante tutto l’anno otteniamo un’uva sana e buona che ci permette di intervenire il meno possibile con la tecnologia e la chimica in cantina e di non alterare la naturale essenza del vino.

Giacomo, con Camillo Dal Verme

piccoli terroir

Paolo e Paola Massi, Azienda Agricola Fiorano

Siamo a Cossignano, nelle Marche, terra della DOC Rosso Piceno Superiore e della DOCG Offida Pecorino: un’area nota per la grande qualità dei suoi vini.

La nostra azienda sta tra il mar Adriatico e il Parco Nazionale dei Monti Sibillini, in un posto speciale, dove le brezze marine del mare incontrano l’escursione termica dell’Appennino.

Le nostre uve sono condotte in regime biologico e vinificate in modo naturale, da 20 anni. Lavoriamo per avere uve sane, per ridurre al minimo l’intervento in cantina, e lo facciamo unendo antichi saperi tradizionali con la migliore innovazione. Vendemmiamo a mano e usiamo solo lieviti indigeni, ma ci avvaliamo delle più moderne tecnologie, nella nostra cantina in gran parte ipogea, per preservare l’integrità e la salubrità dei nostri vini.

Ci ispiriamo al manifesto dei Vignerons d’Europa, del 2009:

Il vignaiolo è colui che si prende cura della vigna, della cantina e della vendita in prima persona, che dà vita a un vino che dona piacere, figlio del territorio e del suo pensiero, espressione di un’autentica cultura. Coinvolge il consumatore con la sua passione, custodisce ed arricchisce il territorio e la sua biodiversità.

Crediamo nei valori della territorialità e delle tradizioni: coltiviamo solo vitigni autoctoni come sangiovese, montepulciano e pecorino e lavoriamo per valorizzare la viticoltura biologica delle Marche, la tracciabilità dei suoi vini, la difesa del territorio e della sua bellezza, la diffusione di pratiche agronomiche buone, per un’economia sostenibile e solidale. Solo in questo modo si può tutelare la qualità del cibo, del paesaggio e della vita.

Ci godiamo le piccole grandi soddisfazioni che il nostro lavoro ci dà, tra cui i recenti premi al nostro Pecorino 2018 (5 grappoli nella Guida Bibenda), un vino cui Lettie Teague ha da poco dedicato una bella recensione su The Wall Street Journal.

Paola e Paolo Massi

Azienda Agricola Fiorano