vigne

Lombardia del vino

Tappa #21

La tappa #21 di Sommelier Wine Box (dicembre 2019, guidata da Artus Vaso – migliore sommelier di Lombardia 2017) è all’insegna della Lombardia del vino.

La viticoltura lombarda è sempre stata caratterizzata da una grande diversificazione delle zone produttive, che si distinguono per condizioni climatiche e geografiche: una ricchezza che si estende dai versanti terrazzati della Valtellina, alle aree moreniche dei laghi Garda e Iseo, per raggiungere i colli appenninici dell’Oltrepò Pavese e la bassa padana.

In questi ambienti di rara bellezza e suggestione, il panorama vitivinicolo lombardo si è evoluto negli anni, raggiungendo oggi livelli di eccellenza tra i più interessanti d’Italia.

I vitigni autoctoni sono sapientemente coltivati assieme ad alcune uve di altra origine che proprio nella regione trovano le condizioni perfette. Ecco quindi Chardonnay, Riesling italico, Pinot bianco, Cortese, Turbiana, Moscato bianco tra le uve a bacca bianca; Croatina, Pinot nero, Barbera, Merlot, Nebbiolo, Marzemino, Groppello, Moscato di Scanzo per quelle a bacca rossa.

Ecco le cantine che abbiamo scoperto assieme: Cascina Belmonte, Bruno Verdi, Montonale, Corte Fusia.

 

Vini e acqua

Fiume, lago, mare

Tappa #20

La tappa #20 di Sommelier Wine Box (novembre 2019, guidata dal sommelier Massimo Marchesi) è stata all’insegna dei vini che crescono vicino all’acqua di fiume, lago, mare:

Il vino è cosa viva, è come una persona. Come le persone è influenzato – nel carattere – dal luogo dove nasce, cresce e vive. Con questa selezione evidenziamo la personalità dei vini che hanno le “radici nell’acqua” perché crescono vicino al mare, al lago e al fiume.

In particolare: il fiume Metauro nel nord delle Marche, che scava il suo letto tra i terreni tufacei dove si posano le vigne del Bianchello e del Sangiovese (vigne che ne traggono un marchio inconfondibile e profondo), il lago di Bolsena in provincia di Viterbo, di origine vulcanica, che dona lo scheletro minerale a vini che si arricchiscono anche nella componente aromatica, aiutati dall’escursione termica determinata dallo specchio d’acqua, e lo splendido mare del golfo di Oristano in Sardegna, che con i suoi terreni sabbiosi e alluvionali e la costante ventilazione arricchisce i vini di corpo e sapidità.

Ecco le cantine che abbiamo scoperto assieme: Cantina Di Sante, Stefanoni, Contini.

 

piccoli terroir

Piccoli terroir grandi vini

Tappa #19

La tappa #19 di Sommelier Wine Box (ottobre 2019, guidata dal sommelier Guido Beltrami) è stata all’insegna di piccoli terroir, grandi vini.

Il concetto di terroir, parola tutt’ora intraducibile nella nostra lingua, esprime l’interazione tra il vitigno, il terreno sul quale è coltivato e le condizioni climatiche nelle quali ci si trova. Questo concetto è spesso trasferito in modo ottimo nelle denominazioni d’origine, e nei disciplinari di produzione che ne regolamentano aree, uve, e modalità di vinificazione. Accade così (in Italia ma anche in Francia e Spagna) che nelle denominazioni dove l’intento qualitativo è condiviso (e, talvolta, la proprietà vitata più frammentata) alcune denominazioni negli anni riescano a spiccare più di altre, agli occhi della critica enologica e dei consumatori. Certamente questi vini, favoriti anche da regole più stringenti, esprimono qualità elevata e tecniche di produzione che puntano a massimizzare le caratteristiche delle uve.

Ma accade che altri terroir, dove alcuni vitigni sono in grado di dare risultati enologicamente eccezionali, riescano più difficilmente a farsi conoscere, apprezzare, consumare con altrettanto clamore. Questa selezione punta a questo: territori o vitigni meno noti, coltivati e vinificati da mani che danno origine a vini eccellenti.

Ecco le cantine che abbiamo scoperto assieme: Le Calle, Vigneti Massa, Torre degli Alberi e Fiorano.

 

Macerazione sulle bucce

Tappa #18

La tappa #18 di Sommelier Wine Box (settembre 2019, guidata da Ottavio Venditto, migliore sommelier d’Italia AIS 2014) è stata all’insegna della macerazione sulle bucce.

Far macerare il mosto assieme alle bucce consente la cessione di numerose sostanze che regalano al vino colore, aromi, struttura e longevità. Se la pratica della macerazione è la norma per i vini a bacca rossa, da qualche anno si sta riscoprendo anche per quelli a bacca bianca. Le variabili in gioco sono tante (varietà dell’uva, sua maturità, clima, temperatura e durata della macerazione) e l’esito può essere sorprendente. La lunghezza del contatto è un elemento chiave: può durare ore, mesi e in alcuni casi addirittura anni.

Fare oggi vini macerati significa tornare alle origini, alle antiche pratiche di vinificazione, con un occhio alla genuinità, perché si tratta di produzioni generalmente molto piccole e condotte con grandissima attenzione per la natura. In questa selezione mese scopriamo vini di piccoli artigiani del vino – che lavorano in regime naturale -, ottenuti con diversi tempi di macerazione: bianchi complessi, sempre più concentrati e ricchi di colore (fino all’arancione…) in base alla lunghezza della macerazione pellicolare e anche un rosso strutturato, dal profilo aromatico netto e caratteristico.

Ecco le cantine che abbiamo scoperto assieme: Frank & Serafico, MoVe Mondragon, Roncùs.

 

Viti metropolitane

Napoli: vini metropolitani

Tappa #17

La tappa #17 di Sommelier Wine Box (agosto 2019, guidata dal sommelier Tommaso Luongo) è stata all’insegna dei vini metropolitani di Napoli.

La scelta è caduta su una tematica interessante ma non nota come dovrebbe. Partiamo da un dato, sorprendente: Napoli è una città affascinante per storia e cultura millenarie ma resta una metropoli che soffre, come altri importanti agglomerati urbani, un’asfissiante pressione demografica ed una estesa cementificazione. La presenza antropica è imperante, ma nonostante questo la città vanta un invidiabile primato: quello di essere, dopo Vienna, la seconda città per ettari vitati in Europa. Sono una sessantina gli ettari distribuiti nei confini urbani, dislocati tra i vigneti di Santo Strato a Posillipo, il cratere di Agnano, le colline dei Camaldoli e di Chiaiano e l’area dello Scudillo. Aree inserite in un contesto paesaggistico di incomparabile bellezza, in cui uomo e natura hanno trovato nei secoli la convivenza perfetta.

La seconda caratteristica, che rende questi vigneti metropolitani realmente unici, è quella di affondare le loro radici in un territorio che, insieme alla sua provincia, è una delle poche zone a livello mondiale in cui si conserva la coltivazione a piede franco (priva del portainnesto della vite americana), grazie alla genesi vulcanica del terreno. Una rarità che, in questi ultimi anni, è sempre più apprezzata perché in grado di preservare la purezza dei vitigni e la memoria storica delle antiche forme di allevamento della vitis vinifera.

Ecco le cantine che abbiamo scoperto assieme: Azienda Agnanum, Cantine Federiciane, Cantine Astroni.

 

vini delle sabbie

Vini delle sabbie

Tappa #16

La tappa #16 di Sommelier Wine Box (luglio 2019, guidata dal grande Luisito Perazzo – miglior sommelier d’Italia) è stata all’insegna dei vini delle sabbie.

La vite coltivata su terreni sabbiosi, infatti, rappresenta una peculiarità di alcune zone vinicole in Italia e all’estero; questa condizione non è comune, almeno per quello che riguarda i vini di eccellenza elaborati in tali territori.

È ormai ben dichiarata l’importanza che il “Terroir Viticole” riflette sulle uve e sui vini: calcareo, argilloso, marnoso, ghiaioso, ciottoloso, granitico, e ovviamente sabbioso sono le tipologie di terreni più frequenti in viticoltura.

Ecco le caratteristiche più distintive dei vini delle sabbie.

Suoli più ricchi, colorati e compatti forniscono più polifenoli alle uve rispetto a suoli bianchi, calcarei o sabbiosi, che invece generano uve più profumate ed eleganti con buon contenuto in acidità tartarica nel caso di quelli calcarei e uve che daranno profumazione spiccata con alcolicità sostenuta ma struttura meno poderosa nel caso di suoli sabbiosi. Altra indicazione è fornita dalla limitata capacità di produrre vini longevi.

Quindi profumi floreali e fruttati e serbevolezza gustativa sono i tratti più distinguibili in vini prodotti su terreni a carattere sabbioso.

Quella che presentiamo questo mese è una selezione di 6 vini rappresentativi di terreni a prevalenza sabbiosa distribuiti lungo la penisola, che include il nord-ovest con il Piemonte e nello specifico i Colli Tortonesi, il centro con il distretto vitivinicolo a carattere sabbioso per eccellenza, la DOC Bosco Eliceo nel ferrarese e le sue uve coltivate a piede franco, e infine, la soleggiata Sicilia con una produzione “mista” delle uve con vigneti prevalentemente sabbiosi e altri con presenza percentuale di questo elemento.

L’augurio è quello di apprezzare tutta la qualità espressa da questi vini, senza dimenticare il carattere specifico che un terroir di questo tipo conferisce alle uve scelte.

Ecco quindi le cantine che abbiamo scoperto assieme: Claudio Mariotto, Baglio di Pianetto e Mariotti Vini.

Rosé del Salento

Rosé del Salento. Carattere da vendere

Tappa #15

La tappa #15 di Sommelier Wine Box (giugno 2019, guidata da Matteo Carrozzini) è stata all’insegna del Rosé del Salento.

Da buon pugliese (e da buon salentino!) la tematica scelta dal sommelier Matteo Carrozzini è il Rosé, un vino che in questo lembo di terra tra Mar Ionio e Mar Adriatico si esprime attraverso eccellenze riconosciute e premiate in tutto il mondo. Il Salento ha dato i natali alla prima etichetta di vino Rosato italiano imbottigliato, e oggi continua a crescere tra spinte di innovazione e profonde tradizioni.

La metodologia storica di produzione del rosato del Salento è quella per “alzata di cappello” (anche detta “salasso”) che consiste nel togliere parte del mosto derivante dalla prima spremitura per rendere più robusti i vini rossi e ottenere il rosato dal mosto estratto.

Oggi, il procedimento avviene con la macerazione a freddo delle bucce nel mosto, ottenuto da una pigiatura soffice. Si tratta di una vinificazione in bianco di uve a bacca nera, ossia una breve macerazione delle vinacce nella parte liquida del mosto.

E il negroamaro è l’uva prediletta per il Rosé del Salento, al quale regala un carattere unico.

Ecco le cantine che abbiamo scoperto assieme: Antico Palmento, Cantine Bonsegna, Michele Calò, Vito Marulli.

viti

Il Molise esiste, e produce grandi vini

Tappa #14

La tappa #14 di Sommelier Wine Box (maggio 2019, guidata dal grande Carlo Pagano – migliore sommelier di Abruzzo e Molise) è stata all’insegna del Molise, che esiste e produce grandi vini!

In questa regione, infatti, si produce vino da prima dei Romani. Già la tribù sannita dei Pentri conosceva l’arte della viticultura e più tardi Plinio elogia i vini di Isernia come tra i migliori d’Italia.

Se nel Settecento la vite è capillare nelle aree interne del Molise è il secolo successivo che esplode la volontà di valorizzare le sue risorse enologiche.

Ma la migrazione e gli avvenimenti nefasti della Seconda Guerra Mondiale sanciscono un tragico abbandono della coltura della vite soprattutto nelle aree interne.

Negli ultimi 20 anni insieme alla volontà generale di ritorno alla tradizionalità, le aziende molisane stanno riscoprendo le loro viti autoctone, come la famosa Tintilia, portabandiera della rinascita regionale, con una produzione di nicchia che stupisce anche i palati più esigenti per la sua “non omologazione”.

È un vitigno che si trova solo in Molise, la regione che esiste e che resiste!

Ecco quindi le cantine che abbiamo scoperto assieme: Tenimenti Grieco, San Zenone e Campi Valerio.

Friuli Venezia Giulia vino

Friulano, sfumature di una terra unica

Tappa #13

La tappa #13 di Sommelier Wine Box (aprile 2019) è stata dedicata al Friulano, guidata dalla delegazione FISAR di Udine.

La viticoltura friulana, infatti, si divide tra pianura e collina: la prima, e più estesa, è caratterizzata dall’alternanza di zone argillose-sabbiose e ghiaiose (Le Grave), mentre nella parte collinare troviamo marne ed arenarie (Ponca).

Questo conferisce allo stesso vino profumi e sapori diversi tra loro. Abbiamo scoperto come si manifesta il vitigno friulano quando è coltivato in zone diverse di una regione molto vocata alla coltivazione di vini bianchi.

Il percorso è partito dalla zona bassa friulana orientale, dove il friulano sta su terreni di medio impasto, composti da argille e sabbie ricche di componenti organici. Poi abbiamo percorso tutta la parte centrale della regione, sino ad arrivare a una zona di ciottoli grossolani depositati dai torrenti e dai fiumi. Per terminare, seguendo tutto l’anfiteatro morenico delle colline, siamo arrivati a est, sulle colline a ridosso del confine con la Slovenia, fino a trovare suoli più preziosi, come le marne.

Ecco quindi Obiz, I Magredi e La Sclusa, grandi cantine del Friuli Venezia Giulia!

Sommelier Wine Box

Il meglio di un anno assieme

Tappa #12

La tappa #12 di Sommelier Wine Box (marzo 2019) è stata una tappa speciale, in cui abbiamo celebrato il primo compleanno di Sommelier Wine Box proponendo tre cantine tra le più amate dai nostri clienti: è stato come ritrovare un vecchio amico, rileggere un grande libro, tornare a casa.

È stato un nostro inno a tutta l’Italia del vino, dalla Sicilia al Veneto, passando per il Piemonte. Un viaggio alla scoperta di vignaioli autentici, innamorati della loro terra e orgogliosi di diffonderne i prodotti unici.

Ecco quindi i fratelli Murgo, che coltivano il nerello mascalese sulle pendici dell’Etna, perché da una terra estrema da coltivare nascono vini indimenticabili.

Matteo, che guida la cantina Fontanabianca con l’entusiasmo di chi non ha ancora trent’anni.

Matilde, grande donna del vino, che dentro ai suoi vini mette la ricchezza del paesaggio che circonda l’azienda agricola Le Fraghe, nella splendida cornice del lago di Garda.