A che temperatura servire il vino? Guida in 4+4 punti

La temperatura è fondamentale in degustazione: quella dell’ambiente e naturalmente quella di servizio del vino. Qui raccogliamo le poche semplici regole da conoscere e gli errori da evitare per servire ogni vino alla sua corretta temperatura. L’obiettivo è sempre lo stesso: goderne al massimo.

Se anche non si è maniaci della precisione e si rinuncia volentieri al termometro da sommelier, resta importante non sciupare il vino servendolo alla temperatura sbagliata. È quindi bene conoscere le ragioni delle varie temperature di servizio (che variano dai 4 °C ai 18 °C).

PRINCIPI GENERALI

1. Le temperature basse esaltano le durezze del vino, e quindi ne mettono in risalto sapidità, tannicità e freschezza.

2. Le temperature alte aumentano la percezione dei sapori dolci, esaltano la morbidezza attenuando la tannicità.

3. Al di là delle singole temperature consigliate, riportate in chiusura e sempre passibili di qualche variazione, il principio è che i vini bianchi giovani e gli spumanti necessitano di essere serviti freddi, e la temperatura deve salire via via per bianchi più evoluti, rosati, rossi giovani e infine rossi evoluti.

4. Sui Passiti il consiglio è di servirlo fresco (attorno ai 10 °C) se non si vuole esaltarne ulteriormente la dolcezza, altrimenti spingersi fino a 14-16 °C.

TRUCCHI & ERRORI DA EVITARE

1. Per tenere sotto controllo la temperatura, ricorda che il vino si innalza di due gradi in pochi minuti da quando è versato nel bicchiere, mentre nella bottiglia tende a restare a temperatura più stabile più a lungo.

2. D’estate, è sempre meglio servire il vino a un paio di gradi in meno.

3. L’errore più comune è servire il bianco troppo freddo e il rosso troppo caldo.

4. Attenzione a non travisare il concetto (per la verità oramai datato!) di “temperatura ambiente”: se è estate la temperatura dell’ambiente può essere decisamente troppo elevata anche per un rosso importante, che andrà naturalmente raffrescato.

VINI & TEMPERATURA DI SERVIZIO

Spumanti secchi e dolci: 4-6 °C

Spumanti dolci e frizzanti, aromatizzati: 6-8 °C

Bianchi e rosati giovani: 8-10 °C

Bianchi strutturati, passiti e liquorosi bianchi: 10-12 °C

Rosati strutturati, rossi leggeri: 12-14 °C

Rossi di media struttura e tannicità, passiti e liquorosi rossi: 14-16 °C

Rossi evoluti, di grande corpo e tannicità: 16-18°C

Wine influencer

Wine influencer
come incidono nel mercato, di oggi e di domani

Cambiano le abitudini, cambia il modo di vivere la socialità, cambia anche il modo di acquistare il vino.

La pandemia ha solo accelerato un processo in atto da tempo. Sebbene ancora minoritaria nel complesso, si conferma in crescita la tendenza all’acquisto di vino online, dal circa 4% del totale di mercato attuale a percentuali più importanti, che vanno valutate nel medio e lungo periodo.

Oltre il 70% dei consumatori che fa uso dei social utilizza quei canali come possibili “suggeritori” di consigli per gli acquisti. I millennials in particolare (in Italia circa 13 milioni) vi si affidano per decidere le proprie intenzioni di acquisto, che tendono poi a condividere nelle stesse piattaforme. E ancora, circa un terzo dei giovani di età compresa fra i 18 e i 34 anni tende a fidarsi maggiormente di un brand se questo è promosso da un influencer, una tendenza con la quale il mercanto si confronta oramai da anni.

E gli influencer hanno un ruolo attivo anche nel mondo del vino.

Wine influencer: chi sono?

Sono esperti di vino ma anche di comunicazione, che con consigli e suggerimenti riescono a veicolare le scelte di acquisto dei propri follower. Sono persone in grado di generare identificazione e fiducia grazie al racconto, spontaneo e semplice, della loro quotidianità e dei prodotti che la popolano. Da lì, il coinvolgimento attivo della community.

Sì, perché la base dell’influencer marketing è la fiducia che si crea con i follower, grazie all’autenticità del linguaggio, dei contenuti e dei valori.

La comunity, dal canto suo, è interessata a ricevere consigli e a instaurare un dialogo, condividendo opinioni e facendo domande come a degli amici.

Dal punto di vista dell’età, quasi il 60% degli influencer non ha 30 anni, il 23% si attesta fra i 30 e i 40, pochi superano i 40.

Wine influencer: specificità

Nato sulla scia di quello del fashion, una delle sfide del beverage influencer marketing è quello di distinguersi dal food, puntando sulle proprie specificità.

La domanda di partenza è: come si comunicano, online, emozioni e idee che scaturiscono degustando un bicchiere di vino (l’attività più offline che si possa immaginare)?

Specie i wine influencer più giovani, poi, parlano in modo diverso rispetto alla comunicazione “classica” del mondo enologico. L’obiettivo è avvicinare tutti, facendo sentire a casa anche i non esperti.

Wine influencer: canali e strumenti

Instagram si conferma oggi il canale principale dell’influencer marketing: qui la comunicazione è semplice e immediata, foto e videocentrica. Seguono Facebook, i blog, Youtube (interessante quest’ultimo più per i contenuti che per i numeri) e poi Twitter, LinkedIN e Pinterest.

Quanto a TikTok, è un canale ancora da valorizzare appieno da parte dei wine influncer (eccezione: Italian Wines, con 150.000 follower): di per sé è adatto ai creator – e per questo aspetto della “creazione” è più simile a YouTube – grazie alle funzionalità della piattaforma e alla caratteristiche di utilizzo. Non va dimenticato che l’utenza è molto giovane: su TikTok un utente su tre ha fra i 16 e i 24 anni, e l’età media è di 34 (quella degli altri social si aggira sui 40). Qui, gli influencer sono chamati TikTokers: ragazzi spesso minorenni con milioni di followers, che si sfidano a suon di challenge.

Nella difficile sfida per l’attenzione, gli strumenti più efficaci nelle mani degli influencer sono costituiti dall’efficacia dell’impatto e dall’immediatezza dei contenuti. Questi sono prettamente visuali: soprattutto video, sempre più rilevanti e in crescita, e immagini. Ma di questi tempi di lockdown anche i podcast hanno iniziato a farsi sentire.

Opportunità per le aziende?

L’influencer marketing è utilizzato dalle aziende del settore enologico per la duplice azione di rafforzare il brand e la sua reputazione, oltre che per aumentare le vendite – la tanto desiderata conversion. Di tutto, naturalmente, vanno trovati i misuratori giusti.

Il food & beverage in Italia ricopre il 17-20% dell’influencer marketing, confermandosi un settore in grande crescita. La chiave per collaborazioni di successo? Trovare il matrimonio perfetto fra brand e influencer, fatto di valori analoghi e collimanti.

Prossimi trend?

🍾 Tenere assolutamente d’occhio TikTok.

🍾 L’approccio “storytelling” si consoliderà e i video saranno di gran lunga il contenuto più utilizzato.

🍾 Si farà sempre più strada la tendenza “no-edit”, una vera sfida per il settore, che prevede di condividere momenti, foto, video con immediatezza, senza lavorare troppo i contenuti per migliorarli. E questa autenticità condizionerà a sua volta anche i brand e il loro modo di comunicare.

🍾 Le aziende cercheranno influencer con attenzione sempre maggiore, con l’obiettivo di lavorare con chi comunica la stessa tavolozza di valori e medesimo linguaggio, guardando un po’ meno ai numeri ma puntando alla qualità di messaggi molto specifici, target mirati e creatività.

🍾 Cresceranno i micro influencer, ovvero chi ha fino a 10.000 follower. Si tratta, tra l’altro, di coloro che sembrano vantare il migliore engagement, al netto dei volumi più bassi.

Alcuni wine influencer italiani (su Instagram)

🍷Andrea Albagli di @Corvino, ingegnere di giorno, appassionato di vino di notte, vissuto gli ultimi anni tra Milano e San Diego dove si è specializzato in seismic design. Condivide la sua passione per il vino sul suo blog e con 110 mila follower su Instagram. Questa passione, precocissima, gli arriva dallo zio con il quale trascorreva le vacanze estive. Andrea condivide le sue storie di vino senza tecnicismi, ha molto seguito… ma non ama essere chiamato influencer!

🍷Emanuele Trono, @Enoblogger, con 90k follower su Instagram. Laureato in Business and Management, un Master in Italian Wine Culture, ama condividere l’amore per il vino ma anche per la bellezza italiana e il fashion. Il suo obiettivo? Avvicinare a questo magico mondo gli appassionati e i più giovani, comunicandone ricchezza e molteplicità.

🍷Giulia Sattin, architetto e sommelier – dal nonno paterno prende la passione per il liquido magico che da piccola le era proibito. Oggi condivide i suoi assaggi con oltre 70 mila follower (@winegirlfriend su Instagram).

🍷Stefano Quaglierini, di @Italian_Wines, con 70 mila follower, quasi tutti tra i 18 e 45 anni. Padre impegnato nel distretto del cuoio a Santa Croce, madre impegnata a gestire un’azienda di cavalli da corsa: due mondi distanti dal vino. La sua passione sboccia in quinta liceo, così Stefano sceglie di studiare “Viticoltura ed enologia” a Pisa, diventando uno dei pionieri del wine influencer marketing in Italia. Il suo obiettivo è comunicare cosa c’è dietro alle etichette: le storie dei vignaioli, la vendemmia, i vigneti… Si definisce un divulgatore enologico e – perché no? – wine influencer.

🍷Francesco Saverio Russo, @ItalianWineLover su Instagram, con 66 mila follower. Marchigiano di nascita e toscano d’adozione, dopo essersi occupato di organizzazione eventi e di web è stato letteralmente folgorato dal mondo del vino e ci si è buttato a capofitto. Spinto da questa passione, scrive Wine Blog Roll, uno dei blog più seguiti, e interessanti, nel mondo del vino in Italia. Il suo segreto? Uno storytelling tecnico ed emozionale assieme.

Wine influencer italiani che si rivolgono a un pubblico internazionale

🍷Simone Roveda: classe ’88, ingegnere e sommelier, alla guida della community @WineryLovers, pagina Instagram che vanta 196.000 follower. Un’ascesa importante, quella di cui si è reso protagonista Simone, che oltre al vino e al buon cibo ama i viaggi, portando i suoi seguaci in giro per il mondo. Grande capacità di farsi ascoltare e leggere, la sua è diventata una comunità numerosissima, che lo segue su Instagram ma anche su altre piattaforme.

🍷Enrico Maggiore & Diletta Quarta Colosso, di @enrico.onthewine, sono una coppia di appassionati di vino e di viaggi, sposati da poco: vivono a Parigi e condividono la loro passione con 119 mila follower.

🍷Eleonora Galimberti, fondatrice del blog Enozioni, oggi conta 101 mila follower su Instagram (@Enozioni). Nata a Milano, è specialista di Marketing & Comunicazione e wine influencer. Il suo legame con il vino parte da lontano (sua madre è originaria della terra del Brunello di Montalcino) e come lei stessa dichiara, con l’autenticità del vino riscopre una nuova se stessa, ogni singolo giorno.

🍷Cantina Social è un progetto nato nel 2015 proprio con l’obiettivo di rendere il vino più accessibile a tutti. Fra blog, podcast e vari canali social è portato avanti da Matteo Franco, Adriano Amoretti e John Murnarne, e su Instagram è seguito da 98k follower (@CantinaSocial – Wine Informant).

Si può andare oltre?

Ovviamente sì. Tutta da scrivere è una lista dei micro wine influencer, cioé di chi ha un numero più contenuto di follower. E riserverebbe sorprese interessanti.

Un esempio? Not Just Wine, bel progetto di Luca e Matteo nato per condividere esperienze e cresciuto con l’obiettivo di parlare di vino a tutti. Oltre 36 mila follower su Instagram (@notjustwine), podcast, viaggi, community, eventi e naturalmente tanti vini!

Non si possono non registrare anche le scelte in controtendenza, come quella di Maximilian Girardi, che negli anni passati è stato il wine influencer in assoluto tra i più autorevoli in Italia. Il suo account non è più online per la scelta dello stesso Girardi di dedicarsi completamente alla sua tenuta.

Una conferma, se ce ne fosse stato bisogno, del fatto che il racconto del vino, in qualunque forma, richiede cura e tante energie.

wine club

Cosa sono, davvero, i wine club?

L’abbonamento di vino è tra le subscription più di tendenza del momento. Noto – soprattutto oltreoceano – come “wine club”, si sta facendo strada anche in Europa.

🍾 Ma cos’è un wine club, esattamente?

L’idea nasce negli Stati Uniti nel 1972: Paul Kalemkiaran – geniale farmacista armeno, emigrato negli Stati Uniti e qui appassionatosi di vino – crea il Wine of the Month Club con il quale ogni mese propone ai suoi clienti un bianco e un rosso, spediti a casa per posta. La ragione? Non riusciva a gestire la mole di clienti che si recavano in enoteca di persona, in cerca di buoni vini a pochi dollari. Il club è attivo ancora oggi, guidato dal figlio.

🍾 Il modello americano

Complice una società che ha scommesso sull’economia delle relazioni di lungo termine, il wine club si diffonde velocemente, erogato sia da enoteche sia da cantine, specialmente californiane. Questi servizi vivono oggi una grande diffusione negli Stati Uniti, dove ne esistono di vari tipi. Il modello classico è quello che consente di ricevere un numero variabile di vini – a scelta tra rossi, bianchi o un mix – ogni mese, ogni 3 o ogni 6.

Negli ultimi anni, i wine club si stanno diffondendo in Europa – UK in primis – ma ora anche in Italia.

🍾 Wine club delle cantine

Per i produttori, inviare ai propri clienti le bottiglie direttamente a casa è un’attività lungimirante, interpretata come una prosecuzione delle attività in loco – quasi un’appendice nella tasting room. Avere il proprio wine club, per le cantine, è molto importante per rafforzare il brand, fidelizzare i clienti, migliorare le performance dell’azienda… E lo storytelling ne è un elemento cardine.

🍾 Il punto di vista del cliente

Lato consumatore, la subscription box di vino consente di godere della ricezione a casa di bottiglie con regolarità. Il tipo di opzioni disponibili va dalla secret box (come nel caso di Sommelier Wine Box) alla scelta della tipologia di vini, alla frequenza di ricezione, fino alla quantità di bottiglie da ricevere.

Inoltre, nel caso in cui il servizio sia anche un canale di vendita classico, con vini a catalogo, per i membri sono di solito disponibili anche sconti, benefici; mentre se si tratta di wine club offerti da cantine possono essere previsti trattamenti preferenziali per i membri. Tra questi: partecipazione a degustazioni ed eventi, accesso a bottiglie a tiratura limitata, fino alla possibilità di tenere la propria collezione di vini nella cantina.

🍾 Benefici?

Un wine club è più di un semplice abbonamento: significa poter avere un approvvigionamento regolare di vini, direttamente a casa e a prezzi convenienti, ma anche avere accesso a molte informazioni su quelle bottiglie, potendo così aumentare la propria conoscenza enologica. Allo stesso tempo, c’è l’idea appartenere a una community di persone accomunate dalla stessa passione per il magico mondo del vino.

Nel caso di wine club classici è molto forte il valore creato dalla varietà delle regioni, dei produttori e delle tipologie di vini proposti, mentre nel caso di wine club offerti dalle singole cantine c’è più l’idea di arricchire le proprie scorte con quello che magari è “il vino del cuore”.

🍾 Effetti per il mondo del vino?

A un livello più generale, il wine club promuove la cultura del vino, quella del degustare consapevole, creando “ambienti” di appassionati che amano farsi consigliare e scoprire bottiglie nuove. Sono winelover ben disposti alla sperimentazione e alla condivisione: raccolti assieme contribuiscono al progresso di tutto l’ecosistema del vino.

🍾 Parole chiave?

Selezione: perché fondamentale è la qualità dei vini offerti.

Storytelling: perché dentro ogni bottiglia c’è un mondo da raccontare ed è (anche) questo che gli appassionati ricercano.

Appartenenza: perché fare parte di un wine club significa condividerne i valori.

vino e cioccolato

Vino e cioccolato? Si può!

L’abbinamento tra vino e cioccolato è la storia di una sfida, portata avanti nonostante la teoria ne indicasse il sicuro fallimento. Una sfida vinta, grazie alla quale oggi possiamo godere di piaceri intensi e inediti.

Fino a qualche anno fa nessuno abbinava questi due prodotti unici, e il cioccolato era proposto praticamente solo con i distillati. Sembrava impossibile far sposare le caratteristiche dei due: il protagonismo del cioccolato (gusto intenso, persistente e amaro) pareva coprire, e alterare, quello del vino senza lasciare spazio al dialogo. Ma quel matrimonio impossibile a qualcuno è iniziato ad apparire seducente, e alcuni addetti ai lavori hanno iniziato a cimentarsi in una prova quasi alchemica, scatenando la creatività e proponendo abbinamenti nuovi.

Il cioccolato regala emozioni sensoriali intense, tra olfattive, gustative, di consistenza… Come accade nel vino, il piacere che ne deriva si compone di una miriade di sensazioni diverse: le sfumature e la persistenza degli aromi, la dolcezza, l’amarezza e la grassezza sono tutti elementi molto variabili. Oggi, varie sono le possibilità di abbinamento con il nettare degli dei.

Ecco 5 consigli pratici.

1. DA TENERE A MENTE, PRIMA DI PARTIRE

Scegliere un vino che sia all’altezza e sappia tenere testa alla complessità del cioccolato. Potendo, scegliere prodotti di qualità da entrambi i lati.

2. COME SCEGLIERE IL VINO GIUSTO

Il segreto dell’abbinamento si basa sul principio che struttura, aroma e soprattutto dolcezza devono essere paritetici fra cioccolato e vino altrimenti il gusto di quest’ultimo si perde. Tenere d’occhio la percentuale di cacao: più alta è, più ci sarà bisogno di vini alcolici, strutturati, dalla complessa e lunga carica aromatica.

E poi, in linea di massima: più scuro è il cioccolato più scuro dovrà essere il vino.

3. GLI ABBINAMENTI MIGLIORI

Le tipologie di vino che si prestano meglio alla sfida sono:

🍷vini passiti;

🍷vini liquorosi o fortificati;

🍷vini aromatizzati.

4. QUALCHE SUGGERIMENTO PRATICO?

Cioccolato bianco: Colli Euganei Moscato Fior d’arancio Passito, Erbaluce di Caluso Passito, Alto Adige Moscato Giallo, Moscato di Trani Dolce Naturale, Recioto di Soave, Zibibbo.

Cioccolato al latte: Malvasia delle Lipari Passito, Vin Santo del Chianti, Valle d’Aosta Chambave Moscato Passito, Aleatico di Gradoli, Malvasia di Bosa Passito, Marsala Superiore Rubino, Passito di Pantelleria.

Fondente surfin: Sagrantino di Montefalco Passito.

Fondente extra bitter: Vin Santo di Montepulciano.

Fondente amarissimo: Marsala Superiore Riserva, Porto, Barolo Chinato, Recioto della Valpolicella.

5. E CON I DOLCI?

I morbidi dolci al cioccolato al cucchiaio (crème brulèe al cacao, budino al cioccolato, mattonella al gianduia…) possono trovare l’abbinamento quasi perfetto con un Pantelleria Moscato Liquoroso o una Malvasia.

Per la Sacher e gli altri dolci al cioccolato fondente dal sapore pieno: Passito di Pantelleria, Marsala Superiore, Banyuls, Porto Tawny, Vino Santo Trentino…

I saccottini di farina di castagne con pere e cioccolato trovano buon equilibrio con Recioto della Valpolicella o Sagrantino di Montefalco Passito.

Con un brownie servite un Aleatico.

Con i dessert a base di cioccolato bianco vanno bene, tra le varie possibilità, Moscato e Recioto di Soave.

L’abbinamento vino cioccolato è un esempio perfetto di come un pairing che può essere ostico anche per gli esperti si stia facendo strada, perché il gusto cambia e le frontiere (della creatività e delle papille gustative) sono sempre alla ricerca di nuove sfide.

E la Pasqua alle porte offre la possibilità di testarlo!

bicchieri

Quattro segreti per un calice splendente

Tutto parte dal bicchiere dove si versa il vino, che deve essere sempre perfettamente pulito.

Quattro consigli + 1 per avere calici splendenti, gli unici che consentano di valutare perfettamente le qualità visive di un vino, tra cui fluidità, colore, perlage per le bollicine…

1. Lava i bicchieri a mano, con acqua calda e senza detersivo (se necessario, l’unico ammesso è il sapone neutro di Marsiglia, da diluire in acqua).

2. Se proprio non puoi fare a meno di metterli in lavastoviglie, togli i bicchieri alla fine del ciclo senza lasciarli a contatto con il vapore acqueo.

3. Asciugali molto bene con un panno, possibilmente di lino.

4. Riponili in una credenza pulita, inodore e asciutta, rivolti verso l’alto se rischiano di non essere perfettamente asciutti, verso il basso se li hai asciugati con cura.

E se sono molto sporchi?

In tal caso, lavali con acqua calda e succo di limone, sale, bicarbonato o aceto, dopo averli tenuti in ammollo per almeno mezz’ora.

vino

Linea e vino? Un matrimonio possibile

La felicità passa per le piccole cose: una passeggiata in riva al mare, la pasta della mamma, gli amici attorno a un tavolo, il penultimo episodio della serie TV più amata, vincere il derby, le vecchie canzoni, un bicchiere di vino.

Rinunciare al nettare degli dei per paura di ingrassare nuoce all’umore in modo irreversibile, per questo abbiamo raccolto 6 consigli per chi non vuole sacrificare la forma perfetta ma neanche togliersi il piacere, impareggiabile, di una bella bottiglia di vino.

1. La premessa è che un bicchiere di vino contiene grosso modo 120 calorie: tenetelo a mente se fate il conto preciso dell’apporto calorico giornaliero.

2. Fate sport e abbiate una dieta sana ed equilibrata (pochi grassi e zuccheri, molte fibre, proteine magre, meglio se di origine vegetale…): un bicchiere di vino al giorno – meglio se rosso – ne fa parte a pieno titolo. I vecchi insegnano e la scienza approva.

3. Se siete a dieta, eliminate una piccola parte di carboidrati, magari aggiungendo verdure ai pasti, per non dover rinunciare a un sacro bicchiere di vino: l’apporto calorico sarà lo stesso.

4. Associate il vino al cibo, non il vino al vino.

5. Bevete un bicchiere d’acqua tra un bicchiere e l’altro, specialmente d’estate: questo consente di idratarsi con l’acqua e potersi godere la giusta quantità di vino.

6. Bevete un bicchiere di vino buono, invece che molti e mediocri.

Il vero piacere sta nella qualità.

tappo a vite

Tappo a vite: quello che volevi sapere

Può sembrare strano ma ancora tanto mistero circonda il tappo a vite – chiamato anche Stelvin dal nome del produttore che l’ha inventato – e tanti amanti del vino non sanno ancora come giudicarlo.

Diffusissimo fuori dall’Italia, due persone su tre lo guardano con sospetto, credendo che questa chiusura sia sinonimo di bassa qualità del vino. Invece la storia è diversa.

Abbiamo provato a raccontarla con 12 domande, e altrettante semplici risposte.

Incominciamo dal principio, come è fatto il tappo a vite?

Di una guaina in metallo (alluminio, di solito), che fascia la parte finale della bottiglia. Dentro, il fondello è in lega di stagno e contiene un gas totalmente inerte (azoto) in minima quantità: in questo modo garantisce la protezione del vino dagli agenti esterni, dall’umidità, dagli sbalzi di temperatura e di pressione.

Quali sono i vantaggi?

Questa chiusura, a differenza del sughero, impedisce il passaggio dell’ossigeno, consentendo di mantenere intatte tutte le proprietà organolettiche del vino. La condizione è che il vino sia imbottigliato sano e la bottiglia conservata bene. Non va dimenticato che, in bottiglia, tra il tappo e il vino c’è comunque una quantità di ossigeno.

Lo screw cap, inoltre, scongiura l’insorgenza dell’odore di tappo (sempre che questa muffa non sia già presente nelle botti). Si contrappone quindi alla variabilità dell’interazione vino-sughero, che può essere rischiosa.

Ma è vero al 100% che l’ossigeno non passa?

No: i tappi a vite più moderni possono essere scelti più o meno ermetici: oggi, il produttore può decidere quanto ossigeno vuole far passare dal tappo.

Fuori dall’Italia chi lo adotta?

Se escludiamo il nostro Paese, la scelta tra sughero e tappo vite finisce 1-1. Molto amato in America e Asia, i mercati esteri lo richiedono e sempre più produttori (anche francesi) adottano questa chiusura anche sulle etichette di punta.

Due nomi di vignaioli che sul tappo a vite hanno scommesso?

Tra gli altri, vanno sicuramente ricordati Matilde Poggi e Walter Massa. Cioè due giganti del vino italiano.

Quali vini amano di più questa chiusura?

Lo Stelvin è in media più usato per i vini bianchi, specie se giovani e aromatici.

A ogni vino il suo tappo, quindi?

In alcuni casi il tappo in sughero – con le sue caratteristiche di permeabilità – è fondamentale. Vini che necessitano di molta evoluzione per esprimere tutte le loro potenzialità lo faranno più facilmente – e più velocemente – con tappi in sughero.

Cosa aspettarsi nei vini tappati a vite?

Di base: freschezza più marcata, aromi ben definiti, fragranza.

Ci si può spingere oltre nell’analisi?

Sempre. Non è esatto dire che in mancanza di ossigeno il vino non evolve, in realtà cambia eccome, ma in modo diverso e più lento, per via di fenomeni ossidoriduttivi. Ma gli effetti dell’ossidazione sono molto più evidenti nel breve periodo rispetto a quelli riduttivi. Quindi più lasciamo libero il passaggio d’aria e più velocemente evolverà la materia. E, al contrario, se vogliamo conservare il nostro vino più a lungo possibile in uno stato che giudichiamo perfetto, dobbiamo limitare al massimo lo scambio di aria. Se vogliamo preservarlo così come è stato imbottigliato, impedire il passaggio dell’aria è di fatto un “must”: così, avremo aumentato la sua capacità di invecchiare.

C’è da preoccuparsi per i fenomeni riduttivi, quindi?

No. Se il vino è un buon vino non sarà l’evoluzione in ambiente anaerobico a rovinarlo. Se lo fa, significa che si trattava di una bottiglia semplice già in partenza, una di quelle che non si tengono comunque in cantina a lungo.

Quali sono le resistenze più diffuse tra i consumatori?

A molti sembra di tradire una tradizione, anche perché l’apertura del tappo di sughero si lega a un rito quasi sacro.

Quindi, che fare?

Imparare ad aprire correttamente le bottiglie con tappo di sughero (se non siete pratici abbiamo scritto una facile guida) e poi guardare senza preconcetti alla novità della chiusura a vite: in fondo, la vera poesia sta dentro la bottiglia!

vino e aceto

Perché il vino si trasforma in aceto?

Anche ai più stimati amanti del vino è capitato almeno una volta di lasciare una bottiglia aperta, e di dimenticarsene. Sono piccoli attimi di oblio.

Ma perché una bottiglia di vino aperta con il passare del tempo diventa aceto?

Esistono alcuni piccoli batteri, acetici appunto, responsabili dell’ossidazione acetica: di fatto trasformano il vino in aceto (l’etanolo in acido acetico, per la precisione). Questa fase è chiamata fermentazione o ossidazione acetica e si verifica solo in presenza di ossigeno e se la temperatura è piuttosto alta (tra 23° e 30°).

La trasformazione in aceto non dipende dalla qualità del vino ma da queste due condizioni. E poi, i batteri acetici non amano la solforosa…

Come si può contrastare questa trasformazione chimica?

Per evitare la trasformazione in aceto bisogna conservare il vino che sia già aperto quanto più possibile in assenza di ossigeno, tenendolo a temperatura bassa.

Aceto, il male assoluto?

Certo, se l’obiettivo non è quello di ottenere aceto dimenticare mezza bottiglia di ottimo vino aperta non è piacevole. Ma va detto che l’aceto è un prodotto nobile, e oggi sempre più siamo in grado di apprezzarne non solo le qualità aromatiche ma anche la taglienza e spigolosità. Una una sfida aperta, se si vuole, alla ricerca dell’equilibrio a tutti i costi.

E dopo l’aceto?

Il vino non è stabile e non lo è neanche l’aceto. Se ci sono ancora batteri acetici, presenza di ossigeno e temperatura sostenuta l’aceto tende a trasformarsi in acqua.

Il vino è materia viva, ed è anche per questo che ha tanto fascino.

vino al ristorante

Chi assaggia? Come capire se un vino “sa di tappo”

Si fa presto a dire che se il vino sa di tappo te ne accorgi subito, ma non è sempre così. È capitato a tutti di non riuscire a sentirlo mentre gli altri al tavolo ne sono convinti, o di capire che qualcosa non va nell’odore di un vino senza riuscire a precisarne il difetto. E per questo, tante persone non fanno volentieri l’assaggio al ristorante.

10 + 1 trucchi per capirne di più e offrirsi volontari alla prossima occasione.

1. Perché il vino “sa di tappo”?

Questo problema colpisce democraticamente tutte le bottiglie, di qualunque tipologia e prezzo. Il sentore è dovuto a un fungo che aggredisce il sughero (o che ha addirittura colpito le botti prima dell’imbottigliamento). TCA è il nome della molecola incriminata che dà origine all’odore.

2. Di cosa sa, se “sa di tappo”?

Il vino avrà un odore acre, più o meno forte, che assomiglia soprattutto a quello del cartone bagnato, ma anche alla terra umida, alla muffa e al cane dopo una bella passeggiata sotto la pioggia. E questo odore copre tutti gli altri sentori, di frutta, di fiori, boisé… Più precisamente, la molecola stessa impedisce di sentirli.

3. Si sente subito?

Di solito sì, annusandolo, perché l’odore è abbastanza forte, e a volte si capisce anche solo dal tappo (ma per questo serve fortuna e avere bevuto parecchio). Comunque la prima sensazione al naso è di solito quella giusta.

4. E se non ne sono sicuro al 100%?

Sprecare un vino è un peccato: bisogna esserne certi. Lasciate passare qualche secondo, per evitare l’assuefazione e dimenticare le prime sensazioni, e annusate ancora.

5. Altri elementi da valutare?

Alla puzza potrebbe accordarsi un difetto visibile nel sughero, quindi osservate anche se il tappo si presenta danneggiato.

6. Come si presenta il vino, all’assaggio?

Al sorso si ha la prova del nove: se sa di tappo il gusto sarà amaro e ammuffito, molto sgradevole.

7. E se vedo pezzi di sughero nel vino?

Questo problema non ha a che fare con il sapore di tappo, è solo il segno che la bottiglia non è stata aperta perfettamente. Una guida su come stappare correttamente la trovate qui.

8. Come posso evitare di buttare la preziosa bottiglia?

Se l’odore non è troppo marcato, si può usare il vino per cucinare: l’odore di tappo tende infatti a evaporare in fase di cottura. Ma se il sapore acre è molto sviluppato, meglio annaffiarci le piante.

9. Come esercitarsi a riconoscerlo?

Prima o poi capita a tutti di trovare una bottiglia con questo problema: se volete allenarvi a riconoscerlo basta prendere dei trucioli di legno e metterli in un barattolo chiuso con dell’acqua e annusare dopo qualche giorno. Per distinguerlo invece dagli altri difetti del vino, abbiamo scritto un’altra piccola guida.

10. Si può rimediare, con la conservazione?

Prevenirlo è difficile ma è consigliato non tenere a lungo le bottiglie in frigorifero perché il batterio ama il freddo e l’umido.

CHE FARE, QUINDI?

Al ristorante andrà fatta cambiare la bottiglia, mentre a casa è importante avere un abbonamento di Sommelier Wine Box 😎

vino a cena

Che fare quando si invitano ospiti a cena e loro portano il vino?

Che siate i maghi dell’ospitalità o che per voi organizzare un pranzo a casa sia l’evento del decennio, non è sempre facile capire come trattare i propri ospiti in termini di vino, specialmente se sono loro ad arrivare con delle bottiglie.

Il vino è davvero tra i doni più graditi in assoluto, bisogna solo decidere se aprirlo in quello stesso momento o meno.

Che fare, quindi, se i vostri ospiti arrivano con una bottiglia?

Ci sono sostanzialmente due strade, e dipendono dal tipo di serata che state offrendo. La prima riguarda l’etichetta da applicare alle situazioni formali – e ha tutto il fascino delle circostanze un po’ fuori moda – l’altra si applica alle gioiose rimpatriate fra cari amici.

1. Se l’occasione è davvero formale nell’organizzare avrete pensato a tutto, predisponendo quali vini servire (vini pensati per accompagnare le varie portate…), li avrete portati alla giusta temperatura e magari già aperti per farli respirare. In questo caso offritevi di aprire la bottiglia arrivata in dono ma probabilmente i vostri ospiti sapranno rifiutare con garbo: a quel punto non avete che da annunciare prossime occasioni di aprirlo assieme.

2. Ma se la cena è informale, il vino non solo è più che benvenuto, ma se ne vorrà godere subito! I vostri amici vi avranno magari chiesto in anticipo il menu e avranno portato le bottiglie adatte e alla giusta temperatura. Al che non avrete che da indicare il momento più adatto della cena in cui le stapperete, per la gioia di tutti!