aprire bottiglia di vino

Come aprire una bottiglia di vino, in 8 punti

Winelover, sommelier e assaggiatori di professione, aspiranti enosnob, stimati maestri del vino, appassionati. Si parte tutti dall’apertura della bottiglia.

Ecco come fare, nel modo corretto, senza scene teatrali né lotte corpo a corpo.

1. Procurati un cavatappi con coltellino, spirale e leva (se a doppia leva è ancora più semplice) e pulisci la bottiglia, soprattutto se l’hai presa dalla cantina degli antenati.

2. Estrai il coltellino e incidi il collo della bottiglia, appena sotto la corona. Questa prima incisione deve correre in orizzontale, tutto attorno alla capsula (a volte sono necessari due giri); la seconda incisione va fatta in altezza (dal precedente taglio fino in alto). In questo modo, potrai rimuovere facilmente la parte superiore della capsula e richiudere il coltellino.

Tutto questo senza shakerare la bottiglia.

3. Un sommelier a questo punto pulisce il tappo con il tovagliolo. Meglio ricordarlo: è da fare soprattutto se sono evidenti polvere o muffe.

4. Estrai la spirale (il verme…) e puntala bene al centro del tappo, tenendola in verticale e iniziando a girare in senso orario fino a quando resta fuori solo un giro (attenzione a non andare fino in fondo, forando il tappo dalla parte opposta: potrebbero cadere impurità nel vino).

5. Appoggia la leva più corta del cavatappi sulla bocca della bottiglia e fai pressione in modo che il tappo inizi a sollevarsi. A fine corsa, passa alla leva più lunga (studi dimostrano alte probabilità di successo anche se la leva fosse unica).

Se il tappo non cede, affonda di più la spirale.

6. Ora non resta che tirare e il tappo uscirà facilmente. Ma attenzione alla troppa enfasi, il classico rumore va evitato perché considerato inelegante. E non dimenticare il tappo nella spirale, intralcerebbe le successive libagioni.

7. Un professionista a questo punto annusa il tappo, per rilevare eventuali difetti (compreso il classico odore di sughero). Darci almeno un’occhiata non è mai sbagliato.

8. Assaggiane un sorso, per verificare che tutto sia a posto, e servi gli altri.

Et voilà, a questo punto la bottiglia è pronta per raccontare le sue storie…

Donatella Cinelli Colombini

Donne e vino? Intervista a Donatella Cinelli Colombini

Ci siamo chiesti quale sia il punto di vista femminile sul mondo del vino, che cosa si veda e cosa si sogni dalla prima linea di quella specifica prospettiva. Per farlo, abbiamo avuto l’onore di intervistare Donatella Cinelli Colombini, Presidente dell’Associazione Donne del vino e grande imprenditrice, nel senso più ampio e più inventivo del termine.

🍾 Da giovani che hanno basato Sommelier Wine Box sull’idea che ‘coltura’ sia ‘cultura’, siamo convinti che non sia un caso che lei sia una storica dell’arte. In cosa si è laureata?    

Studiavo le opere degli orafi medioevali, soprattutto quelle senesi. Allora gli artisti avevano pochi strumenti di trasmissione della cultura figurativa: internet del Medioevo erano miniature, avori, piccoli dipinti per devozione personale e smalti. Questi ultimi sono piccole superfici metalliche incise a cesello e sbalzate: venivano colorate con paste vitree e usate in calici, croci processionali o reliquiari. I senesi erano i più bravi di tutti: lavoravano per il papa e per i re. Quando ho creato il vino dei miei sogni, il Brunello IOsonoDonatella, ho messo sulla bottiglia il disegno di un anello con il mio logo al centro, come fosse un sigillo…

🍾 Affiora sin da subito la sua scelta del vino, che è un ritorno alle origini se vogliamo…

Sì, nasco in una famiglia di produttori con una tradizione di almeno 400 anni. Alla fine del Cinquecento i miei antenati pagavano già le tasse per le coltivazioni nel podere Casato, dove ora ho le mie vigne di Sangiovese per il Brunello. Avere un passato così lungo alle spalle è un onore e un onere: mi ha quasi costretto a impegnarmi per ridare l’antico splendore alle due proprietà che i miei genitori mi avevano affidato. Non è stato semplice (sarebbe stato più facile scegliere dove e come investire!), ma ne è valsa la pena. Forse dal cielo mi guardano sorridendo, e credo che mi aiutino anche.

🍾 Da sempre, la donna ha un ruolo importante nell’agricoltura, sin da quando questa era un’attività di sussistenza e familiare. Più tardi è grazie alle donne se tante aziende sopravvivono mentre gli uomini cercano un futuro migliore in città. E da lì, le prime attività imprenditoriali a direzione femminile. Quale, la situazione di oggi?    

Le donne sono il 42% di chi lavora in agricoltura e il 29% delle aziende agricole sono condotte da donne. Si tratta di imprese piccole, più piccole della media nazionale, e infatti solo il 21% della SAU (superficie agricola utilizzabile) è sotto la direzione femminile. Ma le donne sono molto brave e quindi queste piccole imprese funzionano meglio di quelle dei maschietti, al punto che producono il 28% del PIL agricolo. La performance media è molto buona.

🍾 L’Associazione Nazionale Le Donne del Vino nasce nel 1988: le prime 800 socie sono delle vere pioniere. Ma perché oggi, a distanza di 32 anni, si può ancora parlare di ‘genere’ in un settore produttivo?

Il gender gap esiste, non c’è da farsi illusioni. Nel settore pubblico la forbice della differenza salariale fra uomini è donne è del 4% ma nel privato sale al 20% e fra i liberi professionisti tocca il 38%. Le donne fanno meno carriera e accettano minori prospettive di successo professionale pur di avere più tempo per la famiglia. Proprio in questi giorni abbiamo completato un’analisi sull’accesso al credito realizzato dall’Università di Siena su un campione di socie Donne del Vino: per la prima volta si vede che il problema non è stato rilevato. È una piccola luce alla fine del tunnel perché studi analoghi su commercianti e artigiani donne hanno invece rivelato un serio problema di risorse bancarie per le imprese al femminile… ma cominciamo appunto a vedere la fine del tunnel, almeno tra le Donne del Vino.

🍾 Vede segnali positivi nelle nuove generazioni?

I segnali sono tanti e forti, in tutto il mondo. Crescono le donne fra le iscritte alle facoltà di agraria e enologia, crescono le donne nei corsi da sommelier e WSET, dove ormai sono il 40%. Ora si tratta di dare a queste ragazze maggiori prospettive di lavoro e carriera. Per questo le Donne del Vino hanno creato il progetto ‘FUTURE’, un portale dove le imprese del vino al femminile offrono opportunità formative alle giovani sotto i 30 anni. C’è persino una socia con base a Hong Kong che farà da tutor per un anno a 3 future export manager. Ci sono stage in vendemmia in Cile e Nuova Zelanda, la partecipazione come giurate alla Selection mondiale des vins Canada oltre ovviamente alle opportunità formative in Italia.

🍾 Ecco, la promozione del ruolo della donna come imprenditrice nel mondo del vino e l’accrescimento della cultura del vino sono, secondo noi, le finalità più belle della vostra Associazione. Che cosa la fa essere fiera di esserne la Presidente?

È l’aver costruito uno spirito di squadra talmente forte da andare oltre i confini nazionali. Non solo abbiamo socie attivissime ovunque, che si aiutano e si alleano per creare progetti impossibili da realizzare singolarmente, ma ora abbiamo costituito anche un network con 7 associazioni estere, dall’Australia all’Argentina, alla Germania…

🍾 Gli studi dicono che le aziende guidate dalle donne sono in media più aperte al pubblico. “Cantine aperte” è una sua invenzione…

Sì: è la cosa di cui vado più orgogliosa. Aver creato ‘Cantine aperte’ senza soldi, con la sola forza delle idee e della persuasione è stato fantastico. Quando ho iniziato, nel 1993, in Italia c’erano 25 cantine aperte al pubblico oggi sono 25.000 di cui circa 8.000 ben attrezzate per l’incoming. La consapevolezza di avere contribuito a cambiare un intero comparto economico e aver dato prospettive di sviluppo a imprese e interi territori mi scalda il cuore.

🍾 Quale, la donna del vino più incredibile mai conosciuta?

Incredibile no, quelle che ho incontrato sono tutte molto normali, anche quelle straordinariamente brave. Se dovessi fare un elenco sarebbe lunghissimo.

🍾 Da grande imprenditrice, due fattori di successo che accomunano le imprese ‘in rosa’ e due debolezze, che immagino ci siano…

I fattori di successo sono il carattere multitasking e la predisposizione a creare relazioni. Il Professor Vincenzo Russo, esperto di Neuromarketing, ci ha insegnato che l’uomo lavora per obiettivi e la donna per relazioni: l’uomo fa la vendita, la donna crea il mercato. Per le cantine italiane è determinante.

I fattori di debolezza sono la propensione a evitare ambienti conflittuali e lo scarsissimo interesse al potere. Il risultato è che le donne guidano un terzo delle cantine italiane ma nei CDA dei consorzi dei vini sono meno del 10%. Proprio non ci vogliono andare. Devono invece imparare che per avere parità opportunità professionali e di retribuzione con gli uomini bisogna contare di più. Scappare dalla lotta per il potere o addirittura dal voto e dall’impegno politico è sbagliato.

🍾 È vero che i giovani oggi tornano alla terra?

Sì, anche se la vedono in un modo romantico, la realtà è più difficile.

🍾 Rispetto della tradizione e occhi puntati al futuro, produzione di qualità e urgenza assoluta di agire nel rispetto dell’ambiente… Quale, la sfida più grande che il mondo del vino affronta oggi?

Bisogna che la ricerca ci fornisca prodotti assolutamente ecocompatibili, come derivati da alghe, arance e simili, per combattere le malattie della vite a basso costo e in assoluto rispetto dell’ambiente. Altrimenti la coltivazione biologica o biodinamica rimarrà limitata ai sognatori o ai vini di alto costo. È necessario ridurre le emissioni, quindi puntare su motori elettrici e produrre energia con pannelli, con l’eolico o simili. Infine c’è il problema dell’acqua, che è poca e viene sprecata troppo. Questa è la sfida più grande e più difficile.

🍾 E per finire ci faccia sognare: il suo vino preferito?

Dovrei dire il Brunello Prime Donne che è la bandiera dell’azienda e la rappresentazione liquida del progetto sulle pari opportunità nell’enologia. In realtà quello che mi fa battere il cuore è Cenerentola DOC Orcia, una denominazione quasi sconosciuta, nata nel 2000 fra i territori di due sorellastre più famose e ricche: il Brunello e il vino Nobile. Un vitigno autoctono abbandonato da un secolo – la Foglia tonda – e la sfida alle due sorellastre, appunto; e poi un lavoro fatto di prove, errori, coraggio e talento. Tutto questo ci ha portato a ottenere punteggi di 93/100 e il successo internazionale. Ora sull’etichetta di Cenerentola c’è una corona perché ha letteralmente accalappiato il suo principe… ma che avventura! Lo scorso anno ho organizzato il primo meeting fra i produttori di Foglia tonda di tutta la Toscana e ora si può dire che è un vitigno di tendenza. Anche questo è un successo!

vino a cena

Che fare quando si invitano ospiti a cena e loro portano il vino?

Che siate i maghi dell’ospitalità o che per voi organizzare un pranzo a casa sia l’evento del decennio, non è sempre facile capire come trattare i propri ospiti in termini di vino, specialmente se sono loro ad arrivare con delle bottiglie.

Il vino è davvero tra i doni più graditi in assoluto, bisogna solo decidere se aprirlo in quello stesso momento o meno.

Che fare, quindi, se i vostri ospiti arrivano con una bottiglia?

Ci sono sostanzialmente due strade, e dipendono dal tipo di serata che state offrendo. La prima riguarda l’etichetta da applicare alle situazioni formali – e ha tutto il fascino delle circostanze un po’ fuori moda – l’altra si applica alle gioiose rimpatriate fra cari amici.

1. Se l’occasione è davvero formale nell’organizzare avrete pensato a tutto, predisponendo quali vini servire (vini pensati per accompagnare le varie portate…), li avrete portati alla giusta temperatura e magari già aperti per farli respirare. In questo caso offritevi di aprire la bottiglia arrivata in dono ma probabilmente i vostri ospiti sapranno rifiutare con garbo: a quel punto non avete che da annunciare prossime occasioni di aprirlo assieme.

2. Ma se la cena è informale, il vino non solo è più che benvenuto, ma se ne vorrà godere subito! I vostri amici vi avranno magari chiesto in anticipo il menu e avranno portato le bottiglie adatte e alla giusta temperatura. Al che non avrete che da indicare il momento più adatto della cena in cui le stapperete, per la gioia di tutti!

cantina di vino

Come conservare il vino nella cantina di casa e conservarlo al meglio

Conservare correttamente il vino è fondamentale per chi si sta costruendo una cantina, piccola o grande che sia. Ecco alcuni consigli pratici per organizzarne lo spazio, utili a mantenere le proprietà del vino più a lungo.

1. Il vino va preferibilmente tenuto al buio, per evitare processi ossidativi e quindi il degrado;

2. Se le volete fare invecchiare, tenete le bottiglie stese, con l’etichetta verso l’alto per controllarla e facilitarne il riconoscimento: il tappo non si seccherà e non farà passare l’ossigeno;

3. L’ambiente deve essere areato – per prevenire la formazione di muffe – e privo di odori forti, che potrebbero influenzare il vino;

4. Nella vostra cantina mantenete la temperatura stabile, tra i 10 e i 18 gradi (10-12 gradi è l’ideale per i vini bianchi e 12-15 per i rossi) e l’umidità tra 60% e 80%;

5. Tenete le bottiglie in questo ordine, dal basso: spumanti per primi, poi bianchi, rosati e rossi più in alto. In questo modo i vini staranno alla temperatura più opportuna in base alla tipologia;

6. Proteggete le bottiglie dalle vibrazioni.

E per chi non ha una cantina? Anche senza un ambiente dedicato è possibile mantenere le proprietà del vino con alcuni accorgimenti:

– Conservate le bottiglie che volete bere più avanti al buio, e distese;

– Le altre, tenetele comunque lontano dalle grandi finestre, perché non vengano scaldate o alterate dalla luce solare;

– Mantenete la temperatura quanto possibile stabile, evitando di tenere il vino nelle zone più calde della casa.

abbinamento cibo vino

Come abbinare le tue pietanze al vino perfetto? Tre semplici passi

Il sapore di un cibo, quasi sempre, scopre le qualità di un vino e le esalta; a loro volta le qualità di un vino completano il piacere di un cibo e lo spiritualizzano…

Luigi Veronelli

Accompagnare i piatti con un vino che ne sappia esaltare profumi e sapori, è un po’ arte e un po’ scienza. Ecco alcune regole per iniziare a orientarsi.

1. Come prima cosa, è importante conoscere le caratteristiche principali del vostro piatto (tendenza al dolce oppure acidula o amara, sapidità, speziatura, succulenza, grassezza…) e dei vini da abbinare (sapidità, acidità, dolcezza, struttura, morbidezza…).

Quindi, si inizia a giocare una partita su due tavoli:

2. La struttura e l’intensità del cibo devono rispecchiarsi in quella del vino su pari livello (principio della concordanza): una pietanza delicata va accompagnata a un vino leggero, piatti strutturati e saporiti richiedono un vino di altrettanto grande struttura.

3. Ma, allo stesso tempo, la tendenza più contemporanea è concentrarsi sul contrasto per ciò che riguarda tutte le altre caratteristiche del cibo: ecco quindi piatti grassi assieme a vini di bella acidità, cibi sapidi con vini morbidi, piatti con abbondanti liquidi accompagnati a vini tannici che diano un effetto di astringenza, pietanze morbide con bianchi freschi, formaggi di lunga stagionatura con vini rossi molto morbidi e, al contrario, cibi di tendenza acidula con vini morbidi.

E poi esistono alcune pillole da tenere sempre a mente, soprattutto se si è esordienti in cucina:

– Dolci e dessert da accompagnare sempre con vini dolci;

– Privilegiare se possibile gli abbinamenti “di territorio”;

– Se alcune pietanze sono difficili da accompagnare, perché amare o troppo leggere, si può giocare con salse e condimenti;

– Il pesce è perfetto con il bianco, ma se volete andare fuori dagli schemi provatelo con rossi, delicati…

E per tutto il resto, scatenate la creatività.

Come e in che ordine servire correttamente il vino?

Cerchi di acquistare vino di qualità ma non sai come sia giusto servirlo? La sequenza di servizio può influire molto sulla percezione delle sue qualità. Ecco sette semplici principi da adottare subito per servire bene il vino, utili per quando offri una cena a casa ma anche per scegliere il vino al ristorante.

1. Bollicine prima, poi bianchi, rosati e rossi, tranne se si tratta di vini passiti o spumanti dolci, che vanno alla fine;

2. Vini da servire freddi prima di quelli che richiedono una temperatura più elevata;

3. Gradazione alcolica crescente tranne, chiaramente, per i vini da dessert;

4. E quelli della stessa tipologia, dal più leggero al più strutturato, dal più giovane al più invecchiato;

5. La temperatura conta! Non servite il vino troppo freddo perché i profumi e i sapori ne risulterebbero timidi. Per i rossi bene la temperatura ambiente, che vuol dire attorno a 18-20°C (bene quindi riporlo in luogo fresco se la casa è più calda); per bianchi e rosati da 10 a 14°C circa.

6. Ma per le bollicine un grado in meno è sempre meglio di uno in più (di solito 6 a 8 °C la temperatura consigliata);

7. Quanto vino servire? Circa metà bicchiere per bianchi e rosati, un po’ meno per i rossi.

Si sa, le regole sono importanti ma può essere divertente anche sovvertirle, con arte. La sommelier Anna Cardin, nella sua selezione per Sommelier Wine Box, suggeriva di stupire gli ospiti servendo il Fior d’Arancio Spumante di Vigna Ròda con le ostriche, come antipasto…

vigne lago di Garda

I vini lombardi, in 12 punti

La Lombardia è una delle nostre grandi regioni vinicole ma non è la prima che viene in mente quando si pensa alla viticoltura italiana, forse per la sua anima industriale così viva.
Ma quali sono le caratteristiche e le curiosità che definiscono la viticoltura lombarda?

1. L’origine della viticoltura lombarda è antichissima: nel lago di Garda ci sono resti di vitis vinifera dell’età del ferro.

2. Parola d’ordine, varietà: 5 le DOCG (Franciacorta DOCG, Valtellina Superiore DOCG, Oltrepò Pavese Metodo Classico DOCG, Moscato di Scanzo DOCG, Sfursat di Valtellina DOCG), 22 le DOC.

3. E la Valtellina è l’unica regione viticola italiana a vantare due Denominazioni di Origine Controllata e Garantita nella stessa area di produzione.

4. La coltura della vite un tempo era diffusissima nella regione, oggi lo è molto meno e si mantiene solo nelle aree più vocate. Dagli anni ’50 a oggi, si è verificata una contrazione delle superfici vitate e la Lombardia ha intrapreso la strada della qualità sacrificando la quantità (l’eccessiva diffusione della viticoltura raggiunta fino a tutto l’Ottocento aveva interessato anche aree non adatte a fornire vini di eccellenza).

5. Le Società Agrarie e altre organizzazioni simili sono state importanti per promuovere, nella regione, attività di ricerca e tecnologie più innovative, oltre a una più attenta commercializzazione dei prodotti.

6. In Lombardia i vitigni autoctoni sono coltivati assieme a uve di altra origine che qui trovano le condizioni perfette per crescere.

7. Il valore della produzione di vino per ettaro, in Lombardia, è più alto del dato nazionale, e questo indica un’ottima capacità dei vini lombardi di trovare valorizzazione sul mercato.

8. Le tre aree più importanti per il vino lombardo: la Franciacorta, l’Oltrepò Pavese – l’area più estesa – la viticoltura eroica della Valtellina.

9. Le altre aree del vino lombardo sono a sud delle Prealpi, nelle province di Bergamo Brescia e Mantova, nei pressi dei laghi di Garda e d’Iseo. E poi c’è San Colombano, l’unica DOC milanese, una piccola area vitivinicola, con propaggini nelle provincie di Milano, Lodi e Pavia.

10. Il Lambrusco Mantovano DOC è la più vasta tra le zone viticole lombarde situata tra il Garda, il Mincio e il Po.

11. Franciacorta è un termine che definisce territorio, metodo di produzione e vino. In Europa, 10 denominazioni godono di questo privilegio e solo tre prevedono la rifermentazione in bottiglia: Cava, Champagne e Franciacorta, appunto.

12. E per finire, la Lombardia è la regione che più di tutte ha saputo conservare viva la tradizione delle feste dell’uva.

E se vuoi scoprire 6 grandi vini lombardi, scopri la nostra selezione del mese di dicembre!

Regalare vino a Natale

10 motivi per regalare vino a Natale
Guida semiseria ai regali 2019

Natale è la festa delle feste, legata a pranzi sontuosi e sonore partite di carte. E ai regali.
Ecco perché regalare del vino è una grande idea.

  1. È un dono classico, che se scelto con cura può essere innovativo e del quale andare fieri. Chic ma non snob
  2. Materiale e spirituale insieme
  3. Ricercato e costoso ma anche alla portata di tutte le tasche. In base alle preferenze, al momento storico e all’umore.
  4. Se è una bollicina è anche ben augurale per l’anno nuovo (il classico ‘botto’ scaccia gli spiriti maligni…)
  5. Rende felici due volte: quando si riceve e quando si stappa
  6. Va bene per gli appassionati ma a cercarla bene c’è sempre un’etichetta per stupire anche gli intenditori più incalliti
  7. È un regalo da condividere, moltiplicando la felicità di averlo ricevuto
  8. Ti consente di raccontare tante storie, soprattutto se la bottiglia è una delle nostre 😉
  9. Non sarà mai in dono lasciato in un angolo: se non hai indovinato i gusti verrà regalato ad altri. Con disinvoltura e soddisfazione
  10. E poi non serve incartarlo

E se sei a corto di idee, ci sono servizi come Sommelier Wine Box che hanno già pensato al regalo perfetto per Natale!

Vini e acqua

Sai che l’acqua influenza il vino?

Ci siamo chiesti come l’acqua – del fiume, del lago, del mare – influenzi la coltivazione della vite. Perché sì: l’acqua influisce sul vino più di quanto si possa pensare.

FIUME

Iniziamo dai fiumi, perché sono davvero elementi che scolpiscono le mappe enologiche dei territori. Basti pensare alla Loira o al Rodano e ai loro mitici paesaggio del vino. Oppure, in Italia, ai sedimenti trasportati dal Tevere che hanno contribuito a determinare la DOCG Torgiano.

LAGO

Il clima mite influenzato dal lago crea le condizioni migliori per la crescita della vite, mantenendo la temperatura più a lungo. Questo accade sia nelle regioni calde, dove il lago mantiene più fresco rispetto all’area circostante, sia nelle zone più fredde, dove l’azione del lago è invece quella di conservare il calore.

Se i laghi sono vulcanici, poi, i vini di quel territorio acquistano caratteristiche peculiari, dovute alle specificità del suolo. Ecco quindi profumi complessi, sapori sapidi e minerali, bella acidità

Così, quelli di origine glaciale, circondati dalle colline formate da detriti trascinati a valle, generalmente hanno un suolo ricchissimo, perfetto per la coltivazione della vite.

MARE

Anche il mare mitiga il clima, attenuando gli sbalzi termici.

La sua brezza, poi, accarezzando le vigne, toglie l’umidità proteggendo dalle infezioni fungine e consentendo all’uva di restare più sana.

I profumi del mare e la salsedine regalano ai vini un carattere salino e delle note minerali che ne esaltano la personalità. Nei casi di vigne vicinissime al mare, l’acqua è letteralmente nebulizzata sulle vigne dal vento, marcando così il bouquet aromatico dell’uva. Si pensi allo zibibbo, quando è coltivato vicino al mare, e a come la tipica aromaticità venga compensata dalle profonde note iodate.

Ma nella sua forza e immensità, l’influsso del mare sul vino si può spingere ben oltre il territorio di riferimento, influenzando anche zone lontane dalla costa.

C’è anche chi ha tentato la spumantizzazione nel fondo marino, al largo delle coste di Portofino. Del resto entrambi, il mare e il vino, sono fonte di ispirazione infinita per i sognatori.

brindisi di vino

Il vino fa bene?
Proprietà del vino in 5 punti e altri consigli

Il vino è un prodotto straordinario, che racchiude in sé scienza e arte.

Storicamente, è stata la più importante sostanza medicale del mondo antico, dagli Egizi in avanti. La medicina, più o meno “ufficiale”, nel corso dei secoli ha sempre considerato il succo della vite come una sostanza in grado di intervenire efficacemente nel discorso salute-malattia.

Oggi, si può dire che il vino fa bene?

1. Specialmente nel vino rosso, sono presenti vari composti con proprietà antiossidanti, responsabili di prevenire l’invecchiamento, ma anche di abbassare il colesterolo cattivo e prevenire alcune malattie (l’Alzheimer pare essere tra quelle). Un uso regolare e moderato di vino rosso aiuta a proteggere arterie e coronarie.

2. Altri elementi importanti che influenzano la salubrità del vino dipendono da quanto sono sane le uve di partenza e il momento nel quale sono raccolte (le proprietà sono superiori se mature).

3. Senza dubbio, degustare il vino migliora l’umore.

4. Ma non è tutto: un consumo contenuto di vino migliorerebbe la vita sessuale, aumenterebbe le prestazioni cognitive, riducendo anche l’incidenza del raffreddore…

5. In sintesi, se il consumo eccessivo porta a una riduzione della speranza di vita, i consumatori moderati hanno una prospettiva di vita mediamente superiore agli astemi. Tutto questo sempre se si conduce uno stile di vita sano ed equilibrato, tipico della dieta mediterranea, evitando gli abusi.

Meglio bianco o rosso?

Nonostante i benefici di un consumo moderato e costante di vino si vedano in entrambi i casi, nel rosso questi sembrano essere superiori.

Altri consigli:

– Degustare lentamente, meglio se durante i pasti, per favorirne l’assorbimento.

– Non associare al fumo.

Quanto vino si può bere al giorno?

I medici raccomandano di berne anche tutti i giorni ma di controllare la quantità, e quindi di restare entro il bicchiere o i due al giorno. Naturalmente è molto più sano bere in modo regolare piuttosto che “conservarsi” la dose settimanale concentrandola nel weekend…

Parte degli effetti positivi dell’assunzione moderata di vino si deve anche al fatto che, in media, chi ama degustare il vino propende anche per l’attività fisica e ha una dieta equilibrata. Detto ciò, resta il fatto che questa poesia fatta bevanda fa bene allo spirito, e probabilmente anche al corpo.