aprire bottiglia di vino

Come aprire una bottiglia di vino, in 8 punti

Winelover, sommelier e assaggiatori di professione, aspiranti enosnob, stimati maestri del vino, appassionati. Si parte tutti dall’apertura della bottiglia.

Ecco come fare, nel modo corretto, senza scene teatrali né lotte corpo a corpo.

1. Procurati un cavatappi con coltellino, spirale e leva (se a doppia leva è ancora più semplice) e pulisci la bottiglia, soprattutto se l’hai presa dalla cantina degli antenati.

2. Estrai il coltellino e incidi il collo della bottiglia, appena sotto la corona. Questa prima incisione deve correre in orizzontale, tutto attorno alla capsula (a volte sono necessari due giri); la seconda incisione va fatta in altezza (dal precedente taglio fino in alto). In questo modo, potrai rimuovere facilmente la parte superiore della capsula e richiudere il coltellino.

Tutto questo senza shakerare la bottiglia.

3. Un sommelier a questo punto pulisce il tappo con il tovagliolo. Meglio ricordarlo: è da fare soprattutto se sono evidenti polvere o muffe.

4. Estrai la spirale (il verme…) e puntala bene al centro del tappo, tenendola in verticale e iniziando a girare in senso orario fino a quando resta fuori solo un giro (attenzione a non andare fino in fondo, forando il tappo dalla parte opposta: potrebbero cadere impurità nel vino).

5. Appoggia la leva più corta del cavatappi sulla bocca della bottiglia e fai pressione in modo che il tappo inizi a sollevarsi. A fine corsa, passa alla leva più lunga (studi dimostrano alte probabilità di successo anche se la leva fosse unica).

Se il tappo non cede, affonda di più la spirale.

6. Ora non resta che tirare e il tappo uscirà facilmente. Ma attenzione alla troppa enfasi, il classico rumore va evitato perché considerato inelegante. E non dimenticare il tappo nella spirale, intralcerebbe le successive libagioni.

7. Un professionista a questo punto annusa il tappo, per rilevare eventuali difetti (compreso il classico odore di sughero). Darci almeno un’occhiata non è mai sbagliato.

8. Assaggiane un sorso, per verificare che tutto sia a posto, e servi gli altri.

Et voilà, a questo punto la bottiglia è pronta per raccontare le sue storie…

Donatella Cinelli Colombini

Donne e vino? Intervista a Donatella Cinelli Colombini

Ci siamo chiesti quale sia il punto di vista femminile sul mondo del vino, che cosa si veda e cosa si sogni dalla prima linea di quella specifica prospettiva. Per farlo, abbiamo avuto l’onore di intervistare Donatella Cinelli Colombini, Presidente dell’Associazione Donne del vino e grande imprenditrice, nel senso più ampio e più inventivo del termine.

🍾 Da giovani che hanno basato Sommelier Wine Box sull’idea che ‘coltura’ sia ‘cultura’, siamo convinti che non sia un caso che lei sia una storica dell’arte. In cosa si è laureata?    

Studiavo le opere degli orafi medioevali, soprattutto quelle senesi. Allora gli artisti avevano pochi strumenti di trasmissione della cultura figurativa: internet del Medioevo erano miniature, avori, piccoli dipinti per devozione personale e smalti. Questi ultimi sono piccole superfici metalliche incise a cesello e sbalzate: venivano colorate con paste vitree e usate in calici, croci processionali o reliquiari. I senesi erano i più bravi di tutti: lavoravano per il papa e per i re. Quando ho creato il vino dei miei sogni, il Brunello IOsonoDonatella, ho messo sulla bottiglia il disegno di un anello con il mio logo al centro, come fosse un sigillo…

🍾 Affiora sin da subito la sua scelta del vino, che è un ritorno alle origini se vogliamo…

Sì, nasco in una famiglia di produttori con una tradizione di almeno 400 anni. Alla fine del Cinquecento i miei antenati pagavano già le tasse per le coltivazioni nel podere Casato, dove ora ho le mie vigne di Sangiovese per il Brunello. Avere un passato così lungo alle spalle è un onore e un onere: mi ha quasi costretto a impegnarmi per ridare l’antico splendore alle due proprietà che i miei genitori mi avevano affidato. Non è stato semplice (sarebbe stato più facile scegliere dove e come investire!), ma ne è valsa la pena. Forse dal cielo mi guardano sorridendo, e credo che mi aiutino anche.

🍾 Da sempre, la donna ha un ruolo importante nell’agricoltura, sin da quando questa era un’attività di sussistenza e familiare. Più tardi è grazie alle donne se tante aziende sopravvivono mentre gli uomini cercano un futuro migliore in città. E da lì, le prime attività imprenditoriali a direzione femminile. Quale, la situazione di oggi?    

Le donne sono il 42% di chi lavora in agricoltura e il 29% delle aziende agricole sono condotte da donne. Si tratta di imprese piccole, più piccole della media nazionale, e infatti solo il 21% della SAU (superficie agricola utilizzabile) è sotto la direzione femminile. Ma le donne sono molto brave e quindi queste piccole imprese funzionano meglio di quelle dei maschietti, al punto che producono il 28% del PIL agricolo. La performance media è molto buona.

🍾 L’Associazione Nazionale Le Donne del Vino nasce nel 1988: le prime 800 socie sono delle vere pioniere. Ma perché oggi, a distanza di 32 anni, si può ancora parlare di ‘genere’ in un settore produttivo?

Il gender gap esiste, non c’è da farsi illusioni. Nel settore pubblico la forbice della differenza salariale fra uomini è donne è del 4% ma nel privato sale al 20% e fra i liberi professionisti tocca il 38%. Le donne fanno meno carriera e accettano minori prospettive di successo professionale pur di avere più tempo per la famiglia. Proprio in questi giorni abbiamo completato un’analisi sull’accesso al credito realizzato dall’Università di Siena su un campione di socie Donne del Vino: per la prima volta si vede che il problema non è stato rilevato. È una piccola luce alla fine del tunnel perché studi analoghi su commercianti e artigiani donne hanno invece rivelato un serio problema di risorse bancarie per le imprese al femminile… ma cominciamo appunto a vedere la fine del tunnel, almeno tra le Donne del Vino.

🍾 Vede segnali positivi nelle nuove generazioni?

I segnali sono tanti e forti, in tutto il mondo. Crescono le donne fra le iscritte alle facoltà di agraria e enologia, crescono le donne nei corsi da sommelier e WSET, dove ormai sono il 40%. Ora si tratta di dare a queste ragazze maggiori prospettive di lavoro e carriera. Per questo le Donne del Vino hanno creato il progetto ‘FUTURE’, un portale dove le imprese del vino al femminile offrono opportunità formative alle giovani sotto i 30 anni. C’è persino una socia con base a Hong Kong che farà da tutor per un anno a 3 future export manager. Ci sono stage in vendemmia in Cile e Nuova Zelanda, la partecipazione come giurate alla Selection mondiale des vins Canada oltre ovviamente alle opportunità formative in Italia.

🍾 Ecco, la promozione del ruolo della donna come imprenditrice nel mondo del vino e l’accrescimento della cultura del vino sono, secondo noi, le finalità più belle della vostra Associazione. Che cosa la fa essere fiera di esserne la Presidente?

È l’aver costruito uno spirito di squadra talmente forte da andare oltre i confini nazionali. Non solo abbiamo socie attivissime ovunque, che si aiutano e si alleano per creare progetti impossibili da realizzare singolarmente, ma ora abbiamo costituito anche un network con 7 associazioni estere, dall’Australia all’Argentina, alla Germania…

🍾 Gli studi dicono che le aziende guidate dalle donne sono in media più aperte al pubblico. “Cantine aperte” è una sua invenzione…

Sì: è la cosa di cui vado più orgogliosa. Aver creato ‘Cantine aperte’ senza soldi, con la sola forza delle idee e della persuasione è stato fantastico. Quando ho iniziato, nel 1993, in Italia c’erano 25 cantine aperte al pubblico oggi sono 25.000 di cui circa 8.000 ben attrezzate per l’incoming. La consapevolezza di avere contribuito a cambiare un intero comparto economico e aver dato prospettive di sviluppo a imprese e interi territori mi scalda il cuore.

🍾 Quale, la donna del vino più incredibile mai conosciuta?

Incredibile no, quelle che ho incontrato sono tutte molto normali, anche quelle straordinariamente brave. Se dovessi fare un elenco sarebbe lunghissimo.

🍾 Da grande imprenditrice, due fattori di successo che accomunano le imprese ‘in rosa’ e due debolezze, che immagino ci siano…

I fattori di successo sono il carattere multitasking e la predisposizione a creare relazioni. Il Professor Vincenzo Russo, esperto di Neuromarketing, ci ha insegnato che l’uomo lavora per obiettivi e la donna per relazioni: l’uomo fa la vendita, la donna crea il mercato. Per le cantine italiane è determinante.

I fattori di debolezza sono la propensione a evitare ambienti conflittuali e lo scarsissimo interesse al potere. Il risultato è che le donne guidano un terzo delle cantine italiane ma nei CDA dei consorzi dei vini sono meno del 10%. Proprio non ci vogliono andare. Devono invece imparare che per avere parità opportunità professionali e di retribuzione con gli uomini bisogna contare di più. Scappare dalla lotta per il potere o addirittura dal voto e dall’impegno politico è sbagliato.

🍾 È vero che i giovani oggi tornano alla terra?

Sì, anche se la vedono in un modo romantico, la realtà è più difficile.

🍾 Rispetto della tradizione e occhi puntati al futuro, produzione di qualità e urgenza assoluta di agire nel rispetto dell’ambiente… Quale, la sfida più grande che il mondo del vino affronta oggi?

Bisogna che la ricerca ci fornisca prodotti assolutamente ecocompatibili, come derivati da alghe, arance e simili, per combattere le malattie della vite a basso costo e in assoluto rispetto dell’ambiente. Altrimenti la coltivazione biologica o biodinamica rimarrà limitata ai sognatori o ai vini di alto costo. È necessario ridurre le emissioni, quindi puntare su motori elettrici e produrre energia con pannelli, con l’eolico o simili. Infine c’è il problema dell’acqua, che è poca e viene sprecata troppo. Questa è la sfida più grande e più difficile.

🍾 E per finire ci faccia sognare: il suo vino preferito?

Dovrei dire il Brunello Prime Donne che è la bandiera dell’azienda e la rappresentazione liquida del progetto sulle pari opportunità nell’enologia. In realtà quello che mi fa battere il cuore è Cenerentola DOC Orcia, una denominazione quasi sconosciuta, nata nel 2000 fra i territori di due sorellastre più famose e ricche: il Brunello e il vino Nobile. Un vitigno autoctono abbandonato da un secolo – la Foglia tonda – e la sfida alle due sorellastre, appunto; e poi un lavoro fatto di prove, errori, coraggio e talento. Tutto questo ci ha portato a ottenere punteggi di 93/100 e il successo internazionale. Ora sull’etichetta di Cenerentola c’è una corona perché ha letteralmente accalappiato il suo principe… ma che avventura! Lo scorso anno ho organizzato il primo meeting fra i produttori di Foglia tonda di tutta la Toscana e ora si può dire che è un vitigno di tendenza. Anche questo è un successo!

vino a cena

Che fare quando si invitano ospiti a cena e loro portano il vino?

Che siate i maghi dell’ospitalità o che per voi organizzare un pranzo a casa sia l’evento del decennio, non è sempre facile capire come trattare i propri ospiti in termini di vino, specialmente se sono loro ad arrivare con delle bottiglie.

Il vino è davvero tra i doni più graditi in assoluto, bisogna solo decidere se aprirlo in quello stesso momento o meno.

Che fare, quindi, se i vostri ospiti arrivano con una bottiglia?

Ci sono sostanzialmente due strade, e dipendono dal tipo di serata che state offrendo. La prima riguarda l’etichetta da applicare alle situazioni formali – e ha tutto il fascino delle circostanze un po’ fuori moda – l’altra si applica alle gioiose rimpatriate fra cari amici.

1. Se l’occasione è davvero formale nell’organizzare avrete pensato a tutto, predisponendo quali vini servire (vini pensati per accompagnare le varie portate…), li avrete portati alla giusta temperatura e magari già aperti per farli respirare. In questo caso offritevi di aprire la bottiglia arrivata in dono ma probabilmente i vostri ospiti sapranno rifiutare con garbo: a quel punto non avete che da annunciare prossime occasioni di aprirlo assieme.

2. Ma se la cena è informale, il vino non solo è più che benvenuto, ma se ne vorrà godere subito! I vostri amici vi avranno magari chiesto in anticipo il menu e avranno portato le bottiglie adatte e alla giusta temperatura. Al che non avrete che da indicare il momento più adatto della cena in cui le stapperete, per la gioia di tutti!

vigne

Lombardia del vino

Tappa #21

La tappa #21 di Sommelier Wine Box (dicembre 2019, guidata da Artus Vaso – migliore sommelier di Lombardia 2017) è all’insegna della Lombardia del vino.

La viticoltura lombarda è sempre stata caratterizzata da una grande diversificazione delle zone produttive, che si distinguono per condizioni climatiche e geografiche: una ricchezza che si estende dai versanti terrazzati della Valtellina, alle aree moreniche dei laghi Garda e Iseo, per raggiungere i colli appenninici dell’Oltrepò Pavese e la bassa padana.

In questi ambienti di rara bellezza e suggestione, il panorama vitivinicolo lombardo si è evoluto negli anni, raggiungendo oggi livelli di eccellenza tra i più interessanti d’Italia.

I vitigni autoctoni sono sapientemente coltivati assieme ad alcune uve di altra origine che proprio nella regione trovano le condizioni perfette. Ecco quindi Chardonnay, Riesling italico, Pinot bianco, Cortese, Turbiana, Moscato bianco tra le uve a bacca bianca; Croatina, Pinot nero, Barbera, Merlot, Nebbiolo, Marzemino, Groppello, Moscato di Scanzo per quelle a bacca rossa.

Ecco le cantine che abbiamo scoperto assieme: Cascina Belmonte, Bruno Verdi, Montonale, Corte Fusia.

 

Azienda Agricola Montonale

Tutto iniziò nel 1911, quando il bisnonno Francesco Girelli dissodò in solitudine due ettari di terreno nel borgo di Montonale, in Lugana, per impiantarvi Turbiana, Cabernet Sauvignon e Merlot.

Cent’anni dopo, continuiamo il lavoro del nostro antenato con nuova energia e il conforto di una cantina edificata secondo i principi della bioarchitettura e incorniciata da 30 ettari di vigneto.

Il suolo che accoglie le nostre vigne è morenico, ricco di minerali, con una poderosa vena d’argilla. Insieme al particolare microclima, dominato dalle brezze del lago di Garda, riesce a conferire un carattere pieno ed elegante alle nostre uve. 

Il vigneto è interamente di proprietà e condotto secondo il “metodo Montonale”, la nostra personale sintesi tra viticoltura integrata e sostenibile.

Varietà principe è l’autoctona Turbiana, dalla quale nascono i Lugana Montunal e Orestilla, quest’ultimo premiato ai Decanter World Wine Awards 2017 quale miglior bianco monovarietale al mondo. Per noi è stato un riconoscimento epocale, che ci ha convinti ancor di più che dalla Turbiana possono arrivare vini identitari e longevi, capaci di migliorare nel tempo per offrire al degustatore terziarizzazioni espressive e inaspettate.

Claudio, Roberto e Valentino Girelli

Cascina Belmonte

Enrico Di Martino, Cascina Belmonte

Agricoltori alla prima generazione. Detto in inglese suona anche meglio, “first generation farmers”; sembra una cosa spaziale, nuova, che trasmette una sensazione tremendamente moderna.

E moderno vuole essere il nostro modo di coltivare i campi, tralasciando l’aspetto produttivistico a favore di un approccio ecologico di conservazione del territorio.

Lavoriamo tutti i giorni alla ricerca del vino “buono, pulito e giusto” e dell’incontro con i bisogni della comunità, con un obiettivo finale ben chiaro: trovare un’armonia, un equilibrio tra l’uomo e la natura, tra il lavoro e la pace, tra l’avere carattere e la ricerca della piacevolezza.

Coltiviamo 20 ettari, di cui 10 a vigneto, tutto biologico. Siamo in Valtenesi, nell’entroterra gardesano, alle spalle di Salò.

Sui vini in selezione…

Costellazioni, il vino di una notte.

Aspettiamo che il mosto prenda colore, di solito quando è già notte. Con il cielo terso e le stelle abbagliate dall’inquinamento luminoso. Dal profumo del mosto è un attimo immaginarsi il vino, perché non c’è spazio, tra i due, solo un gentile fermentare, naturale come lo scorrere dell’acqua verso il basso.

Il Chiaretto (altrove chiamato Rosé) è il vino di queste terre. Il vino dei nonni, dei bisnonni, dei trisavoli e via così. Figlio della geografia, degli incroci della storia, dei 700 anni di resilienza del Groppello su questi terreni. Figlio del Lago, dei venti, delle morene, dei limoni, dei cipressi, dell’estate, del bagliore accecante del sole, di una notte di settembre.

Valtenesi, Chiaretto. Costellazioni.

In stramonia veritas.

I filari allineano su un piano inclinato dal cuore di burro. Un burro rosso, argilloso, che quando piove sguscia via sotto le ruote del trattore danzante in movenze scomposte. Un burro che quando c’è l’asciutta diventa tanto duro da risultare inscalfibile. Una questione di tempismo (come sempre nella vita) lavorare l’argilla. Qui a fine anni novanta i miei genitori piantarono un vigneto di Cabernet e poco lontano di Merlot. Da allora ogni anno queste piante e questa terra ci regalano un vino elegante, di carattere, sempre gioviale. Devo ringraziarli, per questo vigneto e per tante altre cose. Questa è l’occasione per ringraziare anche Chiara, un’amica di vecchia data, inconsapevole ispiratrice del nome di questo vino, quando mi raccontò di come la pianta della Datura Stramonium venisse usata nel Medioevo per preparare “filtri della verità” ottenendo più o meno lo stesso effetto di bere un bicchiere di buon vino…

Enrico di Martino

Bruno Verdi

Paolo Verdi, Cantina Bruno Verdi

La storia della mia famiglia risale al Settecento quando Antonio Verdi, dal ducato di Parma, si insedia in Oltrepò Pavese. Da quel momento, quattro generazioni si sono succedute nella cura delle terre di famiglia. Allora si producevano grano e altri cereali, i gelsi davano le foglie per l’allevamento dei bachi da seta e un buon numero di pertiche erano dedicate alla vite… Ben presto alla cura dei vigneti si unisce anche l’arte della trasformazione delle uve in vino, con una vera e propria cantina. Questa eredità si è trasmessa poi di padre in figlio, assieme alla passione e all’amore per la qualità.

Con la quarta generazione iniziano le divisioni di proprietà ed è Bruno, mio padre, il primo a imbottigliare e fregiare le sue bottiglie con la propria etichetta, negli anni dell’immediato dopoguerra.

Nel 1985 purtroppo papà Bruno viene prematuramente a mancare e a 23 anni prendo in mano la conduzione dell’azienda in vigna e in cantina, con l’aiuto di mamma Carla e di mia sorella Monica.

Inizia gradualmente un nuovo percorso, con il mio primo Metodo classico “Vergomberra” e la nascita di tre vini Cru quali Rosso Riserva “Cavariola”, Riesling “Vigna Costa” e Barbera “Campo del Marrone” che rappresentano al meglio il nostro territorio.

Tutto questo seguendo i dettami di un’agricoltura a basso impatto ambientale e alla continua ricerca di migliorare la qualità dei nostri vini, mantenendone la tipicità.

Paolo Verdi

campo marrone azienda
Corte Fusia

Daniele e Gigi, Corte Fusia

Siamo Daniele e Gigi: la nostra amicizia è nata tanti anni fa tra i banchi delle scuole elementari. Entrambi siamo nati nel 1982 e avevamo un sogno nel cassetto…produrre un Franciacorta che parlasse del nostro territorio, il Monte Orfano.

Siamo l’uno laureato in Viticoltura ed Enologia (Daniele), con all’attivo esperienze in diverse zone vinicole del mondo; l’altro (Gigi) diplomato perito agrario e poi iscritto alla Facoltà di Agraria.

A giugno del 2010, davanti a un calice di Franciacorta, fantasticavamo sul vino che avremmo voluto produrre, come tante altre volte avevamo fatto, anche se quel giorno eravamo più determinati. Armati di buona volontà e con l’obiettivo di vinificare già in quella vendemmia, in pochissimo tempo ci siamo messi a ristrutturare una vecchia cascina, abbiamo attrezzato la cantina, affittato il nostro primo vigneto e siamo partiti… È l’agosto del 2010, e nasce ufficialmente Corte Fusia.

Negli anni successivi abbiamo continuato i lavori di restauro nella nostra azienda, ma soprattutto abbiamo preso in affitto altri vigneti “abbandonati”, sul Monte Orfano. Oggi abbiamo circa 7 ettari nei comuni di Coccaglio, Cologne e Rovato e coltiviamo tutti e tre i vitigni del territorio: chardonnay, pinot nero e pinot bianco.

Dentro a Corte Fusia abbiamo messo tutto il nostro legame con questo territorio e con la sua più antica collina, che si riflettono nello spirito dei vini che abbiamo amato, sognato e poi finalmente prodotto.

Daniele e Gigi

cantina di vino

Come conservare il vino nella cantina di casa e conservarlo al meglio

Conservare correttamente il vino è fondamentale per chi si sta costruendo una cantina, piccola o grande che sia. Ecco alcuni consigli pratici per organizzarne lo spazio, utili a mantenere le proprietà del vino più a lungo.

1. Il vino va preferibilmente tenuto al buio, per evitare processi ossidativi e quindi il degrado;

2. Se le volete fare invecchiare, tenete le bottiglie stese, con l’etichetta verso l’alto per controllarla e facilitarne il riconoscimento: il tappo non si seccherà e non farà passare l’ossigeno;

3. L’ambiente deve essere areato – per prevenire la formazione di muffe – e privo di odori forti, che potrebbero influenzare il vino;

4. Nella vostra cantina mantenete la temperatura stabile, tra i 10 e i 18 gradi (10-12 gradi è l’ideale per i vini bianchi e 12-15 per i rossi) e l’umidità tra 60% e 80%;

5. Tenete le bottiglie in questo ordine, dal basso: spumanti per primi, poi bianchi, rosati e rossi più in alto. In questo modo i vini staranno alla temperatura più opportuna in base alla tipologia;

6. Proteggete le bottiglie dalle vibrazioni.

E per chi non ha una cantina? Anche senza un ambiente dedicato è possibile mantenere le proprietà del vino con alcuni accorgimenti:

– Conservate le bottiglie che volete bere più avanti al buio, e distese;

– Le altre, tenetele comunque lontano dalle grandi finestre, perché non vengano scaldate o alterate dalla luce solare;

– Mantenete la temperatura quanto possibile stabile, evitando di tenere il vino nelle zone più calde della casa.

abbinamento cibo vino

Come abbinare le tue pietanze al vino perfetto? Tre semplici passi

Il sapore di un cibo, quasi sempre, scopre le qualità di un vino e le esalta; a loro volta le qualità di un vino completano il piacere di un cibo e lo spiritualizzano…

Luigi Veronelli

Accompagnare i piatti con un vino che ne sappia esaltare profumi e sapori, è un po’ arte e un po’ scienza. Ecco alcune regole per iniziare a orientarsi.

1. Come prima cosa, è importante conoscere le caratteristiche principali del vostro piatto (tendenza al dolce oppure acidula o amara, sapidità, speziatura, succulenza, grassezza…) e dei vini da abbinare (sapidità, acidità, dolcezza, struttura, morbidezza…).

Quindi, si inizia a giocare una partita su due tavoli:

2. La struttura e l’intensità del cibo devono rispecchiarsi in quella del vino su pari livello (principio della concordanza): una pietanza delicata va accompagnata a un vino leggero, piatti strutturati e saporiti richiedono un vino di altrettanto grande struttura.

3. Ma, allo stesso tempo, la tendenza più contemporanea è concentrarsi sul contrasto per ciò che riguarda tutte le altre caratteristiche del cibo: ecco quindi piatti grassi assieme a vini di bella acidità, cibi sapidi con vini morbidi, piatti con abbondanti liquidi accompagnati a vini tannici che diano un effetto di astringenza, pietanze morbide con bianchi freschi, formaggi di lunga stagionatura con vini rossi molto morbidi e, al contrario, cibi di tendenza acidula con vini morbidi.

E poi esistono alcune pillole da tenere sempre a mente, soprattutto se si è esordienti in cucina:

– Dolci e dessert da accompagnare sempre con vini dolci;

– Privilegiare se possibile gli abbinamenti “di territorio”;

– Se alcune pietanze sono difficili da accompagnare, perché amare o troppo leggere, si può giocare con salse e condimenti;

– Il pesce è perfetto con il bianco, ma se volete andare fuori dagli schemi provatelo con rossi, delicati…

E per tutto il resto, scatenate la creatività.