brindisi di vino

Il vino fa bene?
Proprietà del vino in 5 punti e altri consigli

Il vino è un prodotto straordinario, che racchiude in sé scienza e arte.

Storicamente, è stata la più importante sostanza medicale del mondo antico, dagli Egizi in avanti. La medicina, più o meno “ufficiale”, nel corso dei secoli ha sempre considerato il succo della vite come una sostanza in grado di intervenire efficacemente nel discorso salute-malattia.

Oggi, si può dire che il vino fa bene?

1. Specialmente nel vino rosso, sono presenti vari composti con proprietà antiossidanti, responsabili di prevenire l’invecchiamento, ma anche di abbassare il colesterolo cattivo e prevenire alcune malattie (l’Alzheimer pare essere tra quelle). Un uso regolare e moderato di vino rosso aiuta a proteggere arterie e coronarie.

2. Altri elementi importanti che influenzano la salubrità del vino dipendono da quanto sono sane le uve di partenza e il momento nel quale sono raccolte (le proprietà sono superiori se mature).

3. Senza dubbio, degustare il vino migliora l’umore.

4. Ma non è tutto: un consumo contenuto di vino migliorerebbe la vita sessuale, aumenterebbe le prestazioni cognitive, riducendo anche l’incidenza del raffreddore…

5. In sintesi, se il consumo eccessivo porta a una riduzione della speranza di vita, i consumatori moderati hanno una prospettiva di vita mediamente superiore agli astemi. Tutto questo sempre se si conduce uno stile di vita sano ed equilibrato, tipico della dieta mediterranea, evitando gli abusi.

Meglio bianco o rosso?

Nonostante i benefici di un consumo moderato e costante di vino si vedano in entrambi i casi, nel rosso questi sembrano essere superiori.

Altri consigli:

– Degustare lentamente, meglio se durante i pasti, per favorirne l’assorbimento.

– Non associare al fumo.

Quanto vino si può bere al giorno?

I medici raccomandano di berne anche tutti i giorni ma di controllare la quantità, e quindi di restare entro il bicchiere o i due al giorno. Naturalmente è molto più sano bere in modo regolare piuttosto che “conservarsi” la dose settimanale concentrandola nel weekend…

Parte degli effetti positivi dell’assunzione moderata di vino si deve anche al fatto che, in media, chi ama degustare il vino propende anche per l’attività fisica e ha una dieta equilibrata. Detto ciò, resta il fatto che questa poesia fatta bevanda fa bene allo spirito, e probabilmente anche al corpo.

piccoli terroir

Piccoli terroir grandi vini

Tappa #19

La tappa #19 di Sommelier Wine Box (ottobre 2019, guidata dal sommelier Guido Beltrami) è stata all’insegna di piccoli terroir, grandi vini.

Il concetto di terroir, parola tutt’ora intraducibile nella nostra lingua, esprime l’interazione tra il vitigno, il terreno sul quale è coltivato e le condizioni climatiche nelle quali ci si trova. Questo concetto è spesso trasferito in modo ottimo nelle denominazioni d’origine, e nei disciplinari di produzione che ne regolamentano aree, uve, e modalità di vinificazione. Accade così (in Italia ma anche in Francia e Spagna) che nelle denominazioni dove l’intento qualitativo è condiviso (e, talvolta, la proprietà vitata più frammentata) alcune denominazioni negli anni riescano a spiccare più di altre, agli occhi della critica enologica e dei consumatori. Certamente questi vini, favoriti anche da regole più stringenti, esprimono qualità elevata e tecniche di produzione che puntano a massimizzare le caratteristiche delle uve.

Ma accade che altri terroir, dove alcuni vitigni sono in grado di dare risultati enologicamente eccezionali, riescano più difficilmente a farsi conoscere, apprezzare, consumare con altrettanto clamore. Questa selezione punta a questo: territori o vitigni meno noti, coltivati e vinificati da mani che danno origine a vini eccellenti.

Ecco le cantine che abbiamo scoperto assieme: Le Calle, Vigneti Massa, Torre degli Alberi e Fiorano.

 

Walter Massa

Walter Massa

Sono nato negli anni ’50 da una famiglia di agricoltori, ho studiato enologia ad Alba. Faccio vino da sempre, insistendo “nella” e “con” la vigna. È l’effetto collaterale della mia vita.

Negli anni di piombo dell’agricoltura italiana ho creduto all’immensità del vitigno barbera con la certezza che il futuro del vino sarebbe stato “la bottiglia” (allora nell’azienda il vino si vendeva sfuso o in damigiana).

Ho impostato le strategie di vendita con l’obiettivo di cambiare il mercato, da “commodity” ad azienda che lavora per se stessa: vigna, cantina, mercato, comunicazione. Ho affiancato alla produzione della barbera la croatina (del 1979 la prima vinificazione in purezza) e il cortese. Nel 1987 ho provato a vinificare il timorasso in purezza con le prime 560 bottiglie.

Da lì non ho più smesso.

Dopo 10 anni a vinificare il timorasso sono entrate in campo altre due aziende; dal 2000 la crescita esponenziale che ha portato agli attuali 150 ettari. Oggi più di 40 cantine propongono vino da uve timorasso dei Colli Tortonesi.

Dagli anni Settanta a oggi la mia azienda è passata da 12 a 30 ettari di vigneto coltivato, così distribuiti: 15 ha timorasso, 8 ha barbera, 3 ha croatina, 1.5 ha freisa e altrettanti di moscato bianco, 1 ha di cortese, che uso per un vino rosa che ho chiamato Libertà.

Ho capito che il mercato del vino in Italia non è ancora maturo per una comunicazione franca e determinata. Si continua a comunicare il vitigno e non il territorio: per questo ho deciso di non produrre più vini DOC. Vendere il vino col nome del vitigno non può essere gratificante per un produttore: un grande produttore sa che il vitigno, o meglio l’uva, è l’ingrediente fondamentale del vino e ha il piacere di trasmettere nel mondo anche gli umori e l’umanità che il territorio stesso esprime.

La barbera espressa dai Colli Tortonesi si chiama “Monleale”, altrimenti non rivendico la DOC.  Lo stesso vale per “Derthona”, il vino bianco ottenuto dal timorasso: difendo l’originalità di questo vitigno nella sua culla di appartenenza, lasciando liberi gli imprenditori viticoli di tutto il mondo di utilizzare questa genetica in qualsiasi angolo della terra, perché la genetica appartiene all’umanità, ma il territorio appartiene a chi lo vive, lo cammina, lo ama.

Walter Massa

Torre degli Alberi

Torre degli Alberi

La storia della nostra famiglia affonda le radici nel passato. La cantina, specializzata nella produzione di Pinot Nero Metodo Classico, si trova a Torre degli Alberi, un piccolo borgo sulle colline dell’Oltrepò Pavese, a 500 metri sul livello del mare, dove sono nato e ho vissuto fino ai 10 anni.

La proprietà è raccolta attorno a una torre trecentesca, tradizionalmente condotta a mezzadria e coltivata a cereali, foraggi e vite. Dopo la Seconda Guerra mondiale, mio nonno decide di avviare anche l’allevamento di galline, adottando le tecniche all’avanguardia americane e gettando così le basi per la moderna avicoltura Italiana. Negli anni settanta mio padre inizia l’allevamento semibrado di mucche Limousine condotto in regime biologico.

Il vino e la vigna sono sempre state presenti nella storia della nostra azienda, anche se circa quarant’anni fa sono stati spiantati tutti i vigneti. L’altitudine (500 m s.l.m) e le condizioni meteorologiche, infatti, rendevano il microclima troppo freddo per produrre vino di qualità: fino ad allora si era prodotto un vino rosso destinato all’autoconsumo dai contadini locali.

Al contrario, negli ultimi anni le nostre terre si sono trovate ad avere le condizioni ideali per la produzione di spumanti, a causa del riscaldamento globale che costringe a spingere la produzione sempre più in alto, alla ricerca di zone con microclima più fresco, condizione indispensabile per produrre spumanti di qualità.

Così, nel 2009 mio padre Camillo ha deciso di rilanciare l’attività vitivinicola aziendale ed ha impiantato il vigneto di Pinot Nero più alto di tutto l’Oltrepò Pavese. Da due anni mi occupo con lui della vigna, dopo la scelta di lasciare Milano – dove facevo il veterinario – per tornare in Oltrepò, con mia moglie e le nostre bambine.

La nostra vigna beneficia dell’esposizione ai raggi del sole fino al tramonto e di un’ottima escursione termica, soprattutto d’estate. Tra i filari il suolo è inerbito e concimato con il letame prodotto in azienda, senza diserbanti; le viti protette solo con prodotti autorizzati dall’agricoltura biologica (rame e zolfo). Vendemmiamo a mano nelle ore più fresche della giornata, con massima cura, in piccole cassette areate, in modo da portare in cantina i grappoli ancora perfettamente intatti.

Con un lavoro scrupoloso e attento in vigna durante tutto l’anno otteniamo un’uva sana e buona che ci permette di intervenire il meno possibile con la tecnologia e la chimica in cantina e di non alterare la naturale essenza del vino.

Giacomo, con Camillo Dal Verme

piccoli terroir

Paolo e Paola Massi, Azienda Agricola Fiorano

Siamo a Cossignano, nelle Marche, terra della DOC Rosso Piceno Superiore e della DOCG Offida Pecorino: un’area nota per la grande qualità dei suoi vini.

La nostra azienda sta tra il mar Adriatico e il Parco Nazionale dei Monti Sibillini, in un posto speciale, dove le brezze marine del mare incontrano l’escursione termica dell’Appennino.

Le nostre uve sono condotte in regime biologico e vinificate in modo naturale, da 20 anni. Lavoriamo per avere uve sane, per ridurre al minimo l’intervento in cantina, e lo facciamo unendo antichi saperi tradizionali con la migliore innovazione. Vendemmiamo a mano e usiamo solo lieviti indigeni, ma ci avvaliamo delle più moderne tecnologie, nella nostra cantina in gran parte ipogea, per preservare l’integrità e la salubrità dei nostri vini.

Ci ispiriamo al manifesto dei Vignerons d’Europa, del 2009:

Il vignaiolo è colui che si prende cura della vigna, della cantina e della vendita in prima persona, che dà vita a un vino che dona piacere, figlio del territorio e del suo pensiero, espressione di un’autentica cultura. Coinvolge il consumatore con la sua passione, custodisce ed arricchisce il territorio e la sua biodiversità.

Crediamo nei valori della territorialità e delle tradizioni: coltiviamo solo vitigni autoctoni come sangiovese, montepulciano e pecorino e lavoriamo per valorizzare la viticoltura biologica delle Marche, la tracciabilità dei suoi vini, la difesa del territorio e della sua bellezza, la diffusione di pratiche agronomiche buone, per un’economia sostenibile e solidale. Solo in questo modo si può tutelare la qualità del cibo, del paesaggio e della vita.

Ci godiamo le piccole grandi soddisfazioni che il nostro lavoro ci dà, tra cui i recenti premi al nostro Pecorino 2018 (5 grappoli nella Guida Bibenda), un vino cui Lettie Teague ha da poco dedicato una bella recensione su The Wall Street Journal.

Paola e Paolo Massi

Azienda Agricola Fiorano
Le Calle

Riccardo Catocci, Azienda Agricola Le Calle

La nostra è un’azienda agricola delle colline di Poggi del Sasso (Cinigiano, Gr), nel cuore della fascia collinare della Maremma. La mia famiglia si è radicata in questo angolo della Toscana, sviluppando con passione, di generazione in generazione, una solida competenza nell’agricoltura e un’attività di agriturismo che dà i suoi frutti.

La nostra filosofia aziendale nasce dal profondo rispetto della tradizione e dall’amore per una terra particolare come la Toscana, che ha dato – e continua a dare – al mondo grandi vini. È per questo amore che coltiviamo in regime biologico da oltre 20 anni, e ora in biodinamico.

Alla volontà di valorizzare sempre di più il nostro territorio, condivisa dalla tutta la mia famiglia, si è presto unita una grande passione enologica, che ci ha portato a ottenere una qualità di cui siamo orgogliosi.

Ma non produciamo solo vino: la nostra è un’azienda agricola come quelle che c’erano 30 anni fa e oggi, purtroppo, sempre più rare. Abbiamo anche un oliveto e produciamo il nostro olio, alleviamo gli animali e le pecore, coltiviamo i campi e ospitiamo chiunque voglia apprezzare di persona quanto abbiamo fatto in questi anni, gustando un buon bicchiere di vino e visitando le dolci campagne della nostra Maremma nell’Agribus, pensato per coniugare l’idea antica del carro trainato dai buoi con i mezzi dell’agricoltura contemporanea.

Riccardo Catocci

piccoli terroir

Ecco perché dovresti parlare di terroir a cena

Perché terroir sintetizza tutto quello che influenza il vino che entrerà nel tuo bicchiere: il suolo su cui cresce la vigna, il clima, il vitigno, ma anche il vignaiolo che l’ha curato, l’esposizione, la forma del versante…

  • Perché queste componenti, tutte assieme, identificano un ambiente univoco e all’insegna di questa unicità si definisce la magia del vino.
  • Perché il rapporto tra territorio e vino è antico, e sta alla base del mondo enologico.
  • Perché è un concetto popolare ma fa sempre un grande effetto.
  • E poi si pronuncia “terruar”, che è un gran bel suono.
  • Perché la ricerca della qualità unisce le persone e non conosce barriere.
  • E qui si parla di unicità intrasferibile, che è un’aspirazione ancora più alta.
  • Perché conoscere cos’è il terroir significa sapere che la qualità di un prodotto è legata a un ambiente preciso, che anche solo per questo merita di essere riconosciuto e valorizzato.
  • E infatti influenza direttamente il vino, ma anche tutti i prodotti della terra (si applica anche a frutta, verdura, olio d’oliva, caffè, cacao…).
  • Perché quando metti il paesaggio, il clima, il suolo, il vigneto, la storia e l’opera dell’uomo, tutto assieme dentro una parola, la conversazione non può che diventare meravigliosa.
  • Perché se ne può parlare anche in termini matematici: un triangolo (vitigno-ambiente-uomo) dalla cui interazione degli angoli dipendono la qualità e la tipicità di un vino.
  • Perché è un tema ampio, che dà argomenti per ore.
  • Perché è un concetto immateriale e multiforme, ma reale e vivo nei prodotti di qualità. Mette d’accordo sognatori e pragmatici.
  • Perché riguarda le interazioni tra un determinato ambiente fisico e biologico e le pratiche vitivinicole che vi sono applicate. Piace a persone della scienza e appassionati di biodiversità.
  • Perché riguardando anche geologia e morfologia del suolo, caratteristiche bioclimatiche, chimiche e fisiche dà argomenti anche per gli scienziati più ostinati.
  • Perché è un concetto che riguarda un’origine e una tradizione, ma una tradizione suscettibile di trasformazioni. Una memoria che muta al passare del tempo (usare in questi termini con le persone più sofisticate).
  • Sulla stessa linea: gli sforzi dei viticoltori sono come quelli di interpreti illuminati, che nel rispettare i metodi “di una volta” riscoprono le tradizioni rivendicando la loro inventiva.
  • Allora il vino diventa un alleato della memoria culturale.
  • Perché è un concetto che include il vino nello spazio della genuinità e del benessere, senza perdere niente del piacere che regala.
  • Perché è una parola che Luigi Veronelli invidiava ai francesi, per lui da tradurre in italiano con terra, perché, diceva, “terra è come uomo, non vi sono termini – o alternativi o similari – migliorativi.”
  • Perché ci sono terroir più ampi e altri piccolissimi. In ottobre scopriamo questi secondi.
Frank&Serafico

Pier Paolo Pratesi, Frank & Serafico

La storia della cantina parte da due enologi che si sono incontrati e hanno deciso di stabilirsi in Maremma, nel cuore del Parco dell’Uccellina, per dare vita a un progetto ambizioso.

Produciamo in totale autonomia i nostri vini e le nostre birre partendo dalle materie prime che questo luogo offre, usando solo ingredienti naturali. La Maremma è un posto straordinario, capace di alchimie inedite, tra cinghiali, daini, volpi e lepri…

Qui, abbiamo deciso di avviare un progetto ambizioso e di piantare le nostre viti, dentro e fuori il Parco Naturale. Percorriamo strade ancora non battute e lo facciamo con la tenacia di chi crede nelle tecniche antiche, nella materia di cui sono fatte le cose, nelle piccole quantità, nella responsabilità di una produzione sostenibile.

Crediamo nel produrre vini che valga la pena assaggiare.

Pier Paolo Pratesi

Macerazione sulle bucce

Tappa #18

La tappa #18 di Sommelier Wine Box (settembre 2019, guidata da Ottavio Venditto, migliore sommelier d’Italia AIS 2014) è stata all’insegna della macerazione sulle bucce.

Far macerare il mosto assieme alle bucce consente la cessione di numerose sostanze che regalano al vino colore, aromi, struttura e longevità. Se la pratica della macerazione è la norma per i vini a bacca rossa, da qualche anno si sta riscoprendo anche per quelli a bacca bianca. Le variabili in gioco sono tante (varietà dell’uva, sua maturità, clima, temperatura e durata della macerazione) e l’esito può essere sorprendente. La lunghezza del contatto è un elemento chiave: può durare ore, mesi e in alcuni casi addirittura anni.

Fare oggi vini macerati significa tornare alle origini, alle antiche pratiche di vinificazione, con un occhio alla genuinità, perché si tratta di produzioni generalmente molto piccole e condotte con grandissima attenzione per la natura. In questa selezione mese scopriamo vini di piccoli artigiani del vino – che lavorano in regime naturale -, ottenuti con diversi tempi di macerazione: bianchi complessi, sempre più concentrati e ricchi di colore (fino all’arancione…) in base alla lunghezza della macerazione pellicolare e anche un rosso strutturato, dal profilo aromatico netto e caratteristico.

Ecco le cantine che abbiamo scoperto assieme: Frank & Serafico, MoVe Mondragon, Roncùs.

 

Mondragon Cantina MoVe

Gabriele Perenzin, MoVe

Da anni coltivo un sogno: rivitalizzare le colline di Mondragon attraverso l’agricoltura. È un’area dell’alto trevigiano abbandonata dagli anni sessanta, attaccata dai rovi e dalla boscaglia, che sto recuperando da quando ho lasciato la mia professione per tornare alle origini. È un territorio ostico e isolato, che richiede tanta fatica, ma bellissimo: da qui si vede Venezia…

I miei nonni lavoravano queste colline, vi producevano uva, vino, fichi e allevavano le vacche per la propria sussistenza. Il recupero di questi terreni inizia nel 2012, in modo graduale e chirurgico, senza grandi spostamenti di terra: recuperiamo impiantando nuovi vigneti e ripristinando i vecchi, facendo nuovi terrazzamenti perché questa è una terra estrema.

Siamo nella DOCG Prosecco Superiore ma questa è anche un’area vocata alla coltivazione dell’olivo, del fico, di antiche varietà di pero, del corniolo. Qui si raccolgono castagne ed erbe spontanee, si produce olio di oliva molto particolare, miele, birra al fico e alla castagna, liquore di bacche, sottoli, conserve di erbe, di luppolo, tarassaco, carlina e sambuco. E vino di qualità.

Ho iniziato a produrlo in una piccola cantina, restaurata un po’ alla volta riciclando un portone in legno di un garage degli anni sessanta (poi ho scoperto che vanno molto di moda i vins de garage…). La mia piccola produzione (tre, le etichette) va insieme al recupero di tutto l’ecosistema e ogni attività affonda le radici nella tradizione ma guarda anche al futuro, perché praticata in modo totalmente naturale.

MoVe sta per Mondragon-Venezia ma significa anche movimento ed è una risposta, piena di vita, al decennale declino dell’agricoltura. L’obiettivo va oltre la produzione, ed è quello di creare un turismo rurale intelligente: i muri a secco tornano a essere un bene comune, vecchi casolari sono restaurati per l’ospitalità, antichi sentieri ospitano trekking, itinerari a cavallo o in bicicletta, questi luoghi diventano propulsori di stili di vita dove recuperare il benessere.

E tutto questo ha come parola d’ordine la collaborazione, perché sono sempre alla ricerca di sognatori come me.

Gabriele

Gabriele Perenzin MoVe Mondragon