vino

Come bere vino senza ingrassare?

La felicità passa per le piccole cose: una passeggiata in riva al mare, la pasta della mamma, gli amici attorno a un tavolo, il penultimo episodio della serie TV più amata, vincere il derby, le vecchie canzoni, un bicchiere di vino. Ma si può bere senza ingrassare?

Rinunciare al nettare degli dei per paura di ingrassare nuoce all’umore in modo irreversibile, per questo abbiamo raccolto 6 consigli per chi non vuole sacrificare la forma perfetta ma neanche togliersi il piacere, impareggiabile, di una bella bottiglia di vino.

Linea e vino? Un matrimonio possibile

1. La premessa è che un bicchiere di vino (di 150 ml) contiene grosso modo 120 calorie: tenetelo a mente se fate il conto preciso dell’apporto calorico giornaliero.

2. Fate sport e abbiate una dieta sana ed equilibrata (pochi grassi e zuccheri, molte fibre, proteine magre, meglio se di origine vegetale…): un bicchiere di vino al giorno – meglio se rosso – ne fa parte a pieno titolo. I vecchi insegnano e la scienza approva.

3. Se siete a dieta, eliminate una piccola parte di carboidrati, magari aggiungendo verdure ai pasti, per non dover rinunciare a un sacro bicchiere di vino: l’apporto calorico sarà lo stesso.

4. Associate il vino al cibo, non il vino al vino.

5. Bevete un bicchiere d’acqua tra un bicchiere e l’altro, specialmente d’estate: questo consente di idratarsi con l’acqua e potersi godere la giusta quantità di vino.

6. Bevete un bicchiere di vino buono, invece che molti e mediocri.

Il vero piacere sta nella qualità.

tappo a vite

Tappo a vite: tutto quello che volevi sapere

Può sembrare strano ma ancora tanto mistero circonda il tappo a vite – chiamato anche Stelvin dal nome del produttore che l’ha inventato – e tanti amanti del vino non sanno ancora tutto quello che c’è da sapere, e quindi non sanno come giudicarlo.

Diffusissimo fuori dall’Italia, nel Belpaese due persone su tre lo guardano con sospetto, convinte che questa chiusura della bottiglia sia sinonimo di bassa qualità del vino. Invece la storia è molto diversa.

Tutto quello che c’è da sapere sul tappo a vite in 12 domande e altrettante semplici risposte.

1. Incominciamo dal principio, come è fatto il tappo a vite?

Di una guaina in metallo (alluminio, di solito), che fascia la parte finale della bottiglia. Dentro, il fondello è in lega di stagno e contiene un gas totalmente inerte (azoto) in minima quantità: in questo modo garantisce la protezione del vino dagli agenti esterni, dall’umidità, dagli sbalzi di temperatura e di pressione.

2. Quali sono i vantaggi del tappo a vite?

Questa chiusura, a differenza del sughero, impedisce il passaggio dell’ossigeno, consentendo di mantenere intatte tutte le proprietà organolettiche del vino. La condizione è che il vino sia imbottigliato sano e la bottiglia conservata bene. Non va dimenticato che, in bottiglia, tra il tappo e il vino c’è comunque una quantità di ossigeno.

Lo screw cap, inoltre, scongiura l’insorgenza dell’odore di tappo (sempre che questa muffa non sia già presente nelle botti). Si contrappone quindi alla variabilità dell’interazione vino-sughero, che può essere rischiosa.

3. Ma è vero al 100% che l’ossigeno non passa nel tappo a vite?

No: i tappi a vite più moderni possono essere scelti più o meno ermetici: oggi, il produttore può decidere quanto ossigeno vuole far passare dal tappo.

4. Fuori dall’Italia chi adotta il tappo a vite?

Se escludiamo il nostro Paese, la scelta tra sughero e tappo vite finisce 1-1. Molto amato in America e Asia, i mercati esteri lo richiedono e un numero crescente di produttori (anche francesi) adotta questa chiusura anche sulle etichette di punta.

5. Due nomi di vignaioli che sul tappo a vite hanno scommesso?

Tra gli altri vanno sicuramente ricordati Matilde Poggi e Walter Massa. Cioè due giganti del vino italiano.

6. Quali vini amano di più la chiusura con tappo a vite?

Lo Stelvin è in media più usato per i vini bianchi, specie se giovani e aromatici.

7. A ogni vino il suo tappo, quindi?

In alcuni casi il tappo in sughero – con le sue caratteristiche di permeabilità – è fondamentale. Vini che necessitano di molta evoluzione per esprimere tutte le loro potenzialità lo faranno più facilmente – e più velocemente – con tappi in sughero.

8. Cosa aspettarsi nei vini tappati a vite?

Di base: freschezza più marcata, aromi ben definiti, fragranza.

9. Ci si può spingere oltre nell’analisi?

Sempre. Non è esatto dire che in mancanza di ossigeno il vino non evolve, in realtà cambia eccome, ma in modo diverso e più lento, per via di fenomeni ossidoriduttivi. Ma gli effetti dell’ossidazione sono molto più evidenti nel breve periodo rispetto a quelli riduttivi. Quindi più lasciamo libero il passaggio d’aria e più velocemente evolverà la materia. E, al contrario, se vogliamo conservare il nostro vino più a lungo possibile in uno stato che giudichiamo perfetto, dobbiamo limitare al massimo lo scambio di aria. Se vogliamo preservarlo così come è stato imbottigliato, impedire il passaggio dell’aria è di fatto un “must”: così, avremo aumentato la sua capacità di invecchiare.

10. C’è da preoccuparsi per i fenomeni riduttivi nel tappo a vite?

No. Se il vino è un buon vino non sarà l’evoluzione in ambiente anaerobico a rovinarlo. Se lo fa, significa che si trattava di una bottiglia semplice già in partenza, una di quelle che non si tengono comunque in cantina a lungo.

11 . Quali sono le resistenze più diffuse tra i consumatori rispetto al tappo a vite?

A molti sembra di tradire una tradizione, anche perché l’apertura del tappo di sughero si lega a un rito molto poetico, a un cerimoniale quasi sacro.

12. Quindi, che fare?

Imparare ad aprire correttamente le bottiglie con tappo di sughero (se non siete pratici abbiamo scritto una facile guida) e poi guardare senza preconcetti alla novità della chiusura a vite: in fondo, la vera poesia sta dentro la bottiglia!

Quindi, per te, tappo a vite: sì o no?

Cilento

Viaggio nel Cilento del vino

Tappa #22

La tappa #22 di Sommelier Wine Box (gennaio 2020, guidata da Simone Loguercio – migliore sommelier d’Italia 2018) è stata un meraviglioso viaggio nel Cilento del vino.

“La più splendida immagine che porterò con me integra al Nord.”

È così che Goethe definisce Paestum, nel suo Viaggio in Italia. Il Cilento qui ostenta tutta la sua ricchezza, per storia ed eccellenze gastronomiche. Il viaggio nel Cilento che vi propongo è un percorso segnato dal tempo, dalle antiche masserie, dai boschi secolari, dalle rovine greche, attraverso sapori dimenticati, profumi e piccoli scorci di vita quotidiana. È un micro-mondo di storie, di vigne e di pensieri. È una terra di testarde attese e di cuori resilienti.

La ricerca della felicità.

Tra questi scenari mozzafiato di colline, monti e coste, si possono incontrare singolari realtà di vignaioli, ognuno con una filosofia e un particolare terroir, ma tutti d’accordo su un concetto: “Il vino di per sé non esiste in natura, è l’uomo a crearlo. E per farlo deve rispettare la natura, le vigne e conoscere l’istante esatto per renderlo vino. Quello vero e unico nel suo genere”.

Ecco perché Simone ha scelto il Cilento, che è peraltro la sua terra natale.

Ecco le cantine che abbiamo scoperto assieme: Luigi Maffini, Casebianche, Viticoltori De Conciliis.

De Conciliis

Viticoltori De Conciliis – Campania

La storia di Viticoltori De Conciliis nasce nel 1996, dai sogni e dalla curiosità di noi tre fratelli.

Prima nell’azienda di nostro padre e poi in modo indipendente abbiamo trasformato la cantina di famiglia, facendone una portabandiera della rinascita del vino campano.

Siamo sulle colline che circondano Agropoli e coltiviamo 20 ettari, producendo otto vini che celebrano il Cilento, i suoi colori, i suoi ritmi e i suoi profumi.

Siamo in particolare impegnati per i vitigni autoctoni, fiano e aglianico su tutti, e crediamo nelle straordinarie potenzialità di questa terra, crocevia di culture antiche che guarda al futuro.

Paola, Bruno, Luigi

Cilento

Le selezioni di gennaio – Cilento del vino

WINE BOX DI GENNAIO: VIAGGIO NEL CILENTO DEL VINO

Cilento

Tappa #22

Scelta da Simone Loguercio
migliore sommelier d’Italia 2018

gennaio 2020

 

Luigi Maffini, Giungano (SA)

“Credevi fosse una persona normale il pioniere del vino in Cilento?” Così mi apre le porte Luigi Maffini. E quando vivi nella profonda convinzione che per un fare un buon vino ci vogliono dieci anni, allora il vino diventa una scelta di vita, come è stato per lui e per sua moglie Raffaella, senza la quale non sarebbe oggi il grande produttore che è. Nella produzione vitivinicola il tempo è un alleato, ancor più quando hai come altra grande passione gli orologi da polso. E prosegue: “oltre il tempo, per fare un buon vino bisogna dormire nel luogo in cui lo si produce, perché il legame con il territorio è indissolubile e ha radici profonde. Poi ci vuole anche un po’ di fortuna, e io posso dire di averla avuta”. Luigi ha un’idea fissa: il territorio. Te ne accorgi fin da subito guardando le sue etichette, in cui campeggia un pezzo del suo amato Cilento con l’immagine del flysch, una marna calcarea portatrice di una mineralità diversa, grassa e salmastra. L’azienda nasce nel 1974 a Giungano, in pieno Parco Nazionale del Cilento e del Vallo di Diano, 18 ettari vitati condotti secondo i dettami della viticoltura biologica.

Casebianche, Torchiara (SA)

Casebianche nasce nel 2000 a Torchiara, nel Cilento, quando Elisabetta e Pasquale Mitrano, spinti dal loro cuore, decidono di abbandonare la loro attività di architetti per recuperare i vigneti di famiglia e avviare la produzione di vino. I primi anni servono per acquisire la consapevolezza del potenziale del luogo e per comprendere quale sarebbe stata la strada migliore da seguire. Nel 2006 avviene l’incontro decisivo con l’enologo Fortunato Sebastiano che porta al primo imbottigliamento l’anno seguente con il Cumalé. L’azienda si sviluppa su 14 ettari nel territorio di Torchiara, tra il monte Stella, il torrente Acquasanta ed il mare di Agropoli, dove tra ulivi, agrumi e fichi vengono coltivati in regime biologico circa 5 ettari di vigne, principalmente con uve locali come l’aglianico e il fiano. I terreni sono in prevalenza argillosi con la presenza di marne e arenarie meglio note con il nome di “flysch Cilentano”. Nei vigneti gli interventi sono limitati all’essenziale, concimazioni naturali, rame, zolfo e argilla per la difesa della vite. Oltre al biologico, Casebianche guarda con favore ai principi della biodinamica e per questo ha avviato un programma “agrologico”. La vinificazione viene eseguita immediatamente dopo la raccolta manuale delle uve, con fermentazioni spontanee avviate dai lieviti indigeni, nel pieno rispetto delle materie prime. Casebianche ha scelto di valorizzare due varietà come l’aglianico e il fiano, facendole esprimere prevalentemente in purezza.

Viticoltori De Conciliis, Prignano Cilento (SA)

“La nostra è una storia in divenire. Un legame leggero tra passato e presente. Una storia che nasce da sogni. Una storia che è unione di affetti, amicizie e condivisioni, comprensioni e incomprensioni…” Questo è quello che mi raccontano i tre fratelli, Paola, Bruno e Luigi, che hanno unito le professionalità di agronomo, enologo e amministrativo/commerciale, fondando nel 1996 la società “Viticoltori De Conciliis”. All’inizio, nell’azienda del papà Alessandro, hanno iniziato a sperimentare in piccolo, poi, sulle colline che circondano Agropoli, la realtà produttiva è completamente cambiata facendo di questa cantina una delle bandiere della rinascita enologica campana. La passione per i vitigni autoctoni li ha spinti a trasformarsi da pionieri della viticoltura nel Cilento, a punto di riferimento, anche grazie alla capacità di rilettura e di comunicazione di un territorio. È così che è nato il progetto dei fratelli De Conciliis, nato dal legame tra passato e presente, da condivisione e comunicazione, dalla celebrazione di una terra inclusa tra i monti e il mare. Ecco quindi che, partendo dai circa venti ettari vitati di proprietà aziendale, i vini che la cantina De Conciliis propone si mostrano come espressione sincera e coerente del terroir da cui provengono.

BOX ENTUSIASTA

Denazzano Paestum Rosato, Luigi Maffini

100% Aglianico

Solo 5.000 bottiglie prodotte. Uve vendemmiate a mano dalla seconda decade di settembre e provenienti da un unico vigneto “Cru” di 1.5 ha allevato a spalliera. Diraspatura, pigiatura e pressatura soffice delle uve. Fermentazione per circa 30 giorni in acciaio inox, affinamento in acciaio. Ne deriva un vino schietto e dall’irrefrenabile beva.

Vino dalla bella tonalità rosa cerasuolo, ammaliante e luminoso. Naso raffinato nei toni gentili di rosa canina, ciliegia selvatica e fragola di bosco. Sorso avvincente e armonioso, buona freschezza e notevole persistenza, con echi di erbe aromatiche.

Ben si accompagna a ricchi e strutturati piatti di pesce e a tutte le carni bianche. Due le ricette suggerite: triglie al cartoccio con capperi e pinoli; coniglio alla cacciatora.

Dellemore Rosso Cilento, Azienda Agricola Casebianche

65% Aglianico, 20% Barbera, 15% Piedirosso

Solo 6.500 le bottiglie prodotte. Vino prodotto con uve Barbera provenienti da un unico vigneto “Vigna Vecchia” di 0,5Ha di oltre cinquant’anni di età e uve Aglianico e Piedirosso, che provengono, invece, dal vigneto “Dellemore”, del 1998, di poco meno di 1 ettaro. Le uve fanno una macerazione di sei giorni in vasche di acciaio e malolattica in legno, per poi affinare 8 mesi in acciaio e 6 mesi in bottiglia.

Colore rosso rubino intenso e vivace, con riflessi violacei. Profumi di frutta rossa fresca e fiori primaverili. Le note di ciliegia, mora e ribes rosso, violetta e iris, melagrana e arancia rossa, sono ben supportate da un corpo pieno e avvolgente e dalla gustosa acidità, con rimandi di tamarindo.

Si accompagna a primi piatti strutturati e a secondi di carne. Provatelo con lasagna al ragù di agnello, zuppa di fagioli con castagne e noci o braciole di manzo al ragù.

Bacioilcielo Rosso Paestum, Viticoltori De Conciliis

60% Aglianico, 40% Primitivo

“Questo vino rispetta la natura: le carte, gli inchiostri, le dimensioni, le quantità di vetro ed ogni materiale utilizzato per produrlo, vengono selezionati affinché abbiano il minor impatto possibile sull’ambiente. La scatola è prodotta con carta proveniente al 100% da maceri della raccolta differenziata dei comuni campani”.

Prodotto da uve provenienti da quasi tutte le vigne De Conciliis, adagiate su flysch cilentano, un terreno ricco di argilla, arenaria e marna. Le uve sono state raccolte tra il 16 settembre e il 7 ottobre e fatte fermentare in acciaio termo-condizionato con macerazione per 5 giorni; poi il vino matura per 6 mesi in acciaio. Colore rosso rubino impenetrabile, con nuance viola. Naso suggestivo che propone ricordi di prugna e lampone, glicine e mallo di noce, su un sottofondo balsamico e speziato, tocchi di anice stellato e grafite. Avvolgente e sapido al palato, di buon corpo, leggermente caldo e con tannini morbidi e setosi. Ottima persistenza.

Perfetto con salumi e formaggi di media stagionatura e preparazioni saporite della cucina di terra. Suggerimenti in cucina: pasta alla Norma; sella di Maialino al Finocchietto Selvatico.

BOX ESPERTO

Pietraincatenata Fiano, Luigi Maffini

100% Fiano. Uve provenienti da 4Ha di vigneto allevato a spalliera in quel di Giungano, a ridosso della costa cilentana. Raccolte tra la II e la III decade di settembre. Sottoposte a pressatura soffice, seguita da una fermentazione a temperatura controllata in barriques nuove. Segue un affinamento in barriques per 4 mesi.

Il vino si presenta di color giallo dorato intenso e brillante. Una marcata impronta minerale, quasi fumé pervade il percorso sensoriale che poi si snoda attraverso ricordi di ginestra, nocciola, salvia e camomilla, mango e mandarino candito. Grande spessore al palato, giocato tra morbidezza in ingresso e scia sapido-minerale in chiusura, con eleganti rimandi di mandorla tostata, menta e fiori di campo. Finale lungo.

Ideale per primi e secondi piatti di mare, riesce a bilanciare anche preparazioni con carni bianche. In particolare, proponiamo: pasta, patate, cozze e provolone del monaco; linguine ai ricci di mare.

Cupersito Cilento Aglianico, Azienda Agricola Casebianche

100% Aglianico. 4.300 le bottiglie annue. Prodotto con le migliori uve di Aglianico provenienti dalla “Vigna Acquasanta” di 1,3 ha e dalla “Vigna Dellemore” di poco meno di 1 ettaro. Fermentazione alcolica spontanea con lieviti indigeni in acciaio con macerazione sulle bucce per 15 giorni e successivo affinamento di 12 mesi in botti di rovere di diversa capacità.

Di colore rosso rubino profondo e concentrato. Naso suadente e suggestivo, in primo piano si apprezzano frutti rossi e spezie orientali, ciliegia, amarena e ribes nero, chiodi di garofano e cardamomo, leggere fragranze balsamiche e sensazioni mediterranee, poi lavanda e peonia, una chiosa tostata di caffè nel finale. Dinamica gustativa ordinata e composta, giocata sulla contrapposizione tra il corpo vellutato e muscoloso da un lato e la fragrante freschezza e dirompenza tannica dall’altro. Equilibrato e armonioso.

Lo consigliamo con primi e secondi piatti di carne e selvaggina, formaggi stagionati e in particolare ecco i nostri abbinamenti suggeriti: risotto al ragù di agnello; fagiano al ginepro; caciocavallo podolico stagionato.

 

Donnaluna Paestum Aglianico, Viticoltori De Conciliis 

Prodotto con le uve Aglianico provenienti dalle vigne Cannetiello e Destro, impiantate tra il 1999 e il 2000 e allevate a guyot. Uve raccolte tra il 25 settembre e il 26 ottobre, fatte fermentare in acciaio termocondizionato, a contatto con le bucce per 11 giorni, passati i quali il vino viene fatto affinare un anno per il 50% in acciaio e il restante 50% in botti di rovere di 3.000 lt.

Robusto, energico e forte. Ha in sè tutte le intemperanze di un adolescente, che quando matura si sbroglia tutto e dispensa dolcezza. Dal colore rosso rubino, carico e lucente. Profumi ampi e stratificati, dal ricordo di rosa appena sbocciata ai frutti rossi del sottobosco, poi prugna e visciola, pepe bianco, sfumature minerali e terrose, ardesia e humus.

In bocca è caldo e avvolgente, dotato di un tannino solido ed integrato che dona al vino margini di evoluzione. Tutto è sorretto da una vibrante freschezza, quasi a ricordare l’arancia sanguinella.

Ottimo con formaggi stagionati e salumi, carni rosse e ragù. Provatelo con i fusilli al ragù napoletano o con stufato di cinghiale e olive nere.

 
vino e aceto

Perché il vino si trasforma in aceto?

Anche
ai più stimati amanti del vino è capitato almeno una volta di lasciare una
bottiglia aperta, e di dimenticarsene. Sono piccoli attimi di oblio.

Ma perché una bottiglia di vino aperta con il passare del tempo diventa aceto?

Esistono alcuni piccoli batteri, acetici appunto, responsabili dell’ossidazione acetica: di fatto trasformano il vino in aceto (l’etanolo in acido acetico, per la precisione). Questa fase è chiamata fermentazione o ossidazione acetica e si verifica solo in presenza di ossigeno e se la temperatura è piuttosto alta (tra 23° e 30°).

La trasformazione in aceto non dipende dalla qualità del vino ma da queste due
condizioni. E poi, i batteri acetici non amano la solforosa…

Come si può contrastare questa
trasformazione chimica?

Per evitare la trasformazione in aceto bisogna conservare il vino che sia già aperto quanto più possibile in assenza di ossigeno, tenendolo a temperatura bassa.

Aceto, il male assoluto?

Certo, se l’obiettivo non è quello di ottenere aceto dimenticare mezza bottiglia di ottimo vino aperta non è piacevole. Ma va detto che l’aceto è un prodotto nobile, e oggi sempre più siamo in grado di apprezzarne non solo le qualità aromatiche ma anche la taglienza e spigolosità. Una una sfida aperta, se si vuole, alla ricerca dell’equilibrio a tutti i costi.

E dopo l’aceto?

Il vino non è stabile e non lo è neanche l’aceto. Se ci sono ancora batteri acetici, presenza di ossigeno e temperatura sostenuta l’aceto tende a trasformarsi in acqua.

Il vino è materia viva, ed è anche per questo che ha tanto fascino.

vino al ristorante

Chi assaggia? Come capire se un vino “sa di tappo”

Si fa presto a dire che se il vino sa di tappo te ne accorgi subito, ma non è sempre così. È capitato a tutti di non riuscire a sentirlo mentre gli altri al tavolo ne sono convinti, o di capire che qualcosa non va nell’odore di un vino senza riuscire a precisarne il difetto. E per questo, tante persone non fanno volentieri l’assaggio al ristorante.

10 + 1 trucchi per capirne di più e offrirsi volontari alla prossima occasione.

1. Perché il vino “sa di tappo”?

Questo problema colpisce democraticamente tutte le bottiglie, di qualunque tipologia e prezzo. Il sentore è dovuto a un fungo che aggredisce il sughero (o che ha addirittura colpito le botti prima dell’imbottigliamento). TCA è il nome della molecola incriminata che dà origine all’odore.

2. Di cosa sa, se “sa di tappo”?

Il vino avrà un odore acre, più o meno forte, che assomiglia soprattutto a quello del cartone bagnato, ma anche alla terra umida, alla muffa e al cane dopo una bella passeggiata sotto la pioggia. E questo odore copre tutti gli altri sentori, di frutta, di fiori, boisé… Più precisamente, la molecola stessa impedisce di sentirli.

3. Si sente subito?

Di solito sì, annusandolo, perché l’odore è abbastanza forte, e a volte si capisce anche solo dal tappo (ma per questo serve fortuna e avere bevuto parecchio). Comunque la prima sensazione al naso è di solito quella giusta.

4. E se non ne sono sicuro al 100%?

Sprecare un vino è un peccato: bisogna esserne certi. Lasciate passare qualche secondo, per evitare l’assuefazione e dimenticare le prime sensazioni, e annusate ancora.

5. Altri elementi da valutare?

Alla puzza potrebbe accordarsi un difetto visibile nel sughero, quindi osservate anche se il tappo si presenta danneggiato.

6. Come si presenta il vino, all’assaggio?

Al sorso si ha la prova del nove: se sa di tappo il gusto sarà amaro e ammuffito, molto sgradevole.

7. E se vedo pezzi di sughero nel vino?

Questo problema non ha a che fare con il sapore di tappo, è solo il segno che la bottiglia non è stata aperta perfettamente. Una guida su come stappare correttamente la trovate qui.

8. Come posso evitare di buttare la preziosa bottiglia?

Se l’odore non è troppo marcato, si può usare il vino per cucinare: l’odore di tappo tende infatti a evaporare in fase di cottura. Ma se il sapore acre è molto sviluppato, meglio annaffiarci le piante.

9. Come esercitarsi a riconoscerlo?

Prima o poi capita a tutti di trovare una bottiglia con questo problema: se volete allenarvi a riconoscerlo basta prendere dei trucioli di legno e metterli in un barattolo chiuso con dell’acqua e annusare dopo qualche giorno. Per distinguerlo invece dagli altri difetti del vino, abbiamo scritto un’altra piccola guida.

10. Si può rimediare, con la conservazione?

Prevenirlo è difficile ma è consigliato non tenere a lungo le bottiglie in frigorifero perché il batterio ama il freddo e l’umido.

CHE FARE, QUINDI?

Al ristorante andrà fatta cambiare la bottiglia, mentre a casa è importante avere un abbonamento di Sommelier Wine Box 😎

vino a cena

Che fare quando si invitano ospiti a cena e loro portano il vino?

Che siate i maghi dell’ospitalità o che per voi organizzare un pranzo a casa sia l’evento del decennio, non è sempre facile capire come trattare i propri ospiti in termini di vino, specialmente se sono loro ad arrivare con delle bottiglie.

Il vino è davvero tra i doni più graditi in assoluto, bisogna solo decidere se aprirlo in quello stesso momento o meno.

Che fare, quindi, se i vostri ospiti arrivano con una bottiglia?

Ci sono sostanzialmente due strade, e dipendono dal tipo di serata che state offrendo. La prima riguarda l’etichetta da applicare alle situazioni formali – e ha tutto il fascino delle circostanze un po’ fuori moda – l’altra si applica alle gioiose rimpatriate fra cari amici.

1. Se l’occasione è davvero formale nell’organizzare avrete pensato a tutto, predisponendo quali vini servire (vini pensati per accompagnare le varie portate…), li avrete portati alla giusta temperatura e magari già aperti per farli respirare. In questo caso offritevi di aprire la bottiglia arrivata in dono ma probabilmente i vostri ospiti sapranno rifiutare con garbo: a quel punto non avete che da annunciare prossime occasioni di aprirlo assieme.

2. Ma se la cena è informale, il vino non solo è più che benvenuto, ma se ne vorrà godere subito! I vostri amici vi avranno magari chiesto in anticipo il menu e avranno portato le bottiglie adatte e alla giusta temperatura. Al che non avrete che da indicare il momento più adatto della cena in cui le stapperete, per la gioia di tutti!

vigne

Le selezioni di dicembre – Lombardia del vino

WINE BOX DI dicembre: lombardia del vino

vigne

Tappa #21

Scelta da Artur Vaso
migliore sommelier di Lombardia 2017

dicembre 2019

 

Cascina Belmonte, Muscoline (BS)

Siamo in Valtènesi, a Muscoline, un posto bellissimo e molto vocato, nella parte collinare del lago di Garda, nella zona del Chiaretto del Garda. Un secolo fa questo territorio è stato “scoperto” da Pompeo Molmenti (uomo di cultura e senatore del regno d’Italia), il primo a cercare la produzione del Rosato in quest’area.

L’azienda è piccola, guidata Enrico di Martino, un giovane agronomo che dopo avere girato l’Europa è tornato a casa e oggi fa una vinificazione totalmente biologica, nei 6 ettari di vigneto. Uno dei punti di forza dell’azienda è proprio il rispetto dell’ambiente e la voglia di fare vini senza mai esagerare con la solforosa…

Bruno Verdi, Canneto Pavese (PV)

Eccoci in Oltrepò Pavese. L’azienda è gestita da Paolo Verdi da più di 30 anni, in località Vergomberra, nella zona del Canneto Pavese. Quella di oggi è la quarta generazione di agricoltori, che coltiva una piccola vigna di famiglia, vero cuore di tutte le attività dell’azienda, in una delle zone zone più belle dell’Oltrepò.

Paolo è un appassionato vignaiolo, che ha raccolto l’eredità dal padre e ha saputo valorizzarla al massimo. Arrampicate sui rilievi scolpiti dai torrenti Scuropasso e Versa, nella prima fascia collinare, le sue vigne producono uve e quindi vini di eccezionale qualità.

Montonale, Conta (BS)

Siamo in località Montonale, a Conta, sulla sponda sud del lago di Garda. Area molto vocata, che risente dell’influenza positiva del lago: tanti i venti, Ora e Pelèr su tutti: il primo spira da sud e l’altro scende dalla montagna. I vigneti del Montonale sono su questa rotta dei venti, in una delle migliori zone del territorio, dove il suolo è calcareo e argilloso. La famiglia è storicamente una famiglia di contadini. Il capostipite, Francesco Girelli, inizia dissodando i primi 2 ettari a inizio Novecento.

Oggi tre giovani fratelli guidano l’azienda: Claudio (commerciale e amministrativo), Valentino (agronomo) e Roberto, enologo, che tiene le redini di tutto. Montonal, oggi, ha 30 ettari vitati tutti attorno alla moderna cantina, costruita con pareti in paglia di riso che garantiscono un microclima salubre, mentre l’impianto fotovoltaico dà autonomia energetica. Con l’Orestilla 2015 hanno vinto il premio del migliore bianco al mondo monovitigno Decanter: da lì, la consacrazione dell’azienda.

Corte Fusia, Coccaglio (BS)

Siamo a Coccaglio, in provincia di Brescia, nella zona sud della Franciacorta. Una cascina del Seicento, una corte, 7 ettari a Monte Orfano, due ragazzi che hanno dato vita a una giovane realtà franciacortina.

Daniele è enologo mentre Gigi agronomo: tanta è la loro passione passione e la voglia di mostrare tutte le particolarità di un territorio mitico. Coltivano Chardonnay, Pinot nero e Pinot bianco in una collina di 451 mt, l’unica della pianura Padana, che separa due versanti. Curano la vigna e il lavoro in cantina in modo maniacale e questo si riflette totalmente nel loro vino. Sono FIVI, vignaioli indipendenti.

BOX ENTUSIASTA

Chiaretto Costellazioni – Cascina Belmonte

Dalle quattro uve classiche (groppella, barbera, sangiovese e marzemino) il più tipico dei vini della sponda bresciana del lago di Garda. La vinificazione è quella classica dei Chiaretti, cioè inizia come un vino rosso per finire come un bianco, con un lieve contatto con le bucce, e poi affinamento in acciaio.

Al naso si impongono i profumi floreali, con alcune leggere note di melograno, di fragolina bosco, pesca e sentori agrumati. In bocca grande freschezza e sapidità, per una beva molto piacevole.

Abbinamento:  si presta a tanti abbinamenti, anche in base alle temperature di servizio. Appropriato per antipasto, proponiamo un abbinamento cromatico con tartare di tonno e olio d’oliva del lago di Garda e zest di limone.

Riesling Italico – Bruno Verdi

Da vigneti dell’Oltrepò Pavese, vicino a Montalto, che godono di un’ottima esposizione.

Fermentazione a temperatura controllata in acciaio, è un bianco piacevolmente mosso, dall’elevata acidità, una buona intensità colorante, riflessi verdolini. I profumi sono dolci, tra la frutta a polpa bianca, come pesca e mela rossa, e fiori bianchi come l’acacia. In bocca è vivo, fruttato e armonico, invita al secondo bicchiere (e anche al terzo…).

Abbinamenti: consigliato sicuramente come aperitivo ma da provare anche in abbinamento con vellutata di piselli, calamari in tempura e mandarino.

Montunal Lugana – Montonale

Uva Turbiana 100% selezionata in vigna in modo maniacale; grappoli pressati in maniera soffice in assenza di ossigeno. Il mosto fiore è quindi lavorato in acciaio inox, matura 6 mesi su fecce nobili con batonnage costanti e affinamento in bottiglia. Profumi molto fruttati e floreali, frutta a polpa bianca, scorza di limone, note leggermente balsamiche, erbe aromatiche come la salvia; in bocca ha un bellissimo equilibrio, sapidità e freschezza e grande persistenza.

Abbinamenti: perfetto con il pesce, provatelo con quello di lago. Vi proponiamo un filetto di coregone in crosta di sesamo su un letto di clorofilla di erbe balsamiche.

BOX ESPERTO

Stramonia – Cascina Belmonte

Il nome deriva da un’erba selvatica, nel Medioevo utilizzata per preparare filtri della verità.

Merlot e Cabernet sauvignon vinificati in acciaio e affinati in barrique per 12 mesi. L’uva è raccolta leggermente surmatura, una piccola parte va in appassimento in solaio per 3 settimane e la rimanente è pigiata fresca.

Questo è un rosso ricco di struttura, che si presta a lunghi affinamenti in bottiglia.

Vino dal colore concentrato, con buona intensità e tonalità colorante. I profumi sono classici: ciliegia, frutta rossa, prugna, confettura di piccoli frutti rossi, note dolci di vaniglia e poi spezie, erbe aromatiche e balsamiche. In bocca ha una bella morbidezza, ed è avvolgente, il tannino è nobile e il una bella chiusura di erbe aromatiche.

Abbinamenti: erfetto con piatti strutturati come un bel filetto di vitello arrosto con crema di porcini e mentuccia o da provare con lo spiedo bresciano, piatto tipico del territorio.

Barbera Campo del Marrone  – Bruno Verdi

Barbera 100% da una vigna a 200 metri sul livello del mare, con una bella esposizione e pendenza del 40%. Classica la lavorazione: fermentazione alcolica a temperatura controllata in tini di rovere e vasche di cemento, malolattica svolta al trasferimento nelle botti di affinamento da 5 ettolitri, di rovere (in parte nuove e in parte usate), per 12 mesi di affinamento in tutto.

Rubino dai riflessi violacei (può ancora maturare), piccoli frutti rossi, prugna, ciliegia, profumi di viola, cuoio, tabacco, molta spezia (pepe nero); in bocca si sente la bella acidità della Barbera, il sorso è molto saporito e bene equilibrato.

Abbinamenti: piccione, crema di nocciole e chips di patate.

Franciacorta Brut  – Corte Fusia

70% Chardonnay, 20% Pinot nero e 10% Pinot bianco, da vigneti di tipo fluvio-glaciali, coltivati nel comune di Coccaglio. La produzione è piccolissima (solo 15.000 bottiglie l’anno) e bassissima la resa: circa 55 ettolitri per ettaro. Fermentazione in acciaio, assemblaggio a marzo della cuvée, e poi oltre 18 mesi di affinamento; il residuo zuccherino inferiore a 1 grammo per litro.

Perlage garbato ed espressivo, fine e persistente, amplifica la luminosità donando una particolare lucentezza. Profumi inebrianti, intensamente agrumati con note floreali dolci. In bocca ecco subito l’acidità, buona struttura e bella lunghezza: un Brut preciso e di nerbo.

Abbinamenti: battuto di scampi, purea di legumi e caviale Calvisius.

 
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Lombardia del vino

Tappa #21

La tappa #21 di Sommelier Wine Box (dicembre 2019, guidata da Artur Vasomigliore sommelier di Lombardia 2017) è all’insegna della Lombardia del vino.

La viticoltura lombarda è sempre stata caratterizzata da una grande diversificazione delle zone produttive, che si distinguono per condizioni climatiche e geografiche: una ricchezza che si estende dai versanti terrazzati della Valtellina, alle aree moreniche dei laghi Garda e Iseo, per raggiungere i colli appenninici dell’Oltrepò Pavese e la bassa padana.

In questi ambienti di rara bellezza e suggestione, il panorama vitivinicolo lombardo si è evoluto negli anni, raggiungendo oggi livelli di eccellenza tra i più interessanti d’Italia.

I vitigni autoctoni sono sapientemente coltivati assieme ad alcune uve di altra origine che proprio nella regione trovano le condizioni perfette. Ecco quindi Chardonnay, Riesling italico, Pinot bianco, Cortese, Turbiana, Moscato bianco tra le uve a bacca bianca; Croatina, Pinot nero, Barbera, Merlot, Nebbiolo, Marzemino, Groppello, Moscato di Scanzo per quelle a bacca rossa.

Ecco le cantine che abbiamo scoperto assieme: Cascina Belmonte, Bruno Verdi, Montonale, Corte Fusia.