Pubblicati da Sommelier Wine Box

Gabriele Scalici

GABRIELE SCALICI

Ci porta alla scoperta dei VINI DI SALE

Per guidare Tappa #37 di Sommelier Wine Box (aprile 2021) ci siamo rivolti al sommelier Gabriele Scalici.

Ecco la sua storia:

«Ho sempre avuto il pallino per il vino, sin da ragazzo una voce mi risuonava in testa e mi diceva «prima o poi ti appassionerai seriamente». Le passioni da curare, per fortuna, non mi sono mai mancate, la disponibilità finanziaria per gestirle tutte, invece, è ben altro discorso!

Posso dire di essere stato definitivamente folgorato dal vino nel 2011 dopo anni di bottiglie (ahimè) mediocri. Da allora è iniziato un percorso esclusivo volto alla ricerca della qualità – non solo in questo settore -, che mi ha portato a conseguire il diploma di Sommelier prima e di Degustatore poi. Dal 2015 partecipo alla stesura della guida Vitae, edita da AIS.

Parallelamente ho intrapreso un’altra avventura con il fine di condividere le mie esperienze (e le mie emozioni!) con winelover e appassionati e a fine 2012 è nato il blog appuntididegustazione.it, rinominato in Parole di Vino da marzo ‘17.

È uno spazio di incontri, di racconti, di impressioni che porto avanti con un gruppo di amici: ci unisce il filo rosso dell’amore incondizionato per il vino. E del vivere bene.

Questa realtà (con 5.400 follower su Twitter e oltre 3.400 su Facebook) è pensata per mettere in contatto diretto produttori e pubblico anche grazie a eventi che leghiamo all’hashtag #personedivino.

Tra i miei piccoli grandi successi mi piace ricordare la vittoria nel 2014 del contest Young2Young al Vinitaly, la partecipazione nel 2015 al programma radiofonico “Falla Girare” di Radio Reporter e l’intervista televisiva a “Terminal 1” su Telecolor.

Per me vino è sinonimo di passione, quella che vedo nei vignaioli che incontro ogni giorno, quella che mi lega agli amici con cui scrivo il blog, quella che riscontro nelle persone che non hanno paura di lanciare progetti nuovi, in grado di avvicinare gli amanti del vino ai produttori.»

Gabriele Scalici sommelier AIS

Gabriele ha scelto per noi una selezione dedicata ai vini del sale. E ci ha raccontato perché.

«Per un sommelier la comunicazione delle caratteristiche organolettiche di un vino passa attraverso l’espressione dei suoi tratti essenziali. Nei pochi – ma intensi – anni di esperienza da umile comunicatore del vino, ho capito una cosa che può apparire paradossale, ma in realtà è perfettamente logica: i più bravi divulgatori del verbo enologico, quando hanno il calice in mano e un pubblico in ascolto, raccontano in primis l’essenzialità del vino in degustazione. E tanto più sono bravi, tanto più usano parole semplici, aggettivi quotidiani, fuggendo da descrizioni roboanti e panegirici. E non crediate che sia facile, raggiungere l’essenza del vino: il vino è come le persone, spesso si scherma, si protegge. Ci vuole tempo ed esperienza per toccarne il cuore.

Io credo che un appassionato di vino deciso a scandagliare la profondità di un sorso non possa ignorare uno degli aspetti chiave della degustazione: la sapidità. Su questi argomenti il dibattito è sempre vivo e certamente non dimenticheremo che negli anni il gusto globale – espressione rivedibile, certo, ma non ne trovo di migliori – ha incensato altre peculiarità organolettiche, dal tannino al titolo alcolometrico. La sapidità tuttavia, giocherà sempre un ruolo fondamentale nell’esperienza degustativa, specie nei vini destinati ad accompagnare un buon pasto.

Cos’è la sapidità, in un vino? E perché crediamo di percepirla? Tralasciando la fredda spiegazione fisica, che parla di metalli, di anioni di acidi organici e inorganici, la sapidità nel vino è data dalla presenza di sostanze minerali, che variano in funzione delle caratteristiche del terreno, del clima, la vicinanza del mare o a un corso d’acqua. Le pratiche di cantina, l’affinamento e la conservazione influiscono ulteriormente: si può facilmente comprendere quanto la sapidità riveli del vino che abbiamo nel calice, senza dimenticare che spesso è proprio la sensazione minerale, insieme all’acidità, a generare la voglia – a volte irrefrenabile – di bere ancora un sorso, e poi un altro, e un altro ancora

Ho deciso di proporre “vini di sale” come esperimento per me stesso, per confrontare –  e farlo fare a tutti voi – vini diversi da diversi territori, accomunati da precise sensazioni saline, la cui gradevolezza indica in modo chiaro, come il nord in una bussola, la qualità di quello che stiamo bevendo.»

Gabriele Scalici

Le selezioni di marzo – the best of: grandi perlage

WINE BOX DI MARZO: THE BEST OF - GRANDI PERLAGE

grandi perlage Sommelier Wine Box

Tappa #36

The best of Sommelier Wine Box: grandi perlage

Cantina della Volta, Bomporto (MO)

Il nome viene dalle navi provenienti da Modena che nel Quattrocento, seguendo il corso del naviglio, qui facevano “la volta” per riprendere la navigazione in senso opposto verso la citta ducale di Parma. L’azienda nasce nel 2010 grazie a Christian Bellei e Angela Sini, dopo il recupero strutturale del vecchio edificio risalente al 1920 del bisnonno Francesco. Christian, incoraggiato dagli amici a riprendere in mano l’attività di famiglia, segue un nuovo percorso poco in uso nella zona, mettendo a frutto tutte le conoscenze enologiche acquisite dal padre che fu tra i primi, nel modenese, ad adottare il Metodo Classico. Fin dal principio, l’obiettivo è stato quello di divenire leader di una nicchia di mercato di vini del territorio di altissima qualità. E può dire di esserci riuscito.

Società Agricola Mazzolada, Portogruaro (VE)

La tenuta Mazzolada coltiva 95 ettari a vigneto, tutti entro la denominazione DOC Lison-Pramaggiore. La maggior parte delle viti è di nuovo impianto, con una densità tra le 3.500 e le 4.500 per ettaro e quindi non estremizzata, nel rispetto delle piante.

Parola d’ordine: rispetto delle tradizioni, con l’ausilio di tecniche e attrezzature all’avanguardia, come la spremitura soffice, la temperatura controllata in vinificazione e l’affinamento in barrique.

I terreni essenzialmente argilloso calcarei regalano vini fruttati e freschi, bianchi e rossi, con interessanti vinificazioni anche di spumanti, da vitigni non tradizionali, che scopriamo nella selezione.

Tenuta Mariani, Massaciuccoli (LU)

La Tenuta Mariani è posta in Versilia, nella località di Massaciuccoli, a due passi dell’omonimo lago. Il lavoro attento e la passione della famiglia, con il contributo degli enologi Lamberto Tosi e Julian Gout, danno vita ogni anno a una preziosa e limitata produzione di vino e olio extravergine di oliva, apprezzata ben oltre i confini regionali. I vigneti, in conversione biologica, e dislocati nei migliori appezzamenti dell’area che dal livello del mare corrono fino ai 200 metri di altitudine, sono eterogenei per esposizione e composizione del suolo. Sfruttando le caratteristiche dell’area e le vigne a disposizione, il titolare Ido Mariani è riuscito a concretizzare il sogno di produrre spumanti – sia con il metodo Charmat sia soprattutto con il metodo classico o “Champenoise” –  dopo averne appreso i segreti dai maestri in Champagne. Incredibile pensare ad una produzione di spumanti ottenuta con uve allevate al livello del mare, ma i risultati danno ragione a Ido e il suo sogno oggi si è trasformato in una brillante realtà: merito della sua grande passione, di una forte intraprendenza e di un terroir unico.

Ca’ di Frara, Mornico Losana (PV)

Ci troviamo in Oltrepò Pavese. L’azienda è gestita da Luca Bellani, che subentra nell’attività di famiglia negli anni ‘90, attività avviata già nel 1905 dal bisnonno Giovanni con l’acquisto di alcuni appezzamenti di terreno vitato tra il comune di Mornico Losana e Oliva Gelsi. Orientata al rispetto totale del prodotto, l’azienda coniuga la tradizione con la migliore e più moderna tecnica vitivinicola. Da sempre si presta attenzione massima alla scelta dei terreni più adatti ai diversi vitigni; in tutti i vigneti si attuano coltivazioni naturali, i trattamenti sono controllati e ridotti al minimo. Luca ha portato l’idea di selezione clonale e raccolta esclusivamente a mano, pigiatura soffice delle uve con una resa del 50%. Tutto questo e la scelta di un rispetto totale per il prodotto fanno di Luca Bellani un produttore che sta realizzando qualcosa di unico in questo territorio. I suoi vini sanno sempre sorprendere per gli standard qualitativi.

Castello di Stefanago, Fortunago (PV)

Chi conosce un po’ il mondo del vino sa che Castello di Stefanago è un modello. Di più: un precursore. I fratelli Antonio e Giacomo Baruffaldi gestiscono l’azienda a Borgo Priolo, in Oltrepò Pavese. Una tenuta di oltre 130 ettari, di cui 22 a vigneto, al cui centro svetta la torre del castello, testimone di una storia millenaria.

Hanno scelto l’agricoltura biologica quando non era ancora così diffusa, quando la sensibilità al tema non era marcata come oggi. A Castello di Stefanago il vigneto è un ecosistema indipendente, è il sole al centro dell’universo: viene osservato e curato allo scopo di adeguare ciascun intervento alle reali necessità, senza mai perdere di vista la salute delle piante e la vitalità del terreno. È un approccio quasi olistico, che esige la cura di molti dettagli e il rispetto incondizionato per la natura.

Incontro spesso Antonio e Giacomo, in giro per fiere: hanno sempre qualcosa di nuovo da fare assaggiare. Dopotutto coltivano barbera, pinot nero, croatina, pinot grigio, cabernet sauvignon e riesling renano: le uve non mancano, la sapienza nemmeno.    

BOX ENTUSIASTA

Brut Rosso, Cantina della Volta

100% Lambrusco di Sorbara. In una terra dominata dai frizzanti scuri prodotti dal nonno, la Cantina della Volta ripropone tale tinta in un vino rosso rubino brillante, con catenelle di perlage fini e ininterrotte, caratteristiche del Metodo Classico. Al naso si riscontrano invitanti fragranze di lamponi e fragoline succose miste a intriganti note agrumate. Al palato entra deciso, da autentico Sorbara, poi si allarga con ricchi sapori fruttati. Finale piacevole buona persistenza, ottimo equilibrio tra acidità e sapidità, chiusura pulita.

Perfetto per essere degustato subito o entro un paio di anni al massimo.

Abbinamento: galletto con i peperoni. Temperatura di servizio: 8°-10° C.

Metodo Charmat, Rosé Spumante Extra Dry, Mazzolada

Questo è uno spumante Extra Dry da uve Raboso e Merlot vinificate in rosa, da consumare a tutto pasto o per brindare nelle serate primaverili.

Un Rosé davvero speciale, ottenuto con Metodo Charmat, con fermentazione in autoclave per 45 giorni a 15° C con lieviti selezionati.

Si presenta con un colore rosa tenue e profumi decisamente freschi, fruttati e floreali.

Frutti di bosco rossi ne segnano l’aspetto olfattivo completato da un floreale che riconduce a note di geranio, lievemente terrose. Il sapore è cremoso, giustamente sapido, mentre chiude ancora su note di piccoli frutti rossi.

Da bere subito, o entro un paio di anni.

Da degustare a tutto pasto, perfetto in particolare con fritti in pastella o con prosciutto e melone… Temperatura di servizio: 10-12° C.

 

Spumante Metodo Charmat “Sabbia e Mare”, Tenuta Mariani

Un nome più azzeccato non poteva essere scelto per questo piacevolissimo spumante prodotto con uve che si nutrono di acqua marina.

Le uve Chardonnay, Vermentino e Sangiovese impiegate per la produzione di questo spumante sono allevate nei vigneti di Villa Borbone, sui suoli sabbiosi distanti 500 metri dal mare Tirreno. Le varietà vengono vendemmiate e fermentate separatamente in acciaio a temperatura controllata, per subire successivamente un periodo di affinamento sulle fecce fini di 6 mesi. Una volta composto il blend ideale, diverso ogni annata in termini di percentuali, è condotta la seconda fermentazione in autoclave con il metodo Charmat o Martinotti.

Uno spumante profumato e brioso che si presenta nel calice con un colore paglierino brillante. Al naso le note fruttate e floreali si impreziosiscono delle suggestioni della macchia mediterranea e soprattutto di una spiccata mineralità salina. Assaggio fresco e decisamente sapido, di rara serbevolezza.

Da bere entro 1 anno.

Abbinamento: perfetto al momento dell’aperitivo, è il compagno ideale in compagnia di crudi di mare e crostacei. Servire a 8-10°C.

BOX ESPERTO

Sessanta, Ca’ di Frara

100% uva Pinot Nero dal comune di Oliva Gessi, da suolo calcareo-marmoso. Metodo Classico Dosaggio Zero, 60 mesi sulle fecce. Pressatura soffice, selezione del 30% del mosto, un unicum per i Metodi Classici, frutto della voglia del suo creatore di differenziarsi. Decantazione a freddo e fermentazione a temperatura controllata. Rifermentazione in bottiglia con aggiunta di mosto e lieviti selezionati. Un Blanc de Noirs con leggeri riflessi dorati. Al naso presenta aromi di frutta matura con un finale piacevolmente citrino. La bocca è cremosa ampia e di grande equilibrio, su finale sapido, minerale e fruttato.

Da bere entro 4 anni.

Abbinamento: tartare di salmone al pepe rosa. Temperatura di servizio: 7-8° C.

Trentasei, Cantina della Volta

100% Lambrusco di Sorbara.

Metodo Classico che sfida tutti per la lunga permanenza sui lieviti (36 mesi!) – un sacrilegio per molti con uve da Lambrusco di Sorbara, ma non per Christian. Brillantissimo, di colore rosso rubino intenso. All’olfatto si percepiscono sentori di marasche, ribes e rosa selvatica. Di buon corpo con ottimi estratti. Sapido, compatto e cremoso. Vino complesso, in grado di coniugare la modernità e la tradizione del Lambrusco, da servire a 8° C in calice Grand Champagne.

Da bere entro 2/4 anni.

Abbinamento: guazzetto di cozze e vongole.

Ancestrale Blanc de Blanc, Castello di Stefanago

Una vera sorpresa. Nella terra del Pinot nero non era facile produrre qualcosa di speciale ma al Castello di Stefanago ci sono riusciti. Nel Metodo Classico Ancestrale le uve (Chardonnay, Riesling e Müller Thurgau) sono raccolte in piena maturazione: è la prima grande differenza dal Metodo Classico “tecnologico”, nel quale la ricerca dell’acidità induce a una raccolta anticipata. Un chicco perfettamente maturo regala sensazioni complete. La fermentazione si arresta con il naturale abbassamento della temperatura autunnale, per poi riprendere la primavera successiva. Ed ecco il prodigio della seconda rifermentazione, senza aggiunte. Dopo la sboccatura manuale il rabbocco avviene con lo stesso vino, senza addizione di liqueur.

Una vinificazione così non può che dare un calice dal perlage perenne e fine, in cui i profumi sono netti, fruttati e intensi. La consistenza carbonica non è mai aggressiva, anzi è una carezza naturale, un invito costante al sorso successivo.

Da bere entro 4 anni.

Uno spumante che per struttura ed eleganza si abbina con successo ai risotti classici della tradizione lombarda, ma anche a un bel piatto di spaghetti alle vongole con pomodori Pachino! Temperatura di servizio: 8° C.