Pubblicati da Sommelier Wine Box

Massimo Marchesi
Degustazione permanente

MASSIMO MARCHESI

Degustazione permanente

Per guidare la Tappa #20 di Sommelier Wine Box (novembre 2019) ci siamo rivolti al  sommelier Massimo Marchesi, che ci ha raccontato la sua storia:
“La passione per il vino nasce nel 2002, come una scintilla, quando sorseggiando un bicchiere (nella fattispecie Refosco) ho realizzato in un istante che volevo sapere di più di questa delizia che fino ad allora avevo bevuto solo per divertirmi di più nelle serate con amici (altro validissimo motivo per amare il vino). Nel 2003 sono divento assaggiatore ONAV e nel 2007 ho iniziato a lavorare in Enoteca a Milano, Il diploma AIS arriva l’anno dopo. Assaggio moltissimo e assaggio tutto, convinto che sia necessaria una degustazione permanente e variegata per tenere allenati i “muscoli”… Oggi metto lo zampino in moltissime carte dei vini nei ristoranti milanesi e quando riesco porto in città etichette poco conosciute ma estremamente meritevoli, come quelle proposte in queste mie Box.

Massimo

 

Massimo Marchesi sommelier



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Le selezioni di novembre

WINE BOX DI novembre:
fiume, lago, mare

Vini e acqua

Tappa #20

Scelta dal sommelier Massimo Marchesi

novembre 2019

 

Cantina Di Sante, Monleale (AL)

Tommaso Di Sante ha la fortuna di vivere e coltivare la vite in uno dei luoghi più belli e geograficamente fortunati del nostro paese. Le colline che uniscono Fano a Pesaro corrono per 15 km guardando, pacifiche e rigogliose, l’Adriatico. 

Le sue vigne sono esattamente sotto l’eremo di Monte Giove, in località Carignano, all’interno della Denominazione Colli Pesaresi e soprattutto della DOC Bianchello del Metauro, il fiume celebre per la battaglia fatale ai cartaginesi durante le guerre puniche.

L’azienda è completamente coltivata col metodo biologico e il terreno prevalentemente tufaceo.

I vitigni sui quali l’azienda appoggia le sue radici sono Sangiovese, Montepulciano e naturalmente Biancame (Bianchello), forse il più tipico della zona. Negli ultimi anni sono stati piantati e messi a produzione anche vitigni internazionali come Merlot, Cabernet Franc, Cabernet Sauvignon, Chardonnay e Sauvignon.

Cantina Stefanoni, Montefiascone (VT)

Il lago di Bolsena visto dall’alto rivela in modo lampante la sua origine vulcanica, avendo una forma quasi perfettamente ovale. Si è formato infatti dopo lo sprofondamento di un cratere circa 300 mila anni orsono. La Cantina Stefanoni coltiva i suoi vigneti dislocati in diversi appezzamenti a Montefiascone, beneficiando da un lato dell’escursione termica che il lago garantisce nei mesi estivi, quando l’uva giunge a maturazione, e dall’altro del suolo di origine vulcanica che, soprattutto a Colle dei Poggeri, arricchisce di struttura e scheletro minerale i vini.

A capitanare l’azienda è Stefano che, insieme al figlio Francesco, produce una gamma di vini che parte da uno Spumante metodo Classico a base Trebbiano Giallo (localmente chiamato Roscetto), passa per il classico Est! Est!! Est!!! prodotto in 2 versioni, per approdare ai due vini che ho proposto nelle Box: un Moscato Secco e un taglio di vitigni internazionali.

Azienda vitivinicola Contini, Cabras (OR)

Contini è un’azienda storica in Sardegna: da sempre accompagna il suo nome alla produzione della Vernaccia di Oristano, un vino tanto unico nel metodo di produzione (Solera con botti scolme e Flor) quanto raro da trovare fuori dell’isola. I vigneti aziendali sono del tutto particolari, infatti si trovano ad un’altitudine di pochi metri sul livello del mare e dislocati tra la penisola del Sinis e la parte finale della valle del Tirso, sempre a ridosso della costa. I terreni hanno struttura calcarea con frazioni argillose e ciottolose. Queste caratteristiche danno ai vini, sia bianchi che rossi, una grande componente sapida e una struttura che li rende adatti alla maturazione in bottiglia anche per molti anni. L’altro vitigno (raro e affascinante) che viene coltivato e può dare il meglio di sé solo con queste condizioni pedoclimatiche è il Nieddera, un’uva a bacca rossa tanto fruttata, se vinificata per essere consumata giovane, quanto capace di maturare terziari intensi e variegati, se lasciata invecchiare in botte e bottiglia.

 

BOX ENTUSIASTA

Bianchello del Metauro “Giglio” – Cantina Di Sante

Il Biancame (vitigno che è alla base del Bianchello del Metauro) è un’uva molto produttiva, parente stretta del Pagadebit di Romagna; i vini che si producono storicamente sono freschi, di facile beva e da consumarsi giovani. Tommaso Di Sante ha deciso di risalire il fiume, controcorrente, andando a ripescare un clone molto antico e molto meno produttivo di Biancame per produrre un bianco di grande espressività territoriale, sapido, fresco e di ottimo corpo, che sfrutta a pieno il terreno tufaceo su cui sorge. Io, per motivi di cuore, sono molto legato a questo vino (quasi sconosciuto fuori dalla provincia di Pesaro) e ho un piacere immenso a farlo conoscere in quella che penso sia la sua versione in assoluto più riuscita.

Abbinamento: grigliata di pesce alla fanese (irresistibile con l’aggiunta di una leggera impanatura, localmente chiamata “rustita”), tutti i primi di pesce in bianco e pesci delicati come la sogliola e ovviamente il fritto.

Lazio Rosso “Fanum” – Cantina Stefanoni

Un esempio sapiente di taglio tra vitigni internazionali valorizzato dalle uniche condizioni che Montefiascone regala. I 2 vitigni più utilizzati sono il Cabernet Sauvignon e il Syrah (entrambi 40%) accompagnati dal Merlot per il restante 20%. Ciascuno è vinificato singolarmente e poi assemblato prima della maturazione in legno (barrique e tonneau) e rispettivamente danno vegetalità, speziatura e frutto. 

Il passaggio in legno esalta la speziatura già conferita dal Syrah per un vino caldo e di grandissimo equilibrio dove la mineralità del terreno bilancia le morbidezze.

Abbinamenti: una faraona al forno con castagne e funghi potrebbe rivelarsi un abbinamento esplosivo e quasi perfetto.

 

Vermentino di Sardegna “Tyrsos” – Contini

Vino paradigmatico del territorio e del vitigno che lo vanno a creare. I terreni sono quelli della valle del Tirso e in parte dell’alto Campidano, con prevalenza sabbiosa e alluvionale, e una parte vulcanica. Il naso è caratterizzato da note di frutta giovane come pera e agrumi alle quali si accompagnano note di erbe aromatiche e iodate. 

In bocca ha ottima struttura pur concedendosi a una beva facile dove sono ancora la freschezza e la sapidità a spiccare.

Il vino affina solamente in acciaio dopo una vinificazione a temperatura controllata.

Abbinamenti: compagno ideale di primi piatti con conchiglie di mare (in bianco), crudità di pesce e notevolissimo come aperitivo.

 

BOX ESPERTO

Colli Pesaresi Sangiovese “Timoteo” – Di Sante

Il bisnonno Timoteo di Sante fu il primo a coltivare la vite e a produrre il vino in famiglia. Questo Sangiovese è un omaggio non solo a lui ma soprattutto ad un modo di fare il vino volto a valorizzare, oggi come un tempo, le caratteristiche essenziali del vitigno più importante del centro Italia. La resa è al massimo di 2,5 kg a pianta e il terreno è pienamente tufaceo.

Al naso il frutto è riconoscibile immediatamente, prugna e ciliegia, ma quello che mi fa impazzire del profumo di questo vino è la schiettezza della nota animale di cuoio e la spiccata balsamicità che lo rendono allo stesso tempo complesso e di beva facilissima.

Abbinamenti: parla il cuore: costine di maiale al forno con le olive fresche! O grigliata di agnello con patate al forno.

 

Lazio Moscato Secco “Colle dei Poggeri”  – Stefanoni

Il Colle dei Poggeri è un terreno posto a 400 metri d’altitudine, con una conformazione completamente vulcanica a ridosso del lago di Bolsena. L’esposizione a sud della vigna e l’escursione termica data dalla vicinanza al lago – oltre naturalmente al suolo vulcanico – rendono questo vino aromatico del tutto peculiare.

Le note di miele, fiori e uva bianca tipiche del moscato e inconfondibili sono addirittura sorpassate da quelle minerali in una fusione che ricorda i grandi aromatici del Reno (con le dovute cautele). 

L’esasperata ricerca di trarre il meglio dalle componenti aromatiche del vitigno si manifesta nella tecnica di vinificazione che prevede un contatto a freddo (5 gradi) con le bucce prima di una lentissima fermentazione alla temperatura quasi proibitiva di 13 gradi.

Una chicca, figlia della giusta scelta del terreno e della caparbietà di Stefano e Francesco.

Abbinamenti: almeno un bicchiere va bevuto da solo senza abbinamenti per godere della finezza e della fresca mineralità del vino. Ottimo con crostacei e cibi dolcemente speziati come quelli delle cucine asiatiche, in particolare quella indiana.

Isola dei Nuraghi Rosso “Barrile”  – Contini

Un vino con caratteristiche ben distinguibili e dovute a molteplici fattori. Innanzitutto le viti di Nieddera (con una piccola percentuale di altri vitigni autoctoni come il Caddiu) sono coltivate ad alberello e sono tutte molto vecchie. Questo limita la produzione per ettaro a soli 65 quintali quasi senza bisogno interventi di potatura. Inoltre il terreno è collocato a pochi metri sul livello del mare e a pochissima distanza dalla costa: gode così di un clima ventilato e poco piovoso, che regala salubrità alle uve dando struttura grazie alla componente sabbioso-alluvionale del suolo.

La vinificazione prevede una macerazione sulle bucce non inferiore ai 10 giorni ed un sapiente affinamento in legni di diversa dimensione per un minimo di 12 mesi ed una lunga permanenza in bottiglia. Il risultato è un vino morbido, caldo e concentrato che privilegia i sentori di marmellata e la speziatura dolce che col tempo diventa la componente predominante.

 

Abbinamenti: non riesco a vederlo lontano da formaggi a pasta dura molto stagionati perché riescono a tirar fuori nuova forza da un vino già portentoso. Ottimo anche con gli umidi di cacciagione, soprattutto cinghiale.