Julien Miquel

Come capire i vini francesi: i consigli di Julien Miquel

I vini francesi sono senza dubbio tra i più famosi e apprezzati al mondo, e in generale la cultura enologica francese può addirittura intimidire per la sua ricchezza. Oggi abbiamo il grande piacere di parlarne con Julien Miquel: produttore, enologo, consulente, blogger, fondatore di Social Vignerons e uno dei più importanti wine influencer al mondo.

Quattro domande a Julien Miquel, per capire il vino francese.

1. Julien, tu sei davvero un influencer della prima ora. Ma non dimentichiamo che, per te, tutto è iniziato con l’enologia e con la produzione di vino. Come è iniziata questa storia? Sappiamo che sei cresciuto nel sud ovest della Francia, letteralmente immerso nella cultura enologica, ma ci deve essere di più per una passione e una carriera di questa portata…

Ho incontrato il vino quasi per caso, e la passione che ne è scaturita è stata davvero inaspettata, al che mi sono letteralmente buttato nel settore!

In realtà è una storia semplice. Da ragazzo ero molto interessato allo studio della biologia: amavo studiare la natura, le piante, i microrganismi, gli animali e così via… facevo lezione di biologia molecolare e microbiologia quando ho capito per la prima volta che quella del vino sarebbe potuta essere la mia carriera. Naturalmente in Francia, come in Italia, il vino è un settore importante, con molte opportunità. Quindi durante la pausa estiva dall’università ho fatto uno stage nella regione enologica vicino a Tolosa, nel Sud della Francia.

E mi sono innamorato di questo mestiere. Nel fare vino ho trovato tutto quello che cercavo nella vita: stare a contatto con la natura, all’aria aperta, la complessità della scienza unita alla cultura profonda, al sentimento, al gusto.

E poi sono stato sbalordito da quanto colte e allo stesso tempo semplici fossero le persone del settore. Lì ho pensato: il vino e il fare vino saranno la mia vita. Stavo per compiere 20 anni.

Quanto più andavo a fondo, imparando, tanto più la passione cresceva. Da allora non mi ha più lasciato: è una storia che continua da 21 anni e posso dire che metà della mia vita è stata dedicata al vino!

2. In Italia siamo profondamente consapevoli che i nostri “cugini francesi”, come ci piace dire, sono bravissimi a promuovere i loro vini e a farlo nel modo migliore possibile. Ma c’è per te qualche territorio che potrebbe essere ancora più noto e apprezzato?

Penso che i nostri “cugini transalpini” come diciamo in Francia siano molto bravi anche loro a promuovere i loro vini, probabilmente in modo molto diverso dal nostro.

A ogni modo, sì.

La Valle della Loira non è ancora apprezzata come si dovrebbe, probabilmente perché è un territorio complesso, fatto di tante aree e stili produttivi diversi. Non è una zona categorizzabile in modo immediato, dal momento che si producono grandi rossi, bianchi, spumanti, vini dolci… ma gli stili e la qualità non sono sempre perfettamente omogenei.

Sottostimata è anche la regione Languedoc-Roussillon. In passato, era la regione che produceva più al mondo, con vini tendenzialmente semplici ed economici. Per questo si è tenuta a lungo quell’immagine di un’area da vino sfuso che aveva prima degli anni ’80 e ’90. Da allora, enormi superfici di vigneti sono state eliminate, perché l’Unione Europea ha sovvenzionato la riduzione della superficie vitata per contrastare l’eccessiva produzione di vino in Europa. Il risultato è stata la riduzione dei vigneti in pianura, mentre sono rimasti solo i siti migliori, quelli posti in altitudine, spesso con le loro vecchie viti.

Questa è una zona soleggiata e secca, con clima mediterraneo, e molti vignaioli producono con metodo biologico. Fa parecchio caldo ma ci sono anche aree più fresche, per via delle brezze provenienti dal Mediterraneo o per l’altitudine. Quindi, molti vini della zona combinano il fatto di provenire da vecchie vigne – in terroir semplicemente fantastici – con il sole generoso, le brezze fresche e pratiche biologiche o biodinamiche. La ricetta perfetta per produrre vini di carattere, bilanciati e autentici.

3. Il tuo vino del cuore?

Dal momento che ho studiato a Bordeaux, nella migliore università di Enologia della zona, ho avuto l’opportunità di lavorare presso la famosa e rinomatissima Château Margaux. Ero molto giovane e avevo ancora tanta strada da fare ma l’opportunità di fare esperienza e imparare l’arte di fare vino fra le mura di una delle migliori cantine al mondo ha costituto la svolta della mia vita.

Guidare fino alla tenuta ed entrare ogni mattina in questo sito che ha fatto la storia aveva qualcosa di magico. Avevo solo 23 anni e ho imparato tantissimo. Inutile dirlo: i vini di Chateau Margaux sono spettacolari, eleganti, inclini all’invecchiamento. Sono stato fortunato a poterli degustare e capire in una fase così precoce della mia carriera: mi sono rimasti nel cuore e sono ancora oggi i miei vini più cari.

Julien Miquel

4. Sei stato davvero tra i primi esperti a iniziare a parlare in modo semplice di un prodotto così sofisticato come il vino. Ami dire che il vino non deve intimorire nessuno e hai da poco lanciato un canale YouTube per condividere la cultura del vino, rivolgendoti anche a chi non è esperto. E questo approccio ci piace tantissimo. Ti va di condividere 5 tuoi suggerimenti per un appassionato che voglia capire di più il vino francese?

Esercizio interessante! OK, ecco i miei suggerimenti su come selezionare 5 vini dal prezzo tutto sommato affrontabile che consentano a un winelover di capire gli stili chiave del vino francese.

1️⃣ Per prima cosa, selezionare un Riesling Alsace Grand Cru, preferibilmente da un suolo vulcanico (Rangen) o granitico (Schlossberg). Anche entrambi se possibile. Capire i vini francesi significa capire che esiste una straordinaria varietà di stili e che uno dei suoi aspetti migliori è il forte legame con il terroir. Il Riesling alsaziano è minerale grazie al suo raro terroir (o meglio ai suoi diversi terroir), specialmente quando cresce su suolo vulcanico o granitico, ma anche generoso e potente perché viene da una delle regioni più calde del paese. E poi l’arte di fare vino in Alsazia è assolutamente eccezionale.

2️⃣ Secondo: prendere un buon Pinot Noir della Borgogna. Non si può dire di conoscere il vino francese se non si sa com’è un rosso della Borgogna. I vini della Borgogna buoni sono molto costosi, se si vuole davvero sentire il terroir: bisognerebbe almeno andare sul Premier Cru. Per un’opzione più alla portata di tutti, si può prendere un Beaune Premier Cru, forse l’opzione più accessibile – in termini di prezzo – a questo livello. In alternativa: Savigny-lès-Beaune o Mercurey.

3️⃣ Terzo: bisogna provare un buon rosso Bordeaux blend. Consiglio un Cru Bourgeois o altri Chateau di fascia media del Médoc o Graves, che sarà molto ben rappresentativo del blend Cabernet Sauvignon-Merlot da un terreno ghiaioso/sabbioso. Punterei a una bottiglia sui 25-30€ di una buona annata – come 2015-2016 – per averne un ottimo esempio. La maggior parte dei Bordeaux in quella fascia di prezzo sono eccellenti e rappresentativi dell’iconico stile bordolese, fatti nel segno della più tipica tradizione e sapienza locale del fare vino. Non c’è bisogno di spendere una fortuna per capire a fondo questo tipo di stile.

4️⃣ e 5️⃣ E infine, per capire l’importanza del terroir e della tradizione in Francia. Confrontare un rosso fatto nella Valle del Rodano del Nord, rispetto a uno del Sud. I Syrah in purezza del Nord, i blend GSM o GSMC del Sud (Grenache, Syrah, Carignan, Mourvèdre). Per delle opzioni convenienti, e per non spendere l’intero budget su costosi Châteauneuf-du-Pape e su top cru del Nord come Hermitage o Côte Rôtie, consiglio Vacqueyras o Gigondas del Sud. Sono molto simili nello stile allo Châteauneuf, ben rappresentativi della tradizione e del terroir del Sud del Rodano per un costo decisamente inferiore. Per il Nord cercare un Saint-Joseph di fascia media se possibile, oppure un buon Tain-l’Hermitage.

Mettendo in fila questi 5 vini si ricava un’idea precisa della varietà che il vino francese ha da offrire. Si possono capire i singoli terroir, le varitetà dei vitigni, l’importanza dell’uvaggio o di vinificare in purezza.

E se si vuole andare un poco più a fondo e sperimentare altri super classici dello stile francese, bisogna prendere una buona bottiglia di Chardonnay della Borgogna, uno Champagne Extra brut, un rosso Beaujolais Cru, un rosso Languedoc (per esempio Faugères) e infine un Cabernet Franc della Loira (Chinon o Bourgeuil).

Salute o… santé!

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