WINE BOX DI LUGLIO: VINI DI SICILIA

vigne sicilia

Tappa #28

Guidata dalla sommelier Alessia Taffarel

 

Porta del vento – Camporeale (Palermo) 

L’azienda agricola si trova nell’omonima vallata, a 600 metri sul livello del mare, a Camporeale in provincia di Palermo.

Marco Sferlazzo, il titolare, era un farmacista, poi la svolta che lo porta al vino.

Diciotto gli ettari vitati: i terreni sono sabbiosi, su crosta di roccia arenaria, i vigneti sono coltivati ad alberello e vecchi di quasi 50 anni, tutti esposti a nord.

La coltivazione è biologica e biodinamica, con certificazione; molto basse le rese, vendemmia manuale e uva raccolta in cassetta. Il vantaggio della quota elevata è quello del buon livello di acidità che i vini di Marco riescono a raggiungere, unito alle sue grandi abilità di cantiniere.

I vini di Porta del Vento si contraddistinguono per finezza e freschezza, esprimono appieno il terroir: vini fatti “a mano”, che sorprendono ad ogni sorso.

Il Mortellito, Contrada Maccari – Noto (SR)

Giovane azienda agricola che si estende su 25 ettari vitati nel territorio della valle di Noto, tra le contrade Bufalefi, Maccari e Cozzo Tronzo nella zona che un tempo veniva chiamata “A Murtedda”, termine che pare, un tempo, facesse riferimento al mirto.

Obiettivo dell’azienda è creare vini che rispecchino i caratteri naturali del territorio: vini di grande personalità e lontani dalle mode passeggere.

Il Mortellito nasce dalla voglia di vivere il rapporto con la terra, passione che ha spinto Dario, Valentina, Mario e Melina a dedicarsi a coltivazioni autoctone, per esprimere appieno il territorio.

Il loro lavoro è finalizzato a ottenere uve mature e sane, è un lavoro fatto principalmente in vigna, senza alcuna forzatura in cantina. I vini svolgono fermentazioni spontanee senza l’aggiunta di lieviti selezionati al mosto e senza l’uso di botti di legno nell’affinamento, per mantenere forte l’identità della varietà. Coltivano uva, ulivi da cui traggono olio di oliva e mandorle per la confettura, sempre nel pieno rispetto delle coltivazioni, che sono tutte biologiche.

Marabino, Noto (SR)

Nella Sicilia sud orientale, nel cuore della val di Noto, c’è Pierpaolo Messina, sommelier e titolare della giovane azienda Marabino, che prende il nome da un’altra proprietà di famiglia, la torre Marabino, di origine saracena e trasformata in splendido relais.

È una realtà giovane, la loro, il primo vino nasce nel 2002. Lavorano con circa 30 ettari di terreno, le temperature calde diventano quasi aride in piena estate con terreni prevalentemente calcarei/argillosi distanti 7 chilometri dal mare.

Vigneti, frutteti e uliveti sono coltivati interamente con agricoltura biologica e biodinamica.

Particolare attenzione è riservata ai vitigni autoctoni e la selezione massale ha permesso di individuare diversi biotipi di Nero d’Avola accanto al reimpiantato Moscato Bianco da cui deriva il Moscato di Noto. Ma non sono tralasciati neanche vitigni internazionali come Chardonnay, Syrah e Cabernet Franc. Le uve ben mature, sono selezionate e raccolte a mano, fermentano spontaneamente con lieviti indigeni, senza alcun utilizzo di prodotti o additivi per esprimere in modo integro il terroir. I vini di Pierpaolo non lasciano dubbi e non passano inosservati, danno energia in questo angolo di paradiso isolano, grazie al coraggio di intraprendere un’agricoltura senza nulla di aggiunto.

Baglio Bonsignore, Naro (AG)

 

Una giovane realtà sita nelle campagne di Naro, in provincia di Agrigento, fondata nel 2016 quale coronamento del sogno di Luigi e Debora, che lasciano la vita precedente per iniziare a creare il loro vino. Da allora, il restauro dell’azienda (compreso il cubburo, un capanno in pietre di epoca neolitica) e la prima produzione, con l’aiuto dell’enologo Tonino Guzzo e la certificazione biologica. Oggi Baglio Bonsignore ha circa 10 ettari vitati (dislocati fra i 300 e i 450 metri s.l.m) e da uve Syrah, Nero d’Avola, Grillo e Chardonnay produce 3 etichette, per un totale di circa 40.000 bottiglie l’anno.

BOX ENTUSIASTA

 

Catarratto frizzante “Voria”, Porta del vento

Il Voria, il cui nome, in dialetto, significa “vento”, è uno spumante da uve catarratto (ne esiste anche una versione rosata, con uve perricone).

Al naso emerge subito molta salinità, equilibrata da una piacevole nota di lievito e da tanti fiori bianchi. In bocca troviamo un vino genuino, dalla beva lampo, fresco, anzi freschissimo!

Le uve vengono raccolte a mano, diraspate e fermentate con i soli lieviti indigeni.

La vinificazione avviene in cemento, la rifermentazione in bottiglia con l’aggiunta del mosto al vino base. Non viene filtrato né degorgiato e infatti mostra i lieviti in sospensione (sur lie).

Facilissimo nella bevuta, è perfetto in una calda giornata di sole.

Da bere subito, senza attese, fresco (Temperatura di servizio: 8-10° C.)

Abbinamento: 

Da solo senza alcun abbinamento dopo una giornata al sole o accompagnato a una frittura delicata di pesce, pane burro e acciughe.

Calajancu bianco, Il Mortellito

I terreni calcarei a 40 metri sul livello del mare cullano le uve del Calajancu Bianco, assemblaggio di grillo e catarratto. Il vino viene macerato per 12 ore sulle bucce per avere più estrazione, i lieviti indigeni contribuiscono alla fermentazione spontanea con 6/7 mesi di affinamento in acciaio.

Un succo d’uva, un bianco naturale, diretto, grintoso e con un naso esplosivo, aromatico e minerale al punto giusto. Al primo sorso richiama fortemente la Sicilia con sfumature di limone, oliva, origano e coriandolo; al primo calore della temperatura il tutto si impreziosisce con note di frutta appassita e tropicale.

Da bere ora o tenere in cantina fino a 5 anni.

Temperatura di servizio: 8-10° C.

Abbinamento:

primi piatti di pesce piccanti o speziati; quiche alle verdure.

Grillo “OI”, Baglio Bonsignore

Grillo in purezza, affinato in acciaio. Esuberante al naso: si impone per i profumi fruttati, soprattutto papaya ma anche pesca, mela, albicocca; ma arrivano poi anche mandorla, una nota di rosmarino e un accenno di miele. In bocca la freschezza è sostenuta dalla struttura, con una bella vena minerale e salina. Elegante e dal bel finale pieno e fresco.

Da godere subito o fare affinare anche 3-4 anni.

Temperatura di servizio: 8-10° C.

 

Abbinamento:

Perfetto con il pesce.

BOX ESPERTO

Catarratto Terre Siciliane, Porta del vento

Le uve di catarratto provengono da vigneti collocati a 600 metri di altitudine, su suoli sabbiosi.

Al momento della vendemmia i grappoli vengono selezionati e raccolti a mano: la selezione ne abbassa le rese per ettaro, privilegiando la qualità.

La fermentazione alcolica del mosto avviene in vasche di cemento così come l’affinamento di 6 mesi. La vinificazione avviene senza alcuna addizione.

Giallo paglierino con sfumature dorate, al naso è territoriale e ampio: fiore d’arancio, fiori di campo, camomilla, erbe spontanee, agrumi e una mineralità quasi salmastra.

Al sorso è freschissimo ma con una solida struttura, equilibrato, fruttato e con una lunghissima beva.

Incline a un buon invecchiamento.

Temperatura di servizio: 8-10° C.

Abbinamento:

Polpo in umido o spaghetto con i ricci di mare.

Moscato bianco di Noto “Viaria”, Il Mortellito

Moscatella di Noto a bacca piccola (una varietà del Moscato di Noto) cresciuta su impianto calcareo, da piante di circa 5 anni. In vigna l’agricoltura è biologica, senza trattamenti né diserbanti. I grappoli vengono lasciati al sole fino alla fine di settembre, in appassimento. Una settimana prima della vendemmia il 30% dell’uva viene raccolta e messa ad appassire ulteriormente in graticci di legno.

In cantina: 48 ore di macerazione sulle bucce, poi si svina e il mosto è mantenuto a temperatura ambiente. La fermentazione si sviluppa senza introduzione di lieviti, con affinamento in acciaio per 8 mesi.

Dopo le note fruttate, albicocca e limone su tutte, si impone per i profumi erbacei (rosmarino, timo, menta…) mentre con l’invecchiamento emergono profumi balsamici, molto caratteristici. Bella la nota salina, iodata.

Da bere subito o da tenere in cantina per 5 anni o più e godere quindi delle sue note evolutive, data l’inclinazione all’invecchiamento.

Temperatura di servizio: circa 10° C.

Abbinamento:

Perfetto con carni bianche come il coniglio ma da provare anche con pesce, molluschi e sushi.

 

Moscato di Noto “Fondo alla palma”, Marabino

Una meraviglia locale imperdibile è il Moscato di Noto sia nella versione secca sia in quella passita, come in questo caso.

Uva delicatissima che viene stesa ad asciugare al sole, su graticci posti sulla pietra bianca che riflette i raggi del sole, permettendo un perfetto appassimento anche senza dover girare i grappoli.

La particolarità del terreno nero-argilloso dona al Moscato bianco meno intensità aromatica.

L’uva ben matura viene vinificata in acciaio con le sue bucce per circa 15 giorni. Matura poi 3 anni in mezze barrique e mezze barrique non tostate, di gelso (tipico albero da frutto della val di Noto) cioè su legni neutri che ne accompagnano la maturazione esaltandone le caratteristiche.

Al naso spiccano note di rose, timo e rosmarino, con una delicata parte fruttata (frutta secca, uva passa, fichi, datteri…); al sorso è appagante, dalla personalità molto decisa, con zuccheri e freschezza in equilibrio perfetto.

Pochissime le bottiglie prodotte, solo 2000 all’anno.

Ottima l’inclinazione all’invecchiamento.

Abbinamento: 

Il bicchiere per chiudere perfettamente il pasto, assieme a pasticceria secca locale. Servire tra i 14° e i 16° C.