Negroamaro

Identikit del negroamaro

Il negroamaro, vitigno autoctono della Puglia che nel Salento ha la sua zona di elezione, ha una storia antica.

A bacca nera, deve il nome al colore scuro (con riflessi violacei) dei suoi vini e al gusto forte che vi imprime.

Portato in Italia dai Greci, è tra i vitigni più vecchi d’Italia, oggi è coltivato lungo circa 32 mila ettari ed è particolarmente diffuso fra Taranto, Brindisi e Lecce.

Ama i climi caldi, poco piovosi, e si vendemmia piuttosto tardi, tra la fine settembre e l’inizio di ottobre.

L’uva si presenta con grappoli di media grandezza, a forma di cono. Le bacche hanno dimensioni medio-grandi e ovali.

Uva asciutta e di carattere, regala ai suoi vini profumi e sapori intriganti, tutti giocati attorno alla frutta rossa, con sentori di spezie e di liquirizia.

È stato storicamente usato come vino da taglio per dare colore e grado alcolico ad altri vini (soprattutto del nord Italia ma anche francesi e del nord Europa). Oggi se ne sono riscoperte le grandi potenzialità, in blend con altre uve ma anche in purezza.

Vinificato in rosso, è molto versatile ma si accompagna in modo perfetto soprattutto a secondi piatti a base di carne.

Ma è il Rosé di negroamare ad avere oggi il maggiore successo. Vinificato in rosa (con 10% di malvasia), quest’uva ha dato vita al primo Rosato italiano, prodotto nel Salento nel 1943 (Five Roses di Leone de Castris). In versione rosa è un vino ottimo con il pesce ma perfetto anche in solitaria, come aperitivo.

Temperatura di servizio: 16-17°C il rosso, il Rosé almeno 3 gradi in meno.

Presta il nome a una famosa rock band salentina e nel mese di giugno è il protagonista assoluto della nostra selezione, dedicata ai Rosé del Salento.

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