Bollicine italiane

Chi beve le bollicine italiane esportate?

Per la catena di perle trasparenti, per i profumi e i sapori che sprigionano, per l’eleganza nell’apparenza semplice, le bollicine si caricano sempre di una magia speciale. Secondo la tradizione, poi, il botto che ne caratterizza l’apertura scaccia gli spiriti cattivi.

Protagoniste indiscusse dei momenti di festa, a noi piace pensare che questi vini siano in grado di rendere speciale qualunque momento.

Del resto, che le bollicine italiane stiano giocando una grande partita e vivendo un momento di successo è sotto gli occhi di tutti, e questo è vero sia in casa sia fuori.

Nel 2015, infatti, sono state mandate “in trasferta” 320 milioni di bottiglie di spumante italiano e l’export nel 2016 ha toccato il 23%. Il 2017, poi, è stato l’anno di un nuovo record delle esportazioni di bollicine, per un valore economico superiore ai 1,3 miliardi di euro (sui 5,5 dell’esportazione totale di vino italiano), secondo uno studio della Coldiretti.

Sul podio vanno Prosecco, Asti e Franciacorta.

Ma dove viene bevuto il vino esportato?

Grandi amanti delle bollicine italiane sono gli inglesi, che si aggiudicano una parte importante dello spumante esportato. Lo consumano a casa, nei bar più trendy di Londra come nei pub, e anche in locali specializzati, dove la bollicina italiana è celebrata quale elemento di culto, come accade nella Prosecco House a Tower Bridge.

Del resto, le bollicine italiane vanno forte anche negli Stati Uniti, il principale mercato estero insieme al Regno Unito.

Quanto agli altri terreni di gioco, se l’esportazione in Germania negli ultimi anni è cresciuta a ritmo più contenuto, c’è un dato nuovo che riguarda la Francia, il regno delle bollicine, verso cui nel 2016 l’Italia ha aumentato del 186% l’esportazione di spumante. In termini di numeri, il Prosecco fa meglio in Francia di quanto lo Champagne faccia in Italia: per una bottiglia di Champagne stappata in Italia, i nostri cugini d’Oltralpe ne stappano oltre 6 di spumante italiano. A fare la differenza, tuttavia, è il valore medio per bottiglia, un gap forte che va colmato con adeguate politiche di valorizzazione.

Altri mercati importanti per i perlage italiani sono quelli di Giappone, Canada, Paesi Bassi e Austria, anche favoriti dall’aumento del numero di grandi importatori.

Si sa, con il successo crescono le imitazioni, a iniziare dall’Europa, dove spuntano bottiglie di Kressecco e di Meer-Secco…ma queste non solo non sono della stessa categoria, ma non praticano nemmeno lo stesso sport.

 

Per saperne di più:

sul mercato in UK (e qui); sui dati del 2016 (e ancora qui e qui); del 2017 (e ancora qui, qui, e qui).

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