grappolo uva

Vite ad alberello

Ingegnoso è chi è dotato di forza e acutezza e le usa per risolvere le difficoltà in modo brillante. Lo sa essere l’uomo, che lo ha imparato dalla natura.

Lo sono sicuramente i viticoltori di Pantelleria, che per far fronte al clima arido di alcune zone dell’isola da millenni praticano la coltivazione della vite ad alberello.

In condizioni ambientali avverse, e con una coltivazione della vite interamente manuale, i viticoltori panteschi traggono lo Zibibbo di Pantelleria un vino bianco dall’inconfondibile colore giallo dorato, unico per le caratteristiche organolettiche: dolce e profumatissimo, rievoca i colori e le atmosfere del Mediterraneo.

Le viti sono fatte crescere come piante a sé stanti e piantate su una conca di circa 20 cm per proteggerle dal vento. Tenute a dimensioni ridotte (sono alte circa 1 metro) per sfruttare l’umidità della notte e le poche risorse disponibili nel terreno, le piccole foglie della vite consentono di ridurre al minimo la perdita d’acqua.

Dal 2014 la coltivazione della vite ad aberello è iscritta nella lista del Patrimonio culturale immateriale dell’umanità, prima pratica agricola riconosciuta quale patrimonio dall’Unesco, votata dalla commissione riunita a Parigi all’unanimità e così descritta:

 

La tradizionale coltivazione della vite ad alberello, che avviene in condizioni climatiche molto dure, è tramandata attraverso istruzioni pratiche e orali in dialetto locale da generazioni di vinai e contadini dell’isola di Pantelleria, dove 5000 abitanti coltivano piccoli lotti di terra usando metodi sostenibili.

La tecnica di coltivazione, abbastanza articolata, prevede diverse fasi e si conclude con la vendemmia a mano durante un evento rituale che inizia alla fine di luglio. I rituali e i festeggiamenti che proseguono fino a settembre consentono alla comunità locale di condividere questa pratica sociale, che identifica gli abitanti di Pantelleria come vinai e li sprona a impegnarsi per preservare questa pratica.

 

 

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